Torniamo a Luca capitolo 6 per il nostro studio della Parola di Dio questa mattina. Non vi sto davvero dando il mio sermone; sto semplicemente richiamando la vostra attenzione al sermone che il nostro Signore Gesù Cristo ha predicato. E, in un certo senso, stiamo procedendo nel corso di questo sermone, cercando di comprenderne la sua verità profonda, diretta e semplice. Spesso viene chiamato "il Sermone sul Monte", ed il resoconto di Luca di quello che Gesù disse quel giorno vicino al Mare di Galilea è registrato nel capitolo 6, dal versetto 20 al 49; questo è lo stesso sermone che troviamo in Matteo nei capitoli 5, 6 e 7. Matteo offre un trattamento molto più lungo; Matteo registrò molto di più, ma sappiamo che il Signore disse quello che troviamo in Matteo; e anche quello che troviamo in Luca. Il sermone in sè, sarebbe un po' la combinazione di entrambi e probabilmente molto di più, dal momento che si potrebbero leggere entrambi i brani in pochissimi minuti, ed è probabile che il Signore abbia predicato per molto tempo.
Concludiamo quindi che ciò che Matteo ci ha dato è un resoconto vero di una parte di quel sermone. Ciò che Luca ci ha dato è anche un resoconto vero di una parte di quel sermone. Combinati, sarebbero comunque insufficienti rispetto all’insegnamento completo di ciò che Gesù disse, che dobbiamo lasciare alla discrezione di Dio. Egli ci ha dato ciò che ha ritenuto necessario che noi ascoltassimo. Come così spesso nella predicazione di Gesù nel racconto dei Vangeli… per esempio, nel capitolo 4, quando predicò il sermone nella sinagoga… abbiamo ricevuto solo la Sua dichiarazione di apertura. Iniziò il Suo sermone dicendo: “Oggi questo si è adempiuto nel vostro udito”. Non sappiamo quale fosse il resto del sermone in termini di contenuto specifico, eppure conosciamo l’intento generale perché ci è dato lì e possiamo capirlo dalla reazione delle persone.
Così, tipicamente, i sermoni di Gesù ci sono dati in una forma di sintesi molto breve, sebbene questo particolare sermone, il Sermone sul Monte, sia uno in cui è incluso più materiale che in qualunque altro dei Suoi sermoni. È un sermone importante perché è un sermone sulla salvezza. È un sermone che traccia alcune linee molto chiare. È un sermone molto semplice e molto diretto. Mi stupisce sempre quanto complicati… quanto complicati certi commentatori possano diventare nel cercare di comprendere ciò che è molto, molto semplice e diretto. Questo sermone traccia un semplice contrasto. È un contrasto tra quelle persone che sono benedette e quelle persone che sono maledette. E, francamente, questo include tutti. Tutti, ovunque siano mai vissuti, rientrano o nella categoria di essere benedetti o in quella di essere maledetti.
Suppongo che se una persona guardasse alla religione nel mondo, almeno in superficie, sembrerebbe che ci siano moltissime opzioni, migliaia di esse, mentre si esaminano tutte le varie religioni del mondo e si cerca di giungere a una qualche comprensione della complessità della religione. Ma, in realtà, esiste un approccio molto semplice alla religione. Tutti si rapportano a Dio in uno dei due modi. O siete benedetti da Dio o siete maledetti da Dio. C’è un solo vero e vivente Dio ed è il Dio rivelato nelle pagine della Scrittura. Non c’è nessun altro Dio; non ci sono altri dèi. E tutti gli uomini si rapportano al vero e vivente Dio in un modo o nell’altro. Sono benedetti da Lui o sono maledetti da Lui. Sono nel Suo Regno o fuori dal Suo Regno. Sono Suoi figli o figli di Satana. Sono nel regno della luce o sono nel regno delle tenebre. Sono cittadini del cielo o dell’inferno. E così stanno le cose. Tutti nella razza umana rientrano in una delle due categorie.
Ed è così che Gesù inizia il Suo sermone indicando chiaramente i benedetti e i maledetti. La parola “benedetti” è nei versetti 20, 21 e 22, e i maledetti sono indicati con i “guai”, che significa maledizione, nei versetti 24, 25 e 26. E Gesù, come ogni buon evangelista, crea un contrasto. Ci sono le persone che sono salvate e le persone che sono perdute, le persone che sono maledette, le persone che sono benedette, le persone che appartengono a Dio e quelle che appartengono a Satana, quelle che sono state redente, quelle che non lo sono, quelle che sono state trasformate e rigenerate e quelle che non lo sono, quelle dirette verso il cielo, quelle dirette verso l’inferno. E questa è la semplicità della cosa. Se Dio non è vostro Padre, Satana lo è. Se il cielo non è la vostra casa, l’inferno lo è.
Questo non è complesso; è semplice. Questo è il messaggio di ogni profeta dell’antichità, il messaggio di Gesù, il messaggio di Giovanni Battista, il messaggio degli apostoli e il messaggio di ogni vero evangelista da allora fino a quest’ora presente. Il semplice contrasto è chiaro per noi lungo tutta la storia biblica, ed è cristallino per noi in questo sermone che Gesù ha predicato. Il versetto 20 ci dice che stava parlando ai discepoli. Questa è una parola ampia e generica per indicare un apprendista, uno studente. C’erano molte persone che Lo seguivano, non solo i dodici apostoli.
Non confondete qui i discepoli con gli apostoli. Gli apostoli erano discepoli, ma sono distinti dai discepoli come apostoli. Discepolo significa studente, apprendista; apostolo significa messaggero, inviato. Ed essi erano stati identificati, come sappiamo, nei versetti da 12 a 14 come apostoli. Così gli apostoli sono i dodici apostoli. Il resto di coloro che seguivano Gesù e imparavano l’insegnamento di Gesù in un grado o in un altro, essendo studenti di Gesù, rientrano nella categoria ampia dei discepoli. Gesù allora parla a questa ampia categoria di persone e dice: o siete benedetti o siete maledetti; o siete in una categoria o nell’altra. O siete nel Regno di Dio o siete fuori dal Regno di Dio.
Ed è ancora un messaggio che io darei oggi. Voi siete tutti qui. Voi siete, in un grado o in un altro, degli apprendisti. Voi siete studenti; siete venuti ad ascoltarmi parlare. E rientrate in quelle due categorie; siete tra i benedetti o tra i maledetti. Alcuni di voi sono tra i benedetti da molto tempo. Alcuni di voi si sono recentemente convertiti a Cristo e siete recentemente tra i benedetti. Alcuni di voi sono tra i maledetti, ma state uscendo da lì. State cominciando a comprendere il vangelo, e lo Spirito di Dio vi sta guidando e vi state muovendo verso la fede in Cristo. Alcuni di voi hanno ascoltato il messaggio più e più volte e siete risoluti nella vostra incredulità e forse state andando alla deriva nell’altra direzione e non passerà molto tempo prima che non vi presentiate nemmeno più.
Così era con la folla che seguiva Gesù. Erano in ogni punto dello spettro, dall’essere discepoli all’essere… veri discepoli, all’essere falsi discepoli, e i processi intermedi. E Gesù disse che è così che dovete vedere tutta questa questione della religione nel mondo. O siete tra i benedetti o tra i maledetti, o nel processo di giungere a quella benedizione o di andare verso quella maledizione eterna. Ora, come dobbiamo capire chi è chi? Come dobbiamo capire chi è benedetto e chi è maledetto? Il primo modo in cui comprendiamo è come essi vedono se stessi. Potete capire chi è stato redento da come vede se stesso. Ed è questo che impariamo nei versetti da 20 a 26.
I benedetti, quelli che sono nel Regno — vostro è il Regno di Dio, come dice il versetto 20 — i benedetti vedono se stessi come poveri, affamati, piangenti e alienati. E questo significa che hanno una visione di se stessi che vede la loro vera condizione spirituale come una condizione di peccato. Questa è la loro bancarotta. Si vedono come spiritualmente falliti, vuoti, mendicanti, affamati di una giustizia che non hanno e che non possono guadagnare. E c’è in loro una tristezza, un pianto, un dolore, una frattura e un senso di essere alienati ed emarginati.
E una volta che fanno questa identificazione con il vero e vivente Dio mediante la fede nel Suo Figlio, c’è, naturalmente, un’alienazione, un rifiuto e persino persecuzione, come il Signore sottolinea. Così il primo modo in cui potete riconoscere un cristiano è da come vede se stesso. E, inevitabilmente, vede se stesso come un disperato, vuoto, senza speranza, impotente… completate voi… peccatore. È così che i veri credenti vedono se stessi.
Questo non è il modo in cui le persone religiose vedono se stesse. Questo non è il modo in cui gli Ebrei vedevano se stessi. Questo non è il modo in cui i Farisei, i Sadducei, gli Esseni e gli Zeloti, e quelle persone che facevano parte del sistema del giudaismo nella terra di Israele al tempo del nostro Signore, si vedevano. E le persone religiose non si vedono mai in quel modo perché, se non siete penitenti in termini della vostra religione, se non vi vedete come peccatori impotenti, che non possono salvare se stessi o se stesse, che sono assolutamente spiritualmente privi e falliti, in una condizione mendicante, senza fare nulla per guadagnare la salvezza, se non vi vedete in quella disperazione, gridando per misericordia a Dio, allora dovete vedervi come aventi qualche merito religioso, qualche risultato religioso, qualche opera morale, o opere cerimoniali, o opere religiose mediante le quali potete ottenere qualche favore da Dio.
Ed è così che le persone religiose vedono se stesse, che siano Ebrei, o che siano Musulmani, o che siano Mormoni, o Testimoni di Geova, o qualunque altra cosa possano essere nel mondo. O credete di non poter dare alcun contributo alla vostra salvezza e siete mendicanti senza speranza e impotenti, affamati di ciò che non avete, insoddisfatti e, in qualche modo, lo scarto del mondo religioso, oppure credete di poter dare un contributo. E gli Ebrei del tempo di Gesù erano dentro un sistema di opere/giustizia.
E così Gesù dice che finché vi vedete, nei versetti da 24 a 26, come ricchi, ben nutriti, felici e popolari, siete condannati perché tutto il conforto che avrete è quello e sarete per sempre affamati, per sempre in lutto, per sempre piangenti, perché siete nella stessa categoria dei falsi profeti. Anche loro erano popolari. Ma Dio li ha condannati e, chiaramente, i profeti, i veri profeti, hanno proclamato quella condanna. Ed è così che la cosa si suddivide. Quelle persone che sono veri discepoli di Cristo, veri seguaci di Cristo, sono conosciute da come vedono se stesse. E lo abbiamo visto l’ultima volta.
Ora voglio passare a un’altra categoria. Anche essi sono riconosciuti da come vedono gli altri, da come vedono gli altri. Non sono auto-giusti; vedono se stessi come peccatori malvagi. Non credono che qualunque cosa facciano moralmente o religiosamente possa dare un contributo alla loro salvezza. E così vedono se stessi come senza alcuna speranza, se non quella di gridare per misericordia, gridare per grazia, gridare per perdono e supplicare Dio di salvarli anche se non lo meritano. Essi sono i penitenti, sono gli umili, sono i poveri, gli affamati, i tristi, gli alienati, salvati per grazia. È così che vedono se stessi.
E chiunque non veda se stesso in questo modo non è nel Regno. Può essere religioso… la maggior parte delle persone lo è. Ma pensano di essere ricchi a causa della loro religione. Sono soddisfatti della loro religione. Sono felici della loro religione e sono, in una certa misura, ricompensati dalle persone intorno a loro che sono nello stesso sistema e che li approvano. Queste sono le persone che sono perdute. Perché tutto inizia con il modo in cui vedete voi stessi, e se non vi vedete come siete realmente, se non vi vedete come peccatori perduti, totalmente depravati e impotenti, non verrete al vangelo.
Ma la seconda cosa è il modo in cui vedete le altre persone, il modo in cui vedete le altre persone. Potete capire se una persona è un vero discepolo di Cristo, dice Gesù qui, da come vede le altre persone. Guardate il versetto 27, “Ma a voi che ascoltate io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite quelli che vi maledicono, pregate per quelli che vi maltrattano”. Ci fermiamo a questo punto perché comunque non vado oltre. Volevo farlo. Ho cercato di farlo. Ci sono alcune montagne che non riesco a scalare. Nulla mi sembra più formidabile che cercare di scalare un versetto biblico. Sono rimasto bloccato sui versetti 27 e 28.
Ecco il… ecco il secondo test per un vero discepolo. Il primo è come vede se stesso. Il secondo è come vede gli altri. Ed è chiaro a chi Gesù si stia riferendo perché il versetto 27 inizia con queste parole: “Ma io dico a voi che — cosa? — che ascoltate”. Questa è un’affermazione molto importante. Qui viene fatto un contrasto. Viene fatto un contrasto tra le persone che hanno la capacità di ascoltare la voce di Dio e rispondere e le persone che non ce l’hanno.
Ricordiamo che 1 Corinzi 2:14 dice: “L’uomo naturale non comprende le cose di Dio, per lui sono follia”. E c’è una chiara distinzione tra i peccatori a cui si fa riferimento nei versetti 32, 33 e 34, e i figli dell’Altissimo, a cui si fa riferimento nel versetto 35. C’è una differenza drammatica. E parte di questa differenza, naturalmente, è che colui che non è un vero discepolo, colui che è fuori dal Regno, colui che non è mai stato rigenerato, colui che non è mai stato salvato, non ha la capacità di ascoltare. Vale a dire di comprendere, di credere e di agire sulla verità divina.
Così il Signore restringe qui il Suo uditorio e dice: “Sto parlando a voi che potete capirlo. Sto parlando a voi che avete comprensione spirituale, al vero credente, povero, affamato, triste, impopolare. Sto parlando a voi che siete respinti. Sto parlando a voi che siete perseguitati, e vi sto dicendo che non siete riconosciuti solo dal vostro odio per il peccato… soprattutto in voi stessi… ma siete riconosciuti dal vostro amore per i vostri nemici. Questo è il vostro carattere”.
E sapete, questo è un equilibrio importante perché potrei creare una sorta di caso spirituale per l’isolamento. Potrei dire: “Oh, sapete, sono così povero e così affamato e impotente e senza speranza e così triste e così cupo e in lutto e morboso riguardo ai miei fallimenti. E la mia totale depravazione mi travolge così tanto e mi sento così male riguardo a me stesso”. Come fanno alcune persone strane, potrei mettermi dei sassi nelle scarpe e delle puntine nei pantaloncini. È vero. Ci sono persone che lo fanno. Indossano uno scapolare intorno alla vita con dei piccoli aghi che infliggono ferite alla loro vita perché pensano che sia ciò che meritano.
E potrei semplicemente decidere che mi rannicchierò nel mio piccolo buco di autoprotezione e autocommiserazione e mi taglierò fuori dai miei persecutori. E sarò d’accordo con loro che sono un miserabile indegno e mi rotolerò semplicemente nella mia miseria. E inoltre, non voglio stare con i peccatori perché se sto con i peccatori mi tenteranno e saranno una fonte di influenza e mi sentirò ancora peggio per come mi sento. E non voglio avvicinarmi minimamente a quel tipo di persone che corromperanno la mia vita e che… se mi avvicino ai peccatori, i peccatori renderanno le cose peggiori per me.
E prenderò una posizione elevata e semplicemente mi rotolerò nella mia miseria. Starò lontano dall’influenza delle persone malvagie. Mi chiuderò in qualche monastero da qualche parte. Mi ritirerò in un luogo di isolamento dove posso davvero far sapere a Dio quanto… quanto mi sento male riguardo a me stesso. E mi taglierò fuori dalle persone che mi fanno del male e mi perseguitano e mi fanno sentire peggio, e dalle persone che potrebbero influenzarmi a fare il male. Così diventate morbosi e cupi e autoprotettivi e vi ritirate nell’isolamento.
È una cosa virtuosa da fare? È una cosa giusta da fare? È l’esatto opposto di ciò che dovremmo fare. Come porterete il vangelo a ogni creatura se non uscite e non le trovate e non le conoscete? Come ascolteranno senza un predicatore, e come avranno un predicatore se qualcuno non va? Romani capitolo 10. Ci sono alcune persone che possono rallegrarsi della loro persecuzione, rallegrarsi del loro rifiuto e concludere… o concludere che “se i peccatori mi apprezzassero, se i peccatori arrivassero ad apprezzarmi, questo potrebbe indicare che sono caduto dalla grazia”. Così, se entrassero in contatto con i peccatori, potrebbero voler entrare in contatto con i peccatori in un modo tale da farli odiare ancora di più, e allora si sentirebbero in qualche modo perseguitati in modo auto-giusto.
Infatti, suppongo che le persone potrebbero elaborare qualche complesso di pensieri che indicherebbe che la devozione più vera a Cristo è sempre ricompensata con l’odio, così che più siete odiati, più siete veri verso Cristo, e l’idea sarebbe: “Sarò isolato; mi rotolerò nella mia iniquità, e se esco, andrò a interagire con i peccatori in un modo tale che mi odieranno più che mai. E se mi odiano più che mai significa che sono più devoto che mai”. Ebbene, ci sono persone che pensano in questo modo.
No, questo è un equilibrio importante qui perché Gesù dice che la vostra relazione con gli altri non deve essere una relazione di isolamento; non deve favorire la persecuzione. La vostra relazione con le altre persone deve essere caratterizzata dall’amore, dall’amore. Nessun vero discepolo si rotolerà nella propria iniquità e si taglierà fuori dal mondo. Non accetterà l’animosità né cercherà di aumentarla e intensificarla. Non reagirà con ritorsione.
Ci sono alcuni che pensano che forse la cosa giusta e retta da fare sia vendicarsi dei propri persecutori. Nemmeno questo. Ciò che Gesù dice nel versetto 27, con quella sorprendente economia di parole con cui ha sempre parlato, è semplicemente questo: “Amate i vostri nemici. Amate i vostri nemici”. Perché? Perché non è normale. E questo sarà una dimostrazione del fatto che non siete normali, perché loro non lo fanno. Le persone fuori dal Regno non amano i loro nemici. Fondamentalmente odiano i loro nemici.
Stavo guidando verso la chiesa questa mattina con Patricia e la nostra piccola nipote, Katie. E ci siamo fermati dietro un’auto e stavo guardando uno degli adesivi sul paraurti a sinistra e diceva qualcosa come: “Dio in ogni cosa”. Non lo so, forse stavano venendo qui. Non li ho seguiti fino in fondo. Ma diceva: “Dio in ogni cosa”. E ho pensato: “Beh, è piuttosto carino, Dio in ogni cosa”. E l’altro adesivo… ho guardato dall’altra parte, e ce n’era un altro e diceva: “Sono davvero arrabbiato perché un guidatore ubriaco ha ucciso mio figlio”. E ho pensato: “Quei due adesivi non funzionano insieme”. Non potete dire Dio in ogni cosa e poi essere arrabbiati con il vostro nemico; non è questo che la Scrittura descrive.
Ma questo è l’atteggiamento umano. E sapete cosa? Lui è orgoglioso di essere arrabbiato. Ed è religioso e orgoglioso di essere arrabbiato perché la vendetta è una virtù, tra i non credenti. È un punto di forza, una sorta di ostilità morale contro ciò che è sbagliato. Questo è il mondo. È così che sono i peccatori. Non un vero discepolo. I veri discepoli amano i loro nemici. Questo non è normale. Normale sarebbe Dio in ogni cosa, e l’adesivo direbbe: “Amo e prego per l’ubriaco che ha ucciso mio figlio”. Questo non è normale. Se avete questo sul vostro paraurti, la gente penserà che avete qualcosa nella mente che non è normale.
Ora, anche in Israele non era normale. E non potete essere più religiosi di quanto lo fossero loro. Radici nell’Antico Testamento, la vera religione che sviluppò una forma ibrida di giudaismo che era in parte Antico Testamento, in parte tradizione e invenzione umana, e il risultato finale fu una forma apostata di giudaismo. Ma era un tipo di religione molto complesso e molto altamente codificato e definito. E nel loro sistema… ascoltate questo… era un peccato amare il proprio nemico. Era un peccato amare il proprio nemico. Così quando Gesù si mise davanti alla folla nel Sermone sul Monte… e aveva lì dei farisei e degli scribi; Lo seguivano ovunque. Aveva sacerdoti e rabbini e capi delle sinagoghe locali e il popolo… e disse: “Amate i vostri nemici”, questo, per gli Ebrei, è un’affermazione immorale. È empio dire una cosa del genere. Non è giusto. È offensivo per loro perché legavano la loro virtù spirituale al loro odio.
E poi sarebbe come dire a… sarebbe come dire a un Ebreo a Gerusalemme: “Ama il kamikaze palestinese”. Ma state scherzando? La virtù è legata all’odio. Oppure: “Quello che dovete fare è amare i vostri vicini arabi ostili”. Ebbene, i Giudei… gli Ebrei dei giorni di Gesù avevano… avevano una direzione verso cui andava la maggior parte del loro odio. Era molto, molto chiara. Andava verso i Romani. Non amavano essere occupati. Non amavano la presenza romana. Non la amavano per molte ragioni. Non la amavano politicamente perché i Romani avevano tolto loro l’autogoverno. E poi avevano nominato i detestabili governanti erodiani e li avevano piazzati tutt’intorno all’area di Israele per governare, ed erano Idumei disprezzati, non Giudei. Dovevano avere a che fare con questi usurpatori e invasori e occupanti.
Essi odiavano i Romani perché i Romani erano pagani gentili idolatri. Quando venivano con i loro pali sui quali avevano l’immagine di Cesare, quello era una violazione del comandamento di non farsi immagini scolpite perché adoravano Cesare come un dio. E così qui avevano un’idolatria palese nel paese. Ogni volta che una moneta romana passava per la mano di un Ebreo, era qualcosa su cui sputare perché aveva l’immagine di Cesare incisa sulla moneta e quello era un idolo. C’era un gruppo di Ebrei collegato agli Zeloti chiamato i Sicari, che erano i terroristi, i terroristi ebrei che andavano in giro accoltellando i Romani. Erano ovviamente clandestini. Erano assassini. Gli Ebrei li odiavano. E pensavano di odiarli con un odio santo; pensavano di odiarli con un odio giusto.
Avevano anche sviluppato un odio verso le persone che violavano la legge e le tradizioni. E pensavano che fosse una cosa giusta da fare. Suppongo che non siano diversi da alcune persone oggi che pensano che la loro responsabilità sia odiare gli abortisti, o odiare le persone in una setta, o odiare i musulmani, o odiare le persone che pervertono il sesso, o corrompono la cultura, o diminuiscono il nome di Dio nel discorso pubblico, o compiono atti di terrorismo. È un messaggio cruciale per noi, come lo era per loro. Perché l’odio è diventato una virtù per noi. Non una virtù religiosa, ma una sorta di nobile virtù americana, una virtù machista.
Ma qui Gesù entra in questo ambiente e dice: “Amate i vostri nemici”. Questo è inaccettabile. Ma, d’altra parte, tutto ciò che diceva lo era. Ecco perché dovette predicare un solo sermone nella Sua città natale di Nazaret; cercarono di gettarLo giù da una rupe. Ed era cresciuto in quella sinagoga, era stato lì per trent’anni: da bambino, da ragazzo, da adulto. Lo conoscevano bene; erano la Sua famiglia allargata. Erano i Suoi vicini e i Suoi parenti, e cercarono di giustiziarLo dopo un sermone perché tutto ciò che disse era l’opposto di ciò che è SC, la sapienza convenzionale, PC, politicamente corretto.
Ora, voglio darvi diversi punti mentre procediamo attraverso i versetti da 27 a 38. Ma l’intera sezione riguarda l’amore del Regno, va bene? Quella era solo introduzione. Ora arriviamo al punto qui. Questo riguarda l’amore del Regno. E i veri discepoli di Cristo sono riconosciuti da come vedono se stessi e da come vedono gli altri. E come vedono se stessi è con odio per il proprio peccato; come vedono gli altri è con amore. Interessante. Voi odiate questo peccatore, voi amate quel peccatore. E questa sezione si dispiega per noi, prima di tutto, con quattro comandi. Va bene? I comandi dell’amore del Regno, chiamiamoli così: i comandi dell’amore del Regno.
Il versetto 27 e 28, che vi ho letto, ha quattro semplici comandi. Il primo: amate i vostri nemici. Ora quello è… diciamo semplicemente che è come ci sentiamo verso di loro. È coltivare un affetto. È come ci sentiamo verso di loro. Amate i vostri nemici. Gli Esseni, che erano i più devoti, suppongo in qualche modo persino un passo oltre i Farisei… i Farisei erano meticolosi con la legge, ma gli Esseni erano i monastici. Evitavano di vivere nella normalità sociale e culturale, e se ne andavano nel deserto e vivevano vicino al Mar Morto. Erano monastici. Erano gli isolazionisti. Si vedevano come i più devoti, sacrificati, non mondani.
Ecco che cosa dicevano gli Esseni, e io cito parte della loro letteratura: “Amate tutto ciò che Dio ha scelto e odiate tutto ciò che ha rigettato”. Scrivevano anche: “Amate tutti i figli della luce e odiate tutti i figli delle tenebre”. Questo era prescritto nel loro codice etico, morale, religioso: odiare i figli delle tenebre, i non credenti. In effetti, arrivarono al punto di maledire tutti i non-Esseni, il che significa odiare i Farisei, odiare i Sadducei, odiare gli Zeloti, odiare tutti coloro che non sono Esseni, odiarli tutti.
E i Farisei non erano molto migliori di così. Sto citando da una delle Massime dei Farisei: “Se un Ebreo vede un gentile caduto in mare, in nessun modo lo tiri fuori di là, poiché è scritto: “Tu non ti leverai contro il sangue del tuo prossimo”, ma quest’uomo non è tuo prossimo”. Perché? Perché è un gentile; lasciatelo annegare. È un peccato tirarlo fuori dall’acqua. Non salvate un gentile. Ora questo era diventato un punto della loro virtù. Infatti, i Romani… potete trovare negli scritti romani… i Romani in realtà accusavano gli Ebrei di odiare il genere umano. Bella reputazione. Ci piacerebbe pensare che i cristiani siano conosciuti per il loro amore. Nel mondo antico gli Ebrei erano conosciuti per il loro odio. Non è diverso da luoghi contemporanei del Medio Oriente e di altri luoghi nel mondo… l’Islam. Strano parallelo.
E, naturalmente, i Farisei e gli scribi avevano trovato, insieme agli Esseni, qualche giustificazione per questo. E voi vi potreste dire: “Ma come al mondo potevano giungere alla conclusione che dovevano odiare tutti?” Ebbene, tornarono a… tornarono a Deuteronomio 23, per esempio, e in Deuteronomio 23 Dio stabilì che avrebbe giudicato gli empi. E così portò giudizio sugli empi, usando Israele come strumento di giudizio, e portò alla morte gli idolatri. E avete un certo numero di quelle che potreste chiamare guerre sante, immagino, che Dio stesso prescrisse. Nessun uomo poteva prescrivere una tale azione.
Ma Dio stesso può determinare di giudicare chi vuole quando vuole. E nell’Antico Testamento, quando Israele era la teocrazia e lo strumento di Dio, ci furono volte in cui Dio usò Israele come quel giudice. Usò anche l’Assiria come giudice. Usò l’Egitto come giudice. Usò la Persia come giudice in altre occasioni. Ma Dio poteva determinare di usare agenzie umane, governi, nazioni come giudici, e lo fece. E loro pensavano che ciò fosse stato in qualche modo delegato a loro, che avessero un qualche diritto personale di agire come giudice di tutti, persino come esecutore se necessario, cosa che fecero nel caso di Gesù.
Tornavano anche ai Salmi imprecatori, imprecatori nel senso che ci sono Salmi che imprecano, Salmi che invocano un’imprecazione o un giudizio su qualcuno. Il salmista che abbiamo letto questa mattina, nel Salmo 59, sta invocando Dio perché giudichi i nemici. Il salmista… ricordate molto attentamente questo… il salmista non fece il giudizio. Disse semplicemente: “Dio, questi disonorano il Tuo nome, questi disonorano la Tua gloria, questi sono nemici blasfemi e sono degni di giudizio. O Dio, rivendica Te stesso e giudicali”. I Farisei, ancora, avevano sentito che questo in qualche modo fosse stato delegato a loro, così che potevano non solo agire come nazione che Dio stava usando come strumento, ma potevano agire come Dio stesso e portare la loro propria imprecazione su chiunque fosse che desideravano.
Quei temi nell’Antico Testamento avevano a che fare con un giudizio nazionale che Dio portò. Avevano a che fare con un giudizio divino che Dio portò. Ma molto chiaramente Deuteronomio 32:35 dice: “La vendetta è mia, io ripagherò, dice il Signore”. Quando verrà il tempo per quello, lo farò Io. Non voi. Quelle erano tutte questioni di azione divina, non di libertà umana. Ma gli Ebrei avevano messo le prerogative che appartenevano solo a Dio in opera nelle loro relazioni personali. E, naturalmente, quello era un altro modo in cui avevano distorto il giudaismo dell’Antico Testamento. Questo non fu mai legge dell’Antico Testamento. In Esodo 23 ci sono un paio di versetti, penso che siano il versetto 4 e 5: parla del fatto che se vedete il vostro nemico… il suo asino sotto un pesante carico, andate ad alleggerire il carico dell’asino, aiutate il vostro nemico. Questo è piuttosto chiaro. Ed è un’espressione molto semplice di una legge che trovate.
Per esempio, vi darò solo un paio di illustrazioni. Ci sono molti luoghi nell’Antico Testamento, ma anche Giobbe 31, versetto 29: “Mi sono rallegrato dell’estinzione del mio nemico, o quando il male lo colpì? No, non ho permesso alla mia bocca di peccare chiedendo la sua vita in una maledizione. Sarebbe un peccato per me maledire un uomo. Sarebbe peccato per me parlare male nella sua vita, parlare giudizio su di lui”. Questo spetta a Dio farlo; non spetta a me farlo. Tutto ciò che posso fare è dire a quell’uomo: “Dio ti maledirà se Lo rigetti”. Io non posso pronunciare quella maledizione nella sua vita. Dio ti giudicherà se Gli volti le spalle. Io non posso portare quel giudizio su di lui.
Ecco perché Gesù nello stesso sermone, come Matteo lo registra, disse: “Non giudicate affinché non siate giudicati”. Non spetta a voi. E Proverbi 25:21 è un altro, penso, chiaro indizio dello standard dell’Antico Testamento. “Se il tuo nemico ha fame” — Proverbi 25:21 — “dagli da mangiare. Se ha sete, dagli da bere. Perché ammucchierai carboni ardenti sul suo capo e il Signore ti ricompenserà”. In altre parole, mostra amore al tuo nemico. Mostra buona volontà, benevolenza al tuo nemico. Questo è ciò che insegnava l’Antico Testamento. E, in effetti, c’era un’indicazione molto chiara di ciò che insegnava l’Antico Testamento in Levitico 19:18. E Levitico 19:18 lo riassume: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Ama il tuo prossimo. Ma quello divenne una via di fuga. Ah, il tuo prossimo. E poi la grande domanda, la grande domanda nella teologia ebraica era: “Chi è il mio prossimo?”
E, naturalmente, nel testo di Luca 10:29, l’uomo viene da Gesù e gli dice: “Va bene, devo amare Dio con tutto il mio cuore, anima, mente e forza; devo amare il mio prossimo come me stesso; ma chi è il mio prossimo?” Se eravate un Essene il vostro prossimo era un Essene e nessun altro. Se siete un Fariseo, il vostro prossimo era un Fariseo e nessun altro. Gesù poi andò avanti a raccontare una storia su chi è il vostro prossimo, ed è la storia del Buon… che cosa?… Samaritano, quella grande storia di un Levita che passa oltre… questo è un uomo che aveva la responsabilità religiosa come leader della nazione. Un Levita passa oltre; non aiuta. Un sacerdote passa oltre; non aiuta perché odiavano chiunque fosse fuori dalla loro piccola cricca. Ma passò un Samaritano, che era l’emarginato degli emarginati, il più disprezzato tra tutti i disprezzati, il mezzosangue traditore del giudaismo. Egli fa ciò che nessun altro vuole fare.
Gesù essenzialmente sta dicendo che il vostro prossimo è chiunque sia steso per strada e abbia bisogno del vostro aiuto. Quello è il vostro prossimo. Chiunque incroci il vostro cammino, quello è il vostro prossimo, senza distinzione razziale o religiosa. Persino il vostro nemico è il vostro prossimo. Ma loro non interpretarono l’Antico Testamento in quel modo. Gesù allora deve riaffermare la verità. E, ancora, ciò che abbiamo detto l’ultima volta è così vero. Tutto ciò che Gesù disse era contrario a come pensavano, contrario a come le persone pensano sempre, contrario a come le persone pensano oggi. Amate i vostri nemici?
Penso sempre a Duane Rea quando anni fa faceva il pastore qui e al SanVal Market, su a Sun Valley, suo figlio stava lavorando e qualcuno entrò per rapinare il posto. Erano sotto l’effetto di droghe. Mise un cassiere in una situazione compromettente con una pistola e lui cercò di intervenire perché era lì per aiutare e fu ucciso: un bravo giovane cristiano, un giovane uomo, studente universitario. E ricordo che suo padre, Duane, era così spinto e desideroso di andare in prigione a vedere quest’uomo che aveva commesso l’omicidio perché voleva condividere il vangelo con lui. Ed è quello che fece.
Amate i vostri nemici. Questo è l’atteggiamento che avete verso di loro. Romani 12… devo solo darvi questo passo della Scrittura e poi andremo al resto del versetto, ma solo perché abbiate il testo. Romani capitolo 12, versetto 17: “Non rendete a nessuno male per male”. Versetto 19: “Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi. Lasciate spazio all’ira di Dio, perché sta scritto” — Deuteronomio 32:35 — “La vendetta è mia, io darò la retribuzione, dice il Signore”. E anche, come ho letto prima, Proverbi 25:21: “Se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere; facendo così ammucchierai carboni ardenti sul suo capo”.
Non permettete al male che quella persona fa di sopraffarvi, ma sopraffate quel male rispondendo con il bene. Questo non è normale. E non è forse questo il punto? Per questo più avanti, nel versetto 35, dice: “Se fate questo, se amate i vostri nemici e fate loro del bene e prestate senza sperare nulla in cambio, la vostra ricompensa sarà grande e, più di questo, sarete figli dell’Altissimo”. Il punto è che riconosceranno che questo non è umano, e diventerà chiaro che questo vi identifica come persone che hanno un amore preternaturale o soprannaturale. Così l’atteggiamento, come vi sentite verso di loro: li amate.
In secondo luogo, l’azione: fate del bene a quelli che vi odiano. Questo è ciò che facciamo. Facciamo il bene, kalōs. Questo è un bene intrinseco, non un bene superficiale. Non bellezza ma bontà, bontà intrinseca. Fate ciò che è buono. E ciò che è ultimamente buono è ciò che redime, ciò che ha una bontà duratura. Fate per loro ciò che può condurli alla loro salvezza eterna. Così la strategia allora è: “Che cosa devo fare al mio nemico per ottenere un accesso e un’apertura per il vangelo?” Come mi sento? Lo amo. Come agisco? Trovo ogni mezzo possibile per fare del bene, per mostrare che posso vincere il suo male con il bene. Agisco nella sua vita con benevolenza. Agisco nella sua vita con bontà.
In terzo luogo, come parlate. Non solo come vi sentite e come agite, ma come parlate è importante. Versetto 28: “Benedite quelli che vi maledicono”. Che cosa significa benedire? Significa parlare… significa parlare bontà nella loro vita, parlare benedizione nella loro vita anche se vi maledicono. E, naturalmente, molti dei seguaci di Gesù erano maledetti in modo non ufficiale. Venivano semplicemente diffamati e maledetti, ostracizzati, respinti, alienati in modo non ufficiale. E dovevano affrontare questo. E il Signore vuole che sappiano che, perché ci saranno impulsi dello Spirito Santo, sapete, che agiranno nel loro cuore, devono amare queste persone nonostante tutto questo. Ma il sistema nel quale erano cresciuti diceva loro di odiare quelle persone.
Vedete dunque, la ragione per cui Gesù lo mette nella forma di un comandamento è che vuole che sappiano che possono seguire l’impulso della nuova creazione e non cadere vittime del lavaggio del cervello del sistema religioso in cui sono stati. Non è giusto odiare. Ciò che vi è stato insegnato non è giusto. Matteo 5:43, il resoconto di Matteo del Sermone sul Monte, cita Gesù che dice: “Avete udito che fu detto — il che significa questa è la tradizione rabbinica — “amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico””, Matteo 5:43. Questo è esattamente ciò che veniva loro insegnato. Gesù disse: “Devo insegnarvi tutto di nuovo, dovete ricominciare da capo; devo dirvi che dovete amare quel nemico, dovete agire con benevolenza verso quel nemico in modo da sopraffare letteralmente il suo male con la vostra bontà, e dovete parlare benedizione in quella vita, anche se siete maledetti in modo non ufficiale”.
Dall’altra parte, potreste essere maledetti ufficialmente. Che cosa significava? Giovanni 16:2: “Vi espelleranno dalle sinagoghe”. Vi scomunicheranno, vi toglieranno dalla sinagoga. Gesù andò oltre: “Vi uccideranno pensando di servire Dio. Vi uccideranno pensando di servire Dio”. Che cosa fate alle persone che vi uccideranno pensando di servire Dio? Parlate bontà nella loro vita. Che cos’è questo? È il vangelo. Parlate ciò che porta il loro bene ultimo.
Questo non significa che non ci sia posto per l’ammonimento. Come potete parlare bontà nella loro vita se non comprendono il loro peccato e il giudizio? Dovete parlare di peccato e di giustizia e di giudizio, come lo Spirito Santo convince in quel modo, secondo Giovanni 16. Dovete avvertire gli uomini che “se qualcuno non ama il Signore Gesù Cristo” — 1 Corinzi 16:22 — “sia anatema”. Dovete dire come nei versetti 24, 25 e 26: “Guai a voi che siete ricchi e guai a voi che siete sazi e ridete e siete popolari”; dovete dirlo, ma questa è la prima parte della buona notizia, non è vero?
Paolo diede la sua vita per portare salvezza, benedizione ai nemici di Dio, ai nemici di Cristo, ai nemici del vangelo e ai suoi stessi nemici che alla fine gli tolsero la vita. Perché lo fece? Perché amava così profondamente. Disse ai Romani: “Potrei quasi desiderare di essere io stesso anatema, voglio dire, prenderei quasi su di me la maledizione di Dio se potessi portare la benedizione del vangelo al mio popolo, Israele”. Il suo amore per i suoi nemici non era naturale. Non faceva parte della religione convenzionale perché la religione convenzionale è un riflesso del naturale o del demoniaco.
L’amore che l’apostolo Paolo aveva, l’amore che i veri cristiani hanno e hanno sempre avuto, non si spiega a nessun livello naturale; non si può nemmeno spiegare la vita dell’apostolo Paolo: una vita costante di sofferenza. Tornate semplicemente a leggere 2 Corinzi da soli e vedete l’elenco delle cose che sopportò. Cinque volte in una sinagoga i Giudei lo frustarono con trentanove colpi. E soffrì questo perché li amava abbastanza da continuare a parlare nella loro vita benedizione, la benedizione del vangelo. E in tutto questo è assente qualsiasi senso di interesse personale, di autoprotezione.
E infine, dice: “Il vostro atteggiamento verso gli altri coinvolge come vi sentite, come agite, come parlate e come fate appello, come fate appello”. La fine del versetto 28: “Pregate per quelli che vi maltrattano”. Quale dovrebbe essere la nostra preghiera? Potremmo dire, in modo generico e generale: “Dio, vogliamo che Tu riveli Cristo e stabilisca il glorioso Regno e ponga fine al male. Vogliamo che Tu distrugga i nemici della verità. Vogliamo che Tu faccia tacere i falsi profeti. Questo spetta a Te”. “Ma c’è questa persona che Ti odia, odia il vangelo e non mi ama. E, Dio, voglio che Tu salvi quella persona”. Questa è la preghiera. Questo è ciò che fece Gesù.
Gesù non agì in modo giudiziario sulla croce. Agì in un’illustrazione personale e, appeso alla croce, disse: “Padre — che cosa? — perdona loro”. Quella era una preghiera. “Perdona loro, non sanno quello che fanno”. E Stefano nel capitolo settimo degli Atti, mentre viene schiacciato sotto le pietre che vengono scagliate sul suo corpo dall’alto, dice: “Non imputare loro questo peccato”, che è un altro modo di dire: “Perdonali”. Questo è pregare per quelli che vi maltrattano nel mezzo stesso del maltrattamento. Questi sono i comandamenti dell’amore.
E così vi dico, i veri cristiani sono riconosciuti da due cose: da come odiano il peccato, soprattutto in se stessi, e da come amano gli altri. E Gesù sta allora passando la spada attraverso la folla e separando chi sono i veri discepoli da quelli che non lo sono. Questi sono i comandamenti dell’amore. La prossima volta parleremo delle reazioni dell’amore del Regno e ci sono quattro reazioni che iniziano nei versetti… iniziano nel versetto 29 e proseguono fino al versetto 30.
Padre, Ti ringraziamo per questa buona parola, parola basilare, semplice, diretta, non complicata. Tante persone oggi si chiedono quale sia la loro relazione con Te. Possono saperlo. Possono saperlo da come si sentono riguardo al peccato che è in loro e alla loro incapacità di salvarsi e al loro bisogno di gridare nella disperazione per misericordia e grazia, come il Pubblicano che si batteva il petto e diceva: “Dio, sii misericordioso verso di me, peccatore”, e non osava nemmeno alzare gli occhi.
E, Signore, possono anche saperlo da come si sentono verso i loro nemici: amandoli, agendo con benevolenza nelle loro vite, parlando la bontà del vangelo, pregando per la loro salvezza. Questo è essere benigni, compassionevoli, perdonandovi gli uni gli altri come anche Dio in Cristo ha perdonato voi. Questo è, come dice Paolo in Efesini 5:1, essere imitatori di Dio e camminare nell’amore come Cristo ha amato e ha dato Se stesso per noi. Quando eravamo nemici, Tu ci hai amati. Quando eravamo nemici, Cristo ha dato la Sua vita per noi. Tu hai stabilito l’esempio: un sentire e un agire e un parlare a favore dei nemici, in modo redentivo. E noi saremmo manifestamente Tuoi figli, perdonando come Tu perdoni, come Cristo perdona, amando come Tu ami, camminando nell’amore come Cristo ama.
In un mondo di vendetta e un mondo di ritorsione e una mentalità del pareggiare i conti, fa’ che possiamo risaltare come luci nelle tenebre, lasciando risplendere la nostra luce affinché gli uomini, vedendo questo amore e l’opera di bontà che ne scaturisce, possano glorificare Te, nostro Padre che sei nei cieli. Possa il mondo sapere che non siamo come loro, ma siamo figli dell’Altissimo, El Elyon, il sovrano dell’universo, il Dio sovrano che ha trasformato le nostre anime. Questo diventa allora la piattaforma per la nostra missione a favore del vangelo. Guidaci verso i nostri nemici con la stessa grazia con cui Tu sei venuto verso di noi quando eravamo Tuoi nemici e porta loro, attraverso di noi, la salvezza che così graziosamente ci hai concesso. A questo fine preghiamo nel nome di Cristo. Amen.
FINE
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