Ora ci accostiamo alla Parola di Dio per ascoltare a ciò che Dio ha detto nelle pagine della Sacra Scrittura. Il nostro testo è il capitolo 11 di Luca, e stiamo considerando i versetti dal 5 al 13. È un passo della Scrittura molto, molto ricco ed incoraggiante, ed una delle cose che desidererei fosse diversa nel mondo è che i servizi religiosi non fossero confinati ai limiti di tempo che la nostra cultura impone. Una delle cose che apprezzo quando vado in Russia o in altre parti del mondo è che puoi predicare quanto vuoi e nessuno se ne va o si lamenta. Tuttavia, nella nostra cultura è una costrizione necessaria nel modo in cui viviamo il nostro culto, parlare per 45, 50, 55 minuti, magari un’oretta occasionalmente, e poi fermarsi, perché i limiti di tempo ci costringono a passare all’evento successivo.
Di conseguenza, non si riesce sempre a rappresentare pienamente il testo, perché Dio non ha scritto la Sua Bibbia affinché fosse distribuita in segmenti da un’ora o 45 minuti. Non tutto si può adattare a quel tempo. E visto che la cosa più importante non è assicurarsi di essere puntuali, ma d’interpretare correttamente, la ricchezza della Scrittura trabocca settimana dopo settimana, e lo dico solo per scusarmi con coloro che non eravate presenti domenica scorsa.
Abbiamo avuto un meraviglioso incontro domenica scorsa, affrontando la prima parte di questo testo. Vi incoraggerei semplicemente a procurarvi la registrazione o il CD, disponibile sul patio, perché è uno dei passi più affascinanti e meravigliosi, incoraggianti della Scrittura che abbiamo studiato finora in questo libro straordinario di Luca. Ora torneremo su di esso e concluderemo effettivamente questo testo stamattina, e sarà ugualmente una benedizione per tutti noi.
Permettetemi di leggere il testo per voi, a partire dal versetto 5, “E Lui, ovvero Gesù, disse loro: ‘Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte e gli dice: ‘Amico, prestami tre pani, perché un mio amico, in viaggio, è arrivato da me e non ho nulla da mettergli davanti’; e quello dall’interno gli risponde: ‘Non darmi fastidio; la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto; non posso alzarmi per darti dei pani’. Io vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, tuttavia per la sua insistenza si alzerà e gliene darà quanti gliene occorrono. Ma io vi dico: chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve; chi cerca trova; e a chi bussa sarà aperto. Chi di voi, essendo padre, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà invece una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione, non è vero? Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!’”
Un passo veramente notevole. Inizia con uno sguardo semplice e concreto ad una piccola scena di villaggio, dove c’è un uomo che ha bisogno di pane per un amico arrivato a mezzanotte, e termina, nell’ultimo versetto, con una teologia profonda. Si potrebbe passare molto tempo su questo. Pensavo di fare una serie di quindici settimane solo sul versetto 13, tanto è ricco. Ora permettetemi di darvi una panoramica generale di questo passo, e poi lo approfondiremo un po’ di più insieme. L’unico vero Dio vivente, l’unico Dio, il Dio della Bibbia, il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, è molto diverso dalle divinità e dai dèi inventati dagli uomini e dai demoni. E la differenza si trova nella Sua natura essenziale. Egli è amorevole, misericordioso, pieno di grazia, perdonatore, avvicinabile, disponibile e generoso. Questo è in contrasto diretto con tutti gli dèi delle religioni umane nel corso della storia, i cui dèi non sono amorevoli, né misericordiosi, né pieni di grazia, né perdonatori, né avvicinabili, né disponibili, né generosi. Sono in un certo senso disegnati sul modello del re e del monarca tipici. E se conoscete qualcosa della storia antica e dei monarchi, sapete che essi sono tipicamente inaccessibili, inavvicinabili.
Infatti, in Ester capitolo 4 versetto 11 abbiamo una caratterizzazione di un monarca tipico, appartenente all’Impero Persiano, però questo è ciò che dice: “Tutti i servi del re e il popolo delle sue province sanno che chiunque, uomo o donna, entra dal re nel cortile interno senza essere chiamato, è sottoposto alla pena di morte”. Se il re non ti convoca e tu ti presenti alla sua presenza, egli ti uccide, a meno che, “Salvo che – dice Ester 4:11 – il re stenda verso di lui il suo scettro d’oro, affinché viva”. Entrare alla presenza del re e potreste costarvi la vita. Non puoi semplicemente presentarti così, ora questo è un modo tipico in cui i monarchi operavano. Potevi avvicinarti solo se eri invitato, ed ovviamente ti avvicinavi con delicatezza, forse entrando di spalle, come leggiamo in alcuni casi, o entrando chinato, o in altri casi strisciando. E di solito il re era elevato, per renderti chiaro il fatto che lui era ben al di sopra di te e tu eri dunque ai suoi piedi. Ci si avvicinava con un certo timore, con una certa delicatezza, e certamente non lo si faceva con un atteggiamento di pretesa.
Però il nostro Dio è esattamente l’opposto. Egli è assolutamente disponibile, assolutamente avvicinabile, pieno di grazia, misericordioso, compassionevole, gentile, e si può entrare nella Sua presenza con coraggio per chiedere ciò che si desidera. Si può andare alla Sua presenza in qualsiasi momento senza disturbarLo, anzi, Egli desidera che sia così. Volgetevi per un momento ad Ebrei 4:16, che utilizzeremo come punto di partenza per la nostra discussione su questo testo. Ebrei 4:16 riassume il principio che abbiamo imparato in questo passo di Luca. Dice questo, al versetto 16: “Accostiamoci dunque”, accostiamoci a Dio, al nostro grande Sommo Sacerdote, il Figlio di Dio nei cieli, “Accostiamoci dunque con – ed alcune traduzioni dicono “fiducia”, altre dicono “coraggio”, usiamo “coraggio”, che credo rappresenti meglio il greco, “Accostiamoci dunque con coraggio al trono – e qui c’è una sfumatura interessante – al trono di grazia” – un trono che elargisce grazia. Non è un trono di legge, non è un trono di giustizia, non è un trono di giudizio, è un trono di grazia. “Accostiamoci dunque con coraggio al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovar grazia al momento opportuno”. Ora voglio che vediate la parola “coraggio”, “parrēsia” dal greco, “parrēsia”. Significa “libertà di parola”. Significa “dire ciò che desideri”. Significa fondamentalmente “esser coraggiosi nel parlare”. Si riferisce all’esser liberi e franchi di dire quello che si vuole, significa “essere schietti e dire le cose come stanno”.
Andate a Dio con apertura, franchezza, coraggio e fiducia, e chiedete ciò che desiderate a Colui che dispensa grazia e misericordia per aiutare. Credo che questa sia una promessa spesso trascurata: ci è detto di avvicinarci a Dio con coraggio per ciò che abbiamo nel cuore. Ora, la volta scorsa vi ho parlato di questo concetto. Vi ho mostrato alcune preghiere nelle Scritture nelle quali le persone dicono a Dio: “Ascoltami. Sentimi! Dammi la tua attenzione. Non nasconderti da me. Ho questo nel cuore e te lo sto portando affinché tu lo comprenda, e voglio che tu agisca, o Dio, che ascolti e risponda alla mia preghiera”, e, sebbene ci sia certamente una misura d’umiltà, c’è anche un forte elemento di fiducia e di coraggio. Alcune persone mi sono venute incontro dopo la scorsa settimana e mi hanno detto: “Sai, non abbiamo mai sentito parlare di un tale approccio. Sei sicuro che sia davvero così?” E così non volevo che pensaste che mi fossi inventato la cosa, così che ho pensato di tornare indietro e di richiamare un po’ di supporto storico. Uno dei miei eroi è Martyn Lloyd–Jones, David Martyn Lloyd–Jones. E questo è quello che Lloyd–Jones disse, “Questa santa audacia, questa argomentazione, questo ragionamento, questo presentare la questione di fronte a Dio, questo appellarsi alle Sue promesse, questo è il vero segreto della preghiera”, non male, vero? Lui è d’accordo con me, e non lo sa, è in cielo, anzi, io son d’accordo con lui.
E per rafforzare questo concetto qui e mostrarvi che non è una novità, ho trovato una citazione meravigliosa di Thomas Goodwin, il Puritano inglese, che va persino oltre questo. Thomas Goodwin disse questo, e cito: “Quando preghi”, dice, “puoi letteralmente andare da Dio e dirGli ciò che hai nel cuore per reclamare le Sue promesse. Anzi, puoi persino richiedere che sia fedele alla Sua promessa”, e questo è quello che Thomas Goodwin dice: “Citagli le sue promesse. Non lasciarlo stare. Assillalo con la Sua promessa. Ricordagli ciò che ha detto che farà. CitaGli la Scrittura”, disse Lloyd–Jones. E sapete, a Dio piace sentire queste cose così come ad un padre piace vedere questo elemento nel figlio sul che è prova evidente che il figlio ha ascoltato alle sue parole, la cosa lo rende felice.
Lloydjones prosegue dicendo: “Il bambino potrebbe essere leggermente impertinente, non importa. Al padre piace, nonostante ciò, e Dio è nostro Padre, e ci ama, e Gli piace sentirci reclamare le Sue promesse, citandogli le Sue stesse parole e dicendogli, alla luce di tutto ciò, ‘Puoi trattenerti?’ Ciò delizia il cuore di Dio, “Reclamalo”. Piuttosto audace, no?
Ma volevo solo farvi sapere che altre persone hanno visto questo nelle Scritture. Questo è l’atteggiamento della preghiera coraggiosa che va da Dio e dice: “Tu hai fatto la promessa. Hai detto di venire. Hai detto di chiedere ciò che è nel nostro cuore. Ci hai detto di essere audaci, e quindi eccoci qui”, e questo tipo di audacia è ciò che Gesù insegna qui in questo passo meravigliosamente ricco di Luca capitolo 11.
Ora, come ho detto l’ultima volta, sappiamo che Dio è santo, che Dio è onnipotente, onnisciente e saggio, sappiamo che Dio è immutabile. Sappiamo che Dio è assolutamente sovrano, che Dio ha il controllo completo di ogni circostanza, di ogni dettaglio. E sta portando avanti il Suo piano perfettamente.
Sappiamo tutto questo e ciò solleva la domanda: perché pregare? E se Dio farà ciò che farà, perché dovrei pregare? E come può la mia preghiera influire su tutto ciò? E certamente, voglio solo entrare e uscire il più rapidamente possibile, poiché Dio farà ciò che farà comunque. Non voglio disturbarlo o interromperlo con le mie piccole preghiere insignificanti, come potrei mai comprendere il ruolo delle mie preghiere? E vi ho detto l’ultima volta che, sebbene Dio abbia ordinato i fini, ha anche ordinato i mezzi. Ed il fine è fisso, ed usa i mezzi per raggiungere il Suo fine. Ed uno dei mezzi che utilizza per conseguire i Suoi fini sono le nostre preghiere. Per questo, “la preghiera efficace del giusto ha una grande efficacia”, Dio decide chi salverà prima della fondazione del mondo. Egli sceglie alcuni per la salvezza, ma, sebbene abbia scelto di salvarli – quello è solo il fine – il mezzo è la loro fede ed il loro ravvedimento.
E Dio ha stabilito che saremmo stati conformati all’immagine di Gesù Cristo; e quello è il fine. Ma il mezzo è la nostra obbedienza. Dio ha deciso di edificare la Sua chiesa, ma il mezzo è il nostro servizio e la predicazione del vangelo. Dio ha stabilito che unirà la Sua chiesa, il corpo di Cristo. Il mezzo è l’esercizio dei nostri doni spirituali. Dio raggiunge i Suoi fini attraverso i Suoi mezzi, ed uno dei mezzi che Dio ci ha dato è la preghiera. E mentre preghiamo, siamo noi lo strumento tramite il quale Dio raggiunge i Suoi fini.
Anche la più semplice preghiera non è insignificante per Dio, proprio come l’illustrazione è stata volutamente semplice. Tutto ciò che l’uomo voleva erano tre piccoli pezzi di pane, il che può sembrare un piccolo bisogno, non una necessità, non un’emergenza, non un grande bisogno. Ed è proprio per questo che Gesù ha usato quella come esempio. Ciò che potrebbe sembrarti una piccolezza, considerando la grandezza di Dio, e l’immensità del Suo regno nei Suoi scopi eterni, non è affatto una piccolezza. Non dovete sentirvi imbarazzati quando andate a Dio. Non dovete pensare che le vostre piccolezze non contino. Non dovete pensare che, visto che Dio è sovrano, non abbia bisogno del vostro contributo, della vostra informazione. Non dovete pensare che, visto che la Sua scelta divina, saggezza e potenza sono già in atto, lui farà comunque ciò che ha deciso di fare, come se le vostre preghiere non abbiano alcun ruolo. Ce l’hanno, e voi dovete andare e dovete andare con coraggio, qualunque sia la questione. Perché, come in ogni altra esperienza spirituale, i fini di Dio sono raggiunti attraverso mezzi che coinvolgono la nostra volontà, la nostra obbedienza, il nostro desiderio, la nostra fedeltà. Ora, la parola chiave in Luca 11 è la parola “insistenza”. Questo è ciò a cui si riferisce nel versetto 8, dove dice: “Io vi dico, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico; tuttavia, per la sua insistenza si alzerà e gliene darà quanti gliene occorrono”, “insistenza”, vi ho detto, è una parola molto interessante, “anaideia”, una parola molto rara, significa “importunità”.
“Importunità” è diversa da “opportunità”.
“Opportunità” è semplicemente una circostanza favorevole. “Importunità” è qualcosa di completamente diverso. “Importunità” è un’altra parola per “sfacciataggine” o “eccessiva audacia”, è una parola per descrivere qualcuno che sia “senza vergogna”. È una parola per chi è “troppo aggressivo”, è una parola per, come abbiamo detto l’ultima volta, chi ha una gran faccia tosta, è una parola per descrivere chi si butta in una situazione senza timore, con un atteggiamento deciso. E Gesù sta dicendo qui che quest’uomo ricevette ciò che voleva perché era senza vergogna. Si è alzato nel mezzo della notte, è andato dal suo vicino e l’ha disturbato, e non sembrava importargli che l’uomo stesse dormendo, che fosse a letto con la sua famiglia. Era nel mezzo della notte, ed avrebbe svegliato tutta la famiglia. Tutti si sarebbero alzati. L’uomo avrebbe dovuto prendere il pane perché aveva un dovere sociale, e così via... Questa era un’azione audace, un’azione sfacciata. Ci voleva del coraggio per svegliare un’intera famiglia nel mezzo della notte per qualcosa di semplice come tre pezzi di pane. Il Signore ci sta insegnando qui qualcosa sul modo in cui dobbiamo approcciarlo. In questo passo, ci chiama a preghiere audaci, interruzioni senza vergogna, preghiere che sono aggressive, che vanno da Dio anche quando la cosa può sembrare inopportuna, non entrando ed uscendo di corsa, ma aprendo dinnanzi a Lui il nostro cuore nella sua completezza.
Ora, l’ultima volta abbiamo visto la parabola, nei versetti che vanno dal 5 all’8, e non la leggerò di nuovo, ma il Signore ha introdotto questo tema con una storia che tutti avrebbero compreso. Ed il punto della storia era che quando non ci si vergogna di chiedere, si ottiene ciò che si vuole. Ricordate cosa disse Giacomo? “Non avete perchè non chiedete”, non esitate a chiedere a Dio. A qualunque mezzanotte, in qualunque circostanza, per quanto piccola possa essere, se non cel’avete è perché non l’avete chiesta. Senza vergogna siamo invitati ad avvicinarci, ad invadere, ad intrometterci, reclamando di aver l’invito e dire: “Dio, Tu l’hai promesso. Ci hai detto di pregare senza cessare. Ci hai detto di chiedere. Ci hai detto di venire. Quindi correggimi se sono fuori luogo, eccomi qui”, e quindi, abbiamo considerato la parabola, ed è stata affascinante come cosa. E la seconda cosa che abbiamo visto, non solo la parabola, ma nell’applicazione della parabola venne questa promessa incredibile. Il secondo punto è la promessa, nei versetti 9 e 10, e vi riporterò lì. Gesù di nuovo sta parlando, “Ed io vi dico: chiedete, e vi sarà dato; cercate, e troverete; bussate, e vi sarà aperto. Poiché chiunque chiede riceve; chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto”.
Questo va semplicemente al di là dell’immaginazione. È sorprendente! Vi sto dicendo, “venite, venite nel mezzo della notte, venite per ciò che potrebbe sembrare piccolo, venite e fatemi adempiere al mio dovere”, proprio come un amico ha tenuto l’altro ai suoi obblighi sociali di mostrare ospitalità per dare a qualcuno che era nel bisogno, tenetemi alle mie promesse, tenetemi alle mie responsabilità, venite, chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete. Bussate e vi sarà aperto. Questo è quasi troppo straordinario per esser vero, così straordinario che, dopo averlo detto una volta nel versetto 9, per rispondere alla nostra incredulità, lo ripete nel versetto 10. Ancora una volta questo è Dio che c’invita ad entrare nella Sua presenza, e c’è anche una progressione. S’inizia chiedendo, poi si diventa più aggressivi e si comincia a cercare, ed infine s’inizia a bussare, bussando con insistenza. La richiesta diventa più intensa... ed è vero che in qualche modo quello potrebbe allontanare Dio? Potrebbe irritarlo? No, proprio il contrario. Si chiede e si riceve, si cerca, ovvero, si supplica e si trova... si bussa, il che significa che l’intensità cresce e la porta delle benedizioni di Dio ti sarà aperta.
Ora, questa era solo una revisione. Passiamo ora ad un terzo punto, che possiamo chiamare “il principio”. La parabola ha senso grazie alla promessa. La promessa ha senso grazie ad un principio. Ed il principio è piuttosto semplice: i padri fanno del bene ai loro figli. Guardate al versetto 11, dice: “ora quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà invece una serpe? Oppure, se chiede un uovo, gli darà uno scorpione?” Questo è un principio basilare, no? I padri danno buoni doni ai loro figli. In generale, dal punto di vista umano, i padri si prendono cura dei loro figli. Qui Gesù eleva il concetto rispetto all’amicizia. La risposta dell’amico era: “Non disturbarmi; la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto; non posso alzarmi per darti dei pani. Sono tuo amico, ma non spingere troppo questa amicizia. Mi piace essere tuo amico durante il giorno. Non voglio esserlo nel mezzo della notte”. L’amicizia è una cosa, e l’amicizia ha limiti. La paternità però è un’altra cosa, vero? Questo è di nuovo un tipico ragionamento ebraico che va dal minore al maggiore. Se un amico risponderà alla tua insistenza, cosa farà mai un padre?
I miei figli certamente non esitavano a chiedermi ciò che desideravano. E i vostri? Non hanno mai esitato a chiedere a loro madre ciò di cui avevano bisogno. E l’aspettativa è che, se è qualcosa di necessario e noi sappiamo che lo è, lo riceveranno, perché comprendono che la nostra relazione è una relazione di amore, cura, responsabilità ed affetto. E questo è il punto qui. Quindi, Gesù sta dicendo che questa promessa: puoi chiedere, cercare, bussare, e riceverai, troverai e ti sarà aperto, e questo si basa sul fatto che ti stai rivolgendo ad un padre. Questa è l’analogia. Questo è il principio qui. Ed è molto interessante come Gesù lo espone. Dice: “Quale padre tra voi” — parlando ai Suoi discepoli, come si vede nel versetto 1 — “chi padre tra voi, se tuo figlio ti chiede un pesce?” Il figlio ha fame, vuole un pesce. Vuole un pesce, che era, diciamo, l’alimento di base. E quindi... cosa gli darai mai? Gli darai un serpente, invece di un pesce? Se ha fame e chiede del cibo, non prenderai mica in giro la sua fame e certamente non gli darai un serpente, alcuni hanno suggerito che questa parola può anche indicare un’anguilla, ma è meglio intenderla come un serpente, non gli daresti mica un animale che potrebbe avvelenarlo. Quando desidera del cibo e vuole essere nutrito, non gli darai mica qualcosa che potrebbe ucciderlo. E poi offre un’altra semplice analogia: “Se chiede un uovo, non gli darai mica uno scorpione, vero?” Perché quel confronto? Perché gli scorpioni erano di colore giallastro. Esistevano diverse specie di scorpioni, ma gli storici ci dicono che quelli di quel tempo avevano un colore simile a quello di un uovo e, quando si raggomitolavano in una piccola palla, sembravano simili a piccole uova; quindi, c’era una sorta di somiglianza che rendeva l’analogia efficace. Gesù sta dicendo: “Se tuo figlio vuole un uovo perché ha fame, non gli darai mica uno scorpione mortale”. Ora quando Gesù insegnò questo anche nel Sermone sul Monte in Matteo 7:9, aggiunse una terza analogia. Disse: “Se tuo figlio ti chiede del pane, non gli darai mica – cosa? – una pietra”. Non ti prenderai mica in giro della fame di tuo figlio. Non ti prenderai mica in giro del bisogno di tuo figlio. E non gli darai mica qualcosa che non può mangiare. Non gli darai qualcosa che potrebbe ucciderlo, quello è il principio. Il principio è che i padri si prendono cura dei loro figli. E quando i figli si presentano ed hanno dei bisogni, in genere i padri le soddisfano.
Dunque, vediamo la parabola che illustra che dobbiamo andare a Dio in qualunque momento, indipendentemente da quanto semplice sia il bisogno, e con grande coraggio dobbiamo presentare le nostre richieste. La promessa che sta alla base del nostro andare è che qualunque cosa cercheremo, se rientrerà nella Sua volontà, la riceveremo, e questo si basa sul principio che Dio è un padre.
E questo ci porta al quarto punto, che è il più importante, chiamiamolo il presupposto. E per presupposto, intendo il fondamento, la base su cui è costruita tutta questa discussione. Ed eccolo qui, versetto 13: “Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono?” Ora veniamo catapultati nella teologia. Questo versetto è carichissimo, abbiamo visto la parabola, la promessa ed il principio, l’analogia ed ora arriviamo al presupposto divino. Ora arriviamo alla dottrina biblica, “Se dunque voi, che siete malvagi”, potremmo fermarci qui ed insegnare sulla depravazione dell’uomo, giusto? “Siete malvagi”, e sta parlando ai Suoi discepoli, ai Suoi seguaci, a coloro che L’avevano accolto, a coloro che erano stati “salvati”, a coloro che erano, a coloro che erano i Suoi figli, però erano comunque malvagi. Non dice “coloro che fanno del male, ma quelli che sono malvagi”, ma “siete malvagi”, non è solo ciò che facciamo, è ciò che siamo che è caratterizzato con “malvagio”, “Ma se dunque voi, che siete malvagi – e per inciso, la parola “malvagi” è “ponēros”, “ponēros”, “cattivo, empio, inutile”, usata in Matteo 5:37 e 6:13 e tradotta in molte versioni con riferimento a Satana, “il maligno”, voi condividete la natura essenziale del diavolo, “Se dunque voi, che siete malvagi” anche coloro che seguono Gesù Cristo hanno comunque un principio di peccato malvagio attivo in loro.
Voi, essendo malvagi, tuttavia, avete il residuo dell’imago Dei; in voi rimane ancora il residuo dell’immagine di Dio, che fu contaminata dalla caduta, ma che comunque risiede in voi, perché anche se nel vostro profondo siete malvagi, “il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa ed insanabilmente maligno” Geremia 17:9; “non c’è nessun giusto, neppure uno”, Romani capitolo 3, “Siamo malvagi”, eppure, “sapete dare buoni doni ai vostri figli”, quello è il residuo dell’immagine di Dio. Ogni volta che vedete ciò che chiamiamo “la bontà dell’umanità”, ogni volta che vedete persone che non conoscono Dio che però si prendono cura dei propri figli bene, che mostrano amore ai propri figli e gentilezza, provvedendo ai bisogni dei propri figli, son filantropi; lì si vede il residuo dell’immagine di Dio, seppur distorta e segnata dalla caduta, però comunque presente. E quindi, dice: “Voi, essendo malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli – ed ecco qui la chiave – quanto più...”
Questo è un vecchio modo rabbinico di argomentare, un metodo d’argomentazione tipico ebraico, l’approccio del “quanto più”, “Quanto più, più di voi, che siete malvagi, darà il Padre vostro celeste – implicito: “che non è malvagio, che è perfettamente santo, darà”. Cioè, se voi, che siete malvagi nel profondo, sapete dar buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste, che è santo, ne darà ai Suoi figli? Se voi, che potete solo amare imperfettamente, potete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste, che ama perfettamente, darà ai Suoi figli? Se voi, che siete limitati nella vostra saggezza, date ai vostri figli ciò che ritenete sia migliore, quanto più il Padre vostro, che è perfettamente saggio, darà il meglio ai Suoi figli? Tutto questo mette in evidenza una grande differenza nella nostra comprensione, potete andare a Dio perché è un Padre amorevole. Ma è un Padre amorevole ben oltre il più amorevole dei padri di questo mondo, il quale, per natura, è malvagio e fa del suo meglio per dar buoni doni da un cuore corrotto e caduto.
Quanto più il Padre vostro celeste vi amerà con un amore perfetto? Quanto più con saggezza perfetta, compassione, misericordia perfetta e grazia, con una comprensione perfetta della vostra situazione e con una bontà perfetta vi darà? Quindi, quando andate a Dio, e vi presentate con audacia, con insistenza, e vi affrettate alla sua presenza per riversare dinnanzi a Lui ciò che è nel vostro cuore, e prima chiedete, poi supplicate ed infine bussate con insistenza, sappiate questo: Dio è lieto di tutto ciò – Egli è lieto di tutto ciò – perché Lui, con il Suo amore perfetto, la Sua saggezza perfetta, la Sua potenza perfetta e la Sua provvidenza perfetta è in grado di dare il meglio ai figli Suoi. Infatti, il Salmo 84:11 dice: “Egli Non rifiuta alcun bene a quelli che camminano rettamente”, cioè ai figli Suoi. Non trattiene nulla. Quindi, quanto più vi darà il Padre vostro celeste rispetto a qualsiasi altro padre terreno? Sapete, Giovanni 13:1 dice di Gesù: “Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò eis telos”, “Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò eis telos”, al massimo, fino alla fine, completamente, totalmente, senza limiti, infinitamente, ed è da quell’amore, da quella saggezza, da quelle risorse che Dio dona. Molto diverso dal concetto del monarca terreno o di un falso dio.
Ma c’è qui un punto interessante, dice: “Quanto più darà il Padre vostro celeste lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono?” Questo non sembra aver senso a prima lettura. Infatti, nel passo parallelo di Matteo 7:11, parallelo per insegnamento, anche se in un’occasione diversa, ascoltate a quello che Matteo 7:11 afferma e vedete un po’ se è un po’ più chiaro: “Se dunque voi, che siete malvagi – qui Gesù insegnò la stessa cosa nel Sermon sul Monte, “Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà ciò che è buono a coloro che chiedono?” Ora, questo è un buon parallelo, no? Voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni, quanto più il Padre vostro celeste darà ciò che è buono a coloro che chiedono?
Però, non dice quello, vero? Dice: “Quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo?” Com’è che lo Spirito Santo è finito qui? E non troppo tempo fa, ho letto alcuni commentatori che suggerivano che ci fosse un restringimento, un restringimento. In Matteo è “ciò che è buono”, è più ampio, vasto, illimitato, qui però è “lo Spirito Santo”. Quindi restringe la promessa a questa cosa specifica. E quando leggo cose simili che non sembrano del tutto giuste, non mi sembra giusto che il Signore restringa la promessa. Che la proponga il più ampiamente possibile da una parte, “qualsiasi cosa buona”, per poi restringerla allo Spirito Santo in un altro, mi siedo e rifletto un po’ sulla cosa, provo a capire cosa sta veramente dicendo qui, ed il punto di tutto qui, non è che Dio ci concederà alcune cose prescritte se per caso colpiamo il bersaglio. L’idea è di presentarsi e chiedere qualunque cosa sia nel cuore ed affrettarsi alla presenza di Dio ogni volta che lo si desidera, ed ovviamente, con una certa misura d’umiltà e riverenza, senza però riserve, parlando con audacia, essendo persistenti, andando oltre il limite, per così dire, e possiamo quindi aspettarci che Dio, visto che è generoso, ci darà tutto ciò che è buono, però com’è che si conclude la cosa con lo Spirito Santo?
Permettetemi di semplificare la cosa un po’, va bene? Non dice che necessariamente dobbiamo richiedere lo Spirito Santo. Ma dice: “Darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono”. Quando andate a Dio a chiedere qualunque cosa sia, qualsiasi cosa, Dio vi dà lo Spirito Santo. E lasciate che vi mostri cosa intendo dire: “Chiedete consolazione, Egli vi dà il Consolatore”, giusto? “Chiedete aiuto, Egli vi dà l’Aiutante”. “Chiedete verità, Egli vi dà l’Insegnante della Verità”. “Chiedete potenza, Egli vi dà lo Spirito di potenza”. “Chiedete saggezza, Egli vi dà lo Spirito di saggezza”. “Chiedete guida, Egli vi dà la Guida”. “Chiedete amore, gioia, pace, gentilezza, bontà, fede, mitezza, autocontrollo, e Lui vi dà lo Spirito, il cui frutto si manifesterà nella vostra vita”.
Capite? Questa è la generosità di Dio. Chiedete il dono, e Lui vi dà il Donatore. Chiedete l’effetto, e Lui vi dà la causa. Chiedete il prodotto, e Lui vi dà la fonte. È generosità? Dio dà secondo le Sue ricchezze, non dalle sue ricchezze. Andate a chiedere a Dio, come andare in banca, chiedete dei soldi, e Dio vi dà la banca intera, e questo è il punto. Dio vi dice: “Vi darò lo Spirito Santo, ed in Lui avrete tutto”, perché dallo Spirito Santo viene la potenza. Dallo Spirito Santo viene l’unzione che vi insegna ogni cosa. Dallo Spirito Santo viene la capacità di servire, dallo Spirito Santo c’è il frutto e da Lui c’è la direzione e la guida. Dall’opera dello Spirito Santo proviene tutto! Dallo Spirito Santo viene l’intercessione per vostro conto affinché tutte le cose cooperino al bene. Dio dice: “Vi darò lo Spirito”. Generosità? Potreste andare da Dio e dire: “Signore, ho bisogno di conforto. Signore, ho bisogno di forza per affrontare questa circostanza. Sto lottando qui. Ho bisogno di saggezza”, sarebbe abbastanza audace supporre, come discepoli o anche per noi, se potessimo porci in quella posizione, andare a Dio e dire: “Dio, non voglio grazia per il momento. Non voglio conforto per l’ora. Non voglio guida solo per adesso. Verresti giù a dimorare in me? Lo faresti?” Sarebbe un po’ un’ardita richiesta, non è vero?
Cioè, quello è un po’ chiedere troppo, no? Chiedere ad un Dio santo di prendere dimora in questo vaso di creta, chiedere ad un Dio santo di dimorare in un essere umano imperfetto. Quello sarebbe un po’ come spingere il limite, non credete? “Eccomi qui, Dio. Non voglio solamente tre semplici pani. Non voglio tre crackers per il mio amico. Te lo chiedo, scenderesti a vivere in me, permanentemente?” Quella sarebbe una presunzione incredibile.
Eppure, è esattamente ciò che accade. È esattamente ciò che accade. Quanto è generoso Dio? Cos’altro potrebbe fare? Non è un restringere la cosa, è la definizione. Non solo vi dà i buoni doni, ma pone in voi in modo permanente la fonte di ognuno di essi. Voi siete, come dice 1 Corinzi 6:19–20, “il tempio dello Spirito Santo”. Siete il tempio dello Spirito Santo. E quindi è solamente una questione di essere fortificati dallo Spirito, nell’uomo interiore, giusto?
E poi, in Efesini 3:20, dice: “Ora a Colui che può fare infinitamente al di là di quanto chiediamo o pensiamo, secondo la potenza che opera – dove?– in noi”, Dio dice, in effetti: “Hanno così tanti bisogni, necessitano di così tanta potenza, tanta saggezza, tanta guida, tanto aiuto, così tanta che porrò il Mio Spirito in loro, e poi c’è il Donatore, la Fonte e la Causa stessa”, cioè, la generosità della cosa è assolutamente impressionante. Darci lo Spirito Santo non è qualcosa di meno rispetto ai buoni doni, è qualcosa di più dei buoni doni. Il Signore sta facendo un passo avanti, disse: “Vi darò ciò che è buono”. Ed ora dice: “Vi darò direttamente il Buono, la terza persona della Trinità, Dio da Dio, Dio lo Spirito, affinché venga a dimorare nella vostra vita”, ora, quei discepoli conoscevano lo Spirito Santo. Gli Ebrei conoscevano lo Spirito Santo; potevano addirittura recitare quella frase nel Credo Apostolico: “Credo nello Spirito Santo”, avevano letto la Genesi ed era lo Spirito di Dio a muoversi sulle acque, giusto? Colui che portò forma alla creazione. In Isaia capitolo 40, attribuisce la creazione allo Spirito Santo. In Giobbe 33:4, Elihu testimonia: “Lo Spirito di Dio mi ha creato”, lo Spirito di Dio è il Creatore. Quindi conoscevano l’opera dello Spirito Santo nella creazione.
E sapevano anche che lo Spirito di Dio veniva sui giudici nell’Antico Testamento per aiutarli nella guida d’Israele. Sapevano che lo Spirito di Dio veniva sugli artigiani che costruivano il tabernacolo ed il tempio, che lo Spirito di Dio veniva su leader come il re Davide e sui profeti come Ezechiele, Michea e Zaccaria. Sapevano che lo Spirito di Dio veniva per dare potenza, per profetizzare e per compiere determinati incarichi.
Ma sapevano anche – e questo è davvero importante – sapevano anche che quando il Messia sarebbe venuto, ci sarebbe stata un’effusione speciale dello Spirito Santo. Isaia 61 introduce il Messia dicendo: “Lo Spirito del Signore è su di me, perché mi ha unto per evangelizzare i poveri”, vi ricordate in Luca 4, Gesù venne e disse: “io l’ho adempiuto”, quindi sapevano che quando il Messia sarebbe venuto, sarebbe stato rafforzato dallo Spirito Santo, e così fu. Gesù nacque da una vergine che concepì per opera dello Spirito. Fu unto dallo Spirito al Suo battesimo. Fu riempito dallo Spirito Santo e guidato dallo Spirito Santo nella Sua tentazione e nel Suo ministero. Lo Spirito di Dio lo energizzò. E questo è ovvia nel corso del vangelo di Luca, nel mentre si vedono tutti gli elementi della vita di Gesù, e quindi sapevano che doveva essere così, era quello che l’Antico Testamento affermò, che il Messia sarebbe stato unto dallo Spirito Santo.
Però, sapevano anche che quando il Messia sarebbe arrivato, avrebbe portato un regno che sarebbe stato dominato dallo Spirito Santo. Come facevano a saperlo? Perché Gioele capitolo 2, versetti 28 e 29 dice: “Lo Spirito di Dio verrà su ogni carne”, ci sarebbe stata un’effusione dello Spirito Santo come mai vista prima. E ricordate che nel giorno della Pentecoste Pietro disse: “Ciò che avete visto nel giorno della Pentecoste è un’anticipazione di quanto fu profetizzato da Gioele. Lo Spirito Santo sarebbe venuto su ogni carne e ci sarebbero state profezie, visioni e sogni”, e quello sarebbe successo nel regno futuro e ci fu un’anteprima della cosa nel giorno di Pentecoste.
Quindi loro associavano lo Spirito Santo alla venuta del Messia, alla vita personale ed al ministero del Messia, nonché al regno del Messia. Però, c’era un terzo elemento. Sapevano che lo Spirito Santo sarebbe venuto in pienezza sui credenti che avrebbero fatto parte di quel regno. Come lo sapevano? Per via di quel passo chiave che ogni ebreo colto conosceva, in Ezechiele capitolo 36, quel passo meraviglioso del nuovo patto che Nicodemo conosceva bene come maestro in Israele, e questo è quello che il nuovo patto promette: “Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli. Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo. Toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne”, in altre parole, rigenererò completamente la vostra anima, il vostro essere interiore. E poi aggiunge: “Metterò dentro di voi il Mio Spirito e vi farò camminare nei Miei statuti, e stare attenti ad osservare i Miei decreti”. Sapevano quindi che lo Spirito Santo sarebbe venuto, e sarebbe venuto dentro di loro, per consentirgli di camminare obbedientemente alla Parola di Dio. Sapevano che questo era nella promessa del nuovo patto. Sapevano ciò che Paolo disse in 2 Corinzi 3, ovvero che “la lettera uccide, ma lo Spirito dà – cosa? – dà vita”.
Quindi Gesù sapeva che stavano aspettando lo Spirito Santo. Stavano aspettando lo Spirito Santo. E sapevano che tutta la pienezza sarebbe venuta con lo Spirito, che quando lo Spirito sarebbe venuto ed avrebbe preso dimora in loro, loro avrebbero obbedito alla Legge di Dio, avrebbero camminato nei Suoi comandamenti. Quindi Gesù sapeva che questo era nei loro cuori, e così gli disse: “Se voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste – che è perfetto e perfettamente buono vi darà ciò che più desiderate, e ciò che più desiderate è lo Spirito Santo, perché possedendo Lui non avrete solo la provvista, ma avrete la sorgente, giusto? E vi ricordate che in Giovanni 14, Gesù disse ai discepoli: “Egli è con voi – parlando dello Spirito – ma sarà in voi, una nuova pienezza”. E in Giovanni 7, Gesù disse che quando lo Spirito di Dio sarebbe entrato in loro, “dal vostro cuore sgorgheranno fiumi d’acqua viva”. Diventerete una fonte inesauribile di benedizione divina. Lo Spirito vi guiderà in tutta la verità, vi ricorderà ciò che ho detto. Vi guiderà. Vi dirigerà. Vi convincerà.
Capite che tutto ciò che vi è accaduto, come credenti, è il prodotto dell’opera dello Spirito Santo? Ed a questo punto potremmo entrare nella pneumatologia, lo studio dello Spirito. Da peccatori, siete stati convinti dallo Spirito Santo, Giovanni 16, ed è così che avete compreso il vostro peccato. Quando avete confessato Gesù come Signore, l’avete fatto grazie allo Spirito Santo, “Nessuno può confessare Gesù come Signore se non per opera dello Spirito Santo”, 1 Corinzi 12:3. Avete ricevuto la conoscenza della verità di Dio dallo Spirito Santo, perché solo lo Spirito conosce le cose di Dio, 1 Corinzi capitolo 2. “L’uomo naturale non le comprende”.
Siete stati liberati dalla legge del peccato e della morte per opera dello Spirito Santo. “Dove c’è lo Spirito del Signore – dice 2 Corinzi 3:17 – lì c’è libertà”. Siete stati sigillati per la vita eterna dallo Spirito Santo, Efesini 1. Camminate nella giustizia per mezzo dello Spirito, Romani 8. Siete stati battezzati nello Spirito, 1 Corinzi 12, letteralmente “immersi nella Sua vita e potenza”. Lo Spirito dimora in voi, 1 Corinzi 6:19–20, siete riempiti dello Spirito, Efesini 5:18, siete dotati di doni dallo Spirito Santo, 1 Corinzi 12.
Vi sono state date virtù divine dallo Spirito, il frutto dello Spirito, Galati 5. Siete potenziati dallo Spirito per l’evangelizzazione, Atti 1:8. Siete costantemente interceduti dallo Spirito, Romani 8, che intercede per voi con sospiri ineffabili. Siete santificati dallo Spirito, 2 Tessalonicesi 2. Siete trasformati a immagine di Cristo dallo Spirito, di gloria in gloria, sempre più simili a Cristo, 2 Corinzi 3:18. Avete speranza nello Spirito, Romani 8:23. Lo Spirito è l’arrabōn, la garanzia, la caparra, l’anello di fidanzamento della vostra futura gloria eterna.
In sintesi, quando il Signore vi ha dato lo Spirito Santo, vi ha dato tutto, assolutamente tutto. Per la Sua presenza, per la Sua potenza, per la Sua grazia, siamo permanentemente possessori di tutto ciò di cui abbiamo bisogno e molto di più, poiché Egli “è in grado di fare infinitamente di più di quanto possiamo – cosa? – chiedere o pensare”, avete più risorse nello Spirito Santo di quanto possiate persino immaginare. Questo passo intero, va al di là di ogni aspettativa. Dio vi dà di più dandovi lo Spirito Santo di quanto possiate mai comprendere. Ecco perché la preghiera di Paolo è che Dio ci conceda lo Spirito di saggezza e di conoscenza affinché comprendiamo ciò che abbiamo, e lo dà a chi chiede, voi chiedete, e Lui non vi da ciò che appartiene allo Spirito, vi dà lo Spirito stesso.
Dio non è come quel vicino, vero? Che era infastidito e diceva, “Vai via”, ma infine cede. Dio è generoso. Ci dà più di quanto possiamo immaginare perché, visto che non possiamo comprendere Dio, né la Sua potenza, né la Sua saggezza, né le Sue risorse, non possiamo comprendere appieno lo Spirito, anche se Egli dimora in noi. Ecco perché Egli è in grado di fare “infinitamente di più di quanto possiamo chiedere o pensare”, non disonorate Dio dubitando della Sua generosità. Andate a Lui nel pieno della vostra notte e sappiate che non potete disturbarLo. Egli è lieto che siate lì. Appellatevi alle Sue promesse, siate insistenti e chiedeteGli di ascoltarvi e di darvi ciò che è meglio. Questo vi aiuta a vedere la preghiera in modo diverso? Bene.
Tutto questo è così travolgente, Padre. Siamo così immeritevoli e del tutto indegni. Eppure, ci hai dato infinitamente più di quanto potremmo mai comprendere. Abbiamo chiesto un dono e ci hai dato il Donatore. Possiamo solo dire, “Grazie”, e torneremo, supplicheremo, pregheremo, chiederemo, cercheremo, busseremo, perché ci hai detto che è così che riceveremo e troveremo, e che le porte delle benedizioni ci saranno aperte. Ti amiamo e Ti ringraziamo per essere Colui che sei, così generoso e magnanimo. Non potremmo mai essere così audaci da chiederti di vivere in noi, eppure questo è ciò che hai fatto. Ti ringraziamo per questo. E Ti ringraziamo che lo Spirito sia con noi per rafforzarci, insegnarci, guidarci, confortarci, aiutarci, intercedere per noi e mantenerci, sigillarci fino alla gloria eterna. Per questo Ti ringraziamo, nel nome di Cristo.
FINE
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