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Aprite al decimo capitolo del vangelo di Giovanni, Giovanni capitolo 10. È molto interessante percorrere il libro di Giovanni al mattino e Atti la sera, perché nel racconto dei primi capitoli di Atti, Pietro è il predicatore, e nel vangelo di Giovanni, Giovanni è l’autore, e naturalmente, erano amici stretti. E nei primi capitoli di Atti erano anche insieme e quindi è un dono speciale quello di ascoltare Giovanni quando finalmente arriva a dire qualcosa moltissimi anni dopo che Pietro predicò a Pentecoste, e vedere quanto siano paralleli gli scritti di Giovanni riguardo alla persona di Cristo e la predicazione di Pietro riguardo alla persona di Cristo. E quindi, in un certo senso, in questi giorni stiamo capitalizzando su Pietro e Giovanni, e stiamo presentando le glorie del Salvatore che essi amarono e proclamarono.

lecimo capitolo di Giovanni è un punto di svolta, come sapete, nella storia raccontata da Giovanni. Questo è il capitolo che registra l’ultimo resoconto che Giovanni ci offre del ministero pubblico di Gesù. Alla fine di questo decimo capitolo, Gesù se ne va per qualcosa come tre mesi, e trascorre quel tempo con i Suoi discepoli; e poi ritorna nell’undicesimo capitolo e risuscita Lazzaro dai morti, compie l’ingresso trionfale nel dodicesimo capitolo, e poi Giovanni registra nei capitoli dal 13 al 16 una sola notte, una sola serata nella sala al piano superiore, con le promesse che il Signore diede ai Suoi discepoli e a tutti quelli che sarebbero venuti dopo di loro, noi compresi. Il diciassettesimo capitolo, quindi è quell’incredibile ingresso nel luogo santissimo, nel santuario della preghiera privata e della comunione di Cristo con Suo Padre, quella grande preghiera sacerdotale che pregò prima della Sua morte. Il capitolo 18 è il Suo arresto seguito dalla Sua morte e risurrezione. E poi il ristabilimento di Pietro e l’incarico affidato ai discepoli concludono il tutto nel capitolo finale.

Quindi, il capitolo 10 è cruciale perché Giovanni vuole assicurarsi che nulla rimanga poco chiaro per quanto riguarda le affermazioni di Cristo. Questo è, in un certo senso, un riassunto di quello che era il suo scopo, come lo dichiara al capitolo 20 e al versetto 31, “Queste cose sono state scritte affinché crediate che Gesù è il Messia, il Figlio di Dio, e affinché, credendo, abbiate vita nel Suo nome”. Giovanni sta accumulando prove affinché voi possiate credere, perché possiate avere la vita eterna. La vita eterna, come stiamo imparando, viene soltanto mediante la fede in Cristo.

E quindi, il suo scopo qui culmina in questo decimo capitolo. E lui vuole non lasciare alcun equivoco riguardo all’affermazione che Cristo fece, e riguardo a ciò che è necessario credere di Lui per ricevere la vita eterna. Ecco perché avete le parole del versetto 30. Guardate il capitolo 10, versetto 30, “Io e il Padre siamo uno”. Io e il Padre siamo uno, “I Giudei presero di nuovo delle pietre per lapidarlo”. Gesù rispose loro: “Vi ho mostrato molte buone opere da parte del Padre; per quale di esse mi lapidate?” I Giudei gli risposero: “Non ti lapidiamo per una buona opera, ma per bestemmia; e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio”. Letteralmente.

Sapevano esattamente che cosa stava affermando. Al versetto 36, “Tu bestemmi”. Mi state accusando di questo? “Perché ho detto: Sono il Figlio di Dio? Se non faccio le opere del Padre mio, non credetemi”. Qui di nuovo abbiamo il riassunto dell’intero scopo di Giovanni: rendere chiara l’affermazione di Gesù di essere Dio, di possedere la stessa natura e la stessa essenza di Dio, e quindi di chiamarsi legittimamente il Figlio di Dio, uno che possiede la stessa natura, e di provarlo mediante le Sue opere. Non c’è possibilità di fraintendere questo. Non c’è possibilità di fraintenderlo in tutto il vangelo di Giovanni. E certamente qui, è impossibile rigirare la cosa. Quando disse: “Io e il Padre siamo uno”, non stava affermando unità di scopo, unità di missione, unità di atteggiamento. Stava affermando unità di essenza, unità di natura. Ecco perché Lo chiamarono un bestemmiatore, un uomo che stava dicendo loro di essere Dio.

Questa è la grande affermazione del vangelo, che Gesù, pur essendo pienamente uomo, era anche pienamente Dio. Assunse il titolo di Dio Figlio, il Figlio di Dio. Questa è l’unicità della Sua persona come Dio nella Trinità. C’è una sola natura, una sola essenza, ma tre persone distinte. Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo.

Nel capitolo 19 di Giovanni, quando arriviamo proprio al momento in cui il popolo di Gerusalemme e i capi spirituali stanno facendo pressione sui Romani perché crocifiggano Gesù; versetto 7 di Giovanni 19. I Giudei dicono questo: “Noi abbiamo una legge”, la legge mosaica, “e secondo quella legge Egli deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio”. Non lo ha soltanto affermato. Lo ha provato. Versetto 37: “Come ho letto, se non faccio le opere del Padre mio, non credetemi”. I capi del giudaismo religioso e il popolo che li seguiva erano i veri bestemmiatori. Erano i veri bestemmiatori. Proprio come aveva predetto la profezia dell’Antico Testamento di Isaia. Chi ha creduto al nostro messaggio? A chi è stato rivelato il braccio del Signore? Il profeta predice che quando il Messia verrà, non crederanno. Isaia poi continua dicendo: noi non Lo stimammo. Non Gli abbiamo dato alcun onore. Non Lo abbiamo visto come il nostro Messia.

Quel rifiuto giudaico, tra l’altro, quell’ostilità giudaica verso il Signore Gesù Cristo esiste ancora oggi, proprio oggi tra il popolo giudaico. Da alcuni mesi sto leggendo un libro terrificante intitolato “Blood Lands”. Blood Lands è un libro di storia, un libro profondo che offre la cronaca del massacro di 14 milioni di persone nelle terre di sangue tra Stalin e Hitler. È lì che cominciano i pogrom che finiscono nel massacro di milioni di Giudei. La sofferenza di questo popolo va oltre l’immaginazione, oltre la comprensione. La tragedia di tutto questo è che conoscevano la verità riguardo al Dio vero e vivente, l’unico Dio, il Dio che era creatore, il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, il Dio di Mosè e Abramo e Davide. Conoscevano quel Dio. Ma quando Egli mandò il Suo Salvatore per redimerli, Lo rigettarono. E continuano a farlo.

Attraverso tutta questa storia di rifiuto nazionale, naturalmente, c’è un residuo di Giudei che crede. E sono tutti uno in Cristo con tutti i Gentili che credono, ce lo dice la Scrittura. Ma mentre questo capitolo chiude la breve storia che Giovanni fa del ministero pubblico di Gesù, essa culmina nello stesso tipo di rabbia e ostilità contro Gesù che abbiamo visto lungo tutto il Suo ministero. Infatti, per la quarta volta, cercano di prenderLo e ucciderLo. Più Egli parla, più afferma chi è, più dimostra che la Sua affermazione è vera. E più i loro cuori diventano duri. E quindi, questa è la culminazione per Giovanni. E poi Gesù scompare. È tutto negativo? No. Perché alla fine del capitolo, quando se ne va al di là del Giordano, il versetto 42 dice, ed è così che si conclude il capitolo: “Molti credettero in Lui là”. Era come se dovesse uscire da Gerusalemme. Doveva andare oltre, presso il fiume Giordano, dove un tempo Giovanni battezzava. In un altro luogo, lontano dal potere e dall’influenza dell’establishment religioso.

Qui ci sono cinque scene che stiamo, diciamo, osservando. Cinque scene. Abbiamo iniziato ad entrarci. La scena numero uno è il confronto, solo brevemente. Tornate al versetto 22, “In quel tempo ebbe luogo a Gerusalemme la festa della Dedicazione”. Vi ricordate che è quella che oggi i Giudei chiamano Hanukkah, o Festa delle Luci, per il modo in cui la celebravano, una celebrazione di otto giorni, il 25 di Kislev, il che la colloca tra novembre e dicembre ogni anno. Il modo in cui la celebrano è accendendo lampade e candele nelle loro case, e lo fanno per otto giorni, quindi è chiamata la Festa delle Luci, o Hanukkah. Fondamentalmente fu istituita durante il periodo intertestamentario, quando Giuda Maccabeo scacciò gli invasori, gli invasori pagani, Antioco Epifane e la sua gente, e rimise in sicurezza il tempio e ristabilì il culto. Per celebrare questo, fu istituita questa festa. Non una festa biblica, ma una festa storica. Questa è un’altra delle feste che si sono susseguite nel vangelo di Giovanni dal capitolo 5 in poi. Gesù continua ad apparire a Gerusalemme durante le feste, e accadono sempre le stesse cose: Egli parla, loro Lo negano, vogliono ucciderLo, Egli sfugge, e così eccoci di nuovo con lo stesso tipo di ciclo.

Ora, durante questa festa, Gesù sta camminando nel tempio, nel portico di Salomone, ricordate, questo era ciò che restava dell’enorme muro di sostegno che faceva parte del tempio salomonico distrutto nel 586 a.C. Quel muro non fu distrutto; fu poi rielaborato in un colonnato o un portico, un luogo molto frequentato per ripararsi dal sole o dal tempo. È inverno. Gesù sta camminando lì, un luogo dove troviamo gli apostoli nel libro degli Atti mentre insegnano. I Giudei, cioè i capi religiosi, Giovanni di solito si riferisce a loro quando usa quel termine, e i loro seguaci, si radunarono attorno a Gesù e Gli dicevano, e c’è proprio una tale ipocrisia in questo, perché Egli ha risposto a questa domanda così tante volte, “Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se Tu sei il Messia, diccelo apertamente”. Quel genere di confronto ha un solo obiettivo in mente, e non è ottenere informazioni. Possono incitare la folla, il che può alla fine portare alla morte di Gesù.

Questo è il confronto. Poi abbiamo visto l’affermazione. Siamo arrivati all’affermazione. Torniamo a quella. Al versetto 25. Gesù rispose loro: “Ve l’ho detto”. Ve l’ho detto, ve l’ho detto, “E voi non credete”. Quante volte ve l’ho detto? Soltanto nella sezione delle feste, capitolo 5, ripetutamente nel capitolo 7, ripetutamente nel capitolo 8, ve l’ho detto molte, molte volte. Chiaramente, comprendono la Sua affermazione. Vogliono semplicemente giustificare il fatto di prenderLo e di eliminarLo. E poi Egli convalida l’affermazione nello stesso modo in cui l’ha fatto lungo tutto il percorso, al versetto 25, “Ve l’ho detto, e voi non credete”. Questo è il problema, “Le opere che faccio nel nome del Padre mio, queste testimoniano di me”.

L’ultima volta abbiamo visto che la questione era: voi non credete. Questo attraversa tutto il vangelo di Giovanni. La questione dal punto di vista umano. Voi non credete. Potete tornare indietro, iniziare dal capitolo 1, e poi in ogni capitolo tranne il capitolo 2, fino a questo preciso punto, c’è un appello rivolto alle persone perché credano, e un avvertimento che, se non credono, non riceveranno la vita eterna. Lungo tutto il racconto, viene loro comandato di credere. Sono chiamati a credere. Sono avvertiti di credere. Questo è il lato umano. Lo abbiamo visto. La salvezza viene mediante la fede. Infatti, tornate al capitolo 8 solo per un momento. Non posso soffermarmi su tutti quei passi perché so che ve li ricordate.

Nel capitolo 8, versetto 21, Egli sta dicendo loro: “Io me ne vado, e voi mi cercherete, e morirete nei vostri peccati. Dove io vado, voi non potete venire”. Non andrete in cielo. Perché? Versetto 24. Perciò vi ho detto che morirete nei vostri peccati, perché se non credete che Io sono, Io sono Colui che dichiaro di essere, Io sono l’Io Sono, morirete nei vostri peccati. Questo è semplicemente un esempio di qualcosa che viene ripetuto ancora, e ancora, e ancora, a partire dal capitolo 1, versetto 12. A tutti quelli che Lo hanno ricevuto, Egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, anche a quelli che credono nel Suo nome. Questo è il lato umano. Dovete credere che Io sono Colui che dichiaro di essere.

Ora, naturalmente, Matteo ci aiuta a capire ciò che loro credevano. Nel capitolo 12 di Matteo, uno dei commenti più terrificanti che i farisei e i capi religiosi d’Israele abbiano mai fatto, Matteo 12:24, questo è ciò che credevano, “Costui non scaccia i demòni se non per mezzo di Beelzebul, il principe dei demòni”. È satanico. Questo è ciò che credevano. Credevano che facesse ciò che faceva per la potenza di Satana. Versetto 31. Perciò vi dico: ogni peccato e bestemmia sarà perdonato alla gente, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. Se guardate ciò che lo Spirito Santo ha fatto attraverso di Me, e dopo che tutte le prove sono state presentate concludete che quello è Satana, non potrete mai essere perdonati, perché avete tratto una conclusione totalmente opposta e sbagliata alla fine di tutte le prove. Siete voi i bestemmiatori.

Che cosa credevano di Gesù? Il loro mantra era: è satanico. Fecero tutto il possibile per convincere il popolo di questo. Ora segnatevi questo, e lo abbiamo trattato l’ultima volta. La salvezza viene a coloro che credono. Ma voglio che torniate al versetto 26. E riprendiamolo per qualche momento, “Ma voi non credete”. È lì che ci siamo fermati, “Ma voi non credete”. Poi il versetto 26 dice questo: “Perché non siete delle Mie pecore”. Che affermazione. Questo è il lato divino. Voi non credete, e siete pienamente colpevoli per quella incredulità, e sarete ritenuti eternamente responsabili per quella incredulità. Riceverete una giusta punizione per quella incredulità. Ma il lato divino è: voi non credete perché non siete delle Mie pecore. Davvero, un’affermazione sconvolgente. Voi non appartenete a Me.

Tornate indietro nel capitolo 10 al versetto 4. Ricordate la paroimia, l’analogia, la metafora, la similitudine, l’immagine verbale del pastore? Versetto 4, “Quando ha fatto uscire tutte le sue”, le sue pecore, “va davanti a loro, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce”. Bene, questo è vero dei pastori. Abbiamo visto che quando un pastore entra in un ovile al mattino, le pecore sono state tenute lì, le pecore del villaggio, ci sono molti pastori che hanno messo tutte le loro pecore insieme, collettivamente, in un solo ovile durante la notte, e al mattino vengono a prendere le proprie pecore e ogni pecora conosce la voce del proprio padrone. Questo era qualcosa che conoscevano bene.

Ma a che cosa si riferisce? Scendete al versetto 14, “Io sono il buon pastore, e conosco le Mie, e le Mie conoscono Me”. Mmm. Io conosco le Mie, e le Mie conoscono Me, e voi non siete delle Mie pecore. Come sappiamo che non sono le Sue pecore? Perché tornando al capitolo 8, versetto 43, Gesù dice: “Perché non comprendete ciò che dico? Perché non potete ascoltare la Mia parola”. Non potete ascoltarMi. Non conoscete la Mia voce. Perché? Perché siete del padre vostro, il diavolo, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio, e non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui. Quando dice una menzogna, parla secondo la sua propria natura, perché è bugiardo e padre della menzogna. Ma perché Io dico la verità, voi non Mi credete?

Versetto 47. Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questa ragione voi non le ascoltate, perché non siete da Dio. Un altro modo per dire: “Non siete le Mie pecore”. Questa è un’affermazione sconvolgente. Non siete le Mie pecore. Abbiamo cominciato a vedere questo proposito sovrano di Dio nella salvezza molto presto nel vangelo di Giovanni. Già al capitolo 3, quando Gesù sta parlando con Nicodemo e Nicodemo ha questa domanda sulla vita eterna e su come questo possa accadere, Gesù gli spiega che si tratta di un miracolo soprannaturale, celeste. Il cielo deve scendere e farlo accadere. È come una nascita. È una creazione, e nessuno può creare se stesso. Quindi, sorge la domanda: beh, come accade questo? E Gesù dice questo: lo Spirito Santo viene e va come vuole. Non è a vostra discrezione. È a Sua discrezione.

Ieri sera ho visto un evangelista in televisione che diceva alle persone di prendere una decisione per Cristo, e le supplicava e le supplicava, con la musica che suonava, e un supplicare continuo. Questa è una cosa che un peccatore non può fare. Un peccatore non può prendere una decisione per Cristo; Cristo deve prendere la decisione per il peccatore.

In Giovanni 6, e lo abbiamo visto. In Giovanni 6:37, tutto quello che il Padre Mi dà verrà a Me. Il Padre conosce le pecore. Il Padre ha scelto le pecore, ha identificato le pecore, ha scritto i loro nomi. Il Padre darà le pecore a Me nel Suo tempo, ed esse verranno a Me. E colui che viene a Me, certamente Io non lo respingerò, perché sono disceso dal cielo non per fare la Mia volontà, come se avessi una volontà diversa da quella del Padre, ma la volontà di Colui che Mi ha mandato. E questa è la volontà di Colui che Mi ha mandato: che di tutto quello che Egli Mi ha dato, Io non ne perda nulla, ma lo risusciti nell’ultimo giorno. E nessuno, versetto 44, può venire a Me se il Padre che Mi ha mandato non lo attira, e Io lo risusciterò nell’ultimo giorno. E nella Sua preghiera sacerdotale, Egli prega riguardo a coloro che il Padre Gli ha dato.

Queste sono realtà profonde. E guardate, io credo pienamente nella responsabilità del peccatore di ravvedersi e credere. Ma credo anche, pienamente, nel proposito sovrano di Dio, che ha scelto le Sue pecore, conosce le Sue pecore, chiama le Sue pecore. Esse Lo ascoltano, vengono, Cristo le riceve, e le custodisce, e le risuscita. Confesso di non essere mai stato in grado di armonizzare comodamente queste due realtà. Però, non distruggerò né l’una né l’altra inventandomi qualche bizzarra via di mezzo escogitata dall’uomo. Le persone che crocifissero Gesù erano pienamente responsabili di averlo fatto. Furono giudicate per averlo fatto, condannate per averlo fatto.

E tuttavia Pietro, nel suo sermone nel Giorno di Pentecoste, disse che tutto quell’atto fu compiuto secondo il determinato consiglio e la prescienza di Dio. Lo ripete di nuovo al capitolo 4, che voi avete fatto sulla terra soltanto ciò che il cielo aveva già dichiarato che sarebbe stato fatto. Un giorno, conosceremo i pensieri di Dio. Un giorno. Ma per ora, supplichiamo i peccatori come fece Gesù, di credere e credere, e poi troviamo conforto nel proposito sovrano di Dio.

Sapete, è una cosa schiacciante quando guardate più attentamente alla persona di Cristo. Ve l’ho detto al capitolo 6, quando i discepoli se ne andarono. Molti che Lo avevano seguito per un po’ Lo lasciarono, Lo abbandonarono, si allontanarono da Lui definitivamente. La lingua greca indica definitività. Straziante, lacerante. Come possono allontanarsi da Lui? Inconcepibile per me.

E dove va Egli a trovare conforto quando i discepoli Lo hanno abbandonato? Ve lo ricordate. Fa questo. Dice: “Chiunque ha udito dal Padre ed è stato istruito da Lui viene a Me”. Gesù trovò il Suo conforto, nel rifiuto da parte delle persone, nei propositi sovrani di Dio. E ancora una volta, io non so come tutto questo funzioni insieme. Mi sembra che abbia elementi di contraddizione, ma Dio non è contraddittorio in Se stesso. Questa è un’impossibilità. Quindi, lo attribuisco alla mia mente debole.

Versetto 27. Egli dice: “Le Mie pecore ascoltano la Mia voce, e Io le conosco, ed esse Mi seguono, e Io do loro vita eterna, e non periranno mai, e nessuno le strapperà dalla Mia mano. Il Padre Mio, che Me le ha date, è più grande di tutti, e nessuno può strapparle dalla mano del Padre”. Questo è così saldo e assoluto che non c’è proprio modo di sfuggire alla realtà di quella catena di proposito sovrano e di intenzione divina, “Le Mie pecore ascoltano la Mia voce”. Voi non Mi ascoltate perché non siete le Mie pecore.

Questo è per il conforto del Redentore. Straordinario. Questa è la fine della strada per Lui. Ha finito. Praticamente tre anni di ministero. È qui che finisce. Tu fai ciò che fai per la potenza dell’inferno, non del cielo. Egli dice: voi non credete, voi non credete, voi non credete. Morirete nei vostri peccati perché non credete. E poi si rifugia nel Suo luogo di conforto dicendo: ma voi non siete le Mie pecore, perché le Mie pecore ascoltano la Mia voce, e Io le conosco. E come abbiamo visto prima nel capitolo 10, non seguiranno uno straniero. Seguono Me, e Io do loro vita eterna, ed è eterna. Non periranno mai. E nessuno le strapperà mai dalla Mia mano o dalla mano del Padre Mio.

Questa è essenzialmente la grande panoramica della salvezza sovrana divina. Dio sceglie, attira, custodisce, risuscita, e nessuno si perde nel processo. Le Mie pecore ascoltano la Mia voce. Le vere pecore sono desiderose di ascoltare la voce del loro padrone.

Tornate per un momento al versetto 3. Al pastore il portinaio apre, il guardiano, quel tipo che, diciamo, sorvegliava il gregge durante la notte. E le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le proprie pecore per nome e le conduce fuori. Versetto 4, come abbiamo letto, esse lo seguono. Versetto 5: “Non seguiranno affatto un estraneo, ma fuggiranno da lui, perché non conoscono la voce degli estranei”. Quanto conforto avrei voluto dare ai nostri missionari un paio di settimane fa, che sono là fuori in ogni parte del pianeta a combattere la falsa religione, ricordando loro che dovranno trovare il loro conforto nel fatto che le pecore che appartengono a Dio non seguiranno mai un estraneo. Non seguiranno mai un falso maestro. Seguiranno la voce del loro padrone. Voi siate fedeli.

È qui che il nostro Signore trovò il Suo incoraggiamento. Se uno è scelto per essere una pecora; se uno è designato a essere un dono d’amore dal Padre al Figlio, per amarLo e servirLo per sempre nella gloria eterna, egli è al sicuro in quella scelta — ascoltate bene. È reso sicuro in quella scelta, che poi si sviluppa nella storia redentiva. La vita eterna è eterna. Vi sembra una forzatura?

La gente dice: si può perdere la salvezza? Che tipo di vita sarebbe? Vita temporanea? Vita temporale? È vita eterna. E nel caso questo fosse confuso, Gesù disse: “E non periranno mai”. Quindi avete il positivo: Io do loro vita eterna. E il negativo: e non periranno mai. Mai. Perire significa essere separati dalla vita eterna e consegnati alla morte eterna. Nessuno sarà separato dalla vita eterna se la possiede. Nessuno. Tutto quello che il Padre Mi dà verrà a Me. Tutti quelli che vengono a Me, Io li ricevo. Non ne mando via nessuno. Li risuscito tutti alla gloria.

La vostra salvezza eterna riposa nel decreto eterno di Dio. Vivrete per sempre perché Dio vi ha scelti perché viviate per sempre. Non perirete mai perché Dio ha progettato la salvezza in quel modo. Per darvi una salvezza che è eterna, che viene letteralmente portata avanti da una fede che non può morire.

Qualcuno dirà: beh, va bene, è vita eterna. Va bene. Non periranno mai. Ma qualcuno potrebbe arrivare, qualcuno potrebbe arrivare e afferrarli. Oh davvero? Nessuno li strapperà dalla Mia mano. Nessuno. Il Padre Mio, che Me li ha dati.

Non ho tempo di ripercorrere tutto questo. Capite che ogni persona salvata è un dono d’amore dal Padre al Figlio? Ognuna? E che la ragione per cui siete credenti è perché Dio vi ha scelti prima della fondazione del mondo, ha scritto il vostro nome in un libro perché siate un dono d’amore per Suo Figlio, una parte della sposa nel suo insieme che il Padre ha cercato in questo mondo per redimerla e darla a Suo Figlio, per condurla alla gloria per un matrimonio, e una cena di nozze, e una città nuziale, per vivere per sempre, per onorare e glorificare lo sposo. L’intera storia redentiva è Dio che raccoglie una sposa per Suo Figlio. Il Padre Mio, che Me li ha dati, è più grande di tutti. Chi li strapperà via? Chi sarà? Non c’è nessuno più grande di Dio. Nessuno.

E quindi, nessuno è in grado di strapparli dalla mano del Padre. La Mia mano, al versetto 28, diventa la mano del Padre Mio al versetto 29. Se mettete in dubbio la Mia capacità di custodire le Mie pecore, allora mettete in dubbio la capacità del Padre Mio di custodire le Sue pecore. La violenza sacrilega potrà inchiodare le Mie mani a una croce. La spada colpirà il pastore, ma nessuno può superare in astuzia, sorprendere o vincere il Padre Mio. E quindi, nessuno può intaccare la sicurezza delle pecore.

In Giovanni 17, Gesù prega che mentre Egli attraversa gli orrori della separazione da Dio, il Padre custodisca le pecore. Custodiscile, dice. Non c’è un passo più forte nella Parola di Dio che garantisca la sicurezza assoluta di ogni vero figlio di Dio. Se lo sviluppiamo un po’, siamo sicuri perché siamo stati scelti da Dio per il Suo gregge. Siamo le pecore di Dio. Cristo è il nostro pastore, e il Suo dovere è riceverci, prendersi cura di noi, proteggerci, nutrirci. E suggerire che Egli non possa adempiere questo significa bestemmiare il buon pastore, e bestemmiare il pastore supremo, che è Dio stesso, perché fanno questo insieme.

Siamo sicuri perché seguiamo Cristo. Senza eccezioni. Non seguiamo gli estranei. Quando vedete qualcuno che è rimasto con noi per un po’ e poi scompare, è 1 Giovanni 2:19. Sono usciti di mezzo a noi perché non erano dei nostri. Se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi, ma sono usciti di mezzo a noi perché fosse manifestato che non erano mai stati dei nostri. Siamo sicuri perché ci è stata data la vita eterna. Dire che ha una fine è una contraddizione in termini, e rende insensata la promessa.

Siamo sicuri perché la vita eterna è data. È data. Io do vita eterna. Non l’abbiamo meritata. Non possiamo perderla. Non abbiamo fatto nulla per riceverla. Non possiamo fare nulla per perderla. Il Signore stesso dichiara che non periranno mai. Nessuno che sia una Sua pecora andrà mai all’inferno. E se ci va, Cristo è un bugiardo. E se Cristo è un bugiardo, allora siamo tutti diretti all’inferno.

Siamo sicuri perché siamo tenuti doppiamente dalla mano del Padre e dalla mano del Figlio, e nessuno può competere con la Loro potenza. Voglio dire, questo è tutto il punto di Romani 8, non è vero? Chi ci separerà dall’amore di Dio in Cristo? Nulla. Nessuno. Cristo e Dio ci tengono insieme. Se una sola anima che appartiene a Cristo dovesse mancare in cielo; se ci fosse una sola stanza vuota nella casa del Padre; se ci fosse una sola corona inutilizzata, allora Dio non è Dio.

È proprio questa affermazione che Lui e il Padre sono in perfetta armonia, in accordo, in potenza, in proposito, nel mettere al sicuro le Sue pecore, che dà a Gesù un’altra opportunità di dichiarare chi Egli è. E al versetto 30, l’affermazione arriva con forza, “Io e il Padre siamo uno”. Egli passa dal mostrare semplicemente come sono uno nel mettere al sicuro i redenti, gli eletti; e ora fa l’affermazione in modo inequivocabile.

Abbiamo uguale sovranità, uguale amore, uguale potenza divina per mettere al sicuro le pecore, perché siamo uguali, perché siamo uno nell’essenza. Nel diciassettesimo capitolo, versetto 10, Gesù, parlando al Padre in quella preghiera, disse: “Tutte le cose Mie sono Tue, e le Tue sono Mie”. Tutte le pecore che appartengono al Padre appartengono al Figlio. Condividiamo tutto.

Versetto 20: “Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in Me per mezzo della loro parola; affinché siano tutti uno; come Tu, Padre, sei in Me e Io in Te, affinché anch’essi siano in Noi, perché il mondo creda che Tu Mi hai mandato. La gloria che Tu Mi hai dato Io l’ho data a loro, affinché siano uno, come Noi siamo uno”.

Ciò che sta dicendo è che l’unità che Cristo ha con il Padre è un’unità di essenza che è divina, soprannaturale, eterna e santa. E noi, come esseri umani glorificati, non diventando Dio, ma come esseri umani glorificati, condivideremo quella realtà. Questo è ciò che la Scrittura intende quando dice che saremo simili a Cristo, perché Lo vedremo com’Egli è. Saremo conformati alla Sua immagine. Quindi quando il nostro Signore dice: “Io e il Padre siamo uno”, sta parlando della natura essenziale. Dovete capire. Stanno guardando il volto di un falegname galileo. Un’affermazione piuttosto sconcertante. Avreste bisogno di una quantità enorme di conferme, e loro avevano appena avuto tre anni di conferme.

L’apostolo Paolo in Colossesi dice: “Guardate che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vani raggiri, secondo la tradizione degli uomini, secondo gli elementi del mondo, e non secondo Cristo”. Non sbagliatevi su Cristo. Non lasciate che alcun professore o alcuno scrittore o alcun opinionista o alcun filosofo vi confonda. Tutta la pienezza della Deità abita in Lui corporalmente. Tutta la pienezza della Deità abita in Lui corporalmente. Egli è Dio. Questa è l’affermazione del cristianesimo, ed è per questo che quando parla, parla con tale autorità.

Le persone nel nostro mondo non vogliono sentire nessuno parlare con autorità, specialmente il Signore Gesù Cristo con gli standard che Egli ha. Questo fu tutto ciò che potevano sopportare, versetto 31. I Giudei presero di nuovo delle pietre per lapidarLo. Di nuovo. Eccoli lì, a quel livello più basso del conflitto.

Ci sono diversi livelli di conflitto. Li abbiamo, diciamo, osservati alcune settimane fa, ma questo è il livello più basso. Così basso che non si è capaci di formulare un argomento, di presentare un caso, e nemmeno di rifletterci. Vuoi soltanto uccidere il tuo oppositore.

Capitolo 5, versetto 17, Gesù dice: “Il Padre Mio opera fino ad ora, e anch’Io opero”. Io faccio ciò che il Padre fa quando il Padre lo fa. Non presto alle vostre leggi sul sabato più attenzione di quanta ne presti Dio, “Per questo dunque i Giudei cercavano ancora di più di ucciderLo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio Suo proprio Padre, facendosi uguale a Dio”. Questo risale già a mesi prima. Mesi e mesi prima, sapevano esattamente che cosa stava dicendo. Stava affermando di essere Dio.

Capitolo 7, versetto 1, “Dopo queste cose Gesù se ne andava per la Galilea, perché non voleva andare per la Giudea, poiché i Giudei cercavano di ucciderLo”. Capitolo 8, versetto 59. Aveva appena dichiarato che: “Prima che Abramo fosse, Io sono. Allora presero delle pietre per tirargliele; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio”. Ora abbiamo il quarto tentativo di ucciderLo al versetto 31. E ci sarà un successivo tentativo più giù al versetto 39.

Tra l’altro, il tempio era sempre in costruzione, e quindi c’erano molte pietre sparse lì attorno. È vero che, secondo Giovanni 18:31, i Romani avevano tolto ai Giudei il diritto di applicare la pena capitale. I Romani mantenevano il diritto di togliere la vita. Ma questa non era una qualche forma di giurisprudenza. Non era una qualche procedura legale. Era vendetta e rabbia da parte di una folla religiosa. E se avessero potuto, Lo avrebbero ucciso sul posto.

Perché tanta ostilità? Penso che Gesù ci abbia dato l’indizio. Tornate a Giovanni 7. I Suoi fratelli. Nessuno di loro credeva in Lui. E quindi Gesù disse loro: “Il Mio tempo non è ancora venuto, ma il vostro tempo è sempre opportuno. Il mondo non può odiare voi”. Perché? Non sono credenti. Non sono credenti. Questo sarebbe stato vero anche dei discepoli, che invece credevano, ma che non si erano ancora davvero esposti nella predicazione. Ma voi ne fate parte. Egli dice ai Suoi fratelli increduli, “Ma odia Me”. Perché? Perché offro il cielo? Perché offro la vita eterna? Perché offro la gioia eterna? No, “Perché testimonio di esso che le sue opere sono malvagie”. Questa è la via diretta alla persecuzione. Non credo che qualcuno sia mai stato perseguitato nel nome del cristianesimo per aver offerto alle persone il cielo. Non credo. Non credo che le persone vengano perseguitate per dire alla gente che Gesù li ama e vuole perdonare i loro peccati, che è ciò che la gente dice. Non credo che qualcuno sia mai stato perseguitato per aver detto: Dio ha uno scopo per la tua vita, e perché non cerchi di scoprire qual è questo scopo? Qualunque approccio sentimentale alla predicazione di Gesù eviterà la persecuzione. Ma quando dite ai peccatori che le loro opere sono malvagie e li condannano, riceverete persecuzione.

E quindi, il confronto è una domanda ipocrita. Perché non ci dici chi sei davvero? L’affermazione è un’affermazione inequivocabile e chiara della Deità. Essi reagiscono come una folla che vuole toglierGli la vita. Ma Egli li ferma perché il Suo tempo non è ancora venuto, e perché non morirà in quel modo. Egli affronta i veri bestemmiatori, e vedremo questo la prossima settimana.

Signore, Ti ringraziamo ancora questa mattina che abbiamo potuto riunirci, e concentrarci sulla croce, e cantare inni magnifici che parlano della redenzione acquistata lì per noi. Ti ringraziamo che Tu ci hai scelti per essere le Tue pecore. Ci hai chiamati per nome. Ci hai resi capaci, mediante lo Spirito Santo, di ascoltare la Tua voce e di seguirTi e di non seguire mai un estraneo. Ti ringraziamo che Tu ci conduci a pascoli verdeggianti e ad acque tranquille. Tu provvedi per noi. Tu ci proteggi. Tu ci metti al sicuro. Tu ci conduci alle gioie fiorenti del regno eterno. Ti ringraziamo che tutto questo è possibile perché il pastore ha dato la Sua vita per le pecore. Il buon pastore ha dato la Sua vita per le pecore. Ti ringraziamo per la morte di Cristo. Ti ringraziamo per le realtà stupefacenti che ci appartengono per sempre a motivo del Suo sacrificio e a motivo della Tua scelta eterna. Riempi i nostri cuori di gratitudine. Gratitudine che si traduca in purezza di pensiero, di mente, di azione, per onorare Colui che ci ha così colmati di grazia. Come potremmo essere ingrati? Come potremmo intrattenere il peccato? Alla luce di tutto questo, la grazia del Signore Gesù Cristo, e l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi. Amen.

FINE

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