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Aprite la vostra Bibbia al decimo capitolo del vangelo di Giovanni. Non sembra passato molto tempo da quando abbiamo iniziato il nostro studio del vangelo di Giovanni, eppure, è passato un po’ di tempo, e queste cose, in qualche modo, diventano anni prima ancora che ce ne rendiamo conto, però ci troviamo al decimo capitolo, e questo è veramente un capitolo significativo. Se fate semplicemente i conti, ci sono 21 capitoli nel vangelo di Giovanni, e questo è il capitolo 10, ed abbiamo già esaminato i primi 21 versetti. Quindi ci stiamo avvicinando alla metà del vangelo di Giovanni; e questo è vero per quanto riguarda il testo del vangelo di Giovanni. Tuttavia, nella storia di Gesù, siamo a tre mesi dalla fine. Perché l’ultima metà del vangelo di Giovanni è dedicata ad eventi che si svolgono, per la maggior parte, nell’ultima settimana della Sua vita.

Ora, il capitolo 10 termina con Gesù che lascia Gerusalemme per tre mesi. Quando ritorna nel capitolo 11, ritorna a Betania, risuscita Lazzaro dai morti, e poi nel capitolo 12 entra a Gerusalemme. E tutti conosciamo bene quell'episodio, quello è l’inizio della Settimana della Passione. E poi i capitoli 13, 14, 15 e 16 occupano tutti una sola notte nella camera alta. E poi il capitolo 17 è la Sua preghiera al Padre. Nel capitolo 18 viene arrestato. Nei capitoli 19 e 20 muore e risuscita. Il capitolo 21 riguarda l’invio dei discepoli e il ristabilimento di Pietro.

Dunque, seppur ci troviamo a metà del racconto cronologicamente, così come Giovanni lo dispone; nella realtà della vita di Cristo, siamo a pochi mesi dalla sua fine, e tutto questo per dire che, a partire dal capitolo 11, cominciamo a vedere il dramma al suo punto più alto, nel mentre ci muoviamo verso la croce e la risurrezione.

Il capitolo 10 è l’ultima immagine che Giovanni ci offre del ministero pubblico di Gesù. L’ultima immagine. Abbiamo iniziato molto indietro, con Giovanni Battista che presentò Gesù come l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. Abbiamo iniziato con Gesù che avviò il Suo ministero pubblico, chiamò i Suoi discepoli. Abbiamo visto miracoli che compì, che dimostrarono la Sua deità, parole che pronunciò nelle quali affermò di essere Dio, di essere “l’Io Sono”.

Ora, ricordiamo che lo scopo di Giovanni non è quello di darci ogni singolo dettaglio sulla vita di Gesù. Giovanni chiude il suo vangelo dicendo: “Se si scrivesse tutto ciò che Gesù fece, i libri del mondo non potrebbero contenerlo”. Dunque ciò che abbiamo qui è uno sguardo breve sulla vita di Cristo, con uno scopo preciso. E lo scopo è dato al capitolo 20, versetto 31. Queste cose sono state scritte affinché crediate che Gesù è il Messia, il Figlio di Dio, e affinché, credendo, abbiate vita nel Suo nome. C’è un elemento storico: che possiate sapere che Egli è il Figlio di Dio. C’è un elemento spirituale: che possiate credere ed avere la vita eterna. Questo è lo scopo di Giovanni. C’è qui abbastanza per dimostrare che Gesù è il Messia, il re unto tanto atteso che Dio avrebbe mandato, il redentore. C’è abbastanza qui per sapere che Egli è Dio in carne umana. C’è abbastanza qui per credere questo, e credendolo, avere la vita eterna. Questo è lo scopo di Giovanni.

Dunque, i primi 10 capitoli di questo vangelo espongono principalmente le affermazioni di Gesù. Giovanni comincia al capitolo 1. “La Parola era con Dio. La Parola era Dio. La Parola si è fatta carne”. Questa è la testimonianza di Giovanni. Abbiamo la testimonianza di Giovanni Battista riguardo al Messia, al redentore, all’Agnello di Dio. Abbiamo la testimonianza dei primi apostoli. Lo abbiamo trovato. Lo abbiamo trovato. Abbiamo trovato colui che è il Messia, il Figlio di Dio. L’intero scopo del vangelo di Giovanni è dichiarare la deità di Gesù Cristo. Questa, dunque, nel capitolo 10, è la dichiarazione più chiara, più esplicita della deità di Cristo.

Guardate il versetto 30 di Giovanni 10, “Io e il Padre siamo uno”. Io e il Padre siamo uno. L’unità che Gesù sta rivendicando non è un’unità di scopo. Non è un’unità di missione. Non è un’unità di accordo teologico. L’unità di cui Egli sta parlando è unità di natura, unità di essenza, unità di essere. Questo è stato dichiarato chiaramente attraverso tutto lo scritto. Giovanni 1:1: “Nel principio era la Parola. La Parola era con Dio. La Parola era Dio”. Versetto 14: “La Parola si è fatta carne, ha abitato fra noi. Noi abbiamo visto la Sua gloria”. Quale gloria era? La gloria come del prōtotokos, il primo, colui che è preminente, proveniente dal Padre, pieno di grazia e di verità. Dichiarazione della Sua deità assoluta.

Nel quinto capitolo, ricordate il versetto 17. Egli disse: “Il Padre mio opera fino ad ora, ed anch’Io opero. Io faccio ciò che fa il Padre. Ho le prerogative, l’autorità, il diritto, il potere, l’essere, per fare esattamente ciò che Dio fa”. “Essi compresero ciò che stava dicendo”, versetto 18, “per questo dunque i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio Suo proprio Padre, facendosi uguale a Dio”. Dunque lasciamo che siano i Giudei a dirci, i nemici di Gesù, che cosa Egli intendesse quando chiamava Sé stesso Figlio di Dio. Sapevano che cosa intendeva. Stava affermando di avere la stessa essenza di Dio, come un figlio ha la stessa essenza di suo padre.

In quello stesso quinto capitolo, ci sono affermazioni a questo riguardo che sono inequivocabili. Versetto 23: “Affinché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio non onora il Padre che lo ha mandato. Come il Padre ha vita in Sé stesso, così ha dato anche al Figlio di avere vita in Sé stesso. Egli ha vita uguale, compie opere uguali, ha autorità uguale, ha potere uguale, perché Egli è uguale”. Ora, questo mandò su tutte le furie i Giudei. Questa rivendicazione di deità, come tutti sappiamo. E di conseguenza, cercano di ucciderlo. Cercano di ucciderlo sul posto. La loro furia raggiunge un punto febbrile, dove diventano come una massa di giustizieri che vogliono spegnere la Sua vita. E quando arriviamo alla fine del capitolo 10, per la quarta volta, avranno in mente di ucciderlo sul posto, ed Egli dovrà sfuggire. Il versetto 39 del capitolo 10 ce lo dice.

Alla fine del capitolo 8, raccolsero delle pietre per tirargliele, ma Gesù si nascose ed uscì dal tempio. Alla fine del capitolo 10, versetto 39: “Cercavano di nuovo di prenderlo, ma Egli sfuggì dalle loro mani”. Tornando al capitolo 7, solo come un’altra illustrazione, versetto 1: “I Giudei cercavano di ucciderlo”. Questo è un desiderio costante, implacabile, da parte loro, di arrivare ad un qualche momento di escalation in cui, agli occhi delle folle, sarebbero stati giustificati nel giustiziarlo sul posto. Sapevano esattamente che cosa Egli intendesse dire quando diceva di essere il Figlio di Dio. Sapevano che stava rivendicando la stessa essenza di Dio. È così che usavano l’espressione “figlio di”. Se qualcuno veniva chiamato figlio di Belial, significava che manifestava la stessa natura malvagia di Satana. Se qualcuno veniva chiamato, come Giacomo e Giovanni, figli del tuono, significava che aveva una certa irruenza. Avevano una disposizione all’irruenza. Dire di essere il Figlio di Dio vuol dire rivendicare di avere la stessa essenza di Dio stesso.

In Giovanni 1, versetto 34, la testimonianza di Giovanni: “Io stesso ho visto ed ho testimoniato che costui è il Figlio di Dio”. In Giovanni capitolo 1, versetto 49, Natanaele dice: “Rabbi, Tu sei il Figlio di Dio”. Questo mostra quanto chiaramente Gesù avesse dichiarato chi Egli fosse. Era assolutamente inequivocabile. Quindi, quando arriviamo al capitolo 10, non siamo affatto sorpresi che questo sia diventato un tema enorme. Versetto 31, Gesù fa la dichiarazione più chiara, più precisa. “Io e il Padre siamo uno”. Versetto 31: “I Giudei presero di nuovo delle pietre per lapidarlo”. Gesù li ferma. Rispose e disse: “Vi ho mostrato molte opere buone da parte del Padre; per quale di esse mi lapidate?” I Giudei gli risposero: “Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per bestemmia; e perché Tu, essendo uomo, Ti fai Dio”.

Non avevano alcun dubbio su ciò che Egli stava rivendicando, assolutamente nessun dubbio. Erano arrivati a comprendere che Gesù stava affermando di essere Dio, il grande Io Sono, il Creatore stesso, l’unico vero Dio eterno in carne umana. Gli altri autori dei vangeli lo confermano. Matteo, al capitolo 1, versetto 23, presenta il bambino come Emmanuele, che significa Dio con noi. Marco 1:1, Marco comincia la sua storia: “Principio del vangelo di Gesù Cristo, il Figlio di Dio”. Luca apre al capitolo 1 con una descrizione della nascita del bambino, ed identifica il bambino come il Santo Bambino, il Figlio di Dio. Giovanni 1:1: “Egli era Dio”.

Ascoltate, qualunque identificazione, qualunque identificazione di Gesù da parte di chiunque, in qualunque momento, che lo renda meno che Dio, è bestemmia. È bestemmia. I capi d’Israele avevano capovolto la bestemmia. Avevano trasformato Gesù in un bestemmiatore, quando erano loro i bestemmiatori per aver negato la Sua deità. Lo accusarono di bestemmia, e sapevano che la bestemmia, la vera bestemmia, comportava la pena di morte. Levitico 24:16: “Il bestemmiatore deve essere lapidato a morte”.

Nelle loro menti, Gesù era un bestemmiatore; in realtà, erano loro i bestemmiatori. E così è chiunque neghi la natura di Cristo come Dio. Giovanni certamente mette questo in primo piano nel suo vangelo, ma è chiaro al riguardo anche nella sua epistola. “Chi è il bugiardo se non colui che nega che Gesù è il Cristo?” Questo è l’anticristo. Colui che nega il Padre e il Figlio. Chiunque nega il Figlio non ha il Padre; colui che confessa il Figlio ha anche il Padre. O ricevete il Figlio e il Padre come uno, oppure siete sotto maledizione. Siete sotto maledizione. Siete bestemmiatori. Siete anticristo. Qualunque visione di Cristo che sia inferiore a Dio è un’affermazione anticristica. Fu per bestemmia, davvero, alla fine, che questi capi d’Israele lo perseguitarono ostinatamente e alla fine lo portarono ad una croce romana. Fu bestemmia.

Alla fine del capitolo 22 di Luca, Gesù è davanti al Sinedrio, e loro gli dicono: “Sei dunque Tu il Figlio di Dio?” Ed Egli disse loro: “Sì, lo sono”. Sì, lo sono. Ed Egli disse l’Io Sono, ancora una volta il nome di Dio. E allora dissero: “Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? Lo abbiamo udito noi stessi dalla Sua propria bocca”. E l’intero gruppo si alzò e lo condusse davanti a Pilato, e inventarono qualche menzogna su di Lui, dicendo che voleva rovesciare Cesare, per coinvolgere Pilato. Ma era di bestemmia che lo accusavano, perché aveva detto di essere Dio. Dunque, qui di nuovo, mentre guardiamo Giovanni 10, è la stessa questione. Giovanni 19:7 la mette così: “I Giudei dissero: abbiamo una legge”, Levitico 24:16, “e secondo quella legge Egli deve morire, perché ha fatto Sé stesso Figlio di Dio”. Esecuzione a motivo della bestemmia.

Ora, a questo punto, siamo in Giovanni 10, la bestemmia è stabilita. E Gesù non è il bestemmiatore; lo sono loro. Ecco la scena finale di Giovanni nel ministero pubblico del nostro Signore. Egli ha manifestato la Sua deità attraverso le Sue parole e le Sue opere. Giorno dopo giorno dopo giorno, per tre anni in Israele, parole chiaramente provenienti dal cielo. Nessuno parlò mai come Lui. Opere chiaramente provenienti dal cielo. Nicodemo riassunse tutto quando disse: “Nessuno può fare le cose che Tu fai, se Dio non è con lui”. Ma la nazione d’Israele, i Giudei, guidati dai figli apostati di Satana, che avevano ideato e perpetrato una forma di giudaismo dannatrice, stavano producendo figli dell’inferno. E collettivamente, la nazione respinge Cristo di fronte a tutte le prove.

Questo, tra l’altro, era stato profetizzato. Non fu affatto una sorpresa. Perché se tornate a quell’amato Isaia 53, esso comincia profeticamente all’arrivo di Cristo: “Chi ha creduto al nostro messaggio, e a chi è stato rivelato il braccio del Signore?” Una profezia secondo cui essi non avrebbero creduto, e infatti non credettero. Poi Isaia continua dicendo: noi lo abbiamo guardato, ed Egli non era nulla. Era meno che nulla. Non lo abbiamo stimato. Ci siamo coperti il volto davanti a Lui. Era spregevole. L’intera nazione era stata guidata dai suoi capi a vederlo come un bestemmiatore. E, tra l’altro, Egli o è Dio, oppure è un bestemmiatore. Non c’è davvero nulla nel mezzo.

Il costante rifiuto da parte dei capi e del popolo è stato narrato in ogni capitolo di Giovanni. Nel capitolo 1, Egli è venuto in casa Sua, ed i Suoi non lo hanno ricevuto. Nel capitolo 2, c’è un enorme conflitto tra Lui ed i capi d’Israele quando entra ed assale la corruzione del tempio. Vediamo la stessa ostilità nel capitolo 3. La vediamo di nuovo nel 4. La vediamo nel 5. La vediamo nel 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12. Ed il 12 è l’ultimo capitolo prima del discorso nella camera alta. Dunque, proprio alla fine degli incontri pubblici durante la Settimana della Passione, esiste la stessa ostilità piena d’odio. Essa culmina qui nel capitolo 10, così che nei versetti dal 22 al 42, questa sezione finale, vediamo davvero Giovanni riassumere il rifiuto del Figlio di Dio, del Messia, da parte del popolo d’Israele.

Ci sono cinque scene qui, e non voglio passarci sopra di corsa. C’è così tanta verità teologica profonda qui. Dobbiamo semplicemente procedere con attenzione. Quindi vediamo se possiamo arrivare almeno fin dove siamo arrivati nel culto precedente. La prima scena è il confronto. La chiamerò semplicemente così; vi daremo alcune “C” man mano che andiamo avanti. Confronto. E il confronto accadeva continuamente, continuamente. E tra l’altro, ci troviamo nella sezione delle feste del vangelo di Giovanni; è cominciata nel capitolo 5. Capitolo 5, versetto 1. E Giovanni sta mostrando questi confronti, questi incontri, questi momenti di rifiuto durante le feste. Siamo a Gerusalemme, siamo nel tempio, e le feste, ricordate, cominciando dal capitolo 5, di nuovo nel capitolo 7, ed ora, quando arriviamo al capitolo 10, versetto 22, c’è un’altra festa. Dunque, siamo nella stagione delle feste, e Giovanni le usa per gli episodi che descrivono questo rifiuto.

Ora, solo una parola da dire riguardo ai confronti. I capi d’Israele affrontavano Gesù di frequente. Lo vedete in Matteo, Marco e Luca, così come in Giovanni. A loro piace affrontarlo con una domanda. Quindi diremo che questo è un confronto mediante un’interrogazione. Venivano e facevano una domanda. Ora, potreste dire: “Beh, questa è una buona cosa”. Se non fosse per il fatto che avevano motivazioni così corrotte. Non avevano alcun desiderio di informazione. Non avevano alcun desiderio di chiarimento. Volevano soltanto metterlo in una situazione pubblica in cui avrebbe detto qualcosa di così blasfemo, che sarebbero stati giustificati nel togliergli la vita.

Questa è una realtà comune. Fanno la domanda giusta, e gliene do atto. Il giovane ricco fa la domanda giusta. Nicodemo fa la domanda giusta. Molte delle persone che vennero da Gesù, scribi, dottori della legge, farisei, sadducei. Fanno la domanda giusta. Fanno la domanda giusta alla persona giusta. Ricevevano sempre la risposta giusta, e sempre respingevano quella risposta con ostinazione. Quindi c’è una finzione nella loro erudizione, potremmo dire. Questo non è un nobile tentativo di chiarire o di trovare la verità. Questo è semplicemente un tranello che cercano continuamente di preparare per coglierlo in fallo, per coglierlo in fallo. I capi d’Israele vedono Gesù come il nemico più formidabile che abbiano mai conosciuto o che possano mai immaginare. Non c’è mai stato un nemico come Lui. Mai. E se ricordate, in Giovanni 8, Gesù disse ai capi d’Israele ed a tutti quelli che li seguivano: voi avete per padre il diavolo. Fate ciò che fa vostro padre. Obbedite a vostro padre. Egli è bugiardo. Voi siete bugiardi. Egli è omicida. Voi siete omicidi. Egli è ingannatore. Voi siete ingannatori. Voi avete per padre il diavolo. E poiché Gesù è Dio, ed è purezza assoluta, santità assoluta, verità assoluta, Egli è il più grande nemico che essi incontreranno mai. Non lo vedono chiaramente in quel modo, ma questa è la realtà.

Lo schema, dunque, è familiare. Lo affrontano. Propongono una domanda. Egli risponde alla domanda, ribadisce la Sua rivendicazione di essere il Figlio di Dio, di essere il Messia. Essi reagiscono con incredulità, furia, ira, cercano di afferrarlo, di ucciderlo sul posto, ed Egli sfugge. Nel capitolo 10, per la quarta volta.

E accadde durante queste feste. E la ragione per cui essi facevano emergere queste questioni durante le feste, e Giovanni le mette in evidenza, è perché quello sarebbe stato un luogo in cui avrebbero potuto suscitare una protesta pubblica. Avrebbero potuto manipolare la folla.

Dunque guardiamo il contesto. Versetto 22. In quel tempo ebbe luogo a Gerusalemme la Festa della Dedicazione. Tutte le grandi feste avevano luogo lì. Forse non avete sentito parlare della Festa della Dedicazione. Se state cercando la Festa della Dedicazione nell’Antico Testamento, non c’è. Non è una festa dell’Antico Testamento. Ora siamo due mesi dopo la Festa dei Tabernacoli o delle Capanne, che celebrava le peregrinazioni nel deserto, e quella cadeva, più o meno, tra settembre e ottobre nel calendario ebraico. Quindi adesso siamo due mesi dopo, e questa è la Festa della Dedicazione. Questa è l’ultima festa annuale, se seguiamo il nostro calendario, che i Giudei celebravano. Ha un altro nome. È chiamata anche Festa delle Luci, e la parola ebraica contemporanea per questo è Hanukkah. Tutti conosciamo Hanukkah. I Giudei celebreranno Hanukkah fra pochi mesi, come fanno sempre. Perché la chiamavano Festa delle Luci? Perché il modo in cui la celebravano era accendere candele e lampade in tutte le loro case, come simbolo della loro celebrazione. Cade sempre, nel calendario ebraico, il venticinquesimo giorno di Kislev, che corrisponde ad un periodo del calendario tra novembre e dicembre. Venticinquesimo giorno di Kislev.

Sebbene non sia una festa dell’Antico Testamento, ha una tradizione molto interessante che precede il Nuovo Testamento. Ricordate bene che tra l’Antico Testamento ed il Nuovo Testamento c’è un periodo di 400 anni. Ovviamente lo chiamiamo il periodo intertestamentario. L’ultimo profeta dell’Antico Testamento tace. Non c’è profezia, non c’è rivelazione, finché non compare Giovanni Battista, e la parola del Signore viene a Zaccaria ed Elisabetta riguardo a Giovanni, e poi avete la storia di Cristo. Ma nel mezzo, ci sono 400 anni. Furono 400 anni molto, molto difficili per i Giudei. Molto difficili. Erano apostati. Respinsero Dio, subirono molti giudizi e molta sofferenza. Ma la cosa raggiunse, per così dire, un livello epico intorno a 170 anni prima di Cristo. Dunque, tra il 160 e il 170 a.C. Venne un uomo, un monarca siriano. Un monarca siriano molto potente. La Siria non è un nuovo nemico per Israele. Questo monarca siriano si chiamava Antioco. Era come tutti loro. Era un folle narcisista che promuoveva sé stesso. E così si fece chiamare Antioco Epifane, che significa Antioco, il supremo. Il popolo cambiò una lettera e lo chiamò Antioco Epimane, che significa “il folle”.

Dunque questo sovrano siriano, Antioco, un sovrano potente. Un devoto della cultura greca, e vuole potere su Israele. Vuole ciò che vogliono i siriani moderni, ciò che vuole il moderno mondo arabo mediorientale. Vuole Israele. Ed è il primo re pagano che abbia mai perseguitato i Giudei per la loro religione. È il primo. Era un devoto della cultura greca, il che significa che era politeista, aveva molteplici dèi. Nel 167 a.C. fece una legge. E impose quella legge a tutti, ed era una legge che sostanzialmente veniva chiamata ellenizzazione, dalla parola greca, Hellēnis, che significa greco, o nazioni, o Gentili. Voleva ellenizzare tutti. Voleva uniformare tutti, ed i Giudei non avrebbero accettato una religione pagana. Così entrò a Gerusalemme con una forza imponente nel 170 a.C., conquistò il tempio, ed immediatamente entrò nel tempio, nel luogo santissimo, e sgozzò un maiale nel luogo santissimo. Poi vi eresse una statua di Zeus. Quello fu l’inizio di uno sforzo sistematico per cancellare il giudaismo. Fu brutale nella sua oppressione dei Giudei. E, tra l’altro, come fanno sempre, essi si aggrapparono tenacemente alla loro religione. Sotto la sua direzione, furono massacrati. Furono costretti ad offrire sacrifici a dèi pagani oppure sarebbero stati uccisi, come convertirsi all’Islam o farsi tagliare la testa oggi in Iraq. Nulla di nuovo.

Questo perché il diavolo è omicida. Non era loro permesso portare con sé, leggere, o possedere alcuna porzione delle Scritture dell’Antico Testamento. Ogni volta che si potevano trovare rotoli dell’Antico Testamento, venivano raccolti e bruciati. Fu loro proibito onorare in qualsiasi modo il giorno di sabato. Fu loro proibito circoncidere i propri figli. Questa persecuzione selvaggia portò i Giudei pii alla rivolta, come ci si aspetterebbe, a reagire combattendo. Furono guidati da un sacerdote di nome Mattatia. E Mattatia aveva dei figli. Uno dei suoi figli era un uomo di nome Giuda Maccabeo. Sotto la guida di questo capo guerriero davvero efficace e potente, Giuda Maccabeo, riconquistarono, i Giudei riconquistarono Gerusalemme. Ed è abbastanza interessante che fu il 25 di Kislev che liberarono il tempio, lo riconsacrarono, e istituirono la Festa della Dedicazione per commemorare la liberazione del tempio, la riconsacrazione del tempio. Ci sono informazioni storiche secondo cui Antioco fece ciò che fece il 25 di Kislev, ed essi lo liberarono il 25 di Kislev anni dopo.

Così quella data divenne una data importante. C’è un libro negli Apocrifi chiamato 2 Maccabei che offre uno sguardo storico su quell’evento. Lasciate che ve lo legga. “Ora Maccabeo ed i suoi seguaci, guidati dal Signore, recuperarono il tempio e la città; abbatterono gli altari che erano stati costruiti nella piazza pubblica dagli stranieri, e distrussero anche i loro recinti sacri. Purificarono il santuario, fecero un altro altare dei sacrifici; poi, accendendo il fuoco dalla pietra focaia, offrirono sacrifici, dopo un intervallo di due anni, bruciarono incenso, accesero le lampade e disposero il pane della Presenza”. Il pane che sarebbe stato posto nel luogo santissimo. “E quando ebbero fatto questo, si prostrarono e supplicarono il Signore che non cadessero mai più in simili sventure, ma che, se mai avessero peccato, fossero disciplinati da Lui con clemenza e non fossero consegnati a nazioni blasfeme e barbare. Accadde che nello stesso giorno in cui il santuario era stato profanato dagli stranieri, ebbe luogo la purificazione del santuario, cioè il venticinquesimo giorno dello stesso mese, che era Kislev. E lo celebrarono per otto giorni con gioia, alla maniera della Festa dei Tabernacoli, ricordando come, non molto tempo prima, durante la Festa dei Tabernacoli, erano andati vagando tra i monti e le caverne come animali selvatici. Perciò, portando bastoni avvolti d’edera, bei rami e anche fronde di palma, offrirono inni di ringraziamento a Colui che aveva dato successo alla purificazione del Suo proprio luogo santo. Decretarono mediante ordinanza pubblica e voto che tutta la nazione dei Giudei osservasse questi giorni ogni anno”.

Dunque, quella nota storica, da 2 Maccabei, è l’istituzione della Festa della Dedicazione. Ora torniamo a Giovanni. È dunque il 25 di Kislev, e la Festa della Dedicazione viene celebrata a Gerusalemme. Si commemora questa grande liberazione, la Festa delle Luci, Hanukkah. Poi il versetto 23 dice questo: “Era inverno”. È molto netto. “Era inverno”. Quando l’ho letto all’inizio della settimana, mi sono come fermato lì ed ho pensato a questo. Era inverno non soltanto sul calendario, novembre, dicembre, ma era inverno spiritualmente. Il Sole di giustizia, che era sorto con la guarigione nei Suoi raggi, aveva percorso la Sua orbita ed era svanito di nuovo nel buio. Era inverno sul calendario, ed era inverno nei cuori dei Giudei.

Poiché era inverno, Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Vi ho detto nel nostro studio di Atti che questo viene menzionato in Atti 4 e 5. Quando i Babilonesi distrussero Gerusalemme, nel 586, distrussero il tempio. Ma non distrussero quel muro posteriore sul lato orientale, quei circa 180 metri di muro di contenimento. Quello rimase dal tempio salomonico originale. E perciò veniva chiamato il portico di Salomone. Davanti a quel muro costruirono un grande portico lastricato, misero colonnati alti circa 12 metri ed un tetto, ed era lì che le persone dovevano andare quando venivano al tempio, se era inverno. E in inverno, in Israele, può piovere. Può fare molto freddo. Può nevicare a Gerusalemme, a quell’altitudine. L’inverno diventa un po’ una metafora della realtà spirituale.

Così Gesù cammina in quella parte del tempio che era tutto ciò che rimaneva del tempio enorme e glorioso di Salomone. Questa fu la Sua ultima apparizione pubblica. Il resto sarà privato. Il versetto 40 dice che, dopo questo, Egli se ne andò. Se ne andò. Se ne andò per tre mesi. Quando ritornò, fu per risuscitare Lazzaro, entrare nella città; una settimana dopo, crocifissione, risurrezione.

Questo è un momento molto significativo. È davvero inverno. Dunque, stanno celebrando il loro grande liberatore umano mentre assassinano il loro Salvatore. Incredibile. Incredibile.

Il confronto, come ho detto, comincia con una domanda. Versetto 24. “I Giudei dunque gli si strinsero attorno e gli dicevano: ‘Fino a quando terrai sospeso il nostro animo? Se Tu sei il Messia, diccelo apertamente’”. Sapete, questo è semplicemente così ipocrita. Fino a quando ci terrai sospesi? Aspettate un momento. Avevano già cercato di ucciderlo tre volte. Quando disse: prima che Abrahamo fosse, Io Sono. Raccolsero delle pietre per tirargliele, per spegnere la Sua vita. Sapevano esattamente chi Egli affermava di essere. Ma, di nuovo, tutto questo è finzione per estorcere una dichiarazione blasfema mediante la quale poter mettere in atto la loro violenza.

Fino a quando ci terrai sospesi? Trasuda sarcasmo. Se sei il Messia, diccelo apertamente. Tra l’altro, Egli è stato via per due mesi. Tra il versetto 21 ed il 22 passano due mesi. Dalla festa precedente a questa, siamo passati da settembre-ottobre a novembre-dicembre, e basta che Egli si presenti, e il loro odio si attiva immediatamente. È come se avessero trattenuto quell’odio ad un tale livello febbrile che la sola vista di Lui attivasse il confronto. Quanto è profondo il loro odio se, dopo due mesi, il loro desiderio di ucciderlo viene completamente attivato dalla sola vista di Lui. Egli aveva rivendicato di essere Dio, di essere il Figlio di Dio, ancora, ed ancora, ed ancora. Le abbiamo lette nel capitolo 5. Le abbiamo viste nel capitolo 6. Le abbiamo viste nel capitolo 8. Erano costanti. Chiamava costantemente Sé stesso il Figlio di Dio durante tutto il Suo ministero. Dunque, la loro domanda è davvero una frode. Non c’è integrità.

Quindi, la prima scena qui è il confronto, e quel confronto è segnato da un’interrogazione. La seconda scena poi viene al versetto 25 e seguenti. È la rivendicazione. Questo è lo schema. Loro hanno una domanda; Egli fa una rivendicazione. La rivendicazione è la deità. La rivendicazione è la deità. Ma prima che Egli faccia quella rivendicazione esplicitamente al versetto 30, guardiamo solo—e, wow, abbiamo esaurito il tempo, ma va bene così. Guardate il versetto 25. Tornerò. Versetto 25. E anche voi. “Gesù rispose loro: ‘Ve l’ho detto; voi non credete’”. Questo è il problema. Voi non credete. Ve l’ho detto. Voi non credete. E non solo ve l’ho detto, ma “le opere che Io faccio nel nome del Padre mio, sono quelle che testimoniano di Me”. Ma voi non credete.

Fermatevi proprio lì, a quel punto del versetto 26. Ve l’ho detto. Ve l’ho detto. Voi non credete. Le opere che Io faccio testimoniano, ma voi non credete. Questo è il punto, fratelli. Non credono. Perché? Dite: beh, tutte quelle prove; tutti quei miracoli, Nicodemo, sapete, “Nessuno può fare ciò che Tu fai se Dio non è con lui”. Tu sei un maestro mandato da Dio. Perché non credono? Torniamo a Giovanni 3. Chiuderemo su questo principio. Giovanni 3:16. “Poiché Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il Suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna”. Va bene. Credete. Questo è il motivo per cui Giovanni ha scritto questo vangelo: affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e affinché, credendo, abbiate vita eterna nel Suo nome. Va bene. Dunque, se credete, avete vita eterna. Versetto 17. Dio non ha mandato il Suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma affinché il mondo fosse salvato per mezzo di Lui. Chi crede in Lui non è giudicato. Chi non crede è già stato giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. È chiaro chi Egli è. È chiaro chi Egli affermò di essere. Egli è Dio in carne umana. Ha la stessa natura di Dio. Credete questo. Ma il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ed ecco perché non credono. Gli uomini hanno amato le tenebre più della luce, perché le loro opere erano malvagie. E chiunque fa il male odia la luce, e non viene alla luce per timore che le sue opere siano esposte.

Perché le persone non credono? Non è perché non ci sia evidenza. È perché odiano la luce. Perché la luce espone il loro peccato. Perché le persone si adirano con i cristiani? Perché le persone perseguitano i cristiani? Per la stessa identica ragione per cui perseguitarono Gesù. Gesù dice questo. Il mondo odia Me perché Io testimonio di esso che le sue opere sono malvagie. Giovanni 7:7. Questa è un’affermazione definitiva. Volete sapere perché il mondo è ostile verso di noi? Perché testimoniamo che le opere del mondo sono malvagie. Non vogliono sentirlo. Gli adulteri non vogliono sentirlo. Gli omosessuali non vogliono sentirlo. I bugiardi, i ladri, non vogliono sentirlo. Le persone corrotte non vogliono sentirlo. Perché? Perché amano le tenebre. Le loro opere sono malvagie. Amano il loro peccato. È l’amore per il peccato che produce incredulità. E potete riversare prove su prove, ma se il cuore non viene trasformato fino ad odiare il peccato, non ci sarà alcuna fede.

Questi Giudei, come tutte le persone, amano il peccato. D’altro canto, Gesù disse questo in Giovanni 7:17. “Se qualcuno vuole fare la volontà di Dio, conoscerà se l’insegnamento viene da Dio, o se parlo da Me stesso”. Che cosa fa la differenza? Se amate il vostro peccato, odierete il vangelo. Se desiderate fare la volontà di Dio, il che significa che avete fame di giustizia, conoscerete la verità e la crederete.

Ascoltate, potete parlare di apologetica quanto volete; potete parlare di difese della fede quanto volete. È una questione di peccato. L’evidenza c’è. L’evidenza è chiara. La vita di Cristo dichiarò manifestamente che Egli è Dio in carne umana. Non c’è altra spiegazione. Gli uomini amano il peccato, e odiano la giustizia, e odiano chiunque testimoni del loro peccato. Perché, nella nostra cultura, le persone sono così arrabbiate contro il cristianesimo? Perché noi testimoniamo che le loro opere sono malvagie. Non abbiamo scelta. E finché non accetteranno quella testimonianza, non correranno tra le braccia di Dio. Voi non credete. Voi Mi odiate perché Io vi dico ciò che dovete ascoltare, ciò che dovete assolutamente ascoltare, ma ciò che odiate ascoltare.

L’unica cosa che il cristianesimo non può fare è cambiare il proprio messaggio, smettere di essere offensivo. Noi siamo le persone più offensive del pianeta, con il messaggio più oltraggiosamente offensivo che sia mai stato dato da chiunque. Testimoniamo alle persone che le loro opere sono malvagie, che amano il loro peccato e le loro tenebre, e che il giudizio le porterà all’inferno. Questo è il nostro messaggio. È l’amore per il peccato, e l’odio per la giustizia, che produce incredulità, anche quando tutte le prove sono lì. E oh, tra l’altro, c’è un’altra cosa. Fine del versetto 26. Voi non credete perché non siete le Mie pecore. Hmmm. Tornate la prossima settimana. Vi dirò perché Egli disse questo.

Preghiamo. I nostri cuori sono certamente mossi dalla verità. Essa arriva con tale chiarezza e tale potenza, tale urgenza. Non è davvero possibile pensare a queste cose senza riverenza, senza un senso di santo timore, senza la serietà delle questioni che riguardano l’anima. Posso soltanto pregare, Signore, che questo messaggio, questa verità udita oggi o in qualunque altro momento nel futuro, sia utile allo Spirito di Dio, per allarmare i peccatori, allarmare gli inconvertiti, terrorizzare coloro che sono nelle tenebre ed amano le tenebre. La luce è venuta. Il Sole di giustizia è sorto con la guarigione nei Suoi raggi. Il Sole di giustizia ha percorso un’orbita di vita magnifica, ardente, brillante attorno a Israele. E gli uomini scelsero le tenebre, e poi fu inverno, e la luce se ne andò. Perfino Gesù stesso disse che la luce si sarebbe spenta.

Signore, guardiamo il mondo attorno a noi, e Ti ringraziamo perché la Tua grazia è ancora estesa ai peccatori. Lo è stata verso di noi. Chiediamo che la luce risplenda di nuovo con splendore nel nostro mondo, che il popolo della luce sia fedele al messaggio duro, così come al messaggio compassionevole di grazia che lo segue. Chiediamo che Tu sia glorificato aprendo i cuori dei peccatori, frantumando le tenebre, portando la luce. Possa la luce del glorioso vangelo di Gesù Cristo risplendere nei cuori di molti, dissipando le tenebre, l’amore per il peccato, e sostituendolo con l’amore per la giustizia, con il perdono e la vita eterna.

Padre, ancora una volta siamo grati per un tempo meraviglioso di adorazione oggi. Ti ringraziamo perché ci hai sollevati, perché ci hai elevati al di sopra del quotidiano. Benedici ogni vita qui, ogni anima, e compi la Tua volontà attraverso ciascuno, a lode della Tua gloria, preghiamo nel nome di Cristo. Amen.

FINE

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