Ora ci stiamo avvicinando, lo ammetto, un po’ di corsa, a 2 Corinzi 8 e 9, e non sono ancora pronto ad arrivarci e ad affrontare il testo stesso. È un testo sul dare, sul dare cristiano. In effetti, entrambi i capitoli sono davvero pieni di questioni che riguardano il dare. Ma prima di entrare in questi due capitoli nel nostro studio continuativo di 2 Corinzi, è davvero indispensabile che abbiamo una qualche base, e questa base comprende il capire ciò che la Bibbia insegna sul denaro. E in modo del tutto particolare questa mattina, almeno a mo’ d’introduzione, voglio considerare le cose che Gesù Cristo stesso ha detto sul denaro.
Potrebbe sorprendervi sapere che Gesù ha parlato del denaro più di chiunque altro nella Bibbia, e ne ha parlato più che di qualunque altro singolo argomento. Il denaro è un indice del carattere di una persona. È una misura. È una manifestazione del cuore. E ovviamente non posso passare in rassegna in modo completo tutto ciò che Gesù ha detto sul denaro, ma, brevemente, vorrei richiamare la vostra attenzione sulle cose più importanti che Egli ha detto e che ci aiutano a comprendere l’importanza del denaro e il modo in cui esso è quell’indice, o quella misura, del nostro carattere, della nostra vita spirituale. Come ho detto, speriamo di costruire una casa con i princìpi del dare cristiano, ma ci serve un fondamento. E il fondamento comprende questi blocchi: comprendere il denaro e ciò che la Bibbia ha da dire al riguardo.
Ora Gesù collegò il denaro alla condizione spirituale di una persona. Lo fece ripetutamente. Per esempio, ogni bambino della scuola domenicale conosce un uomo di nome Zaccheo, un ometto basso, un Giudeo che incontrò Gesù in un modo davvero insolito: su un albero, mentre per curiosità guardava Gesù passare. E, naturalmente, ricordate che Gesù si autoinvitò a casa sua. La storia è in Luca 19. E quando Gesù lo mise di fronte al suo peccato e affrontò il suo bisogno spirituale, quell’uomo credette, accolse la verità riguardo a Cristo e fu un giorno meraviglioso, meraviglioso.
Quando Zaccheo giunse alla fede in Gesù Cristo e comprese la realtà della propria vita, si ravvide del proprio peccato e abbracciò il Salvatore, subito dopo disse che avrebbe dato metà del suo denaro ai poveri. Fu una risposta immediata. E poi disse che avrebbe restituito quattro volte tanto a coloro che aveva frodato. Questo avvenne istantaneamente, al momento della sua confessione di fede in Cristo e del suo ravvedimento, vale a dire della sua salvezza. Immediatamente, il primo effetto fu finanziario. E Gesù non gli disse: “Ehi, è un’ottima idea, è una cosa meravigliosa da fare”. Gesù disse questo: “Oggi la salvezza è venuta in questa casa”. È un’affermazione sorprendente.
La prova della trasformazione fu l’atteggiamento di quell’uomo verso il proprio denaro. E, credetemi, era un atteggiamento diametralmente opposto a quello che aveva avuto fino a quel momento. Perché fino a quel momento tutto ciò che voleva fare era accumulare denaro, fino all’estorsione e al furto, e trattenere quel denaro invece di darlo a chi era nel bisogno.
E in quel momento di meravigliosa conversione, il suo cuore fu cambiato in modo così radicale che volle dare il suo denaro ai poveri e restituire quadruplicato tutto ciò che aveva rubato. Gesù allora giudicò la genuinità della salvezza di quell’uomo in base alla sua disponibilità, alla sua gioiosa prontezza a privarsi del proprio denaro per la gloria di Dio e per aiutare gli altri.
Ora, c’è per così dire il rovescio della medaglia della storia di Zaccheo, ed è la storia del giovane ricco. Il giovane ricco — ricordate, la storia è raccontata in Matteo 19 e Luca 18 — venne da Gesù. Era devoto, era Giudeo, era un capo della sinagoga. Era il tipico giovane professionista urbano: giovane, laborioso, rispettabile, serio, e voleva sapere come ottenere la vita eterna. E, in modo davvero sorprendente, il Signore andò subito al punto: “Va’, vendi i tuoi beni e dalli ai poveri. Avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi”. E ricordate, il giovane se ne andò triste. Triste, davvero triste, perché dovette voltare le spalle alla vita eterna per tenersi stretto il suo denaro.
Nel caso di Zaccheo, il denaro fu una prova della trasformazione e del vero ravvedimento. Nel caso del giovane ricco, il suo atteggiamento verso il denaro era la prova di un cuore indurito. E poi Gesù disse ai discepoli qualcosa che per loro fu davvero scioccante. Disse loro che è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago — cosa che, naturalmente, è impossibile — che un ricco entri in cielo mentre si aggrappa alle sue ricchezze o confida in esse. La ricchezza costituisce un formidabile ostacolo alla nascita spirituale perché il denaro può prendere il posto di Dio, come avvenne per quel giovane.
Ora, Zaccheo e il giovane ricco non furono episodi isolati nel racconto dei Vangeli, niente affatto. In effetti, potete tornare perfino a prima che il ministero del nostro Signore si dispieghi pienamente, a Giovanni Battista, e scoprite che Giovanni Battista aveva esattamente la stessa prospettiva di Gesù. Infatti, in Luca capitolo 3, è molto interessante. Giovanni Battista, naturalmente, predica il ravvedimento e la venuta del Re e del regno. E gli chiedono: “Che cosa dobbiamo fare per manifestare il frutto del ravvedimento? Come possiamo dimostrare che il nostro ravvedimento è reale?”.
Ora ricordate, Giovanni Battista diceva sempre: “Fate dunque frutti degni del ravvedimento”. In altre parole, dimostrate il vostro ravvedimento. E così gli dissero: “Che cosa dobbiamo fare per manifestare il frutto del ravvedimento?”. Sapete che cosa disse loro in Luca 3? Per prima cosa disse: “Condividete i vostri vestiti e il vostro cibo con i poveri. Questo dimostrerà un cuore trasformato”.
Poi parlò agli esattori delle tasse e disse loro di non riscuotere e intascare denaro in più. Poi parlò ai soldati e disse ai soldati: “Non estorcete denaro”. E i soldati potevano farlo. Andavano in giro armati, quindi era piuttosto facile per loro prendere denaro alla gente. E disse ai soldati non soltanto di non estorcere denaro, ma di accontentarsi della loro paga.
Dunque, lì aveva la gente comune, la popolazione, e disse loro di dare via i propri vestiti e il proprio cibo. Aveva gli esattori delle tasse, e disse loro di non prendere denaro in più. Aveva i soldati, e disse loro: non estorcete denaro e accontentatevi della vostra paga. E in tutti e tre i casi, quella era la definizione di Giovanni Battista del frutto del ravvedimento. Quanto è interessante, quanto è affascinante che il frutto del ravvedimento avesse così tanto a che fare con il modo in cui considerate e gestite il denaro e i beni. È davvero sorprendente.
Ricordiamo, naturalmente, la conversione spirituale degli occultisti di Efeso, registrata in Atti 19. E immediatamente dopo il loro ravvedimento e la loro conversione, dimostrarono la propria trasformazione con la disponibilità a bruciare i loro libri di magia, che valevano una vera fortuna. Ricordate che lì si dice che valevano 50.000 giornate di salario. E potete vedere anche nei primi capitoli degli Atti, in particolare nel capitolo 2 e nel capitolo 4, che la chiesa primitiva manifestava la propria trasformazione mediante la disponibilità a vendere i propri beni e ad assicurarsi che ci fosse denaro per tutti quelli che erano nel bisogno.
Ciò che fate con il denaro ha moltissimo a che fare con il manifestare la vostra condizione spirituale. I santi della chiesa primitiva erano disposti a liquidare e distribuire con gioia tutti i beni che avevano impiegato una vita ad accumulare, qualcosa che prima della loro salvezza non avrebbero neppure pensato di fare, ma che, una volta salvati, erano desiderosi di fare.
Gesù ha altro da dire su questa questione del denaro. In particolare, in Luca 12 parlò di un uomo ricco. Ora, non sappiamo come quest’uomo fosse diventato ricco, ma non dobbiamo presumere che si guadagnasse da vivere in modo disonesto, niente affatto. Non c’è alcuna ragione per supporre che sfruttasse la gente o cose del genere. Probabilmente frequentava la sinagoga ogni settimana. Probabilmente era come molti altri uomini d’affari, semplicemente intento a mandare avanti i propri affari. Forse visitava il tempio tre volte l’anno in occasione delle feste appropriate, dava la decima e recitava le preghiere quotidiane a ore stabilite, come faceva la maggior parte dei Giudei.
Aveva tutta l’aria di un uomo che lavorava diligentemente per far crescere la propria attività. Tutto qui. È semplicemente il classico uomo d’affari. Fa quello che fa un qualsiasi uomo d’affari. E arriva a un punto della sua attività in cui, come ogni buon uomo d’affari, vuole ampliare l’attività. Così dice: “Demolirò i miei granai e ne costruirò di più grandi”, che non è diverso dal dire: “Il mio magazzino è troppo piccolo. Non riesco a farci stare tutto il mio inventario”, oppure: “Il mio ufficio è troppo piccolo; ho troppi venditori qui dentro, tutti stipati in questo spazio ristretto. Mi serve più spazio”.
Mi serve una nuova flotta di camion per trasportare tutto ciò che devo consegnare. Devo assumere nuovi venditori, devo aprire un ufficio in un’altra città. E tutto questo fa semplicemente parte della normale espansione di un’attività. Ora, perché lo fece? Per poter un giorno dire a se stesso: “Siediti, mangia, bevi e divertiti”.
Ora, c’è qualcosa di sbagliato in questo? Non c’è nulla di sbagliato nel mangiare. Alcuni di voi sono la prova vivente che è una cosa piacevole. Non c’è davvero nulla di sbagliato nel mangiare qualcosa, nulla di sbagliato nel bere qualcosa, nulla di sbagliato nell’essere felici. Spero che siate felici e il Signore spera che siate felici; spero che la vostra vita sia piena di gioia e spero che godiate di tutte le cose che Dio, nella Sua generosità, ci ha dato in questa meravigliosa creazione perché ne godessimo. Non c’è nulla di sbagliato nel mangiare.
Non c’è nulla di sbagliato nel… di che cosa sta parlando? Sta parlando della pensione, non parla d’altro. “Tutto quello che voglio è arrivare al punto in cui non devo più mandare avanti questa faccenda”. Lo capisco, lo capiscono tutti. Mandare avanti un’attività comporta molte responsabilità. “Devo soltanto ampliare la mia attività. In questo modo sarà più produttiva. Avrò più entrate e potrò metterle da parte e andare in pensione prima”. Ehi, questo è il sogno americano, direttamente da Luca 12. È proprio così. Accumulare abbastanza ricchezza da andare in pensione presto, godersela e divertirsi. Era questo che voleva fare.
Che cosa disse Dio a quell’uomo? “Stolto”. Perché glielo disse? Siete stolti se fate crescere la vostra attività? No. Disse: “Stolto, questa stessa notte la tua vita ti sarà richiesta”. Stolto, morirai, dice. Il tuo problema è che hai pensato alla vita di quaggiù, ma non hai fatto nulla per prepararti a quella futura, e questa notte vi entrerai. Questa è la follia. Non c’è alcuna follia nel far crescere la propria attività. Oh, ascoltate, io prego che tutte le attività di tutti i membri di Grace Church prosperino grandemente, fioriscano. Voglio dire, è una cosa meravigliosa. E abbiamo tutto il diritto di lavorare sodo e consolidare quell’attività, o di fare tutto ciò che possiamo per riuscire in quel campo.
Il problema di quell’uomo era che era uno stolto perché non si era preparato per la vita futura. Questo era il punto. Aveva investito molto nel prepararsi per questa vita, ma non si era preparato affatto per quella futura. Questa era la sua follia. E Gesù lo rese chiaro al versetto 21 di Luca 12. Disse questo: “Così avverrà a chiunque accumula tesori per sé e non è ricco verso Dio”. Non fa nulla per quanto riguarda il suo rapporto con Dio. Non accumula alcuna ricchezza spirituale. Questa è la follia. Fai crescere la tua attività, amico, falla crescere. Fai crescere la tua azienda. Costruisci la tua carriera. Abbi successo. Fai ciò che devi fare. E sii ricco verso Dio. Investi nell’eternità.
D’altra parte, in Marco 12, Gesù incontrò una povera vedova. Non aveva un’attività. Non aveva davvero nulla. Aveva due piccolissime monetine di rame, minuscole. Infatti, dal mio ultimo viaggio in Israele sono tornato a casa con un certo numero di alcune autentiche monetine come quelle della vedova, rinvenute dagli archeologi. Meravigliose, semplici, piccole, minuscole monete di rame che valevano una frazione di centesimo. “Questo è tutto ciò che aveva”, disse Gesù. E diede tutto. Diede tutto. Venne ad adorare il Signore e diede tutto quanto. Lo mise nella cassetta delle offerte del tempio.
E Gesù chiamò a Sé i Suoi discepoli. E loro avrebbero potuto pensare che stesse per dire: “Ora guardate quella vedova, è stolta perché adesso non ha più nulla”. Ma Egli non disse questo. Non disse: “Sapete, probabilmente si è lasciata trascinare dall’emozione perché si sentiva in colpa per i suoi peccati e quindi ha pensato di dover mettere lì dentro tutto quanto”. Non disse neppure questo. Non mise mai in dubbio la saggezza delle sue azioni. Non mise mai in dubbio il motivo di ciò che fece. Anzi, le rivolse una lode senza riserve.
Disse ai discepoli: “In verità vi dico, signori, questa povera vedova ha messo nel tesoro più di tutti gli altri”. Loro hanno dato dalla loro abbondanza, lei ha dato dalla sua povertà. Ha messo tutto, tutto ciò che aveva per vivere. E Gesù considerò quella donna saggia e un modello da seguire per i discepoli e per tutti noi. È consacrata per sempre come l’esempio per eccellenza di generosità, impegno e dono sacrificale.
E Gesù chiama stolto l’uomo ricco e saggia la donna povera. Meglio avere tutto in cielo e niente qui che avere tutto qui e niente là, giusto? Uno studio di Zaccheo, uno studio del giovane ricco, della povera vedova, del ricco stolto e di molte altre cose dette da Gesù vi porta a comprendere che il modo in cui trattate il denaro è, di fatto, una cartina di tornasole della vostra condizione spirituale. È un indice della vostra vita spirituale. Come dice uno scrittore: “È la vostra biografia”. Racconta la vostra storia.
Ora, in quel racconto della povera vedova in Marco 12, c’è una nota molto interessante alla fine del… o quasi alla fine del capitolo, Marco 12, versetto 41. Ascoltate ciò che dice. “Gesù si sedette di fronte al luogo dove venivano deposte le offerte e osservava la folla mentre metteva il proprio denaro nel tesoro del tempio”. Non è affascinante? Gesù era nell’area del tempio, sul monte del tempio, nel recinto del tempio, e semplicemente trovò un posto dove sedersi; si sedette e si mise a guardare la gente mentre dava. C’è tanto da imparare, tanto da imparare. Non dice: “Gesù era lì a parlare e per caso lanciò un’occhiata e vide qualcuno che dava”; dice: “Si sedette lì, deliberatamente, con l’intenzione di guardare ciò che la gente dava”.
Volete sapere una cosa? Lo fa ancora. Lo ha fatto questa mattina durante l’offerta. Voi dite: “Quello che faccio con il mio denaro sono affari miei”. No, non lo sono. Sono affari Suoi. Sono affari Suoi. Gesù ha tutto il diritto di saperlo perché nel vostro dare rivelate il vostro carattere spirituale. Non so quanto vicino Gesù fosse seduto alla cassetta delle offerte, abbastanza vicino da vedere che alcuni vi mettevano grosse somme, abbastanza vicino da vedere che una vedova, probabilmente con una mano vecchia, raggrinzita, nodosa e bruciata dal sole, lasciava cadere due minuscole monete di rame. Almeno poteva vedere abbastanza da identificarle come quei piccoli spiccioli di rame. Ma Egli sta ancora guardando ed è ancora seduto abbastanza vicino da vedere esattamente ciò che diamo. Sono affari Suoi.
Così, Gesù ci ferisce e ci guarisce con le Sue parole sul denaro. Ci sono molte altre parole. Non mi soffermerò a mostrarvele, ma riassumerei il Suo insegnamento come Egli stesso lo riassunse nel Sermone sul monte [Sermon on the Mount] in Matteo 6. “Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine distruggono”, cioè sono deperibili, “e dove i ladri scassinano e rubano; ma accumulate per voi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine distruggono e dove i ladri non scassinano né rubano; perché dov’è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore”. Questo riassume il Suo insegnamento.
Se state riversando tutto il vostro denaro in questo mondo, questo dice qualcosa su dove si trova il vostro cuore. Se invece state destinando tutto al mondo futuro, questo dice qualcosa su dove si trova il vostro cuore. Se avete posto i vostri affetti nelle cose di lassù e non nelle cose della terra, allora è lì che andrà il vostro denaro; ed è per questo che la settimana scorsa ho detto: mostrami il tuo libretto degli assegni e saprò dov’è il tuo cuore. Voglio dire, Egli ci pone davanti una scelta. Denaro sprecato sulla terra e, con esso, una vita sprecata; oppure denaro investito in cielo e, con esso, una vita che ha significato eterno. Ed è lì la vera gioia.
Voglio dire, John D. Rockefeller disse: “Ho guadagnato molti milioni, ma non mi hanno dato alcuna felicità”. Vanderbilt disse: “Il peso di gestire 200 milioni di dollari basta a uccidere chiunque; non c’è alcun piacere”. John Jacob Astor disse: “Sono l’uomo più infelice della terra”. E Henry Ford disse: “Ero più felice quando facevo il meccanico”. Andrew Carnegie disse: “I milionari non sorridono mai”. E la Rivista americana di psichiatria [American Journal of Psychiatry] riferisce in un articolo che “Il denaro aumenta il rischio di suicidio”, perché “il rischio aumenta con le risorse economiche”. Più avete, più è probabile che vi togliate la vita.
Ora, in realtà, la vita è un vapore che appare per un po’ di tempo e poi svanisce. Potrei avere ancora qualche anno; ne sono felice. Ma l’eternità è per sempre. E sono i tesori là che mi interessano, non i tesori qui. Di nuovo, ricordate, non sto dicendo che Dio voglia che siamo tutti in assoluta povertà. Penso che ci abbia dato riccamente ogni cosa perché ne godiamo. C’è ogni ragione per presumere che, se l’uomo ricco avesse fatto crescere con successo la propria attività, avesse avuto una certa soddisfazione in questa vita e fosse stato ricco verso Dio, Dio ne sarebbe stato molto compiaciuto. Ma facciamo bene a imparare anche da quella vedova che Dio si aspetta da noi un autentico spirito di sacrificio nel dare. E tutto questo è inseparabilmente legato alla nostra condizione spirituale qui e anche nell’eternità.
Dunque, queste sono alcune delle cose fondamentali che Gesù insegnò sul denaro, e questo rientra nel primo punto che vi ho dato la settimana scorsa sulla moralità del denaro. Il denaro è neutrale, ma non rimane tale molto a lungo, perché ciò che ne fate diventa una manifestazione del vostro impegno spirituale o della sua mancanza. Quindi l’ultima volta abbiamo parlato della moralità del denaro e abbiamo cominciato a parlare dell’amore del denaro. Parliamo ancora un po’ questa mattina dell’amore del denaro, e di alcune cose da ricordare: nulla di troppo profondo, ma alcune cose molto pratiche e che ci mettono seriamente in discussione.
In 1 Timoteo 6:10 dice: “L’amore del denaro è una radice di ogni sorta di mali”. Non è il denaro a essere la radice del male, è l’amore per esso. E alcune persone ne hanno molto e non lo amano, altre non ne hanno affatto e lo amano alla follia. È l’amore per esso. E l’amore del denaro produce molte cose. Lasciate che vi ricordi semplicemente ciò che abbiamo detto, e poi ripartiremo da lì. Prima di tutto, porta problemi. Quando amate il denaro, volete denaro, siete motivati dal denaro, cercate di arricchirvi, di fare soldi, di accumulare ricchezze. Invece di preoccuparvi di quanto bene fate qualcosa, vi preoccupate di quanto ricchi diventerete facendola.
Il versetto 9 di 1 Timoteo 6 dice: “Ma quelli che vogliono arricchire cadono nella tentazione, in un laccio e in molti desideri insensati e nocivi, che fanno sprofondare gli uomini nella rovina e nella perdizione”. E poi al versetto 10 dice: “E alcuni, per il desiderio del denaro, si sono sviati dalla fede e si sono trafitti con molti dolori”. Molti dolori: ecco perché i milionari non sorridono. Porta ogni genere di problemi, preoccupazioni, ansie, tentazioni e trappole.
In secondo luogo, abbiamo detto l’ultima volta, l’amore del denaro vi fa dimenticare Dio. Ricordate, stavamo parlando di Proverbi 30, dove dice: “Non darmi né povertà né ricchezze”. Perché? “Affinché io non sia sazio e Ti rinneghi e dica: ‘Chi è il Signore?’, oppure, trovandomi nel bisogno, non rubi e profani il nome del mio Dio”. Non voglio più di ciò che mi serve. Non voglio meno di ciò che mi serve. Non voglio trovarmi nella posizione in cui, se ho più di ciò che mi serve, confido nelle mie ricchezze e dimentico Dio. L’amore del denaro può portare le persone a dimenticare Dio. A che cosa serve loro Dio? Hanno tutto. Sono padroni della propria vita. È tutto in banca. Ne hanno in abbondanza. Non sentono alcun bisogno di dipendere da Dio.
Mi viene in mente la grande storia di C.T. Studd, l’atleta eccezionale, un grande atleta, un giocatore di cricket in Inghilterra, di livello mondiale, famoso in tutto il mondo, che sentì la chiamata di Dio a partire per il campo missionario. E capitò che provenisse da una famiglia estremamente ricca. Ereditò una grande fortuna di famiglia e sentì che avrebbe compromesso la sua vita spirituale; così, prima di partire per il campo missionario, diede via fino all’ultimo centesimo e partì senza nulla, affidandosi unicamente a Dio. Temeva la tentazione di dimenticare Dio e di confidare nel proprio denaro.
Riprendiamo da lì. La terza cosa che potrei dire sull’amore del denaro è che, quando amate il denaro, cominciate a confidare in esso. Ed è più o meno quello che stavamo dicendo. Non soltanto dimenticate Dio, ma riponete il vostro affetto nel denaro. Diciamo: “Ehi, non ho nulla di cui preoccuparmi, sono a posto. Nella mia vita va tutto benissimo. Ho messo insieme un bel conto in banca. Mi sono tutelato contro ogni possibile problema che potrebbe presentarsi in futuro. Ho provveduto a tutto nel miglior modo possibile, e forse mi è avanzato anche qualcosa. Posso badare a me stesso. Ho tutto il denaro che mi serve per i tempi difficili. Sono coperto su ogni fronte”.
E allora dovete porvi la domanda: sto confidando in Dio o sto confidando nel mio oro? Ora, non sto dicendo che sia sbagliato avere dei risparmi. Ne parleremo la settimana prossima. Non sto dicendo che sia sbagliato avere una polizza assicurativa. Ma ciò che sto dicendo è che, quando amate il denaro, comincerete a confidare nel denaro e non in Dio. In Giobbe 31, Giobbe — e sapeva che cosa significasse possederlo e che cosa significasse perderlo — Giobbe 31:24 e seguenti: “Se ho posto la mia fiducia nell’oro, se ho esultato perché la mia ricchezza era grande, avrei rinnegato Dio che è lassù”. Se confido nelle mie ricchezze, non confido in Dio.
E posso dirvi sinceramente che, nella mia vita, voglio trovarmi in una condizione in cui ho bisogno di confidare in Dio, perché amo la gioia di vedere Dio operare in quei momenti. E il Signore fa cose così meravigliose. Proverbi 11:28 dice: “Chi confida nelle sue ricchezze cadrà”. La Bibbia vivente [The Living Bible], con una certa libertà interpretativa, rende il versetto così: “Confida nel tuo denaro e andrai a fondo”. E il resto del versetto dice: “Confida in Dio e fiorirai come un albero”.
E 1 Timoteo 6 — eravamo in quel testo un momento fa — al versetto 17 dice: “Ordina a quelli che sono ricchi in questo mondo di non essere orgogliosi e di non confidare nelle ricchezze incerte, ma nel Dio vivente”. Confidate nel Dio vivente. Più avanti dice: “Di’ ai ricchi di essere ricchi di opere buone. Di’ loro di essere pronti a distribuire le loro ricchezze e disposti a condividere”, versetto 18. Purtroppo, a volte più denaro hanno le persone, meno sono disposte a separarsene. Le ricchezze sembrano offuscare la loro prospettiva e tendono a isolarle.
Le persone ricche tendono a isolarsi sempre di più perché il loro mondo è sempre più protetto, le loro case hanno muri e recinzioni sempre più imponenti, e il loro mondo isolato è un mondo che non entra in contatto con chi lotta con le piccole difficoltà della vita. E così sono tagliate fuori da quelli che sono nel bisogno, tanto occupate a frequentare quelli che non hanno bisogno di nulla. È facile perdere la prospettiva. È facile cominciare a confidare nel proprio denaro e non confidare in Dio.
Un quarto pensiero sull’amare il denaro è che è… è facile essere ingannati. Il denaro è molto ingannevole. Infatti, Marco 4:19, e anche Matteo ne parla in Matteo 13. Si parla della seduzione delle ricchezze che soffoca la Parola. Le ricchezze mentono; ingannano. Quando avete denaro, potete facilmente pensare di avere tutto. Vi induce nell’illusione che nella vostra vita vada tutto bene. E alcuni potrebbero perfino pensare a tutta questa gente che va in giro predicando questo vangelo della prosperità: che se siete ricchi significa che Dio ha per voi una predilezione particolare e vi colma del Suo favore perché avete molto denaro. Quindi, con voi deve andare tutto bene.
Voglio dire, se andate da qualcuno e dite: “Sapete, voglio soltanto che sappiate che io penso che questo sia un falso maestro”, non è raro che qualcuno di quel movimento, un movimento del vangelo della prosperità, dica: “Beh, come puoi dire che è un falso maestro quando Dio lo ha reso così ricco? Dio dev’essere contento di lui”. Le ricchezze possono ingannarvi sulla realtà spirituale. Possono ingannarvi sul fatto che siate o meno benedetti. Le ricchezze possono rubarvi il cuore. Possono ingannarvi su ciò che è importante nella vita.
E poi un altro punto: l’amore del denaro può portare una persona al punto di scendere a compromessi sulle proprie convinzioni, sull’insegnamento biblico, sulla Parola. Si è detto che ogni uomo ha il suo prezzo, e immagino che a tutti noi sia stata posta la domanda: “Qual è il tuo prezzo?”. È il prezzo per il quale siete disposti a sacrificare le vostre convinzioni. È come quella storia dello scrittore che si trovava a una cena a New York, in un albergo di lusso di New York. Ed era seduto accanto a una bellissima donna. Era sbalordito dalla sua bellezza e non riusciva a staccarle gli occhi di dosso.
E alla fine, durante il pasto, si chinò verso di lei e le chiese se avrebbe trascorso la notte con lui per 100.000 dollari. E lei, piuttosto pudicamente, sapete, abbassò lo sguardo e poi… lo guardò e disse, arrossendo: “Beh, sì”. Al che lui rispose: “Beh, passeresti la notte con me per dieci dollari?”. E lei disse: “Beh, che cosa credi che io sia?”. Lui disse: “Questo lo abbiamo già stabilito. Stiamo soltanto contrattando sul prezzo”.
Immagino che tutti nel mondo abbiano il loro prezzo. I cristiani non dovrebbero avere un prezzo. Sapete, alcuni mentirebbero per ottenere una promozione sul lavoro, alcuni falsificherebbero un documento o una domanda. Alcuni attenuerebbero la propria testimonianza riguardo a Gesù per essere popolari. Questo significa vendersi. Alcuni si venderanno soltanto per essere considerati intellettuali. Alcuni si venderanno per ottenere un certo bene, o per essere accettati da qualche persona nota o influente, o qualunque altra cosa.
È sorprendente, nel corso degli anni… nel corso degli anni ho avuto la responsabilità di raccogliere molto denaro. Non avrei mai pensato, quando ero un giovane seminarista chiamato al ministero, che avrei mai dovuto avere la responsabilità di raccogliere denaro. Nessuno me lo aveva mai detto. Ma questo succede, amici, continuamente nella mia vita. Quando avete una chiesa e cominciate con un piccolo edificio qui e un piccolo edificio destinato all’insegnamento, e questo posto era coperto di pollai.
Abbiamo dovuto raccogliere un’enorme quantità di denaro per costruire questa chiesa. Abbiamo dovuto farlo per lo sviluppo del nostro ministero radiofonico e delle audiocassette, per la nostra opera missionaria in tutto il mondo, e per il Master’s College e il Master’s Seminary. In questo momento sono impegnato a reperire il denaro per costruire qui l’edificio del nostro seminario e per ampliare il Master’s College, acquistando una chiesa adiacente là fuori, così da poter espandere il nostro campus.
E c’è sempre del denaro da raccogliere e così… la situazione è sempre cruciale, è sempre una crisi. E non c’è mai denaro in più. E siete sempre semplicemente in ginocchio a pregare e, occasionalmente, arriva qualcuno con la promessa di mettere a disposizione il denaro se, se. Rimarreste sorpresi da quante persone mi abbiano chiesto se fossi disposto ad attenuare le mie convinzioni o perfino ad adottare un punto di vista teologico diverso.
Succede. È sorprendente. Se fossi disposto ad adeguarmi, a cambiare le mie convinzioni su ciò che credo insegni la Bibbia, le persone sarebbero ben liete di dare denaro. Ebbene, questa è una tentazione, non è vero? È una prova per vedere qual è il vostro prezzo. Non dovreste averne uno. Non deve esserci alcun momento nella vostra vita in cui siate disposti a scendere a compromessi sulle vostre convinzioni, su ciò che sapete che la Bibbia insegna, su ciò che sapete che Dio vuole e su ciò che sapete essere vero, in cambio di qualunque vantaggio economico o terreno.
Ed è qui che dovete tornare a Matteo 6 e cercare prima il regno, giusto? Nulla può avere la precedenza su questo. Ma quando le persone amano il denaro, si vendono per denaro. Compromettono le loro convinzioni. Succede continuamente. Vedo ministeri che lo fanno. Vedo grandi ministeri molto noti con grandi donatori che intervengono e li costringono a cambiare le loro convinzioni pur di ottenere il denaro. È molto comune.
Ebbene, un altro pensiero: amare il denaro può portarvi a costruire su un fondamento instabile. È ciò che abbiamo detto poco fa. Sapete, mettete la vostra speranza nel denaro e andrete a fondo. Proverbi 23:4-5 lo dice così: “Quando fissi gli occhi sulla ricchezza, essa non c’è più; la ricchezza certamente si mette le ali, come un’aquila che vola verso il cielo”. Va e viene, va e viene, va e viene, vola via. E quando cercate di costruirci sopra la vostra vita, state costruendo sulle sabbie mobili. È come costruire un grattacielo sulla spiaggia senza fondamenta: follia assoluta. Amare il denaro vi porterà a costruire su un fondamento instabile. L’unico fondamento stabile è la verità, l’amore di Dio e la gloria di Dio.
Ebbene, ce n’è un’altra. L’amore del denaro può rendervi orgogliosi. Lo fa. Accidenti, è difficile tenere sotto controllo il proprio ego quando si ha denaro, perché ci sono tanti modi per metterlo in mostra. Potete metterlo in mostra con la vostra casa. Potete metterlo in mostra con il vostro stile di vita, in così tanti modi. Vi fa sentire autosufficienti, vi fa sentire superiori, vi fa sentire elevati al di sopra della massa, della gente comune.
In Deuteronomio 8 dice questo: “Guardati dal dimenticare il Signore tuo Dio, non osservando i Suoi comandamenti, i Suoi precetti e i Suoi statuti che oggi ti comando; affinché, dopo aver mangiato ed esserti saziato, dopo aver costruito belle case e avervi abitato, e quando le tue mandrie e i tuoi greggi si saranno moltiplicati e il tuo argento e il tuo oro si saranno moltiplicati e tutto ciò che possiedi si sarà moltiplicato, allora il tuo cuore non s’inorgoglisca”.
Non c’è nulla di sbagliato nel fatto che i vostri greggi si moltiplichino. Dio non sta dicendo che non potete avere una bella casa. Dio non sta dicendo che non potete abitarci e che non potete avere un po’ d’argento e d’oro. Ciò che Egli sta dicendo è che, quando questo accade e voi amate queste cose e dimenticate Dio, allora il vostro cuore diventa orgoglioso. Se le vedete come un dono di grazia da parte Sua, da usare per la Sua gloria, per l’avanzamento del Suo regno e per il bene e la benedizione di tutti quelli che vi stanno intorno, questa è la prospettiva giusta.
Ma Proverbi 28:11 ha ragione quando dice: “Il ricco è saggio ai propri occhi”. Le ricchezze portano con sé l’orgoglio. Se non affrontate questo, le vostre ricchezze vi conducono a quel peccato. Infatti Geremia, parlando dei ricchi, disse di loro, rivolgendosi a Dio: “Tu sei vicino alle loro labbra, ma lontano dalla loro mente”. Il loro interesse per Te è molto superficiale. Sono presi dal denaro. Con la bocca adorate Dio, ma nella vostra mente, nel vostro cuore, non c’è spazio per Lui.
E poi soltanto un paio di cose finali. Quando fate del denaro il vostro dio e, in modo idolatrico, lo adorate o lo amate, state derubando Dio. Non farete ciò che è giusto; non renderete a Dio ciò che è di Dio. Deruberete Dio. Malachia 3: “Un uomo deruberà Dio?”. Voglio dire, guardate, è una cosa piuttosto stupida, se ci pensate. Se qualcuno vi facesse la domanda: “Se Dio fosse qui, Lo derubereste?”. Beh, non credo proprio. Prima di tutto, Egli è onnisciente, quindi saprebbe che cosa sto facendo. In secondo luogo, Egli è onnipotente, quindi probabilmente mi ucciderebbe se cercassi di derubarLo. Io non Lo deruberei. Ebbene, se Gesù fosse qui — Gesù, sapete, è il nostro Signore, il nostro… — e avesse una borsa con dentro del denaro? Derubereste Gesù? Ma no, state scherzando? Derubare Gesù? È un pensiero paralizzante. Non voglio neppure pensarci.
Lo farete? Questo è il punto della domanda. Un uomo deruberà Dio? Voglio dire, si può immaginare qualcosa di più stupido? “Eppure voi Mi avete derubato”. E il popolo dice: “Ebbene, in che modo Ti abbiamo derubato?”. Ed Egli dice: “Nelle decime e nelle offerte: non avete dato ciò che dovevate. Ciò che è Mio, ciò che Mi appartiene”. Così Egli dice: portate tutte le decime alla casa del tesoro e Io riverserò su di voi una benedizione. Mi piace questo, perché avrebbe potuto dire: “Portatele, altrimenti vi taglierò la testa”. Ma non lo fa. È un gesto pieno di grazia e di bontà. “Portatele soltanto, e Io sono qui pronto a riversare la benedizione”.
Ebbene, voi dite: “Vi dico una cosa, io non deruberò mai Dio. Oh, no, non io; non deruberei mai Gesù”. Ah sì? Sapete, dite: “Beh, dov’è la casa del tesoro?”. Non lo so, Great Western Savings? First Interstate Bank? Il calzino nell’armadio. La vostra tasca. Il vostro fondo comune d’investimento. Non so dove. La casa del tesoro è semplicemente il luogo in cui viene custodito ciò che si possiede, non è vero? Ma una parte dovrebbe trovarsi nella casa del tesoro di Dio, e se non c’è, Lo avete derubato. E quando amate il denaro, derubate Dio. Dunque, quando derubate Dio è perché che cosa? Amate il denaro.
Ebbene, un ultimo punto sul tema dell’amore del denaro: non soltanto derubate Dio, derubate anche gli altri; in 1 Giovanni 3 un paio di versetti rendono questo chiarissimo. Versetto 17: “Chiunque possiede i beni di questo mondo e vede il proprio fratello nel bisogno e gli chiude il cuore, come dimora in lui l’amore di Dio?”. La domanda è: se non date denaro a qualcuno che è nel bisogno, siete che cosa? Cristiani? Questa è la domanda. Questa è la domanda. Perché l’amore di Dio dimora in ogni credente, non è vero? Non dice Romani 5 che l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori?
Dunque la domanda è: se vedete qualcuno nel bisogno e non soddisfate quel bisogno, come possiamo dire che siete cristiani? Come possiamo dire che siete cristiani? State derubando vostro fratello. E come si riconoscono i cristiani? Versetto 14: “Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte”. Voglio dire, se potete vedere un fratello nel bisogno e non soddisfare quel bisogno, la domanda è: siete cristiani? Amare il denaro vi farà comportare come un non cristiano. Questo è il punto decisivo.
Ebbene, l’amore del denaro produce ogni sorta di conseguenze negative. E ne abbiamo appena passati in rassegna parecchi. Ora, per concludere, c’è un terzo punto. Ho parlato della moralità del denaro. Ho parlato dell’amore del denaro. Ora lasciate che parli dell’acquisizione del denaro. Vi dirò come acquisire denaro. Vi dirò come guadagnare denaro nel modo voluto da Dio, come procurarvi denaro secondo i princìpi di Dio.
Ma prima voglio dirvi come non ottenerlo, d’accordo? Lasciate che vi dia alcuni modi in cui non dovete procurarvi denaro. Primo, non dovete rubarlo. Voi dite: “Beh, questo lo so”. Bene, giusto per ribadirlo. “Chi rubava non rubi più”, disse Paolo. Il furto è una violazione dei Dieci Comandamenti. Non rubate denaro. Voi dite: “Io non ruberei mai denaro”. Ah sì? E Salmo 37:21: “L’empio prende in prestito e non restituisce”? Che cos’è questo? È un atto di malvagità. Ci sono molti modi di rubare. Amos 8:5 e Osea 12:7 parlano di pratiche commerciali disoneste, di raggirare le persone per sottrarre loro denaro, di far pagare prezzi eccessivi, di vendere loro un prodotto scadente.
Immagino che, se oggi avessimo degli Amos e degli Osea contemporanei, potrebbero predicare un sermone sul dare quattro ore di lavoro in cambio di otto ore di paga. Oppure potrebbero predicare un sermone sull’esagerare le detrazioni nella dichiarazione dei redditi. Oppure potrebbero fare un sermone sul gonfiare la nota spese. Oppure potrebbero fare un sermone su acquisti esagerati con la carta di credito, ben al di là delle vostre possibilità, con denaro che non avete neppure e che davvero non siete in grado di pagare. Rubare denaro è incompatibile con la vita cristiana. E ci sono molti modi per farlo. Ma non dovete procurarvi denaro in quel modo. E non dovete sottrarlo alle persone imbrogliandole in alcun modo.
Un secondo modo in cui non dovete procurarvi denaro è facendo pagare alle persone interessi esorbitanti. La Bibbia è molto chiara su questo. Potete leggerne in tutto l’Antico Testamento. Non passerò in rassegna tutti i passi. Si chiama usura, U-S-U-R-A. Indica un tasso d’interesse esorbitante. Voi dite: “Beh, guardate, se quel tizio non vuole prendere in prestito il denaro, può prenderlo in prestito altrove, dove costa meno”. Non è questo il punto. Il punto è che l’usura è una forma di estorsione che si approfitta di persone che non hanno scelta.
Se volete prendere denaro in prestito per qualcosa — la vostra casa, la vostra automobile o qualunque sia lo scopo per cui volete prenderlo in prestito — andate in un posto; dimostrate la vostra capacità finanziaria compilando un modulo. Mostrate loro che avete le risorse, il reddito e la capacità finanziaria per estinguere quel debito; in pratica state pagando per avere subito del denaro che restituirete in futuro. Va bene. Ma non è qui che entra in gioco l’usura. Se avete una buona affidabilità creditizia, cercherete il miglior tasso d’interesse che riuscite a ottenere e dimostrerete alle persone che siete in grado di pagare.
L’usura è l’interesse esorbitante fatto pagare a persone che non hanno la capacità di restituire il prestito. In altre parole, sono disperate. Sono quel genere di persone che non sanno a chi rivolgersi, e così qualcuno si approfitta di loro perché non riescono a ottenere un prestito da nessun’altra parte. Alcuni istituti o privati presteranno loro denaro e faranno pagare un tasso d’interesse esorbitante. In realtà non hanno scelta, perché si trovano in una situazione disperata e, proprio nel mezzo del loro bisogno, qualcuno si approfitta di loro. Questo è ciò che la Bibbia proibisce. Questa è usura: interesse esorbitante addebitato a qualcuno che è davvero nel bisogno. Non prestate mai denaro a qualcuno che è nel bisogno. Dateglielo. Dateglielo e basta. Dategli ciò di cui ha bisogno, se potete. Non guadagnate sulle sue difficoltà.
E poi un altro modo in cui non dovete guadagnare denaro è frodando le persone. Per esempio, in Giacomo 5, al versetto 4, c’è un’affermazione molto seria a questo riguardo: “Ecco, la paga degli operai che hanno mietuto i vostri campi” — potrebbe essere il tizio che taglia l’erba per noi, o chiunque lavori per noi — “la paga degli operai che hanno mietuto i vostri campi e che voi avete trattenuto”. D’accordo, dovete a questa persona il compenso per il lavoro svolto e non l’avete pagata. “Essa grida contro di voi, e le grida di quelli che hanno raccolto la messe sono giunte agli orecchi del Signore degli eserciti”.
Ecco, avete queste persone: sono venute e hanno arato. Hanno raccolto la messe nei vostri campi, hanno lavorato per voi, e voi non le pagate. Non le pagate, e il grido contro di voi sta giungendo agli orecchi del Signore. Questo è serio. Se qualcuno vi ha reso un servizio, ha lavorato per voi, è stato alle vostre dipendenze, gli pagate ciò che gli è dovuto e ciò che gli è stato promesso. Trattenere quel denaro significa far giungere fino agli orecchi stessi di Dio il grido di chi avete frodato.
Ebbene, potremmo dire altro su questo, ma lasciate che ve ne dia un ultimo. Un altro modo in cui non dovete procurarvi denaro è attraverso il gioco d’azzardo. Un giorno farò un intero sermone su questo, ma per il momento, il gioco d’azzardo non è un’opzione per il cristiano. Affidarsi al caso è incompatibile con la fiducia nella sovranità di Dio. Affidarsi al caso significa sprecare le risorse che Dio vi ha dato e, francamente, il gioco d’azzardo è per la maggior parte uno sfruttamento dei poveri.
E tutto ciò che fa è sottrarre denaro a persone che già in partenza ne hanno poco, incanalarlo attraverso una burocrazia come la lotteria statale, con il presunto scopo di far sì che lo Stato lo usi per aiutare quelle persone povere. Ma quando quel denaro torna a loro, ne rimane appena un decimo di quanto avevano versato acquistando il biglietto. È sfruttamento. Mette a repentaglio ciò che Dio ha provveduto per voi. È incompatibile con la sovranità di Dio.
Dunque non ci procuriamo denaro con questi mezzi illeciti: rubandolo, sottraendolo a persone nel bisogno, frodando quelli a cui lo dobbiamo o giocando d’azzardo. Voi dite: “Come ci procuriamo il denaro? Voglio sapere come ci procuriamo il denaro”. Tornate domenica prossima e ve lo dirò. Lo farò. E la prossima volta parleremo di come procurarsi denaro, di come usare male il denaro e di come usare il denaro; e poi, quando avremo fatto questo, entreremo finalmente in 2 Corinzi 8, e sarete pronti per una delle esperienze più meravigliose che avremo in tutta questa epistola. Preghiamo.
Padre, gioiamo nella Tua verità, nella Tua Parola. Ti ringraziamo per la chiarezza con cui parla di queste questioni. Non vogliamo amare affatto il denaro. Vogliamo amare Te e usare il denaro in modi che Ti rendano onore. E sappiamo, Signore, che anche quando prendiamo il denaro che Tu ci hai dato e facciamo qualcosa che ci piace, possiamo esprimerTi la nostra gratitudine, e questo Ti compiace. Padre, Tu ci hai resi così ricchi e Ti ringraziamo per case confortevoli, dove troviamo riposo e sollievo che ci danno forza per andare avanti. Ti ringraziamo per la salute di cui godiamo grazie all’ottima assistenza sanitaria che abbiamo, che ci mantiene in salute, in salute mentre lavoriamo per Te. Pensiamo a tanti che Ti hanno servito e sono morti giovani nelle epoche passate.
Ti ringraziamo per un letto comodo, così da poterci svegliare riposati, con vigore e forza per servirTi. Tu ci hai dato tutte queste buone cose perché ne godiamo. E non le consideriamo con disprezzo; non le rifiutiamo come se in qualche modo fossero esse stesse una tentazione. Le accettiamo dalla Tua mano buona e misericordiosa. E crediamo che questo Paese sia stato fondato sulla fiducia in Te, sul fare affidamento su di Te. E in quei primi anni Tu hai benedetto questo Paese per questo motivo, e noi oggi beneficiamo di quella benedizione ricevuta nel passato.
E, Signore, riconosciamo davvero che tutte queste cose vengono dalla Tua mano; sei Tu Colui che ci ha dato la capacità di produrre ricchezza, sei Tu Colui che ci ha benedetti con tutte queste cose, proprio come facesti con Giobbe. Ma, Signore, dobbiamo vederle, anzitutto, come una ragione per lodarTi, glorificarTi e ringraziarTi. Dobbiamo riconoscere che, in realtà, appartengono tutte a Te e sono una prova, un indice del nostro carattere spirituale. E, Padre, dobbiamo essere ubbidienti a tutti questi princìpi mentre poniamo un fondamento per la nostra vita che ci porterà a dare in un modo che Ti renda onore.
Ti ringraziamo per il privilegio di restituirTi ciò che è Tuo. E non soltanto questo, ma anche per il privilegio di sapere che ciò che Ti restituiamo diventa un investimento, del cui frutto godremo per sempre, per l’eternità, alla Tua presenza. Quanto Ti siamo riconoscenti per questo. Ora preghiamo, Signore, che, uscendo da questo luogo, Tu ci conduca a mettere in pratica le cose che abbiamo imparato, per la gloria del nostro Salvatore, nel cui nome preghiamo. Amen.
FINE
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