Vi invito di nuovo questa mattina ad aprire la vostra Bibbia, se volete, al capitolo 24 di Matteo. Torniamo di nuovo questa settimana a quello che sta diventando per noi un testo familiare, questo grande sermone del nostro Signore Gesù Cristo sulla Sua stessa seconda venuta che si trova nei capitoli 24 e 25 del vangelo di Matteo. Siamo arrivati ora alla sezione che va dal versetto 36 fino al 51. L’ultima volta che eravamo insieme, abbiamo cominciato a guardare a questi versetti, e concluderemo quell’esame questa mattina. Questa mattina abbiamo cantato un inno che indicava il fatto che stiamo aspettando il ritorno del Signore Gesù Cristo. E tutti noi come cristiani viviamo così, in anticipazione della Sua venuta. Un teologo – credo fosse Oscar Cullmann – disse: “Il cristiano esiste in tensione tra ciò che è già e ciò che non è ancora”. Abbiamo già sperimentato la salvezza; non abbiamo ancora sperimentato la pienezza della salvezza, cioè la redenzione dei nostri corpi. Abbiamo già ricevuto la potenza dello Spirito Santo; non abbiamo ancora visto la pienezza di quella potenza nel portarci alla piena gloria. Abbiamo già ricevuto la vita eterna; non abbiamo ancora partecipato alla risurrezione.
E così siamo, in un certo senso, presi tra il già ed il non ancora, e viviamo in quella tensione. Guardiamo indietro alla croce, guardiamo avanti alla seconda venuta, viviamo già negli ultimi giorni e non ancora negli ultimi degli ultimi giorni. Ogni credente, quindi, vive con un senso di ciò che è già vero e di ciò che non è ancora accaduto. Viviamo con quell’eccitazione, quel brivido, quella gioia dell’aspettare la venuta del Signore Gesù Cristo. E così lo scrittore agli Ebrei lo esprime con queste parole: “Così Cristo è stato offerto una sola volta per portare i peccati di molti; e a quelli che Lo aspettano Egli apparirà una seconda volta, senza peccato, per la salvezza” (Ebrei 9:28).
Sì, Egli ha già portato i nostri peccati, ma noi Lo aspettiamo perché non è ancora venuto la seconda volta per una piena e gloriosa salvezza. Pietro lo dice così: “Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo che, secondo la Sua abbondante misericordia, ci ha già fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, verso un’eredità incorruttibile, immacolata e inalterabile, conservata nei cieli per noi”. Sì, siamo già stati fatti rinascere, ma non siamo ancora entrati pienamente nella nostra eredità. E 1 Giovanni 3 dice: “Diletti, non è ancora stato manifestato ciò che saremo, ma sappiamo che quando Egli apparirà, saremo simili a Lui, perché Lo vedremo come Egli è”. Sì, abbiamo ricevuto Gesù Cristo, eppure non siamo ancora come Cristo in ogni modo.
E così viviamo tra il già e il non ancora. E i nostri cuori sono pieni di anticipazione per la seconda venuta. Non è così, naturalmente, per quelli che non conoscono Cristo. Coloro che sentono il messaggio della seconda venuta di Gesù Cristo e non sono pronti per quell’evento dovrebbero vivere nel timore. Paolo dice: “Conoscendo il terrore del Signore, persuadiamo gli uomini”. Lo scrittore agli Ebrei dice che è cosa spaventosa cadere nelle mani dell’Iddio vivente. Dice che il nostro Dio è un fuoco consumante. Pensare alla venuta di Gesù Cristo significa o pensare con speranza e anticipazione della gloria, o pensare con timore e terrore del destino eterno. E così guardiamo alla venuta di Cristo. Per noi che conosciamo il Salvatore, amiamo la Sua apparizione; per coloro che non Lo conoscono, temono la Sua apparizione.
In tutti noi c’è quella domanda: Quando accadrà? Quando verrà Gesù? Non è una domanda nuova. Se ricordate, quando abbiamo iniziato lo studio del capitolo 24, abbiamo notato il versetto 3: “I discepoli si radunarono attorno a Gesù sul Monte degli Ulivi e dissero: ‘Quando avverranno queste cose e quale sarà il segno della fine dell’età e della Tua venuta?’” Anche loro volevano sapere quando. Quando accadrà? Quando verrai in gloria e ricompenserai i giusti e giudicherai i malvagi? Quando verrai a stabilire il Tuo regno? Quando accadrà? E quali sono i segni?
Be’, nei versetti 4—35, il nostro Signore diede i segni, non è vero? Disse loro i segni. Ora, cominciando dal versetto 36, risponde alla domanda del quando. Aveva già risposto alla domanda del cosa, aveva dato i segni. Ora è la domanda del quando, “Quando avverranno queste cose?”, chiesero. La Sua risposta viene nel versetto 36 – guardatelo: “Ma quanto a quel giorno e a quell’ora nessuno lo sa, neppure gli angeli dei cieli, né il Figlio, ma il Padre solo”.
La Sua risposta sul quando è: nessuno lo sa tranne Dio solo. Nessuno lo sa, “Vuoi dire che nessuno sa quando Gesù verrà?” Sì, è ciò che Egli dice. Ma noterete che parla del giorno e dell’ora. Nel versetto 42, lo dice di nuovo: “Non sapete a quale ora”. Nel versetto 44, lo dice ancora: “Perché nell’ora che non pensate”. Nel versetto 50, alla fine: “In un’ora che egli non conosce”. Sì, è possibile conoscere l’epoca o il periodo di tempo in generale. È possibile conoscerlo; lo sappiamo già. Il periodo in cui la venuta del nostro Signore avverrà è già stato rivelato a noi in grande dettaglio.
Stiamo vivendo nell’età della chiesa. Essa giunge alla fine con il rapimento della chiesa. E quello è l’inizio della fine, l’inizio del giorno del Signore, se volete. La chiesa viene tolta. Il trattenitore, lo Spirito Santo, lascia andare il freno sul male. C’è l’ascesa dell’anticristo. Egli appare come il salvatore d’Israele, ma a metà di un periodo di sette anni, immediatamente dopo il rapimento, egli profana il Santo dei Santi, erige un idolo, chiama tutto il mondo ad adorare sé stesso, e ciò scatena la Grande Tribolazione.
La Scrittura è chiara su questo: il rapimento della chiesa, l’ascesa dell’anticristo, l’abominazione della desolazione, la Grande Tribolazione – chiamata così nel versetto 21 di questo capitolo – e in quella Grande Tribolazione accadono ogni sorta di eventi terrorizzanti. Sono chiamati, in questo capitolo, i dolori del parto del regno: dolori rapidi e successivi che vengono sulla terra e che sfociano nella nascita del regno di Cristo. Vengono alla fine, come i dolori del parto vengono alla fine di una gravidanza.
E così verrà un tempo in cui la chiesa è rapita, l’ascesa dell’anticristo avviene, e a metà del periodo di sette anni in cui egli sale alla prominenza, si pone per essere adorato dal mondo intero. Poi comincia a perseguitare Israele e avviene un massacro mondiale; il giudizio di Dio cade come descritto in Apocalisse 6—18. Alla fine di quel tempo, appare il segno del Figlio dell’uomo nel cielo. Lo vediamo nei versetti 29—31. Il cielo crolla, i corpi celesti cadono, tutto ciò che è in orbita perde la sua orbita, le potenze dei cieli sono scosse, e nel buio che ne segue nello spazio, Cristo appare, e quello è il segno della Sua venuta.
Così Egli ha detto, in questo meraviglioso messaggio: questi sono i segni. Ma ora aggiunge: “Del giorno esatto e dell’ora esatta, nessuno lo sa”. Il periodo di tempo, lo sappiamo. È immediatamente dopo – dice il versetto 29 – la Tribolazione. La Tribolazione è quel periodo in cui c’è l’ascesa dell’anticristo e in cui avvengono gli eventi descritti in Apocalisse 6—18 così come qui. Quel tempo può essere visto chiaramente. È un tempo che inizia con il rapimento della chiesa.
Poi, alla fine della Tribolazione, immediatamente dopo, appare il segno del Figlio dell’uomo nel cielo. Ma quanto tempo passerà da quel segno all’effettivo stabilirsi del regno e del giudizio, non lo sappiamo. Nessuno lo sa. E c’è un intervallo lì. Nel libro di Daniele c’è almeno un intervallo di 75 giorni che vediamo, ma potrebbe essere anche più lungo. Non lo sappiamo davvero, perché non sappiamo precisamente a cosa Daniele si riferisca. Ma c’è un periodo di tempo indefinito, e da qualche parte in quel periodo dopo la Tribolazione Cristo verrà in piena e finale gloria e giudizio. Ma il momento esatto, il giorno esatto, non è conosciuto. E così il Signore dice che nessuno lo sa, né uomini né angeli. In quel punto della Sua incarnazione e umiliazione, Egli stesso non lo sapeva perché il Padre non glielo aveva rivelato, ed Egli nella Sua umile incarnazione limitò la Sua onniscienza a ciò che il Padre gli rivelava. Dunque, è un tempo sconosciuto.
Ora, questo è molto importante, amici. La seconda venuta di Gesù Cristo avverrà in un tempo sconosciuto. Noi non sappiamo quando accadrà. Potrà accadere in qualsiasi generazione. Prima che accada, ci sarà il rapimento della chiesa, ci sarà il tempo della Tribolazione, ci sarà l’ascesa dell’anticristo, ci saranno tutti i segni, il segno del Figlio dell’uomo nel cielo, e poi qualche tempo dopo quello verrà Gesù Cristo.
Ma ricordate questo: tutte queste cose, dal rapimento della chiesa alla seconda venuta, accadranno molto rapidamente, non è vero? La Tribolazione stessa è di sette anni e la seconda venuta arriva immediatamente dopo. Così, in un periodo di circa sette anni, la fine della storia umana avverrà. E nei versetti 32—35 di questo capitolo leggiamo che la generazione che sarà viva quando i segni iniziano sarà ancora viva quando Gesù verrà. In altre parole, accadrà così in fretta che tutto avverrà in una generazione – in effetti, in un periodo molto breve. Una volta che comincia, finirà rapidamente. Potrebbe venire su questa generazione, perché se il rapimento della chiesa dovesse accadere immediatamente – e potrebbe – non c’è nulla che debba precedere il rapimento. Se dovesse accadere proprio ora, allora questa generazione vivrebbe tutti questi segni fino alla seconda venuta di Cristo – a condizione che sopravvivano. Un terzo dell’umanità sarà massacrato, un altro quarto sarà massacrato in un altro olocausto. Guerre e così via ne massacreranno altri. L’anticristo massacrerà tutti quelli che potrà. Se una persona vive fino alla fine, accadrà così velocemente che se ha visto l’inizio e sopravvive agli eventi, sarà presente per vedere la fine. Quindi potrebbe venire in qualsiasi momento in qualsiasi generazione.
Ora, quale deve essere la nostra risposta a questa improvvisa venuta di Cristo? Quale deve essere la nostra risposta alla fine dell’età? Prima di tutto, abbiamo visto nel nostro ultimo studio: la vigilanza. Guardate il versetto 37: “Come furono i giorni di Noè, così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo; perché, come nei giorni prima del diluvio, mangiavano e bevevano, si sposavano e si davano in matrimonio, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca; e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e li portò via tutti. Così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo”.
È quasi incredibile che non si accorsero, che la gente al tempo di Noè non sapesse che stava per piovere, perché avevano avuto qualcuno che glielo diceva per 120 anni. Noè era un predicatore di giustizia. E predicava giustizia e giudizio. E diede loro un segno molto grande del giudizio imminente costruendo una barca enorme, un’arca. Letteralmente la parola significa “cassa di legno”. Questo era il simbolo e il segno, costruito in 120 anni, che Dio stava per portare una devastazione tale da sommergere il mondo. E dice che fino a quando venne il diluvio e li travolse, non se ne resero conto. Continuavano semplicemente mangiando, bevendo, sposandosi e dando in matrimonio. In altre parole, continuavano con le routine della vita, ignorando la predicazione del giudizio e ignorando il segno e il simbolo del diluvio imminente. E così sarà nel giorno della seconda venuta di Cristo.
È difficile da immaginare. Il mondo in gran parte ignorerà il rapimento; ignorerà l’abominazione della desolazione; ignorerà l’olocausto di eventi che si verificheranno durante il tempo della Tribolazione. Ignorerà persino il segno del Figlio dell’uomo nel cielo; lo spiegherà via, lo razionalizzerà. Faranno qualcosa con esso, tranne che accettare ciò che esso intende trasmettere, ciò che intende comunicare, ciò che intende dire. E quando Gesù verrà, rimarranno scioccati. È difficile da immaginare, ma tale è la cecità del cuore umano. Tale è l’oscurità della mente umana. Pensateci: non riuscivano nemmeno a capire quando Dio stesso camminava in mezzo a loro. Perché dovrebbero essere più capaci in quel periodo di comprendere di quanto lo fossero quando Gesù era qui? Quando, in realtà, con l’inferno scatenato sulla terra, il peccato sarà peggiore che mai. Così non vedranno la verità. Oh, certo, ci sarà una grande salvezza. Gli ebrei saranno redenti, e ci sarà una grande redenzione anche tra i gentili, come dice Apocalisse 7. Ma ci sarà comunque una massa enorme, in tutto il mondo, di persone che, avendo vissuto tutti gli eventi incredibili che abbiamo raccontato nel capitolo 24, troveranno ancora la seconda venuta di Gesù Cristo avvenire per loro in modo inaspettato. È incredibile. Nonostante tutti i segni.
“E allora due saranno nel campo: uno sarà preso e l’altro lasciato. Due donne staranno macinando al mulino: una sarà presa e l’altra lasciata”. Il giudizio verrà e dividerà l’umanità. Coloro che sono presi, sono presi nel giudizio. Coloro che sono lasciati, sono lasciati per entrare nel regno. I giusti saranno lasciati per entrare nel regno; i malvagi saranno portati via nelle tenebre esteriori e nel giudizio eterno.
Così sta per venire un evento di cui il mondo sarà avvertito e riavvertito – e gli avvertimenti sono incredibili. Prima il rapimento, poi l’ascesa dell’anticristo, poi l’abominazione della desolazione chiaramente definita nel versetto 15. Tutti questi eventi sono registrati in modo chiaro sia qui sia in Apocalisse; ogni dettaglio è esposto. E nonostante tutto questo, e nonostante il segno del Figlio dell’uomo nel cielo – nei versetti 29, 30 e 31 – e persino nonostante la raccolta degli eletti da tutta la terra, ancora non vedono ciò che sta accadendo. Ancora non comprendono. Ancora non se ne rendono conto finché – come al tempo di Noè – finalmente, quando l’acqua arrivava al loro mento e la porta era chiusa, cominciarono a credere... ma era troppo tardi. Non c’era più modo di entrare.
Allora qual è la prima risposta all’improvvisa inaspettatezza della seconda venuta? Versetto 42: “Vegliate dunque”. Questo è un imperativo presente. Siate costantemente vigili, “perché non sapete a quale ora viene il vostro Signore”. E dice alla generazione viva in qualunque momento: “Non sapete quando tutte queste cose accadranno, non sapete quando apparirà la venuta del Signore. Fareste meglio a vegliare. Fareste meglio ad analizzare i segni”. Come abbiamo notato l’ultima volta in Matteo 16, Egli disse ai giudei: “Siete bravi a prevedere il tempo, ma non avete alcuna idea dei segni spirituali”. Ebbene, fareste meglio ad averne qualche idea; fareste meglio a essere vigili.
Il primo requisito è la vigilanza. Il secondo è la prontezza. Guardate il versetto 43, e ora andiamo avanti con ciò che non abbiamo ancora trattato, “Ma sappiate questo” – o “Pensate questo”. Potrebbe essere un imperativo o un indicativo. Mi piace pensare che sia un indicativo, cioè una dichiarazione di fatto. Mettendolo in parallelo con il versetto 42: “Voi non sapete a quale ora viene il vostro Signore, ma questo lo sapete”. Cioè: questo è ovvio. Questo lo capite, “Che se...” – ed è un “se” in greco che indica una condizione contraria alla realtà – se, e non è così, ma se fosse così, se il padrone di casa avesse saputo in quale vigilia, cioè in quale periodo di tre ore della notte... I giudei dividevano la notte in quattro periodi di tre ore: 18:00—21:00, 21:00—24:00, 24:00—3:00, 3:00—6:00. Dice: “Se un padrone di casa sapesse in quale di queste vigile viene il ladro, avrebbe vegliato e non avrebbe permesso che la sua casa fosse scassinata”. Letteralmente, la parola greca per “scassinare” significa “scavare attraverso”: scavavano i muri di fango o scavavano attraverso il tetto di tegole per entrare e rubare tutto. Così Egli dice: voi non sapete quando verrà il Signore, ma questo lo sapete: se un uomo sapesse che un ladro sta arrivando – non il minuto preciso, né l’ora esatta, ma solo il periodo generale – sarebbe certamente pronto per lui quando arriva, giusto? Certamente lo sarebbe. E questo è ciò che Egli sta dicendo. Questo lo sapete. Qualsiasi sciocco sa che se sta arrivando un ladro, e voi lo sapete, sarete pronti quando arriva.
E la venuta del Signore è spesso paragonata alla venuta di un ladro. Ma è bene dire che non è perché stia arrivando un criminale. Il paragone non indica la moralità del ladro, ma la natura improvvisa e inaspettata della Sua venuta. Questo confronto appare qui, in 2 Pietro 3:10, in Apocalisse 3:3, 16:15, in Luca 12:35—40, e anche in 1 Tessalonicesi 5:2 e seguenti. In tutti questi casi, il punto non è che Cristo sia come un ladro, ma che Egli verrà improvvisamente e inaspettatamente, proprio come un ladro arriva improvvisamente e inaspettatamente. Questa è l’unica analogia.
Aggiungo solo una nota: quando un ladro arriva, prende tutto ciò che avete. E così farà Cristo quando verrà e troverà un uomo non pronto per la Sua venuta: tutto ciò che quell’uomo ha sarà preso, non è vero? E tutto sarà bruciato. In quel senso, possiamo vedere Cristo come il “ladro” che porta via tutto ciò in cui l’uomo ha confidato e che non può resistere alla prova del giudizio. Così il Signore verrà inaspettatamente. Egli viene all’improvviso, in un momento in cui nessuno se lo aspetta. Ora, è difficile immaginarlo, perché quando pensate al rapimento e a tutti gli altri eventi, si direbbe che tutti staranno dicendo: “Accidenti, quando arriverà? Quando arriverà? Possiamo vederlo! Tutto è molto chiaro; sta per accadere!” Ma il peccato, essendo quello che è, incredibilmente accecante; e il mistero dell’iniquità giunto al suo apice; e la gente intenta a spiegare ogni cosa nel modo più conveniente possibile; e l’ostilità verso Dio salita alla febbre... la gente razionalizzerà ogni cosa. E persino quelli che potrebbero dire: “Bè, potrebbe venire; forse è questo il momento”, in qualche modo si adageranno nell’idea che non sta venendo. Non so cosa succede – forse dopo il segno nel cielo le cose tornano a una sorta di modicum di normalità e tutti dicono: “Bè, qualunque cosa fosse, dev’essere finita”, e si riaccomodano quel tanto che basta per non aspettarlo. Ed è proprio allora che Egli viene, non lo so, però so che non saranno pronti quando accadrà – a meno che non sono preparati, a meno che i loro cuori non si siano preparati per quel momento.
Ci sono persone, sapete che vorrebbero osservare i segni fino all’ultimo, e poi entrare all’ultimo momento, no. Il versetto 44 dice: “Perciò anche voi siate pronti”, non solo vigili – versetto 42 – ma “pronti”, “Perché nell’ora che non pensate, il Figlio dell’uomo verrà”, e dice l’altro lato della questione qui: “Voi non sapete quando sta venendo; ed Egli non verrà quando pensate che non verrà”, così non so cosa succederà dopo la Tribolazione e dopo il segno del Figlio dell’uomo. Non so cosa accadrà in quel periodo, in quel piccolo intervallo su cui abbiamo poca Scrittura. Non so cosa succederà, ma so che in qualche modo il mondo perderà il senso che Egli sta per venire immediatamente, e quando non meno se lo aspettano, Egli verrà in furia finale, ed in gloria finale.
Così il punto dell’analogia è semplice. Se un uomo sapesse che sta arrivando un ladro, sarebbe pronto. E se sapete che Gesù sta arrivando, è meglio che siate pronti. È meglio che siate pronti. Lo sapete che Egli viene. Se un uomo sapesse che un ladro sta arrivando, si preparerebbe. Gesù vi sta dicendo: “Io vengo, Io vengo”.
Mi ricordo che un predicatore stava parlando della seconda venuta. Era uno di quei tipi che pensano che non si debbano avere appunti, che si debba predicare solo a memoria. E dimenticò il suo punto. Tutto ciò che gli veniva in mente era: “Ecco, Io vengo presto; ecco, Io vengo presto”. Cercava di stimolare la memoria, così lo ripeté cinque volte, ma niente. All’ultima disse: “Se picchio il pulpito davvero forte e dico: ‘Ecco, Io vengo presto,’ forse mi tornerà in mente”. Picchiò il pulpito e finì in grembo a una signora in prima fila. Si scusò. Lei disse: “Perché si scusa? Mi ha avvertita otto volte che stava arrivando”. Lei aveva capito il punto.
E se Egli dice che viene, e lo ripete, allora potete essere certi che viene. E solo uno stolto, con tutte queste informazioni, non è pronto. Questo è il Suo punto. Se sapete in quale periodo Egli sta arrivando, se conoscete i segni, se vedete tutto questo, allora sareste pronti – se non foste stolti.
Guardate Luca 12 per un momento e trovate l’altro passo in cui il Signore dà sostanzialmente lo stesso avvertimento, anche se con termini un po’ diversi. Ancora una volta, il Signore spesso insegnava le stesse lezioni usando le stesse illustrazioni o altre simili. Come qualsiasi buon insegnante sa, le cose importanti si ripetono, e le buone illustrazioni si ripetono in contesti diversi perché aiutano le persone. E qui, in Luca 12, il Signore è di nuovo preoccupato di avvertire riguardo alla Sua seconda venuta. Dice: “I vostri fianchi siano cinti e le vostre lampade accese; e siate simili a uomini che aspettano il loro signore quando torna dalle nozze, affinché, quando arriva e bussa, gli aprano subito”. In altre parole, siate pronti affinché, quando torna, tutto sia in ordine, “Beati quei servi che il signore, arrivando, troverà vigilanti. In verità vi dico che egli si cingerà, li farà mettere a tavola e verrà a servirli”.
Meraviglioso. Quando il Signore ritorna, se siete stati fedeli, vi farà sedere a tavola e vi servirà. Questo è il regno. Se siete preparati quando Egli viene, vi siederete con Lui nel Suo regno ed Egli vi servirà, “E se viene nella seconda vigilia o nella terza vigilia e li trova così, beati quei servi”, perché sono pronti in qualunque momento Egli venga. Sanno che Egli viene; non sanno quando, ma sono pronti, “Sappiate però questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, veglierebbe e non lascerebbe scassinare la sua casa. Siate dunque anche voi pronti, perché il Figlio dell’uomo viene nell’ora che non pensate”.
Ora potete tornare a Matteo 24. È la stessa idea. È la stessa lezione di fondo. È la stessa verità che Egli ha dato qui: quando Egli viene, è un giudizio devastante; quando Egli viene, è una gloria immediata per i redenti. Quindi siate pronti. E poiché non sappiamo quando sarà, e nessuno lo sa, e nessuno lo può sapere, dobbiamo essere pronti in ogni momento – in ogni momento. Dunque: vigilanza e prontezza.
È una cosa essere vigili e dire: “Va bene, riconoscerò i segni”. È un’altra cosa essere pronti; e la prontezza parla di salvezza, di un cuore preparato. C’è una terza cosa che è richiesta: non solo vigilanza e prontezza, ma anche fedeltà. Notate i versetti 45—51: fedeltà. E qui c’è di nuovo una bella analogia, una storia, una parabola, se volete, che il nostro Signore usa anche in Luca 12 in un altro contesto, perché illustra in modo molto, molto chiaro il punto che Egli vuole sottolineare. È un’illustrazione potente, davvero potente.
Versetto 45: “Chi è dunque il servo fedele e phronimos” – assennato, saggio – “che il suo signore ha costituito sopra la sua casa per dar loro il cibo a suo tempo?” Di che cosa sta parlando? È una parabola molto interessante. Il signore è come Dio, il servo è come ogni uomo e ogni donna nel mondo. A ciascuno di noi è stata data un’amministrazione, una responsabilità. È come se il Signore avesse detto: “Va bene, ecco: amministra vita e respiro, intelletto, volontà, emozioni, talento, verità, sensibilità spirituale, opportunità, privilegio. Tutto ciò che ti do nel crearti a Mia immagine, tutto ciò che ti do nel colmare il tuo mondo di tutte le cose buone che posso creare, tutto ciò che ti do in termini di opportunità di servire Me, è ciò di cui sei responsabile”.
Come un servo a cui è stato detto di governare sulla casa – cioè, di amministrare tutti i beni e di assicurarsi che distribuisca correttamente il cibo a tutti al momento giusto e nel posto giusto. In altre parole, ogni persona nel mondo – non solo i cristiani – ogni singola persona nel mondo ha ricevuto da Dio una prova di amministrazione: vita, respiro, privilegio... tutte queste cose ci sono concesse da Dio e costituiscono un’amministrazione di cui dobbiamo rendere conto. E l’inferno sarà popolato non solo dal diavolo e dai suoi angeli, ma da persone che hanno sprecato quel privilegio, che hanno malversato i beni di Dio, come fece quell’uomo in Matteo 18 che fu chiamato a rendere conto di come avesse potuto malversare il denaro del re e si trovò in bancarotta. Cadde con la faccia a terra e supplicò misericordia. Ogni uomo e ogni donna nel mondo ha ricevuto da Dio un’amministrazione; e se voi malversate i beni, i privilegi, le risorse e le opportunità di Dio, sarete responsabili davanti a Dio per lo spreco della vostra amministrazione. E, come ho detto, l’inferno sarà pieno di persone che hanno usato le opportunità di Dio per se stesse, che hanno abusato del privilegio loro dato da Dio e che hanno fallito e rifiutato di servire Dio nel modo in cui Egli comanda.
Così ogni essere umano sulla faccia della terra è messo alla prova da Dio riguardo all’amministrazione di ciò che possiede. E questo è ciò che questo padrone di casa fa con un servo. Il versetto 46 dice: “Beato quel servo che il suo signore, arrivando, troverà facendo così”. Quando il Signore viene e trova dei servi che stanno facendo ciò che Egli voleva facessero, saranno beati, non è vero? Questo indica che sono credenti, indica che sono redenti, ubbidienti. L’ubbidienza è sempre il segno. Fare la volontà di Dio è sempre il segno della vera salvezza. Così, quando il Signore viene, troverà il vero servo che fa ciò che Egli gli ha detto di fare, che adempie la Sua volontà, che vive la propria amministrazione al massimo.
Versetto 47: “In verità vi dico che lo costituirà” – cioè, quel servo ubbidiente – “su tutti i suoi beni”. Questo è meraviglioso. Sta dicendo che quando il Signore ritorna e trova i Suoi servi fedeli, degni di fiducia, ubbidienti, li metterà a capo di tutto ciò che Egli possiede. È una cosa incredibile. Sapete cosa faremo nel regno millenario e nell’eternità? Siederemo con Cristo sul Suo trono – dice Apocalisse 3:21 – come Egli siede con il Padre sul Suo trono, e regneremo su tutto ciò che Egli possiede. Questo è il versetto 47. La vita è un’amministrazione. Ciò che fate con questa piccola fetta di tempo determinerà se regnerete o no nell’eternità sul trono di Cristo, oppure se sarete dominati all’inferno dai demoni e dai diavoli per i quali esso fu preparato. Così, quando il Signore viene, controllerà l’amministrazione, e chi sarà trovato fedele sarà ricompensato con un dominio eterno.
Versetto 48: “Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: ‘Il mio signore tarda a venire’, e cominciasse a percuotere i suoi compagni di servizio e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il signore di quel servo verrà nel giorno in cui egli non lo aspetta e nell’ora che egli non conosce; e lo farà tagliare in due e gli assegnerà la sua parte con gli ipocriti. Lì sarà pianto e stridor di denti”. Dall’altra parte, quando il Signore verrà, troverà alcuni che non sono stati fedeli. Alcuni che, non essendo stati fedeli nel poco, non possono essere fatti signori su molto. Alcuni le cui lampade non erano preparate, nei termini che vedremo nel capitolo 25. Alcuni che non hanno preso il loro talento per usarlo, ma lo hanno seppellito e nascosto. E saranno gettati in un luogo di pianto e stridor di denti, “Il servo malvagio” – dice – kakos, malvagio nella qualità, malvagio nella natura – “dice in cuor suo: ‘Il mio signore tarda a venire; non sarà qui per un po’. Sto guardando i segni.’”
E sapete che ci saranno persone così. Diranno: “Bè, senti, va bene. Ho tutto questo materiale profetico messo in fila. Mentre vedo i segni che proseguono, aspetterò semplicemente fino all’ultimo momento. E nel frattempo non userò ciò che ho per gli altri; nutrirò me stesso. E se gli altri si mettono in mezzo e cercano di prendere qualcosa di ciò che ho, li colpirò, li picchierò. E mi divertirò, mangerò e berrò con gli ubriachi. Sarò un tipo da buona compagnia, farò festa. Prenderò tutto il gusto che posso dalla vita. Vivrò lo stile di vita mondano”.
Non è che tutti gli inconvertiti vivano così. Non tutti gli inconvertiti picchiano gli altri o abusano del prossimo al grado in cui lo fa questo servo. Non tutti gli inconvertiti fanno baldoria con gli ubriachi. Ma egli è un’illustrazione di una persona inconvertita. Ecco perché dice che gli sarà data una parte con gli ipocriti, versetto 51. Non sembra che lui stesso sia particolarmente ipocrita. Un ipocrita è qualcuno che finge di essere religioso; questo tizio non sta fingendo di essere religioso, non mentre picchia gli altri e va in giro con gli ubriachi. Ma andrà nello stesso luogo dove vanno i falsi religiosi, il che significa che la categoria è più ampia di questa singola illustrazione: si tratta di tutti gli inconvertiti.
A proposito, Luca, nel passo parallelo, dice che sarà tagliato in due e gli sarà assegnata una parte con gli increduli. Quindi è solo un’illustrazione di molti tipi di increduli, inclusi non solo quelli che vivono una vita dissoluta e ubriaca, ma anche quelli che sono ipocriti religiosi. Quest’uomo pensa di avere un sacco di tempo. E ci saranno persone che diranno – e forse qualcuno che mi ascolta proprio ora lo dirà – “Bè, va bene, capisco. Voglio ciò che voglio. D’accordo, guarderò il rapimento. Se mi perdo il rapimento, sono ancora in tempo. So cosa verrà. Guarderò l’abominazione della desolazione: quando vedrò che succede, bene, starò controllando la mia lista. Poi guarderò lo svolgersi di Apocalisse 6—18. Poi, quando vedrò il segno del Figlio dell’uomo nel cielo, siccome non so esattamente cosa accadrà dopo, cercherò di rimanere un po’ sensibile. E proprio prima che io pensi che stia per accadere, entrerò, prenderò Cristo e ce la farò. E nel frattempo mi divertirò un mondo”.
Ebbene, il signore di quel servo verrà in un giorno, dice il versetto 50, in cui tu non lo stai aspettando e in un’ora di cui non sei nemmeno consapevole. Non provarci. Cosa ti fa pensare che se non vuoi dare il tuo cuore a Gesù Cristo ora, vorrai farlo in futuro? Cristo non cambierà. Non sarà più meraviglioso, non sarà più glorioso, non avrà più potere di salvare, non avrà più potere di cambiare la tua vita allora di quanto ne abbia ora. Se non lo vuoi ora, perché dovresti volerlo allora? Se non vuoi Gesù Cristo ora, quando il peccato è in qualche misura trattenuto – ed è difficile immaginarlo, ma è così – pensi che Lo vorrai di più in un periodo in cui il peccato non è trattenuto e il tuo male potrà dilagare a un grado che non ha mai raggiunto nella storia dell’uomo? Il mondo sarà peggiore di quanto sia mai stato. Pensi di essere soddisfatto delle tue concupiscenze ora? Ci sarà una tale soddisfazione lussuriosa nella Tribolazione che è indescrivibile. Perché dovresti voler Cristo in mezzo a tutto ciò, più di quanto Lo vuoi ora?
E non ingannare te stesso pensando di essere capace di leggere i segni. La Bibbia dice che nessuno è in grado di farlo. E Gesù verrà quando non pensi che venga, in un’ora di cui non sei nemmeno consapevole. E potrebbero esserci state molte persone ai giorni di Noè che dicevano: “Bè, se l’acqua mi arriva alle ginocchia, busserò alla porta”. Troppo tardi, troppo tardi, troppo tardi.
E il versetto 51 dice – questa è una cosa terribile – che “quando il padrone torna e trova il suo servo infedele, lo taglia in due”. Il verbo greco è dichotomeo, “dichotomizzare”. È usato in Esodo 29:17 nella Settanta, la traduzione greca dell’Antico Testamento, per indicare il segare in due un animale quando veniva offerto in sacrificio e tagliato in due pezzi. Serve a illustrare la serietà, il carattere devastante e mortale del giudizio del Signore. Quando Egli torna e trova questa persona che pensava di poter seminare zizzania, fare la bella vita, fare qualunque cosa volesse e poi scivolare sotto il filo, sarà troppo tardi. Verrà quando non se lo aspetta e pagherà un prezzo molto severo. L’uomo sarà tagliato in due, gli sarà assegnata una parte con tutti gli altri increduli e ipocriti, e passerà il resto dell’eternità piangendo e stridendo i denti. E, a proposito, pianto e stridor di denti è menzionato almeno cinque volte nel vangelo di Matteo, e ogni volta è un modo per descrivere il terribile, ininterrotto, inconsolabile dolore dell’inferno eterno.
Allora qual è il giusto tipo di preparazione per una venuta inaspettata e improvvisa di Cristo? Vigilanza, prontezza e fedeltà. Dobbiamo vegliare per i segni. Dobbiamo prepararci per la Sua venuta. E per farlo dobbiamo essere fedeli al Suo comando, alla Sua Parola e all’amministrazione che ci ha dato. Vedremo di più su questo mentre entriamo nel capitolo 25, quando guarderemo alle vergini – alcune delle quali erano pronte e alcune no – e quando guarderemo ai talenti – alcuni furono sprecati e altri furono usati. E questi illustreranno per noi lo stesso tema: essere fedeli, essere pronti, essere vigili alla luce della venuta di Cristo.
Ora ascoltate attentamente mentre concludiamo. 1 Tessalonicesi 5, versetto 2; voglio leggervelo: “Voi stessi sapete molto bene che il giorno del Signore verrà come un ladro nella notte”. Cioè, all’improvviso e inaspettatamente. È sottolineato di nuovo, “Quando infatti” – versetto 3 – “diranno: ‘Pace e sicurezza’” – proprio quando gli uomini penseranno che tutto va bene, proprio quando penseranno che ce la faranno e che sopravviveranno – “allora una rovina improvvisa verrà loro addosso, come le doglie alla donna incinta”. E ci sono di nuovo quei dolori del parto, “E non scamperanno affatto”.
Ci saranno dunque quelle persone che diranno: “Oh, pace e sicurezza, andrà tutto bene, tutto si sistemerà, andrà tutto per il verso giusto”. E all’improvviso devastazione e distruzione cadranno su di loro. E alcune di quelle persone che pensano di poter sopravvivere alla Grande Tribolazione si troveranno davanti a Dio prima che Cristo venga, attraverso morte, devastazione e disastro che avranno luogo in quel periodo di tempo. E così Paolo dice: “Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno abbia a sorprendervi come un ladro; voi siete figli della luce”. Quel giorno non ci sorprenderà. Quel giorno non ci prenderà alla sprovvista. Non siamo gente delle tenebre. Non credo che entreremo mai in quella Tribolazione. Credo che saremo portati via. Non siamo figli delle tenebre. Non siamo figli della notte. Siamo figli del giorno. Siamo figli della luce. E credo che il Signore ci porterà via prima che quella tenebra si scateni.
Non ho alcun desiderio di passare attraverso quel periodo. È infinitamente peggiore di qualsiasi descrizione biblica che la nostra immaginazione possa costruire. Non ha alcun senso avere una sciocca curiosità nel voler vedere la Tribolazione. Noi vogliamo vedere Gesù Cristo. Perché dovrei voler essere sotto il dominio dell’anticristo quando potrei essere alla presenza di Cristo alle nozze dell’Agnello? E credo che, non essendo figli delle tenebre, il Signore ci porterà via, perché i nostri cuori sono pronti. Ma per il resto del mondo diranno: “Oh, andrà tutto bene, pace e sicurezza”. E poi una distruzione improvvisa, quando meno se lo aspettano. Spero che siate pronti.
William Barclay riporta l’interessante storia di tre diavoli apprendisti che vennero davanti a Satana. Egli li mandò sulla terra a fare il loro apprendistato. Il primo diavolo apprendista disse: “Dirò alla gente che non c’è Dio”. E Satana disse: “Non funzionerà; sanno che c’è”. Il secondo diavolo apprendista disse: “Dirò alla gente che non c’è inferno”. E Satana disse: “Non funzionerà; sanno che c’è”. E il terzo diavolo disse: “Dirò alla gente che non c’è fretta, non c’è fretta”, e Satana disse: “Guadagnerai molte anime”.
C’è fretta. C’è fretta. Ascoltate cosa disse Paolo: “Questo voi fate, conoscendo il tempo, che è ormai ora che vi svegliate dal sonno, perché ora la salvezza è più vicina di quando credemmo”. Oggi siamo più vicini alla seconda venuta di quanto lo siamo mai stati nella storia umana, “La notte è avanzata, il giorno è vicino; gettiamo dunque via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce”.
FINE
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