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Come sapete, stiamo studiando il Vangelo di Luca ed il Vangelo di Luca è composto da materiale avvincente e così coinvolgente, che ne abbiamo amato ogni momento ed a malincuore, a causa di un po’ di vacanza e del tempo trascorso in Italia, è da un po’ che non ci troviamo in questo vangelo ed a tutti gli effetti , dovrei tornarci questa mattina stessa, però mi sento costretto a seguire un’altra strada. Negli ultimi mesi, nel mentre stavamo studiando il Vangelo di Luca, ho menzionato un paio di volte che sono stato spinto a scrivere un libro sul tema della “liberazione”, vi ricordate che l’ho menzionato un paio di volte?

E, mentre ero via questa volta, ho letto e riflettuto molto. Uno dei vantaggi dell’assenza da questo posto è che non sono letteralmente schiacciata da tutte le richieste che mi circondano e quindi mi prendo un po’ di tempo per pensare a cose alle quali voglio pensare e posso leggere cose che forse non ho il tempo di leggere normalmente ed il tema della liberazione mi si è ripresentato spesso e mi è rimasto in mente, quindi, mentre ero via, ho pensato molto, ho meditato e letto molto su questo tema. E così, sono stato davvero sospinto nel cuore ad affrontarlo questa mattina, e magari anche oltre questa mattina, come una piccola parentesi nel mezzo del nostro studio di Luca. È il Vangelo di Luca ed il ministero di Gesù, che è un ministero di liberazione, come abbiamo appreso nella sezione di Luca che stiamo esaminando nel capitolo 4, che mi ha davvero spinto ad iniziare a pensare al tema della liberazione. Così, ho intitolato questo piccolo studio: “La liberazione: La dottrina trascurata”, “La liberazione: La dottrina trascurata”. E questa mattina, in realtà, vi introdurrò solamente questo argomento. Ovviamente questo non sarà strettamente un sermone in sé e per sé, certamente non è la somma di tutto ciò che voglio dire, ma sarà più che altro un’introduzione.

Una delle grandi parole della Bibbia è la parola “liberazione”. Tuttavia, non è comunemente usata nel vocabolario cristiano. Non ricordo di aver mai sentito in vita mia un sermone sulla liberazione. Non ricordo, in nessuna parte del mondo in cui ho parlato con cristiani che parlano la mia lingua, che abbiano usato la parola “liberazione”, a meno che non sia stata usata in qualche contesto legato ai demoni o all’esorcismo. La parola “liberazione” non fa parte del vocabolario cristiano, ma dovrebbe farne parte. Il fatto che non lo sia è una grave mancanza da parte nostra, perché la parola ci apre una categoria di verità che chiarisce in modo preciso lo scopo redentivo di Dio.

Quando ho letto il Salmo 91 all’inizio del culto, vi ricordate che lì si parla di Dio per tre volte come se fosse il “Liberatore che libererà il suo popolo”? In effetti, liberazione potrebbe essere la parola migliore, la parola più completa e più chiarificatrice per spiegare la potente opera della grazia di Dio nella nostra vita, nonostante la sua infrequenza. Ho cercato in alcuni libri di teologia, anche nell’indice dei soggetti in fondo al libro, per trovare alcuna discussione sulla liberazione e l’ho trovata esser una cosa molto rara. È una grande parola, biblicamente parlando, ed è una grande parola nella lingua italiana. Tutti noi comprendiamo la parola italiana “liberazione”. In effetti, questa parola ha un certo tono d’avventura, non è vero? C’è un certo dramma nella parola “liberazione”, anche in italiano quando pensiamo alla liberazione e se ci fosse chiesto chiesto di offrire un sinonimo, la parola immediata che probabilmente ci verrebbe in mente sarebbe “salvataggio”. Quando pensiamo alla liberazione, pensiamo a qualcuno che viene salvato da una situazione di grave pericolo, ed è proprio questo il significato della parola. Connota qualcuno che si trova in un dilemma impossibile da cui non si ha, personalmente, il potere di tirarsene fuori, e che in qualche modo viene salvato da un potere più grande. E quando andiamo nella Bibbia, è proprio questo quello che troviamo con la parola “liberazione”, è una parola ricca, e come ho detto, è una parola piena di drammi e di avventure.

Nell’Antico Testamento ci sono tre parole ebraiche che vengono tradotte con “liberare”. La prima è natsal che significa, essenzialmente, salvare o liberare. Viene usata per parlare di un salvataggio fisico o di una liberazione fisica. Ad esempio, nel capitolo 3 di Esodo, Dio dice al versetto 8: “Sono disceso per liberare Israele”, ovvero, per riscattarli, per portarli fuori da quella terra, l’Egitto, e per portarli in una terra buona e più spaziosa, la terra di Canaan. Quindi, Dio venne a salvare, a liberare drammaticamente ed in modo avventuroso, i figli d’Israele che erano sotto la schiavitù egiziana per portarli nella terra della promessa. Quindi la parola natsal viene usata in riferimento a quel tipo di liberazione e di salvataggio letterale e fisico.

Natsal è anche usata numerose volte per parlare della liberazione spirituale. Viene usata in diverse occasioni nei Salmi: Salmo 39:8, Salmo 51:14, Salmo 69:14, Salmo 79:9 ed altri Salmi sono versi che riferiscono la parola natsal ad una sorta di riscatto spirituale, del salvataggio del peccatore dal giudizio, dal peccato, ecc.

In secondo luogo, c’è la parola palat. Anche questa parola è un termine ebraico che è sinonimo di natsal e significa salvare o liberare. Nell’Antico Testamento viene usata in passaggi che sono più poetici. Infatti è limitata alla poesia dell’Antico Testamento, quindi, la si può trovare molto, molto spesso nei Salmi ed anche in altri luoghi dove c’è linguaggio poetico nell’Antico Testamento e di nuovo, significa “liberare” o “liberazione” e potrebbe anche essere tradotta con “fuga”.

C’è una terza parola, yasha, che è la più comune. Significa liberare, o salvare, o soccorrere. Esattamente la stessa cosa. Nella maggior parte dei casi viene tradotta con “liberare o salvare”. Ognuna di queste parole porta con sé la stessa idea: l’idea di un riscatto, l’idea di una liberazione drammatica di qualcuno che si trova in una situazione pericolosa nella quale non ha sufficiente controllo e di solito, quando queste parole vengono usate nell’Antico Testamento, in tutte e tre i casi, Dio è il liberatore e l’uomo viene liberato. Dio è il soccorritore e l’uomo viene riscattato. Quindi uno dei grandi concetti dell’Antico Testamento è quello della liberazione. Dio è il liberatore, l’uomo viene liberato e Dio è colui che fornisce il piano di liberazione.

Quando si arriva al Nuovo Testamento, non cambia nulla. Si passa dalla lingua ebraica a quella greca nella quale fu scritto il Nuovo Testamento e lì si trova una parola familiare nel Nuovo Testamento, sozo. Ogni studente della Bibbia, ogni studente del Nuovo Testamento conosce quella parola, che nella maggior parte dei casi viene tradotta con “salva, salvato o salvezza”, e significa essere “riscattati, o liberati”, infatti, quando la Bibbia nel Nuovo Testamento parla della salvezza o dell’esser salvati, il più delle volte usa il termine sozo. Può significare salvataggio fisico, può indicare ad un vero e proprio salvataggio di una persona da una situazione pericolosa. Il più delle volte ha a che fare con la liberazione da un pericolo spirituale ed è la parola che più comunemente viene tradotta con salvare, o salvezza. C’è un’altra parola del Nuovo Testamento, rhuomai, usata circa 18 volte nel Nuovo Testamento che significa la stessa cosa. Significa liberare o salvare. Paolo usa questa parola in Colossesi 1:13 quando dice: “Dio ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo caro, o del Suo amato Figlio”.

Ci sono quindi due parole del Nuovo Testamento e altre dell’Antico Testamento, che trattano tutte il concetto di essere liberati, di esser salvati, di esser stati tolti da una situazione pericolosa e messi in una situazione migliore. La liberazione è quindi, a detta di tutti, è un’idea biblica fondamentale. Purtroppo, però, è stata soffocata sotto una terminologia familiare, il più delle volte “l’essere salvati” o il concetto della “salvezza”. E sebbene questi termini siano ottimi ed abbiano molto significato per noi, non sono termini comuni nel nostro vernacolo italiano. La parola “liberazione” è un termine molto più comune nel concetto di liberazione, molto più facilmente comprensibile in italiano rispetto al termine “salvezza”, in effetti, raramente usiamo la parola “salvato o messo da parte”, a meno che non stiamo parlando di qualcosa che è stato messo al sicuro, come un conto da qualche parte, o qualcosa che si sta trattenendo per un uso futuro. Generalmente non usiamo il termine “salvare” se non per parlare dell’essere salvati da un certo pericolo; per questo, tendiamo ad usare la parola “salvataggio o liberazione”.

Stiamo quindi parlando di Dio come il salvatore. Dio come il liberatore. Dio che porta in azione il Suo piano di liberazione, ed è per questo che il Salmo 68 versetto 20, dice: “Dio è per noi un Dio di liberazioni”, al plurale. Ci sono molte sfaccettature di Dio come nostro liberatore. Salmo 40, versetto 17: “Tu sei il mio aiuto ed il mio liberatore, o mio Dio”. Lo stesso viene anche citato nel Salmo 70 versetto 5. Nelle parole familiari del Salmo 144 versetti 1 e 2: “ Benedetto sia il Signore, la mia ròcca, che addestra le mie mani al combattimento e le mie dita alla battaglia; egli è il mio benefattore e la mia fortezza, il mio alto riparo ed il mio liberatore”.

Ora ogni volta che leggendo la vostra Bibbia, incontrate la parola “salvato”, “salvare”, “salvezza” o “Salvatore”, potete sostituire una qualche espressione del termine: “liberare” perché quello è esattamente il suo significato. Ora questo ci aiuterà a sottolineare che cos’è veramente la salvezza, è liberazione. Quando qualcuno diventa cristiano viene liberato da alcune questioni molto pericolose e mortali, cose che rappresentano un pericolo fatale per l’anima eterna. La vera salvezza quindi, l’opera di Dio, è un’opera di liberazione. È il salvataggio drammatico del peccatore dagli elementi della vita che minacciano di distruggerlo e di condannarlo. La nostra, quindi, nell’opera dell’evangelizzazione, compiamo un’opera di salvataggio. Noi, a nome di Dio, siamo stati mandati a dire ai peccatori che Dio ha un piano di salvataggio. Dio, che per natura è un liberatore, l’unico liberatore, ha un piano di liberazione con il quale libererà il peccatore da tutte quelle cose che lo dannano.

In effetti, non c’è modo migliore, forse, per comprendere la potenza dello Spirito di Dio nella vita del peccatore credente se non quello di capire che lo Spirito sta operando un’opera di liberazione. Quando parliamo di conversione, quando parliamo di rigenerazione, quando parliamo della nuova nascita, della rinascita, della nuova vita, della trasformazione, quando parliamo di queste questioni della grazia, in realtà stiamo parlando dell’essere liberati da alcune cose.

Infatti, la liberazione, come vedremo in questa serie, definisce il significato dell’essere cristiani. Il cristiano è quella persona che è stata, ascoltate attentamente, liberata permanentemente da alcune realtà mortali di condanna. Questo è quello che definisce il cristiano. Il cristiano non è colui che dice di credere in Gesù. Il cristiano non è colui che recita una certa preghiera. Il cristiano non è colui che va in chiesa o che appartiene ad una qualche istituzione cristiana, tra virgolette, il cristiano non è colui che ha pensieri positivi sul conto di Dio o di Gesù. Il cristiano è colui che è stato, cosa? Liberato. Questo è assolutamente fondamentale da capire perché c’è tanta confusione sul chi si può definire “cristiano”, e la risposta è: I cristiani sono quelle persone che sono state liberate.

Ora, qui non stiamo parlando della giustificazione, che è una cosa forense, una dichiarazione da parte di Dio, che è ovviamente essenziale. Si tratta di un riconoscimento divino, tramite il quale accredita la Sua giustizia sul nostro conto e mette il nostro peccato sul conto di Cristo che ne paga la pena, che è un atto forense, un atto giudiziario divino. Non parliamo di questo perché quella non è una cosa manifesta. Non è qualcosa di visibile. Non possiamo conoscere un cristiano da parte di una dichiarazione forense di Dio. L’unico modo per conoscere chi è il cristiano è tramite l’espressione di una vita trasformata. Quindi, per valutare chi sono i credenti, dobbiamo esaminare per vedere se quelle persone sono state liberate.

Questo è fondamentale. Perché, come ha detto Gesù in Matteo 7: molti gli diranno nel giorno del giudizio, “Signore, Signore”, sai che abbiamo fatto questo e quest’altro nel tuo nome, abbiamo profetizzato nel tuo nome, abbiamo scacciato i demoni nel tuo nome. Ed Egli dirà loro: “Allontanatevi da me, operatori di iniquità, non vi ho mai conosciuto”, quindi, ci sono persone che sono molto ingannate sul conto della loro condizione spirituale. Pensano di appartenere al Signore, ma non è così. Possono anche credere in Gesù, possono credere a certe cose sul Suo conto, potrebbero anche funzionare, in un certo senso, nel Suo nome, però il fatto è che non sono mai stati liberati.

Ecco perché 2 Corinzi 13:5 dice: “Esaminatevi per vedere se siete nella fede”, assicuratevi di essere dei veri cristiani. Ebbene quindi cos’è che si cerca in quest’esaminazione? Non si può mica cercare la dichiarazione forense di Dio. Non si può cercare qualcosa che Dio fa nel suo consiglio. Dobbiamo osservare alla nostra vita per valutare se siamo cristiani o meno, e la cosa non si può guardare in luce ad un momento in cui si è recitata una preghiera, o ci si è presentati di fronte al pulpito o abbiamo alzato la mano rispondendo ad un certo invito, o quando abbiamo sentito un qualche impulso, o provato una certa emozione. Dobbiamo guardare alla nostra vita e dobbiamo porci la domanda: “sono stato, cosa? Liberato”, perché Dio è il liberatore che ha sviluppato un piano di liberazione tramite il quale libera i peccatori da tutto ciò che li condanna. Ecco perché Romani 11:26, presenta questa grande dichiarazione, dice: “Verrà il liberatore ed Egli rimuoverà l’empietà”, questa è la liberazione. Il liberatore verrà da Sion e rimuoverà l’empietà. E più avanti, in quello stesso versetto, dice: “E questo è il mio patto con loro, quando toglierò i loro peccati”, ci sarà una liberazione e sarà una liberazione che farà passare qualcuno dall’empietà alla pietà e dal peccato alla giustizia. Questa è una vera liberazione.

Ora permettetemi di collocare il tutto nel contesto attuale. Credo che mi conosciate abbastanza bene da sapere che la mia passione è quella d’insegnare la Bibbia. Ma allo stesso tempo ho anche una passione per la chiesa. Il quadro generale della chiesa è: la chiesa si trova in gravi problemi. Non sto parlando della nostra chiesa locale. Sto parlando della chiesa evangelica, tra virgolette. C’è una grave, una gravissima piaga che sta colpendo la chiesa dei nostri giorni, questo mi è di grande dolore. Sono certo di essere addolorato nel mio cuore, perché conosco abbastanza la Bibbia da sapere cos’è che il Signore vuole che sia la sua chiesa, e quello che c’è sta succedendo non è quello che Dio vuole.

Mi viene sempre chiesto, e vediamo se riesco ad inserirmi in questo contesto un attimino, ma mi vengano sempre fatte domande quando viaggio. Voi mi fate molte domande, e quando vado in altri posti mi vengono spesso fatte domande. Domande sulla Bibbia e su questioni riguardanti le Scritture. E mi viene sempre posta questa domanda: “qual è secondo lei il problema principale della Chiesa?” Questa domanda mi è stata posta in diverse occasioni da alcuni italiani, e anche da alcune persone che facevano parte del nostro gruppo, e mi hanno chiesto: secondo lei qual è il problema principale della Chiesa? Mi viene sempre posta questa domanda ed io rispondo sempre allo stesso modo. Il problema principale della Chiesa è la mancanza di discernimento. Questo è il problema principale della Chiesa. La Chiesa non è in grado di distingue tra la verità e la falsità. Ha un sistema immunitario difettoso. Ha un caso di AIDS spirituale. Non ha la capacità di combattere l’errore perché non conosce la verità. Non ha abbastanza anticorpi della verità per combattere l’errore. La Chiesa è ignorante. È beatamente ignorante. E di conseguenza, è facilmente vittima dell’errore. Questo è un problema serio e grave.

Una teologia debole, una conoscenza superficiale e poco approfondita delle Scritture, ai pulpiti ci sono ogni genere di persone che non sono state chiamate e che non sono qualificate che però nonostante tutto si presentano ai pulpiti e che non sono state mandate da Dio, come i falsi profeti di cui parla Geremia, e che non hanno la Parola di Dio e non la capiscono e di conseguenza si inventano un sacco di cose che la chiesa si beve senza alcun problema. Una conoscenza superficiale delle Scritture, una teologia debole, un sacco di tipi d’errore che affluiscono nella chiesa paralizzano il discernimento. E ciò che peggiora la situazione è che c’è un movimento che dice che la tolleranza di tutto questo è l’espressione più pura dell’amore cristiano, non è vero? E se si mettono in discussione queste persone, se si mette in discussione ciò che dicono e si dice che non è vero, che è un errore, non si è amorevoli, si è divisivi e si colpisce l’unità della Chiesa. E quindi, l’errore sta inondando la chiesa, e la chiesa, a causa della sua ignoranza teologica e biblica, non è in grado di combattere contro quell’errore. E la tolleranza viene innalzata come una virtù suprema, che favorisce il problema.

Questo è in contraddizione con il comando di 1 Tessalonicesi 5:21, “Esaminate attentamente ogni cosa e ritenete ciò che è buono ed allontanatevi da ciò che è male”, la Chiesa si è messa nella condizione di non poter distinguere tra la Parola di Dio e le menzogne di Satana, e la cosa è triste, è triste.

Ora permettetemi di andare un po’ più a fondo in questa questione. Tra tutti i problemi di discernimento, e ce ne sono molti, c’è molta confusione nella chiesa, c’è molto errore nella chiesa su molte cose. Ci sono un sacco d’opinioni sull’opera dello Spirito Santo, sulla persona dello Spirito Santo. Ci sono un sacco di posizioni su ogni tipo di passaggio della Scrittura: paradigmi di santificazione, forme di battesimo, doni spirituali, opinioni sulla salvezza, sugli scopi e sull’opera di Dio, sulla sovranità di Dio, sulla volontà umana, ci sono un sacco di posizioni su tutto e la Chiesa, non solo manca di discernimento, ma manca anche della volontà di discernere.

Ma tra tutte le questioni d’importanza, ce n’è una che si trova in cima alla lista. Se vogliamo imparare a discernere qualsiasi cosa, c’è una cosa sulla quale dobbiamo veramente prestare attenzione, questa: chi è cristiano? Questa è la questione più critica di tutte, questa è la questione più critica di tutte. In cima alla mia lista su questo tema del discernimento c’è il fatto che noi dobbiamo sapere chi sono i veri cristiani. Perché se non lo sappiamo noi, allora abbiamo invitato il nemico nel campo stesso. Ora, come sapete, io sono stato un po’ attorno a tutto il mondo ed ho avuto molte discussioni con molte guide cristiane, ed ho letto molte cose sulla chiesa, sulla storia della chiesa e sulla teologia della chiesa. Sono stato dappertutto e posso dirvi questo. In questo momento, in questo tempo, ed è così da molto tempo nel corso di questo XX secolo. Il problema più grande della chiesa è la sua incapacità e la mancanza di volontà di distinguere i veri cristiani da quelli che non lo sono. Questo sta letteralmente uccidendo la chiesa.

Potreste andare ovunque, attorno a tutto il mondo e lì vedreste un sacco di cristiani professanti. Io sono stato nell’Europa dell’Est ed ho visto la chiesa ortodossa che, per sua stessa definizione, è una chiesa cristiana. Credono di essere gli unici veri cristiani in Europa orientale. Poi se invece andaste nell’Europa occidentale, all’inizio di quest’anno son stato in Francia e nelle ultime due settimane in Italia, e lì c’è questo sistema monolitico enorme conosciuto come “Cattolicesimo romano” che si crede esser l’unica vera Chiesa cristiana sulla faccia del pianeta. Una cosa è che loro ci credano, un’altra è che Billy Graham dica che il Papa è un ottimo cristiano eccezionale, un’altra ancora è che tenga un incontro evangelistico ed inviti i cattolici a collaborare. È un’altra cosa che Bill Bright dica che il Papa è un ottimo cristiano eccezionale. Un’altra cosa è che le persone della ECT, le persone che si trovano nella leadership cristiana in America abbraccino i cattolici romani e dicano che amiamo tutti lo stesso Cristo, serviamo tutti lo stesso Dio allo stesso modo. E che son tutti nostri fratelli e sorelle cristiane. Una cosa è che queste istituzioni esistano, un’altra è che le persone che invece sono cristiane le accolgano come se fossero tutte cristiane. Questo cancella la linea di chiarezza ed invita il nemico ad entrare nel campo, devastando la chiesa.

Potete accendere la televisione e guardare la TBN. Tutti quelli che passano vengono accolti come cristiani, anche se è pieno di falsi insegnanti e di persone che ovviamente non sono state liberate. È l’idea che chiunque creda in Gesù sia un cristiano. E se si vuole andare oltre la cosa si diventa, in un certo modo un problema, e si è divisivi e scismatici. L’anglicanesimo liberale in Inghilterra negli anni ‘60 era nel suo periodo di massimo splendore, e c’erano alcuni evangelici nella chiesa anglicana che pensarono: “Beh, dobbiamo entrare nella chiesa anglicana e prendere in mano questa cosa, e collaborare con questi fratelli. Sono nostri fratelli. Non possiamo permettere che le cose ci dividano. Siamo tutti un’unica Chiesa”. E fu David Martyn Lloyd-Jones ad alzarsi e a dire: “Questo è sbagliato. Dobbiamo separarci” e fu diffamato per quello, emarginato ed allontanato, ma aveva ragione, come il tempo ha dimostrato. Perché qualsiasi tipo di mondo evangelico ci fosse a quel tempo ha ceduto al potere del liberalismo ed ha inquinato la chiesa. Basta guardare alle denominazioni americane: le denominazioni storiche, i Presbiteriani, i Metodisti, gli Episcopaliani e persino, in larga misura, i Luterani ed il resto, per rendersi conto del tremendo scivolamento.

E si va indietro nel tempo. Hanno invitato persone a insegnare nelle loro scuole, nei loro seminari. Dicevano di essere cristiani, ma si sbagliavano, e son entrati, ed hanno rubato le istituzioni e le hanno mandate in rovina. Questa è roba micidiale. E ora ci sono persino chiese evangeliche che progettano le loro chiese per mettere a proprio agio i non credenti. È una cosa spaventosa. E penso che a questo punto non ho nulla da perdere. Devo rendere conto al Signore, ma è arrivato il momento di alzarsi e dire che questo deve essere messo alla prova delle Scritture. Si può fare una cosa come l’Amsterdam 2000; dove c’erano 5.000 evangelici radunati a celebrare tutta questa unità, ma sarebbe interessante capire se queste persone sono veramente cristiane o meno e vengono dal cattolicesimo, da gruppi ortodossi, da gruppi marginali, da ogni tipo di gruppo strano e persino da alcune sette. Questa settimana ho parlato persino con un uomo che ha detto di pensare che ci saranno molti Mormoni in paradiso. La situazione continua ad aggravarsi e credo sia giunto il momento di alzarsi in piedi e dire che bisogna tracciare un limite.

La questione di chi è veramente cristiano si trova al centro della vita e del ministero della Chiesa. Questo deve essere protetto. Non c’è alcuna comunione tra la luce e le tenebre, non è vero, 2 Corinzi 6? Non c’è alcuna concordia tra Cristo e Satana. Due non possono camminare insieme se non sono, cosa? Sono d’accordo. Dovete uscire di mezzo a loro, e dovete separarvi senza toccare alcuna impurità. E qui c’è la Chiesa che assorbe tutto questo. Ed ora è così confusa che la chiesa stessa non sa nemmeno chi sono i cristiano, e francamente non credo che gli interessi particolarmente, purché si dichiari di credere in Gesù.

Un amico, Iain Murray, teologo di talento ed un grande biografo, ha scritto i due volumi possenti della biografia di Martyn Lloyd-Jones, ha scritto anche su Jonathan Edwards e molti altri. È un inglese molto stimato ed è stato qui molte volte ed abbiamo trascorso molte ore insieme ed ha scritto un nuovo libro intitolato “Evangelicalism Divided” (L’evangelicalismo diviso), che ho letto e divorato nelle ultime settimane mentre ero in Italia, in aereo, sul retro dell’autobus, in camera, ovunque mi trovavo, perché mi ha consumato. Murray segue il declino del 20° secolo del mondo evangelico ed è un libro di storia molto, molto rivelatore e lì Murray dice, e credo che abbia assolutamente ragione, ma dice che l’incapacità della chiesa evangelica di distinguere tra il cristiano ed il non credente è, cito: “Il più grande fallimento del cristianesimo professante nel mondo di lingua inglese nel ventesimo secolo”, fine della citazione.

Comprende le implicazioni della cosa, se si ridefiniscono i non credenti come cristiani, si cancella la distinzione della chiesa e così facendo si crea un ambiente nel quale si deve tollerare l’errore perché esse rappresentano l’errore stesso. Inoltre scrive, e questo è molto importante ed intuitivo: “La salute della chiesa”, e qui sta parlando da storico, avendola seguita con molta attenzione, “la salute della chiesa è sempre stata proporzionale alla misura in cui la differenza tra cristiani e non credenti è stata mantenuta netta e chiara”. Assolutamente giusto. Il punto di partenza per la chiesa è l’essere assolutamente chiari su chi è salvato e chi non lo è. Se non siamo chiari su questo punto, non sappiamo chi è dalla nostra parte e non sappiamo chi dobbiamo raggiungere.

Dal momento in cui Dio ha iniziato a formare un popolo per sé stesso, Satana ha cercato d’intromettersi. Dal momento in cui i demoni hanno convissuto con le figlie degli uomini in Genesi 6, Satana ha cercato d’inquinare e di mescolare la cosa, fino a seminare la zizzania in mezzo al grano, ed è proprio vero. Murray dice: “L’opposizione più insidiosa al Vangelo è venuta dall’interno delle chiese mondane”. Lasciate che ve lo dica nel modo più semplice possibile, il Vangelo viene attaccato più spesso sulla TBN che sulla NBC. Questo è stato il retaggio del liberalismo che è stato abbracciato dagli “evangelici”, tra virgolette. Questa è stata l’eredità del carismatismo dove la teologia, e non sto parlando di tutti, ma per la maggior parte mi riferisco a quel Movimento che tollera le opinioni di chiunque, questa è stata l’eredità del movimento pragmatico “seeker-friendly”, è stato il retaggio dell’ecumenismo evangelico che vuole riabbracciare l’ortodossia, il Cattolicesimo e tutti gli altri.

E la confusione va dalla base fino ai vertici. Ho parlato con i cervelli evangelici, se così si potessero definire, e nemmeno loro son disposti ad impegnarsi sul discernere chi siano i cristiani. Anche durante la mia conversazione con J.I. Packer, un teologo ed un autore così capace e dotato, e quando gli chiesi: qual è la linea di demarcazione che determina chi siano i veri cristiani? Tutto quello che mi ha potuto dire è: “quella è una bella domanda”. Per la maggior parte dell’ultima parte del XX secolo, gli ultimi 50 anni, c’è stato uno sforzo sostenuto per inventare e per promuovere una definizione popolare di cristianesimo, che non è né biblica né legittima, che ha come proposito quello dir riempire la chiesa di non credenti e noi dobbiamo recuperare l’identificazione dei veri cristiani, il che significa che dobbiamo tornare alla dottrina della liberazione. Questo è il nesso. Perché se si comprende la dottrina della liberazione, allora si ha il criterio necessario per capire chi sono i cristiani e ovviamente noi non possiamo conoscere il cuore.

Non possiamo essere sicuri di tutti. Non è nelle nostre capacità. Non possiamo sempre distinguere il grano dalla zizzania, ma è vero che anche Gesù stesso disse che li riconoscerete da cosa? Dai loro frutti, quindi c’è una dimostrazione marcata nella vita di una persona per capire se è stata liberata o meno. E questa liberazione, ascoltatemi, è l’esperienza comune di tutti i credenti in Cristo. C’è un cambiamento drammatico nella nostra vita personale. Non stiamo parlando di cose forensi, ma di una vera e propria trasformazione. C’è un cambiamento drammatico nella vita personale, nella natura personale, e quella è l’opera dello Spirito Santo. Sono nuove creature e sono state liberate da alcuni pericoli molto specifici e son stati trasformati in alcuni nuovi modelli di comportamento molto specifici.

E comunque questa non è mica una novità. Torniamo a Thomas Scott che scrisse questo nel 1820, 200 anni fa: “Dirò questo, che per quanto oscura possa essere la comprensione di un uomo, a meno che egli non si senta e non si comporti come un peccatore, giustamente condannato per aver infranto una legge giusta; cioè, a meno che non lo si veda in penitenza e rottura, ed a meno che non si aspetti la salvezza dalla sola grazia; ovvero, si vede come un peccatore e considera la grazia come la sua unica speranza” e, dice, “come riconciliato con Dio, amando il servizio di Dio, desideroso di santità, quella santità che la Legge richiede e quindi vivendo in santità, sincertià e verità, non può essere salvato, secondo la Bibbia”, cos’è che stava dicendo Thomas Scott? Stava dicendo che se la sua vita non è cambiata, non è stato salvato, se invece è stato salvato, è stato liberato e di conseguenza amerà Dio, amerà il servizio di Dio, desidererà la santità, vivrà in modo santo in sincerità e verità oppure non sarà mai salvato. Stava trattando questi stessi problemi, 200 anni fa. Perché? Perché Satana vuole sempre confondere la chiesa su chi è e chi non è salvato, così da potersi infiltrare per poter prendere il sopravvento, così come ha fatto in tante istituzioni e denominazioni. Iain Murray scrisse di nuovo: “Quando le chiese si sono riprese dall’apostasia, storicamente parlando come al tempo della Riforma e del risveglio evangelico del 18° secolo”, e quello è da Wesley fino a Jonathan Edwards, “quando le chiese si sono riprese, è sempre successo”, amo questo, “è sempre successo con un ritorno ad una predicazione ed a una pratica discriminante”.

Quello che intende dire è che quando c’è stata una ripresa da un periodo di apostasia, questa è avvenuta quando la predicazione è diventata discriminante e cos’è che significa discriminare? Se diciamo di discriminare, cosa intendiamo dire? Se diciamo: si sentono spesso persone dire: “di essere un acquirente discriminante”, cosa significa? Significa che si può scegliere il meglio del lotto, giusto? Che sai come discriminare. Significa discernere. L’unica speranza per la Chiesa è quella di una predicazione discriminante, che sappia discernere. Non credo che ci sia alcuna soluzione organizzativa. Non credo che ci servano più incontri, più seminari, abbiamo bisogno di predicatori che si alzino e predichino messaggi discriminanti. E Murray disse: “Dato il grande declino delle chiese di lingua inglese nel ventesimo secolo, il bisogno principale era di riaffermare il significato dell’essere cristiani”, wow! La speranza principale per la chiesa è una predicazione discriminante, diretta principalmente alla questione di chi sono i cristiani.

Non mi interessa quanto tu sia conosciuto come leader evangelico. Dire che i Cattolici romani ed il Papa sono cristiani meravigliosi non è abbastanza discriminante. Mette in dubbio le facoltà del discernimento, ed a volte mi chiedo se coloro che non riescono a discernere la vera Chiesa non lo facciano perché non ne fanno parte. So che le persone che non ne fanno parte non possono discernere la cosa, l’uomo naturale non può comprendere le cose di Dio. Non mi aspetto che i non credenti siano perspicaci a riguardo della Chiesa, ma mi aspetto che i cristiani siano perspicaci sul conto della Chiesa. E ciò nonostante ci sono persone che sono salite alla ribalta nel mondo evangelico che hanno definito la chiesa evangelica su larga scala, che però non hanno tale discernimento. E ciò di cui abbiamo bisogno è proprio quello che dice Murray: dobbiamo avere una predicazione discriminante, è tempo, è il momento di tracciare di nuovo la linea di demarcazione, e mi spiace dirlo, ma quello significa esser impopolari.

E la gente mi chiede: perché lo fanno? Perché le persone scendono a compromessi? Perché non discriminano? Perché non dicono ciò che deve esser detto? Perché non dicono che questa non è un’istituzione cristiana, che queste persone non sono cristiane? Perché non dichiarano una linea di demarcazione netta? Perché non lo fanno? E l’unica risposta che mi viene in mente, che credo sia generale, e Murray nel suo libro è d’accordo con me su questo punto: è per il timore d’essere alienati. È la paura dell’uomo. È il desiderio della popolarità. È il desiderio di ricevere l’accettazione più ampia possibile, è il desiderio di acquisire una certa reputazione, di non essere emarginati ed esser sbattuti in un qualche angolo. È il desiderio di essere tollerabili e tolleranti perché ciò consente un certo livello di popolarità. Perché ti permette di salire di livello nel mondo del cristianesimo. E così facendo, ricercano l’approvazione dell’uomo. Ed è sorprendente come possano cercare l’approvazione dell’uomo a scapito dell’approvazione del Signore della Chiesa. Infatti, se cerchi di essere il predicatore discriminante, se cerchi di portare la verità nella situazione, ah diventi il problema.

Ma neanche questo è nuovo. John Wesley, nel volume 8 delle “Opere di Wesley” ha detto questo: “Ai nostri giorni, essere un vero cristiano significa di fatto diventare uno scandalo”, e lì c’era Wesley in mezzo all’apostasia, alla chiesa apostata d’Inghilterra nel XVIII secolo, un vero cristiano che predicava un vero Vangelo e che si scandalizzava a tal punto da portare alla persecuzione dei veri cristiani. Forse doveva essere così, ma non è interessante che è stata la chiesa a perseguitare i veri credenti? Sapete, quando le persone vennero a fondare l’America, vennero qui per la libertà religiosa, lo sapevate? Perché erano perseguitati, non dal mondo secolare, ma da chi? Dalla Chiesa, dalla Chiesa apostata.

Come facciamo quindi a tracciare questa linea di demarcazione su chi sono i veri cristiani? Beh, il modo più semplice che conosco ed il modo biblico che conosco è quello di capire che la vera chiesa è la società vivente dei liberati. Non credo che sia necessariamente un bel nome per la chiesa, La prima chiesa dei liberati, ma quella è l’idea. La vera chiesa è la società vivente dei liberati. Come si fa a sapere se qualcuno è stato liberato? Beh, ve lo dirò... la prossima volta. Ma per questa volta voglio darvi lo schema, perché voglio che lo abbiate presente.

Innanzitutto, inizierò con cinque categorie della liberazione. I veri cristiani sono stati liberati dalla menzogna alla verità, dall’errore alla verità. Credo che questo sia abbastanza ovvio; In secondo luogo, sono stati liberati dal peccato e son stati portati alla virtù, o dall’empietà alla pietà; In terzo luogo, sono stati liberati dalla paura alla gioia; sono stati liberati dalla paura alla gioia, dall’ira alla benedizione; In quarto luogo, sono stati liberati dall’amore del mondo all’amore della Chiesa. In quinto luogo, sono stati liberati da Satana e son stati portati da Dio. Tutte queste cose si notano chiaramente nella vita di un vero cristiano. Vedete, non è una questione di quando o di dove avete preso una decisione. Non si tratta di appartenere o di credere in qualche modo in Gesù. La chiesa è la società vivente di coloro che sono stati liberati. E sapete, questo ci porta indietro al Vangelo.

E questo è davvero un campo di battaglia. Sapete, molti anni fa ho scritto “Il Vangelo secondo Gesù”, ed ho scritto quello che pensavo fosse solamente un bel libro che affermasse il fatto che Gesù è il Signore, “Se confessate Gesù come Signore e credete nel vostro cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, siete salvati”, Romani 10, giusto? Ah, una verità abbastanza sicura no? “Confessate Gesù come Signore”, ho scritto quel libro ed ha scatenato una tempesta di fuoco che non si è ancora fermata dopo quasi 15 anni, perché ci sono così tante persone nella Chiesa che pensano che si possa essere salvati senza confessare Gesù come Signore. E questo sta aumentando di nuovo.

Quindi, sono stato in un certo senso bandito da alcuni posti a causa di quella posizione così divisiva secondo la quale per essere salvati bisogna confessare Gesù come Signore. Questa è solo una delle tante cose. Quando si cerca di essere discriminanti, o perspicaci, o biblici o chiari, teologicamente precisi, si espone davvero la vulnerabilità di coloro che si trovano nell’errore. Ma bisogna farlo per il bene della verità, per amore delle anime degli uomini e per il bene della purezza della Chiesa.

È stato un lungo assedio, sapete, per la verità, ma noi continuiamo a proclamarla e continueremo a farlo, e credo di aver stabilito, dopo quest’ultimo viaggio, che dobbiamo anche alzare un po’ il volume perché la confusione non solo è caratteristica qui, ma viene esportata ovunque. Quindi la prossima settimana vi aiuteremo a capire come sono le persone liberate così che siate in grado di riconoscere chi sono i veri cristiani.

FINE

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