Grace to You Resources
Grace to You - Resource

Questa sera abbiamo il meraviglioso privilegio di proseguire il nostro studio del libro di Daniele. Sono davvero entusiasta della vostra risposta. Ringrazio il Signore per l’avventura che ci attende mentre percorriamo questo libro straordinario, straordinario di Daniele. Prendete la vostra Bibbia, se volete, e torniamo insieme al capitolo 1, cominciando dal versetto 8. Questa sera esamineremo i versetti 8-21, 8-21, un testo narrativo. Non so fin dove arriveremo, ma andremo avanti e vedremo ciò che Dio ha in serbo per noi in questa sezione straordinaria, straordinaria, nella parte iniziale di questa profezia di Daniele.

Un eminente naturalista, in uno dei suoi manuali, descrive una pianta marina che cresce da una profondità di circa 45-60 metri e galleggia tra i frangenti dell’oceano occidentale. Il fusto di questa pianta, secondo il naturalista, ha uno spessore inferiore a due centimetri e mezzo; eppure cresce, prospera e resiste ai colpi violenti e alle pressioni dei frangenti che continuano ad abbattersi sulla riva.

Qual è il segreto di questa pianta apparentemente esile e fragile? E qual è la chiave della sua meravigliosa capacità di durare e di resistere alle pressioni che si abbattono su di essa? È perché, dice il naturalista, quella pianta sottile può affrontare la furia degli elementi in quanto è saldamente ancorata e si aggrappa, per così dire, alle nude rocce come se ne dipendesse la vita che si trovano sul fondo dell’acqua.

È sorprendente vedere come, nella nostra vita, possiamo sopportare i colpi devastanti dei frangenti dell’esistenza, se abbiamo un’ancora adeguata. Non importa quanto possiamo sembrare fragili, o quanto esile sia la pianta: quando abbiamo radici adeguate e un’ancora adeguata, possiamo restare saldi su quel fondamento. Se, in un certo senso, capovolgessimo l’illustrazione, potremmo dire che, mentre i piedi di Daniele erano a Babilonia, la sua mente era decisamente in cielo. Egli era davvero ancorato alle cose di Dio. E credo che la chiave della disponibilità di Daniele a prendere posizione contro la società pagana in cui viveva fosse il suo rifiuto di scendere a compromessi con le verità assolute di Dio.

Ora, una delle cose in cui credo fin da molti, molti anni fa, quando presi per la prima volta l’impegno di insegnare la Parola di Dio, è questa: laddove esiste un principio della Parola di Dio, non si devia mai nel proprio comportamento. Vi sono questioni dubbie. Vi sono questioni che rientrano in una zona grigia, per le quali non abbiamo una parola biblica specifica. Ma quando sappiamo con certezza e in modo definitivo ciò che la Bibbia insegna, prendiamo posizione e non scendiamo mai a compromessi. È lì che siamo ancorati.

Ed è precisamente questo che caratterizzava la vita di quest’uomo, Daniele. Non vacillava quando si trattava delle verità assolute della legge e della Parola di Dio. E ciò lo ancorava a una roccia di fiducia che gli permise di resistere a tutte le tempeste del contesto caldeo-babilonese.

E, a proposito, se non eravate qui l’ultima volta, vi ricordo soltanto che i Caldei erano fermamente intenzionati a sottoporre a un lavaggio del cervello Daniele, i suoi tre amici e tutti gli altri giovani Giudei che avevano deportato nella prima deportazione, nel 606 a.C. Erano impegnati in un processo di lavaggio del cervello. E Daniele e i suoi tre amici vi resistettero.

Ora, ricordate che l’ultima volta vi ho detto che quei giovani furono scelti, in quella prima deportazione, in realtà come ostaggi, per assicurarsi che Israele non reagisse in modo eccessivo all’arrivo iniziale di Nabucodonosor. Quando egli venne per la prima volta e cominciò a consolidare il proprio potere nel paese d’Israele, in realtà nel regno di Giuda, furono presi degli ostaggi per garantire, per così dire, che Israele non si ribellasse né si sollevasse.

Ma c’era dell’altro. I Babilonesi volevano preparare questi giovani perché fossero impiegati alla corte babilonese. Sono certo che pensassero che, grazie alla loro eredità giudaica, avrebbero potuto aiutarli a gestire gli affari dei Giudei negli anni futuri. E ricorderete che scelsero questi giovani in base a tre caratteristiche fondamentali. La prima era la loro bellezza e prestanza fisica. La seconda era la loro capacità e il loro vigore intellettuale. E la terza, le loro doti sociali. Scelsero i giovani che possedevano le migliori qualità fisiche, mentali e sociali, per impiegarli nelle corti di Babilonia.

Il piano era molto semplice. Avrebbero fatto loro il lavaggio del cervello. Avrebbero cercato di cancellare dalla loro mente la patria, l’eredità, la religione, il loro Dio, le loro lealtà, ogni cosa. E ricordate che tentarono di farlo cambiando tre cose. Primo, volevano rieducarli, impartendo loro un’istruzione caldea e babilonese. Secondo, cambiarono i loro nomi, dando loro nomi babilonesi nel tentativo di recidere ogni legame con il passato. Terzo, volevano imporre loro lo stile di vita caldeo.

Si trattava dunque di rieducarli. Si trattava di ridefinire chi fossero. E si trattava di riorientarli a vivere secondo uno stile di vita caldeo. E, se il piano avesse funzionato, il lavaggio del cervello sarebbe stato completo.

Ora, gli storici ci dicono che si stima siano stati prelevati dalla corte di Giuda tra i cinquanta e i settantacinque giovani. Dovevano appartenere alla stirpe reale ed essere figli dei nobili e dei principi di Giuda. Furono dunque presi tra i cinquanta e i settantacinque giovani, e noi ne conosciamo soltanto quattro che tracciarono un limite e non scesero a compromessi. È quindi probabile che il processo di lavaggio del cervello abbia funzionato sulla maggioranza di quei giovanissimi.

Ricorderete inoltre che vi ho detto che probabilmente avevano circa quattordici o quindici anni, un’età in cui di solito un giovane non possiede ancora il carattere necessario per resistere a un’operazione di lavaggio del cervello molto sofisticata, che offriva grandi prospettive di carriera, fama e ricchezza alla corte babilonese.

Ora, come abbiamo visto l’ultima volta, Daniele e i suoi tre amici non si opposero ai primi tentativi. Non si opposero al processo educativo. In secondo luogo, non si opposero al cambiamento dei loro nomi. Ma, in terzo luogo, quando si trattò di riorientare il loro stile di vita, costringendoli a mangiare il cibo del re e a consumare le pietanze servite ogni giorno nel palazzo, quando si trattò di adeguarli a quel genere di vita, allora dissero di no.

E la ragione è chiara e semplice. Non esisteva alcun comando biblico che vietasse quell’istruzione. Non esisteva alcun comando biblico che vietasse quei nomi. Ma esisteva un chiaro comando biblico contro il consumo del cibo caldeo. Primo, era cibo offerto agli idoli. Come era consuetudine, tutte le loro vivande venivano prima offerte agli dèi, ai loro dèi pagani.

In secondo luogo, essi avevano leggi alimentari molto rigorose che i Babilonesi non avrebbero osservato; perciò, benché potessero accettare le prime due cose, comprendendo ciò che quel tentativo cercava realmente di ottenere e resistendovi con la forza dell’educazione ricevuta e del loro impegno verso la Parola di Dio, non potevano accettare la terza, perché ciò avrebbe significato rinnegare un chiaro precetto della legge di Dio.

E il punto, cari, è questo: nella nostra vita dobbiamo tracciare il limite là dove Dio lo traccia. Ed Egli traccia il limite del non compromesso sulla base delle verità assolute della Sua Parola. Ora voi potreste dire: “Bene, e le prime due cose? Sembrerebbe che l’istruzione fosse la minaccia più grave”.

No. Non proprio, perché erano così saldamente legati alla Parola di Dio che avrebbero considerato quell’istruzione soltanto alla luce della Parola di Dio, capite? L’avrebbero interpretata alla luce della Parola di Dio. Quanto alla seconda cosa, potevano cambiare i loro nomi, ma certamente non potevano cambiare i loro cuori. Non potevano cambiare le loro anime. Non potevano cambiare ciò che pensavano riguardo a ciò che sapevano essere vero.

Ma se avessero ceduto sulla terza cosa, accettando e adottando lo stile di vita caldeo, allora avrebbero rinnegato la Parola di Dio e sarebbero certamente caduti vittime del processo educativo. Infatti, se fossero scesi a compromessi con la Parola di Dio riguardo al cibo, avrebbero facilmente fatto altrettanto anche in altri ambiti.

Vediamo dunque che il criterio decisivo di una vita senza compromessi è ciò che afferma la Parola di Dio. Ora, l’ultima volta abbiamo anche detto che questa è una presa di posizione davvero sorprendente per un giovane di quattordici anni. Dice molto del suo carattere. Dice qualcosa dei suoi genitori. Può dire qualcosa dell’impatto che ebbe sulla sua vita il grande risveglio sotto Giosia. A un certo punto, Daniele ricevette un’istruzione straordinaria. A un certo punto, si impegnò davanti a Dio a non contaminarsi. E, perfino a quella giovane età, visse coerentemente con quell’impegno contro ostacoli incredibili.

Ovviamente, anche noi abbiamo bisogno dello stesso genere di carattere. Occorre una posizione senza compromessi sulle verità assolute della Parola di Dio. Daniele la prese, e così fecero i suoi tre amici. E tutti gli incentivi, l’istruzione, tutti gli incoraggiamenti, tutte le lusinghe, tutte le pressioni, tutte le ambizioni, tutte le glorie e le promesse della corte del re non riuscirono a far sì che quei quattro giovani compromettessero ciò che sapevano essere la verità. Non lo avrebbero fatto.

Avrebbero imparato la lingua del re. Avrebbero studiato il sapere caldeo. C’erano le scienze, c’era la matematica e c’erano molte cose che sarebbero state utili. Vi erano alcune idee filosofiche e teologiche che avrebbero respinto. Ma nei loro cuori vi era un impegno così profondo verso la Parola di Dio e la legge di Dio che tutta quell’istruzione sarebbe stata filtrata attraverso la verità di Dio.

E credo che accada ancora oggi. Credo che molto spesso noi cristiani, quando la nostra fede è forte, ascoltiamo ciò che il mondo dice e riceviamo un’istruzione nelle università e negli istituti del mondo, e così via; ma, se la nostra fede è forte e il nostro impegno verso la Parola di Dio è forte, quell’istruzione viene filtrata attraverso la Parola di Dio. E in molti casi ciò ci rende più capaci di capovolgere la situazione e di riportare a loro la Parola di Dio, perché possiamo vedere la debolezza delle loro teorie e della loro teologia.

Penso a uomini come Francis Schaeffer, che sotto molti aspetti è un dono di Dio per questa epoca. Un uomo che per anni e anni ha studiato le filosofie del mondo, affinché, comprendendo le filosofie del mondo, potesse capire come la Parola di Dio risponde a quelle filosofie e potesse affrontarle sul loro stesso terreno con la verità di Dio.

Penso agli scienziati che per anni hanno studiato le teorie dell’evoluzione, per poterle confutare mediante il testo della Parola di Dio. Le filosofie di diversi culti e di false religioni sono state studiate in grande dettaglio da uomini devoti a Dio, i quali a loro volta ci hanno fornito risorse per contrastarle e per portare il vangelo alle persone intrappolate in sistemi falsi. Daniele e i suoi tre amici non temevano tutto questo, perché sapevano di possedere il criterio della Parola di Dio con cui vagliare tutta quell’istruzione.

A questo punto vi metterei in guardia dall’esporvi a quel genere di formazione, a meno che non possediate quel criterio; altrimenti potreste ritrovarvi a fare naufragio nella fede. Le persone mi chiedono: “Pensi che i cristiani debbano frequentare università secolari?”. La mia risposta è che alcuni cristiani dovrebbero andarci, non tutti. Alcuni di noi, forse, devono essere esposti a quelle idee per poterle affrontare.

Dunque, quell’istruzione non li turbava, perché possedevano ciò che occorreva per affrontarla. E accettarono perfino i nomi caldei. Non è una cosa tanto rara. Viviamo in una società in cui riceviamo nomi secondo ciò che è in uso nella nostra società. Oggi i nomi non significano nulla. Questo non li turbava affatto. Ma non avrebbero mai adottato quello stile di vita.

E, come ho detto l’ultima volta, è lo stile di vita di qualunque società a esercitare l’influenza più corruttrice, capite? Perché, non appena cominciate a vivere come vive quella società, vi siete abbandonati alla sua filosofia, indipendentemente da ciò che vi è stato insegnato. Lo stile di vita sarà sempre l’elemento più corruttore di qualsiasi società pagana.

E così vediamo che, a quel punto, Daniele rifiuta. Ferma il processo di lavaggio del cervello e non si adegua al loro stile di vita. In Proverbi 4:23 è scritto: “Custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa, poiché da esso procedono le sorgenti della vita”. E significa: custodite il vostro cuore, perché se mai perdete il vostro cuore, se mai cedete quella parte fondamentale del vostro essere che pensa, risponde, motiva e vi spinge ad agire; se mai la abbandonate, le sorgenti della vita saranno corrotte. Custodite il vostro cuore: è ciò che fece Daniele.

Ora, nel nostro studio, voglio che vediamo le conseguenze di un simile impegno. Abbiamo visto quell’impegno la settimana scorsa. Quali sono ora i risultati? E, a proposito, avrebbero potuto essere tutti negativi. Voglio dire, sapete, Nabucodonosor non era esattamente l’uomo più gentile del mondo.

E quando arrivò e disse: “Voglio che tutti questi giovani mangino il cibo del re. Voglio legarli a me. Voglio che si sentano in debito con me. Voglio che sappiano che li ho mantenuti e che ho dato loro il meglio. Voglio che assaggino le cose magnifiche che abbiamo qui in Caldea. Voglio che comincino a desiderarle e che dimentichino le cose del passato. Voglio che si adeguino al nostro stile di vita. Questo fa parte del processo”. E dire: “No, grazie, o re”, avrebbe potuto avere conseguenze molto serie.

Basta leggere un po’ più avanti nel libro per scoprire che, una volta, quando qualcuno non fece ciò che il re aveva ordinato, egli lo gettò in una fornace ardente. E un’altra volta, quando qualcuno non fece ciò che il re aveva ordinato, lo gettò in una fossa di leoni.

Dunque, talvolta i risultati di una posizione senza compromessi saranno negativi. Non c’è alcun dubbio. Talvolta bisogna pagare un prezzo molto alto. Opporsi a un monarca pagano poteva essere molto, molto pericoloso. Ma Daniele doveva farlo, perché il suo carattere glielo imponeva. E i suoi tre amici, quei meravigliosi giovani menzionati al versetto 6, Anania, Misael e Azaria, presero posizione e andarono dritti dentro quella fornace ardente. Daniele prese posizione e andò dritto dentro quella fossa di leoni. Se doveva essere così, allora sarebbe stato così. Non ci sarebbe stato comunque alcun compromesso.

Ora guardiamo il testo, cominciando dal versetto 8, e voglio che vediate una successione di caratteristiche—trovo tutto questo così entusiasmante—una successione di caratteristiche proprie di chi prende una posizione senza compromessi. Quando una persona decide nella propria mente di vivere senza compromessi in una società pagana, vi è una successione di caratteristiche che vedo illustrate qui. Non sono disposte in un ordine particolare; semplicemente le vedo manifestarsi. E sono estremamente pratiche. Ve le darò un po’ come una lista della spesa, così potrete cominciare a scriverle.

Primo, un’audacia che non conosce vergogna, un’audacia che non conosce vergogna. Versetto 8, guardatelo: “Ma Daniele si propose in cuore di non contaminarsi con i cibi del re e con il vino che il re beveva; perciò, chiese al capo degli eunuchi”—questo è Aspenaz, che abbiamo incontrato l’ultima volta—“di poter non contaminarsi”. Ora fermiamoci qui.

È affascinante. Ecco un’audacia che non conosce vergogna. Daniele dice: “Aspenaz, non desidero mangiare il cibo del re; non desidero bere il vino del re, perché mi contaminerebbe”. Un momento, Daniele. È un’affermazione piuttosto audace. Voglio dire, non potevi tergiversare un po’? Stai dicendo al re che il suo cibo ti contaminerà? Amo questo genere di audacia, e voi?

Non dice: “Sapete, o re, fin da quando ero piccolo ho sempre dovuto seguire una dieta speciale”. Non cercò di ingannare il re o il capo degli eunuchi; non tentò di svicolare. Non disse: “Ebbene, sapete, il mio corpo non riuscirebbe ad adattarsi”. Non disse: “Sono molto malato e, sapete, non mi sento tanto bene. E io—io farei meglio a non mangiarlo; è un cibo così ricco. E sapete, oh, sono così abituato al cibo del paese in cui vivevo che proprio non riesco a digerire questo”.

Non dice così. Avrebbe potuto dirlo. Noi potremmo fare così. Sapete, molte volte, quando vogliamo sottrarci a una situazione che in realtà coinvolge una questione spirituale, adduciamo una ragione diversa da quella spirituale per uscirne. Non vogliamo ammettere che il punto è quello. Qualcuno vi dice: “Ehi, perché non vieni con noi? Faremo questo e faremo quello”. E noi non diciamo: “Ebbene, sapete, non credo che sia giusto. Credo che farlo sia peccato e non comprometterei il mio impegno verso Gesù Cristo”. Diciamo: “Sì, sarebbe davvero bello, ma questa sera devo restare a casa. Devo fare qualcosa e, be’, sapete...”. Tergiversiamo. Non stabiliamo chiaramente che qui è in gioco una questione spirituale.

Oh, questo mi piace. Daniele ha quattordici anni: che carattere! Dice: “A proposito, dite al re che non posso mangiare il suo cibo; mi contaminerebbe”. Un’audacia che non si vergogna accompagna una vita senza compromessi. È una cosa magnifica, coraggiosa.

Avrebbe potuto usare una parola diversa da “contaminare”. È una parola molto forte. Nell’Antico Testamento si dice che ciò che è contaminato è un abominio davanti al Signore. Ma il motivo per cui non può mangiare né bere è che ne sarebbe contaminato, e dunque disse proprio questo. Sarebbe stato contaminato, primo, perché si trattava di carne offerta agli idoli, ed egli non si sarebbe avvicinato a un idolo. Secondo, sarebbe stato contaminato perché quel cibo non era preparato secondo la legge alimentare giudaica; avrebbe violato le leggi di Dio, e questo costituisce una contaminazione.

E sapete che cosa credo? In quel versetto non viene detto, ma il fatto che egli abbia affermato di non volersi contaminare mi fa pensare che dovette spiegare ad Aspenaz perché si sarebbe trattato di contaminazione. Deve avergli fatto un’intera esposizione sulle leggi alimentari dell’Antico Testamento. E deve avergli detto anche alcune parole ben scelte riguardo all’idolatria. Gli fece conoscere l’intera questione: “Questa è la mia posizione. Non faccio questo, perché non è conforme alla legge di Dio”.

Oh, sapete una cosa? Non è meraviglioso quando qualcuno, nel mezzo di una situazione molto difficile, non si vergogna di dichiarare la verità del proprio impegno verso la Parola del Signore? Questo è vero carattere, cari, vero carattere, vero carattere senza compromessi. Egli non si vergognava del suo Dio e non si vergognava della sua fede in Dio, perfino nel mezzo di una società pagana; sebbene fosse prigioniero del re, sebbene il re avesse il diritto di ucciderlo per disubbidienza e ribellione, nulla riuscì a scuotere il suo impegno.

Francamente, per le persone comuni, la Bibbia dice che il timore dell’uomo porta che cosa? Un laccio. Per la maggior parte delle persone, il timore dell’uomo ci intrappola. Non Daniele. Ma coloro che possiedono un carattere senza compromessi sembrano avere sempre un’audacia che non conosce vergogna.

Ho trovato questo punto così interessante che ho deciso di seguirne le tracce nella Bibbia. E sapete, l’ho visto in Mosè. Questo mi piace moltissimo. Lo vedo in Mosè. Mosè va dritto dal Faraone e dice: “Faraone, lascia andare il mio popolo”. Oh, questo mi piace. Lascialo andare, Faraone. E il Faraone dice: “Ora ti mostro io chi comanda”. Chiama i suoi maghi, essi fanno i loro trucchi, gettano a terra i loro bastoncini, i bastoncini diventano serpenti; Mosè getta a terra il suo bastoncino, esso diventa un serpente e divora i loro serpenti.

E dice: “Lascia andare il mio popolo”. Non aveva paura di prendere posizione per il suo Dio. Mi piace vedere Mosè quando arriva perfino a uccidere un Egiziano che opprimeva un Ebreo. Non aveva paura di prendere posizione per Dio e per il suo popolo.

Lo vedo in Davide. In un paio di occasioni i Salmi riportano parole che ci offrono questa visione del cuore di Davide. Salmo 40:8, questo mi piace: “Dio mio, desidero fare la Tua volontà; sì, la Tua legge è nel profondo del mio cuore”. Ora, ogni volta che una persona ha la legge di Dio nel cuore e desidera metterla in pratica, quello è lo spirito che non scende a compromessi. È proprio come Daniele. Davide dice: “Conosco la Tua legge e sono impegnato a osservarla”. Perciò: “Ho proclamato la giustizia nella grande assemblea; ecco, non ho trattenuto le mie labbra, o Signore, Tu lo sai”. Non ho mai addolcito il messaggio. Non ho mai taciuto una parola di verità e di giustizia.

“Non ho”—dice al versetto 10—“nascosto la Tua giustizia dentro il mio cuore; ho dichiarato la Tua fedeltà. Ho dichiarato la Tua salvezza; non ho celato la Tua benignità. Non ho nascosto la Tua verità alla grande assemblea”. Egli dice: “Dio, sono impegnato in questo e l’ho predicato con audacia, senza vergognarmi”. O Dio, donaci persone così.

Più avanti, nel Salmo 71:15: “La mia bocca proclamerà tutto il giorno la Tua giustizia e la Tua salvezza”. Tutto il giorno, dice, la mia bocca proclamerà la Tua giustizia e la Tua salvezza. Un’audacia che non si vergogna.

Gli amici di Daniele la possedevano. Guardate il terzo capitolo di Daniele. È davvero straordinario. Versetto 13: Nabucodonosor era così furioso e pieno d’ira che fa condurre davanti a sé Anania, Azaria e Misael, ai quali erano stati dati i nomi Sadrac, Mesac e Abed-Nego. Li fa venire e dice loro: “È vero, Sadrac, Mesac e Abed-Nego, che non servite i miei dèi e non adorate l’immagine d’oro che ho fatto erigere?”. Avete mancato di fare ciò che vi avevo ordinato?

“Ora, se sarete pronti, nel momento in cui udrete il suono di”—e poi elenca l’intera orchestra che suonava quando era il momento di adorare gli dèi—“se non vi prostrerete, sarete gettati in mezzo a una fornace ardente; e chi è quel Dio che potrà liberarvi dalle mie mani?”. Egli ha una concezione piuttosto debole di Dio.

“Sadrac, Mesac e Abed-Nego risposero e dissero”—questo mi piace—“O Nabucodonosor, non abbiamo bisogno di risponderti su questo”. Non è affatto difficile risponderti, “Se così deve essere, il nostro Dio, che noi serviamo, è in grado di liberarci dalla fornace ardente e ci libererà dalla tua mano, o re. Ma anche se non lo facesse, sappi, o re, che non serviremo i tuoi dèi e non adoreremo l’immagine d’oro che hai fatto erigere”. Non importa che cosa accada, non adoreremo la tua immagine. Oh, quale audacia. Quale rettitudine di carattere si manifesta in quei tre giovani.

Lo vediamo ripetutamente anche nel Nuovo Testamento: lo stesso genere di audacia che non si vergogna, che nasce da un cuore senza compromessi. Sto pensando a un versetto, sì, Marco 8:38. Il nostro Signore dice: “Chiunque si sarà vergognato di Me e delle Mie parole in questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui quando verrà nella gloria del Padre Suo con i santi angeli”. Accidenti. Sono parole piuttosto forti, non è vero?

In 1 Pietro 4:16 è scritto: “Se uno soffre come cristiano, non se ne vergogni”. Sapete, quando soffrite come cristiani, quando subite molti maltrattamenti, quando le persone vi parlano con disprezzo e vi tormentano, è facile cominciare quasi a vergognarsi di essere cristiani e chiudersi nel silenzio. Come ho detto, alcuni cristiani sono come un fiume artico, congelato alla foce—e con la bocca chiusa. Non dicono nulla. Per vergogna, non fanno sapere chi sono. Ma Pietro dice: “Nessuno di voi, se soffre come cristiano, se ne vergogni”.

Mi piace vedere Paolo alla fine del libro degli Atti. Viene condotto davanti a una serie di governanti fantoccio—Felice, Festo, Agrippa—e ogni volta, senza esitazione, con audacia e senza vergognarsi, predica Gesù Cristo. Scrive a Timoteo e gli dice: “Timoteo, Timoteo, Dio non ci ha dato uno spirito di paura, ma uno spirito di potenza, d’amore e di autocontrollo. E, Timoteo, non vergognarti di me, prigioniero di Cristo, e non vergognarti del vangelo”.

Un bellissimo versetto è riportato nel Salmo 119:46. Dice così: “Parlerò delle Tue testimonianze anche davanti ai re e non mi vergognerò”. Non è meraviglioso? “Parlerò delle Tue testimonianze anche davanti ai re e non mi vergognerò”. Non dovrebbe esistere nessuno al mondo capace di intimidirvi al punto da farvi tacere il vostro messaggio, nessuno.

Daniele possedeva il carattere di chi sta davanti ai re senza paura, con audacia e senza vergognarsi, e dice la verità; uno spirito intrepido, interamente consacrato a Dio, che lo rendeva straordinariamente sincero. Non è meraviglioso battersi con coraggio per la verità?

Ezechiele lo chiama “rendere la propria faccia dura come la selce”. E la selce, naturalmente, è durissima: significa essere risoluti, non scendere a compromessi. Infatti, in 1 Cronache 12:8, la stessa virtù viene descritta come “avere una faccia simile a quella di un leone”. Non sono molte le cose che intimidiscono un leone.

In Filippesi 1:27—questo mi piace moltissimo—leggiamo: “Soltanto, comportatevi in modo degno del vangelo di Cristo, affinché, sia che io venga e vi veda, sia che rimanga assente, oda parlare di voi: che state fermi in un solo spirito, combattendo insieme, con un solo animo, per la fede del vangelo”—ora ascoltate questo—“senza lasciarvi spaventare in nulla dagli avversari”. Non è meraviglioso? Senza lasciarsi spaventare in nulla dagli avversari, disposti con audacia a stare saldi e a parlare.

Ho trovato un’illustrazione interessante in un vecchio libro. È tratta da un sermone di D. L. Moody, e ve la leggerò. “Si racconta di un giovane che, con un piccolo gruppo di uomini, si presentò per attaccare un re che possedeva un grande esercito di tremila uomini. Il giovane ne aveva soltanto cinquecento, e il re gli mandò un messaggero per dirgli che non doveva temere di arrendersi, perché lo avrebbe trattato con misericordia. Il giovane chiamò uno dei suoi soldati e gli disse: ‘Prendi questo pugnale e conficcatelo nel cuore’. Il soldato prese il pugnale e se lo conficcò nel cuore. Poi, chiamatone un altro, gli disse: ‘Gettati in quel burrone’. E l’uomo si gettò nel burrone.

“Il giovane disse allora al messaggero: ‘Ora torna indietro e di’ al tuo re che ne ho altri cinquecento come questi. Moriremo, ma non ci arrenderemo mai. E di’ al tuo re anche un’altra cosa: entro mezz’ora lo avrò incatenato insieme al mio cane’. Quando il re udì questo, non osò affrontarli; il suo esercito fuggì davanti a loro come pula portata dal vento e, nel giro di ventiquattr’ore, il giovane aveva il re incatenato insieme al suo cane”.

Mi fido di D. L. Moody, ma non so quanto sia vera quella storia. Certamente non voglio screditare un uomo che non è qui, ma essa illustra il punto. È implicato un certo livello di impegno. Un carattere senza compromessi possiede un coraggio santo e impavido, che non conosce vergogna nel portare il nome di Gesù Cristo. E così, in un certo senso, potete misurare se avete preso quella posizione senza compromessi, se state vivendo quella vita senza compromessi, verificando se in voi vi è quell’audacia che non conosce vergogna.

Ve lo dico: quando, nella vostra mente, come Daniele, vi proponete in cuore che, dovunque la Parola di Dio traccia una linea assoluta, anche voi traccerete una linea assoluta, e lì starete saldi con audacia e senza vergognarvi, e parlerete delle Sue testimonianze davanti ai re, scoprirete che quell’audacia diventerà una realtà nella vostra vita. E sapete una cosa? Sono proprio queste le persone che Dio usa davvero.

Ho un amico, e forse alcuni di voi lo hanno conosciuto, Rick Wilder. Vive a San Francisco e sente che Dio lo ha chiamato a mettere i peccatori di fronte al loro peccato. E quello è certamente il luogo adatto. Ha una chiesa lì. Prende le persone della sua chiesa, esce con loro per le strade, va direttamente dagli omosessuali e dice loro che hanno bisogno di Gesù Cristo.

Si mette all’angolo di una strada e predica Gesù Cristo a piena voce. Raccoglie tossicodipendenti, persone dipendenti da ogni genere di sostanza, ex omosessuali, le persone più dissolte che possiate immaginare, gli emarginati della società, prostitute e ogni altro genere di persona; ha fondato una piccola chiesa e si ritrova una chiesa composta dal più grande mucchio di falliti che abbiate mai visto.

E dice che cercare di plasmarli fino a farne qualcosa che somigli a un corpo è un’impresa davvero difficile. Mi ha detto: “Sapete, vorrei prendermi una vacanza. Vorrei prendermi un giorno libero. Ma, se lascio queste persone anche soltanto per un giorno senza stare loro addosso, ricadranno nelle loro vecchie abitudini”, “Perciò”, dice, “non posso lasciare la città neppure per un giorno”. E passa tutto il giorno, per tutta la settimana, a servire queste persone. Possiede uno spirito senza compromessi che si manifesta in un’audacia che non conosce vergogna.

Lasciate che vi dia un secondo punto. Credo che una vita senza compromessi produca uno standard fuori dal comune: non soltanto un’audacia che non conosce vergogna, ma uno standard fuori dal comune. Sapete, le persone che vivono senza compromessi semplicemente non fanno le cose come le fanno tutti gli altri. L’avete mai notato?

Ad Aberdeen, in Scozia, c’è un pastore di nome Willy Still. Alcuni lo chiamano il Martyn Lloyd-Jones della Scozia. E l’altro giorno stavo leggendo un piccolo libro scritto da lui, che Eric Leaver mi aveva dato, intitolato The Work of the Pastor. In sostanza, egli diceva—questa è la sua espressione—: “Le persone che Dio usa di più sono i tipi strani”. Disse: “Perciò non dovreste sorprendervi se incontrate dei tipi strani. In realtà, ogni persona che io abbia mai conosciuto e che Dio abbia usato in modo speciale era un tipo strano”.

Ora, capisco ciò che intende. Sta dicendo che, per le persone che vivono questo genere di vita senza compromessi, vi sarà inevitabilmente uno standard fuori dal comune. Non faranno le cose come le fanno tutti gli altri. Stabiliranno per sé un livello superiore a quello delle masse, perfino superiore a quello degli altri cristiani. Semplicemente non vivono sul piano ordinario. Stabiliscono criteri che superano sempre la norma.

Ricordo che, quando ero ancora un ragazzo, appena alle superiori, cominciai a leggere di alcune persone straordinarie nella preghiera, e non riuscivo a credere all’impegno che vi dedicavano. Lessi anche un paio di biografie missionarie, e quelle persone semplicemente—non vivevano la vita cristiana come la viveva chiunque io conoscessi. C’erano molte persone, sapete, che facevano tutto secondo le regole, ma sembrava che queste fossero salite a un altro livello.

Bene, guardate di nuovo la fine del versetto 8. Egli dice: non voglio alcuna porzione del cibo del re; non voglio bere il vino che beve il re. Ora scendete al versetto 12. In sostanza, fa un passo ulteriore: “Dateci soltanto legumi e acqua”. Un momento. Non sei obbligato a bere il vino del re né a mangiare il cibo del re; potresti benissimo mangiare altri cibi e bere un vino consentito.

Ma Daniele dice: “Guardate, voglio spingermi oltre: niente vino, proprio per niente”. Era completamente astemio: beveva soltanto acqua e non mangiava alcun tipo di carne, soltanto ciò che viene chiamato “legumi”, una qualche varietà di fagioli e semi. Tutto qui.

Ebbene, voi potreste dire: “Daniele, questo non è realmente necessario”. Ma le persone che prendono il genere di impegno che egli prese desiderano sempre vivere sul piano più elevato. Sembrano scegliere un criterio superiore a quello di tutti gli altri. I loro ministeri si collocano a un livello superiore. Hanno un grado più alto di impegno. Hanno una vita di preghiera più fedele. Sono appena un po’ più consacrate a uno studio profondo della Parola di Dio.

E posso illustrare questo principio occupandomi, per esempio, della questione del vino. Ora, perché Daniele dice: “Io non—non berrò alcun vino, affatto”? E, a proposito, mantiene questo impegno per tutto il corso della vicenda. Perché lo fa? Non gli viene richiesto.

Infatti, l’Antico Testamento parla di yayin, una parola che significa “vino”, come di un elemento molto comune nella società giudaica. Credo che ne abbiamo parlato un po’. Come sapete, era vino mescolato, quindi diluito, ed era lecito berlo. Infatti, nel sistema sacrificale venivano usate offerte di vino. Nel tempio si conservava perfino una provvista di vino. Isaia 24 parla del bere vino in relazione al canto e alla gioia. In Isaia 55 il vino è addirittura un simbolo della salvezza.

Dunque, nell’Antico Testamento non si affermava che il vino in sé—un vino mescolato in modo appropriato—fosse sbagliato o malvagio. Allora perché egli sceglie questo criterio? Ebbene, è proprio così che accade con quel genere di impegno. Lasciate che vi dia un’illustrazione. Tornate per un momento a Levitico capitolo 10—Levitico 10:8.

“Il Signore parlò ad Aaronne”. Ora, Aaronne non è semplicemente come tutti gli altri. Aaronne è il sommo sacerdote, e la sua discendenza sarebbe stata la stirpe sacerdotale. Così il Signore parla ad Aaronne e, attraverso Aaronne, a tutti coloro che sarebbero stati coinvolti nel sacerdozio; in sostanza dice: “Se dovete essere sacerdoti, non bevete vino né bevanda inebriante”—né yayin né shekar—“tu e i tuoi figli con te, quando entrerete nella tenda di convegno, affinché non moriate; sarà una legge perenne per tutte le vostre generazioni, affinché possiate distinguere ciò che è santo da ciò che è profano, ciò che è impuro da ciò che è puro, e possiate insegnare ai figli d’Israele tutte le leggi che il Signore ha comunicato loro per mezzo di Mosè”.

In altre parole, tenetevene lontani, perché potreste cedere alla sua tentazione; allora perdereste la capacità di distinguere correttamente tra santo e profano e di insegnare rettamente al popolo. Avete una responsabilità troppo delicata per correre un simile rischio.

In Numeri capitolo 6, guardate con me per un momento. Numeri capitolo 6: “Il Signore parlò a Mosè, dicendo: Parla ai figli d’Israele e di’ loro: quando un uomo o una donna farà un voto speciale, il voto di nazireato”—che, a proposito, significa “essere separato”; non significa provenire da Nazaret, quella è una parola diversa; ma quando fate un voto di separazione, per separarvi per il Signore—“si asterrà dal vino e dalle bevande inebrianti; non berrà aceto fatto con vino né aceto fatto con bevanda inebriante; non berrà alcun succo d’uva e non mangerà uva fresca né uva secca. Per tutti i giorni della sua separazione non mangerà nulla che provenga dalla vite, dai vinaccioli fino alla buccia”.

Ora ascoltate: non era richiesto che tutti vivessero in questo modo. Ma chi desiderava consacrare la propria vita a Dio in un modo particolare stabiliva uno standard fuori dal comune, capite? Era una questione di scelta. Ma quando avevate stabilito di voler vivere sul piano più elevato e coglievate l’occasione per farlo, fissavate uno standard fuori dal comune.

Guardate con me per un momento il capitolo 31 di Proverbi, l’ultimo capitolo, e troverete qualcosa di simile. In Proverbi 31:4: “Non spetta”—ora ascoltate—“non spetta ai re, o Lemuel, non spetta ai re bere vino, né ai principi desiderare bevande inebrianti”. E, a proposito, Daniele potrebbe benissimo essere provenuto da una famiglia reale ed essere stato istruito in questo straordinario principio biblico; ciò potrebbe essere parte della ragione per cui non avrebbe mai toccato il vino. È possibile che avesse già preso questo impegno come membro della famiglia reale.

Ma “non spetta ai re, non spetta ai principi, affinché non bevano, dimentichino la legge e pervertano il diritto di tutti gli afflitti. Date la bevanda inebriante a chi sta per perire”. Quando qualcuno si trova negli ultimi spasimi e nelle agonie della morte, sedatelo con essa. Ma non datela a persone che devono prendere decisioni a livello spirituale. Alla massima responsabilità spirituale corrisponde uno standard fuori dal comune.

Il capitolo 5 di 1 Timoteo ci conduce al pensiero del Nuovo Testamento su questo argomento. E trovo interessante udire l’apostolo Paolo dire a Timoteo: “Non continuare a bere soltanto acqua, ma usa un po’ di vino a causa del tuo stomaco”. Perché pensate che lo abbia detto? “Non continuare a bere soltanto acqua”? Vi dirò perché credo che lo disse: perché Timoteo non beveva altro che acqua. Il fatto che Paolo debba istruirlo a prendere un po’ di vino e dirgli di non bere soltanto acqua mi indica che Timoteo non era solito bere vino. Non era necessariamente un comando esplicito che gli fosse stato imposto. Era una scelta che aveva fatto, uno standard fuori dal comune.

Credo che in Luca capitolo 1 si dica di Giovanni Battista: “Non berrà né vino né bevanda inebriante”. In 1 Timoteo ci viene detto che un anziano non deve essere dedito al vino. Anche in Tito viene detto che non deve essere dedito al vino. Il punto, cari, è questo: coloro che scelgono ciò che è più alto e migliore, coloro che desiderano vivere con il massimo rigore, senza compromessi, ricercano uno standard fuori dal comune.

E Daniele desiderava certamente distinguersi dai ghiottoni e dagli ubriaconi di Babilonia, affinché non vi fosse alcuna confusione. Perciò non dice soltanto: “Non berrò il vino del re”; dice: “Non berrò alcun vino, affatto; soltanto acqua, soltanto acqua”.

E penso che oggi—so che nella mia vita è così—questa sia una scelta che ho fatto. Non mi rende più spirituale. Sento semplicemente che questo è un ambito in cui posso stabilire per me stesso uno standard fuori dal comune, per non essere trascinato in una posizione di compromesso e per evitare ogni apparenza di male.

Dunque, Daniele, benché il re lo avesse ordinato, non bevve. Quanto dovrebbe essere più facile per noi, quando non ci viene imposto alcun ordine del genere e non esiste neppure alcuna necessità? Grandi uomini, sapete—e sono certo che Daniele conoscesse le leggi di Dio al riguardo—grandi uomini sono caduti sotto il potere dell’alcol. Basta guardare un po’ più avanti nel libro di Daniele per vedere Baldassar perdere l’impero babilonese nel pieno dell’ubriachezza.

Basta studiare la storia per rendersi conto che, all’età di trentatré anni, Alessandro Magno perse l’impero mondiale perché era già un ubriacone incallito. Quando il “duca di ferro” d’Inghilterra, chiamato duca di Wellington, stava conducendo il suo esercito attraverso la penisola iberica, al suo quartier generale giunse la notizia che più avanti vi era un’enorme riserva di vino spagnolo di cui le sue truppe avrebbero potuto approfittare. Fermò immediatamente l’esercito. Mandò avanti alcuni uomini. E disse: “Fatela saltare in aria”. Essi fecero esplodere la cantina, poi egli fece riprendere la marcia all’esercito.

Si dice che Napoleone Bonaparte abbia perso la battaglia di Waterloo contro il vittorioso duca di Wellington perché, la sera precedente, il maresciallo Ney si era attardato troppo a lungo davanti al suo bicchiere di vino preferito; la mattina seguente aveva la testa annebbiata, la mente instabile e prese decisioni sbagliate.

Quando la Francia cadde davanti a Hitler durante la Seconda guerra mondiale, il maresciallo Pétain disse, cito: “La Francia fu sconfitta perché il suo esercito era ubriaco”. E il governo di Vichy del 1940 dichiarò che la causa del crollo della fibra morale dell’esercito francese era l’alcol, puro e semplice.

Non ha mai fatto alcun favore a nessuno. Daniele possedeva uno standard fuori dal comune. Una vita realmente senza compromessi non si spingerà fino al limite di ciò che è lecito; sceglierà ciò che è più alto, più nobile e migliore. Lasciate che ve ne dia ancora uno.

Una vita senza compromessi è caratterizzata da un’audacia che non conosce vergogna, da uno standard fuori dal comune e, in terzo luogo, da una protezione che non è di questo mondo: una protezione soprannaturale. Questo è magnifico. Versetto 9: “Ora Dio”—amo queste due parole. Avete colto? “Ora Dio”. Sapete bene quanto me—ascoltate—che, quando qualcuno stabilisce un criterio come fece Daniele, Dio sarà dalla sua parte, giusto? Dunque, è soltanto questione di tempo prima di leggere: “Ora Dio”. Non ci volle molto, “Daniele si propose in cuore”, al versetto 8, e Dio agì al versetto 9, “Dio fece trovare a Daniele favore e compassione presso il capo degli eunuchi”. Straordinario.

Ora, sapete, lasciate che parli di questo per un momento. Credo sia assiomatico che, anche se le persone non condividono le vostre convinzioni, vi ammirino perché le difendete, giusto? Voglio dire, tutti apprezzano una persona di carattere. Sapete, ci si stanca tanto di personcine inconsistenti, pusillanimi e meschine, che vacillano su ogni cosa, che si lasciano trasportare dalla marea come relitti e detriti, come bastoni impregnati d’acqua che vanno avanti e indietro sotto un molo. Ci si stanca tanto delle persone senza spina dorsale. È assiomatico che, quando incontrate una persona con delle convinzioni, la rispettiate, specialmente se le sue convinzioni sono forti, morali e dettate dalla coscienza.

Credo che l’integrità sia qualcosa di prezioso. Attribuiamo un grande valore all’integrità. Ma non è questo il punto qui. Non fu l’integrità di Daniele a influenzare Aspenaz, il capo degli eunuchi. Ora voi potreste dire: “Forse era semplicemente perché Daniele era un giovane così amabile”. Ebbene, credo che lo fosse. Credo che Daniele avesse una personalità benevola e amorevole. Penso che questo emerga più avanti nella sezione, quando vedremo altre cose su di lui. Il suo modo di parlare è così amorevole; vi è in lui tanta dolcezza, una tale assenza di aggressività. Possiede semplicemente quel genere di carattere meraviglioso che accompagna naturalmente un uomo devoto a Dio. Ci aspetteremmo di trovarlo.

Ma non credo neppure che sia stata la sua straordinaria personalità. Dunque non penso che fosse il valore umano attribuito all’integrità e così via. Non penso che fosse la personalità gradevole di quell’uomo. Credo che il motivo per cui le cose andarono così bene sia questo: “Ora Dio fece trovare a Daniele favore e compassione”. Un atto sovrano di Dio.

Questo è estremamente importante, cari. Dio controlla ogni cosa. Dio aveva un piano per Daniele. Dio aveva uno scopo per Daniele. E Dio voleva che Daniele fosse un testimone a Babilonia. Credo che, in un certo senso, Daniele sia la chiave di gran parte del quadro complessivo della storia del Natale. Mi domando se sarebbero mai venuti dei magi dall’Oriente, se non fosse mai esistito un Daniele. Voglio dire, Dio aveva per quest’uomo un piano a lunghissimo termine.

Dietro le quinte del ritorno, alla fine dei settant’anni, mentre il popolo rientra nella propria terra, vi sono il carattere e il ministero di Daniele, il quale, credo, contribuì a realizzarlo come strumento di Dio. Un uomo straordinario. Dio aveva un piano e Dio—ora fate attenzione—entrò semplicemente nel cuore di quell’uomo, vi pose favore e compassione, e nella Sua sovranità disse: “Aspenaz, tu amerai Daniele”. E lo amò, lo amò davvero.

E non credo che sapesse perché lo amasse, ma lo amava. È straordinario. E sapete, perfino Nabucodonosor, che era brillante e potente, non poteva fare nulla per deviare o cambiare il piano di Dio. Dio mise nel cuore di quell’uomo il desiderio di trattare Daniele con benevolenza.

Ora ascoltatemi. Vivete una vita senza compromessi e godrete di una protezione soprannaturale. Le persone dicono: “Oh, bene, se mi espongo”—a volte mi dicono proprio così—“non... tu dici certe cose, sapete? Dici semplicemente ciò che pensi e dici ciò che la Bibbia afferma. Non ti preoccupi di ciò che potrebbe accadere?”.

Ebbene, potrei preoccuparmene per un minuto, ma passa molto rapidamente. Perché dico: “Ascolta, Dio. Questa è la Tua Parola. Tu mi hai messo in questa situazione, ora tiramene fuori”. E credo che, finché non verrà il momento in cui Dio dirà: “È giunto il momento che tu finisca, MacArthur”, godrò di una protezione soprannaturale. È semplicemente così. Credo che Dio protegga coloro che prendono un impegno verso di Lui.

Ora, ciò che è importante in tutto questo—e ascoltatemi—è che di solito scendiamo a compromessi perché temiamo di finire nei guai, mentre la verità è che, se non scendessimo a compromessi, Dio sarebbe la nostra protezione in mezzo ai guai. Ma non appena scendete a compromessi, rinunciate a quella protezione soprannaturale e siete lasciati a voi stessi. E allora un compromesso conduce a che cosa? A un altro compromesso, e poi a un altro, e a quel punto siete davvero intrappolati, perché, se mai direte la verità, tutti sapranno che fino ad allora siete stati degli impostori. Senza compromessi: questo è Daniele, e Dio lo protesse.

In 1 Re 8:50 è scritto: “Perdona al Tuo popolo, che ha peccato contro di Te, e tutte le trasgressioni che ha commesso contro di Te; fa’ che trovi compassione presso coloro che lo hanno condotto in cattività, affinché abbiano compassione di lui”. Ecco persone che dicono: “Dio, dona loro compassione”. E Dio lo farà, Dio lo farà.

Le persone dicono: “Sapete, se vivessimo in una società oppressiva e se le persone ci perseguitassero e ci sparassero a causa della nostra fede, e così via, continueremmo a dire la verità?”. Ascoltate: se non dicessimo la verità e scendessimo a compromessi, saremmo lasciati a noi stessi. Se dicessimo la verità, qualunque cosa accadesse, allora Dio sarebbe il nostro protettore soprannaturale.

E se Dio dice: “Tu vivrai”, non c’è un re al mondo che possa togliervi la vita, giusto? Neppure uno. È davvero straordinario. Non avete nulla da temere. Voi potreste dire: “Bene, se dico davvero ciò che penso, se prendo davvero posizione per la verità, perderò il lavoro”. Allora scendete a compromessi e vi private dell’aiuto di Dio. Ha senso? Chi volete nella vostra squadra, il vostro capo o Dio? Non esiste un capo al mondo che possa rimuovervi finché Dio non lo permette.

Salmo 106:46. Devo proprio condividere questo con voi, perché credo che riassuma l’intera idea. Ascoltate, è magnifico. Qui si parla di come Dio si prende cura del Suo popolo. È davvero meraviglioso, “Fece sì che trovassero compassione”—si parla del Suo popolo Israele—“presso tutti quelli che li avevano condotti in cattività”. Ora ascoltatemi. Non si tratta soltanto di Aspenaz. Dio mosse tutti i Caldei e i Babilonesi a compassione verso il Suo popolo. Vi rendete conto che Dio può influenzare non soltanto un re, ma un’intera società?

Perché? Perché il versetto 45 dice che Egli è un Dio che mantiene il patto, ed Egli aveva stabilito un patto con il Suo popolo. E, cari, noi abbiamo un patto con il nostro Dio in Cristo, non è vero? Se viviamo una vita senza compromessi, Dio si prenderà cura di noi.

Penso sempre a Davide. Davide è davvero grande, ma fece certamente alcune cose molto goffe, e una delle cose più stupide che abbia mai fatto accadde quando si trovava nel paese dei Filistei ed entrò nel palazzo. Naturalmente, egli era il più grande nemico dei Filistei, ed eccolo nel palazzo, preso dalla paura. Invece di dire: “Io sono Davide, re del popolo di Dio. Io sono Davide, colui che parla per Yahweh. Non esiterò a proclamare le Sue testimonianze”.

Invece di affrontare quella situazione pagana, si spaventa. E sapete che cosa fa? Finge di essere matto. Proprio così. È esattamente ciò che fece. Finse di essere pazzo. E la prima cosa che fece fu cominciare a sbavare sulla barba. La Bibbia dice che si lasciava colare la saliva su tutta la barba. Ora, in Oriente, la barba era un segno di dignità. Sbavare sulla propria barba era molto, molto indecoroso. Credo che lasci ancora molto a desiderare. Ma, comunque, era un comportamento estremamente indegno.

Sapete che cosa fece? Cominciò a sbavare sulla barba, si comportava come un pazzo e, dice il testo, continuava a far scorrere le mani su e giù per i battenti della porta, come se fosse folle. E voi dite tra voi: “Davide? Il dolce cantore d’Israele? Colui che scrisse tutte quelle Scritture? Davide, le cui mani erano coperte di sangue a causa di tutte le vittorie che aveva ottenuto? Davide, il grande uomo di Dio? Davide, quel musicista affascinante che aveva conquistato il cuore di ogni donna del paese? Davide, quella figura maestosa? Davide, che va in giro sbavando e facendo questo?”.

E sapete che cosa dice il re? Sentite, abbiamo già abbastanza matti in questa corte. Portate via quest’uomo. È questo che disse. Lo mandarono via, e lui pensa: “Oh, oh, il mio piano ha funzionato”. Poi si rifugia in una caverna nel mezzo del nulla e compone un salmo. E il salmo, in sostanza, dice: “Dio, sono stato davvero uno stolto, non è vero? Sono sceso a compromessi”. E per tutta la storia Dio registrò quella stupidità, affinché tutti la conoscessero. Invece di credere che Tu fossi il mio Liberatore e che, se avessi vissuto senza compromessi, con un’audacia che non conosce vergogna davanti a quelle persone, se avessi vissuto secondo uno standard fuori dal comune, avrei goduto di una protezione soprannaturale.

E quei Filistei non avrebbero potuto mettermi addosso neppure un dito, così come Golia, con la sua enorme spada filistea, non poté fare nulla contro la mia piccola manciata di pietre. Oh, quanto presto Davide dimenticò. Una protezione soprannaturale è promessa a chi non scende a compromessi.

E c’è un commento straordinario, dovete sentirlo, Proverbi 16:7, ascoltate: “Quando le vie di un uomo sono gradite al Signore”—ascoltate questo—“Egli fa sì che perfino i suoi nemici siano in pace con lui”. Non è meraviglioso? “Quando le vie di un uomo sono gradite al Signore, Egli fa sì che perfino i suoi nemici siano in pace con lui”. Qual è dunque lo scopo della vita? Piacere al Signore. Vivere con un’audacia che non conosce vergogna. Vivere secondo uno standard fuori dal comune e ottenere una protezione soprannaturale. Ragazzi, è entusiasmante avere quel senso di invincibilità.

Cari, posso dirvi questo? I cuori di tutti gli uomini sono nelle mani di Dio. Lo vedete? Sono nelle mani di Dio, i cuori di tutti gli uomini. Non di alcuni uomini: i cuori di tutti gli uomini. E tutto ciò che dovete fare è piacere a Dio, ed Egli controllerà i loro cuori. Così, la vita di Daniele mostra ciò che Dio farà per una persona che Gli ubbidisce fedelmente.

A proposito, tornate per un momento al versetto 9. La parola “favore” è il termine che indica “amore tenero, compassione” e così via; in realtà significa “amore fedele”. Aspenaz provava un genere virtuoso di amore fedele, insieme a un affetto profondo, istintivo. Era al tempo stesso un amore autentico e un amore pieno di sentimento. Quest’uomo amava davvero Daniele. Oh, quale situazione Dio sta preparando per Daniele.

Sapete una cosa? Se volete arrivare da qualche parte nel regno di Dio, non dovete fare giochi politici. Semplicemente non scendete a compromessi. Lasciate che sia Dio a collocarvi lì. Se Dio vuole innalzarvi nella società, o innalzarvi in una chiesa, o innalzarvi in un ministero, o innalzarvi in qualche altra situazione, vivete una vita senza compromessi e lasciate che Dio operi nei cuori delle persone che vi condurranno in quel luogo. Non cercatelo con le vostre forze.

Dio si prende una cura speciale del Suo popolo fedele, che non scende a compromessi. Penso al piccolo Mosè. Che cosa sa Mosè? Tutto ciò che sa è che sta galleggiando lungo il fiume Nilo. Non sa nemmeno che cosa gli stia succedendo. La cosa successiva di cui si rende conto è che vive nel palazzo del Faraone.

Voi potreste dire: “Come ci è arrivato?”. Semplicemente qualcuno lo raccolse e lo mise lì. E sapete una cosa? Perfino sua madre era presente per allattarlo. Chi organizzò tutto questo? Dio. Non abbiamo bisogno di manovre politiche né di farci strada con le nostre forze. Quando non scendiamo a compromessi, godiamo di una protezione soprannaturale. Chiniamo il capo insieme in preghiera.

Padre, quali grandi verità abbiamo imparato questa sera. Una vita senza compromessi. Oh, la beatitudine di una vita senza compromessi, con un’audacia che non conosce vergogna, che ci chiama a vivere secondo uno standard fuori dal comune e ci permette di dipendere totalmente da una protezione soprannaturale. E questo è soltanto l’inizio, Signore. In questo capitolo vi sono almeno altre cinque cose. Quanto è maestoso, meraviglioso ed entusiasmante sapere che la benedizione che viene da Te è concessa a chi vive secondo i Tuoi criteri.

Grazie, Padre, per ciò che ci hai insegnato questa sera. Fa’ di noi un popolo senza compromessi, con lo stesso genere di amore, la stessa dolcezza, la stessa tenerezza che abbiamo visto in Daniele. La stessa dolcezza e tenerezza che vediamo in Gesù, ma senza mai scendere a compromessi riguardo a ciò che sappiamo essere la verità assoluta della Tua Parola.

Aiutaci a non vivere come vivono gli altri. Aiutaci a scegliere un livello superiore. Aiutaci a non vergognarci mai. Fa’ che possiamo fare eco all’apostolo Paolo: “Io non mi vergogno del vangelo di Cristo, perché esso è potenza di Dio per la salvezza”. Fa’ che non ci vergogniamo mai, affinché, quando Ti vedremo faccia a faccia, Tu non debba mai vergognarTi di noi.

Grazie, Signore, per averci chiamati a questa vita e per averci promesso la Tua protezione quando la viviamo. Preghiamo per la gloria di Cristo. Amen.

FINE

This sermon series includes the following messages:

Please contact the publisher to obtain copies of this resource.

Publisher Information
Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969

Welcome!

Enter your email address and we will send you instructions on how to reset your password.

Back to Log In

Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969
Minimize
View Wishlist

Cart

Cart is empty.

Subject to Import Tax

Please be aware that these items are sent out from our office in the UK. Since the UK is now no longer a member of the EU, you may be charged an import tax on this item by the customs authorities in your country of residence, which is beyond our control.

Because we don’t want you to incur expenditure for which you are not prepared, could you please confirm whether you are willing to pay this charge, if necessary?

ECFA Accredited
Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969
Back to Cart

Checkout as:

Not ? Log out

Log in to speed up the checkout process.

Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969
Minimize