Apriamo le nostre Bibbie questa mattina al capitolo 24 di Matteo, guardando ancora una volta ai segni della venuta del Signore Gesù Cristo, i segni del ritorno del Signore Gesù Cristo. Non so com’è stata la vostra infanzia, ma la mia è stata piena di molti giochi. Quando mi guardo indietro e penso a me stesso da bambino, non mi vedo in casa, mi vedo all’aperto. Forse è perché ho vissuto gran parte della mia vita nella California del Sud. E giocavamo ad un sacco di giochi all’aperto, ed uno di quelli a cui giocavamo spesso — e son che anche voi giocavate — era Nascondino. E qualcuno contava ed il resto correva e si nascondeva, ed il gioco cominciava davvero quando la persona che contava diceva: “Arrivo” — e com'è che continuava la frase? — “pronti o no”. Ci giocavate anche voi. Non era un gioco molto sofisticato, ma era così che andava, “Arrivo, pronti o no”.
Ebbene, quella frase, se riferita al Signore Gesù Cristo, ha grandi e profonde implicazioni escatologiche. E il testo in Matteo 24 che guarderemo questa mattina potrebbe davvero intitolarsi “Eccomi che arrivo, pronti o no”, perché è esattamente ciò che insegna. È un testo che tratta della improvvisa e inattesa venuta del Signore Gesù Cristo. Guarderemo ai versetti dal 36 al 42 di Matteo 24, e questa è in realtà solo la prima parte del messaggio che ci porta fino al versetto 51.
Ora, voglio che ricordiate il contesto, in modo che comprendiate dove siamo in questo straordinario Vangelo e nella vita del nostro Signore. Egli è ormai a poche ore dal tradimento e dall’esecuzione sulla croce. È seduto sul Monte degli Ulivi e i Suoi discepoli si avvicinano a Lui con una domanda molto importante che hanno in mente, e ci è riportata al versetto 3. Dicono: “Dicci, quando avverranno queste cose e quale sarà il segno della Tua venuta e della fine del mondo?”
Essi hanno dentro di sé la sensazione che la fine dell’età dell’uomo sia molto vicina, che il regno del Signore Gesù Cristo stia per arrivare molto presto. Sono stati indotti a crederlo perché Egli è, dopo tutto, il Re, ed è lì. Ha compiuto segni e prodigi per dimostrare la potenza del Suo regno. Ha recentemente denunciato i falsi capi religiosi d’Israele. Ha purificato il tempio da tutte le imprese empie che vi si svolgevano. Ha anche annunciato che presto verrà una desolazione su tutto il complesso del tempio, e ha persino dichiarato la verità che Egli verrà nella gloria. E tutte queste cose li hanno portati a credere che dev’essere molto, molto vicino. Infatti, Luca 19:11 dice che essi pensavano che il regno di Dio dovesse apparire immediatamente. Sembrava loro che Egli fosse lì ad annunciare Sé stesso come Re, che fosse lì a distruggere il falso sistema religioso esistente, affinché potesse stabilire il vero regno spirituale promesso loro dai profeti antichi. E così erano pieni di attesa.
Ora, la loro domanda ha due parti. Ha una parte del tipo “quale sarà il segno della Tua venuta” e una parte “quando avverranno queste cose”. Quali sono i segni e quando accadrà? Ora, il nostro Signore iniziò rispondendo alla domanda sui segni. E la risposta l’abbiamo già studiata, dal versetto 4 al 35. In quella sezione Egli dice loro qual è il segno della Sua venuta. Ed è dato in particolare al versetto 29, dove si dice che la luna non dà la sua luce, il sole si oscura, le stelle cadono, le potenze dei cieli sono scosse, e allora apparirà il segno. E il segno è il Figlio dell’uomo nel cielo. Questo è il segno della Sua venuta sulla terra, quando Lo vedranno nel cielo.
Ora, sarà preceduto da altri segni generali descritti dal versetto 4 al 28. Quindi ci saranno alcuni segni generali. A proposito, quei segni generali sono scatenati da un evento molto particolare nel versetto 15, l’abominazione della desolazione, quando l’anticristo pone l’idolo di sé stesso nel Santo dei Santi nel tempio di Gerusalemme e pretende che tutto il mondo lo adori. Questo scatena le doglie del parto. Questo scatena i segni, i segni generali. Quindi si comincia con l’abominazione della desolazione: questo è il primo dei segni. Poi ci sono segni generali descritti nel resto di quella sezione che abbiamo guardato, i quali culminano nel segno, che è l’apparizione del Figlio dell’uomo nel cielo. Questo è il segno. Ora, tutti questi segni, a partire dall’abominazione della desolazione fino al segno del Figlio dell’uomo nel cielo, sono segni molto rapidi. Avvengono in un periodo di tempo molto breve. La Bibbia ci dice tre anni e mezzo, o quarantadue mesi, o milleduecentosessanta giorni. Ed è per questo che sono chiamati doglie del parto: aumentano rapidamente, si intensificano man mano che si avvicinano al regno. Sono indicatori generali e infine un indicatore specifico della venuta del Signore Gesù. Ora, questa è la domanda sui segni.
Ora, cominciando dal versetto 36, Egli tratta la domanda sul quando. Quando verrà specificamente? In altre parole, vediamo l’idea generale di quel periodo di tempo, ma quando precisamente verrà? E dal versetto 36 fino al versetto 31 del capitolo 25, Egli si occupa del “quando avverranno queste cose”. Ed è lì che cominciamo il nostro studio questa mattina.
Guardate il versetto 36. Ecco la chiave per il resto di quella sezione, “Ma quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno li conosce; neppure gli angeli del cielo, né il Figlio, ma soltanto il Padre mio”. E con quella dichiarazione Egli dirige il loro pensiero alla questione del quando e dice loro che il quando è sconosciuto. I segni che precedono la seconda venuta sono stati chiaramente dati. Sono descritti in modo inequivocabile qui in Matteo 24 e anche in Apocalisse, nei capitoli dal 6 al 18. Non potete sbagliarvi. E la generazione che sarà viva durante quel periodo vedrà quei segni. Saranno segni osservabili. Saranno segni mondiali. Saranno indicazioni inequivocabili del crollo del mondo e dei suoi sistemi, così come dell’universo. Ma il momento specifico, cioè — notatelo al versetto 36 — il giorno e l’ora non sono conosciuti. Non sono conosciuti. E dobbiamo ricordarci che Egli parla di un giorno e di un’ora.
Giù al versetto 42: “Vegliate dunque, perché non sapete in quale ora”, “In quale ora”. Versetto 44: “Perciò anche voi siate pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate”. Versetto 50: “Il padrone di quel servo verrà nel giorno in cui non se l’aspetta e nell’ora che non conosce”. Versetto 13 del capitolo 25: “Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora in cui viene il Figlio dell’uomo”. Dunque, Egli sta parlando del momento specifico.
Ora, ascoltate, il periodo di tempo della seconda venuta sarà conosciuto, deve esserlo. Deve esserlo a causa di tutta la sequenza degli eventi. L’abominazione della desolazione sarà un evento storico. I tremendi conflitti mondiali, le guerre, le voci di guerre, nazione contro nazione, regno contro regno, le carestie, le pestilenze, le descrizioni di Apocalisse dal 6 al 18, dove le acque dolci sono devastate e le acque salate devastate, e il mare diventa sangue, e il giorno è alterato nel suo ciclo normale, e la luce del giorno è accorciata e vi è una maggiore quantità di tenebre — e tutti quegli eventi, molto osservabili, indicheranno che quello è il periodo generale e il tempo generale della seconda venuta. Ma il giorno e l’ora non saranno conosciuti. Quelli verranno con improvvisa inaspettatezza. Il periodo della Tribolazione è chiaramente indicato, e sappiamo che la venuta del Figlio dell’uomo, dice il versetto 29, è immediatamente dopo la Tribolazione. Ma quanto immediatamente, non lo sappiamo.
Per affrontarlo da un altro punto di vista, ricordate questo: che sia Daniele nell’Antico Testamento sia Giovanni nel Nuovo Testamento, scrivendo in Apocalisse, ci dicono che il periodo della Tribolazione, la Grande Tribolazione, è un periodo di tre anni e mezzo, quarantadue mesi, milleduecentosessanta giorni. Lo troviamo in Daniele 7:25, 9:27 e 12:7. Lo troviamo in Apocalisse 11, versetti 2 e 3, in Apocalisse 12:14 e in Apocalisse 13:5. Quindi ci sono tutti quegli indicatori, molto chiari, che si tratta di un periodo di tre anni e mezzo. Comincia con l’abominazione della desolazione al versetto 15, l’anticristo che stabilisce l’adorazione di sé stesso. Quindi è molto osservabile.
Poi saranno tre anni e mezzo. Subito dopo, dice il versetto 29, viene il segno del Figlio dell’uomo nel cielo. Ora, quanto “subito dopo”, non lo sappiamo. E una volta che appare il segno, non sappiamo quanto tempo passerà prima che Egli stabilisca effettivamente il regno. Quindi c’è una certa elasticità in questo. C’è un periodo di tempo lì in mezzo — Daniele ce ne dà un accenno, perché in Daniele 12:11 Daniele parla di un periodo di prova e tribolazione di milleduecentonovanta giorni, quindi aggiunge altri trenta giorni alla fine. E poi in Daniele 12:12 parla di milletrecentotrentacinque giorni — aggiunge altri quarantacinque, per un totale di settantacinque giorni. Così Daniele vede un periodo di tre anni e mezzo, quarantadue mesi, milleduecentosessanta giorni, e poi vede un altro periodo, non descritto nel suo contenuto, di settantacinque giorni.
Quindi non conosciamo esattamente il giorno e l’ora.
Il periodo di tempo, sì; il periodo generale, sì. Ora, lo sappiamo solo una volta che quel periodo è cominciato, giusto? Non lo sappiamo ora perché non sappiamo su quale generazione cadrà. Sarà avviato con il Rapimento della Chiesa. Questo non è ancora accaduto. E poi tre anni e mezzo di pace, quando l’anticristo verrà in soccorso politico della nazione mediorientale d’Israele e porterà loro sicurezza, cominciando a costruire il suo impero romano restaurato in Europa. E tutto sembrerà andare bene. E poi, è nel mezzo di quel periodo di sette anni che tutto questo comincia, quando egli stabilisce l’adorazione di sé stesso.
Quindi il Rapimento, l’ascesa dell’anticristo, le doglie del parto, il segno del Figlio dell’uomo, non sono ancora accaduti. Non sappiamo su quale generazione cadranno. Potrebbe essere questa generazione. Potrebbe accadere in qualsiasi momento: la Chiesa rimossa e la Tribolazione che comincia. Quindi non sappiamo quale generazione sarà. Ma la generazione su cui cadrà, anche con tutti quei segni, anche con tutto ciò che accade, non saprà comunque il giorno esatto e l’ora esatta in cui Cristo verrà. Questo è un segreto. Ora, qui non si parla del Rapimento, si parla della seconda venuta. Siamo alla fine della Tribolazione, come è ovvio dal versetto 29. Abbiamo attraversato il tempo della Tribolazione nel pensiero di Matteo e nell’insegnamento del nostro Signore.
È quindi un tempo di cui nessuno sa nulla. Ora, notate il versetto 36 e guarderemo ad alcuni particolari. Si tratta di un giorno e di un’ora di cui stiamo parlando, non di un’epoca. Non sappiamo su quale generazione cadrà, ma sappiamo questo: che qualunque generazione con cui cominci, con quella finirà, giusto? Questi sono i versetti 32-35. La generazione che vede l’inizio vedrà anche la fine, perché accadrà così in fretta. Così in fretta. Tre anni e mezzo di Tribolazione saranno terminati e poi, dopo un periodo di tempo indeterminato, da qualche parte in quel punto, il Signore verrà e stabilirà il Suo regno immediatamente dopo la Tribolazione, ma accadrà rapidamente. Ma nessuno conosce il giorno o l’ora, il momento specifico. E inizia dicendo “nessuno lo sa”, e si riferisce qui agli esseri umani, al genere umano, agli uomini naturali. Essi non lo sanno. Non lo sanno. Non è stato loro rivelato.
È anche sottolineato in Matteo 25:13, come ho letto un momento fa: “Non sapete né il giorno né l’ora in cui viene il Figlio dell’uomo”. Dio ha scelto di non rivelare quel momento specifico e di non dare alcun segno specifico di quel momento specifico. E c’è una ragione, nella Sua grande sapienza, per questo. Se gli uomini conoscessero l’esatto momento in cui il Signore verrà, potrebbero vivere senza Dio fino a poco prima di quel momento. Oppure anche le persone preparate potrebbero vivere nel panico o scoraggiarsi, pensando che il tempo sia troppo breve. La vita diventerebbe senza speranza se si sapesse esattamente quando il Signore verrà. Non ci potrebbero essere piani, non ci potrebbero essere relazioni continue, e tutto sarebbe influenzato in modo drammatico da quella conoscenza. Così il Signore ha scelto di non darci quella conoscenza, ma di farci vivere ogni momento nell’attesa della Sua venuta, ogni momento nell’attesa del Suo intervento, in modo che ci sia sempre prontezza. Se il mondo conoscesse il momento preciso della venuta di Cristo, si lascerebbe andare, pensando che in quell’ultimo momento finale potrebbe compiere i passi per sistemare le cose giusto in tempo, e così Dio non ce lo ha detto. Quindi nessun uomo lo sa. È nascosto agli uomini.
E poi Egli dice: “Neppure gli angeli del cielo”. Neppure gli angeli lo sanno. Il mondo naturale non lo sa e nemmeno il mondo soprannaturale. Ora, gli angeli sono gli intimi di Dio. In Isaia 6 essi si librano intorno al trono di Dio compiendo i Suoi ordini. In Matteo 18:10 essi vedono il volto di Dio, in intima comunione con Lui. Sono molto vicini a Dio. Sono intorno al trono. Comunicano con Lui regolarmente per compiere la Sua volontà.
Inoltre, se ricordate, in Matteo 13 ci viene detto che gli angeli sono gli agenti del giudizio nella seconda venuta. Quando Dio stende la mano per giudicare il mondo e raccogliere gli uomini per quel giudizio, Egli manda i Suoi angeli, che sono i mietitori, ricordate, a raccogliere il grano e la zizzania. Così gli angeli sono molto coinvolti nell’attività del giudizio. Nel versetto 31 del nostro capitolo che stiamo osservando ora, gli angeli sono quelli mandati a raccogliere anche gli eletti. Dunque, benché gli angeli siano gli intimi di Dio e benché siano faccia a faccia con Dio in senso spirituale, compiendo i Suoi ordini, e benché siano gli agenti del giudizio e della raccolta dei giusti e degli empi in quel tempo della venuta di Cristo, essi — nonostante tutto questo — non conoscono il momento esatto. Dio ha scelto di non rivelarlo a loro. E ha le Sue ragioni. Io non sono a conoscenza di tali ragioni, perché la Scrittura non le rivela. Ma nemmeno loro lo sanno.
Ora, i manoscritti migliori di Matteo ci indicano che dovrebbe essere incluso anche nel testo “né il Figlio” — “né il Figlio”. In Marco 13:32, che è il passo parallelo, è sicuramente incluso da Marco: “Quanto a quel giorno o a quell’ora nessuno li conosce, neppure gli angeli che sono in cielo, né il Figlio, ma soltanto il Padre”. E sarebbe meglio includerlo anche qui in Matteo. Penso che nella New American Standard e nella New International Version essi lo includano correttamente. Gesù dice: “Neppure il Figlio dell’uomo lo sa” — “neppure io lo so”. E, naturalmente, questo ha creato ogni sorta di interessante discussione. Come può Gesù Cristo, che è Dio, non sapere qualcosa? Come può Gesù Cristo, che è Dio, che è onnisciente — il che significa che conosce ogni cosa — non sapere qualcosa o non conoscere qualcosa?
Ebbene, credo che questo si spieghi piuttosto facilmente se comprendiamo il significato della Sua incarnazione. Gesù Cristo è pienamente Dio, vero Dio da vero Dio, come dicevano un tempo i teologi, vero Dio da vero Dio. Egli è Dio pienamente e totalmente, perché non si può essere “in parte Dio”; Egli è tutto Dio. Ma quando divenne uomo, limitò volontariamente l’uso della Sua divinità, dei Suoi attributi divini. Non è che depose quegli attributi; non è che mise da parte la Sua deità: è che ne limitò l’uso. Li aveva come strumenti, ma scelse di non prenderli e usarli. Così visse, per così dire, senza usare la Sua onniscienza a meno che il Padre non Gli dicesse di usarla.
Sappiamo che Egli era onnisciente in alcune occasioni. In Giovanni 2 si dice che non aveva bisogno che qualcuno Gli dicesse cosa c’era nel cuore dell’uomo, perché Egli sapeva cosa c’era nel cuore dell’uomo. Ci sono molti indizi della Sua grande conoscenza, della Sua conoscenza divina. Ma Egli limitò l’uso della Sua onniscienza a ciò che il Padre desiderava che conoscesse. Questo è il disegno dell’incarnazione. Quando la Bibbia dice che Egli divenne Figlio, che prese forma di servo, significa che si sottomise a ciò che il Padre voleva che facesse, a ciò che il Padre voleva che dicesse e a ciò che il Padre voleva che conoscesse. Ecco perché in Giovanni 15:15 c’è un versetto molto, molto importante per comprendere Cristo. Dice così — Gesù parlando ai discepoli —: “Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa ciò che fa il suo signore; ma vi ho chiamati amici” — ora ascoltate questo — “perché tutte le cose che ho udito dal Padre mio le ho fatte conoscere a voi”.
In altre parole, la conoscenza di Gesù nella Sua incarnazione era qualificata da ciò che il Padre Gli aveva rivelato. E il Padre Gli rivelava cose attraverso la Scrittura — cioè l’Antico Testamento, mentre Egli studiava la Scrittura — attraverso l’esperienza, mentre camminava nel mondo e vedeva l’azione della potenza di Dio, e attraverso la rivelazione diretta. Ma Gesù limitò la Sua conoscenza a ciò che il Padre scelse di rivelarGli. Non doveva farlo, ma scelse di farlo per assumere il ruolo di servo e compiere la redenzione dell’umanità. È un concetto molto importante, così che quando si dice che Egli si umiliò e prese forma di servo, fatto simile agli uomini, e così via, significa che limitò l’uso di quegli attributi. E se studiate, per esempio, i passi che trattano della Sua prima infanzia, ricorderete che si dice che Gesù cresceva in sapienza e in statura, ricordate, e in favore presso Dio e presso gli uomini. Cresceva in sapienza.
Voi dite: “Come poteva crescere in sapienza se era Dio?” Perché cresceva in sapienza nel senso che limitava la Sua conoscenza a ciò che il Padre Gli rivelava; così, finché visse, il Padre Gli rivelava costantemente cose nuove, e così Egli cresceva in sapienza. Capite? Quella era un’umiliazione autoimposta, se volete, della natura divina per compiere la vostra redenzione e la mia. E così, mentre Lo guardate qui, in un certo senso Egli sta ancora crescendo in sapienza. Sta ancora crescendo in conoscenza, perché il Padre non Gli ha ancora rivelato questo. Ora, è il mio sentimento personale che dopo la risurrezione questo Gli sia stato rivelato. Quando Egli uscì dal sepolcro nella gloria della Sua vita di risurrezione, si dice in Matteo 28:18 che disse ai Suoi discepoli: “Ogni autorità Mi è stata data in cielo e sulla terra”. E penso che ciò significhi che non manca nulla; ho autorità su tutte le cose. E poi in Atti 1:7 disse questo: “Ma a voi non è dato di conoscere i tempi e le stagioni che il Padre Mio ha riservato alla Sua propria potestà”, e non Si include più. Dice “a voi non è dato”. Quindi può ben essere che dopo la risurrezione la Sua conoscenza fosse completa. È come se il Padre Gli avesse rivelato solo il prossimo grande evento e non Gli avesse mai rivelato il momento pieno della Sua seconda venuta finché Egli non fosse già uscito dal sepolcro e avesse compiuto la risurrezione, e poi il Padre Gli aprì il successivo evento nella Sua meravigliosa, meravigliosa opera.
E così Egli dice che gli uomini non sanno e gli angeli non sanno e, per ora, neppure Io so, per mostrare l’enorme inaspettatezza, improvvisità e mistero del momento della venuta di Gesù Cristo. E poi alla fine del versetto 36: “Ma solo il Padre Mio”. E ricordate, Egli Lo chiamò sempre Padre tranne che in un’occasione, in cui disse: “Dio Mio, Dio Mio, perché Mi hai abbandonato?” perché stava morendo sulla croce ed era separato da Dio. Ogni altra volta che parlò a Dio, Gli parlò come Padre. Quello era il Suo termine preferito per Dio. E “solo” è enfatizzato. Egli è l’unico che sa. E, naturalmente, è per questo che io credo che quando Gesù entrò nella Sua gloria, se non immediatamente dopo la Sua risurrezione, certamente dopo la Sua ascensione, allora rientrò nella pienezza di ciò che aveva prima dell’incarnazione, e in questo momento proprio ora Egli sa pienamente quando sarà quel momento della seconda venuta. Ma in mezzo a quell’incarnazione, ciò era stato abbandonato a favore dell’apprendere ciò che il Padre Gli avrebbe detto e nulla di più.
E così noi non sappiamo. Quel momento, non lo sappiamo. E questo — c’è una ragione per questo. Perché il Signore vuole che ogni generazione viva nell’aspettativa, ogni generazione viva — siete pronti per questa parola? — nella preparazione. Non sappiamo su quale generazione cadrà. Ma quando verrà, verrà in un olocausto e verrà a raffica. E non sappiamo quale generazione sarà, e persino la generazione su cui verrà non saprà il momento esatto. Così i cristiani, fin dal Nuovo Testamento, hanno sempre vissuto nell’ansiosa attesa della venuta di Cristo.
I Corinzi, per esempio, Paolo scrive loro in 1 Corinzi 1 e dice: “In modo che non manchiate d’alcun dono, mentre aspettate la venuta del nostro Signore Gesù Cristo”. C’è una chiesa di prima generazione a Corinto che aspetta la venuta del Signore Gesù Cristo. Stanno aspettando come se Egli dovesse venire nella loro stessa generazione. E poi in Ebrei: “Non abbandonate la vostra comune adunanza”, dice lo scrittore al capitolo 10, versetti 24 e 25, “e tanto più quanto vedete avvicinarsi il giorno”, come se quelle persone che ricevevano quella lettera agli Ebrei dovessero vivere per vedere avvicinarsi il giorno. E poi in Filippesi, l’apostolo Paolo scrive al capitolo 3, versetto 20: “La nostra cittadinanza è nei cieli, da dove anche aspettiamo come Salvatore il Signore Gesù Cristo”. Paolo dice che guardiamo lassù per vedere se Egli non stia venendo da un momento all’altro. E in Giacomo trovate la stessa cosa. In Giacomo capitolo 5, versetto 8: “Siate pazienti; fortificate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina”. E in 1 Pietro capitolo 4, versetto 7: “La fine di tutte le cose è vicina”. E 1 Giovanni 2:18: “È l’ultima ora”. E Apocalisse 22:20: “Ecco, Io vengo presto; amen. Vieni, Signore Gesù”, dice Giovanni.
Dunque, vedete, gli scrittori già al tempo del Nuovo Testamento aspettavano la seconda venuta di Gesù Cristo. Non comprendevano pienamente il tempo che sarebbe passato, vivevano nell’aspettativa. E ogni generazione dovrebbe farlo, perché ogni generazione dovrebbe vivere nella preparazione. Capite dove voglio arrivare? Questo è il punto. Se lo aspettiamo in qualsiasi momento, siamo preparati per esso in qualsiasi momento. E solo Dio sa quando sarà. Solo Dio sa quando avverrà quel momento specifico.
E così ponete la domanda: “E perché sta aspettando?” E penso di potervi dare una risposta. La prima parte di quella risposta viene da Apocalisse capitolo 14, versetto 15. Credo che stia aspettando per questa ragione, “Un altro angelo uscì dal tempio” — Apocalisse 14:15 — “gridando a gran voce a Colui che sedeva sulla nuvola”. Questa è un’immagine indicata a noi al versetto 14 del Figlio dell’uomo, il Signore Gesù Cristo, seduto nel cielo, e l’angelo viene e grida a gran voce: “Metti la falce e mieti, perché è venuta per Te l’ora di mietere, perché la messe della terra è matura. E Colui che sedeva sulla nuvola gettò la Sua falce sulla terra, e la terra fu mietuta”.
L’immagine qui è molto, molto importante. Si semina e ci si prende cura della semina e il grano cresce fino alla sua piena maturità e poi si miete. E l’immagine qui è questa: il Signore ha aspettato la maturazione del male. Ha aspettato la maturazione del peccato. E Dio non interverrà in giudizio su questo mondo finché la messe non sarà matura, finché il peccato non avrà fatto il suo corso, finché non si sarà esaurito, se volete, finché tutta l’empietà del mistero dell’iniquità — cioè la malvagità del male ancora non rivelata — ed è difficile immaginare che possa esserci del male ancora non rivelato, vero?
È difficile immaginarlo nel nostro mondo. Ma il male non rivelato di quel tempo futuro, quando il peccato farà il suo corso pieno e sfrenato, raggiungerà il suo apice e allora la falce sarà messa e la mietitura sarà compiuta. Dunque, la ragione per cui Dio ha aspettato in questi duemila anni è, prima di tutto, perché sta permettendo al peccato di fare il suo corso sregolato, di esaurirsi, di maturare fino al punto in cui sarà pienamente, finalmente e per sempre mietuto.
C’è un’altra ragione, e quella ragione ci è indicata in Romani capitolo 11 versetto 25. E dice: “Non voglio, fratelli, che voi ignoriate questo mistero, questa verità non rivelata, affinché non siate presuntuosi, ma che un indurimento, un indurimento in parte è avvenuto a Israele, finché sia entrata la pienezza dei Gentili”. La pienezza dei Gentili parla del raccoglimento della Chiesa in questa età. E credo che un’altra ragione per cui il Signore aspetta sia il raccoglimento della Chiesa. Credo che stia aspettando per raccogliere tutti i santi i cui nomi sono scritti nel libro della vita dell’Agnello. Egli sta aspettando di raccogliere i Gentili che per sempre e sempre e sempre, per tutta l’eternità, Gli daranno gloria, Gli daranno lode, Gli daranno onore, Gli daranno adorazione e Lo serviranno. Egli sta raccogliendo abitanti per il Suo cielo eterno, per lodare e glorificare il Suo nome. E inoltre, dopo che “sia entrata la pienezza dei Gentili” — dice il versetto 26 — “allora tutto Israele sarà salvato”. Deve esserci anche in futuro la salvezza d’Israele, affinché Giudeo e Gentile insieme per tutta l’eternità possano lodare Dio.
Così, è trascorso del tempo dalla prima venuta. Abbiamo aspettato tutti questi duemila anni ed Egli non è ancora venuto. E le ragioni sono due. Primo, che il peccato maturi; secondo, che i redenti che sono stati pianificati per la Sua gloria eterna siano condotti a quella gloria eterna. Dunque, è per il peccato e per la salvezza.
Ora guardate 2 Pietro capitolo 3 per un momento, e anche questo si riferisce allo stesso punto. In 2 Pietro capitolo 3, diciamo: “Caspita, ci sta volendo così tanto tempo. Questo continua e continua e continua. Quando finirà?” Ma ciò che dimentichiamo — al versetto 8 — “Non ignorate quest’unica cosa: che per il Signore un giorno è come mille anni e mille anni sono come un giorno”. In altre parole, Dio non tiene l’orologio. E ciò che a noi sembra un lungo periodo di tempo, perché siamo creature del tempo, non è affatto tempo per un Dio eterno e senza tempo. E il Signore non ritarda l’adempimento della Sua promessa, come alcuni reputano tardanza. Non è che Egli non possa adempierla o che non stia mantenendo la Sua Parola; Egli sta aspettando perché è longanime verso di noi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento. Egli sta aspettando finché tutti i Gentili e tutti i Giudei pianificati dall’eternità passata siano giunti alla redenzione. E allora verrà la seconda venuta. Non è che Egli non possa agire; è che sta raccogliendo i Suoi redenti. Non è che sia passato molto tempo, perché per Dio non è passato affatto del tempo.
Quanto sono stolti gli schernitori del versetto 3, non è vero? Schernitori che verranno negli ultimi giorni, camminando secondo le proprie concupiscenze — dice il versetto 4 — e dicendo: “Dov’è la promessa della Sua venuta?” Dov’è la promessa della Sua venuta? Ma no, Egli non verrà. Abbiamo aspettato e aspettato e aspettato e aspettato. E da quando i padri si sono addormentati, fino ai patriarchi, tutte le cose continuano come dal principio della creazione, dicono. Siamo uniformisti — uniformitaristi. Ora, crediamo nella teoria dell’uniformità: tutto procede allo stesso modo, nulla cambia mai. Ma per dire questo — dice il versetto 5 — devono essere volutamente ignoranti del fatto che per la Parola di Dio i cieli esistevano già da tempo e la terra stava fuori dall’acqua e nell’acqua, per mezzo della quale il mondo di allora, sommerso dall’acqua, perì. Devono essere volutamente ignoranti del diluvio.
Ascoltate, il mondo non è sempre andato avanti allo stesso modo. Dio cancellò l’intero mondo eccetto otto persone, vero? — nel diluvio. Non è continuato com’era. E ci sono prove in tutto il mondo, in tutto il globo, di un diluvio universale mondiale in cui Dio annegò tutta la civiltà umana. In Genesi capitolo 6, Dio guardò su tutta l’umanità e disse che non vedeva altro che malvagità e male continuamente e decise di annegarli tutti tranne le otto anime giuste sulla faccia della terra: Noè, sua moglie, tre figli e le loro mogli. E se volete dire: “Be’, tutte le cose sono sempre continuate come erano”, avete dimenticato che ciò è accaduto. Tutte le cose non sono continuate come erano.
La ragione per cui qui c’è un intervallo è perché — al versetto 8 — Dio nemmeno vede il tempo e, in secondo luogo, perché sta aspettando di raccogliere tutti i Suoi eletti. Ma — dice il versetto 10 — il giorno del Signore verrà, non è vero? Verrà. E verrà come un ladro nella notte. Inaspettatamente e all’improvviso, è questo il punto, quando non ce l’aspettiamo, quando non ci pensiamo, quando non ce ne rendiamo conto. E poi Egli discute il passare dei cieli e della terra e tutto questo. Ed è interessante per me che Pietro, in un certo senso, abbracci l’intero grande quadro della seconda venuta e non faccia una distinzione. E intendo questo: al momento in cui il Signore verrà nella Sua seconda venuta per iniziare il Suo regno millenario, i cieli saranno cambiati in modo drammatico e la terra sarà anch’essa cambiata. Lo sappiamo. Le stelle cadranno.
La luna non darà la sua luce. Il sole si spegnerà. Tutte le acque, dolci e salate, le conformazioni della terra saranno cambiate. Tutto sarà nel caos, le potenze dei cieli saranno scrollate. Crediamo che tutto questo avverrà nel periodo millenario, mentre Egli ricrea — per così dire — un nuovo cielo e una nuova terra per il regno, per il Millennio. Ci sarà, in un certo senso, un nuovo tipo di cielo e una nuova terra alla seconda venuta.
Poi alla fine del regno — in Apocalisse 21 — Giovanni parla del nuovo cielo e della nuova terra. E credo che dobbiamo vedere, allora, che questo processo di ricreazione è su due fasi, per così dire. Che quando Gesù viene, ci sarà una modificazione dell’universo. E alla fine del regno, ci sarà una ricreazione di un nuovo cielo e di una nuova terra che sono eterni. Durante il regno sarà una terra restaurata come la conosciamo e cieli restaurati come li conosciamo. Nello stato eterno finale, sarà un nuovo cielo e una nuova terra, qualcosa che non abbiamo mai conosciuto.
Quindi, in un certo senso, Pietro ci trascina fino alla totale dissoluzione di tutto alla fine del regno e ci dice, in effetti, che quando Gesù verrà, ci sarà una disintegrazione di tutto ciò che conosciamo nello spazio e sulla terra e un nuovo cielo e una nuova terra, dice al versetto 13. E quindi, in tal senso, è molto probabile che ci stia portando fino al cambiamento totale che avviene alla fine del regno. Ma quel cambiamento comincia prima dei mille anni, quando abbiamo un cielo restaurato e una terra restaurata. E lo sappiamo perché il collasso è molto chiaro nella Tribolazione e qualcosa di nuovo ne scaturisce e poi infine qualcosa di ancor più glorioso nello stato eterno.
È dunque interessante pensarci. Dio crea un mondo non caduto, poi il mondo cade. Poi il mondo è restaurato come il Signore vuole che sia per il regno di Gesù Cristo. E poi, in ultima analisi, è ricreato per il nuovo cielo e la nuova terra nello stato eterno. E così la storia del globo, in un certo senso, e dell’universo può essere vista in questa grande letteratura profetica.
Ora, verrà — dice allora Pietro. Verrà. “Quando verrà”? nessuno lo sa. Ora torniamo al versetto 36. Nessuno conosce verament il giorno e l’ora esatti. Conosciamo la generazione, giusto? Sì, vero? Perché è la generazione che vedrà le doglie del parto, i versetti 32-35. Quella è la generazione. Ma il giorno e l’ora, nessuno li conosce, nessuno li conosce. Allora quale dovrebbe essere l’atteggiamento di ogni generazione? Quale dovrebbe essere l’atteggiamento di ogni persona, dato che non conosciamo il momento esatto? In particolare, quale dovrebbe essere l’atteggiamento delle persone che vedono le doglie del parto? Quale dovrebbe essere l’atteggiamento di questa generazione che è viva in quel tempo? La generazione che vedrà l’abominazione della desolazione, la generazione che vedrà l’ascesa dell’anticristo, la generazione che vedrà il mutare del volto della terra, che vedrà tutti i disastri, naturali, spirituali e soprannaturali e qualunque altro, quale dovrebbe essere il loro atteggiamento?
Per prima cosa, dovrà esserci vigilanza. In secondo luogo, preparazione. E in terzo luogo, fedeltà. E guarderemo solo alla prima, la vigilanza, versetto 37. L’inaspettatezza della seconda venuta richiede vigilanza, “Ma come furono i giorni di Noè, così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo”.
Ora, ancora una volta, troviamo ciò che Pietro fa nella sua epistola nel collegare la seconda venuta del Signore Gesù Cristo e il Suo giudizio, il Suo olocausto cataclismico di giudizio, al diluvio. È l’unica illustrazione nella storia umana che possa anche solo avvicinarsi, perché distrusse totalmente la faccia della terra. E così scopriremo che l’atteggiamento che prevaleva al tempo di Noè sarà l’atteggiamento che prevarrà al tempo della seconda venuta. Questo è ciò che egli intende quando dice: “Come furono i giorni di Noè, così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo”. Sarà come ai tempi di Noè, poco prima della venuta del Signore Gesù Cristo. Sapete, non solo la gente non conosce il giorno e l’ora in cui il Signore viene, ma alla maggior parte non importerà nemmeno.
Anche con tutti i segni e tutti i prodigi e tutte le cose che accadono, non importerà loro. Non ci penseranno nemmeno. Non prenderanno neppure in considerazione questa come alternativa. È difficile immaginarlo. Voglio dire, è davvero difficile immaginarlo. Saranno schernitori e beffardi come in 2 Pietro capitolo 3. E tireranno fuori i loro piccoli regoli calcolatori e tireranno fuori i loro piccoli grafici e smanetteranno con i loro computer e analizzeranno l’universo per cercare di spiegare scientificamente perché tutto sta andando a rotoli. Perché ci sono terremoti e perché ci sono ogni sorta di movimenti nei cieli e perché le maree sono tutte sconvolte e perché la luna si spegne e perché il sole non funziona correttamente e perché il giorno è stato accorciato e perché c’è sangue nei mari e amarezza nelle acque dolci e perché le persone si stanno scannando e perché ci sono terribili massacri in tutto il mondo. Cercheranno di capire tutto questo sociologicamente, scientificamente, razionalmente. Ma non guarderanno alla verità della Parola di Dio.
Direte che è quasi impossibile crederlo, ma è proprio così. Voglio dire, perché dovremmo aspettarci che siano diversi da quando il Signore Gesù Cristo era qui la prima volta, giusto? Voglio dire, potevano vederLo. Potevano ascoltarLo. Lo guardavano togliere la malattia dalla terra di Palestina. Lo guardavano risuscitare i morti. E ancora non riuscivano a trarre le conclusioni giuste. Anzi, i capi religiosi decisero che Egli era del diavolo.
Dunque, la mente dell’uomo è accecata, vedete. E il mondo al tempo del nostro Signore era così egoista, così egocentrico, così pio, così ipocrita, così materialista, così peccaminoso, così empio, così privo di vita e percezione spirituale che non riusciva nemmeno a vedere il Salvatore mentre camminava in mezzo a loro. Perché dovremmo aspettarci che il mondo del futuro sia diverso quando vedrà i segni della Sua venuta?
In Matteo capitolo 16, ricordate i primi tre versetti? Tremenda accusa. I Farisei e i Sadducei vennero e tentarono Gesù e desiderarono che Egli mostrasse loro un segno dal cielo. Voglio dire, è ridicolo chiedere una cosa del genere, “Dacci un segno dal cielo”. Avevano visto da Lui migliaia e migliaia di tali segni. Ed Egli rispose e disse loro: “Alla sera dite: bel tempo, perché il cielo è rosso. E al mattino dite: oggi tempesta, perché il cielo è rosso e nuvoloso. Oh ipocriti, sapete discernere l’aspetto del cielo, ma non sapete discernere i segni dei tempi”. Dovreste essere capi religiosi, siete bravissimi a prevedere il tempo, ma non avete la minima idea di ciò che Dio sta facendo.
Vedete, essi hanno chiuso la mente alla verità di Dio, proprio come la storia d’Israele è stata una storia di ignorare la Parola di Dio. Hanno ignorato i profeti di Dio. Hanno ignorato i miracoli di quei profeti. Hanno ignorato le parole di quei profeti. Hanno assassinato i profeti. Hanno assassinato il Figlio di Dio. E quando si tratta dei segni della Sua venuta e della Grande Tribolazione, il mondo sarà altrettanto oscurato, altrettanto insensibile, altrettanto cieco come lo è sempre stato riguardo a ciò che sta accadendo. E farà ciò che ha sempre fatto: lo spiegherà via con qualche mezzo razionale.
Il fatto è che saranno più malvagi in quel tempo che in qualsiasi altro momento nella storia del mondo. La Bibbia ci dice in 2 Tessalonicesi capitolo 2 che durante il tempo della Tribolazione, il trattenere viene tolto. Lo Spirito Santo è oggi nel mondo a trattenere il male, a frenare il male. Sembra come se ne lasciasse uscire un po’ di più continuamente. Ma infine, quando viene la Tribolazione, Egli toglie le mani e il male fa il suo corso completo. E poi Apocalisse 9 dice che l’inferno rigurgita tutti i demoni temporaneamente legati e essi invadono la terra. Così la popolazione dei demoni aumenta immediatamente in modo drammatico. E poi ci viene detto che Michele e Satana combattono e Satana è gettato fuori dal cielo sulla terra, Apocalisse 12. Così ora avete Satana sulla terra e tutti i demoni che sono saliti e fuori dall’inferno come luridi rospi impuri, per così dire, che escono dall’inferno, e tutti i demoni che sono già qui e nessun freno, e il mondo semplicemente impazzisce nel peccato.
E quel tipo di mondo depravato, grossolano oltre ciò che possiamo immaginare — ecco perché è chiamato il mistero dell’iniquità, è iniquità a un livello che non è ancora rivelato o conosciuto o sperimentato in 2 Tessalonicesi 2 — quel mondo sarà così vile e così miserabile, così preso dal peccato e dal sesso e dalle droghe e dall’alcol, così immerso nella sua preservazione materialistica della Babilonia politico-economica, così malvagio, così pieno di odio gli uni per gli altri, per Dio, per la verità, che quando tutto questo accadrà, ci saranno tutti i tipi di spiegazioni tranne la disponibilità a comprendere la verità. Non vorranno comprendere la verità. E dice che sarà come ai giorni di Noè.
Vedete, ai giorni di Noè la gente ignorava la verità, non è vero? Sapete per quanto tempo predicò Noè? 2 Pietro 2:5 chiama Noè un predicatore di giustizia. Pensate che si sia semplicemente costruito un grande scrigno di legno — questa è la parola arca; la parola indica uno scrigno di legno — costruì un grande scrigno di legno in mezzo al deserto e disse alla gente che ci sarebbe stato un diluvio. E risero perché non aveva mai piovuto. Non esisteva una cosa come la pioggia. E lì non c’era acqua. E sapete per quanto tempo costruì quella barca? Centoventi anni, e loro ridevano e lo deridevano e lo schernivano e lo dileggiavano.
Ma 2 Pietro 2:5 dice che egli era un predicatore di giustizia. Non era solo un costruttore di barche, era un predicatore. Prima di essere un costruttore di barche, era un predicatore. E per 120 anni, mentre costruiva la barca, dev’essergli stato chiesto un milione di volte: “Perché stai costruendo la barca?” Giusto? “Perché stai costruendo la barca?” E quello era il grilletto per il sermone: “Perché Dio sta per giudicare la malvagità di questo mondo, e solo quelli che ripongono la loro fede in Lui scapperanno. E io sto costruendo la barca come via di scampo. Vorreste salire?” E risero e risero e lo schernirono. Per 120 anni andarono avanti con la vita come al solito mentre egli predicava giudizio, predicava giudizio, predicava giudizio, e lo dimostrava loro costruendo un grande scrigno di legno proprio in mezzo ovunque, così che tutti potessero vederlo. E non ci credettero. E sono sicuro che la prima volta che una goccia di pioggia colpì il naso di qualcuno, pensarono che un dinosauro avesse starnutito dietro una collina o qualcosa del genere. Ancora non avrebbero creduto. Non volevano crederci. Avrebbero potuto inventarsi ogni sorta di scuse per non crederci. Ebbene, com’erano i giorni di Noè? Versetto 38: “Come infatti nei giorni prima del diluvio, stavano” — cioè, le persone — “mangiando e bevendo, prendendo moglie e dando moglie, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca; e non si accorsero finché venne il diluvio e li portò via tutti; così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo”.
Incredibile. Centoventi anni quest’uomo predicò e predicò e predicò e predicò e predicò. E non ci credettero finché non furono spazzati via dal diluvio. E ci saranno segni e segni e segni per tre anni e mezzo, quarantadue mesi, milleduecentosessanta giorni. Ci saranno segni chiari in tutto il mondo che tutto si sta disfacendo. E ci saranno predicatori di giustizia: i centoquarantaquattromila, i due testimoni di Apocalisse 11, la schiera redenta di Gentili da tutto il mondo di Apocalisse 7. E saranno potenziati dal vangelo predicato dall’angelo che predica l’evangelo eterno su tutto il globo. Udranno il messaggio ma non ci crederanno, non ci crederanno finché non saranno letteralmente spazzati via nell’ultimo olocausto di giudizio nella seconda venuta. Si inventeranno ogni sorta di ragioni per schernire e beffare e ridere e ridicolizzare. E se erano così malvagi al tempo di Noè, saranno più malvagi al tempo della venuta del Figlio dell’uomo.
Ora guardate cosa dice. Mangiavano e bevevano, prendevano moglie e davano moglie. Ora, queste non sono colpe. Mangiare e bere non sono peccati e prendere moglie e dare moglie non sono peccati, “Prendere moglie” si riferisce alle persone che si sposano, “dare moglie” si riferisce alle famiglie che danno i loro giovani in matrimonio. Ciò significa che la vita andava avanti come al solito, giusto? Voglio dire, significa semplicemente che seguivano la routine. Vivevano come se nulla dovesse mai cambiare. Disprezzarono totalmente ciò che stava accadendo. Continuarono a mangiare ai giorni di Noè e a bere e a prendere moglie e a dare moglie come se non ci sarebbe mai stata una fine. Dunque mangiare e bere, questa è la routine personale. Prendere moglie e dare moglie, questa è la routine familiare, l’attività sociale. Semplicemente attraversavano i cicli della normale impresa personale, familiare e commerciale, la vita come al solito, seguivano la routine. Cercarono di adattarsi un po’ a quel tale Noè e a ciò che diceva, ma la vita andava avanti come al solito. Ed è esattamente ciò che accadrà nella Tribolazione.
Noi, credo, come cristiani viviamo sotto l’idea che quando tutto questo inizierà, in tutto il mondo la gente dirà solo, “Oh, è questo, è questo”. Ascoltate, ci sarà un residuo redento. Ci sarà un massiccio residuo redento, innumerevole, secondo Apocalisse 7. Ci sarà il risveglio e la fede della nazione Israele. Ma ci sarà anche un rifiuto mondiale di tutte queste cose come aventi qualcosa a che fare con qualsiasi cosa relativa a Dio. Secolarismo, il culmine di esso. E nei giorni di Noè prima del diluvio, continuarono semplicemente con la loro routine fino al giorno in cui Noè entrò nella kibōtos, l’arca, lo scrigno di legno.
E poi sapete cosa dice in Genesi 7:11-16? Che quando entrarono nell’arca, che cosa fecero? Chiusero la porta. E probabilmente non ci volle molto, quando l’acqua iniziò a salire, perché alcuni bussassero, ma era troppo tardi. Troppo tardi. Non si resero conto — versetto 39 — ginōskō — non si resero conto finché venne il kataklusmos — cataclisma. Significa “lavare giù”, finché non venne il lavaggio che li lavò via tutti nella dannazione, nella morte, nel giudizio, in un’eternità senza Dio, “Così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo”, dice alla fine del versetto 37, “Così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo”, dice alla fine del versetto 39. Due volte, lo dice. Sarà proprio lo stesso. Vita come al solito, andare avanti con la routine finché è troppo tardi — è troppo tardi. Devastazione istantanea.
E così quella generazione sarà come la generazione di Noè, avvertita e avvertita e avvertita e avvertita e avvertita. Quella generazione fu avvertita per 120 anni. Allora la gente viveva più a lungo. La generazione futura sarà avvertita per tre anni e mezzo. Il fatto è che vengono avvertiti proprio ora. Sono stati avvertiti fin da quando è stato scritto il Nuovo Testamento. Qualunque generazione sia quella che sarà viva quando ciò accadrà — potrebbe essere questa — ma non se ne renderanno conto finché non saranno travolti nel giudizio. E poi Egli diventa molto specifico nei versetti 40 e 41, “Allora due saranno nel campo, uno sarà preso e l’altro lasciato. Due donne macineranno al mulino, l’una sarà presa e l’altra lasciata”. La parola “uno” al versetto 40 è di genere maschile.
L’“una” al versetto 41 è di genere femminile. Ciò significa che il versetto 40 parla di un uomo nel campo, due uomini nel campo, uno preso, uno lasciato. Il versetto 41 di donne, due donne che macinano al mulino, una presa e l’altra lasciata. Il compito dell’uomo in quella particolare parte agricola del mondo in quel tempo era di stare nel campo e le donne erano lì con la pietra, il mulino, a macinare ciò che era stato raccolto dagli uomini. E così è semplicemente la vita come al solito, e in mezzo alla routine della vita, uno sarà preso. Cosa intendiamo con “preso”? Ho sentito dire che questo significa il Rapimento. Non potete introdurre qui il Rapimento. Questo è molto dopo. Qui si parla di essere presi in giudizio.
Tornate al versetto 39, “Finché venne il cataclisma e li portò via”. È basato su quell’immagine. È basato su quel quadro del diluvio che trascina gli uomini via nella morte. Due saranno nel campo quando verrà quell’ultimo devastante diluvio di fuoco. E uno è preso nel giudizio. Due al mulino e una è presa nel giudizio. E l’altra lasciata — l’altra lasciata — per cosa sono lasciati? Sono lasciati per entrare in che cosa? Nel regno. E diventano coloro che popolano il regno millenario. Sono i redenti. Così ci saranno persone al lavoro. Alcuni saranno credenti e altri increduli. Gli increduli saranno spazzati via e i credenti saranno preservati. A proposito, quel processo di separazione è descritto in dettaglio nel giudizio delle pecore e dei capri in Matteo 25:31-46, dove Egli prende i capri da una parte e li manda al castigo eterno, le Sue pecore dall’altra e dà loro il regno. Dunque essi sono lasciati. Molto importante. Sono lasciati per il regno.
Quindi è questo che dobbiamo tenere a mente. Quando il regno millenario viene e comincia, le persone che saranno lasciate per entrarvi saranno credenti che non furono spazzati via nel giudizio di tutti gli empi. Così il regno sulla terra, il regno millenario, sarà popolato da quei credenti che hanno vissuto attraverso il regno del terrore dell’anticristo e che egli non ha distrutto. Sono ancora vivi quando Cristo viene. Cristo spazza via in un olocausto di giudizio tutti gli empi, ma i pii che ancora rimangono e sono vivi entreranno nel Suo eterno — anzi, nel Suo regno millenario — per popolare quel regno. Così quel regno è popolato, dunque, da esseri fisici, persone reali come noi, che hanno vissuto attraverso il regno del terrore dell’anticristo, che hanno creduto alla verità del vangelo e non sono stati distrutti. Forse alcuni di loro hanno persino creduto all’ultimo momento.
Vi ricordate cosa dice in Atti capitolo 2? Che proprio al momento in cui il Signore viene, descrive tutti quegli eventi, citando da Gioele 2, e dice che in quel grande tempo, sapete, quando avvengono i segni nei cieli e il regno sta per iniziare, “Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato”? Io credo che in quell’ultimo momento, quando il Re viene a stabilire il Suo regno, ci saranno alcuni che invocheranno il nome del Signore in tempo per essere salvati. In tempo. Essi saranno preservati insieme a quelli che avevano creduto prima, durante il tempo della Tribolazione, e insieme entreranno in quel periodo del regno per popolare la terra, per riprodursi, per avere figli, per vivere il regno che Dio ha promesso nell’Antico Testamento. E così saranno lasciati. Così ci sarà un tempo di grande separazione quando Egli viene.
Ora, tutto questo per dire questo — versetto 42 — molto importante: “Vegliate dunque, perché non sapete a quale ora viene il vostro Signore”. Quando il Signore viene, gli empi saranno spazzati via e i pii saranno lasciati, rimanendo al sicuro per entrare nel regno. Questa è la promessa. Ma noi non sappiamo, e la generazione che è viva in quel tempo non saprà, il momento esatto di ciò. Quindi ci deve essere preparazione. Staranno semplicemente andando avanti con la vita, due in un campo, due a un mulino — e a proposito, Luca 17:34 aggiunge due distesi a letto, il che è una nota interessante e avrebbe dovuto essere un’indicazione per alcune persone antiche che la terra era rotonda, perché se avete luce del giorno in una parte del mondo e notte nell’altra, dovete avere un globo sferico. Ma il mondo continuerà con la sua routine e verrà il giudizio e poi la porta sarà chiusa per sempre. Proprio come in Matteo 25:10 nella parabola delle vergini, si dice che quelle che erano pronte entrarono con Lui alle nozze e la porta fu chiusa. Quando viene quel tempo, una separazione sarà fatta.
E il Signore sa come fare quella separazione. Lo sa. Egli sa chi lasciare e chi spazzare via. In Malachia, sapete, quando Egli stava spirando giudizio, giudizio, giudizio, si dice: “E quelli che erano giusti, quelli che amavano il Signore, credevano nel Signore, avevano fede in Lui, si incontrarono e parlarono l’uno all’altro”. E sapete cosa dissero? “Accidenti, potremmo essere spazzati via anche noi da tutta questa faccenda”. E allora la Parola di Dio dice loro: “No, sarete Miei nel giorno in cui Io farò le Mie gioie”. Come a dire che il Signore conosce quelli che sono Suoi, giusto? Egli lo sa.
2 Pietro 2:4: “Se Dio non risparmiò gli angeli che peccarono ma li gettò nell’inferno e li consegnò a catene di tenebre per essere custoditi per il giudizio, e non risparmiò il mondo antico ma salvò Noè, l’ottavo, un predicatore di giustizia, facendo venire il diluvio sul mondo degli empi” — in altre parole, se Dio sapeva chi erano gli angeli peccatori e li punì e salvò quelli buoni, se Dio sapeva chi erano gli uomini peccatori, li distrusse e salvò Noè e i giusti — “e, riducendo in cenere le città di Sodoma e Gomorra, le condannò alla rovina, facendone un esempio per quelli che in seguito vivrebbero empiamente, e liberò il giusto Lot” — in altre parole, se Dio seppe come far uscire Lot da Sodoma e Gomorra e Noè dal diluvio e i santi angeli dalla devastazione del cielo, allora — il versetto 9 dice — “il Signore sa liberare i pii dalla tentazione” o dalla prova. Dunque, quando viene il giudizio, il Signore saprà come distinguere e poi riservare gli ingiusti per il giorno del giudizio per essere puniti, 2 Pietro 2:9. Dunque Egli sa come separarli.
Ma la parola qui è — versetto 42 — siate vigili. È un imperativo presente, siate continuamente vigili. Ogni generazione, ogni persona, siate vigili, “Perché non sapete a quale ora viene il vostro Signore”. È un grido per vigilanza costante, allerta costante. Egli verrà, e gli uomini che riconoscono che Egli viene saranno vigili a quella venuta, spiritualmente consapevoli.
Ascoltate, questo non è finzione, è fatto. Così sarà. Proprio come i profeti dissero come sarebbe stata la Sua prima venuta ed Egli adempì ogni profezia, così farà nella Sua seconda venuta. Vegliate, dunque, perché non sapete a quale ora viene il vostro Signore. E se Egli non è il vostro Signore ora, sarà il vostro Signore allora. E la Sua Signoria sarà manifestata nel Suo diritto di mandarvi nell’eternità, all’inferno, al castigo. Egli è Signore. E in quel momento, ogni ginocchio si piegherà. Alcuni in amorosa adorazione, alcuni nel terrore, ma ogni ginocchio si piegherà. Inchiniamoci in preghiera.
Mentre chiudiamo questa mattina, voi, io, tutti noi potremmo vivere in quella generazione che vedrà il Rapimento della chiesa, l’olocausto della Tribolazione, il segno del Figlio dell’uomo e la nascita del regno. Potrebbe essere questa generazione. Siete pronti? Siete vigili? State leggendo i segni dei tempi? Siete in regola con il Signore Gesù Cristo? Tutta quella era della fine, io credo, è avviata dalla rimozione della chiesa. E saremo custoditi da quell’ora che viene per mettere alla prova tutto il mondo. E vi invito a venire a Gesù Cristo e con noi essere custoditi da quell’ora. E mentre il mondo starà subendo i terrori della Tribolazione, noi ci rallegreremo alla presenza del Salvatore in cielo, vivendo nel luogo che Egli ha preparato per noi. E se non conoscete il Signore Gesù Cristo, potete conoscerLo con un semplice atto di fede, invitandoLo nella vostra vita, Colui che ha vissuto e che è morto ed è risorto per voi. Confessate il vostro peccato, abbracciateLo come vostro Signore e Salvatore.
E voi che siete cristiani, ancora una volta, posso parlare anche al mio stesso cuore, questo è per noi un promemoria che dobbiamo fare investimenti che sono eterni. Tutto questo andrà in fumo. Tutto questo sarà distrutto. E solo ciò che abbiamo investito nell’eternità — sopravviverà, rimarrà. E chiedo soltanto a Dio di rinnovare il mio impegno a fare investimenti eterni con tutto ciò che ho — tutto ciò che ho, possedimenti, risorse, capacità, tempo, tutto.
FINE
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