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Aprite con me le vostre Bibbie questa sera, mentre studiamo insieme la Parola di Dio, a 2 Pietro capitolo 3. Torniamo alla nostra serie sulla certezza della seconda venuta. E questa, tra l’altro, è la terza parte di quella serie. 2 Pietro capitolo 3. Come cristiani, è ovvio per tutti noi che, in base alla rivelazione della Scrittura, attendiamo il ritorno di Gesù Cristo. Ma credo che sia qualcosa di più di una semplice parte della nostra teologia. È anche un’attesa che portiamo nel cuore.

Come credenti, aneliamo al giorno in cui il Signore Gesù tornerà per prendere i Suoi e portarli con Sé, e poi per giudicare i peccatori del mondo, stabilire il Suo regno e introdurre la giustizia eterna. Per tutti coloro che invocano veramente il nome di Gesù Cristo, una speranza del genere è centrale per la loro fede. Ma gli schernitori e i beffardi che attaccano il cristianesimo ridicolizzano continuamente una dottrina e un’attesa del genere.

Qui, in questo capitolo, vediamo che proprio questo scherno è l’argomento di cui Pietro sta parlando. Ricorderete certamente il versetto 3: gli schernitori che vengono con i loro scherni; e al versetto 4 dicono: “Dov’è la promessa della Sua venuta?”. Uno dei principali attacchi dei falsi insegnanti, degli schernitori e dei beffardi nel corso dei secoli è stato rivolto alla dottrina del ritorno di Gesù Cristo. Per un momento, supponiamo che abbiano ragione. Supponiamo che Gesù non torni. Supponiamo che Gesù, in realtà, non sia mai risorto dai morti e che, quindi, non possa tornare perché è morto.

Pensate alle conseguenze. Ciò che è sbagliato non verrebbe mai raddrizzato. L’ingiustizia di questo mondo non verrebbe mai sostituita dalla giustizia e dall’equità. La sofferenza non riceverebbe mai ricompensa in questo mondo. La maledizione che grava su questo mondo non verrebbe mai rimossa. Il paradiso sarebbe perduto e mai riconquistato. E la speranza del cuore umano in una vita migliore non sarebbe altro che un sogno irrealizzabile. Il desiderio di un mondo migliore sarebbe un’illusione.

Se non c’è altro che questo, un mondo malvagio in deterioramento che va di male in peggio, e non c’è alcun cambiamento da attendere, nessuna modifica, nessuna trasformazione, nessun mondo migliore, nessuna vita migliore, nessuna fine al dolore, nessuna fine alla malattia, nessuna fine alla morte, nessuna fine alla delusione. Se tutto questo è vero, allora il peccato regna, Satana vince e l’universo continua sul cammino della propria distruzione. E a quale scopo? Che genere di scherzo crudele sono questa vita e questo mondo?

La vera domanda è: potremmo sopportare una convinzione del genere? Potremmo commettere una sorta di suicidio dell’anima e credere che non ci sarà mai una vera soluzione, che nulla verrà mai rimesso a posto? Possiamo davvero accettare il punto di vista degli schernitori senza distruggere ogni speranza e rendere assurda l’esistenza umana? I falsi insegnanti dei giorni di Pietro erano arrivati, nelle loro eresie, al punto di attaccare apertamente la dottrina della seconda venuta. Tra i loro insegnamenti eretici, il culmine sembra essere stato la negazione del ritorno di Gesù Cristo.

Probabilmente questo comportava anche la negazione della Sua risurrezione fisica, letterale e corporea. Ma certamente negavano che Egli sarebbe mai tornato. Quella negazione coronava tutte le altre negazioni che erano parte integrante della loro eresia. La negazione della seconda venuta, a quanto pare, rappresentava il culmine della loro dottrina distorta e del loro rifiuto della Scrittura. E poiché Pietro scriveva questa seconda epistola per affrontare i falsi insegnanti, nel capitolo 3 deve dunque affrontare proprio questo, il culmine del loro falso insegnamento.

Ricordate che nel capitolo 1 Pietro ci ha dato alcune salvaguardie contro i falsi insegnanti. Salvaguardie come vivere una vita santa sotto l’autorità della Parola di Dio; salvaguardie come essere certi di essere veramente salvati e conoscere la propria condizione spirituale. Poi, nel capitolo 2, ci ha descritto i falsi insegnanti in grande dettaglio, perché potessimo riconoscerli. E ora, nel capitolo 3, difende la fede contro il loro errore più importante: l’attacco al ritorno di Gesù Cristo.

Quando arriviamo al capitolo 3, cominciamo subito ad affrontare la questione. Ricordate: Pietro ha aperto questo capitolo concentrandosi, nei versetti da 1 a 9, sul dibattito tra gli schernitori e coloro che insegnano la verità. Poi formula un’affermazione esplicita sul ritorno di Cristo. E quindi, nei versetti da 11 a 18, conclude il capitolo parlando delle implicazioni pratiche del ritorno di Cristo. Dunque i primi nove versetti mostrano il dibattito tra gli schernitori e coloro che proclamano la verità. Il versetto 10 afferma la verità, e poi i versetti da 11 a 18 ne delineano le implicazioni.

Nei versetti 1 e seguenti cominciamo con gli argomenti degli schernitori contro la seconda venuta. Al versetto 3 gli schernitori scherniscono; al versetto 4 dicono: “Dov’è la promessa della Sua venuta?”. E si servono di diversi argomenti. Il primo è l’argomento del ridicolo. Sono schernitori e scherniscono. Mettono in ridicolo chiunque creda in una dottrina tanto stolta. Questo è l’attacco emotivo. Fa leva sui sentimenti. Alcuni cristiani di quel tempo, ricorderete, si aspettavano che Gesù fosse già tornato. E poiché non era venuto, cominciavano a domandarsi se, in qualche modo, non avrebbe mantenuto la Sua parola.

I loro dubbi offrivano agli schernitori e ai beffardi il terreno su cui attaccarli. E siccome stavano già lottando interiormente: “Dov’è Gesù, perché non è ancora venuto? Alcuni di noi stanno già morendo; che cosa succederà? I cristiani che stanno morendo si perderanno il Rapimento? Non viene? Dov’è il Signore? Pensavamo che sarebbe venuto durante la nostra vita”. Facendo leva proprio su quelle emozioni, lo schernitore si limita a deridere una convinzione che considera così stolta.

In secondo luogo, l’argomento morale. Vi ho fatto notare che il vero problema qui, al versetto 3, è che negano la venuta di Cristo perché vogliono seguire le proprie concupiscenze. In altre parole, la loro dottrina secondo cui non ci sarà alcuna seconda venuta nasce dal fatto che non vogliono dover rendere conto a nessuno; non vogliono mai dover rispondere a Dio della vita che conducono. E poiché vogliono vivere una vita immorale, dominata dalle concupiscenze, non vogliono alcuna responsabilità; così negano il giudizio e, di conseguenza, la venuta di Cristo. Questo è l’approccio morale. L’approccio emotivo; l’approccio morale.

Il loro terzo argomento è quello dell’uniformità. Alla fine del versetto 4 fanno questa affermazione assurda: “Da quando i padri si sono addormentati, tutte le cose continuano come dal principio della creazione”. Dicono che Dio non è mai intervenuto in giudizio, dunque perché dovremmo credere che lo farà in futuro? Non l’ha mai fatto. Questo è l’argomento intellettuale. Guardano la storia e, nella loro cecità, nella loro cecità volontaria, dicono: “Ebbene, non c’è mai stato un giudizio, quindi non ce ne sarà mai uno”. Così, nel negare la venuta di Cristo, adottano un approccio emotivo, un approccio morale e un approccio storico.

Ricordiamo anche il secondo punto, cioè gli argomenti dei santi a favore della seconda venuta. Dall’altra parte, il primo argomento dei santi è l’argomento tratto dalla Scrittura, versetti 1 e 2. Egli dice loro: “Voglio che ricordiate—” versetto 2 “—le parole dette in precedenza dai santi profeti”, questo è l’Antico Testamento, “e il comandamento del Signore e Salvatore trasmesso dai vostri apostoli”. Questo è il Nuovo Testamento. Ricordate: la seconda venuta è insegnata nell’Antico e nel Nuovo Testamento; questo è l’argomento tratto dalla Scrittura. Qualunque cosa dicano gli schernitori, la Bibbia la insegna.

In secondo luogo, c’è l’argomento tratto dalla storia, versetto 5. Egli dice che gli schernitori dimenticano volontariamente che Dio ha già giudicato. E dai versetti 5 a 7 parla del giudizio mediante l’acqua che si abbatté sul mondo, il giudizio ai giorni di Noè. Come possono dire che Dio non è mai intervenuto con una distruzione devastante? Ignorano volontariamente il Diluvio. L’argomento dell’uniformità è assurdo. È un rifiuto deliberato della verità. Scelgono quella convinzione semplicemente perché non vogliono rendere conto del proprio peccato, non perché la storia la confermi.

In terzo luogo, l’argomento tratto dall’eternità, al versetto 8. Il fatto che il Signore non sia ancora venuto non significa che non verrà. Non significa che sia in ritardo, perché per il Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno. Dio non opera secondo un calendario come il nostro; opera secondo una prospettiva eterna. Non potete confinare Dio entro un calendario umano. E così, secondo l’argomento tratto dall’eternità, a voi può sembrare che Dio abbia ritardato la Sua venuta. Ma ricordate: per Lui un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno; quindi Dio non è affatto in ritardo, non sta indugiando. Il Dio eterno non è confinato dal tempo.

E poi, in quarto luogo, l’argomento tratto dal carattere di Dio, l’argomento tratto dal carattere di Dio. Lo troviamo al versetto 9. Loro dicono: “Dov’è? Dov’è? Ha promesso che sarebbe venuto. Dov’è?”. E Pietro, al culmine della sua argomentazione, dice questo, versetto 9: “Il Signore non ritarda l’adempimento della Sua promessa, come alcuni reputano che faccia, ma è paziente verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento”.

Pietro dice che il ritardo non è un ritardo dovuto all’indifferenza, non è un ritardo dovuto all’impotenza. Non è un ritardo dovuto alla distrazione; è un ritardo dovuto alla pazienza. Se Dio aspetta, aspetta perché la Sua pazienza Lo porta ad aspettare, perché non vuole che alcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento. Ora, questo versetto così, così importante deve occupare i nostri pensieri, affinché possiamo comprenderlo con attenzione. E voglio che seguiate attentamente nella vostra Bibbia mentre ricaviamo la verità contenuta in questo grandissimo versetto.

Prima affermazione: “Il Signore non ritarda l’adempimento della Sua promessa”. È un’affermazione molto significativa. Il fatto che sia trascorso tanto tempo da quando Gesù camminava sulla terra richiede una spiegazione. Perfino al tempo in cui Pietro scriveva, erano passati solo pochi anni da quando Gesù aveva detto che sarebbe tornato. Già si domandavano perché non fosse ancora tornato. Speravano davvero che sarebbe accaduto durante la loro vita. Anche Paolo lo lascia intendere.

Ora, Pietro sapeva che sarebbe morto prima della venuta di Gesù, perché in Giovanni 21 Gesù gli aveva detto che sarebbe morto. Quindi sapeva che non sarebbe vissuto fino al ritorno di Cristo. Ma molti credenti presumevano che loro sarebbero stati ancora in vita. E Gesù non era venuto. Così si domandavano: perché non è ancora venuto? Eccoci qui, duemila anni dopo, e per noi la domanda è ancora più pertinente; potremmo porcela anche noi.

È passato moltissimo tempo, non soltanto uno o due decenni, ma un millennio, e Lui non è venuto. Poi un altro millennio, e Lui non è venuto. E ci stiamo avvicinando ai duemila anni: dov’è? Eppure la promessa della Scrittura è chiara: 23 dei 27 libri del Nuovo Testamento ci dicono che Egli viene. Nel Nuovo Testamento ci sono 260 capitoli e 300 riferimenti al ritorno di Cristo. Quindi il messaggio è chiaro: Egli viene, Egli viene.

Perché non è già venuto? A questo Pietro risponde: “Non è in ritardo”. Quella parola significa tardare. Può anche significare indugiare. Egli non indugia, non perde tempo, non è lento, non è in ritardo. Non è la lentezza dell’impotenza, non è la lentezza dell’indifferenza, non è la lentezza della distrazione, non è la lentezza dell’apatia. Egli non è in ritardo.

Ricordate che in Galati 4 si legge: “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò Suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare quelli che erano sotto la legge”, vero? Dio fa ogni cosa nella pienezza del tempo. Fa ogni cosa secondo il programma stabilito, al momento giusto. Non è lento. Non è troppo rapido. Non è in anticipo. Non è in ritardo. È puntuale.

In Ebrei 10:23 si legge: “Colui che ha fatto le promesse è fedele”. E al versetto 37 si legge: “Ancora un brevissimo tempo, e Colui che deve venire verrà”. Verrà secondo il programma stabilito. Non è lento. Non indugia. Non sta sprecando il tempo. Verrà. Infatti, ricordate Tito 1:2: “Dio, che non può mentire”; Ebrei 6:18 dice: “È impossibile che Dio menta”. In Apocalisse 19:11, Cristo viene indicato come Colui che è Fedele e Verace. Dio è fedele. Dio mantiene la Sua Parola, e così fa Cristo.

Dunque Pietro nega categoricamente che il Signore stia ritardando la Sua venuta per indifferenza, apatia o impotenza. Nega che il Signore sia in ritardo nell’adempimento della Sua promessa. Può sembrare in ritardo agli schernitori, e può sembrare in ritardo ad alcuni credenti timorosi e preoccupati, ma non è in ritardo. È ancora perfettamente nei tempi previsti. Pensieri del genere sono puramente umani, e Pietro lo dice: “Il Signore non ritarda l’adempimento della Sua promessa, come alcuni reputano che faccia”.

Alcuni, sul piano umano, potrebbero vederla così: alcuni schernitori, alcuni beffardi e alcuni credenti ignari che finiscono per credere alle menzogne dei falsi insegnanti. A quanto pare, alcuni credenti non riuscivano a comprendere il versetto 8, che nella prospettiva del Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno, e cadevano vittime degli scherni e delle beffe, cominciando a credere che il Signore fosse lento. Ma Pietro dice che Egli non è lento, come invece ritengono alcuni schernitori e, a quanto pare, alcuni credenti ignari.

L’apparente ritardo di Dio non è dovuto ad alcuna mancanza da parte Sua. Pietro lo dice in modo molto preciso: “Ma è paziente verso di voi”. Ed ecco il pensiero chiave di tutto questo brano. L’apparente ritardo non è dovuto a una mancanza. È dovuto al carattere di Dio. Questa è la conclusione dell’argomentazione di Pietro. Dopo aver argomentato sulla base della Scrittura nei versetti 1 e 2, della storia nei versetti da 5 a 7 e dell’eternità di Dio nel versetto 8, ora argomenta sulla base del carattere di Dio. Egli è paziente. E aspetta pazientemente prima della seconda venuta.

Ora tenete bene a mente questo, cari. La seconda venuta di Gesù Cristo è principalmente un evento di giudizio. Lo capite, vero? È principalmente un evento di giudizio. Noi attendiamo il ritorno di Cristo perché prenda i Suoi e li porti con Sé. Ma quello, in realtà, è un evento speciale che precede il giorno del Signore, nel quale Gesù porta via i Suoi. In effetti, non scende fino alla terra; noi Lo incontriamo in cielo, non è vero?

Lo incontriamo nell’aria, nel primo cielo. Egli non torna davvero fino alla terra finché non viene per giudicare. Quindi il motivo per cui la Sua venuta sembra tardare è che Egli è così paziente con i peccatori: rimanda, rimanda e rimanda il giudizio, perché ha stabilito di farlo, perché è paziente.

Ci sono diversi passi della Scrittura che richiedono la nostra attenzione. Romani 2:4 dice: “Disprezzi forse le ricchezze della Sua bontà, della Sua tolleranza e della Sua pazienza, non riconoscendo che la bontà di Dio ti spinge al ravvedimento?”. E lì Paolo sta dicendo che Dio ha effettivamente posto i Suoi piani di giudizio nel futuro, affinché nel tempo presente possa mostrare pazienza verso i peccatori, così che si ravvedano. Sta dando alle persone tempo per il ravvedimento.

Romani 9:22 ci offre un’altra prospettiva sul carattere di Dio. Dice: “Ha sopportato con molta pazienza dei vasi d’ira preparati per la distruzione”. Egli è davvero molto paziente. In 1 Pietro capitolo 3, al versetto 20, siamo riportati ai giorni di Noè. E si dice che “gli uomini ai giorni di Noè furono disubbidienti, mentre la pazienza di Dio continuava ad aspettare”. Quanto aspettò Dio? Quanto fu paziente? Per centoventi anni Noè costruì un’arca e predicò il ravvedimento, e Dio fu paziente, paziente, paziente, concedendo agli uomini il tempo di ravvedersi.

E ora, nel nostro stesso capitolo, 2 Pietro capitolo 3, guardate il versetto 15. Pietro dice: “Considerate la pazienza del nostro Signore come salvezza”. È in vista della redenzione che Dio è paziente. È per il ravvedimento e la salvezza che Dio aspetta. Così gli schernitori vedono il ritardo come un difetto, mentre Pietro lo presenta come una virtù. Ora, ricordate che la seconda venuta di Gesù Cristo è un tempo di giudizio finale, devastante, totale e mondiale, che porterà tutti gli empi alla condanna e alla dannazione nell’inferno eterno.

Ma “Dio”, dice Gioele 2:13, “è lento all’ira ed è grande in misericordia”. Luca 15:20 dice che “è pronto a mostrare misericordia”. Eppure Dio tiene nella Sua mano il potere di uccidere, il potere di distruggere, il potere di gettare nell’inferno eterno. Egli solo possiede quel potere, e per Lui uccidere un intero mondo di persone è facile quanto formulare un pensiero. Ma Egli è paziente prima di distruggere.

Pensate alla Sua pazienza. Egli sopporta con grandissima pazienza innumerevoli adulteri, omicidi, menzogne, fornicazioni, furti, inganni, infinite violazioni della Sua legge. Sopporta bestemmie contro il Suo nome, dissolutezze, sfida, opposizione alla Sua santa volontà sovrana. Sopporta le parole sconsiderate di chi bestemmia. Sopporta tutto questo ed è paziente, paziente, paziente. Avrebbe ogni diritto di distruggere il peccatore la prima volta che commette un peccato. In Esodo 34, al versetto 6, si dice di Dio: “Il Signore, il Signore Dio, misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di benevolenza”. Questo, tra l’altro, viene ripetuto spesso nell’Antico Testamento.

Ed è vero, purtroppo, che quanto più Dio, nella Sua divina compassione e misericordia, sopporta pazientemente le nostre iniquità, tanto più gli uomini malvagi si approfittano di quella pazienza. Così, pur desiderando davvero e intensamente la salvezza del peccatore, Dio è paziente e gli concede il tempo di ravvedersi. Pur essendo certamente paziente verso gli eletti, Dio è paziente con tutti.

Prendete l’analogia di Noè. Dio fu paziente soltanto con Noè? Fu paziente soltanto con la moglie di Noè? Fu paziente soltanto con i tre figli di Noè e le loro tre mogli? Con le otto anime che furono redente? Certamente no. Erano sicuramente giunti alla fede e alla salvezza anni prima che venisse il Diluvio, e Dio, anche dopo che erano diventati credenti, manifestò una grande pazienza verso i peccatori che alla fine avrebbe dovuto distruggere.

Così, come vi ho letto in 1 Pietro capitolo 3, versetto 20, la pazienza di Dio continuò ad aspettare ai giorni di Noè durante la costruzione dell’arca, nella quale poche persone, cioè otto, furono salvate attraverso l’acqua. Molto tempo dopo che gli otto erano al sicuro, per così dire, nell’ovile della fede, Dio continuava ad aspettare pazientemente che i peccatori si ravvedessero. Dio per natura è compassionevole, Dio per natura è pieno di grazia, misericordioso, amorevole, benevolo, pronto a perdonare, e Dio è Salvatore.

In Luca capitolo 13 c’è un versetto interessante, il versetto 3: “No, vi dico; ma se non vi ravvedete, perirete tutti allo stesso modo”. Gesù pronunciò queste parole, e sta dicendo che la via che conduce alla perdizione è la via di un cuore impenitente. La via che conduce alla dannazione è la via di un cuore che non si ravvede, un cuore che rifiuta Gesù Cristo e rimane aggrappato al peccato.

Ci sono altre persone che guardano questo versetto e dicono: “Ebbene, se Dio non vuole che alcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento, allora nessuno perirà e tutti giungeranno al ravvedimento”. Noi chiamiamo queste persone universalisti, e loro pensano che tutti saranno salvati. Ma se tutti saranno salvati, allora tutto l’insegnamento della Bibbia sul giorno del Signore è una menzogna, perché dice che quando verrà il giorno del Signore i peccatori saranno distrutti.

Quindi vi dico questo: io credo nell’elezione sovrana di Dio. Credo nella predestinazione dei credenti alla vita eterna. Ma credo anche che chi va all’inferno ci vada perché ha fatto una scelta ed è responsabile del proprio rifiuto e del proprio cuore impenitente. Dio deve armonizzare queste cose; io non posso. Ma so che il cuore di Dio si spezza quando i peccatori rifiutano di ravvedersi.

Ora, qui c’è ovviamente un paradosso, perché alla fine Dio fa valere la Sua santa giustizia. C’è un punto in cui la Sua misericordia, la Sua grazia, la Sua compassione, la Sua tolleranza e la Sua pazienza finiscono. È vero nella vita di ogni individuo. Dio può essere paziente e concedere a un uomo sessant’anni, ma al sessantesimo anno tutto finisce ed egli muore senza essersi ravveduto, senza aver creduto in Cristo. Dio può concedere a una donna settant’anni, ma al settantesimo tutto finisce. Dio può concedere a una civiltà un certo numero di anni, e poi una catastrofe devastante può spazzare via una grande parte della sua popolazione.

E Dio concederà al mondo un certo tempo, ma, come dice Genesi 6: “Il Mio Spirito non contenderà per sempre con l’uomo”. E dopo centoventi anni di predicazione venne il Diluvio, e tutto finì. Alla fine, in modo definitivo, la giustizia, la santa giustizia di Dio, destinerà gli uomini e le donne increduli all’inferno. Egli lo decreta, benché non sia il desiderio del Suo cuore. E lo fa perché gli uomini rifiutano ciò che viene loro offerto.

La Scrittura lo dice. Giuda 4: “Egli destinerà i malvagi al giorno del giudizio, uomini empi che sono stati preordinati a questa condanna”. Gli empi che persistono nell’empietà e nell’impenitenza sono preordinati alla dannazione. Il ravvedimento e la fede in Gesù Cristo sono l’unica via alla salvezza: abbandonare il peccato e ricevere Cristo come Signore e Salvatore. E, come vi ho letto in Romani 2:4, Dio è paziente affinché i peccatori possano ravvedersi. Dio è paziente affinché i peccatori possano ravvedersi. Così dice Pietro. Quattro argomenti, quattro argomenti a favore della venuta di Cristo.

L’argomento tratto dalla Scrittura dice che Egli viene. L’argomento tratto dalla storia dice che Egli ha giudicato in passato: esiste un precedente. L’argomento tratto dall’eternità dice che, se vi sembra che sia passato molto tempo, ricordate che lo è per voi, ma non per Lui. E l’argomento tratto dal carattere dice che Egli viene, e il motivo per cui aspetta così a lungo è che è tanto paziente da concedere ai peccatori il tempo di ravvedersi; perché non desidera che gli empi siano dannati, benché alla fine lo decreti.

Sulla base di questi quattro argomenti, Pietro afferma poi la venuta di Cristo al versetto 10. Guardate il versetto 10. Questo è il risultato di quegli argomenti, l’affermazione conclusiva: “Ma il giorno del Signore verrà come un ladro; in quel giorno i cieli passeranno con fragore, gli elementi saranno distrutti dal calore intenso e la terra e le opere che sono in essa saranno arse”. Che affermazione! Il giorno del Signore verrà.

Il giorno del Signore, ricordate, è un termine tecnico che indica il giudizio culminante di Dio, che viene per porre fine a quest’epoca e a questo mondo così come lo conosciamo. I profeti dell’Antico Testamento lo videro come un giorno di tenebre e dannazione senza pari, un giorno in cui il Signore sarebbe intervenuto in modo decisivo per rivendicare l’onore del Suo nome, distruggere i Suoi nemici, rivelare la Sua gloria e stabilire il Suo regno.

E sia che guardiate Isaia capitolo 2 o capitolo 13; sia che guardiate Ezechiele capitolo 13 o capitolo 30; sia che guardiate Gioele capitolo 1, capitolo 2; Amos capitolo 5; sia che guardiate, nell’unico capitolo di Abdia, il versetto 15; Sofonia capitolo 1; Zaccaria capitolo 14; Malachia capitolo 4: ovunque guardiate e vediate dispiegarsi il giorno finale del Signore, lo vedete come un tempo di giudizio.

Alcuni profeti indicano che avrà dei segni preliminari e quindi ne scrivono. Alcuni scrivono di come sarà quando arriverà e di come continuerà, e alcuni parlano di ciò che accadrà dopo che sarà terminato. Ma tutti i profeti lo vedono come un giorno di giudizio e di rovina. Lo stesso vale per gli scrittori del Nuovo Testamento. Ogni volta che gli scrittori del Nuovo Testamento usano quell’espressione, il giorno del Signore, è un’espressione che incute timore.

In 1 Tessalonicesi capitolo 5, versetto 2: “Voi stessi sapete molto bene che il giorno del Signore verrà proprio come un ladro nella notte. E mentre la gente dirà: Pace e sicurezza, allora una rovina improvvisa verrà loro addosso”. È un tempo di devastazione e distruzione. 2 Tessalonicesi capitolo 2, versetto 2: il giorno del Signore verrà e, anche qui, è associato al male. È preceduto da un’apostasia, da un uomo dell’iniquità, l’Anticristo, il figlio della perdizione o della distruzione.

Prima, nella stessa epistola, il primo capitolo descrive l’evento stesso: “Quando il Signore Gesù verrà dal cielo—” versetto 7 del capitolo 1 “—con gli angeli della Sua potenza e in un fuoco fiammeggiante, infliggendo la giusta punizione a coloro che non conoscono Dio e di coloro che non ubbidiscono al vangelo del nostro Signore Gesù; essi subiranno la pena di un’eterna distruzione”. È sempre un tempo di giudizio. Quando Gesù ne parlò in Matteo 24, l’enfasi era sulla devastazione, oltre che sul radunamento degli eletti.

Dunque Pietro dice che verrà; questo termine tecnico descrive il giorno del giudizio, e verrà, dice, come un ladro. Che cosa vuol dire? Sarà un arrivo a sorpresa, un’irruzione improvvisa, se volete. Improvviso, inaspettato, disastroso per chi non è preparato. E il verbo, tra l’altro, ha valore di presente. Potrebbe essere letto così: “Il giorno del Signore sarà arrivato come un ladro”.

Non sappiamo quando. Nessuno conosce il giorno né l’ora. Non sta a noi saperlo, ma ogni generazione vive nella consapevolezza che potrebbe accadere in qualsiasi momento. E così Pietro dice che viene; è inevitabile. Poi ne descrive il carattere. Guardate il versetto 10: “In quel giorno, quando verrà, i cieli passeranno con fragore”. È un’immagine così drammatica. Mi ricorda, e forse ricorda anche a voi, l’insegnamento del nostro Signore in Matteo 24; e non voglio entrare nei dettagli perché lo abbiamo già studiato quando abbiamo studiato Matteo 24.

Ma al versetto 35 si legge: “Il cielo e la terra passeranno”. Sono parole di Gesù. “Il cielo e la terra passeranno”. In Luca 21:33 viene detta la stessa cosa. In Marco 13:31 viene detta la stessa cosa. Nel libro dell’Apocalisse troviamo maggiori dettagli. Apocalisse capitolo 6, versetto 14: “Il cielo si ritirò come una pergamena che si arrotola, e ogni montagna e ogni isola furono rimosse dal loro posto”. Tutta la terra e il cielo sono sconvolti. “Le stelle del cielo—” versetto 13 “—caddero sulla terra, come un fico lascia cadere i suoi frutti acerbi quando è scosso da un gran vento. Il sole diventò nero come un sacco di crine e la luna diventò come sangue”. I cieli cominciano semplicemente a disintegrarsi completamente.

Che cosa intende per i cieli? L’universo fisico e visibile, la volta immensa. Il cielo con tutto ciò che contiene. Nell’ebraico antico non sembra che esistesse un concetto, e neppure una parola, per “universo”; parlavano semplicemente dei cieli. Ma qui significa che l’intero universo passerà.

Notatelo bene. Non sarà opera dell’uomo, né sarà il risultato del naturale corso delle cose. Non sarà una distruzione provocata dall’uomo perché qualcuno sgancia una bomba atomica, e non sarà una qualche catastrofe ambientale perché abbiamo danneggiato troppo lo strato di ozono con lacca per capelli e deodorante. Non sarà così. Sarà l’intervento di Dio. Dio lo distruggerà. L’intero universo scomparirà.

Alcuni hanno cercato di collocare questo evento alla fine della Tribolazione, prima del regno millenario. Non è possibile, perché qui avete la distruzione dell’intero universo. Infatti, in Isaia 34:4 si legge: “Tutto l’esercito dei cieli si dissolverà e il cielo sarà arrotolato come una pergamena; tutto il loro esercito appassirà come una foglia appassisce dalla vite”.

Riuscite a immaginare? Se srotolate una pergamena e poi la lasciate andare, si arrotola di nuovo. L’intero universo semplicemente si arrotola. E lo fa con fragore. Una parola interessante. La parola è rhoidzēdon. È una parola onomatopeica, una di quelle parole il cui suono richiama il significato. Vuol dire “con un sibilo, con un fischio, o con il crepitio di oggetti consumati dalle fiamme”. Il rumore sarà assolutamente assordante. Il fragore di un fuoco diverso da qualsiasi cosa possiate immaginare, mentre l’intero universo viene avvolto da una fiamma furiosa, crepitante e sibilante.

Questo ci è chiaro per ciò che Pietro ci ha già detto. Versetto 7: “I cieli e la terra attuali sono riservati per quel fuoco finale”, nel giorno finale del giudizio. Dio porterà un fuoco che letteralmente brucerà l’intero universo. Poi dice: “E gli elementi saranno distrutti dal calore intenso”. La parola “elementi”, stoicheia, significa letteralmente cose disposte in fila, come lettere in fila o numeri in fila, cose fondamentali.

Applicata al mondo materiale, indica gli elementi, gli elementi fondamentali che costituiscono la composizione chimica dell’universo, i componenti fondamentali nei quali la materia può essere scomposta. E ancora più in profondità, fino alla struttura atomica; fino agli elementi stessi che costituiscono l’universo: gli atomi, i neutroni, i protoni, gli elettroni. Saranno dissolti; il verbo greco è luō, «sciogliere», «distruggere».

Come? Con un calore intenso, un calore furioso, al di là di qualsiasi cosa potremmo mai immaginare. Ne abbiamo parlato nel nostro precedente studio del versetto 7: perfino ora il nucleo della terra è una sfera di fuoco, così come tutte le sfere di fuoco che esistono nel cielo, stelle e soli. Una volta, se possiamo dirlo così, tutto questo universo fu sommerso nell’acqua; in futuro sarà avvolto dalle fiamme.

Al versetto 10 dice: “E la terra e le opere che sono in essa saranno arse”. I cieli scompariranno, e così anche la terra. Tutta la terra fisica e naturale così come la conosciamo, con il suo intero ecosistema e il suo sistema sociale, sarà consumata. Ora, questa è una cosa straordinaria, qualcosa che va oltre ogni descrizione. In qualche modo, il Signore protegge attraverso tutto questo le Sue pecore, coloro che Gli appartengono, preservandole durante quella devastante distruzione finale e definitiva, e ci conduce nei nuovi cieli e nella nuova terra.

Ora, alcuni di voi stanno dicendo: “Ebbene, aspetta un momento: il giorno del Signore non viene alla fine della Tribolazione?”. Sì. “Ma non stai descrivendo qualcosa che accade alla fine del Millennio, prima dei nuovi cieli e della nuova terra?”. Sì, perché al versetto 13 dice che aspettiamo nuovi cieli e una nuova terra. Ma voi dite: “Aspetta un momento, conosco un po’ la profezia. Non ci sono mille anni tra queste due cose?”. Sì. E voi dite: “Allora il giorno del Signore dura mille anni?”.

Non proprio. Il giorno del Signore ha una componente che si verifica alla fine della Tribolazione, quando Gesù viene al termine della battaglia di Armagheddon e consuma gli empi. E il giorno del Signore ha un’altra componente alla fine del regno millenario; ma non lasciatevi turbare da questo, perché il versetto 8 lo spiega: “Per il Signore un giorno è”—che cosa?—“come mille anni”, e il giorno del Signore è per Lui semplicemente un giorno. Anche se, dal punto di vista umano, c’è un intervallo di mille anni tra la prima fase e la seconda fase. Per Lui è un solo giorno del Signore, un solo giorno del Signore.

E in quel momento finale l’intero sistema solare e le grandi galassie saranno annientati. Tutti gli elementi che costituiscono il mondo fisico saranno dissolti dal calore e si scioglieranno completamente. È un quadro stupefacente che rappresenta davvero l’atto finale con cui Dio distrugge gli empi che si saranno moltiplicati durante il regno millenario. Egli distrugge coloro che si trovano sulla terra quando Cristo viene, alla fine del periodo della Tribolazione; poi viene il regno dei mille anni.

Nasceranno persone che rifiuteranno Cristo. Un numero incalcolabile di persone combatterà contro Dio. Satana sarà liberato alla fine dei mille anni e guiderà una ribellione contro il Signore. E Dio verrà a compiere il giudizio ultimo e definitivo, distruggerà l’intero universo e stabilirà nuovi cieli e una nuova terra. E vedremo di più su questo man mano che proseguiremo. La voce irata di Dio si farà udire nel giorno del Signore. È inevitabile.

Gli schernitori possono pure schernire; hanno torto. E possono argomentare. Possono argomentare dal punto di vista delle emozioni e dei sentimenti; possono argomentare dal punto di vista morale, non volendo rendere conto a nessuno, volendo vivere come vogliono, senza scrupoli, senza freni e senza dover rispondere a nessuno. E possono argomentare in modo stolto, cieco e volontario sulla base di una rilettura distorta della storia, ma i loro argomenti sono stolti.

Il giorno del Signore verrà, verrà. E quando arriverà, porterà una distruzione improvvisa, cogliendo tutti di sorpresa come un ladro. E prima che sia finito, l’intero universo così come lo conosciamo avrà cessato di esistere, e ci saranno nuovi cieli e una nuova terra nei quali dimora soltanto la giustizia; e gli uomini empi e i demoni saranno destinati all’inferno eterno. Egli viene ed è perfettamente nei tempi previsti. La prossima volta vedremo quali implicazioni ha tutto questo nella nostra vita.

Padre, Ti ringraziamo per il tempo trascorso questa sera nella Tua Parola. C’è così tanto da dire, così tante ricche verità. O Signore, Ti ringraziamo perché ci hai dato un avvertimento così chiaro. Che Dio pieno di grazia Tu sei, non soltanto perché sei paziente, ma perché sei così chiaro nella Tua rivelazione, affinché possiamo comprendere e sapere. Hai messo a nostra disposizione la Tua Parola. Ti ringraziamo per il Tuo ardore, la Tua compassione, la Tua grazia, la Tua misericordia, la Tua benevolenza.

Ti ringraziamo perché non desideri che gli uomini periscano. Hai dimostrato di amare gli uomini quando hai dato Tuo Figlio per redimerli. Ma, Signore, sappiamo allo stesso tempo che, mentre la Tua pazienza continua, verrà un giorno in cui cadrà la santa giustizia, perché la Tua grazia ha un limite. E preghiamo che nessuno di coloro che ascoltano questo messaggio debba subire il peso schiacciante di quel momento di giudizio e il suo dolore eterno, ma che tutti vengano a Cristo, abbandonando il peccato per abbracciarLo come Salvatore e Signore, nel cui nome preghiamo. Amen.

FINE

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