Condividiamo un momento di preghiera prima di accostarci alla Parola di Dio questa sera: “Padre, ti ringraziamo ancora per l’emozione che entra nei nostri cuori quando ci raduniamo... sapendo che possiamo cantare lode a te... Avvicinati e tocca il tuo popolo, e facci sentire la tua voce tramite la tua Parola. Riempici di grande gioia e benedicici adesso nel mentre ascoltiamo e ti sentiamo parlare e fa si che possa esser veramente e te e non una voce umana, e ti ringraziamo nel nome di Cristo. Amen”. Daniele 9 è il nostro capitolo per questa sera e non penso che riusciremo a coprire tutto quello che il Signore mi ha messo nel cuore di dirvi sui primi 19 versetti, ma avremo un buon inizio stasera e, se Dio vuole, completeremo la cosa la prossima domenica sera. Daniele capitolo 9.
Non mi prenderò il tempo di leggere tutti i primi 19 versetti, perché lo faremo man mano che procederemo con il nostro studio. E desidero svelarvelo come un fiore, senza rubarne alcuna maestosità, in modo che possiate comprenderne il flusso man mano che si sviluppa. E quindi lo prenderemo così come viene, ma io credo veramente che lo Spirito di Dio governa il modo in cui la Parola di Dio è portata al popolo di Dio. Credo che Dio abbia il controllo su queste cose. La gente mi chiede spesso come faccio a sapere cosa predicare. E rispondo sempre che trascorro del tempo in preghiera, ascolto lo Spirito di Dio e cerco di valutare dove si trova la chiesa e, mentre il Signore mi mostra certe convizioni, diventa relativamente chiaro cosa devo insegnare, ed è piuttosto soggettivo ed il tutto è veramente sotto la direzione dello Spirito di Dio che guida la cosa; E non ho alcun dubbio che Dio ci guidi nello studio delle cose che studiamo. Ora, non molte settimane fa, abbiamo trascorso molto tempo studiando la preghiera del discepolo in Matteo 6:9 e seguenti. Abbiamo studiato quella preghiera per ben 12 settimane. Non so se ricordate, ma siamo stati 12 settimane su quella che è nota come “il padre nostro”, abbiamo trascorso molto tempo di studio e la scorsa domenica mattina abbiamo studiato un altro elemento della preghiera, dal capitolo 7 di Matteo, dove dice: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto”, e anche stasera torniamo di nuovo allo stesso tema della preghiera. Non penso che sia un caso. Credo che sia per progetto divino, per rafforzamento; non penso che possiamo sottovalutare il bisogno ed il valore della preghiera. E credo che più studiamo la Parola di Dio, più torneremo su questo tema perché è un tema ripetuto nella Scrittura. E, a mio avviso, credo sinceramente che Daniele capitolo 9, versetti dal 1 al 19, sia forse il più grande passo dell’Antico Testamento sulla preghiera, e con questo non intendo dire che ci insegni come pregare, ma che ci offra un modello di cosa sia realmente la preghiera, in un modo maestoso e soddisfacente. Ci possono essere altri capitoli che lo eguagliano, ma non credo ce ne siano altri che lo superino. Non c’insegna la preghiera tramite dei precetti, ma permettendoci di ascoltare qualcuno che prega, e credo che quello sia il miglior modo di imparare. E quindi quello che voglio che facciate è mettere in relazione questa preghiera modello con la preghiera modello di Gesù nel capitolo 6 di Matteo e vedere come le due si uniscano nel vostro pensiero per rafforzare ciò che lo Spirito di Dio vi ha già insegnato in quella serie. E, a proposito, questa sarà presto pubblicata come un album di registrazione speciale e dovrebbe far parte della biblioteca di ogni singolo cristiano, dove possiamo tornarci ogni volta per riferimento periodico così da poter risentire cosa caratterizza la vita di preghiera del cristiano.
Ora, Daniele, come ben sapete se avete studiato l’uomo ed il libro, ha posto per noi uno standard di eccellenza spirituale in quasi ogni area concepibile. Studiando in particolare i capitoli iniziali di questo libro meraviglioso, siamo stati molto consapevoli del fatto che Daniele fosse un uomo straordinario. I livelli di impegno e dedizione erano molto diversi persino dai migliori tra gli uomini. Era una testa sopra tutti coloro che lo circondavano, anche tra i più devoti, come i suoi tre amici: Sadrac, Mesac e Abed-Nego. C’era semplicemente qualcosa in Daniele che lo rendeva una spanna sopra il resto. E così come ha modellato per noi uno standard di eccellenza spirituale in molte aree della vita spirituale, non dovremmo sorprenderci del fatto che lo faccia anche sulla preghiera. Ci mostra un modello, uno standard, ed un esempio così come ha fatto in altre aree della sua vita. Giusto per ricordarvi, per esempio, l’abbiamo visto come un uomo senza compromessi, audace, pieno di fede, altruista, umile, completamente resistente al mondo che lo circondava, persistente nel suo impegno. L’abbiamo visto santo, incorruttibile, coerente nel suo stile di vita. Degno di fiducia, virtuoso, obbediente, devoto ed ora vediamo, così come abbiamo visto nel capitolo 6, che è anche un uomo di preghiera, ed è così devoto alla preghiera che, se ricordate il capitolo 6, non smise di pregare anche se quello l’avrebbe potuto portare alla fossa dei leoni. Era un uomo di preghiera. E specialmente nella preghiera del capitolo 9 ci mostra di essere un uomo con un profondo senso di peccaminosità, un profondo senso di peccaminosità. Un uomo straordinario eppure non così straordinario, poiché era un uomo come il resto, se non per il fatto che era totalmente e completamente dedicato a Dio fin dalla sua giovinezza. E questa è un’alternativa offerta a ciascuno di noi. Ora, in questo capitolo, il capitolo 9, Daniele prega. E, mentre esaminiamo la sua preghiera, troviamo in essa i veri elementi di una vera preghiera d’intercessione, è un messaggio che potrebbe esistere a sè, al di fuori del libro di Daniele, come un trattato sulla preghiera in sé e per sè; eppure, presenta un collegamento meraviglioso con il libro ed il contesto complessivo, lasciate che vi mostri come. Prima di tutto: c’è un contesto biblico che voglio che notiate. Daniele capitolo 9 include una preghiera con la sua risposta. La preghiera è una preghiera sui 70 anni. La risposta è una risposta riguardante 70 settimane di anni. La preghiera è una preghiera di restaurazione. La risposta è la risposta della restaurazione finale con la venuta del Messia.
Quindi, il capitolo è suddiviso in due parti: la preghiera e la sua risposta. E seppur la preghiera è avvenuta in un momento specifico, un giorno nella vita di Daniele, la risposta si estende fino al regno di Cristo. Ed io penso che Dio abbia risposto alla preghiera in modo così magnanimo per la grande virtù dell’uomo che la preghò. La maggior parte delle persone che si accostano allo studio del capitolo 9 di Daniele va direttamente alla profezia delle 70 settimane, del fatto che c’è una profezia secondo la quale, dalla ricostruzione della città fino alla venuta del Messia, sarebbe trascorso un certo periodo di tempo e, successivamente, ci sarebbe stato un altro periodo di sette anni e poi il Messia, il Principe, sarebbe venuto e questa grande profezia messianica occupa l’attenzione della maggior parte delle persone che studiano il nono capitolo di Daniele. Però questa, in un certo senso, è una sfortuna perchè quella è solamente la risposta alla preghiera che di fatto è il nucleo principale del capitolo. Infatti, i versetti dedicati alla preghiera sono il doppio di quelli dedicati alla risposta. La profezia è importante, ma non può sostituire la preghiera. Dio non ci chiama mai ad essere così speculativi o così legati al futuro da perdere di vista il presente. Questa è l’essenza del significato di questa preghiera.
Ora, Dio ha già dato a Daniele la visione profetica completa della storia dei gentili, però, in questo capitolo gli offre anche la storia futura di Israele; e quindi a quest’uomo, nell’Antico Testamento, è dato dallo Spirito di Dio sia la comprensione dell’intero arco della storia dei gentili sia del grande culmine glorioso della storia ebraica. Ha già appreso che Israele avrebbe sofferto, che avrebbe sofferto durante un certo periodo di dominio gentile, che Gerusalemme sarebbe stata calpestata, che Antioco Epifane e l’anticristo sarebbero venuti ed avrebbero massacrato il popolo ed alla fine il risultato di tutto quello non sarebbe stato qualcosa di negativo ma di positivo, poiché alla fine il principe sarebbe venuto a stabilire il suo regno. E quindi a Daniele è data la visione della storia dei gentili e, in ultima analisi, anche quello che Dio farà con Israele e tutto questo giunge a compimento qui nel nono capitolo. C’è un certo flusso qui, perché alla fine del capitolo 8 troviamo che Daniele, alla fine, nel versetto 27, era malato e stupito per quello che aveva visto.
Vedere la distruzzione terribile della storia dei gentili, l’oppressione terribile del popolo d’Israele lo fece ammalare e lo indebolì. Fisicamente stava portando un peso che era troppo difficile da sostenere, e che lo portò a crollare... e passando al capitolo 9, dal punto di estrema stanchezza fisica, giunge ad un punto di grande compassione spirituale. È la sua angoscia per ciò che dovrà accadere ad Israele, come indicato nel capitolo 8, che rende il capitolo 9 una continuazione naturale perchè comincia a pregare in favore di Israele. Sapendo quello che accadrà, la preghiera si presenta e forse è per questo che lo Spirito di Dio ha collocato il capitolo 9 dopo il capitolo 8. Ora, guardiamo alla cosa non solo da un contesto biblico, ma anche da un contesto storico. Il versetto uno ci offre il contesto: “Nel primo anno di Dario, figlio di Assuero, della stirpe dei Medi, che fu costituito re sopra il regno dei Caldei”, ora questo ci dice quando sono accaduti gli eventi del capitolo 9, e sono avvenuti nel primo anno di Dario. È lo stesso Dario del capitolo 6. E visto che questo è il primo anno di Dario, torniamo allo stesso periodo di tempo del capitolo 6. Questo deve essere accaduto attorno allo stesso periodo dell’episodio nella fossa dei leoni. Quindi la vita di preghiera di Daniele qui sarebbe stata collegata temporalmente a ciò per cui pregava nel capitolo 6, di fronte a una potenziale catastrofe e persino alla perdita della sua vita nella fossa dei leoni. E di nuovo questo fu durante il primo anno di Dario, così come fu l’episodio nella fossa dei leoni.
Ora, solo come annotazione, Dario è un nome che, come vi ho suggerito quando studiammo il capitolo 6, probabilmente è un altro nome per Ciro, il primo grande monarca dell’impero medo–persiano. L’impero babilonese finì nel capitolo 5 con il banchetto terribile di Baldassar, con l’orgia di ubriachezza, ricordate? A quel punto ci fu la scritta sul muro: “Sei stato pesato con la bilancia e sei stato trovato mancante, e questa notte il regno sarà tolto da te”. Ed i Medi e i Persiani arrivarono e stabilirono il loro regno, e la prima fase del potere dei gentili uscì di scena e la seconda fase iniziò, l’impero medo–persiano che era governato da Ciro. Dario è un titolo che potrebbe essere tradotto come “colui che tiene lo scettro” che potrebbe semplicemente essere un titolo al posto di re, monarca, faraone, sovrano o qualcosa di simile, e quello è probabilmente il modo migliore per spiegare la cosa, ma ci dice che Dario era figlio di Assuero, ma c’erano così tanti sovrani del periodo medo–persiano che portarono il nome di Assuero, era un nome così comune che non abbiamo la più pallida idea di chi si tratti veramente. Ci dice anche che era della stirpe dei Medi. Ora, se si riferisce a Ciro, Ciro era persiano, ma come sovrano dell’impero medo–persiano, gli era stato conferito uno status come se fosse anche della stirpe dei Medi. In altre parole, essendo governante dell’impero medo–persiano, poteva rivendicare una certa discendenza sia dai Medi sia dai Persiani e così poteva presentarsi come leader per entrambi i popoli, ora uniti nell’impero. Ed infine, dice nel versetto 1 che “fu costituito re sopra il regno dei Caldei”. Il regno dei Caldei sarebbe il territorio dell’antica Babilonia.
Quindi i Medi ed i Persiani avevano la loro zona e, quando conquistarono Babilonia, presero il controllo del territorio dei Babilonesi o dei Caldei, e lì, il governante prese la propria discendenza de identità sia dai Medi che dai Persiani, in modo da essere accettato da entrambi, e quello è l’individuo che conosciamo forse meglio come Ciro, il primo sovrano. Ora, le date di quest’uomo variano dal 536 a.C. al 539 a.C., ed in quel periodo Daniele avrebbe avuto circa 80 anni o più, quindi era lì da molto tempo. Quando arrivò nella terra, era un adolescente, non è vero? Se arrivò attorno al 14 o il 15 anni, sarebbe stato lì da 65 anni o più, alcuni hanno persino detto 67 anni al momento della sua prigionia.
Daniele era famoso: anche se l’Impero Babilonese era tramontato, Daniele mantenne comunque la sua posizione a palazzo. Ed i Medi ed i Persiani avevano sentito parlare di quell’uomo straordinario che poteva interpretare i sogni, un uomo che, durante l’episodio della fossa dei leoni, era riuscito a resistere alla ferocia delle bestie selvagge, un uomo davvero incredibile! Non ho dubbi che i Medi e i Persiani conoscessero il carattere di quell’uomo; e con la sua lunga età, era sicuramente un uomo di grande saggezza, saggezza che solo il tempo può portare e che si unisce a quella che proviene dalla legge di Dio.
E quindi Daniele era uno strumento speciale di Dio durante il primo anno di Dario. Guardate al versetto 2 per un momento: “Nel primo anno del suo regno, io, Daniele, compresi dai libri...” ed in ebraico c’è l’articolo determinativo, “i libri”. Non “dei libri” qualunque, ma “i libri”, potete aggiungercelo, se volete, ma dice: “il numero degli anni di cui la parola del Signore era stata data a Geremia, il profeta, affinché si compissero 70 anni di desolazione su Gerusalemme”. Ora Daniele, un ottantenne che si trovava in quella terra da 65, 67 o 68 anni, stava facendo quello che fa ogni uomo di Dio: stava leggendo la Parola di Dio.
Il fatto che avesse ricevuto rivelazioni divine, il fatto che fosse uno strumento attraverso il quale Dio aveva rivelato gli eventi futuri, non lo liberò della responsabilità di essere uno studente della Parola di Dio. Nulla ci distoglie da quella responsabilità, nulla. E così si occupava di leggere “i libri”, ora, è evidente da questa affermazione che gli ebrei in esilio a Babilonia, dove erano stati in esilio per moltissimi anni, avevano, senza ombra di dubbio, raccolto i rotoli della legge dell’Antico Testamento, degli scritti e dei profeti, che avevano con loro, e li avevano messi insieme per formare i libri dell’Antico Testamento o i libri di Dio. E forse questi erano stati copiati da alcuni scribi durante l’esilio e furono resi disponibili. E senza dubbio Daniele aveva una copia di quei libri, e tra i molti, inclusero anche i libri di Geremia, e Geremia ne scrisse due: Geremia e quale altro? Lamentazioni.
Dovete solamente ricordarvi che era il profeta piangente, e quello non è altro che il significato di “Lamentazioni”, e quindi, vi ricorderete che Geremia aveva profetizzato la cosa, prima della cattività e Dio gli aveva detto di scrivere la sua profezia. Lo fece una volta, e poi fu distrutta, e così dovette riscriverla una seconda volta, come egli stesso dice nella sua profezia. E così gli scritti di Geremia certamente gli erano disponibili. Ora, mentre leggeva Geremia, senza dubbio aveva letto due passi. Lasciate che ve li mostri: Geremia 25:11 e 12, affascinante.
Stava leggendo Geremia e lesse queste parole: “Tutto questo paese diventerà una desolazione...” parlando della terra di Giuda, “tutto il paese sarà una desolazione ed uno spavento, e queste nazioni serviranno il re di Babilonia – per quanti anni? – per 70 anni. E avverrà che quando i 70 anni saranno compiuti, io punirò il re di Babilonia e quella nazione, dice il Signore, per la loro iniquità e la terra dei Caldei, e la ridurrò in desolazione perpetua”. E stava leggendo e disse: Dio dice che la desolazione di Gerusalemme deve durare 70 anni. Ora, o stava leggendo quello, oppure stava leggendo il capitolo 29, perché nel capitolo 29 al versetto 10, troviamo la stessa profezia: “Così parla il Signore: Quando saranno compiuti per Babilonia i 70 anni, io vi visiterò ed adempirò verso di voi la mia buona parola, facendovi ritornare in questo luogo”, ora considerate la scena: Daniele stava leggendo e nel mentre si trova su questa profezia straordinaria, e credeva senza ombra di dubbio che fosse la Parola ispirata di Dio. Ed in effetti lo è. E fece la straordinaria scoperta che erano stati stabiliti 70 anni per la cattività, e non era necessario essere un genio della matematica per capire che sapeva di essere stato lì già da almeno 65 o 68 anni. Non vedeva l’ora della fine della cattività di Giuda. Desiderava ardentemente vedere il popolo di Dio restaurato nella propria terra, ed ora sapeva che era quasi giunto il termine. Doveva essere quasi finita la cosa; cioè, il Signore iniziò il tutto nel 605, quando fu preso e deportato, a quel punto erano già trascorsi quasi 70 anni. E se il Signore avesse iniziato nel 597, alla seconda grande deportazione, era comunque molto vicina la cosa.
E se il Signore avesse iniziato il calcolo nel 586 a.C., era un po’ più distante, ma si stava comunque avvicinando! E Daniele sapeva che sarebbe finito dopo 70 anni o giù di lì... non sapeva solo quando fosse iniziato il calcolo, alla prima deportazione quando fu portato via, alla seconda o alla terza quando la città fu devastata completamente. Non sapeva con certezza, ma cominciò a percepire nel suo cuore che il tempo della restaurazione del popolo di Giuda nella loro terra era ormai vicino. E questa scoperta meravigliosa e appassionante è ciò che diede origine alla preghiera di Daniele. E quella è una verità straordinaria che vedremo man mano che procederemo nello studio di questa preghiera.
Daniele comprese la Parola di Dio ed iniziò a pregare. Ora voglio mostrarvi un’altra cosa. Vi ho dato il contesto biblico, come si inserisce nel libro di Daniele, ed il contesto storico, sul come si inserisce nel piano della storia. Ora c’è anche un contesto spirituale. Voglio che osserviate l’atteggiamento del cuore di Daniele nell’avvicinarsi a Dio e tutto ciò che devo dire a questo riguardo si trova nei versetti 3 e 4: “Ed io volsi la mia faccia verso il Signore Dio, per cercarlo con preghiera e suppliche, col digiuno, con sacco e cenere. E pregai il Signore, il mio Dio, e feci la mia confessione dicendo: Oh, Signore, Dio grande e tremendo...”. Ora, cos’è che notate qui riguardo al suo atteggiamento? Cos’è che vedete nel contesto spirituale? Prima di tutto, nel versetto 3 vedo umiltà. Nel versetto 4 vedo confessione e riverenza: Umiltà, confessione e riverenza. Questo è l’atteggiamento appropriato per la preghiera. Dobbiamo accostarci con questo tipo di cuore quando stiamo cercando Dio.
Il peso della sua preghiera era il proprio peccato e la grande maestà incredibile di Dio. Ora che abbiamo visto il contesto biblico, storico e spirituale, passiamo ad osservare la preghiera stessa. E nel mentre la vedremo, vi darò una piccola lista di otto elementi e vedremo un po’ quanti ne potremo considerare sta sera, ma otto elementi che ci mostrano la natura della vera preghiera d’intercessione. Miei cari, questi sono dei principi che potete annotare da qualche parte nella vostra Bibbia, su un foglio da qualche parte, elementi da ricordare e memorizzare. Scriveteli in un margine da qualche parte e ricordatevi che questi sono elementi della preghiera. Sono senza tempo. Attraversano tutte le epoche per governare e guidare la nostra comunione con Dio.
Numero uno: La preghiera è una risposta alla Parola di Dio. La preghiera è una risposta alla Parola di Dio. Questa, per me, è la prima, realtà sorprendente che mi ha colpito quando stavo studiando questo passo. Di nuovo, il versetto 2 dice: “Nel primo anno del suo regno, io, Daniele, compresi dai libri il numero degli anni di cui il Signore aveva parlato al profeta Geremia, cioè settanta anni di desolazione su Gerusalemme. E volsi la mia faccia verso il Signore Dio”, la preghiera di Daniele nacque da una comprensione della Parola di Dio. Ecco perché ho detto così tante volte che è fondamentale studiare la Parola di Dio, perchè la preghiera ne segue. Perché, a meno che non comprendiamo la Parola di Dio, non comprendiamo gli scopi e i piani di Dio per governare e guidare le nostre preghiere. Fu quando Daniele vide il piano che iniziò la preghiera. Fu quando Daniele percepì ciò che Dio aveva in mente che iniziò ad aver comunione con Dio. Infatti, sono sicuro che Daniele credesse addirittura che la sua preghiera fosse un elemento nel compimento stesso della Parola di Dio.
Da un lato, egli riconosceva con certezza il proposito divino. Daniele credeva in modo assoluto e totale nella sovranità di Dio. Daniele credeva che ciò che scrisse Geremia fosse “la Parola del Signore” e sapeva che non sarebbe mai stata modificata o alterata, che Dio avrebbe adempiuto la sua Parola. Eppure, Daniele continuava a pregare. La logica umana direbbe questo: stai leggendo Geremia e leggi che “saranno 70 anni” e sai che Dio adempie sempre la sua Parola, giusto? Quindi la tua reazione potrebbe essere: per cosa pregare? Perchè pregare? È già stabilito: 70 anni e finisce lì... perchè pregare? Ora quella è la reazione tipica della logica umana. Non ha senso, però, quella non fu la risposta di Daniele. Anche se non comprendiamo la relazione della preghiera da un punto di vista umano in relazione alla sovranità da un punto di vista divino, Daniele sentiva comunque quella responsabilità, e questa è veramente la questione.
Non comprendo, e potenzialmente non comprenderò mai la relazione tra Dio e l’uomo. Non la comprendo ad alcun livello, non capisco com’è che Dio possa mai collaborare con l’uomo. Non comprendo com’è che Dio ha potuto scrivere la Bibbia usando l’uomo come strumento. Non comprendo come Dio può diventare uomo ed allo stesso tempo rimanere Dio... non capisco com’è che io possa esser salvato per scelta personale, anche se quella è sempre stata la volontà sovrana di Dio già stabilita prima della fondazione del mondo. Non comprendo com’è che Dio possa compiere la sua opera sovrana e contemporaneamente le mie preghiere abbiano un ruolo, ma quello non mi spetta... Però quando Daniele lesse il piano di Dio, anziché diventare fatalista e chiudere il libro, o arrotolare il rotolo e dire: “Bene, è tutto qui, mi devo solo sedere ed aspettare, è quasi finita”... si gettò immediatamente sulle ginocchia con cuore spezzato in penitenza, e gridò a Dio in sacco e cenere per il suo popolo. Chiedendo che Dio lo compisse. Sapete qual è la richiesta della sua preghiera? Non la dice nemmeno fino al versetto 19, e sapete cosa chiede? Una sola parola: “fallo”. La vedete lì? “Fallo!” E “non tardare”. “Fallo e non tardare!” E potremmo chiederci: Perchè stai pregando per quello? Cioè, Dio ha detto che l’avrebbe fatto... e ciononostante Daniele non sembrava esser interessato ad essere un teologo logico e razionale. Decise semplicemente di riversare il suo cuore dinnanzi a Dio. E potremmo chiedere: “perché?” Lasciate che vi spieghi il perchè. Sapete perchè dobbiamo pregare quando scopriamo i propositi di Dio nella Sua Parola? Non perché Dio abbia bisogno delle nostre preghiere per agire, ma perché noi abbiamo bisogno di allinearci con i propositi di Dio. La preghiera è per noi, è per noi. Allineiamo il nostro cuore ai suoi scopi. Vediamo la nostra peccaminosità. Vediamo il bisogno della sua grazia e potenza e ci sottomettiamo al suo piano. Quindi la preghiera e la Parola sono inseparabilmente legate. Non credo che si possa pregare adeguatamente a meno che non si sia immersi nella Parola di Dio. Lasciate che vi illustri questo punto: il Salmo più lungo, il Salmo 119, lo esprime in almeno tre versetti. Lasciate che ve li legga e poi guarderemo ad altre Scritture. Salmo 119:24, “Le tue testimonianze sono la mia gioia e i miei consiglieri”, “Le tue testimonianze sono la mia gioia e i miei consiglieri”.
In altre parole, quando leggo la tua Parola, le tue testimonianze, esse diventano il mio consigliere. Diventano ciò che istruisce la mia mente. E questo è assolutamente necessario. Passate al versetto 99 dello stesso Salmo: “Io ho più intelligenza di tutti i miei maestri, perché le tue testimonianze sono la mia meditazione. Io comprendo più degli anziani, perché osservo i tuoi precetti”, in altre parole, il Salmista sta semplicemente affermando che, se voglio entrare a far parte dei tuoi piani, se voglio comprendere i tuoi precetti, devo dedicarmi nella tua Parola. E poi, nella preghiera, non si tratta di chiedere a Dio di cambiare quello che farà, ma di identificarmi con i suoi piani. La preghiera e la Parola sono inseparabilmente legate. Non posso pregare in modo intelligente sui suoi piani a meno che non comprenda cosa dice la sua Parola.
Mi viene in mente l’apostolo Giovanni: Gesù gli dice, nel capitolo 22 di Apocalisse, “Ecco, io vengo presto”, e sapete cosa fa Giovanni? Prega e dice: “Amen! Vieni, Signore Gesù”. Potreste dire: Giovanni, non ha senso, Gesù ha appena detto che sta arrivando, perché stai pregando così? E Giovanni risponderebbe: perché mi sto identificando con il bisogno del suo ritorno. È un punto di identificazione con il proposito e il piano di Dio. La lettura della Parola e la preghiera si uniscono meravigliosamente e armoniosamente nei libri di Esdra e Neemia. E vale la pena dargli uno sguardo, per un momento, a Esdra 9:4: “Allora si radunarono intorno a me tutti quelli che tremavano alle parole del Dio d’Israele...” Quando ottennero la legge di Dio e la lessero, le persone iniziarono a tremare, ed “...a causa della trasgressione di quelli che erano stati deportati, e io rimasi inorridito fino al sacrificio della sera”.
Ora, quando il popolo ritornò nella terra, lo fecero sotto la guida di Esdra e Neemia. E quando cominciarono a leggere la Parola di Dio e le persone iniziarono a comprendere cosa le aveva portate in quella cattività fin dall’inizio, iniziarono davvero a tremare. E così lessero la Parola di Dio e poi, al versetto 5, “all’ora del sacrificio della sera, mi alzai dalla mia umiliazione, con le vesti e il mantello strappati, mi inginocchiai e stesi le mani verso il Signore, il mio Dio, dicendo: ‘O mio Dio...’ e da lì inizia una preghiera, che è una preghiera, come tutte le vere preghiere, una preghiera che nasce da una comprensione degli standard, dei piani, dei principi e dei precetti di Dio rivelati nella Sua Parola.
Troviamo una situazione simile in Neemia, capitolo 8. Tutto il popolo si radunò davanti alla porta detta “Porta delle Acque” e chiese ad Esdra, lo scriba, di portare il libro della legge di Mosè. Ed egli lesse davanti alla piazza, dalla mattina fino a mezzogiorno, e gli costruirono persino un pulpito, un podio, ed al versetto 5 dice che aprì il libro davanti al popolo, poiché era elevato sopra di loro, e quando lo aprì tutti si alzarono in piedi, e lesse, lesse, lesse la Parola di Dio e poi la spiegò e disse loro cosa significava... e quale fu la loro reazione? Se leggeste più avanti scoprireste che prima di tutto iniziarono ad esaminare i propri cuori, lodarono e confessarono i loro peccati. Il capitolo 9 ci dice che si riunirono con digiuni e sacchi... si cosparsero di polvere, si separarono dagli stranieri e si alzarono confessando i propri peccati e le iniquità dei loro padri, vedete, ancora una volta, la stessa reazione: quando la legge di Dio fu letta, il popolo fu messo in ginocchio.
Ascoltate, se potete leggere la Parola di Dio senza essere sospinti alla preghiera, allora non state ascoltando a quello che state leggendo, perchè qualsiasi cosa leggiate, dovrebbe portarvi a confessare il vostro peccato, oppure, a lodare ed esser grati a Dio per la benedizione di quello che state leggendo, o di ringraziamento per il piano che si sta dispiegando. Ecco perché in Atti capitolo 6, ci viene detto che gli apostoli dovevano dedicarsi continuamente alla preghiera ed al ministero della Parola, le due cose vanno di pari passo.
Un altro esempio è l’apostolo Paolo, in Efesini, capitolo 3. In Efesini capitolo 3 Paolo dice: mi è stata data la dispensazione della grazia di Dio e per rivelazione Dio mi ha fatto conoscere il mistero, che essenzialmente è la comprensione neotestamentaria di Cristo, e Dio mi ha dato il mistero ed io lo trasmetto a voi, il mistero che non era stato rivelato nelle età passate, ma che ora è rivelato agli apostoli ed ai profeti santi tramite lo Spirito, e poi descrive tutte le verità della Parola di Dio e poi dice: “Per questo motivo, io piego le mie ginocchia davanti al Padre del Signore nostro Gesù Cristo”, e poi dice: “Prego che possiate comprendere...” Vedete? “Comprendere questo amore rivelato nella rivelazione di Dio”, e così troviamo che Paolo ricevette la Parola, e questa lo portò in ginocchio.
La Parola genera la preghiera. Quando parla di Dio, desideriamo comunicare con lui. Quando parla di benedizione, desideriamo lodarlo. Quando parla di gloria, desideriamo riceverla. Quando parla di promesse, desideriamo che si realizzino e quando parla di peccato, desideriamo confessarlo, quando parla di giudizio, desideriamo evitarlo, e quando parla dell’inferno, preghiamo per i perduti. E quindi la Parola di Dio è la causa della preghiera. E solo perché sappiamo che qualcosa sia inevitabile, non significa che dobbiamo fatalisticamente alzarci dalle nostre ginocchia ed allontanarci in una sorta d’indifferenza teologica. La preghiera di Daniele, come tutte le preghiere, nasce dallo studio e dalla comprensione della Parola di Dio, quello è ciò che dovrebbe dar forma alla nostra vita di preghiera.
Quindi, prima di tutto, la preghiera è generata dalla Parola di Dio. Secondo: la preghiera è radicata nella volontà di Dio. È radicata nella sua volontà. È generata dalla Parola, ed è radicata nella sua volontà. Ora, nel versetto 2 del capitolo 9, Daniele dice: “So che la Parola del Signore attraverso Geremia dice che saranno 70 anni durante i quali Gerusalemme resterà desolata”, questo fu rivelato chiaramente, ma ciononostante, non c’è alcuna rassegna da parte di Daniele. Egli credeva che la preghiera fosse, come ho detto, un elemento di quel compimento. Se Dio ha uno scopo, il suo popolo si identifica con la sua volontà.
Io non prego mai, e credo che nessuno debba mai farlo, pregare come per cambiare la volontà di Dio. Preghiamo per allineare i nostri cuori alla sua volontà, e la sua volontà è sempre quella di benedire coloro che sono obbedienti. Un altro esempio che stavo considerando in questa stessa idea si trova nel capitolo 6 di Apocalisse, versetti dal 9 all’11, dove troviamo delle anime sotto l’altare, i santi, i martiri, forse i martiri del tempo della tribolazione, e son lì che gridano: “Fino a quando, o Signore! Fino a quando prima che ci vendicherai sulla terra?” “Fino a quando il male continuerà ad avanzare? E sapete, leggendo questo ho pensato: Beh, ma in che senso “fino a quando”? Dovreste saperlo, per 3 anni e mezzo, è scritto in tutta la Bibbia.
Ma anche se così fosse, anche se avrebbero potuto leggere le profezie di Daniele ed avrebbero potuto capire gli scritti del Nuovo Testamento per quel momento futuro, e se potevano persino conoscere tutto ciò che Dio aveva pianificato per quel periodo di tribolazione, quei 7 anni o quei 3 anni e mezzo di grande tribolazione, anche se forse sapevano esattamente quanto mancasse, c’era comunque nel loro cuore il desiderio che tutto finisse il più presto possibile e si stavano identificando con l’ingiustizia che veniva fatta a Dio ed avevano fame e sete che la sua volontà fosse compiuta.
Lasciate che vi mostri un altro esempio, 1 Samuele, un’illustrazione che credo sia molto, molto interessante. 1 Samuele capitolo 12 versetto 19, e spero che possiate cogliere questo nella lettura: “E tutto il popolo – 1 Samuele 12:19 – disse a Samuele: «Prega il Signore, il tuo Dio, per i tuoi servi, affinché non moriamo; poiché a tutti gli altri nostri peccati abbiamo aggiunto il torto di chiedere per noi un re»“, sapete, ci tenevano molto ad avere un re ed alla fine lo ricevettero. Ricevettero un re alto, di bell’aspetto, che però si rivelò esser un fallimento. Ricevettero proprio quello che avevano chiesto, e quindi dissero: “prega per noi!” “Prega per noi, perchè sappiamo di aver disobbedito a Dio in tutto questo, e Samuele disse al popolo: “‘Non temete... non abbiate timore – Avete fatto tutto questo male; ma non allontanatevi dal seguire il Signore e servitelo con tutto il cuore. Non vi allontanate da lui, per andare dietro a cose vane che non possono giovare né liberare, perché sono vane. Poiché il Signore non abbandonerà il suo popolo... perché? Per amore del suo popolo? No, per amore del suo nome, perché è piaciuto al Signore di fare di voi il suo popolo’”, non scoraggiatevi, gente, Dio non abbandonerà mai il suo popolo. Versetto 23: “Quanto a me, lungi da me il peccare contro il Signore cessando di pregare per voi!” Cosa?
Pregare per cosa? Hai appena detto che Dio non li abbandonerà mai, che Dio ha stabilito un patto con loro. Che Dio ha il proprio nome in gioco nel mantenimento di quel patto. Cosa intendi dire quando affermi che peccheresti se cessassi di pregare? Pregare per cosa? Beh, vedete quella è la logica umana. Samuele pregò perché si stava identificando con la volontà di Dio per il popolo: che vivessero dentro le benedizioni del patto. E nel versetto 24 dice: “Soltanto temete il Signore e servitelo fedelmente, con tutto il vostro cuore, poiché considerate le grandi cose che ha fatto per voi. Ma se persisterete nel fare il male, voi ed il vostro re sarete consumati”, e quella è una conseguenza strana. Dio non abbandonerà mai il suo patto, non cambierà il suo piano, ma voi potreste morire? L’unico modo per capire questo è che gli individui che peccano possono mancare le promesse, anche se Dio sarà comunque fedele alla nazione nel suo insieme.
Il punto che voglio farvi notare è semplicemente che Samuele, anche se conosceva la volontà inevitabile di Dio, riconosceva comunque che non pregare al suo riguardo sarebbe stato peccato; ora, io non so esattamente come armonizzare il tutto; ma so che è così che l’uomo di Dio deve reagire alla cosa: pregando in accordo con la volontà di Dio. Io non prego mai, mi ripeto, non prego mai che Dio cambi la Sua volontà. Non voglio ciò che Lui non vuole darmi, giusto? Non lo voglio. Voglio solo che si compia la sua volontà. E questo non è per risentimento amaro, non è una sorta di rassegna passiva. Non è una riserva teologica, è un’affermazione onesta e genuina. Ricerchiamo sempre la volontà di Dio. So che Gesù sta per tornare, e so che tornerà esattamente all’ora che il Padre ha stabilito, eppure, nel mio cuore trovo sempre la preghiera: “Vieni presto, Signore Gesù, affinché tu sia glorificato”.
Nemmeno Gesù era un fatalista. Gesù stava per andare alla croce. Ed anche mentre si dirigeva verso la croce, chiese nel giardino: “Padre, allontana da me questo calice”, si ribellò al peccato, si ribellò alle conseguenze della caduta dell’uomo. Eppure disse: “Non la mia volontà, ma – cosa? – ma la tua sia fatta”... Si ribellò quando purificò il tempio. Non era un fatalista; pregare per la volontà di Dio significa pregare che Dio sia onorato, glorificato ed innalzato. E così preghiamo, con una preghiera generata dalla Parola di Dio e radicata nella volontà di Dio. Ne abbiamo parlato molto nel nostro studio su Matteo 6, quindi non aggiungerò altro.
Ma lasciate che vi dia un terzo punto, e poi ci fermeremo. La preghiera, dunque, è generata dalla Parola di Dio, radicata nella volontà di Dio, e caratterizzata da fervore, caratterizzata da fervore, versetto 3. E qui abbiamo una immagine magnifica di fervore nella preghiera. Daniele non pregò come due navi che si incrociano nella notte: “Ah... Signore, a proposito, ho un piccolo pensiero che vorrei condividere mentre passo”, è così che pregano molti, ma Daniele, nel versetto 3, guardate quello che dice: “Io volsi la mia faccia verso il Signore Dio”, in altre parole, non diede solo un cenno di passaggio; fissò il suo sguardo sul Signore Dio. C’era passione, c’era persistenza, c’era intensità nella sua preghiera. E dice: “Io volsi la mia faccia verso il Signore Dio”, fissai il mio sguardo su di Lui, per cercarlo — e notate bene — “con preghiera e suppliche”, cioè richieste incessanti, “con digiuno” — rinunciò al cibo, non sappiamo per quanto tempo — “con sacco e cenere”, tutti indicatori culturali di umiltà. “E pregai il Signore, mio Dio”, e voi potreste dire: Daniele, questo è un po’ eccessivo! Voglio dire, Dio ha detto che saranno 70 anni; perché ti preoccupi tanto? Saranno 70 anni; rimetti la cenere nella borsa, fine. Ma c’è una certa serietà qui. La Bibbia dice di pregare senza cessare. E questo è quanto di più persistente si possa fare. In Luca, ricordiamo la storia del capitolo 11, non è vero? Di quell’uomo che si presentò di notte e continuò a bussare e bussare, e bussare alla porta, affinchè il vicino gli diede del pane ed il Signore disse: se un panettiere è disposto a darvi del pane per la vostra persistenza, cosa farà mai Dio quando pregherete con grande persistenza?
Non so come funziona, ma diventiamo parte del piano di Dio. Giacomo 5:16 dice questo: “La preghiera fervente (energetica) del giusto ha grande efficacia”, ora, non-credo che l’efficacia riguardi necessariamente il cambiare i piani eterni, penso che possa significare il cambiare noi stessi. Credo che il grande valore della preghiera stia in ciò che fa a me, non a Dio. Fervore: “Io volsi il mio volto”, e questa è risolutezza, “verso il Signore Dio”, ed usa il termine Adonai, non Iavè, ma Adonai, che significa “Signore, Padrone Sovrano”, in sottomissione all’autorità ed alla sovranità di Dio. Eppure, pur riconoscendo che Dio è assolutamente sovrano, ed assolutamente autoritario, “continuo nell’intercessione e nella supplica, continuo a chiedere costantemente per la Sua misericordia, con digiuni, “sacchi e cenere”, è una cosa straordinaria! Giù al versetto 20 notate che stava pregando da molto tempo, e persino nel versetto 20 dice: “mentre parlavo e pregavo e confessavo il mio peccato ed il peccato del mio popolo, Israele, e presentavo la mia supplica davanti al Signore mio Dio per il monte santo del mio Dio... mentre parlavo in preghiera, Gabriele, che avevo visto nella visione al principio, giunse a me volando velocemente e mi toccò”. Ora, non so per quanto tempo continuò, ma pregò e pregò e mentre stava parlando e pregando e confessando, e stava presentando le sue suppliche... una cosa continua, finalmente Gabriele lo toccò. E così vediamo che c’è costanza nella preghiera di Daniele.
Questo è difficile non è vero? È difficile. Viviamo in una società che ci propone tutto in brevi intervalli. Ci allena a pensare in questo modo. La nostra attenzione è limitata. Guardiamo programmi televisivi di mezz’ora. Ascoltiamo canzoni di tre minuti. Guardiamo pubblicità di 60 secondi. Viviamo la vita in piccoli scatti. E l’arte della meditazione e della persistenza nella preghiera ci è estremamente difficile.
Ma Daniele ci si dedicò con digiuni, sacco e cenere, e per che cosa? Per confessare il suo peccato? Voglio dire, mamma mia, quest’uomo, Daniele, poteva esser così sconvolto dal suo peccato? Dove dovrei trovarmi io la maggior parte del tempo? Non sono certamente al suo livello, ma dico e lo dirò di nuovo la prossima settimana: maggiore è la tua conoscenza di Dio, più profondo è il tuo impegno, più sei e sarai sopraffatto dalla tua peccaminosità. Qui vediamo Paolo che disse: “Io sono – cosa? – il primo tra i peccatori”, e dal nostro punto di vista, diremmo che la cosa è ridicola; però, dal suo punto di vista, visto che percepì il peccato in tutta la sua orribile natura, era una realtà. E così Daniele usa ogni segno di persistenza, ogni atto possibile d’umiliazione, nel mentre si avvicinò alla cittadella celeste con la supplica nel cuore. Indossò “il sacco”, che comunemente nell’Antico Testamento era un segno di umiliazione. Si cosparse di cenere sul capo, un altro segno, particolarmente evidente in Giobbe 2:8, e “digiunò” nella preghiera... era fervente e credo che Dio risponda al fervore.
E volevo arrivare al punto successivo, ma ci limiteremo a riassumere questi primi tre ed affronteremo il prossimo la volta successiva. Non so perché il Signore continua ad insistere su questo tema della preghiera con noi altri. Ci sono molte altre cose di cui potrei parlarvi, che forse potrebbero esser più eccitanti o più gloriose, non ci sono molte altre cose che posso dirvi su questo aspetto che già non conoscete. Ma credo veramente che il Signore ci abbia parlato sul tema della preghiera in questi ultimi mesi per una ragione molto precisa. Io credo che il Signore ci stia chiamando a pregare. Questi sono tempi molto difficili. Tendiamo a dimenticare tutte le battaglie su tutti i fronti che stiamo combattendo in questi giorni. Questa chiesa è costantemente sotto attacco. Io stesso sono costantemente sotto attacco da fonti incredibili che vi stupirebbe persino conoscere. Questa è solamente parte della vita. Lottiamo nelle aree spirituali con le famiglie della nostra chiesa. Lottiamo finanziariamente per soddisfare i bisogni. Abbiamo molte battaglie, e credo davvero che sia facile per le persone sedersi in questa chiesa, e vedere tutto ciò che abbiamo attorno e pensare che tutto stia andando così bene da non avere bisogno delle nostre preghiere. E ci potremmo dire: “Gesù verrà comunque, ed alla fine dei conti tutto andrà bene”, e diventiamo molto spirituali, ma in realtà diventiamo fatalisti. Non ci inginocchiamo mai con fervore e non ci identifichiamo mai con la volontà e la Parola di Dio nel modo in cui questo amato Daniele fece. E di conseguenza, ci manca quella comunione intima. Sapete, quando pregate, non dovete sempre andare a Dio per ottenere una risposta.
A volte potete semplicemente andare a Dio per portare il peso del piano di Dio nel vostro stesso cuore, affinché possiate identificarvi con i suoi grandi propositi eterni. E vi suggerisco, miei cari, che il Signore non ci sta dicendo queste cose continuamente solo perché possiamo uscire di qui e dimenticarcele. Il Signore ci sta dicendo questo perché vuole che reagiamo a ciò che stiamo ascoltando. Non credo che in questa chiesa abbiamo mai visto cosa Dio potrebbe veramente fare se ci dedicassimo totalmente alla preghiera. Se la vostra teologia compromette la vostra vita di preghiera, allora avete una brutta teologia, molto brutta. Se state studiando la Parola di Dio, allora la risposta naturale dovrebbe esser quella di comunicare con il Dio della Parola. Sapete, ho notato nella mia stessa vita, che mentre preparo un messaggio, tutto il processo di preparazione è una combinazione di preghiera e del ministero della Parola. Non potrei mai separare le due cose, ad esempio, mi trovo davanti ad un versetto, lo leggo e dico: “Signore, che verità meravigliosa”, e di solito mi alzo e cammino un po’ perché devo muovermi, perché la cosa mi emoziona. Oppure, arrivo ad un versetto che non capisco e dico: “Signore, ho bisogno del tuo aiuto su questo, illumina la mia mente, guidami verso un testo che mi può aiutare a comprendere questa cosa qui”, ed il processo della Parola è la preghiera. Ed anche mentre mi trovo qui a predicare, c’è sempre una parte di me che sta invocando costantemente la potenza di Dio perché riconosco la mia fragilità. Non è possibile che io mi trovi nella Parola di Dio senza essere in comunione con Dio. E se studiaste la Parola di Dio e la cosa sarebbe meno di quello non sarebbe altro che un processo accademico. No, la preghiera dovrebbe essere generata dalla Parola e dovrebbe esser radicata nella volontà di Dio. Mi stanco di vedere persone che cercano di forzare Dio a fare qualcosa, rivendicando e pretendendo cose a Dio, quando Dio vuole che ci identifichiamo con le sue cause, che son già state determinate dalla sua perfezione assoluta, perchè son le migliori; e credo che la vera preghiera sia caratterizzata dal fervore. Certo, so che pochi entreranno per la porta stretta, ma questo non significa che non prego. Certo, so che le cose di questo mondo peggioreranno sempre di più, ma questo non significa che io non preghi affinché Dio sia comunque glorificato in mezzo a tutto questo e che le anime siano salvate. Daniele pregò così, anche se aveva davanti a sé una profezia assoluta... Bene, queste sono le prime tre, e riprenderemo le altre la prossima volta.
Chinate i vostri capi con me in conclusione. Padre, aiutaci nella semplicità del nostro tempo di questa sera a focalizzarci ancora sulla realtà del bisogno di pregare. Signore, mentre guardo indietro alla Scrittura, sembra che ci sia pochissimo insegnamento sul come pregare; ci sono solamente tante preghiere. Penso di sentire che tu stai dicendo che non è qualcosa di accademico, ma qualcosa che viene dal cuore. Gesù pregò una preghiera che divenne un modello. Daniele ci mostra un modello da seguire e fa sì che potremo sentire le parole di Samuele: “Liberaci dal peccare cessando di pregare gli uni per gli altri”. Rendici persone di preghiera, così che possiamo diventare parte del compimento dei piani e degli scopi che glorificano il tuo santo nome, per amore di Gesù. Amen.
Non so se sia l’età o cosa, ma mi sembra sempre che il tempo passi più velocemente, che siano settimane, giorni, mesi o anni... o anche solo 45 o 50 minuti. Ogni volta che predico, sento che siete così fedeli, venite con cuori affamati e menti aperte, e mi sembra di dover far discendere dal cielo grandi rivelazioni gloriose che non avete mai sentito prima in modo da lasciarvi completamente stupiti e meravigliati, però Dio sembra sempre riportarmi alle basi, e molto spesso, credo che dobbiate sedervi e sopportare ciò che io stesso devo imparare. Ed in molte delle cose che predico, Dio sta veramente lavorando su di me. Voi siete solo il pubblico di quest’opera, e forse questo non è altro che un altro esempio di questo, però spero che, in quanto ascoltatori di passaggio, anche voi possiate sentire quello che lo Spirito di Dio sta dicendo: l’uomo di Dio è l’uomo di preghiera.
FINE
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