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È sempre una sfida meravigliosa, arrivare a questa domenica particolare dell’anno, sapere cos’è che il Signore vorrebbe che dicessi, dopo esser stato qui per 23 Pasque ed aver condiviso così tante riflessioni sulla risurrezione di Gesù Cristo. Mentre meditavo e cercavo di comprendere il pensiero del Signore riguardo a questo giorno del Signore, mi sono posto una domanda semplice nel processo delle mie riflessioni: cosa desidererebbe Dio Padre che io dicessi sulla risurrezione?

Non tanto cos’è che la gente vorrebbe sentire, e neanche tanto ciò che potrebbe attirare e trattenere la loro attenzione, né tanto ciò che potrebbe rappresentare una nuova sfumatura riguardo alla Pasqua che non hanno ancora considerato, ma cos’è che desidererebbe il Padre che dicessi? Quale messaggio semplice, chiaro, diretto potrei portare che il Padre stesso vorrebbe che io dicessi riguardo alla risurrezione di suo Figlio? Sicuramente molti libri, molti articoli, tesi e dissertazioni sono state scritte nel corso degli anni sulla risurrezione. Ci sono state molte lezioni, discorsi, sermoni e discussioni sulla risurrezione. E la maggior parte di questi si concentrano sul comprovare la risurrezione. Infatti, così tanti libri son stati scritti con il tentativo di provare la risurrezione tanti che riempirebbero una miriade di scaffali di biblioteche. Non è insolita come cosa perché spesso in questo periodo dell’anno ci si chiede: “come possiamo provare la risurrezione”? Se è così centrale per la fede cristiana, come la proviamo? Cos’è che prova che Gesù è davvero risorto dai morti?

Ebbene, la risposta a quella domanda è molto semplice: la Bibbia. Ora che abbiamo affrontato questa domanda, voglio passare ad un’altra questione. Non voglio parlare di com’è che proviamo la risurrezione. La Bibbia prova la risurrezione. È la Parola di Dio, e dice che Gesù Cristo è risorto dai morti, e quello risolve la questione, il problema francamente, non è cos’è che prova la risurrezione. La questione è cos’è che prova la risurrezione; cos’è che prova la risurrezione. E la risposta è fondamentalmente, il piano intero e lo scopo redentivo di Dio. Infatti, la risurrezione è la chiave di tutto.

Se togliete la risurrezione di Gesù Cristo dal cristianesimo, non avete più il cristianesimo. Letteralmente gli togliete il cuore. Accettiamo che la risurrezione sia avvenuta per fede, fede nelle Scritture. Fede che ci è data dallo Spirito Santo. Siamo stati convinti dallo Spirito Santo che la Bibbia è vera, e la Bibbia dice: “Gesù è risorto dai morti”, e questo risolve la questione. E sulle pagine delle Scritture, c’è ampia evidenza convincente.

Ma la domanda è: cosa significa la risurrezione di Gesù Cristo? Cosa ha confermato? Cosa ha realizzato? Cosa ha provato? Ebbene, voglio che esaminiamo alcune realtà che sono provate dalla risurrezione, diverse realtà che sono rese inconfutabili ed indiscutibili dalla risurrezione. E credo che le troverete molto basilari al messaggio della Scrittura. Prima di tutto, la risurrezione prova la verità della Parola di Dio. Prova la verità della Parola di Dio. Questo è un po’ come invertire l’approccio normale. Potremmo dire: “Bene, la Parola di Dio prova la risurrezione”, ma consideriamo la cosa al contrario e vediamo com’è che la risurrezione prova la Parola di Dio. Aprite la vostra Bibbia ad Atti capitolo 2. Atti capitolo 2 ci porta ad un grande giorno nella storia della chiesa, il suo primo giorno, il giorno in cui la chiesa è nata, il giorno di Pentecoste. I credenti erano stati riempiti con la potenza dello Spirito Santo, ed ora Pietro si alza per predicare un grande sermone, la cui proclamazione ha causato la salvezza di tremila persone, e la chiesa è nata, però mentre prosegue nel suo sermone, cita un passo dell’Antico Testamento a partire dal versetto 25 di Atti 2. Sta parlando di Cristo e della sua morte al versetto 23, parla della sua risurrezione al versetto 24, quando dice che Dio l’ha risuscitato, “ponendo fine all’agonia della morte, poiché era impossibile che essa lo trattenesse”, quindi dice che che Gesù è risorto dai morti, perchè la morte non poteva trattenerlo.

E poi continua citando il Salmo 16, “Infatti Davide dice di lui: ‘Io ho avuto sempre il Signore davanti agli occhi miei; perché egli è alla mia destra, affinché io non sia smosso. Perciò si è rallegrato il mio cuore ed ha giubilato la mia lingua; e anche la mia carne riposerà nella speranza; perché tu non lascerai l’anima mia nel soggiorno dei morti, né permetterai che il tuo Santo subisca la decomposizione. Tu mi hai fatto conoscere le vie della vita; tu mi riempirai di gioia con la tua presenza’”. Sta citando Davide. Davide è l’autore del Salmo 16, e Davide stava scrivendo queste parole. Ora, qualcuno potrebbe dire: “Bene, Davide stava scrivendo di sé stesso”, ma non è vero. Perché l’anima di Davide è andata nel soggiorno dei morti, ed il corpo di Davide ha subito la decomposizione, e Davide, l’uomo che era in un corpo fisico, non è tornato alle vie della vita. Quindi non poteva riferirsi a Davide. Notate come Pietro lo interpreta poi al versetto 29, “Fratelli, sia lecito dirvi francamente, riguardo a Davide il patriarca, che egli morì e fu sepolto, e la sua tomba è ancora oggi tra di noi”, in altre parole, Pietro sta dicendo ora che Davide non poteva riferirsi a sé stesso, perché Davide è stato abbandonato, per così dire, alla morte; Egli è ancora nel luogo dei morti. La sua tomba è ancora presente, ed ancora conosciuta dal popolo, conoscevano perfino dove si trovava; Davide non è tornato alle vie della vita. Quindi non poteva riferirsi a Davide. Versetto 30, “Essendo dunque profeta, e sapendo che Dio gli aveva giurato con giuramento di far sedere uno dei suoi discendenti sul suo trono, Egli previde la risurrezione di Cristo e ne parlò, dicendo che Lui non sarebbe stato lasciato nel soggiorno dei morti e che la sua carne non avrebbe subito la decomposizione”.

In altre parole, sta dicendo che Davide stava profetizzando come profeta “la risurrezione di Gesù Cristo”, era Gesù Cristo la cui carne avrebbe riposato nella speranza, la cui anima non sarebbe stata abbandonata nel soggiorno dei morti, e che, come Santo, non avrebbe mai subito la decomposizione. Era Gesù Cristo che avrebbe ricevuto di nuovo il sentiero della vita e sarebbe tornato pieno di gioia faccia a faccia nella presenza di Dio. Davide non adempì quello, la sua tomba era ancora lì, sigillata nella zona di Siloam. Però Davide era un profeta, e Davide stava predicendo la risurrezione del Messia.

Per riassumere l’argomento di Pietro, la sua logica sarebbe la seguente: Il Salmo 16 si riferisce a qualcuno che sarà risuscitato. Non può essere Davide. Il Messia doveva venire come il figlio di Davide, discendente dalla sua discendenza. Il Salmo si riferisce al Messia. E quindi il Messia sarebbe stato risuscitato dai morti. E poi conclude al versetto 32: “Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato”. L’Antico Testamento, dunque, nel Salmo 16 predice la risurrezione del Messia. Se il Messia non risorge, se Gesù Cristo non risorge dalla tomba, la Bibbia non ci sta dicendo la verità, però a sua volta, la risurrezione di Cristo prova che la Bibbia dice il vero. Cos’è che prova quindi, la risurrezione? La verità della Parola di Dio.

Guardate al capitolo 13 di Atti, e qui troviamo il predicatore, questa volta non Pietro, ma Paolo. E Paolo, in maniera apostolica, in sintonia con Pietro, predica anche lui la risurrezione, che era ovviamente il cuore della fede cristiana. E nel capitolo 13 di Atti, vorrei che notaste il versetto 30. Il versetto 29, naturalmente, parla della croce e del fatto che Gesù fu deposto in una tomba.

E poi Paolo dice, nel mentre proclama Cristo agli ebrei, dice nel versetto 30: “Ma Dio lo ha risuscitato dai morti; e per molti giorni egli è apparso a coloro che erano saliti con lui dalla Galilea a Gerusalemme, i quali erano i suoi testimoni davanti al popolo. E noi vi annunciamo la buona novella della promessa fatta ai padri”. Eccolo lì: stiamo predicando la risurrezione. È buona notizia. Ne siamo testimoni. Ed è quella che fu promessa ai padri, ai padri ebrei, ai santi dell’Antico Testamento, versetto 33: “che Dio l’ha adempiuta per noi, loro figli, risuscitando Gesù, come anche è scritto nel secondo Salmo: ‘Tu sei mio Figlio; oggi ti ho generato’”. E sta dicendo che quando il Salmista ha detto quello, stava predicendo che Gesù sarebbe stato risuscitato dai morti. Versetto 34: “E siccome l’ha risuscitato dai morti, in modo che non ritorni più alla corruzione, ha dichiarato questo: ‘Io vi darò le cose sante promesse a Davide”. E quella è una profezia tratta da Isaia 55 versetto 3, che promette che il Messia non sarebbe morto, ma avrebbe ereditato le cose sante e certe promesse a Davide che quella è tutta la promessa del regno.

E poi dice: “Perciò, – versetto 35 – dice anche in un altro Salmo – e ritorna allo stesso Salmo 16 che abbiamo visto prima – tu non permetterai che il tuo Santo subisca la decomposizione’. Davide, infatti, dopo aver servito il disegno di Dio nella sua generazione, si addormentò, fu riunito ai suoi padri e vide la corruzione; ma colui che Dio ha risuscitato non vide la corruzione”.

Di nuovo, vedete, qui c’è Paolo, e sulla base di tre profezie dell’Antico Testamento, predica la risurrezione di Gesù Cristo. La Scrittura è in gioco. Se Gesù non è risorto, il Salmo 2 è sbagliato, il Salmo 16 è sbagliato, Isaia 55 è sbagliato, o qualsiasi altro passo dell’Antico Testamento che indica la risurrezione di Gesù Cristo è sbagliato. Di conseguenza, la Bibbia non può essere considerata affidabile. Non è sempre vera. Chi può allora discernere quando lo è e quando non lo è? E l’uomo si ritrova con un documento irrimediabilmente distorto, confuso, inadeguato e inaccurato nelle Scritture. Ma se Gesù risorge dai morti, le profezie sono vere, la Parola di Dio è confermata come veritiera.

In Atti capitolo 26, leggiamo, al verso 22: “Ma per l’aiuto che viene da Dio, sono durato fino a questo giorno, rendendo testimonianza a piccoli e a grandi, senza dire altro di quello che i profeti e Mosè hanno detto che doveva avvenire”, e cos’è che dissero i profeti? E cos’è che disse Mosè? Nel Pentateuco? Che il Cristo doveva soffrire, e che per mezzo della sua risurrezione dai morti, doveva essere il primo a proclamare sia al popolo ebreo che ai Gentili.

Fin dai tempi della Legge, fin dai tempi dei Profeti, così come degli Scritti Sacri, i Salmi; lo vediamo nella Legge, nei Profeti e negli Scritti. Il Messia sarebbe morto ed il Messia sarebbe risorto. La Scrittura è in gioco quando Gesù è risorto. Tutte queste profezie e molte altre sono state adempiute e la Parola di Dio è stata dimostrata vera. Ora voglio che andiate al capitolo 2 del vangelo di Giovanni, Giovanni capitolo 2 verso 19. Qui il nostro Signore Gesù sta parlando, rivolgendosi agli ebrei che gli stavano chiedendo un segno, “Gesù rispose e disse loro: “Volete un segno? Ve ne darò uno”, versetto 19: “Distruggete questo tempio, ed in tre giorni lo farò risorgere”, quella è una profezia, ed è Scrittura pronunciata da Cristo registrata nel vangelo di Giovanni. Ed “i Giudei – nella loro ignoranza – dissero: ‘Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni – pensavano che stesse parlando del tempio fisico, quello d’Erode – e tu lo ristabilirai in tre giorni?’ Ma egli parlava del tempio del suo corpo”, e poi al versetto 22, “Quando dunque fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo; e credettero alla Scrittura e alla parola che Gesù aveva detta”. Sapevano che la Scrittura prometteva una risurrezione. Sapevano che Gesù, parlando nella Scrittura del Nuovo Testamento, prometteva una risurrezione, e quando quello accadde credettero alla Scrittura. La risurrezione di Gesù Cristo dovrebbe confermare la nostra fede e la nostra fiducia nella veracità, nell’inerranza della Scrittura. Cos’è che prova la risurrezione? Prova che la Scrittura è vera.

Nel capitolo 24 di Luca, c’è una scena familiare sulla strada per Emmaus dove due discepoli tristi, abbattuti ed afflitti camminano pensando che il loro Signore sia morto per sempre, non sapendo della sua risurrezione, erano tristi. Tutto era perduto. E mentre Gesù si avvicinò a loro, in Luca 24:25, “disse loro: ‘O insensati e lenti di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette! Non doveva il Cristo – il Messia – soffrire queste cose ed entrare nella sua gloria?’ E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano”. L’immagine di un Messia morto e risorto è presente in tutto l’Antico Testamento, ogni volta che c’era il sacrificio di un agnello. Ogni volta che tale sacrificio è menzionato nelle Scritture, parla di un Messia morente. Ma ogni volta che si parla del regnare del Messia, del suo governo, e del suo regno, parla di un Messia vivente; quindi, è ovvio che colui che muore deve tornare in vita. È in tutto l’Antico Testamento. E la veridicità delle Scritture è in gioco nella risurrezione.

In 1 Corinzi capitolo 15, vi ricorderete queste meravigliose parole: “Vi ho prima di tutto trasmesso – al verso 3 – come l’ho ricevuto anch’io, che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture; che fu seppellito; che risuscitò il terzo giorno, secondo le Scritture”, esattamente come l’Antico Testamento aveva detto che sarebbe avvenuto, proprio come Lui stesso aveva detto e come gli scrittori del Nuovo Testamento avevano detto che sarebbe stato.

In secondo luogo, la risurrezione non solo prova la verità della Parola di Dio, ma prova la divinità del Figlio di Dio, la divinità del Figlio di Dio. Infatti, non esiste prova più grande della natura divina di Gesù Cristo che la sua risurrezione dai morti. È l’evento più monumentale che Egli ha compiuto per dimostrare che era Dio; perché solo Dio può dare la vita, solo Dio può vincere la morte.

Se guardate nel Nuovo Testamento, troverete una miriade di individui che testimoniarono di Cristo come Dio. Alcune testimonianze sono sorprendenti, altre più attese. Ad esempio, i demoni affermano la divinità di Cristo in Marco 5:6–7. Il demonio disse: “Gesù, Figlio del Dio Altissimo”. Persino i demoni, persino i servitori dell’inferno, gli angeli caduti, riconoscono la sua divinità, sapevano che era il Figlio del Dio Altissimo.

In Giovanni capitolo 9, incontriamo un uomo nato cieco, un uomo che Gesù guarì, un uomo che era malato per la gloria di Dio, e Gesù gli disse: “Credi nel Figlio dell’uomo?” E lui rispose: “Chi è? Signore, affinché io creda in lui?” E Gesù gli disse: “Lo hai visto; è colui che parla con te”, e lui disse: “Signore, io credo”, e lo adorò. Sapeva di essere davanti a Dio. Gli altri dissero: “Non sappiamo da dove venga”, e l’uomo cieco disse: “Vuoi dire che mi ha aperto gli occhi e voi non sapete da dove viene?”

Poi c’erano i discepoli che testimoniarono. Pietro, a nome di tutti loro, disse: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, Tommaso disse: “Mio Signore e mio Dio”, Natanaele disse: “Tu sei il Figlio di Dio”, Matteo disse: “Egli è Dio con noi”, Marco disse: “è Gesù Cristo, il Figlio di Dio”. Luca disse: “è il Figlio di Dio”. Gli apostoli, gli autori del Nuovo Testamento, affermarono la divinità di Cristo. C’era Giovanni Battista, ricordate, il cugino di Gesù, che disse: “Io ho visto ed ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio”, c’era Marta, la sorella di Maria, che disse con fermezza: “Io ho creduto che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che deve venire nel mondo” Giovanni 11:27. C’era la testimonianza del soldato romano alla crocifissione: “Veramente questo era Figlio di Dio”, e Cristo stesso fece ripetutamente tali affermazioni. Disse: “Chi ha visto me ha visto il Padre. Io e il Padre siamo uno”.

C’è la testimonianza di tutte queste persone sulla divinità di Cristo, ma nessuna di queste è potente come la testimonianza di un altro individuo. Guardate a Romani capitolo 1 versetto 4; al versetto 1, ci viene introdotta l’espressione “il vangelo di Dio” Romani 1:1. Il versetto 2 dice che Dio “lo aveva promesso per mezzo dei suoi profeti”. Il versetto 3 dice che era il vangelo di Dio “riguardo a suo Figlio”. Poi il versetto 4 dice che era il vangelo di Dio riguardo a suo Figlio che era “dichiarato Figlio di Dio con potenza mediante la risurrezione dai morti”.

Il Padre parlò dal Cielo e disse: “Questo è il mio amato Figlio, ascoltatelo”, era una parola forte da parte di Dio, ma una parola ancora più forte da parte di Dio fu il fatto che Dio lo risuscitò dai morti. E Dio stava essenzialmente dicendo: “Questo è il mio amato Figlio, ed Egli ha dimostrato di essere mio Figlio essendo stato risuscitato dai morti; ora, senza dubbio, e per ogni ragione, ascoltatelo”. Romani 1:4 è la testimonianza di Dio Padre. Egli è il testimone supremo. In Atti 13:30 ci viene detto che: “Dio l’ha risuscitato dai morti;” e Dio lo ha fatto per testimoniare sul conto della sua divinità. In Romani 6:4, ci viene detto anche che “Cristo è stato risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre”. Il Padre volle che fosse risuscitato dai morti, e così, attraverso la sua gloria, o la sua potenza, i suoi attributi, la sua essenza, ha risuscitato Cristo dai morti.

Efesini capitolo 1 versetto 19 parla della “straordinaria grandezza della potenza di Dio”, quanto è grande? Versetto 20 è la potenza con cui “risuscitò Cristo dai morti e lo fece sedere alla sua destra”, di nuovo, Dio è colui che ha risuscitato Cristo e l’ha fatto per testimoniare sul conto della sua divinità. È diventato, nella sua risurrezione, “sia Signore che Cristo”. La risurrezione, Pietro dice in Atti 2:36, lo mostra come “Signore e Cristo”.

Quindi, la risurrezione non solo prova che Gesù Cristo è venuto al mondo per salvare i peccatori, ma prova anche che Egli era Dio. Romani 4:25 potrebbe essere il versetto più meraviglioso e potente sull’applicazione della sua risurrezione. Fa emergere un terzo punto, e voglio che comprendiate questo terzo punto per bene. Il primo punto: la sua risurrezione prova la verità della Parola di Dio; il secondo punto: la sua risurrezione prova la divinità del Figlio di Dio; in terzo luogo, la sua risurrezione prova il completamento della salvezza di Dio, il completamento della salvezza di Dio.

Ascoltate Romani 4 – una verità meravigliosa, una verità su cui possiamo stabilire le nostre stesse vite, “Egli è stato dato a causa delle nostre trasgressioni, ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione”, per giustificarci, per far si che Dio potesse dichiararci giusti doveva risuscitare Gesù dai morti. Quando dice: “Il suo nome sarà Gesù, perché salverà il suo popolo dai loro peccati”, quello è esattamente ciò che Dio voleva, ma per realizzarlo, doveva risuscitare Cristo dai morti.

Questa è stata una prova indispensabile del completamento e del valore efficace della sua morte. Era il modo in cui il Padre poteva dire: “La tua morte ha raggiunto lo scopo prefissato”, Dio lo ha risuscitato dai morti per affermare che ciò che aveva fatto sulla croce aveva soddisfatto la santa giustizia di Dio. Se non fosse risorto, allora sarebbe stato solo “Gesù Cristo la Superstar”, e la sua morte sarebbe stata la morte di un uomo comune, senza alcun valore salvifico. Ma è risorto dai morti, ed è stato risuscitato dal Padre per la nostra giustificazione, ed è stato risuscitato affinché, agli occhi di Dio, potessimo essere resi giusti; affinché, agli occhi di Dio, potessimo trovarci senza peccato, affinché i nostri peccati potessero essere cancellati e perdonati.

E quando è stato risuscitato, è come se Dio avesse detto: “Accetto il sacrificio, lo accetto”, ci sono così tanti elementi essenziali nella nostra salvezza che dipendono dalla risurrezione. Potrei prendere Romani 4:25 e potrei dividerlo in parti componenti. La nostra giustificazione, prima di tutto, include il conferimento della vita eterna, non è vero? Parte dell’essere giustificati davanti a Dio significa che riceviamo la vita eterna. Ebbene, il conferimento della vita eterna dipende dalla risurrezione. Come in Adamo tutti son morti, così in Cristo tutti saranno vivificati, “Perché io vivo, anche voi vivrete”. In altre parole, è stato nella morte di Cristo e nella sua risurrezione che ci ha concesso la vita eterna. Se non fosse mai risorto, avrebbe mostrato di non poter vincere la morte.

Se non fosse risorto, non sarebbe vivo. Se non fosse vivo, non potrebbe darci vita, ma è risorto, e disse in Giovanni 11:25: “Io sono la risurrezione e la vita; chiunque crede in me, anche se muore, vivrà”, quindi la vita eterna dipende dalla risurrezione. Questo è un elemento del completamento della salvezza di Dio. In secondo luogo, la discesa dello Spirito Santo: Se Gesù non fosse risorto dalla tomba, non sarebbe mai asceso al Padre. Se non fosse asceso al Padre, non avrebbe mai mandato lo Spirito Santo. Egli stesso disse che non avrebbe potuto mandare lo Spirito Santo fino a quando non fosse tornato al Padre.

Giovanni 16:7, “Tuttavia, io vi dico la verità; è utile per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò. E quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio”, quando verrà, vi guiderà in tutta la verità. Quando verrà, vi ricorderà tutte le cose. Quando verrà, vi collocherà nel corpo di Cristo. Quando verrà, diventerà la garanzia della vostra vita eterna. Quando verrà, dimorerà in voi, e diventerete il suo tempio. Quando verrà, vi darà potenza per il servizio. Quando verrà, vi guiderà. Quando verrà, vi istruirà nella Parola di Dio.

Sarà l’unzione che v’insegnerà così che non avrete più bisogno di alcun maestro umano. L’intero ministero dello Spirito Santo dipendeva dalla risurrezione di Cristo. Se non fosse risorto, non sarebbe potuto ascendere, e se non fosse asceso, non avrebbe potuto mandare lo Spirito. Nessuna risurrezione, nessuna ascensione; nessuna ascensione, nessuno Spirito Santo; nessuno Spirito Santo, nessuna chiesa. Quando parlate del fatto che la risurrezione prova il completamento dell’opera della salvezza di Dio, state parlando del cuore del cristianesimo. Doveva risorgere per darci la vita eterna. Doveva avere la vita per darla. Doveva risorgere per tornare al Padre e mandarci lo Spirito Santo.

In terzo luogo, doveva risorgere per perdonare i nostri peccati. Se non fosse risorto dai morti, allora avremmo saputo che il Padre non era soddisfatto del suo sacrificio, il suo sacrificio non sarebbe stato efficace, non avrebbe avuto alcun successo, non avrebbe espiato i nostri peccati, e quindi il Padre non lo avrebbe esaltato e condotto alla gloria, perché non aveva fatto ciò che avrebbe dovuto fare.

D’altro canto, se Gesù è stato risuscitato dai morti, condotto alla destra di Dio, seduto al trono di Dio alla sua destra, affermato da Dio come avendo compiuto perfettamente la nostra redenzione, allora ci sarebbe stato il perdono dei peccati. Allora sarebbe stato compiuto. Allora Lui, che è venuto con l’espressa intenzione di morire per sconfiggere la morte ed il peccato, avrebbe compiuto il suo scopo. Egli, come dice, è stato reso simile ai suoi fratelli in ogni cosa per diventare un sommo sacerdote misericordioso e fedele nelle cose che riguardano Dio, per fare propiziazione per i peccati del suo popolo. Quello è Ebrei 2. Più avanti, dice in Ebrei che Egli “ha perfezionato per sempre quelli che sono stati santificati con l’offerta di sé stesso”, che il suo sacrificio ha funzionato, i nostri peccati sono stati completamente coperti, ed il Padre l’ha affermato nella risurrezione.

In quarto luogo, Gesù doveva risorgere dai morti per essere alla destra di Dio ad intercedere per noi. La sua risurrezione è inseparabilmente legata alla sua opera d’intercessione mentre presenta le sue petizioni a favore dei cristiani deboli e tentati ed intercede per loro davanti al trono della grazia. Giovanni dice in 1 Giovanni 2:1–2: “Abbiamo un Avvocato presso il Padre”, che intercede sempre per noi. Ebrei capitolo 4 ed Ebrei capitolo 7 dicono che abbiamo un sommo sacerdote misericordioso e fedele, che fu tentato in ogni cosa come noi, ma senza peccare e che vive sempre per intercedere per noi.

È sempre alla destra di Dio. Satana è lì ad accusarci. Lui è lì a difenderci. È il nostro avvocato, il nostro difensore. Se non fosse risorto dai morti, non sarebbe asceso, se non fosse asceso, non avremmo avuto alcun difensore lì. Non avremmo avuto nessuno che avrebbe interceduto per noi. Non avremmo avuto lo Spirito Santo dentro di noi ad intercedere per noi con gemiti ineffabili perché non sarebbe potuto tornare a mandare lo Spirito, e non avremmo neanche avuto la sua intercessione per noi.

La risurrezione, quindi, è necessaria non solo per il perdono dei peccati, ma anche per l’intercessione perpetua, affinché non siamo mai tentati oltre le nostre forze e ci sia sempre una via di scampo. In quinto luogo, la risurrezione è cruciale per la concessione dei doni spirituali, per la concessione dei doni spirituali, e quali sono? Sono le capacità divine abilitanti che lo Spirito di Dio dona a ogni cristiano affinché possiamo servirlo. In Efesini capitolo 4, ci viene detto che Cristo è asceso e dopo esser asceso, “ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi in vista dell’opera del ministero e dell’edificazione del corpo di Cristo”.

Ritornò in cielo, e poi iniziò ad operare attraverso uomini dotati e doni spirituali per rendere forte la sua chiesa, “A ciascuno di noi – dice il versetto 7 – è stata data grazia secondo la misura del dono di Cristo”, ed Egli ci ha dato quel dono quando è asceso in Cielo, quando ha condotto in cattività una schiera di prigionieri ed ha dato doni agli uomini. Gesù, risorto dai morti, ascese al cielo e mandò dei doni spirituali, uomini dotati, affinché potessero servire Dio. E tutto quello si basa sulla sua risurrezione. Se non fosse risorto, non sarebbe asceso, non avrebbe mandato doni, né lo Spirito che li abilita.

In sesto luogo, la risurrezione concede anche potenza spirituale. Gesù disse in Matteo 28:18: “Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra”. Poi in Atti 1:8, dice che quando lo Spirito sarebbe venuto, l’avrebbe mandato su di loro e che sarebbero stati in grado di fare “infinitamente di più di quanto possono domandare o pensare, secondo la potenza che opera in loro”, avrete la stessa potenza, dice Efesini 1, che ha risuscitato Gesù dai morti, “operante in voi”. Gesù Cristo, quindi, ci manda potenza, la potenza e l’autorità abilitante dello Spirito di Dio.

Potrei aggiungere un settimo elemento della salvezza di Dio, ovvero: Gesù Cristo nella sua risurrezione ci ha dato una nuova posizione di benedizione, una nuova posizione di benedizione. In Efesini capitolo 1 al versetto 3 ci viene detto che siamo stati “benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo”, Cristo è nei luoghi celesti, e visto che è lì, riversa su di noi ogni benedizione spirituale. Efesini 2:7 dice che per sempre riverserà le “ricchezze straordinarie della sua grazia nella bontà verso di noi”. Che immensa benedizione!

La salvezza di Dio richiedeva la vita eterna, la venuta dello Spirito, il perdono dei peccati, l’intercessione continua, la concessione dei doni spirituali, la donazione della potenza spirituale ed il versamento di benedizioni eterne, e tutto ciò dipende dalla risurrezione, se Cristo non risorge, nulla di tutto ciò accade, nulla.

La domanda, quindi, non è cosa prova la risurrezione, ma cos’è che prova la risurrezione? Prova che la Parola di Dio è vera. Prova che il Figlio di Dio è divino. Prova che la salvezza di Dio è completa. In quarto luogo, la risurrezione prova la fondazione della chiesa di Dio, la fondazione della chiesa di Dio. Il nostro Signore disse che avrebbe edificato la sua chiesa. Ricordate queste parole in Matteo 16, su cui abbiamo predicato qualche settimana fa? “Io edificherò la mia chiesa e le porte dell’Ades non la potranno vincere”, cosa sono le porte dell’Ades? È un’espressione ebraica che significa cosa? La morte, “Edificherò la mia chiesa e la morte non la fermerà; né la vostra morte, né la mia”, Gesù stava, in effetti, dicendo: “Sto per morire, ma risorgerò. La morte non mi fermerà dallo stabilire la mia chiesa”.

Efesini 1:20 dice che Cristo fu “risuscitato dai morti e seduto alla destra nei luoghi celesti, al di sopra di ogni principato ed autorità, potenza e signoria, e di ogni nome che si nomina non solo in questo mondo, ma anche in quello a venire. E tutte le cose egli ha poste sotto i suoi piedi, e lo ha dato per capo supremo alla chiesa, che è il suo corpo, la pienezza di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti”.

Quando è risorto, ha preso il suo posto, ed è diventato il capo della chiesa. La risurrezione è essenziale per la fondazione della chiesa. Se non c’è risurrezione, non c’è chiesa. Chiunque dice di appartenere a una chiesa che non crede nella risurrezione non appartiene ad una chiesa. La vera chiesa è la chiesa di coloro che hanno ricevuto la vita attraverso la risurrezione di Gesù Cristo. Giovanni Calvino scrisse: “Questo è il più alto onore della chiesa. Che fino a quando Egli non è unito a noi, il Figlio di Dio si considera in qualche misura incompleto. Con consolazione apprendiamo che solo quando siamo alla sua presenza Egli possiede tutte le sue parti o desidera essere considerato completo”.

In altre parole, il Messia stesso non è completo senza il suo corpo. È un capo senza un corpo. La chiesa è il suo completamento. E quella chiesa è nata nella risurrezione. È stata la risurrezione a trasformare gli apostoli da sparpagliati, impauriti, dubbiosi e codardi, in apostoli che poi hanno cambiato il mondo. Il piccolo gruppo di discepoli, calunniato e perseguitato, arrivò a riempire Gerusalemme con il loro insegnamento, e presto sconvolse il mondo. Gli ebrei che per secoli e millenni si incontrarono nel sabato divennero improvvisamente cristiani che s’incontravano di domenica. Il sabato non era più il giorno, lo era la domenica, perché Gesù è risorto, e la chiesa ha attraversato i secoli trionfante nel potere del suo Cristo risorto.

Bill Gaither scrisse: “Dio ha sempre avuto un popolo, molti conquistatori stolti hanno commesso l’errore di pensare che, avendo portato la chiesa di Gesù Cristo alla clandestinità, ne avessero spento la voce e soppresso la vita. Ma Dio ha sempre avuto un popolo. La corrente potente di un fiume impetuoso non si indebolisce perché è costretta a scorrere sottoterra. L’acqua più pura è quella che emerge limpida alla luce del sole dopo aver attraversato rocce solide”.

Ci sono stati dei ciarlatani che, come Simone il mago, cercavano di commerciare sul mercato quella potenza che non può essere comprata né venduta. Ma Dio ha sempre avuto un popolo: uomini che non si potevano comprare e donne che erano al di sopra di ogni prezzo. Dio ha sempre avuto un popolo. La sua chiesa è stata fraintesa, ridicolizzata, lodata e disprezzata. Questi seguaci di Gesù Cristo sono stati condotti alle porte della tomba, hanno affrontato le mode del tempo, sono stati elevati come capi sacri e martirizzati come eretici. Eppure, attraverso tutto ciò, marcia ancora quell’esercito potente di mansi, il popolo scelto di Dio che non può essere comprato, né ucciso, né martirizzato, né messo a tacere.

Attraverso i secoli essi avanzano, la chiesa, la chiesa di Dio, trionfante, viva e vegeta, e la chiesa vive oggi, nonostante attacchi costanti, corruzione e falsificazioni. Vive perché è sostenuta dalla potenza della risurrezione. La risurrezione prova, quindi, la veridicità della Parola di Dio, la divinità del Figlio di Dio, il completamento della salvezza di Dio, e la fondazione della chiesa di Dio.

In quinto luogo, e tristemente, la risurrezione prova l’inevitabilità del giudizio di Dio, l’inevitabilità del giudizio di Dio. Quando il nostro Signore venne nel mondo per la prima volta, fu deriso e disprezzato, odiato, un uomo di dolori, familiare con il patire, fu umiliato. Permise che lo trattassero così terribilmente. La gente diceva che provenisse dall’inferno. Lo picchiarono, gli sputarono addosso, conficcarono una corona di spine sulla sua testa, conficcarono chiodi nelle sue mani e nei suoi piedi, gli trapassarono il fianco con una lancia, lo esposero nudo come uno zimbello. Ma quella non sarà l’ultima immagine che il mondo avrà di Gesù.

Risorse dai morti per essere il loro giudice. Lo giustiziarono come un criminale. Tornerà come loro giudice. Ascoltate a Giovanni 8, una testimonianza molto, molto potente. Dice ai Giudei che lo rifiutarono, versetto 26: “Ho molte cose da dire e da giudicare sul vostro conto”, non è finita qui, e poi al verso 21 dice: “Poiché non mi conoscete, morirete nei vostri peccati; e dove vado io, voi non potete venire”, ho molte cose da dirvi”, disse, “e da giudicare sul vostro conto”.

In Giovanni 5 parla specificamente di quel giudizio, al verso 22 dice: “Il Padre non giudica nessuno, ma ha affidato tutto il giudizio al Figlio, Dio l’ha fatto giudice e gli ha dato tutto il giudizio. Versetto 21: “Come il Padre risuscita i morti e dà loro la vita, così anche il Figlio dà vita a chi vuole”, e poi, il fatto che neanche il Padre giudica ma ha affidato tutto al Figlio. E poi più avanti al versetto 25: “In verità, in verità vi dico: l’ora viene, anzi è già venuta, che i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l’avranno udita vivranno. Come infatti il Padre ha vita in sé stesso, così ha concesso anche al Figlio di aver vita in sé stesso; e gli ha dato autorità di giudicare”.

Che tipo di giudizio? Al versetto 28 dice che “verrà il momento in cui tutti quelli che sono nella tomba udranno la sua voce e ne usciranno: quanti hanno fatto il bene, in risurrezione di vita; quanti hanno praticato il male, in risurrezione di condanna. Io non posso far nulla da me”, dice il versetto 30. “Come odo, così giudico; ed il mio giudizio è giusto”, tornerà come giudice giusto, come giudice, giuria, emittente della sentenza, ed esecutore.

Dio ha testimoniato di tutto quello; fu ucciso come un criminale. Tornerà come giudice risorto, ascoltate ad Atti 10 verso 42 – anzi, iniziando dal versetto 40, “Dio lo ha risuscitato il terzo giorno – dopo essere stato appeso alla croce, versetto 39 – Dio lo ha risuscitato il terzo giorno – Atti 10:40 – ed ha concesso che fosse manifesto, non a tutto il popolo, ma a testimoni scelti in anticipo da Dio, cioè a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo che fu risuscitato dai morti”, perché apparve agli apostoli? Versetto 42: “E ci ha comandato di predicare al popolo e di testimoniare solennemente che egli è colui che Dio ha stabilito giudice dei vivi e dei morti”. Tornerà come giudice designato da Dio.

In Atti capitolo 17, Paolo sta predicando nell’Areopago, noto come il Colle di Marte ad Atene, e Paolo dice al versetto 30 di quel sermone che Dio ha pazientemente “trascurato i tempi dell’ignoranza degli uomini, ma ora ordina agli uomini che si ravvedano – Atti 17:31 – perché ha fissato un giorno – il giorno del Signore – in cui giudicherà il mondo con giustizia per mezzo di un uomo che ha designato”, e com’è che ha fornito la prova che Cristo era quell’uomo? “Risuscitandolo dai morti”, dice Paolo. La risurrezione, dunque, è l’atto del Padre con cui Egli designa Cristo come giudice. Ora potete vedere quante realtà fondamentali della fede cristiana ci sono state rivelate nella risurrezione di Cristo. Egli è risorto non solo per la nostra giustificazione, per quella di coloro che credono, ma per la condanna di coloro che non credono. Ed il Padre l’ha attestato come Salvatore, come Figlio e come Giudice mediante la sua risurrezione dai morti.

Penso a Romani 14:9, dove si dice: “Cristo è morto ed è ritornato alla vita per essere il Signore dei morti e dei vivi”. E poi il versetto successivo dice: “Noi tutti infatti compariremo davanti al tribunale di Dio”, non è solo il giudice dei non credenti, è anche il giudice dei credenti. Dovremo tutti comparire davanti al tribunale di Cristo, dice Paolo in 2 Corinzi 5, e sarà lì per esaminare le nostre opere, per vedere se sono legno, fieno e stoppia; oppure oro, argento e pietre preziose. Il Signore Gesù Cristo risorto dai morti prova la veridicità della Parola di Dio, la divinità del Figlio di Dio, il completamento della salvezza di Dio, la fondazione della chiesa di Dio, l’inevitabilità del giudizio di Dio, e un ultimo punto: “la beatitudine eterna del popolo di Dio”.

La sua risurrezione è la garanzia del nostro Cielo eterno. Ascoltate a queste parole meravigliose e familiari. Gesù sta parlando in Giovanni 14: “Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, ve l’avrei detto; io vado a prepararvi un luogo. Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi”.

Proprio qui, Gesù sta predicendo la sua risurrezione. Sta andando incontro alla morte, però dice: “Sto per attraversare la morte, sto per andare nella casa del Padre per prepararvi un luogo, e poi tornerò a prendervi”, se non c’è risurrezione, non c’è alcun luogo preparato per noi. Se non c’è alcun luogo preparato per noi, non c’è alcun Cielo. Tutto dipende dalla risurrezione.

Ripeto ancora quello che ho detto all’inizio. La vera questione non è se si può provare la risurrezione. La vera questione è: cos’è che prova la risurrezione? Se togliete la risurrezione, togliete l’anima della fede cristiana, e senza la risurrezione, non esiste alcun cristianesimo. L’intero, piano redentivo completo di Dio dipende da questa realtà fondamentale. E questo ci riguarda direttamente, non è vero? Tutto il piano redentivo di Dio, nella sua pienezza, completato attraverso la risurrezione di Gesù Cristo, significherà o il cielo o l’inferno, per voi. Egli tornerà o per portarvi nel luogo che ha preparato per voi, o per mandarvi nel luogo che ha preparato per il diavolo ed i suoi angeli. Tornerà per raccogliervi nel suo Cielo o per mandarvi all’Inferno, fuori dalla sua presenza per sempre; tornerà o per riversare su di voi benedizioni eterne o punizioni eterne.

Un giorno risorgerete dai morti, o alla risurrezione della vita nella sua presenza, o alla risurrezione della condanna, lontano dalla sua presenza. Tutte le realtà del Vangelo dipendono dalla sua risurrezione, e la vostra eternità è in gioco. Potete fare la vostra scelta. Non mi sembra una scelta troppo difficile: scegliere il Cielo, il perdono, la benedizione, la gioia, la pienezza nella sua presenza; o la dannazione, la punizione, l’inferno, per sempre fuori dalla sua presenza, ma questa è la scelta. Questa è la giornata della risurrezione, il giorno in cui celebriamo la risurrezione di Cristo, ed il giorno in cui dovremmo celebrare anche la vostra risurrezione in Cristo. Preghiamo insieme.

Padre nostro, mentre concludiamo questo culto, siamo profondamente consapevoli del fatto che questo non è solo un messaggio, è un comando, “Credi nel Signore Gesù Cristo e sarai salvato”, il Vangelo è un comando. Quando il Padre disse: “Questo è il mio Figliolo, ascoltatelo”, quello era un comando. O obbediamo e rispondiamo con fede in Cristo, dandogli la nostra vita e chiedendogli di salvarci dai nostri peccati e di portarci in Cielo; o lo rifiutiamo, disobbediamo, e ci viene assegnato un posto con i dannati e i malvagi. Padre, io prego che il tuo Spirito Santo operi in ogni vita, in ogni cuore, in ogni mente, affinché nessuno possa sottrarsi a questo messaggio, a questa verità. Non è qualcosa che si può ignorare, trattare con indifferenza. Il destino eterno dipende su questa questione: affiderò la mia vita a colui che è risorto per essere il mio Salvatore, o lo rifiuterò e lo affronterò un giorno come mio Giudice?

Signore, prego che oggi, in tutto il mondo, mentre viene predicata la risurrezione, il cielo sia in festa perché molti saranno trasformati dalla morte alla vita, dalle tenebre alla luce, dall’inferno al cielo, dalla disperazione alla speranza, dal peccato alla giustizia. Opera nei cuori, e per la gloria di Cristo ti chiediamo, amen.

FINE

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