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Apriamo le nostre Bibbie questa sera, per il nostro studio della preziosa verità di Dio, in 2 Pietro capitolo 3. Stiamo ormai arrivando alla fine di questa grande epistola. Spero che riusciremo a farlo questa sera, ma non cercherò di forzare troppo, perché la verità che troviamo qui è troppo importante per noi. 2 Pietro capitolo 3: stiamo esaminando la sezione dal versetto 11 fino al versetto 18, sotto il titolo “Vivere nell’attesa del ritorno di Cristo [Living in Anticipation of Christ’s Return]”. Ci siamo posti questa domanda, dal momento che per tutto questo terzo capitolo abbiamo trattato il ritorno di Cristo: che cosa significa per noi, come cristiani, il fatto che Gesù sta per venire.

Pietro ha parlato dell’arrivo del giorno del Signore. Vi abbiamo fatto notare che, dopo il giorno del Signore, viene un altro grande giorno, chiamato il giorno di Dio, e nel versetto 18 chiamato anche il giorno dell’eternità. Noi credenti non stiamo necessariamente aspettando il giorno del Signore; quello è un giudizio. Noi aspettiamo il giorno di Dio: quello è il giorno eterno, il giorno dei nuovi cieli e della nuova terra.

Attendiamo con gioia di entrare nella gloriosa creazione eterna di Dio. Desideriamo ardentemente quel giorno. Non desideriamo il giorno del Signore, il tempo del giudizio severo, il tempo della condanna dei peccatori; ma desideriamo lo stato eterno di gloria e giustizia nel giorno di Dio. Quel giorno meraviglioso in cui Dio sarà tutto in tutti. L’espressione “giorno di Dio”, come notate, compare nel versetto 12 di questo testo.

E già ora, benché non siamo ancora entrati nel giorno di Dio, e non vi entreremo fino a dopo il regno millenario, già lo attendiamo. Inoltre, siamo già cittadini di quello stato eterno, “La nostra cittadinanza”, dice Paolo ai Filippesi, “è nei cieli”. Noi siamo quelli che cercano una città il cui architetto e costruttore è Dio. E quella è la città celeste, la nuova Gerusalemme eterna; i nuovi cieli e la nuova terra ne saranno la dimora definitiva. E così viviamo nell’attesa di quella gloria eterna, di quell’eterno giorno di Dio.

Il versetto 11 dice dunque: “Poiché tutte queste cose devono essere distrutte in questo modo, che sorta di persone dovreste essere”. Quali sono le implicazioni del fatto che l’intero universo sarà consumato in un olocausto di fuoco, al quale seguiranno i nuovi cieli e la nuova terra, l’eterno giorno di Dio nel quale dimorerete. Dal momento che siete cittadini destinati a quel giorno glorioso, a quel regno eterno, a quell’universo eternamente nuovo, che sorta di persone dovreste essere.

E notiamo che non è una domanda, ma piuttosto un’esclamazione, come se dicesse: “Che sorta di persone dovremmo essere, con quale straordinaria eccellenza dovremmo comportarci e vivere”. Poiché Gesù viene per giudicare gli empi, viene per distruggere l’universo maledetto dal peccato e sostituirlo con uno completamente nuovo, fatto per noi, nel quale dimoreremo eternamente, questo dovrebbe influire profondamente sulla nostra vita. Siamo cittadini di quel regno eterno.

In che modo dovrebbe incidere su di noi? Ebbene, lo dice nel versetto 11: “Con santa condotta e pietà”. La santa condotta riguarda il nostro agire; la pietà riguarda il nostro atteggiamento. Nell’atteggiamento e nell’azione dobbiamo essere separati dal peccato, santi e pii. Ora, che cosa significa? Come si articola? Quali ne sono i componenti? Quali sono gli elementi di un atteggiamento e di una condotta così pii? Ebbene, con questo arriviamo al versetto 12. E la volta scorsa vi ho detto che Pietro ci darà una serie di caratteristiche, elementi o componenti che rientrano nel tipo di atteggiamento, nel tipo di azione che dovrebbe caratterizzarci. Ecco una definizione ampliata della santa condotta e della pietà.

La volta scorsa vi ho detto, prima di tutto, che comprende l’attesa. Versetti 12 e 13: “Aspettando e affrettando la venuta del giorno di Dio, a motivo del quale i cieli saranno distrutti dal fuoco e gli elementi si dissolveranno per il calore intenso. Ma, secondo la Sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e una nuova terra, nei quali abita la giustizia”. Notate lì, nel versetto 12, che dice che aspettiamo, che affrettiamo. Poi, nel versetto 13, di nuovo, aspettiamo un nuovo cielo e una nuova terra. Dovremmo dunque vivere nell’attesa, nell’aspettativa. La volta scorsa ne abbiamo parlato in dettaglio.

Passiamo al secondo componente, al secondo elemento della sua istruzione. Non solo dovremmo essere caratterizzati dall’attesa, ma lasciate che vi dia una parola e poi la spieghi: dovremmo essere caratterizzati dalla pace. È semplicemente un altro modo per dire pace. Dovremmo essere in pace. Dovremmo trovarci in una condizione di pace. Notate, per favore, il versetto 14: “Perciò, carissimi, poiché aspettate queste cose, siate diligenti per essere trovati da Lui in pace”. Essere trovati da Lui in pace.

Perciò, carissimi, poiché aspettate queste cose. Quali cose? Il giorno di Dio, i nuovi cieli e la nuova terra, lo stato eterno, il regno glorioso che ci attende alla presenza di Dio nei secoli dei secoli. Poiché aspettiamo queste cose… tra parentesi, la parola “carissimi” si riferisce qui esclusivamente ai cristiani, ed egli dice: “Poiché aspettate queste cose, i nuovi cieli e la nuova terra con tutte le loro glorie, dovreste essere diligenti”. Un altro modo per dirlo è: fate ogni sforzo. Sottolinea il dovere cristiano; sottolinea la responsabilità cristiana: fare ogni sforzo per essere trovati da Lui in pace.

Devo fare una breve osservazione su quell’espressione: “Essere trovati da Lui”. È un commento davvero interessante. Quando il Signore Gesù verrà, sarete trovati, personalmente, da Lui. Devo semplicemente ricordarvelo. In quel giorno non ci sarà nulla di nascosto; in quel giorno non ci sarà nulla che venga trascurato. Tutto sarà portato alla luce nel giorno in cui verrà il Signore Gesù. Ne siamo ben consapevoli. In 1 Corinzi 4 si dice che, quando Egli verrà, porterà alla luce le cose segrete nei recessi più intimi del cuore umano.

Quando Egli verrà, porterà alla luce tutto ciò che abbiamo fatto nella nostra vita, sia ciò che è buono sia ciò che è privo di valore; 2 Corinzi 5 dice che saremo trovati da Lui. Questo sottolinea che è Lui a venire e che sarà Lui ad affrontarci quando verrà. Poiché attendiamo tutto questo, dovrebbe accadere che, quando Egli ci troverà, ci trovi dopo che siamo stati diligenti nel vivere in pace. Così che ci trovi in pace.

Che cosa intende con questo? Che cosa intende quando dice che, quando Egli verrà, dovremmo essere trovati in pace? Che cosa sta dicendo? Ebbene, potrebbe significare pace con Dio. Potrebbe significare che Egli ci trovi in un rapporto di pace con Dio, il che equivarrebbe alla salvezza, secondo Romani 5 ed Efesini 2. Ma, d’altra parte, siamo già cristiani, qui chiamati carissimi. Sta scrivendo a credenti, perciò non sembrerebbe che stia dicendo che avete bisogno di essere salvati.

Potrebbe darsi che si riferisca ad alcune persone non salvate che professano di credere, presenti nella chiesa, le quali proclamano una salvezza che non possiedono; e forse si sta rivolgendo a loro, dicendo: siate diligenti affinché, quando quel giorno verrà, siate trovati realmente salvati. Ma non credo che questo sia il significato principale, anche se potrebbe esserne uno secondario.

È anche possibile che intenda: siate in pace con gli altri credenti; che ciò che sta dicendo sia: quando Io verrò e stabilirò il Mio glorioso regno, voglio trovarvi a vivere in pace gli uni con gli altri, nella pace dell’amore cristiano, nell’unità dello Spirito nel vincolo della pace, come ci dice l’apostolo Paolo. Pace con gli uomini.

Ma non credo che nemmeno questa sia l’interpretazione migliore, anche se certamente può esserne un componente. Credo che ciò che sta dicendo qui sia che dobbiate essere trovati mentre godete della pace di Dio, della pace personale dell’animo, della pace che viene da una forte fede nel Signore. In Filippesi capitolo 4, quelle parole familiari meritano di essere ricordate, “In ogni cosa, mediante preghiera e supplica, con ringraziamento, fate conoscere le vostre richieste a Dio. E la pace di Dio, che supera ogni comprensione, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù”.

Credo che stia parlando di quel tipo di pace che custodisce il cuore e la mente. Quel tipo di pace che ci libera dall’ansia. Quel tipo di pace che ci libera dalla paura. Quel tipo di pace che ci libera dall’ansia per la venuta di Cristo e dal timore che Egli scopra il nostro peccato e la nostra vergogna. Quel tipo di pace che è libera dalla preoccupazione per il futuro. Quel tipo di pace che non conosce paura riguardo al giorno del Signore, al giudizio di Cristo, alle condizioni del mondo o a qualunque altra cosa, perché godiamo della pace di Dio. E questa, dice l’apostolo Paolo, come vi ho appena letto, è una pace che trascende la comprensione umana, trascende la capacità intellettuale umana, trascende la definizione umana e trascende la spiegazione umana.

Credo che ciò che sta dicendo sia: “Voglio che, quando Io verrò, vi trovi in perfetta pace, senza paura”. Lo si può dire anche come lo disse Paolo, quando scrisse a Timoteo e parlò di coloro che amano la Sua apparizione. Quelli che amano l’apparizione di Cristo perché non hanno paura, non hanno ansia. Significa che avete una profonda certezza della vostra salvezza. Significa che avete una profonda consapevolezza della genuinità della vostra fede cristiana e della vostra ubbidienza, così che non vi vergognerete alla Sua venuta.

Significa che non avete paura di poter essere coinvolti o trascinati via nel giudizio del giorno del Signore, perché sapete che tutto è a posto tra voi e Dio. Siete completamente sereni nell’attesa della fine del mondo; e se sapeste che avverrà nelle prossime 24 ore, potreste posare il capo sul cuscino, riposare e dormire. Non avreste paura; non avreste ansia.

Mi domando se sia così. Mi domando: se sapeste che Gesù verrà domani sera, come sarebbero le prossime 24 ore; se vivreste in completa pace, calma e serenità, sapendo che tra voi e Dio tutto è a posto fino a questo preciso istante ed essendo certi che, se il giorno del Signore dovesse cominciare fra 24 ore, se l’olocausto del giudizio di Dio dovesse scatenarsi sul mondo, per voi andrebbe tutto bene. La vera sfida della vita cristiana, carissimi, non è vedere se riuscite a eliminare ogni situazione spiacevole dalla vostra vita.

La vera sfida della vita cristiana non è creare un mondo perfetto per essere felici, ma vivere in un mondo decaduto come persone decadute e peccatrici, circondate da persone decadute, in mezzo a tutte le manifestazioni della maledizione, sopportando tutto il dolore e avendo la perfetta pace che nasce dal sapere che tutto è a posto tra voi e Dio, e che i Suoi propositi per voi si realizzeranno perfettamente, come rivelato nella Scrittura. Questa è la pace della certezza. Questa è la pace della sicurezza. Questa è la tranquillità di un uomo o di una donna che sa che tutto è a posto con Dio e non teme alcuna vergogna alla manifestazione di Cristo, “Questo”, dice Paolo in Filippesi 4, “custodirà il vostro cuore; custodirà la vostra mente”.

Se pensate alla venuta di Cristo e allo stato eterno, ai nuovi cieli e alla nuova terra e ai gloriosi piani eterni che Dio ha stabilito per voi; se pensate a vederLo faccia a faccia e se pensate al giorno in cui entrerete nelle glorie della Sua presenza e vi dimorerete per sempre, allora dovreste esultare, pieni di entusiasmo e di attesa, amando la Sua apparizione, gridando: “Sì, vieni, Signore Gesù”. Dovreste avere un cuore senza paura, perché sapete al di là di ogni ombra di dubbio che tutto è a posto.

1 Giovanni capitolo 4, versetto 17, dice: “Affinché abbiamo fiducia nel giorno del giudizio”. Dovremmo avere piena fiducia che quel giudizio passerà oltre noi, “Dunque”, dice Pietro, “mentre aspettate la venuta di Gesù Cristo, dovreste vivere nell’attesa e dovreste vivere in una condizione di pace, in perfetta pace”.

In terzo luogo, un altro componente del vivere alla luce del ritorno di Cristo lo chiameremo purificazione. Torniamo ancora al versetto 14. Lì, nel versetto 14, dice: “Carissimi, poiché aspettate queste cose, siate diligenti non solo per essere trovati da Lui in pace, ma per essere trovati da Lui senza macchia e irreprensibili”. Essere trovati da Lui senza macchia e irreprensibili. Ora, questo è in contrasto, credo, con i falsi maestri. Ricordate che nel capitolo 2, quando descriveva i falsi maestri, disse che erano macchie e difetti.

In contrasto con l’essere macchie e difetti, o, in modo più grafico, croste e macchie di sporcizia, voi dovreste essere senza macchia, senza contaminazione, irreprensibili. Questi due termini parlano sia del carattere sia della reputazione. Parlano sia di ciò che siamo realmente sia di ciò che la gente pensa che siamo. Senza macchia indica il mio carattere, ciò che sono realmente. Non c’è macchia. Non c’è alcuna chiazza sulla mia vita. Irreprensibile riguarda la mia reputazione, ciò che la gente pensa di me; io devo essere senza macchia, cioè puro nella realtà, e irreprensibile, cioè puro nella reputazione. È così che il Signore vuole trovarci. Puri nella realtà, puri nella reputazione, senza macchia quanto al nostro carattere, irreprensibili quanto alla nostra reputazione.

Ora, in queste parole ci sono quattro possibilità e dobbiamo affrontarle realisticamente. Lasciate che vi esponga le quattro possibilità. È possibile che siate senza macchia, ma, almeno in un certo senso, non irreprensibili. Che cosa intendo? È possibile che stiate vivendo una vita pura, pia e virtuosa, ma che agli occhi del mondo non siate irreprensibili. Di solito questo avviene perché, da qualche parte nel vostro passato, c’è stata una grave macchia nella vostra vita che ha compromesso la vostra reputazione a tal punto che, sebbene ora siate senza macchia, la gente ricorda quella macchia.

E così, anche se al momento della venuta di Cristo tutto potrebbe essere a posto e voi potreste essere senza macchia, può darsi che non siate irreprensibili, perché a un certo punto avete recato biasimo su voi stessi e sulla testimonianza di Cristo, e da allora portate il peso di quel biasimo. È possibile essere senza macchia, ma non irreprensibili.

È possibile essere irreprensibili ma non senza macchia. È possibile che la gente non conosca la realtà. È possibile che, mentre la gente pensa che siate senza macchia, non lo siate; che, mentre la gente pensa che siate irreprensibili, e la vostra reputazione è impeccabile, la verità sia che non siete senza macchia. Dunque, diciamo che alcuni sono senza macchia ma non irreprensibili, e altri sono irreprensibili ma non senza macchia.

C’è una terza possibilità. Quando Gesù verrà, siete senza macchia quanto al carattere, per quanto è possibile per la Sua grazia, e siete irreprensibili quanto alla reputazione. Sia la vostra vita sia la vostra reputazione sono intatte. Sia la vostra vita sia la vostra reputazione sono senza difetto. Non c’è mai stata una macchia capace di segnare permanentemente la vostra vita. In quarto luogo, è possibile che non siate né senza macchia né irreprensibili. E con questo intendo che avete delle macchie e siete oggetto di biasimo. Potete essere sia senza macchia sia irreprensibili; potete non essere né senza macchia né irreprensibili. E in quel caso, sia la vita sia la reputazione sono macchiate e deturpate.

È possibile dunque, come abbiamo notato, essere senza macchia ma non irreprensibili. Vale a dire, siete stati ristabiliti, ma lo scandalo della vostra vita rimane nella mente di alcune persone. Potete essere irreprensibili e non senza macchia; questo significa essere ipocriti. Potete essere sia senza macchia sia irreprensibili; questo significa essere santi. Oppure potete non essere né senza macchia né irreprensibili; questo significa essere peccaminosi. Mi soffermo su questo soltanto perché possiate vedere le implicazioni di quella che, a prima vista, sembra un’affermazione piuttosto semplice. Dobbiamo occuparci dei peccati nella nostra vita. Questo è il punto: vivere vite sante. Quando il Signore verrà, vuole trovarci puri.

Come potete essere così? Ecco, dovete riconoscere il vostro peccato, detestare il vostro peccato, confessare il vostro peccato, desiderare una vita santa, evitare le situazioni di tentazione, essere fedeli ai mezzi della grazia: lo studio della Bibbia, la preghiera e l’adorazione, così da mantenere una vita pura. Il Signore dice: “È così che voglio che viviate finché Io venga”. E questo è coerente con ciò che attendete nello stato eterno. Se sono destinato alla purezza eterna, se sono destinato alla gloria eterna, dovrei cercare di vivere così già ora.

Dunque Pietro dice che, mentre attendiamo la venuta di Cristo, ecco che tipo di persone dovremmo essere: caratterizzate dall’attesa, dalla pace, dalla purificazione. Il versetto 15 ci porta a un quarto pensiero; è meraviglioso. Dobbiamo essere caratterizzati dall’evangelizzazione, dobbiamo essere caratterizzati dall’evangelizzazione. Nel tempo in cui aspettiamo questo grande, glorioso stato eterno, egli dice, al versetto 15: “Dobbiamo considerare la pazienza del nostro Signore come salvezza”. In altre parole, dobbiamo essere completamente impegnati a mettere il tempo, l’energia, i doni e la vita che abbiamo al servizio della salvezza. Il Signore aspetta affinché possa salvare.

Tornate al versetto 9. Alcuni critici dicevano: “Ebbene, il Signore non viene. Ha detto che sarebbe venuto, ma non verrà mai. Guardate quanto tempo è passato e non è ancora venuto”. E così Pietro dice: “Il Signore non è lento nell’adempiere la Sua promessa, come alcuni considerano la lentezza”, cioè, come alcuni potrebbero considerarLo lento, “ma il motivo per cui sembra che Egli sia lento è che è paziente verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento”. Egli aspetta con pazienza.

E al versetto 8 aveva detto: “Non vi sfugga che per il Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno”, perciò, in ogni caso, Egli non misura il tempo come lo misurate voi. È molto paziente, molto misericordioso. Dio non vuole che alcuno perisca, non prova piacere nella morte dell’empio, “Dio nostro Salvatore —” 1 Timoteo 2:4 “— vuole che tutti gli uomini siano salvati”. Egli indugia e indugia, aspetta e aspetta, desiderando che quelli che ancora non si sono ravveduti giungano al ravvedimento. Quando Dio disse a Israele: “Perché volete morire, o casa d’Israele?”, Ezechiele 18:31, mise in risalto la Sua compassione e mise in risalto la Sua misericordia.

Vedete l’immagine di questa magnifica pazienza misericordiosa nella bella storia del figlio prodigo in Luca 15. Il figlio vive nel mondo in modo dissoluto, nell’immoralità, sprecando il privilegio e l’opportunità che il vangelo gli offre; e suo padre, a casa, paziente, benevolo, compassionevole, aspetta e aspetta e aspetta finché il figlio torna a casa. Così è Dio Padre.

E dunque ciò che Pietro sta dicendo è: in questo tempo della pazienza di Dio, riconoscete, al versetto 15, che la pazienza del nostro Signore “ha come scopo la salvezza”. E torniamo a quello stesso pensiero che abbiamo notato alcune settimane fa: il fatto che stiamo aspettando la venuta di Cristo non ci dà licenza di sederci senza fare nulla. Non dobbiamo, come dissi allora, metterci il pigiama e sederci sul tetto finché Egli arriva. Dobbiamo essere impegnati nel ministero della riconciliazione.

Infatti, in 2 Corinzi, l’apostolo Paolo ha espresso davvero quello che dovrebbe essere il battito appassionato del cuore di ogni credente che aspetta la venuta di Cristo. Ecco che cosa disse, “Conoscendo dunque il terrore del Signore”, o il timore del Signore, “persuadiamo gli uomini”. In altre parole, quando penso al giorno di Dio, che per me è benedizione, devo anche pensare al giorno del Signore, che per loro è maledizione.

C’è un’illustrazione molto vivida di questo stesso atteggiamento che viene dal cuore e dalla penna dell’apostolo Giovanni. Mentre l’apostolo Giovanni contemplava il giudizio in Apocalisse capitolo 10, l’angelo gli portò un libro, lo diede a Giovanni e gli disse: “Prendilo e mangialo”, nel simbolismo. Giovanni lo mangiò. Gli disse: “Renderà amaro il tuo stomaco, ma nella tua bocca sarà dolce come miele. E io lo presi, feci così, lo mangiai, e nella mia bocca fu dolce come miele; ma quando l’ebbi mangiato, il mio stomaco divenne amaro”.

Che cos’era? Il libretto rappresenta la verità di Dio sul giudizio finale, che è dolceamara. Da una parte è dolce, perché ci introduce nel giorno di Dio. Dall’altra è amara, perché significa la condanna del mondo incredulo. Il vero cristiano, che aspetta nel tempo della pazienza di Dio, comprende che lo scopo della pazienza di Dio è offrire salvezza ai peccatori.

Con quali atteggiamenti, dunque, aspettiamo il giorno di Dio, la gloriosa eternità che Dio ha preparato per noi? Con quale atteggiamento aspettiamo quella gloria finale? Con attesa, aspettandola, desiderando ardentemente che venga e che venga presto. Nella pace; cioè dimorando in perfetta pace perché tutto è a posto con il Signore. Tra noi e Dio tutto è a posto fino a questo momento, così che, se Egli venisse, non ci sarebbe vergogna e non ci sarebbe paura, perché la certezza custodisce i nostri cuori. Purificazione: vivere nella virtù, nella purezza di vita, sia nel carattere sia nella reputazione. E poi evangelizzazione: fare in modo che, mentre la pazienza di Dio si prolunga, il nostro zelo nel condurre gli uomini alla salvezza rimanga vivo per tutto il tempo della Sua pazienza.

Numero cinque: discernimento, discernimento. Anche questo deve caratterizzarci. E voglio che siate molto attenti mentre esaminiamo questa sezione, perché è un testo di importanza straordinaria. Potrebbe portarci su molti argomenti diversi, ma voglio resistere a quella tentazione, ad argomenti che abbiamo discusso in passato e discuteremo in futuro, e restare nel flusso del pensiero di Pietro.

Versetto 15. Non solo, poiché aspettiamo queste cose, dobbiamo essere diligenti nel considerare la pazienza del Signore come salvezza, ma seguite ciò che dice, “Così come anche il nostro amato fratello Paolo, secondo la sapienza che gli è stata data, vi ha scritto, come anche in tutte le sue lettere, parlando in esse di queste cose, nelle quali ve ne sono alcune difficili da comprendere, che i non istruiti e gli instabili torcono, come fanno anche con il resto delle Scritture, a loro propria distruzione. Voi dunque, carissimi, sapendo queste cose in anticipo, state in guardia, per non essere trascinati dall’errore di uomini senza principi e cadere dalla vostra saldezza”.

Ora, alla prima lettura vi siete persi, lo so. Ma voglio riportarvi indietro e aiutarvi a ritrovarvi da qualche parte in questo passo, perché è assolutamente cruciale, “Così come”, lì nel mezzo del versetto 15, credo introduca una nuova idea. Dice: “Così come anche”, e penso davvero che lì si potrebbe cominciare una nuova frase e passare a un concetto del tutto nuovo. Dice: “Così come anche il nostro amato fratello Paolo”, e poi parte a discutere qualcosa riguardo a Paolo e al suo avvertimento sul falso insegnamento. E poi dice: “Dovete stare in guardia, così da non cadere dalla vostra saldezza”. Questo è un richiamo al discernimento.

Sta dicendo che, mentre vivete nell’attesa della venuta del giorno di Dio, dovete rendervi conto che verranno molte persone che cercheranno di confondervi su questo. E dovete esercitare discernimento. Il nostro amato fratello Paolo ci ha messi in guardia su questo, proprio come io vi ho messi in guardia. Questo è il flusso generale. Ora guardiamo separatamente le parti di questo passo. Egli chiama Paolo “il nostro amato fratello Paolo”. In realtà Paolo era un altro apostolo. Pietro parla di Paolo con parole piene di affetto. È davvero meraviglioso, meraviglioso. Erano insieme al Concilio di Gerusalemme. E se leggete Atti 15, Pietro e Paolo erano là insieme.

Avevano anche un collaboratore in comune, lo sapevate? Entrambi ebbero lo stesso assistente, un uomo di nome Sila. Confrontate 1 Pietro 5:12 con Atti 15:40. Dunque, condivisero un ministero al Concilio di Gerusalemme. Ebbero in comune anche la vita e il ministero di un uomo: Sila. Certamente amavano lo stesso Signore e credevano le stesse verità. Ma ricordate che, agli inizi della vita di Paolo, ci fu un grande, grande conflitto fra Paolo e Pietro?

Se tornate per un momento a Galati capitolo 2, vi riporterò a quell’episodio. Galati capitolo 2: Paolo era ad Antiochia. Era andato là per essere lo strumento del Signore nel fondare una chiesa. E la chiesa di Gerusalemme aveva mandato alcune persone là per stabilire una chiesa ad Antiochia. E da Antiochia, ricordate, cominciarono a estendere il ministero al mondo, quando Paolo e Barnaba furono mandati da lì.

Ma quando Paolo era ad Antiochia, Pietro venne. Pietro era venuto ad Antiochia e aveva fatto una cosa terribile. In effetti, aveva ricondotto tutti i credenti al legalismo. Fu davvero un peccato molto evidente da parte di Pietro. Nel versetto 11 di Galati 2, Paolo dice: “Gli resistei in faccia”. Gli resistei in faccia, “perché era da condannare”. E prosegue descrivendo la venuta di certi uomini da parte di Giacomo, “Era solito mangiare con i Gentili; ma quando essi vennero, cominciò a ritirarsi e a tenersi in disparte, temendo quelli della circoncisione.

“E anche il resto dei Giudei si unì a lui nell’ipocrisia, con il risultato che perfino Barnaba fu trascinato dalla loro ipocrisia. Quando vidi che non camminavano rettamente secondo la verità del vangelo, dissi a Cefa alla presenza di tutti: ‘Se tu, che sei Giudeo, vivi come i Gentili e non come i Giudei, come mai costringi i Gentili a vivere da Giudei?’”

In sostanza gli stava dicendo: perché eri libero di mangiare con i Gentili prima che arrivassero questi Giudei, e ora fai l’ipocrita? Gli resistette in faccia pubblicamente. Ora dovete ricordare che Pietro era una figura di primo piano nella chiesa primitiva, il portavoce principale. E senza dubbio, per il tipo di uomo che era, non gradiva affatto l’idea di essere umiliato pubblicamente. Non è meraviglioso, però, che quando la verità prevale e quando entrambi gli uomini riconoscono la verità, possano trattare il peccato come peccato e non prenderla sul personale?

Pietro, evidentemente, non la prese sul personale. Pietro sapeva che era peccato. Pietro lo riconobbe come peccato. Sono certo che Pietro riconobbe la vera spiritualità di Paolo e lo amò per questo, e così qui dice: “Il nostro amato fratello Paolo”. E in quelle parole c’è molto più di quanto si veda a prima vista. Dunque, dice: “Così come anche il nostro amato fratello Paolo, secondo la sapienza che gli è stata data”. È un’affermazione meravigliosa. Fritz Rienecker la chiama un passivo divino, “Secondo la sapienza datagli da Dio, vi ha scritto”.

Ora si sta riferendo a una lettera di Paolo. Cerca in Paolo un sostegno per il punto successivo che vuole sviluppare sul discernimento. Dice: lasciate che vi ricordi Paolo e ciò che Dio gli diede quanto a sapienza, con la quale egli vi scrisse. Di che cosa sta parlando? Che cos’è questo? Era una lettera? Ebbene, non dice che fosse una sola lettera. Non dice se fosse una lettera speciale destinata soltanto a loro. Non sappiamo neppure se fossero un gruppo facilmente identificabile. Sta semplicemente dicendo: “Paolo, secondo la sapienza che gli è stata data da Dio, vi ha scritto”.

Poi aggiunge: “Come anche in tutte le lettere”, in tutte le lettere. Di che cosa sta parlando qui? Ha in mente una lettera specifica? Se è così, non abbiamo modo di saperlo. Lasciate che provi a darvi un’opinione, d’accordo? È un’opinione piuttosto forte, ma non posso essere dogmatico. 2 Pietro fu scritta allo stesso gruppo di cristiani di 1 Pietro. Voi potreste dire: “Come lo sai?” Guardate il capitolo 3, versetto 1: “Questa, carissimi, è ormai la seconda lettera che vi scrivo”. Non è troppo difficile, vero?

E allora, a chi fu scritta 1 Pietro? Torniamo a 1 Pietro 1:1 e scopriamolo. Fu scritta a coloro che risiedono come stranieri, dispersi nel Ponto, in Galazia, Cappadocia, Asia e Bitinia, che sono eletti. Sono cristiani sparsi in tutta quell’area, perciò non possiamo essere molto precisi su quale gruppo la ricevette. A me sembra che sia andata a un gran numero di persone. Dunque qualunque gruppo abbia ricevuto 1 Pietro, ricevette anche 2 Pietro.

Tutti quei luoghi menzionati in 1 Pietro 1:1 — Ponto, Galazia, Cappadocia, Asia e Bitinia — appartengono a quella regione dell’Asia Minore. L’Asia Minore era la regione alla quale Paolo indirizzò molte lettere: Galati, Efesini — una lettera circolare che raggiunse tutti loro — e Colossesi, per esempio. Sappiamo inoltre che quelle lettere — Galati, Efesini e Colossesi — circolavano ampiamente; e, come ho detto, Efesini era una lettera circolare che raggiunse molti luoghi diversi.

Sappiamo che quelle lettere venivano condivise con altre chiese. Non c’è alcun dubbio. In Colossesi capitolo 4, versetto 16: “E quando questa lettera sarà stata letta fra voi, fate che sia letta anche nella chiesa dei Laodicesi; e voi, da parte vostra, leggete la mia lettera che viene da Laodicea”. Si scambiavano le lettere. Condividevano le lettere. Facevano circolare le lettere, e cominciarono, di fatto, a formare raccolte di quelle lettere mentre le condividevano con altre chiese.

In 1 Tessalonicesi 5:27, scrivendo ai Tessalonicesi, Paolo dice: “Vi scongiuro per il Signore di far leggere questa lettera a tutti i fratelli”. Dunque non credo davvero che possiamo dire che si tratti di una lettera specifica. Ma ciò che sta dicendo è: “Voi conoscete la sapienza di Dio data al nostro amato fratello Paolo, con la quale egli vi ha scritto, come in tutte le lettere”. Non sappiamo se si riferisca semplicemente a queste epistole, o a una di queste epistole, o a qualche altra lettera specifica che non era ispirata.

Ma mi piace il fatto che nel versetto 16 dica: “Come anche in tutte le lettere”. Dunque, io lo intenderei nel senso che si riferisce semplicemente agli scritti di Paolo. È possibile che Paolo avesse scritto una lettera specifica a questo gruppo. Ma è un gruppo così difficile da identificare che sarebbe difficile scoprire quale lettera fosse. E forse è meglio dire che conoscevano semplicemente gli scritti di Paolo.

Qual è il punto? Ebbene, sta dicendo che Paolo vi scrisse riguardo alla Seconda Venuta. Paolo vi scrisse riguardo alle glorie del cielo. Paolo vi scrisse riguardo alle glorie del cielo. Paolo vi scrisse riguardo al giorno di Dio, se non usando quel termine, certamente parlando dell’eternità. 1 e 2 Tessalonicesi, per esempio, sono i primi scritti di Paolo. Trattano ampiamente la profezia relativa alla venuta del Signore Gesù. Il secondo gruppo di lettere sarebbe Romani, Galati, 1 e 2 Corinzi; tutte contengono passi che anticipano la venuta di Gesù Cristo, passi che delineano il futuro piano di Dio per Israele e per la chiesa.

Poi la terza ondata di lettere sarebbe quella nota come le epistole della prigionia: Efesini, Colossesi, Filippesi, Filemone. Di nuovo, ci sono affermazioni riguardo al futuro, riguardo a Gesù come capo sopra tutte le cose e al modo in cui tutte le cose procedono verso un glorioso culmine e una gloriosa conclusione in Lui, la riconciliazione finale di tutte le cose. Poi l’ultima ondata, la quarta, sarebbe costituita dalle epistole pastorali: 1 Timoteo, 2 Timoteo e Tito; e perfino quelle anticipano la venuta del Signore Gesù Cristo.

Dunque Pietro sta dicendo: come Paolo ha scritto in tutte le sue lettere, compresa quella che avete, o quelle che avete, riguardo al ritorno di Cristo, alle glorie del cielo e allo stato eterno. In altre parole, qui mi appoggio a Paolo per trovare conferma. Quello che sto dicendo è stato confermato da lui. Egli scrisse riguardo al giorno del Signore. Scrisse riguardo all’eternità. Scrisse riguardo al fatto che Dio manterrà la Sua promessa, giudicherà gli empi, cambierà l’universo e instaurerà infine una gloriosa giustizia eterna.

Pietro non ha finito. Andrà più a fondo in questo. Seguite. È molto interessante, nel versetto 16: “Nelle quali vi sono alcune cose difficili da comprendere”. Ora, alcuni degli scritti di Paolo sul futuro sono difficili da comprendere. Il verbo, in realtà, significa difficili da interpretare. Notate bene questo: non impossibili. Mi avete sentito? Alcuni dicono: “Oh, non possiamo proprio saperlo. Io non prendo posizione. Non credo proprio che possiamo saperlo”.

Non dice che è impossibile. Dice che è difficile. Alcuni passi di Paolo sul Rapimento della chiesa, sul tempo della Tribolazione, sulla venuta dell’uomo del peccato, sul ritorno di Cristo nel giudizio, sulla grande epoca che chiamiamo Millennio, sul cielo eterno finale e glorioso; alcune delle cose che Paolo dice su questi temi sono difficili da comprendere, letteralmente difficili da interpretare.

Voi potreste dire: “Questo significa che Pietro non lo capiva?” No, sono certo che Pietro lo capiva per quanto poteva essere compreso. Non dice di non averlo capito. Seguite. Dice semplicemente che è difficile da comprendere, difficile da interpretare, e così i non istruiti e gli instabili lo torcono. E vi assicuro che Pietro non metteva se stesso in quella categoria insieme ai non istruiti e agli instabili. Sta dicendo che è semplicemente difficile. Perciò le persone possono essere facilmente ingannate, possono essere facilmente ingannate.

Vi dico, c’è una proliferazione senza fine di materiale scritto sulla verità profetica riguardo al futuro. Ne viene pubblicato continuamente. E naturalmente può trarre in inganno gli instabili e i non istruiti, soprattutto quando viene propagato da falsi maestri senza scrupoli. Ora, non fanno questo soltanto con la profezia. Egli dice che i non istruiti e gli instabili torcono queste cose, come fanno anche con il resto delle Scritture. Lo fanno con tutta la Bibbia. Non istruiti significa che mancano di informazione; instabili significa che, di conseguenza, sono vacillanti nel loro carattere spirituale.

I non istruiti e gli instabili diventano vittime dell’errore. Torcere, letteralmente, se la parola fosse usata in senso fisico, significherebbe mettere un corpo sul cavalletto di tortura e torcerlo. E le persone, per così dire, prendono la verità, la mettono sul cavalletto e la torcono. La stravolgono; torturano la verità. Sono venditori di fumo che raggirano la gente. La mancanza di chiarezza sulle questioni profetiche lascia spazio agli ignoranti e agli immorali per confondere la verità. E non lo fanno soltanto con la profezia, dice. Lo fanno anche con tutto il resto delle Scritture.

Ora ricordate, vero, che al versetto 3 il motivo per cui i falsi maestri negano la Seconda Venuta non è perché abbiano scoperto qualche grande verità profetica. È perché camminano secondo le proprie concupiscenze e vogliono un futuro che non li ritenga responsabili della loro immoralità. Dunque, insieme al loro torcere, pervertire e distorcere l’insegnamento sul giudizio futuro, sulla futura gloria dei santi e su tutto ciò che è implicato nella venuta di Cristo, insieme al torcere queste cose potete essere certi che torceranno anche l’insegnamento sul giudizio stesso, l’insegnamento sulla legge di Dio, l’insegnamento sulla giustizia, l’insegnamento sulla santità, l’insegnamento sul ravvedimento, l’insegnamento sulla salvezza per grazia mediante la fede; saranno antinomiani. E così distorcono ogni genere di cose.

Tra parentesi, come nota a margine, avete notato che dice che fanno lo stesso con il resto delle Scritture? Questo significa che egli chiama Scrittura ciò che Paolo ha scritto. Paolo scrisse in tutte le sue lettere, dice, parlando di questi temi profetici; sono cose difficili, difficili da interpretare, “I non istruiti e gli instabili le torcono, come fanno anche con il resto delle Scritture”. Questa è l’affermazione più netta che troviamo nelle pagine della Scrittura per confermare che gli scritti di Paolo sono Scrittura. È la testimonianza di Pietro che Paolo scrive Scrittura. E i falsi maestri la distorcono tutta. Alla fine del versetto 16: “A loro propria distruzione”, a loro propria distruzione.

Tornate per un momento al capitolo 2; lì è piuttosto chiaro. La fine del versetto 1 dice che i falsi profeti e i falsi maestri attirano su di sé una “rapida distruzione”. Il versetto 3 dice: “Il loro giudizio, da lungo tempo, non è inattivo e la loro distruzione non dorme”. Saranno distrutti insieme a quelle creature che saranno anch’esse distrutte, quelle creature irragionevoli, istintive, animalesche. Capitolo 3, versetto 7: c’è “un giorno di giudizio e di distruzione degli uomini empi”. Quattro volte la parola “distruzione”, tutte e quattro le volte riferita ai falsi maestri, ai falsi profeti e a coloro che li seguono.

In Giuda, versetto 10, dice: “Saranno distrutti come animali irragionevoli”. Il versetto 13 dice: “Per loro l’oscurità delle tenebre è stata riservata per sempre”. Ora ascoltate attentamente. Dice che quelle persone che distorcono gli insegnamenti di Paolo saranno condotte alla distruzione eterna. Lasciate che ne tragga una conseguenza. Se questo è vero, allora gli scritti di Paolo devono essere Scrittura, perché se li distorcete, ciò conduce alla dannazione eterna. Devono essere Scrittura, se qualsiasi distorsione di essi conduce alla dannazione eterna. Suona come Apocalisse 22:18 e 19, non è vero? “Se aggiungete qualcosa a questo libro, vi saranno aggiunte le piaghe che vi sono contenute, oppure se togliete qualcosa”.

Ora, riassumiamo. Il “dunque” arriva nel versetto 17: “Voi dunque, carissimi, sapendo questo in anticipo”, sapendo che cosa? “Sapendo che verranno falsi maestri che torceranno e distorceranno la Scrittura e che quindi condurranno le persone alla loro propria dannazione, poiché sapete questo in anticipo, poiché avete questa informazione, state in guardia”. State in guardia contro i falsi maestri, contro le loro eresie distruttive. È per questo che Paolo dice a Timoteo: “Sforzati di presentarti davanti a Dio come un uomo approvato”.

State in guardia. Perché? “Per non essere trascinati dall’errore di uomini senza principi”. Ecco un altro titolo per i falsi maestri. Le loro vittime sono i non istruiti e gli instabili che torcono la Scrittura. Ma quelli che guidano la distorsione sono gli uomini senza principi, i falsi maestri. Senza principi significa senza legge, senza legge. Dice: non fatevi trascinare. È la stessa parola usata in Galati 2:13, quando dice che Barnaba fu trascinato dalla loro ipocrisia. Non fatevi trascinare dal loro errore.

Questi uomini senza principi, questi uomini senza legge, questi uomini che vivono separati dalla legge di Dio e senza di essa… ascoltate, ogni volta che frequentate o ascoltate falsi maestri senza legge che distorcono la Scrittura, correte il rischio di essere sviati. Non potete sedervi in una chiesa dove qualcuno torce e distorce la Scrittura senza correre il rischio di essere sviati.

Non potete sedervi in un istituto universitario, che si definisca cristiano o no, e ascoltare persone che distorcono la Scrittura senza correre il rischio di essere sviati. Non potete andare in un seminario solo per la sua reputazione accademica, sedervi lì e ascoltare continuamente l’errore senza correre il rischio di essere sviati da uomini senza principi, senza legge. Solo la verità santifica. Solo la verità produce giustizia.

Dovete dunque avere discernimento. Fine del versetto 17: “Oppure potreste cadere dalla vostra propria saldezza”. Letteralmente, cadere fuori da. Potreste essere sedotti e cadere fuori dalla vostra propria saldezza. Che cosa significa quella parola, saldezza? Fermezza. È l’opposto di instabile, l’esatto opposto di instabile. Pietro ha in mente una posizione salda nella verità, il rimanere fermi.

Ricordate quando Paolo scrisse 1 Timoteo. Alla fine del primo capitolo parlò di Imeneo e Alessandro, che avevano condotto alcune persone al naufragio quanto alla fede, facendole cadere dalla saldezza. Non sta parlando di perdere la salvezza; la salvezza è eterna. Ma cadete dalla vostra stabilità, cadete dalla vostra saldezza nella dottrina, nella verità, nella convinzione, nella fiducia. Dunque Pietro dice: “Guardate, vivere alla luce del nostro destino eterno richiede discernimento”.

Paolo scrisse tutte queste cose riguardo alla Seconda Venuta. Verranno falsi maestri, chiamati uomini senza principi, e prenderanno queste cose difficili da interpretare, le torceranno, le distorceranno e, con quel torcere e distorcere, svieranno persone che a loro volta torceranno e distorceranno altre parti della Scrittura e cadranno dalla loro saldezza nella confusione, nella doppiezza d’animo, nel dubbio, nel caos.

Non lasciate che accada. Vivete alla luce del vostro destino eterno con discernimento, “Guardatevi”, dice, “guardate voi stessi”. State in guardia. L’unico modo per farlo è studiare la Scrittura e presentarvi davanti a Dio come persone approvate. Così aggiunge il discernimento all’evangelizzazione, alla purificazione, alla pace e all’attesa.

In breve, ne restano due nel versetto 18, molto semplici. Il sesto elemento è la crescita, versetto 18: “Ma crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo”. Sta dicendo che, mentre aspettate, mentre attendete la vostra gloria eterna, dovete crescere in vista di essa. Paolo aveva detto: “Non siate più bambini sballottati qua e là e trasportati da ogni vento di dottrina mediante le astute e scaltre macchinazioni di Satana”, Efesini 4:14.

Pietro lo aveva detto in 1 Pietro 2:2, “Come bambini, desiderate il puro latte della Parola affinché per mezzo di esso possiate crescere”. E così qui ci ricorda semplicemente che, dal momento che trascorreremo l’eternità con il Signore Gesù, dobbiamo crescere nella grazia e nella conoscenza di Lui. Il verbo auxanō significa crescere nella sfera della grazia mediante la conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.

Come acquisiamo quella conoscenza? Imparando a conoscerLo meglio attraverso lo studio della Parola, attraverso un’intima comunione con Lui. Tutto questo significa una conoscenza sempre più profonda di Cristo. Paolo gridò: “Affinché io possa conoscerLo”. La grazia è la sfera della nostra crescita. La conoscenza è la componente di quella crescita.

Nella sfera della grazia, dove Dio perdona il nostro peccato e passa sopra alle nostre debolezze, ci nutriamo della Parola di Dio e viviamo in comunione con il Cristo vivente, e così cresciamo nella conoscenza di Lui, nella sfera della grazia che tratta i nostri fallimenti e le nostre mancanze. Questa è una salvaguardia essenziale. Se devo stare in guardia, dovrò crescere nella conoscenza del Signore e Salvatore Gesù Cristo.

Notate, per favore, che Egli è sia Signore sia Salvatore. Non soltanto Salvatore e non soltanto Signore. Questa è una salvaguardia essenziale. Se devo vivere alla luce della mia gloria eterna, allora, in questo preciso momento, mentre vivo la mia vita in questo mondo, cerco, nella sfera della compassione, della misericordia e della grazia di Dio, una conoscenza sempre più profonda della pienezza della persona di Cristo, sia nella Sua signoria sia nella Sua opera salvifica. Questo è l’unico modo in cui posso evitare di essere sviato.

E c’è un’ultima parola mentre Pietro conclude, ed è adorazione. Adorazione. Dice: “A Lui sia la gloria, ora e fino al giorno dell’eternità. Amen”. Questo richiede semplicemente adorazione. Richiede semplicemente che Lo adoriamo. DateGli gloria ora e per tutta l’eternità. Paolo aveva detto: “Qualunque cosa facciate, fate tutto alla gloria di Dio”. Dobbiamo vivere alla Sua gloria. Paolo aveva scritto agli Efesini e aveva detto che Dio deve ricevere gloria, Cristo deve ricevere gloria attraverso la chiesa. Questo significa attraverso di voi. Dobbiamo vivere a lode della Sua gloria.

C’è però una verità meravigliosa qui, una verità che non si può fare a meno di sottolineare, “A Lui sia la gloria”. Chi è Lui? Il nostro Signore e Salvatore, Gesù Cristo, è ovviamente Colui a cui si riferisce quel “Lui”. Questo è molto importante, amici. La gloria appartiene a Dio. La gloria appartiene a Dio e a Dio soltanto. L’Antico Testamento dice che Dio ha detto: “La Mia gloria non la darò a un altro”. E qui lo Spirito Santo sta dicendo: date gloria a Gesù Cristo. Che cosa ci dice questo? È una grande affermazione della divinità di Gesù Cristo, della Sua uguaglianza con Dio.

In Giovanni capitolo 5, versetto 23, c’è quell’affermazione così importante, “Affinché tutti onorino il Figlio proprio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio non onora il Padre che Lo ha mandato”. Sono uguali. Romani 11:36 è una grande dossologia rivolta a Dio; Giuda 25, una grande dossologia rivolta a Dio; 2 Pietro 3:18, una grande dossologia. Doxa è la parola che significa gloria, una grande dossologia rivolta al Signore Gesù Cristo. Concludiamo dunque che Dio e Cristo, entrambi divini, sono degni della nostra lode. Cristo deve essere uguale a Dio, degno di gloria.

Come vivo, dunque? Come vivo alla luce del fatto che un giorno entrerò nell’eternità e vivrò per sempre nel giorno di Dio, il giorno dell’eternità, il nuovo cielo e la nuova terra nei quali dimora eternamente la giustizia? Come vivo, in questa vita, alla luce di tutto questo? Pietro dice: che tipo di persone dovreste essere, a quale livello di eccellenza dovreste vivere?

Ed egli risponde alla propria domanda. Dovreste vivere nell’attesa. Dovreste vivere nella pace, cioè in perfetta pace, perché siete certi che il giorno del Signore passerà oltre voi proprio come fece l’angelo della morte, e voi entrerete nel giorno di Dio. Dovreste vivere nella purificazione, essendo sia senza macchia sia irreprensibili. Dovreste vivere nell’evangelizzazione, rendendovi conto che, per usare bene il tempo che avete, è essenziale predicare il vangelo ai perduti.

Dovreste vivere con discernimento. Vale a dire, essere molto attenti e stare in guardia, perché nessuno, sopraggiungendo e distorcendo la verità divina, vi allontani dalla vostra saldezza. Dovreste continuare a maturare, crescendo continuamente nella conoscenza di Cristo nella sfera della grazia. E dovreste vivere nell’adorazione, vivendo, per così dire, una dossologia, essendo strumenti di lode al Dio della gloria, al Cristo della gloria che ha preparato per voi il giorno dell’eternità. Ecco dunque come viviamo alla luce del nostro glorioso futuro. Chiniamoci insieme in preghiera.

Che sorta di persone dovremmo essere? Padre, lo sappiamo. Imprimi queste grandi verità nei nostri cuori per amore di Cristo e della Sua gloria. Amen.

FINE

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