Stranamente, nel Vangelo cristiano, l’amore è legato all’odio. Infatti, quando Gesù parlò ai Suoi apostoli nel capitolo quindicesimo di Giovanni, parlò della centralità dell’amore. Disse nel versetto 17: “Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri”. Subito dopo aver detto questo, quasi senza prendere fiato, il versetto successivo dice che pronunciò queste parole: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato Me”. E poi, nel versetto 19, tolse il “se” e disse: “Il mondo vi odia”. Straordinario, non è vero? Dio è amore. Cristo è amore incarnato. Noi siamo, per definizione stessa, i figli di Dio che ha sparso nei nostri cuori il Suo amore. Amiamo Dio. Amiamo i fratelli e amiamo quelli che sono fuori dal Regno.
E che cosa riceviamo in cambio? Odio. La luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce. In effetti, la Bibbia dice che odiano la luce. E finché questo è vero, e lo sarà lungo tutta la storia umana, finché è vero che le persone amano le tenebre più della luce e finché Cristo è presentato come la luce e i credenti sono anche figli della luce, possiamo aspettarci di essere odiati. E in modo particolare e specifico da… suppongo che questa sia la parte sorprendente… dalle persone religiose. La maggior parte del mondo è religiosa. L’uomo, in effetti, è programmato per l’adorazione. È irrimediabilmente religioso. L’ateismo è una strana anomalia. È un’idea e una convinzione non comune, estranea alla stessa natura dell’uomo, che in un modo o nell’altro adora qualche dio. Se non il vero, uno fatto da lui, o uno fabbricato dai demoni.
E le persone religiose odiano la verità. E odiano i proclamatori della verità. E così eccoci qui, incaricati da Dio di amare il mondo come ama il mondo, dotati di una capacità soprannaturale di farlo, e scopriamo che ciò che riceviamo in cambio è ciò che ha ricevuto Lui: odio. E c’è una ragione per questo. Ecco la ragione. Nulla è più prezioso per un peccatore religioso dell’illusione della propria virtù. Vedete, la persona religiosa è costantemente impegnata a costruire, nella propria mente, la propria posizione elevata davanti al suo dio. I peccatori, i peccatori religiosi, costruiscono una sorta di Torre di Babele, una ziggurat personale, un monumento alla propria lode.
Attraverso la loro moralità e la loro attenzione ai doveri della religione accumulano mattone su mattone su mattone su mattone, costruendo una torre solida e alta, e vivono nell’illusione che un giorno, quando la morte arriverà, passeranno direttamente dalla cima di quella torre nella sala del trono del loro dio. Un tale peccatore religioso è riuscito a imbottigliare l’insolenza iniziale della propria coscienza, stabilendo vittorie su quella coscienza che una volta lo accusava continuamente di peccato, vergogna e colpa, ma che, mediante il rifiuto incessante di quel messaggio, è stata messa a tacere. E mediante una moralità superficiale e l’attenzione alla religione, il peccatore ha una serie di vittorie su una voce della coscienza ormai indebolita che, a tutti gli effetti, è stata così continuamente disinformata e ignorata da avere la sua voce ridotta a un debole sussurro.
In effetti, la sua coscienza è stata addestrata non ad accusare ma a scusare. E ora la sua coscienza si allinea, concordando con la sua mente peccaminosa, che Dio, francamente, lo guarda dall’alto con nient’altro che ammirazione. Poi arriviamo noi, noi cristiani. E veniamo dal peccatore religioso con uno scopo: il nostro obiettivo, per usare un po’ di linguaggio temporaneo, è di volare dritti dentro la sua torre religiosa e abbatterla fino a terra. E il nostro obiettivo è essenzialmente privarlo della sua illusione di virtù, obliterare la sua identità, distruggere il suo senso di bontà e di benessere, frantumare la sua speranza del cielo. In effetti, siamo chiamati a fare con successo ciò che la sua coscienza tormentata e soffocata, con tutti i suoi vantaggi interni, non è riuscita a fare.
Il peccatore religioso ha effettivamente ucciso il Golia della propria coscienza. Ha costruito questo edificio di auto-giustizia, ha lavorato duramente, costruito duramente, combattuto duramente ed è formidabile. E noi arriviamo e gli diciamo che è un peccatore, fuori dal Regno di Dio, un ribelle, un reietto, un ipocrita, perduto, destinato al giudizio eterno e che non è mai stato nient’altro che questo. E se continua nel percorso in cui si trova attualmente, non sarà mai nient’altro che questo. E poi il lieto fine della storia è che è diretto all’inferno. E il fatto è che, qualunque cosa pensi di se stesso, non ha alcun vero valore davanti a Dio. È letteralmente divorato dentro dal cancro dell’autostima e della falsa religione e non c’è speranza per lui. Questo non è un compito facile per noi.
Convincere il peccatore religioso di tutto questo va controcorrente rispetto a tutto ciò che ha costruito con tanta cura. Ed è esattamente ciò che fece Gesù quando venne al giudaismo apostata e Lo uccisero per questo. Cercarono di ucciderLo dopo un solo sermone nella sinagoga della Sua città natale di Nazaret, un sermone che fece crollare la loro Babele al suolo. E così Gesù disse in quello stesso capitolo 15 di Giovanni: “Se hanno perseguitato Me, perseguiteranno anche — che cosa? — “voi”. Non c’è modo di rendere il vangelo popolare per un peccatore religioso, e la maggior parte degli uomini rientra in questa categoria. Hanno ucciso Gesù.
Non fu perché risentivano delle Sue guarigioni. Quelle piacevano; rendevano felici le persone. Non fu perché risentivano del cibo gratuito, del nutrire le moltitudini. Non fu perché risentivano della Sua capacità di scacciare i demoni dalle persone e riportarle alla sanità mentale. Fu perché odiavano l’idea che demolisse le loro torri di auto-giustizia. E poi, in quello stesso passo di Giovanni 15, Gesù diede… beh, in realtà diede la stessa legge fondamentale del discepolato che per noi di solito è positiva. Disse questo: “Ciò che hanno fatto a Me, lo faranno a voi”. Per dirlo con le parole del vangelo di Luca più avanti: “Quando un uomo è pienamente discepolato sarà come il suo maestro”. Questo è il principio fondamentale del discepolato. Sarete come colui che vi ha discepolato e sarete trattati come colui che vi ha discepolato. Gesù disse: “Ciò che dovete aspettarvi è esattamente ciò che hanno dato a Me”.
È un messaggio duro. È un messaggio devastante. In effetti, Gesù disse, nel versetto 25 di quello stesso capitolo 15 di Giovanni: “Mi hanno odiato senza motivo”. Il fatto è che stavo portando loro la buona notizia. Stavo portando loro il vangelo. Stavo dicendo loro ciò che dovevano sapere. Stavo diagnosticando correttamente la loro condizione spirituale. Stavo offrendo loro la cura divina e unica e Mi hanno odiato per averli amati. Quindi la domanda è: “Come facciamo a far sì che queste persone aderiscano a questo? Come superiamo questo odio? Come superiamo questa animosità, questa amarezza, questo risentimento penetrante?” La risposta è l’amore.
Ora, a rischio di essere considerati semplicistici, torniamo a Luca 6 e guardiamo il nostro testo e vediamo quanto questo sia davvero profondo. Come spezzate il potere di quell’uomo? Come abbattete, nel linguaggio di Paolo in 2 Corinzi 10, come distruggete la fortezza? Come fate crollare quell’illusione religiosa? Lo facciamo dimostrando – ascoltate bene - lo facciamo, dimostrando una vita soprannaturale che sostiene un messaggio soprannaturale. Essi pensano di avere una parola da Dio. Pensano di avere un messaggio da Dio. Pensano di avere una religione soprannaturale. Pensano di avere la verità divina.
Come potete convincerli che non ce l’hanno? Dimostrando una vita soprannaturale che loro non possono vivere. E la chiave di quella vita è un amore soprannaturale. In definitiva, la credibilità del vangelo è legata al nostro amare in modi in cui i peccatori non possono amare. Più avanti, nei versetti da 32 a 34 di Luca 6, Gesù definisce l’amore dei peccatori. “Amano quelli che li amano”, versetto 32. “Fanno del bene a quelli che fanno del bene a loro”, versetto 33. “Prestano a quelli dai quali si aspettano poi di ricevere in prestito per creare un obbligo”. E in tutti e tre quei versetti dice: “Così amano i peccatori”.
Che siano religiosi o irreligiosi, e la stragrande maggioranza, naturalmente, è religiosa, hanno limiti nella loro capacità di amare a causa della loro natura decaduta. Noi entriamo in questo ambiente e dimostriamo un amore che non è CW, sapienza convenzionale, non è PC… non è politicamente corretto, non è nemmeno normale, non è nemmeno umano, non è nemmeno possibile. E questo amore diventa allora la prova di un’invasione e di una trasformazione divina nelle nostre vite. È la piattaforma che rende credibile il messaggio. Siamo chiamati ad amare in modo evangelistico.
Questo è ciò che Gesù sta insegnando ai Suoi apostoli nel nostro testo. Ci troviamo nel Sermone sul Monte, come viene chiamato, il riassunto di Luca del Sermone sul Monte dal capitolo 6, versetto 20, fino al versetto 49. Matteo ha un riassunto più ampio di quel sermone che certamente, quando fu originariamente pronunciato, era più ampio del riassunto che dà Matteo o del riassunto che dà Luca. Ma Luca sta ripercorrendo i punti principali di quel sermone di quel giorno che, per ispirazione dello Spirito Santo, sono così istruttivi per tutti noi. E ciò che sta dicendo nei versetti da 27 a 38, questa sezione del sermone, riguarda interamente l’amore.
Versetto 27: “Io dico a voi che ascoltate”, vale a dire a voi che, essendo stati rigenerati, a voi che, essendo stati trasformati, avete la capacità di ricevere, comprendere e applicare la verità divina. Aveva un grande gruppo di ascoltatori, alcuni erano veri discepoli, altri erano falsi, alcuni si muovevano verso una fede genuina, alcuni erano lì a voltare le spalle e cominciavano ad allontanarsi, erano una moltitudine mista. Ma per coloro che erano rigenerati, per coloro che credevano, per quelli che erano stati trasformati, essi avevano la capacità di afferrare e di comprendere ciò che i non convertiti non potevano; e così parla a loro e dice loro di amare i loro nemici; l’amore, quindi, diventa critico.
È l’atteggiamento distintivo del cristiano. È certamente l’atteggiamento distintivo di Dio che ha tanto amato il mondo e di Cristo che ha tanto amato i peccatori da dare la Sua vita. E così anche noi siamo chiamati a quel medesimo tipo di amore. Come abbiamo visto l’ultima volta in Efesini, alla fine del capitolo 4 e all’inizio del capitolo 5, poiché siamo figli di Dio dobbiamo camminare nell’amore, perché questo manifesta il cuore stesso di Dio. La grande verità della storia cristiana è che i cristiani hanno amato nei modi più straordinari, straordinari, da Stefano in poi, che, mentre veniva schiacciato dai suoi uccisori sotto le pietre del loro odio, gridava: “Non imputare loro questo peccato”, in un incredibile scoppio di amore verso i suoi uccisori, lungo tutta la storia del martirio cristiano fino a quest’ora presente.
Il mondo è rimasto sbalordito nel vedere il carattere dei cristiani che amano i loro persecutori. Questo è un distintivo della rigenerazione. Questa è evidenza di una vita di Dio nell’anima dell’uomo: amare i nemici, amare i persecutori, amare gli uccisori, proprio come Dio in Cristo ha dimostrato Se stesso. In questo particolare testo di Luca 6, il Signore fa dell’amore il principale distintivo che separa i veri discepoli da tutti gli altri. Ora, a dire il vero, la religione è un buon terreno per far crescere l’odio. E qualcuno potrebbe dire: “Beh, sapete che c’è? Ogni volta che c’è una guerra è una guerra religiosa”.
Lo sentite spesso nelle notizie oggi: “Ogni volta che c’è una guerra è una guerra religiosa. Certo i musulmani, loro hanno le loro guerre sante, ma guardate i cristiani. I cristiani hanno avuto le loro Crociate, e i cristiani si sono massacrati a vicenda. E i cattolici ebbero l’Inquisizione quando uccisero i protestanti. E i pedobattisti uccisero gli anabattisti e eccetera, eccetera. E i cattolici combattono i protestanti in Irlanda, i protestanti fanno saltare in aria i cattolici e qual è la differenza tra il cristianesimo e qualunque altra religione?”
Ebbene, la differenza è che quelle persone non sono veri cristiani. Spesso e tristemente il nome “cristiano” è stato trascinato in tali guerre e presunti cristiani uccidono altri presunti cristiani. Ma questo è un contraffatto diabolico del vero cristianesimo. Questo è un uso satanico del nome di Cristo per infangare il nostro santo Signore. I veri cristiani amano perfino i loro nemici. Li amano in modo evangelistico perché capiscono che quell’amore che è inspiegabile a livello umano, che è impossibile a livello umano, è la più grande prova che sono stati trasformati divinamente. Così stiamo guardando a questo amore. Stiamo guardando al carattere di esso qui.
Ora, l’ultima volta abbiamo guardato ai comandamenti dell’amore del Regno — lo stiamo chiamando amore del Regno — versetti 27 e 28. Torniamo a quel testo. I comandamenti dell’amore del Regno. Avete quattro comandamenti nei versetti 27 e 28. Amate i vostri nemici, questo è uno. Due: fate del bene a quelli che vi odiano. Tre: benedite quelli che vi maledicono. Quattro: pregate per quelli che vi maltrattano. Ora queste sono cose che noi iniziamo. Qui siamo chiamati a un certo sentimento, amore; a una certa azione, fare del bene; a un certo modo di parlare, benedirli; e a un certo appello, pregare per loro. Ci sentiamo verso di loro in modo amorevole. Agiamo verso di loro in modo amorevole. Parliamo verso di loro in modo amorevole. E preghiamo verso di loro in modo amorevole.
Ma la chiave qui sono i vostri nemici e quelli che vi odiano e quelli che vi maledicono e quelli che vi maltrattano. Per Gesù dire questo era assolutamente rivoluzionario. In effetti, per l’establishment ebraico non era solo rivoluzionario, era eretico perché i rabbini insegnavano, secondo Matteo 5:43 — Gesù disse questo: “Avete udito che fu detto”. “Avete udito che fu detto” è una piccola espressione che introduce la tradizione rabbinica — “Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico”. Questo era il giudaismo dei giorni di Gesù. Odia il tuo nemico. Essi sapevano che Levitico 19:18 diceva: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Lo sapevano. Ma avevano ristretto “prossimo” a una piccola nicchia esclusiva, in cui il prossimo era qualcuno che vi trattava in modo innocuo, che era d’accordo con voi su tutto; quello era il vostro prossimo, un Ebreo che era d’accordo con voi su tutto.
E se eravate fuori da quella definizione, loro avevano il diritto di odiarvi. In effetti, avevano sviluppato l’idea che questo fosse una… fosse una virtù; questo faceva parte della nobiltà del loro zelo religioso. Avevano una visione tronca del prossimo così che il loro amore era il tipico amore limitato di cui i peccatori sono capaci. Ama il tuo prossimo in questa definizione ristretta e odia tutti gli altri. Quello lo vedevano come una virtù. Da dove lo presero? Oh, dicevano che Dio disse loro quando entrarono nel paese: “Scacciate quei Cananei, Madianiti, Moabiti, Ammoniti e altri popoli pagani. Non odiava Dio tutti quei nemici?”
Ma abbiamo dimenticato che quegli antichi abitanti di Israele erano tra le persone più vili, più corrotte e depravate conosciute nella storia umana? Erano incredibilmente immorali, crudeli, idolatre; il sacrificio umano faceva parte del loro culto, persino l’incenerimento dei loro bambini bruciati vivi come offerta a divinità pagane. Erano un cancro che doveva essere tagliato via per salvare il popolo di Dio da una totale corruzione morale e spirituale, e quello fu un atto di Dio stesso che può fare ciò che sceglie di fare. E in quel tempo scelse di usare Israele come strumento di giudizio contro quelle nazioni malvagie idolatre.
Dietrich Bonhoeffer disse, e giustamente: “Le guerre di Israele furono le uniche guerre sante nella storia, perché erano guerre di Dio contro il mondo degli idoli”. Dio aveva costituito Israele come una teocrazia ed usò Israele come una spada. Ci furono volte in cui agirono per conto di Dio come strumenti del giudizio di Dio. Ma mai nell’Antico Testamento Dio permise male per male, crudeltà per crudeltà, odio per odio a livello personale. L’idea che le persone fuori dalla religione del giudaismo dovessero essere disprezzate e odiate era un’idea che venne fuori dal giudaismo apostata ed eretico che si sviluppò. Non venne dalla Parola di Dio. Ma era la loro convinzione. E così quando Gesù disse: “Amate i vostri nemici”, questo era immorale, questo era irreligioso, questo era empio, questo era eretico. Eppure è esattamente ciò che richiede da noi. È questo tipo di amore che è inspiegabile umanamente. Rende manifesta la potenza di Dio.
Bene, questa è solo una breve rassegna di ciò che abbiamo visto l’ultima volta, i comandamenti dell’amore. Guardiamo alle reazioni dell’amore, questa mattina, solo brevemente. Quelle cose possiamo iniziarle. Possiamo scegliere di amare. Possiamo scegliere di fare del bene. Possiamo scegliere di parlare benedizione. Possiamo scegliere di pregare. Queste sono cose che noi iniziamo mediante l’amore. Ma ci saranno cose nelle nostre vite che noi non iniziamo e così arriviamo al secondo punto in questo meraviglioso insegnamento di Gesù, versetti 29 e 30: alle reazioni dell’amore del Regno, le reazioni quando non siete voi l’iniziatore, quando siete l’oggetto di ciò che viene iniziato.
Guardate il versetto 29: “A chi ti percuote sulla guancia, porgigli anche l’altra; e a chi ti toglie il mantello, non rifiutare neppure la tunica. Da’ a chiunque ti chiede e a chi ti toglie ciò che è tuo, non domandarlo indietro”. Ora qui ci sono quattro illustrazioni di rispondere a ciò che qualcun altro inizia. E qui, pure, c’è un altro modo, forse un modo più drammatico, di dimostrare l’amore del Regno.
Prima di tutto: “Chiunque ti percuote sulla guancia, porgigli anche l’altra”, ci sono persone che ridono di questo e dicono che è ridicolo. Se qualcuno viene e, sapete, mi dà un pugno in faccia, io non dirò: “Qui, colpisci l’altro lato”. Questo semplicemente non è normale, perché dentro di noi ci sono meccanismi di autodifesa che Dio ci ha dato per la conservazione di noi stessi. E io sono d’accordo con questo. Qui non si parla di questo. Qui non si parla del fatto che qualcuno vi aggredisca di notte da qualche parte quando siete in una posizione vulnerabile e voi vi sdraiate e dite: “Oh, prendimi a calci di nuovo, prendimi a calci di nuovo, questa è virtù, questa è virtù”. Non si parla di questo.
Di che cosa si parla? Gesù disse in Giovanni 16, subito dopo Giovanni 15 che ho citato prima: “Verrà il tempo in cui vi cacceranno fuori dalla sinagoga”. Lo stava dicendo ai Suoi seguaci. Vi cacceranno fuori dalla sinagoga. Ne abbiamo parlato domenica scorsa. E lo fecero. Furono “de-sinagogati”. Questo non era una cosa da poco perché la società ebraica ruotava intorno alla sinagoga. Quella era sia la circonferenza sia il nucleo della vita. La più grande singola umiliazione, la più grande vergogna, era essere scomunicati dalla sinagoga. Allora venivate costituiti come un reprobo, cosa molto seria. E loro la prendevano molto sul serio.
Quando qualcuno veniva “de-sinagogato”, cosa che accadde a loro per la loro fede in Gesù Cristo, spesso venivano frustati davanti a chiunque volesse guardare. I vestiti venivano tolti dalle loro spalle e ricevevano trentanove colpi, corregge di cuoio probabilmente intrecciate con pezzi di pietra che laceravano la loro schiena trentanove volte. L’apostolo Paolo in 2 Corinzi 11:24 dice: “Me lo fecero cinque volte”. Cinque volte i Giudei me lo fecero. Atti 5:40 parla di quelli nella chiesa primitiva che predicavano il vangelo e venivano flagellati. Quella era la punizione fisica connessa alla vergogna di essere “de-sinagogati” per amore di Gesù Cristo.
Ma c’era qualcos’altro che facevano. Il modo in cui disonoravate qualcuno, uno dei modi in cui disonoravate qualcuno, era schiaffeggiarlo in faccia. E mentre c’era una vera flagellazione, un reale dolore fisico, c’era anche un’umiliazione simbolica davanti alla congregazione della sinagoga. Uno dei funzionari avrebbe schiaffeggiato la persona in faccia come indignità e umiliazione simbolica. Questo è ciò che è in vista qui. Quando vi portano davanti per umiliarvi e vi schiaffeggiano in faccia, porgete l’altra guancia, accettate la vostra umiliazione. Ora non diventate troppo letterali su questo. Andate in Giovanni 18 per un momento. Lasciate che vi mostri qualcosa.
Giovanni 18, versetto 19. Questo è Gesù davanti al Sommo Sacerdote. Era stato arrestato. Il Sommo Sacerdote interrogò Gesù, versetto 19, riguardo ai Suoi discepoli, riguardo al Suo insegnamento. E Gesù voleva essere legale su questo, anche se loro non lo erano. Abbiamo ancora una legge in questo giorno e tempo sul fatto che nessun uomo incrimini se stesso. Gesù sapeva che se ci doveva essere un’accusa, doveva essere confermata dalla bocca di due o tre testimoni. Così il sommo sacerdote è davvero in violazione della legge quando dice: “Parlaci del Tuo insegnamento”.
“Gesù gli rispose”, richiamandolo a ciò che era giusto secondo la legge: “Io ho parlato apertamente al mondo. Ho sempre insegnato nelle sinagoghe e nel tempio dove tutti i Giudei si radunano. Non ho detto nulla in segreto. Perché mi interroghi? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, costoro sanno ciò che ho detto. Porta i testimoni, ti diranno esattamente ciò che ho detto, non ho mai detto nulla in privato”. Stava rimproverando quest’uomo per averLo messo in una posizione illegale di auto-incriminarsi invece di chiamare i testimoni, che era la cosa giusta da fare. La reazione, versetto 22: “Quando ebbe detto questo, lo interpretarono per ciò che era, un rimprovero del Sommo Sacerdote. Uno degli ufficiali presenti diede a Gesù un colpo”. È esattamente la stessa cosa. Lo colpì in faccia. “È così che rispondi al Sommo Sacerdote?”
Questo non è tanto una punizione, non è tanto la flagellazione, la fustigazione, che più tardi il Signore ricevette dalle mani dei Romani, quanto l’indegnità e l’umiliazione e la vergogna dello schiaffo in faccia. E noterete che Gesù non disse: “Qui, colpisci l’altro lato”. Non interpretò nemmeno le Sue stesse parole in quel modo letterale. Rispose e disse: “Se ho parlato male, testimonia del male. Se ho parlato bene, perché mi colpisci?” Perché mi stai colpendo, perché non porti semplicemente dentro i testimoni?
Che cosa significa allora “porgere l’altra guancia”? Significa semplicemente questo: quando siete stati trattati con umiliazione, quando siete stati trattati con vergogna, quando siete stati trattati con una sorta di rabbia e ostilità, quando siete stati disprezzati, scherniti e respinti, continuate semplicemente ad amare e preparatevi a essere colpiti di nuovo. Non reagite. L’amore che qui viene richiesto non reagisce. Non si difende contro questo tipo di umiliazione e di rifiuto, di ostilità. Non si arrabbia. Non odia quando viene colpito.
Quando diritti, proprietà e beni vengono ingiustamente sottratti, questo amore è pronto ad amare di nuovo e quindi a essere di nuovo offeso, perché la persona rimane al suo posto per continuare a mostrare amore al nemico, perché si prende cura dell’anima del nemico. Così potremmo dire che questo amore è vulnerabile. Con la sua costante disponibilità e apertura e onestà, mantiene una vulnerabilità costante. L’altra guancia, allora, significa semplicemente che dovrete colpirmi di nuovo se non vi piace il modo in cui vi sto amando, perché continuerò ad amarvi in questo modo. Non importa quante volte vi colpiscano: continuate ad amarli perché è quell’amore che è inspiegabile; è quell’amore che parla dell’opera di Dio nel vostro cuore. Ecco questo cristiano che, senza sosta, continuamente, si protende verso il nemico sprezzante con amore per l’anima di quel nemico.
E la seconda reazione nel versetto 29 è un altro abuso che accadeva ai cristiani e accade ancora in qualche forma, “A chi ti toglie il mantello, non rifiutare neppure la tunica”. A chi ti toglie il vestito esterno, non rifiutare neppure quello interno. Questo è molto simile a Matteo 5:40, al resoconto di Matteo del Sermone sul Monte. E questo risale a una questione. Molte delle persone, naturalmente, che vivevano in Palestina non erano ricche. Era comune che le persone avessero un solo mantello esterno. Non avevano guardaroba come li abbiamo oggi. E avevano bisogno di quel mantello esterno per proteggersi, per tenersi al caldo e perfino per usarlo come coperta di notte. Esodo 22:26 e 27 dice: “Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo restituirai prima che tramonti il sole, perché è il suo mantello per il suo corpo. In che altro dovrebbe dormire?” Non volete che giaccia di notte al freddo.
Uno dei modi in cui perseguitavano i credenti, i primi credenti, era togliere loro il mantello, così che rimanessero nudi. Credetemi, la terra di Israele può essere molto fredda in inverno. A Gerusalemme nevica. Questo era un abuso grave contro questi credenti. E dice: “Se ti tolgono il mantello, continua ad amarli anche se ti tolgono la tunica”. Non reagite. Non cercate vendetta. Non sono mai veramente il nemico; sono sempre il campo di missione. Questo vale per gli abortisti, gli omosessuali e le lesbiche, e tutte le persone che pervertono e corrompono la nostra cultura. Non dimenticate: possono odiare la nostra fede e odiare il nostro vangelo; non sono diversi da queste persone. Devono essere amati. E non è un amore che tollera la loro iniquità; è un amore che continua a parlare nella loro vita il vangelo, non importa quanto malvagiamente ci trattino.
Questo è illustrato in modo grafico. Gesù venne per essere crocifisso, e una delle cose che fecero quando Lo crocifissero fu togliere il Suo vestito, non è vero? Che cosa ne fecero? Se lo giocarono a sorte. Gli tolsero il mantello esterno e la tunica interna e Lo misero là completamente nudo. Che illustrazione grafica. Hanno preso tutto. È nudo. Ed eccolo lì e dalla Sua bocca esce questo: “Padre — che cosa? — “perdonali”. Questo è quell’amore implacabile. Potete prendermi il mantello, potete prendermi la tunica e io vi amerò comunque, qualunque sia il costo.
La terza illustrazione è nel versetto 30. “Da’ a chiunque ti chiede”. Questo è in un contesto di prestito. Qualcuno viene e dice: “Voglio che tu mi presti qualcosa. Sono nel bisogno”. Fallo. Quel contesto è reso chiaro più avanti nei versetti 34 e 35 perché Gesù ritorna su queste illustrazioni e lì chiarisce che sta parlando di prestare a qualcuno che potrebbe non restituire mai. Questo è di nuovo rinnegamento di sé. La persona ha un bisogno. La persona viene e dice: “Ho un bisogno. Non riesco a soddisfarlo. Posso per favore prendere in prestito?” Questo non è un… questo non è un mendicante. Questo non è un mendicante professionista; non è qualche mendicante o qualche tipo di imbroglione. È qualcuno che apparentemente ha un vero bisogno, ma approfitterà della vostra generosità. Dirà: “Oh, sei un cristiano, quindi dammi questo e dammi quello e dammi quell’altro”. Vai avanti e daglielo. Questa è un’illustrazione cruciale della grazia, non è vero?
E poi chiude con una quarta illustrazione di furto. “A chi ti toglie ciò che è tuo, non domandarlo indietro”. Una delle cose che accadde anche a questi primi credenti fu che la gente li derubava. Li umiliavano, li schiaffeggiavano, li maltrattavano, abusavano di loro in questo modo. Toglievano loro i vestiti. Venivano approfittando della loro bontà, prendendo in prestito denaro che non avevano mai intenzione di restituire. E li derubavano. E lo fanno ancora. Anche fino ai tempi moderni, i cristiani perseguitati in alcune parti del mondo vedono i loro beni confiscati. Questo è accaduto lungo tutta la storia: cristiani perseguitati, i loro beni personali portati via, le loro case saccheggiate. Ma quando fanno questo, non chiedetelo indietro.
Il mondo non sa nulla di questo tipo di amore. Questo non è possibile per loro. Voglio dire, l’amore mondano direbbe: “Ti amerò finché non mi ferisci e non mi fai del male, finché non mi abusi, finché non mi frodi prendendo e non restituendo, e finché non mi derubi. Ti amerò, ma il giorno in cui mi abusi, hai finito”. E abbiamo elevato quell’atteggiamento a virtù. E questo è un grande momento nel mondo di oggi per amare con questo tipo di amore perché il mondo non lo capisce. I peccatori non possono amare in questo modo.
Come farete a demolire questa ziggurat, questa Torre di Babele? Come li convincerete che questa verità che possediamo è, in effetti, la verità di Dio che trasforma la vita ed è l’unica verità? Dimostrando loro la potenza di quella verità nel produrre in noi un amore che loro non possono comprendere. 1 Pietro capitolo 2 lo riassume così bene, versetto 21, 1 Pietro 2:21: “A questo infatti siete stati chiamati, perché anche Cristo ha sofferto per voi, lasciandovi un esempio affinché seguiate le Sue orme”. Ecco l’esempio che Cristo ci ha lasciato: “Egli non commise peccato e nella Sua bocca non si trovò inganno”.
Pertanto, fu realmente ucciso senza causa. E mentre veniva insultato, deriso, schernito, ripudiato, vilipeso, umiliato, non insultava a Sua volta. Mentre soffriva, non pronunciava minacce, ma continuava ad affidarsi a Colui che giudica giustamente. Si mise semplicemente nelle mani di Dio e poi andò avanti e portò i nostri peccati nel Suo corpo sulla croce. Egli, proprio mentre riceveva tutta questa vilificazione da parte dei peccatori, andò alla croce e morì per i peccatori che Lo stavano trattando così; dimostrando quindi l’amore nella sua forma più pura e più elevata.
Li amò mentre essi Lo odiavano. Questo è un tipo di amore straordinario. Non possibile per il mondo. E Gesù sta dicendo: “Quando amate in questo modo, non c’è spiegazione se non la trasformazione”. Questo rende il vangelo credibile. Amen.
FINE
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