Guardiamo insieme questa sera il primo capitolo della Lettera ai Romani. Questa sera esamineremo 1:18. E credo che, esaminando questo versetto così decisivo, troviamo la chiave che apre il vangelo, il punto di partenza dell’evangelizzazione.
Ora, l’apostolo Paolo ha annunciato il suo tema nei versetti 16 e 17, come abbiamo visto la settimana scorsa. Dice: “Io non mi vergogno del vangelo di Cristo”. E questo è davvero il suo tema. Lo ha chiamato “il vangelo di Dio” al versetto 1 perché Dio ne è la fonte, e “il vangelo di Cristo” al versetto 16 perché Cristo ne è il compimento. E dice di “non vergognarsi del vangelo di Cristo: perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede; del Giudeo prima, e anche del Greco. Poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede: come è scritto: Il giusto vivrà per fede”.
Abbiamo visto che, in forma condensata, questa era la tesi o il tema dell’intera epistola ai Romani. E ora, passando al versetto 18, Paolo comincia a sviluppare in grande dettaglio la sostanza di quel tema, per aiutare il lettore cristiano a comprendere il significato e il senso della pienezza del vangelo di Cristo. E tutto comincia al versetto 18 con questa affermazione: “Poiché l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini, i quali soffocano la verità con l’ingiustizia”.
Il messaggio del vangelo comincia con un’affermazione sull’ira di Dio. Francamente, questo è diametralmente opposto a gran parte della nostra tecnica evangelistica. Gran parte dell’evangelizzazione contemporanea evita di proposito questo tema. Parliamo dell’amore, parliamo della felicità, parliamo di una vita abbondante, parliamo del perdono, parliamo della gioia, parliamo della pace. E offriamo alle persone tutte queste cose e chiediamo loro se non vorrebbero averle tutte. Ma, in realtà, parliamo molto raramente del giudizio.
E mi domando, fra tutte le volte in cui avete presentato il vangelo a qualcuno, quante volte lo avete introdotto dicendo: “A proposito, lo sapevate che l’ira di Dio si rivela contro la vostra empietà?” Immagino che perfino Dale Carnegie, autore di Come trattare gli altri e farseli amici [How to Win Friends and Influence People], abbia influenzato il modo in cui presentiamo il vangelo. Abbiamo tanta fretta di conquistarci amici e influenzare gli altri che, a volte, saltiamo il punto di partenza.
Dal punto di vista di Paolo, il timore è la prima leva che agisce sugli uomini malvagi. Fate loro conoscere l’ira di Dio. Ora, bisogna ammetterlo, l’ira di Dio è un argomento difficile, e non sono qui per dirvi che sia facile. Io stesso trovo molto difficile cominciare proprio da questo punto quando parlo alle persone di Cristo. Eppure, è l’inizio del vangelo e la preparazione appropriata per l’annuncio della grazia.
Come possono le persone capire qualcosa dell’amore se non comprendono l’odio di Dio? Come possono capire qualcosa della Sua grazia se non conoscono la Sua legge? Come possono capire il perdono se non comprendono la pena del peccato? Gli uomini non possono capire. Non possono cercare la grazia e la salvezza se non sono colpiti dal terrore dell’ira di Dio che incombe su di loro. Se gli uomini non avvertono di essere in grave pericolo, non c’è alcuna pressione che li spinga a cambiare.
Ora, a volte, quando parlate di Dio come di un Dio d’ira, certe persone si turbano. E non capiscono come Dio possa essere un Dio di collera, e Dio possa essere un Dio d’ira, e Dio possa essere un Dio di furore, un Dio che incute terrore. Ma questo accade perché non comprendono Dio. Vediamo se possiamo aiutarci ad avere una comprensione più profonda della Sua ira, mettendola nella giusta prospettiva insieme a tutti gli altri Suoi attributi.
Gli attributi di Dio sono in equilibrio nella Sua perfezione divina. E sono perfettamente equilibrati. Se Dio non avesse ira, e Dio non avesse collera, allora non sarebbe Dio. Dio è perfetto nell’amore, da una parte, ed è altrettanto perfetto nell’odio, dall’altra. Come ama in modo assoluto, così odia in modo assoluto. Come il Suo amore è senza commistioni, così lo è il Suo odio.
Di Cristo, in Ebrei 1:9, è detto: “Hai amato la giustizia e odiato l’iniquità”. Ed ecco quel perfetto equilibrio nella natura di Dio. Come ho detto, una delle tragedie del cristianesimo del nostro tempo è l’incapacità di predicare l’odio di Dio, il giudizio di Dio. Siamo così melensi. Siamo così sentimentali. Siamo, per così dire, così sdolcinati nel nostro cristianesimo. Quando è stata l’ultima volta che avete sentito un nuovo canto sull’ira di Dio? Ne avete sentito uno di recente? Io no.
Giusto per verificare una cosa che avevo in mente, possiedo un vecchio salterio, un vecchio innario della fine del XIX secolo. L’ho preso dallo scaffale e ho cominciato a sfogliarlo, e ho trovato inno dopo inno dopo inno sull’ira di Dio, sulla collera di Dio, sulla vendetta di Dio, sul giudizio di Dio. Inni che suonavano molto simili ai Salmi imprecatori, nei quali il salmista chiede a Dio di scendere e condannare i Suoi nemici.
La gente non scrive più inni di questo genere. La gente non esalta l’ira di Dio. Non vogliamo parlarne nel nostro approccio pubblicitario, da Madison Avenue, alla presentazione del messaggio. Ma non comprenderemo mai, in alcun modo, la profonda realtà dell’amore di Dio finché non comprenderemo il Suo odio. Bisogna definire con molta chiarezza ciò che Dio odia.
E permettetemi di aggiungere che questo non significa dire che Dio non ama; significa dire che non capirete mai quanto è grande il Suo amore se non sapete quanto è grande il Suo odio. Voglio dire, se comprendete che Dio odia il peccato così profondamente, troverete ancora più sorprendente che Egli possa amare i peccatori. Così, senza comprendere il Suo odio, anche la nostra comprensione del Suo amore ne risulta menomata, “Amore” e “grazia”, i nostri termini preferiti, sono privi di significato se Dio non odia.
Ora, nonostante la nostra avversione a vedere Dio come un Dio che odia e un Dio d’ira, le Scritture lo sottolineano chiaramente, e voglio condurvi in una specie di rapidissimo giro attraverso alcuni passi della Scrittura. Salmo 2:1, “Perché tumultuano le nazioni e i popoli meditano una cosa vana? I re della terra si schierano e i governanti si consigliano insieme contro il Signore e contro il Suo unto, dicendo: Spezziamo i loro legami e gettiamo via da noi le loro funi”.
In altre parole, prendiamocela con Dio. Liberiamoci di Dio, liberiamoci del Suo dominio. Ci intimorisce. EliminiamoLo, “Ma Colui che siede nei cieli riderà; il Signore si farà beffe di loro. Allora parlerà loro nella Sua ira e li turberà nel Suo grande sdegno”. Il versetto 12 dice: “Baciate il Figlio, perché non si adiri e voi non periate per la via, quando la Sua ira si accenderà anche solo un poco”. In altre parole, quando Dio si adira anche solo un po’, la gente perisce.
Guardate il Salmo 76, un’altra illustrazione. Qui si torna al giudizio di Dio sull’esercito egiziano. Nel Salmo 76:6 dice: “Alla Tua riprensione, o Dio di Giacobbe, carri e cavalli sono caduti in un sonno profondo. Tu, proprio Tu, sei da temere; e chi può resistere davanti a Te quando una volta Ti sei adirato? Dal cielo hai fatto udire il giudizio; la terra ha avuto paura ed è rimasta in silenzio, quando Dio si è levato per giudicare”.
Guardate il Salmo 78:49. E qui, ancora una volta, l’ira di Dio si riversa contro i nemici d’Israele, versetto 49: “Egli scagliò contro di loro l’ardore della Sua collera, ira, indignazione e tribolazione, mandando fra loro angeli di sventura. Aprì una via alla Sua collera; non risparmiò le loro anime dalla morte, ma consegnò la loro vita alla pestilenza; e colpì tutti i primogeniti d’Egitto, le primizie della loro forza nelle tende di Cam”. Dio era adirato. Dio era terribile nel Suo sdegno. Dio aveva ira. Dio aveva indignazione. E Dio portò una tribolazione molto severa.
Il Salmo 90:7 dice — e qui si parla dell’uomo mentre sta davanti a un Dio santo —: “Poiché siamo consumati dalla Tua collera e siamo turbati dalla Tua ira”. Versetto 11: “Chi conosce la potenza della Tua collera? E, secondo il timore che Ti è dovuto, così è la Tua ira”. Questo è l’innario d’Israele. E mi affretto ad aggiungere che loro avevano inni sull’ira di Dio. Era parte della natura di Dio tanto quanto gli altri Suoi attributi.
I profeti parlavano spesso dell’ira di Dio, del giudizio di Dio. In Isaia 9:19 dice: “Per l’ira del Signore degli eserciti il paese è oscurato” — e poi questa affermazione sorprendente — “e il popolo sarà come combustibile per il fuoco”.
Anche Geremia parlò dell’ira di Dio, 7:20: “Perciò così dice il Signore Dio: Ecco, la Mia ira e il Mio furore si riverseranno su questo luogo, sull’uomo e sulla bestia, sugli alberi dei campi e sul frutto della terra; bruceranno e non si spegneranno”.
Ezechiele, il profeta di Dio, in 7:19 dice che “né il loro oro né il loro argento potranno liberarli nel giorno dell’ira del Signore; non sazieranno le loro anime e non riempiranno i loro ventri, perché sono stati la pietra d’inciampo della loro iniquità”.
Ora, questi sono soltanto alcuni passi. Ma la Bibbia è piena di affermazioni sull’ira di Dio. Vedete la Sua ira esemplificata nell’Antico Testamento: contro il mondo antico, quando mandò il diluvio; contro la gente alla torre di Babele; contro Sodoma e Gomorra e le città della pianura; contro gli Egiziani; in molte occasioni contro gli Israeliti; contro i nemici d’Israele. Vedete la Sua ira riversarsi contro Nadab e gli altri, contro le spie, contro Aaronne e Miriam, contro Abimelec, contro la famiglia di Saul, contro Sennacherib, e così via, senza fine.
Voi potreste dire: “Beh, quello è l’Antico Testamento”. È vero. Ma Dio non cambia. La stessa cosa è vera anche nel Nuovo Testamento. Vedete l’ira di Dio. Nel capitolo 3 del Vangelo secondo Giovanni — quel meraviglioso vangelo scritto da un uomo d’amore, che presenta il Signore Gesù Cristo in tutta la Sua meraviglia, maestà e bellezza — si parla nondimeno dell’ira di Dio.
Giovanni ne parla in diversi punti, dicendo come l’ira di Dio sarà riversata. Ma un passo in particolare si trova alla fine del terzo capitolo, nell’ultimo versetto: “Chi crede nel Figlio ha vita eterna; e chi non crede al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui”. Per chi non conosce Cristo, le cose non vanno affatto bene. Proprio per niente. L’ira di Dio rimane su di loro.
E proprio nell’epistola che abbiamo davanti, Romani, Paolo indica l’ira di Dio quando, in 9:22, dice: “E che dire se Dio, volendo mostrare la Sua ira e far conoscere la Sua potenza, ha sopportato con molta pazienza dei vasi d’ira preparati per la distruzione?”
E così continua. In Efesini 5:6: “Nessuno vi inganni con parole vane, perché per queste cose l’ira di Dio viene sui figli della disubbidienza”. La Bibbia dice che Dio dannerà gli increduli.
Colossesi capitolo 3 dice esattamente la stessa cosa. La Seconda lettera ai Tessalonicesi, capitolo 1, è forse il passo più vivido di tutti. Parla di Dio che viene “in un fuoco fiammeggiante, facendo vendetta di coloro che non conoscono Dio e non ubbidiscono al vangelo, i quali saranno puniti con una distruzione eterna, lontani dalla presenza del Signore e dalla gloria della Sua potenza”.
Dio è un Dio d’ira, amici. È un Dio di collera. Ora, vi sembra una scelta sbagliata come punto di partenza per il vangelo? Pensateci. Le brutte notizie devono venire prima delle buone notizie, non è vero? È un po’ come andare dal medico e sentirgli dire: “Ho una cattiva notizia. Avete una malattia mortale che ha ucciso molte persone. Ma ho una buona notizia. È stata trovata una cura, e ce l’ho qui”. Vedete, la buona notizia non significa nulla senza La brutta notizia, giusto? Bisogna diagnosticare la malattia prima che la cura abbia un significato.
La brutta notizia è che Dio odia. La buona notizia è che Dio ama. Ma dovete cominciare dal Suo odio. Prima la diagnosi, poi la cura.
Ora guardate di nuovo il versetto 18. Dice: “Poiché l’ira di Dio si rivela dal cielo”. Perché c’è quel “poiché”? A che cosa serve? Ebbene, ci collega al passo precedente. Il passo precedente dice che la giustificazione è per sola fede. Perché? “Perché l’ira di Dio si rivela dal cielo contro l’empietà e l’ingiustizia degli uomini, i quali soffocano la verità con l’ingiustizia”. In altre parole, ciò che quel versetto dice è che tutti gli uomini soffocano la verità con l’ingiustizia e sono sotto l’ira di Dio. Perciò non hanno alcuna capacità di giustificare se stessi. Quindi la giustificazione deve essere per fede, perché tutti gli uomini, lasciati ai propri sforzi, sono sotto l’ira. Vedete? La giustificazione è per fede. Deve esserlo. Non può essere per opere, perché per le opere tutti gli uomini sono sotto l’ira.
Paolo lo dice in un altro modo. Dice: “Poiché tutti hanno peccato e” — che cosa? — “sono privi della gloria di Dio”.
In Efesini 2 dice: “E voi, che eravate morti nei falli e nei peccati”. È così per tutti, “Un tempo camminavate secondo il corso di questo mondo, secondo il principe della potestà dell’aria, lo spirito che opera nei figli della disubbidienza; fra i quali anche noi tutti avevamo un tempo la nostra condotta” — tutti noi — “nelle concupiscenze della carne, seguendo i desideri della carne e della mente; ed eravamo per natura figli d’ira”.
Chiunque nasce in questo mondo è un figlio d’ira. Chiunque nasce in questo mondo è preda della concupiscenza e del desiderio di cose malvagie. Tutti nascono spiritualmente morti, “Siamo tutti”, dice Paolo — o meglio, dice Giovanni — “già condannati perché non crediamo in Cristo”.
Francamente, amici, la sentenza è già stata pronunciata. L’intera razza umana è condannata all’inferno. Siamo tutti figli d’ira sotto il giudizio di Dio. L’uomo nasce condannato. Tutti gli uomini vengono al mondo sotto l’ira.
Dunque, cominciamo da questa affermazione classica. E, giusto per darvi un punto di riferimento, il passo sulla condanna della razza umana comincia in 1:18 e arriva fino a 3:20. Quindi ci resteremo per un po’, e vedrete alcune cose sul perché le persone fanno ciò che fanno che forse non avete mai visto prima.
Ma cominciamo semplicemente guardando il concetto dell’ira nel versetto 18, e questo ci offre una prospettiva assolutamente completa. Qui vengono presentate sei caratteristiche dell’ira. Potete seguire il vostro schema, e vi aiuterà a mantenere l’attenzione su queste cose.
Primo, la qualità dell’ira, la qualità, la sua essenza. Che genere d’ira è? Ebbene, è l’ira di Dio. È ira divina, e questo è un punto di partenza molto importante. È ira divina. Non assomiglia a nulla di ciò che conosciamo in questo mondo. Non è come la vostra ira o la mia ira. Non è come quando ci adiriamo. Non è come quando perdiamo la calma. Ci adiriamo e perdiamo la calma quando siamo offesi. E, francamente, di mezzo c’è il nostro orgoglio. La nostra passione, la nostra collera e la nostra ira non sono come questa. Questa è l’ira di Dio.
E, come ogni altro attributo di Dio, è perfetta quanto la Sua santa persona. La Sua ira è un’ira giusta. È il giusto genere d’ira. È ira santa. La passione che in questo mondo chiamiamo “collera”, ciò che in questo mondo umano chiamiamo “ira”, riflette sempre il cuore malvagio dell’uomo. Ma non dobbiamo proiettare questo su Dio.
Uno scrittore ha detto: “Non possiamo pensare con piena coerenza a Dio nei termini dei più alti ideali umani della personalità e, nello stesso tempo, attribuirGli la passione razionale della collera”. In altre parole, questo scrittore stava dicendo: “Dio non potrebbe mai adirarsi perché sappiamo che l’ira è una cosa cattiva”. Ma sta semplicemente cercando di ridurre Dio alla nostra misura, mentre Dio non è come noi. Non imponete a Dio il nostro concetto di collera. Dio si adira in modo santo, in modo perfetto. L’ira di Dio non è una furia capricciosa e irrazionale.
Anzi, permettetemi di andare un passo oltre. E qui state ricevendo una lezione di teologia propria, cioè sulla natura di Dio. Dio non potrebbe essere Dio, essere santo ed essere interamente buono se non reagisse al male. Lo capite? Deve reagire. Non potrebbe essere Dio. Non si può essere santi e tollerare l’empietà. È impossibile. Per questo il profeta Abacuc disse: “Tu hai gli occhi troppo puri per vedere il male e non puoi guardare l’iniquità”. Dio non può tollerarla. E vi dirò una cosa: quanto più diventate simili a Dio, tanto più vi adirerete per certe cose.
Perfino in questo mondo distorto degli uomini, l’indignazione contro la malvagità è essenziale alla bontà umana. Ci aspettiamo che le persone si adirino davanti a certe ingiustizie. Dio è infinitamente al di là di questo, perché perfino quando ci adiriamo per le cose giuste, la nostra ira è di solito contaminata dalla nostra peccaminosità.
Un’illustrazione classica è Gesù, in Giovanni 2, che purifica il tempio. Fece una frusta e cominciò semplicemente a cacciare tutti dal tempio a colpi di frusta. Voglio dire, è una scena molto drammatica. Sapete una cosa? Quello fu il Suo primo atto pubblico a Gerusalemme. Non è così che si comincia una crociata evangelistica. Non entrate nei luoghi religiosi, prendete una frusta e cominciate a fustigare tutti, rovesciando tavoli e gridando contro il loro peccato. In quel modo non raccoglierete mai una folla. Bisogna mandare avanti il comitato organizzatore, far sembrare tutto un tripudio di arpe e fiori. Gesù era furioso perché Dio veniva disonorato. C’era disonestà, c’erano imbrogli, menzogne, estorsione e profanazione.
Quindi, non guardate la collera meschina, irrazionale ed egoistica degli uomini per poi attribuirla a Dio. L’ira di Dio è sempre perfetta, sempre. L’ira degli uomini è sempre in qualche modo compromessa dalla presenza del peccato.
Per darvi ancora qualcosa su cui riflettere, ascoltate ciò che scrisse il salmista: “Il giusto si rallegrerà quando vedrà la vendetta. Egli laverà i suoi piedi nel sangue dell’empio”. È abbastanza vivido?
Voi potreste dire: “Aspettate un momento. Volete dire che i giusti sono così entusiasti del giudizio di Dio da voler lavare i piedi nel sangue degli empi?” “Così l’uomo dirà: ‘Certo, c’è una ricompensa per il giusto. Certo, c’è un Dio che giudica sulla terra’”. In altre parole, quando Dio giudica, è così giusto, così perfetto, così assolutamente santo, che il popolo di Dio viene raffigurato come se si lavasse i piedi nel sangue degli ingiusti. Un concetto incredibile.
In Lamentazioni capitolo 1: “Il Signore è giusto, perché io mi sono ribellato al Suo comandamento; ascoltate, vi prego, popoli tutti, e guardate il mio dolore”. In altre parole, Dio sta giudicando, ma va bene così. Me lo merito. Egli è giusto.
Ricordate che cosa accadde ad Acan? Dio disse: “Quando entrerete per prendere Gerico, non rubate nulla”. E Acan rubò praticamente tutto ciò che gli capitò davanti, disubbidendo apertamente. Tornò e seppellì ogni cosa nel terreno, in mezzo alla sua tenda. Giosuè andò da lui e disse: “Confessa il tuo peccato”. Giosuè 7:19: “Confessa il tuo peccato e da’ gloria a Dio”. Ora, che cosa voleva dire? Voleva dire che Acan stava davvero per ricevere ciò che gli spettava. Voglio dire, lo avrebbe ricevuto, e lo ricevette. Sapete che cosa accadde? Morì, e con lui tutta la sua famiglia. Evidentemente erano coinvolti anche loro nell’intera faccenda.
Ma egli dice: “Prima di ricevere da Dio il giudizio che ti spetta, confessa il tuo peccato”. In altre parole, dite: “Sono colpevole. Ciò che Dio fa a me è la reazione appropriata della Sua santità”. Vedete? Questo è il punto. In altre parole, non accusate mai Dio come se avesse fatto qualcosa di impuro. Anche quando Dio è adirato, quella è la giusta espressione della Sua assoluta santità.
E lo vediamo in Romani. Lo vediamo proprio qui dove siamo. L’ira di Dio si rivela contro ogni empietà e ingiustizia. E lo vedremo ripetutamente nel capitolo 2 e nel capitolo 3: la giustizia di Dio, o il giudizio di Dio, è un giudizio giusto.
Vorrei soltanto aggiungere qui che la parola è orgē, ed esprime un’indignazione costante, non un accesso momentaneo di furore. Dio non perde le staffe, Dio non esplode all’improvviso. È un odio costante da parte di Colui che non potrebbe mai essere buono e amorevole se non odiasse totalmente il male. Le due cose sono inseparabili. O le avete entrambe o non ne avete nessuna.
Trench, il grande commentatore del linguaggio della Parola di Dio, disse: “Non può esservi segno più sicuro, né più triste, di una condizione morale del tutto prostrata che l’incapacità di adirarsi contro il peccato e i peccatori”.
E un vecchio santo di nome Fuller scrisse questo: “L’ira è uno dei tendini dell’anima. Chi ne è privo ha una mente mutilata e, come Giacobbe, con i tendini rattrappiti nell’incavo della coscia, deve zoppicare”.
Thomas Watson dice: “Dio è dunque infinitamente santo? Allora vedete quanto il peccato è dissimile da Dio. Il peccato è una cosa impura. È chiamato ‘abominazione’. Dio non ha in Sé alcuna mescolanza di male. Il peccato non ha alcuna mescolanza di bene. È lo spirito, la quintessenza del male. Trasforma il bene in male. Ha deflorato l’anima vergine, l’ha resa rossa di colpa e nera di sozzura. È chiamato ‘la cosa maledetta’. Non c’è da meravigliarsi, dunque, che Dio odi il peccato”. Ha ragione. Quindi la qualità dell’ira è che si tratta dell’ira di Dio, e questo la rende diversa da qualsiasi altra.
Secondo, il tempo dell’ira. Guardate che cosa dice: “Poiché l’ira di Dio si rivela”, si rivela. Che cosa intende con “si rivela”? Letteralmente: “si rivela continuamente”. Qual è il tempo dell’ira di Dio? Si rivela continuamente. L’ira di Dio si manifesta continuamente. Il verbo apokaluptō, da cui ricaviamo apokalupsis, o “apocalisse”, significa “scoprire, portare alla luce, manifestare, far conoscere”. L’ira di Dio viene sempre fatta conoscere. È visibile lungo tutta la storia umana.
Si rivelò nel giardino, non è vero? Quando Adamo ed Eva peccarono e immediatamente fu pronunciata la sentenza di morte, la terra fu maledetta e loro furono cacciati dal paradiso. E il mondo ricevette fin dall’inizio una grande lezione sul fatto che Dio odia il peccato.
Si rivelò nel diluvio, quando Dio annegò l’intera razza umana tranne otto anime fedeli. Si rivelò nell’annegamento dell’esercito del faraone. Si rivelò nella distruzione di Sodoma e Gomorra mediante il fuoco dal cielo. Si rivelò nella maledizione della legge su ogni trasgressore. Si rivelò nell’istituzione del sistema sacrificale e in tutti i riti della Legge mosaica. In realtà, l’intera creazione geme ed è in travaglio sotto il giudizio di Dio, aspettando la redenzione.
Sapete che perfino le leggi umane contro i malfattori rivelano l’ira di Dio? Perché tutte le leggi hanno il loro fondamento nella mente di Dio. Nessuno può invocare l’ignoranza, perché l’ira di Dio è stata rivelata lungo tutta la storia umana.
E soprattutto, credo che la più grande dimostrazione mai data dell’ira di Dio sia stata la croce del Calvario. Dio odia il peccato così profondamente che permise realmente che il Suo stesso Figlio fosse messo a morte: la più grande manifestazione dell’ira di Dio. Riversò il Suo furore sul Suo amato Figlio. Non lo trattenne neppure dal Suo stesso Figlio. Ecco quanto odiava il peccato.
Jeffrey Wilson, il commentatore britannico, scrive: “Dio non è uno spettatore inattivo degli avvenimenti del mondo. Egli è dinamicamente attivo nelle vicende umane. La convinzione di peccato è continuamente sottolineata dal giudizio divino”. E il giudizio sulla croce riassume la storia del mondo.
Dunque, qual è il tempo dell’ira di Dio? Si rivela continuamente, tutto il tempo, tutto il tempo. Ogni volta che vi voltate, la vedete. Le persone vivono e muoiono. Le nazioni sorgono e cadono. Dio giudica il peccato.
Vi dite, come mi sono detto anch’io a questo punto del mio studio: “Ma ora, aspettate un momento. Ci sono persone che sembrano prosperare nonostante tutto questo, giusto? Ci sono persone malvagie che sembrano andare così bene”. E vi ponete la domanda: “Come possono vivere così e passarla liscia?” Voglio dire, perché Dio permette loro di vivere vite così miserabili, dissolte, vili e peccaminose? Ebbene, non dimenticate che il Salmo 9:16 dice: “Il Signore si fa conoscere mediante il giudizio che Egli esegue”.
Verrà. Se Dio lascia che gli uomini prosperino per un po’ nel loro peccato, la Sua coppa d’ira, nel frattempo, continua semplicemente a riempirsi. Se li lascia peccare per un po’, è soltanto perché sta affilando la spada. Quanto più a lungo Dio tiene teso l’arco, tanto più in profondità penetrerà la freccia quando la scoccherà. Il giudizio verrà.
Si racconta che i pii agricoltori di una comunità dell’Ovest americano rimasero profondamente scandalizzati una domenica mattina d’estate, mentre si recavano alla piccola chiesa di campagna. Scoprirono che l’uomo proprietario dei circa 16 ettari di terreno dall’altra parte della strada rispetto alla chiesa era nel pieno dell’aratura, tracciando i solchi. E aveva continuato a farlo tutto il giorno, ignorando il fatto che fosse il Giorno del Signore.
La gente entrò in chiesa e, per tutto il tempo in cui rimase lì, poteva sentire il rumore di tutti i suoi trattori. E così erano profondamente preoccupati. Aveva lavorato tutti gli altri campi e aveva scelto apposta di lavorare la domenica proprio quello vicino alla chiesa, per dimostrare qualcosa. Scrisse una lettera al direttore di un giornale locale e fece notare che aveva fatto tutto questo di domenica, eppure aveva ottenuto la resa per ettaro più alta fra tutte le fattorie della contea. E chiese al direttore come i cristiani potessero spiegare la cosa. Non riteneva che Dio c’entrasse affatto.
Il direttore, con grande buon senso, pubblicò la lettera e la fece seguire da questa semplice affermazione: “Dio non chiude tutti i Suoi conti nel mese di ottobre”.
La qualità dell’ira? È l’ira di Dio. È diversa da qualsiasi altra. Il tempo? Si rivela continuamente. La fonte? Qual è la fonte di quest’ira? Guardate che cosa dice: “L’ira di Dio si rivela dal cielo”. Il cielo è la fonte. L’ira di Dio viene dal cielo. La terra è dominata dal cielo. L’ira di Dio agisce nel mondo degli uomini in modo dinamico ed efficace. Viene dal trono di Dio.
Ora, fondamentalmente ci sono due modi in cui il cielo rivela l’ira di Dio. Pensate con me a questi due. Il primo è ciò che io chiamo ordine morale, e il secondo lo chiameremo intervento personale. L’ira di Dio si rivela dal cielo, prima di tutto, attraverso l’ordine morale. In altre parole, quando Dio fece il mondo — il mondo fisico e quello morale — vi incorporò certe leggi.
Se salite su un edificio alto e vi buttate giù, cadete. Non importa che cosa vogliate fare, andate giù. Non importa che cosa pensiate di fare. Andate comunque giù. La legge di gravità. Ci sono leggi. Andate in automobile a circa 130 chilometri all’ora, vi schiantate contro un muro di cemento, e una legge entra immediatamente in azione. La legge di una forza irresistibile e di un oggetto immovibile. Ci sono leggi nel mondo fisico. Ci sono leggi nel mondo spirituale. E Dio ha incorporato nel mondo la legge morale. Potremmo chiamarle, se volete, le leggi delle conseguenze.
E credo che nell’universo esista un certo ordine morale. C’è una certa inevitabilità. Per dirlo con una terminologia moderna potremmo dire: “Nel mondo esiste un ordine morale e, quando violate quella legge morale, le conseguenze cominciano immediatamente a prodursi”.
J. A. Froude, lo storico, disse: “Una lezione, e una soltanto, si può dire che la storia ripeta con chiarezza: il mondo è costruito, in qualche modo, su fondamenti morali, e alla lunga le cose vanno bene per i buoni e male per i malvagi”.
Dunque, l’ira si rivela dal cielo, prima di tutto, nell’ordine morale. Voglio dire, fate cose immorali e ne pagate il prezzo, ne pagate il prezzo. Perché il mondo è costruito sulla legge morale. Vivete una vita dissoluta, degenerata, malvagia, e ci saranno conseguenze. E viene dal cielo perché il cielo ha stabilito le regole.
Ma in secondo luogo — e va oltre questo — l’ira di Dio non è semplicemente confinata all’ordine morale. C’è anche un’attività personale da parte di Dio. Dio non è soltanto una forza cosmica che ha stabilito una legge e poi l’ha lasciata fare il suo corso. Dio interviene. Non si tratta soltanto di un giudizio automatico prodotto da un impersonale computer cosmico. Dio è coinvolto, e la Bibbia mostra una reazione personale molto intensa al peccato nel cuore dell’Essere divino. C’è sì un ordine morale, ma c’è anche un vero coinvolgimento personale.
Permettetemi di darvi soltanto un’illustrazione. Ho molti passi della Scrittura che potrei mostrarvi, ma lasciate che ve ne dia subito uno, dal Salmo 7:11. Al versetto 11 dice: “Dio giudica il giusto, e Dio è adirato”. Dio è adirato. La Bibbia dice davvero che Dio è adirato. Non c’è soltanto un ordine morale: Dio è adirato. E non si adira di tanto in tanto. Con quale frequenza è adirato con il malvagio? “Ogni giorno”. Voi potreste dire: “Davvero?” Oh sì, è adirato ogni giorno. Dio è adirato ogni giorno. Dio si adira.
C’è la legge morale, l’ordine morale, ma c’è anche un intervento personale, quando Dio esprime l’ira propria di una natura santa. E viene dal cielo perché il cielo ha stabilito l’ordine morale, ed è dal trono di Dio che quell’ira proviene.
Quarto, la natura dell’ira. Qual è la natura dell’ira? Che genere d’ira è questa? Ebbene, detto molto semplicemente: “l’ira di Dio” — questa è la sua qualità — “si rivela” — questo è il suo tempo, si rivela continuamente — “dal cielo” — questa è la sua fonte — “contro l’empietà e l’ingiustizia degli uomini” —questa è la sua natura. È ira contro il peccato. Lo sapevate. Non è un furore incontrollato e irrazionale. Dio non è come un criminale che scarica la sua vendetta sulla persona più vicina. Non è indiscriminata: è diretta con precisione contro l’ingiustizia e l’empietà degli uomini, asebeia e adikia. Che cosa significano queste parole? “Empietà” e “ingiustizia”.
La prima parola — anche se in realtà si sovrappongono e potreste chiamarle sinonimi nel senso più puro — è semplicemente una delle due parole che Paolo usa per mostrarci che Dio è adirato per il peccato. Ma ci sono alcune sfumature di significato che credo siano interessanti. La prima parola si riferisce all’“empietà”. E questo mette l’accento sul rapporto con Dio. Dio è adirato perché gli uomini non sono in una giusta relazione con Lui. Sono empi, vedete? Non sono pii. Gli uomini sono empi.
In Giuda dice che Dio verrà “per eseguire il giudizio contro tutti e per convincere tutti gli empi fra loro di tutte le opere di empietà che hanno empiamente commesso”. Tre forme della stessa radice di seguito. E poi dice: “E di tutte le parole dure che gli empi peccatori hanno pronunciato contro di Lui”. Quattro occorrenze della stessa radice in un solo versetto: l’idea è quella dell’“empietà”, del non essere in una giusta relazione con Dio.
Si riferisce all’empietà verso Dio. Si riferisce a una mancanza di riverenza, a una mancanza di devozione, a una mancanza di adorazione. E conduce all’idolatria. Vede il peccato come una mancanza di riverenza verso Dio. La seconda parola, “ingiustizia”, pur comprendendo anch’essa il primo concetto, tende verso il risultato della prima parola. Quando non siete in una giusta relazione con Dio e non riverite Dio nel modo dovuto, allora nemmeno i vostri rapporti con tutti quelli che vi stanno attorno sono giusti. E così l’empietà conduce all’ingiustizia.
Ogni peccato, vedete, attacca prima la maestà di Dio e poi la Sua legge. E il motivo — e io credo davvero questo — il motivo per cui gli uomini trattano gli altri uomini nel modo in cui li trattano è che trattano Dio nel modo in cui Lo trattano. L’empietà conduce all’ingiustizia. La gente dice: “Oh, che cosa sta succedendo? Tutti gli omicidi, tutti i crimini e tutte le cose orribili che accadono. Perché l’uomo è così disumano verso l’uomo?” Perché è così estraneo a Dio. Tutte le relazioni e tutti i rapporti tra gli uomini sono corrotti. E ne vedremo di più nel capitolo 2 e nel capitolo 3, come pure nel resto del capitolo 1.
Dunque, l’ira di Dio è rivolta contro il peccato. Thomas Watson dice: “Il peccato è per l’anima ciò che la ruggine è per l’oro, ciò che una macchia è per la bellezza”. Nella Scrittura il peccato è descritto come un panno lordato dal sangue mestruale. È chiamato una piaga ulcerosa. Le vesti sporche di Giosuè erano un geroglifico del peccato. E voi sapete bene quanto me che Dio odia il peccato.
Anzi, sapete che questa è l’unica cosa che Dio odia? Proprio così. Lo sapevate? E nessun uomo entrerà mai alla Sua presenza con il peccato.
Quinto, l’estensione dell’ira. E questo è un punto molto breve. Voi potreste dire: “Beh, io sono una persona abbastanza buona. Voglio dire, questo... con chi stai parlando, MacArthur? Non con me. Appartengo al Reale Ordine dei Caproni [Royal Order of the Goats]. Faccio beneficenza. Voglio dire, in fondo sono una brava persona”. Ebbene, va bene, “l’ira di Dio si rivela dal cielo contro” — qual è la parola successiva? — “ogni”. Ogni? Ogni, “Poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”.
Ebbene, alcune persone sono migliori di altre, ma nessuno ce la fa. Una volta usavo l’illustrazione di tutti che vanno sulla spiaggia e cercano di saltare fino all’isola di Catalina. Sì, vi concediamo una rincorsa: soltanto circa 42 chilometri. Potete correre veloce quanto volete e per quanto tempo volete, e poi saltare. Alcuni di noi arriverebbero a circa 2 metri, alcuni potrebbero essere saltatori in lungo straordinari e saltare circa 8 metri, ma nessuno arriverebbe fin là.
Certo, le persone sono diverse. Alcune sembrano migliori di altre. È troppo lontano da saltare, e quindi “ogni empietà e ingiustizia degli uomini”. Nessuno sfugge, nessuno. Questo punto deve essere soltanto breve perché la Scrittura è così chiara. Non potete sfuggire.
Vi leggerò soltanto qualcosa. Non avete bisogno di cercarlo. Ascoltate e basta. Ezechiele 17:15, parlando di Sedechia, che fece un patto con Dio e poi decise di romperlo e si rivolse all’Egitto perché lo aiutasse, quando tutto ciò di cui aveva realmente bisogno era Dio. E quella era stata la sua promessa, “Ma egli si ribellò a lui mandando i suoi ambasciatori in Egitto, perché gli dessero cavalli e molta gente”. In altre parole, invece di confidare in Dio, decise di aver bisogno dell’aiuto dell’Egitto. E poi dice, poiché fece questo: “Prospererà? Sfuggirà? Romperà il patto e sarà liberato?” Ora ascoltate questo: “Com’è vero che Io vivo, dice il Signore Dio, certamente nel luogo dove dimora il re che lo fece re, del quale disprezzò il giuramento e del quale infranse il patto, proprio presso di lui, in mezzo a Babilonia, morirà”. Non sfuggirà. Sfuggirà? “Com’è vero che Io vivo”, la risposta è no.
Non m’importa chi siate. La più lieve traccia di empietà e ingiustizia vi porta sotto l’ira di Dio. E sfuggirete? No. No. Nessuna via di scampo.
Infine, abbiamo visto la qualità dell’ira, il tempo dell’ira, la fonte dell’ira, la natura dell’ira, l’estensione dell’ira, e ora la causa dell’ira.
Voi potreste dire: “Come può Dio ritenere responsabili tutte queste povere persone? Voglio dire, voglio dire, sono nato in una famiglia peccatrice, che cosa ne so io?” Oh, sareste sorpresi di quanto sapete. La fine del versetto 18: “L’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini, i quali soffocano la” — che cosa? — “la verità con l’ingiustizia”.
Ora, questo apre l’intera sezione successiva, e domenica sera prossima ascolterete probabilmente uno dei messaggi più decisivi che abbiate mai ascoltato, mentre considereremo il declino e la caduta dell’uomo. Ma Paolo dice che il vero problema e la causa dell’ira è che “gli uomini soffocano la verità con l’ingiustizia”. Letteralmente, potremmo leggerlo così: “Uomini che tentano continuamente di sopprimere la verità mediante il loro peccato”. Il peccato è così forte nel cuore dell’uomo che assale la verità.
La gente dice: “E i pagani? E questo? E quello?” Ascoltate, la verità è lì, come Paolo mostrerà nel passo successivo, ma gli uomini la sopprimono. Il peccato assale sempre la verità. La verità fondamentale di Dio e della Sua Parola viene assalita. C’è sempre un tentativo di sopprimerla, di seppellirla, di cancellarla. Tuttavia, per la natura stessa del peccato, questo tentativo è sempre vano. E gli uomini vivono con la colpa nonostante il loro tentativo.
La conoscenza di Dio è disponibile ovunque. Ascoltate: io credo che sia accessibile a ogni essere umano sulla terra, per quanto oscuro o remoto possa essere. Credo davvero che la conoscenza di Dio sia disponibile; e se svolge la sua funzione, e l’uomo le permette di farlo, lo terrà lontano dagli eccessi del peccato e lo condurrà a Dio.
Ma gli uomini la sopprimono. Amano le tenebre anziché che cosa? La luce. Perché? Perché le loro opere sono malvagie. Lo stolto continua sempre a dire: “Non c’è Dio”. E perché lo dice? Perché non vuole che ci sia un Dio, perché se c’è un Dio, lui è nei guai.
Nel Salmo 14:1 dice: “Lo stolto dice nel suo cuore: Non c’è Dio”. Perché? “Sono corrotti, hanno commesso opere abominevoli, non c’è nessuno che faccia il bene”. Sono certo che non vogliono che ci sia un Dio che li chiami a rendere conto. L’uomo cerca di postulare che Dio non esiste e, se non fa questo, dice: “Beh, mi inventerò un Dio che possa tollerare il mio peccato”. E così evita chiaramente la vera voce di Dio.
Ma io credo davvero che non ci sia alcuna difficoltà nel rispondere a chi domanda: “Come faranno i pagani a sapere?” Credo che Dio abbia rivelato Se stesso a ogni individuo e che, se gli individui, ovunque si trovino, non importa quanto siano lontani, non sopprimono quella verità per amore del peccato, quella verità li proteggerà dagli eccessi del peccato e, alla fine, li condurrà alla verità di Dio mediante la Sua provvidenza misericordiosa. Ma gli uomini non fanno così. Evitano la verità di Dio.
Tutti gli uomini possiedono abbastanza semi di verità divina e di legge morale da preservarli dall’inferno, ma ne hanno arrestato la crescita e lo sviluppo per amore del peccato. E l’ira di Dio attende.
Se non siete cristiani, l’ira di Dio vi attende. Il dottor Barnhouse aveva un’illustrazione appropriata, e con questa concluderò. Disse: “L’ira di Dio è come una grande massa d’acqua trattenuta dietro una diga”. Disse: “Ricordo la prima volta che vidi la diga di Hoover, una delle più grandi dighe della terra. È stata costruita sul fiume Colorado, e queste acque si sono accumulate per chilometri, penetrando in ogni piccola insenatura e valle.
“E così è stato con l’ira di Dio. La prima volta che fu commesso un peccato, l’ira di Dio fu accumulata contro quel peccato. E mentre gli uomini vivevano sulla terra, e i loro cuori diventavano più malvagi e l’esplosione del loro peccato più violenta, la riserva d’ira diventava sempre più grande, trattenuta dalla pazienza di Dio, che si stende attraverso la valle del Suo giudizio come una grande diga attraverso il fiume.
“E nella Sua eterna preconoscenza, Dio Padre previde tutto il peccato che sarebbe stato commesso dopo il tempo di Cristo, il vostro peccato e il mio peccato, e accumulò contro di esso la Sua ira dietro la diga della Sua pazienza. E anche l’ira di Dio contro il peccato che ancora oggi non è stato commesso è accumulata, in attesa del giorno in cui la Sua pazienza giungerà al suo santo termine. Per migliaia di anni, quella diga ha retto e Dio ha trattenuto la Sua ira. Di tanto in tanto, nel corso della storia umana, Egli si è chinato per immergere la mano nelle acque trattenute dalla diga e versare alcune gocce d’ira su qualche esplosione di ribellione particolarmente malvagia. Ma per la maggior parte, Dio sembrò passare sopra ai peccati dell’uomo nei secoli precedenti la croce. Poteva sembrare che il peccato fosse tollerato, ma in realtà non faceva che accumularsi”.
Sapete, un giorno la diga cedette, e cedette al Calvario. La piena si abbatté su Cristo e Lo sommerse in tutto quel mare di peccato. E si romperà di nuovo, e sommergerà tutti quegli uomini che non sono in Cristo. Cristo ha preso su di Sé il giudizio per quelli che credono. Quelli che non credono subiranno il giudizio che spetta loro. E l’ira di Dio li attende. Perché essi trattengono la verità, qualunque cosa affermino: la trattengono e la sopprimono a causa del loro peccato.
Ora ascoltate, è qui che comincia il vangelo. Ma ricordate: c’è una buona notizia, e la buona notizia è che Cristo ha preso su di Sé tutto il furore dell’ira di Dio, se accetterete la sostituzione che Egli, per grazia, ha compiuto al vostro posto.
Padre, Ti siamo grati questa sera perché abbiamo potuto considerare questo tema; difficile, tremendo, e tuttavia così importante. È facile per noi diventare insensibili. Aiutaci a reagire come se fosse la prima volta che lo sentiamo, a correre fuori per avvertire uomini, donne e giovani dell’ira a venire.
Che nessuno lasci questo luogo questa sera sotto il giudizio, sotto la condanna, ma che accetti ciò che Cristo ha provveduto per grazia, prendendo su di Sé alla croce del Calvario tutta l’ira accumulata dietro quella diga, e che salga su quell’isola di salvezza, così che, quando la diga si romperà di nuovo davanti al grande trono bianco, sia già entrato nel paradiso preparato per lui.
Mentre tenete il capo chino ancora per un momento, permettetemi di incoraggiarvi: se questa sera non conoscete il nostro Signore Gesù Cristo, questo è il momento. Non c’è momento migliore del presente. Nessuno sa quanto tempo abbia a disposizione. Questo è un messaggio serio, molto serio. Più serio di qualunque messaggio io possa dare, ma è qui che ci troviamo nel testo. E so che il Signore ha uno scopo per questo. Forse quello scopo riguarda proprio voi. Nel silenzio del vostro cuore potete aprire la vostra vita a Cristo. ChiedeteGli di sottrarvi all’ira futura. Accettate il fatto che Egli ha portato il vostro peccato nel Suo corpo sulla croce e vi ha liberati, se riponete la vostra fede in Lui.
Padre, possa questa essere una notte di salvezza nei cuori di molti, non soltanto in questo luogo ma in tutto questo Paese e nel mondo, ovunque il Tuo nome è innalzato. Possa questo essere un giorno in cui il cielo gioisce per anime che sono entrate nel regno, che sono passate dall’essere sotto l’ira di Dio all’essere protette dall’amore di Cristo.
Dio, sappiamo che Ti adiri per il peccato. Sappiamo quanto odi il peccato; ma, oh, quanto devi amare, se hai odiato il peccato così tanto e tuttavia l’hai posto tutto su Colui che amavi, il Tuo stesso Figlio, il Signore Gesù, per noi. Oh, quanto devi amare. Ti ringraziamo per quell’amore, amore che perdona, amore misericordioso, amore pieno di grazia.
Preghiamo che nessuno se ne vada senza aver ricevuto tutto questo dalla Tua mano buona e fedele. Ti ringraziamo per questo tempo trascorso insieme. Ti lodiamo per tutto ciò che hai compiuto. Nel nome di Cristo. Amen.
FINE
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