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Aprite la vostra Bibbia, se volete, e seguitemi a Matteo capitolo 10, Matteo capitolo 10. Mentre continuiamo ad avanzare attraverso il vangelo di Matteo, e Matteo ci rivela la maestà del Re, il Signore Gesù Cristo, ci troviamo nel capitolo 10 a fare conoscenza con i discepoli. Quando arriviamo al decimo capitolo di Matteo, il nostro Signore sta ora nominando e inviando i Dodici affinché Lo assistano nel ministero della predicazione del Regno di Dio. Ricordate che, alla fine del capitolo 9, il Signore guardò la moltitudine; li vide nella loro perdizione spirituale, nel loro dolore, nella loro frustrazione, nella loro tristezza. Si rese conto che c’erano così tanti da raggiungere e così pochi operai. A quel punto, in effetti, c’era Lui e Lui soltanto. Così chiese ai discepoli di pregare alla fine del capitolo 9. E poi, nel versetto iniziale del capitolo 10, li chiamò a essere la risposta alla loro stessa preghiera. E li mandò come Suoi inviati, perché questo è ciò che significa apostolo nel versetto 2. Cominciarono come discepoli; e questo significa “allievi”. Furono mandati come apostoli. Diventarono gli ambasciatori del Re, i Suoi rappresentanti nel mondo, i Suoi operai per raggiungere e avvertire il raccolto del giudizio imminente e di come si potesse sfuggire ad esso entrando nel Suo glorioso Regno.

Ora, dunque, mentre abbiamo cominciato a guardare al capitolo 10, ci siamo concentrati sulla formazione dei Dodici. I metodi, le tecniche, i princìpi del Signore mentre chiama, forma, sviluppa e manda i Suoi apostoli. Questo, nel capitolo 10, è davvero il loro primo invio. Il loro invio finale e ufficiale viene dopo la risurrezione e l’ascensione. Questo è un invio preliminare che fondamentalmente è per loro un tirocinio. Escono, ma non vanno molto lontano, e non da soli, bensì a due a due. Egli aleggia su di loro come un’aquila madre aleggia sugli aquilotti che imparano a volare. Escono per un po’ e poi tornano a Lui, e imparano attraverso l’esperienza sul campo, per essere poi mandati individualmente dopo che Egli se ne sarà già andato. E quando ritornano fanno le domande giuste, e la loro formazione diventa più intensa nei mesi che seguono questo loro tirocinio.

Ora, mentre guardiamo all’invio che avviene nel capitolo 10 e vediamo se non riusciamo a ricavare i princìpi del discepolato che il nostro Signore ci dà, veniamo anzitutto introdotti agli individui coinvolti. E se guardate i versetti da 2 a 4 trovate i nomi dei 12 apostoli: Pietro, Andrea, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Tommaso, Matteo, Giacomo figlio di Alfeo e Lebbeo, che era anche conosciuto come Taddeo, Simone lo Zelota e Giuda Iscariota. Il versetto 5 dice: “Gesù mandò questi 12”. Il versetto 6 dice che disse loro di andare alle pecore perdute della casa d’Israele. Il versetto 7 dice che, andando, predicassero il Regno. Questi, dunque, erano gli operai, gli associati, gli ambasciatori del Re stesso.

Ora, come abbiamo notato la settimana scorsa, il loro leader era Pietro. Ecco perché nel versetto 2 dice: “Il primo, Simone, chiamato Pietro”. Non fu il primo a essere chiamato. Il primo a essere chiamato fu Giovanni e con lui Andrea, in quell’incontro iniziale di Giovanni 1. Pietro non fu il primo a essere chiamato. È primo in questo senso; è la stessa parola usata in questa affermazione di Paolo: “Sono il primo dei peccatori”. Significa il più importante, il principale, il primo. Pietro era il leader. Era l’uomo in prima fila, l’uomo di punta. E così, la volta scorsa abbiamo studiato Pietro e la sua capacità di leadership e come il Signore affinò e sviluppò Pietro facendone un leader utile.

Ora, per il nostro studio di questa mattina vogliamo arrivare agli altri tre che fanno parte del primo gruppo. Ricordate, vi ho detto che ci sono sempre tre gruppi in ogni elenco degli apostoli. Ci sono quattro elenchi, Matteo, Marco, Luca e Atti, e in tutti e quattro gli elenchi sono sempre gli stessi tre gruppi con gli stessi quattro nomi in ciascun gruppo. E così stiamo guardando il gruppo uno. Ed è il gruppo più intimo; il gruppo due è il successivo per intimità; e il gruppo tre è il meno intimo dei Dodici. Il Signore stesso non poteva essere vicino nemmeno a 12 uomini, ma poteva essere vicino a quattro e, tra i quattro, in particolare a tre. E così stiamo guardando a questo gruppo più intimo; venivano tutti dalla stessa città, avevano tutti la stessa professione, ed erano tutti nel primo gruppo chiamato a Cristo.

E ci poniamo questa domanda, e voglio che continuiate a porvela mentre guardiamo questi tre nomi questa mattina: che tipo di persone può usare Dio? Questa è la questione. Che tipo di persone può usare Dio nel Suo ministero? Che tipo di persone possono cambiare il mondo? Che tipo di persone possono predicare il vangelo del Regno affinché le anime siano salvate? Che tipo di persone Dio ordina per i Suoi propositi? Ora, di solito quando pensiamo a Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni abbiamo quella visione da santi di vetrata. Persone che stanno su un piano completamente diverso dal nostro. E a peggiorare le cose li chiamiamo san Paolo, e intitoliamo città ai loro nomi: San Pietro, o San Pietroburgo, o Saint Andrews, che è una città della Scozia, o San Giacomo, che è un nome comune per città, o Jamestown o qualunque altra cosa. E sapete che negli Stati Uniti ci sono più persone che si chiamano John che con qualunque altro nome? È un nome bellissimo. E Pietro e Giacomo e Andrea, diamo questi nomi alle persone con grande rispetto perché si tratta di individui rispettati. Delle cattedrali portano il nome di questi individui. E pensiamo a questi quattro in particolare come a qualcosa di diverso da noi, in un’altra dimensione di tempo e di spazio, in un altro mondo. Hanno una certa aura intorno a loro.

Francamente, non è proprio così che dovrebbe essere. Sono uomini molto comuni con una chiamata molto fuori dal comune. Ma sono molto simili a noi, e ci mostrano il tipo di persone che Dio usa. Vedete se vi ritrovate tra loro.

La volta scorsa abbiamo imparato che Dio usa persone come Simone: impulsive, dinamiche, impetuose, forti, intraprendenti, audaci, che molto spesso parlano meglio di quanto agiscano, il tipo dinamico. Oh sì, usa quel genere di persone. Ma incontriamo il secondo nell’elenco: Andrea, suo fratello; Andrea, il fratello di Pietro. A proposito, il suo nome significa virile. Anche lui era nativo di Betsàida, quel piccolo villaggio della Galilea. E anche lui, come suo fratello, era pescatore. Infatti, in Matteo 4 si trovava al mare quando Gesù passò di lì; aveva già incontrato Gesù, aveva già creduto in Gesù, aveva già riconosciuto che Egli era il Messia, ma dopo essere tornato a pescare, il Signore ora gli appare di nuovo sulla riva e lo chiama a seguirLo in modo permanente, e farà di lui un pescatore di uomini.

Prima di venire a seguire Gesù Cristo era stato un giudeo pio, era stato un giudeo devoto, era stato un giudeo timorato di Dio. Era stato anche un discepolo di Giovanni Battista. Infatti, fu un giorno, ascoltando il messaggio di Giovanni Battista, che la sua vita cambiò. Perché Giovanni Battista vide Gesù in Giovanni 1 e disse: “Ecco l’Agnello di Dio”. Ed Andrea era lì quel giorno, insieme a Giovanni che era anch’egli un pescatore, e certamente un conoscente, così come lo era anche Giacomo. E lui e Giovanni udirono Giovanni Battista dire questo, e subito seguirono Gesù. E Gesù si voltò e disse loro: “Che cercate?” Ed essi risposero: “Dove dimori?” E andarono dove Gesù dimorava, e passarono con Lui l’intera giornata, e quelle ore furono la crisi della loro storia spirituale. E quando uscirono da quella giornata trascorsa con l’Agnello di Dio, immediatamente, dice il testo, Andrea aprì la bocca e pronunciò queste prime parole: “Abbiamo trovato il Messia”. Non appena Andrea scoprì per sé la realtà di Gesù Cristo, annunciò a suo fratello Pietro proprio quella frase: “Abbiamo trovato il Messia”.

Pietro e Andrea vivevano insieme, dice Marco 1:29, e senza dubbio condividevano tutto. E soprattutto Andrea voleva condividere con lui il Messia. E così, fin dall’inizio, egli diventa parte di quel gruppo intimo di quattro. Infatti, se studiate il Nuovo Testamento, trovate Giacomo, e Pietro, e Giovanni; e Pietro, Giacomo, e Giovanni; e Giovanni, e Pietro, e Giacomo. Sono sempre il cerchio interno e nessuno viene mai ammesso in quel cerchio interno, tranne quando entra Andrea e allora è Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea. Faceva parte dei quattro più intimi ma non riuscì mai del tutto a entrare in quel gruppo interno di tre. Tuttavia era molto rispettato. Infatti, Filippo, che era nel gruppo due, un po’ meno intimo con il Signore, una volta ebbe dei Greci che vennero da lui e dissero: “Vogliamo vedere Gesù”. E sapete dove li portò Filippo? Li portò da Andrea. Perché? Perché immagino che Filippo pensasse che, se vuoi arrivare a Gesù, tutto quello che devi fare è arrivare ad Andrea. Andrea era intimo di Gesù. E Andrea era rispettato.

E tuttavia non è nel gruppo interno dei tre. Ma all’improvviso, nel quarto vangelo, il vangelo di Giovanni, Andrea comincia a emergere dallo sfondo. E vediamo Andrea tre volte nel vangelo di Giovanni, e tutte e tre le volte Andrea sta facendo la stessa cosa. È facile caratterizzarlo. La prima volta è in Giovanni capitolo 1 versetto 40, che vi ho appena riferito. In Giovanni 1:40 è detto: “Uno dei due che avevano udito Giovanni Battista parlare”, e quelli sarebbero Giovanni e Andrea, “e avevano seguito Gesù, era Andrea, fratello di Simon Pietro”. E, a proposito, Andrea è quasi sempre chiamato il fratello di Simon Pietro con, credo, una o due eccezioni, forse una sola. È quasi sempre identificato così, “Egli trovò per primo suo fratello Simone e gli disse: “Abbiamo trovato il Messia”“, che, tradotto, vuol dire il Cristo, l’Unto, “e lo condusse da Gesù”. Ora, se volete sapere come caratterizzare la vita di Andrea, è molto semplice: è colui che portava sempre le persone a Gesù.

La seconda volta che lo vediamo è nel capitolo 6 di Giovanni, versetti 8 e 9. Una grande moltitudine di persone è radunata, Gesù sta insegnando, è tardi nel giorno, la folla ha fame. Non c’è abbastanza cibo, e questa volta Andrea porta a Gesù un ragazzino. E il ragazzino ha cinque pani e due pesci. Non significa cinque grandi pagnotte; significa cinque piccoli pani piatti d’orzo e due pesci. E prendevano quei pesci, li mettevano sotto sale e poi li mangiavano con i pani. Così portò un ragazzino con cinque piccoli pani d’orzo e due pesci salati. Lo portò a Gesù. Immagino che Andrea dovesse pensare che il Signore poteva ricavare moltissimo da pochissimo.

La terza volta che lo incontriamo è in Giovanni 12. E ho già accennato a quell’episodio. E in Giovanni capitolo 12 e versetto 20, Filippo viene avvicinato dai Greci, cioè dai Gentili, e vogliono vedere Gesù. E Filippo lo dice ad Andrea, e insieme vanno da Gesù. L’idea, naturalmente, è che abbiano portato lì anche quelle persone.

E così, ogni volta che vedete Andrea, lo trovate coinvolto nel portare qualcuno a Gesù affinché Gesù possa incontrare quella persona, nel portare persone a Gesù. Immagino che Andrea non pensasse che ci fosse qualcuno che Gesù non volesse vedere, o qualcosa a cui Gesù non potesse rispondere, o un problema che Gesù non potesse risolvere. Perché è caratterizzato come colui che portava gli uomini a Cristo.

Ora, in questi tre episodi, se posso semplicemente tracciarvi qualche quadro, in questi tre episodi emergono chiaramente alcune cose. Prima di tutto, vediamo l’apertura di Andrea. Sapeva che dovevano andare alle pecore perdute della casa d’Israele. Sapeva che, in primo luogo, era per il Giudeo e poi per il Gentile. E tuttavia colse anche lo Spirito del nostro Signore, perché il Signore aveva originariamente rivelato la Sua messianicità a una donna samaritana, una meticcia. Così Andrea non era mai soffocato da un giudaismo esasperato. Voglio dire, non aveva alcun problema a portare dei Gentili a Gesù. Così percepiamo un po’ l’apertura del suo cuore. Per lui non c’era nessuno fuori; non c’era nessuno che pensasse che Gesù non avrebbe voluto vedere.

Vediamo anche la sua fede. Aveva una fede semplice. Non so cosa stesse pensando quando portò quei cinque piccoli pani e due pesci davanti a una folla così grande. Non so cosa stesse cercando di fare, correndo in giro a cercare chiunque avesse un pranzo. Ma doveva avere una qualche fede per credere che il Signore potesse fare qualcosa con quello. Dopotutto aveva visto Gesù fare vino. Perché non avrebbe potuto fare cibo? Una terza cosa che vediamo non è solo la sua apertura e la sua fede, ma anche la sua umiltà. Voglio dire, passò tutta la vita a essere conosciuto come il fratello di Simon Pietro. Potete immaginarlo. E ora, quando aveva trovato il Messia, avrebbe potuto esserci la tentazione di dire: “Beh, ora non lo dirò a Pietro. Questa è la mia occasione per diventare qualcuno”. Ma no. No. Corre a prendere Pietro, sapendo benissimo che non appena Pietro entrerà nel gruppo lo guiderà lui, perché questo era Pietro. E Andrea tornerà esattamente dove è sempre stato: il fratello di Simon Pietro. Ma pensava più al lavoro da fare che a chi fosse al comando. Pensava più alla causa dell’eterna gloria del Regno che ai suoi problemi personali piccolini. È triste dirlo, ma ci sono persone che non vogliono suonare nella banda se non possono battere il tamburo più grande. Giacomo e Giovanni avevano quel problema, non è vero? Ma non Andrea. Non trovo Andrea a litigare su chi riceverà la gloria nel Regno.

Vedete, Andrea è il ritratto di tutti coloro che lavorano tranquillamente in luoghi umili. Non con un servizio fatto per essere visti dagli uomini, come chi vuole piacere agli uomini, ma come servi di Cristo che fanno la volontà di Dio di cuore. Andrea non è una colonna come Pietro, Giacomo e Giovanni; è una pietra più umile. Avrebbe potuto anticipare il sentimento della poetessa Christina Rossetti che scrisse: “Dammi il posto più basso; non perché osi chiederlo, ma Tu sei morto affinché io possa vivere e condividere la Tua gloria al Tuo fianco. Dammi il posto più basso; così, se per me il posto più basso è ancora troppo alto, allora fanne uno ancora più basso dove io possa sedermi e vedere il mio Dio e amarLo così”. Questo è Andrea. Voglio dire, dopotutto fu uno dei primi due chiamati e tuttavia non era tra i tre più intimi, ma non sembrava disturbarlo. Era sempre il fratello di Pietro.

È una di quelle persone rare disposte a prendere il secondo posto. Una di quelle persone rare che vogliono sostenere gli altri. O una di quelle persone rare a cui non importa restare nascoste purché il lavoro sia fatto. È il tipo di uomo da cui tutti i leader dipendono. È il tipo di persona che tutti sanno essere la spina dorsale di ogni ministero. La causa di Cristo dipende, cari, da anime dimentiche di sé, contente di occupare una piccola sfera e un posto oscuro, libere da ambizione egoistica; e tuttavia egli siederà sul trono a giudicare le tribù d’Israele.

Daniel McLean, uno scozzese che nutre un affetto particolare per Andrea, divenuto il patrono della Scozia, scrive del suo amato apostolo queste parole: “Raccogliendo i tratti del carattere che la Scrittura ci offre riguardo ad Andrea, non troviamo né lo scrittore di un’epistola, né il fondatore di una chiesa, né una figura di primo piano nell’età apostolica, ma semplicemente un discepolo intimo di Gesù Cristo, sempre desideroso che altri conoscessero la sorgente della gioia spirituale e condividessero la benedizione che egli tanto stimava. Un uomo di capacità molto moderate, che appena mantenne le promesse iniziali, semplice e cordiale, senza potere drammatico né spirito eroico. Tuttavia aveva quella fiducia tenace in Cristo che lo portò in quel cerchio interno dei Dodici. Un uomo dal profondo sentimento religioso ma con poca capacità di espressione. Era più magnetico che elettrico. Più adatto ai sentieri tranquilli della vita che alle strade trafficate. Sì, Andrea è l’apostolo della vita privata”.

Dio usa persone così. E solo Dio può calcolare il loro valore perché a volte ci vuole un Andrea per raggiungere un Pietro. C’è stato un antico predicatore metodista — ho trovato la sua biografia in un libro molto oscuro e sono certo che nessuno ne abbia mai sentito parlare. Il suo nome era Thomas Mitchell. Non ne avete mai sentito parlare. Io non ne avevo mai sentito parlare. Ma era un Andrea. Morì, e la conferenza dei ministri che avevano servito con lui scrisse il suo necrologio, e diceva così: “Thomas Mitchell, un vecchio soldato di Gesù Cristo, un uomo di capacità molto modeste come predicatore e che godeva soltanto di un’istruzione molto difettosa”. Che ne dite come necrologio? Capacità modeste e istruzione difettosa. Eppure un amico scrisse questo: “Il suo lavoro serio e amorevole lo portò a condurre molte persone a Cristo”. Un uomo di capacità modeste e istruzione difettosa, e tuttavia fu lo strumento nelle mani di Dio per condurre a Cristo uno dei più grandi predicatori dei primi tempi, di nome Thomas Olivers, autore del grande inno “Il Dio d’Abramo è lodato”. Un uomo di capacità modeste? Questo è il registro ufficiale, e tuttavia una delle anime più forti e fedeli che siano mai vissute.

Fu lui che andò nel piccolo villaggio di Wrangle nel Lincolnshire e si alzava alle cinque del mattino per predicare il vangelo all’aperto. E la sua predicazione era così ardente che fu arrestato. Durante l’arresto una folla lo assalì. Fu portato nella locanda pubblica e il curato del villaggio fu consultato su cosa fare con lui. Dissero di non lasciarlo andare e così decisero di metterlo nello stagno. Lo portarono a uno stagno pieno di sporcizia e lo gettarono dentro. Cercò di uscire, e sette volte lo ributtarono dentro. Poi fu riportato alla locanda pubblica, dopo essere stato nel frattempo dipinto dalla testa ai piedi con vernice bianca. Poi non sapevano cosa farne, e così decisero di affogarlo. Lo trascinarono fino a un piccolo lago recintato fuori dal villaggio, profondo almeno tre metri, lo presero tra le braccia e lo gettarono nell’acqua. Affondò fino al fondo, e quando tornò in superficie un uomo tra la folla con una lunga pertica e un gancio in cima giocò con lui come se fosse un pesce. Lo tirarono fuori mezzo morto, e fu portato in una piccola casa del villaggio dove una donna pia si prese cura di lui. Ma quando la folla scoprì che si stava riprendendo, lo cercò e andò nella casa, al suo letto, e disse che lo avrebbero fatto a pezzi se non avesse promesso di non predicare mai più. E lui rispose: non posso promettere una cosa del genere.

E in qualche modo riuscì a fuggire da quel luogo e lasciò questo resoconto dell’intero episodio. Scrisse: “Per tutto il tempo Dio mi mantenne in perfetta pace e fui in grado di pregare per i miei nemici”. Non mi sembra un uomo di capacità modeste. Nessuno lo conosce. Nessuno ne ha mai sentito parlare. Servì nell’oscurità. Fu un uomo fedele. Dio ha bisogno di Thomas Mitchell. Dio ha bisogno di Andrea, persone che silenziosamente, nell’ombra, conducono altri a Gesù.

C’è un terzo nome nel primo gruppo: Giacomo, figlio di Zebedeo. In due elenchi, su quattro elenchi dei Dodici, viene subito dopo Pietro. Eppure sappiamo molto poco di lui. Anzi, notate questo: non appare mai vivo nei vangeli in un episodio separato da Giovanni suo fratello. Sono inseparabili nei vangeli. Ora, penso sia importante notare che è sempre menzionato prima di Giovanni. E probabilmente questo non indica solo che fosse più anziano, ma anche che fosse il leader di questa coppia piuttosto dinamica. È la forza. È lo zelo. È la passione. Ora, questi fratelli, Giacomo e Giovanni, erano anch’essi pescatori, e loro padre era Zebedeo, e Zebedeo era un uomo piuttosto benestante perché impiegava servi nella sua attività. Così avevano una buona impresa di pesca sulla riva nord del mare di Galilea. E Giacomo rientra in questo primo gruppo perché fu tra i primi chiamati. Giovanni e Andrea furono i primi due, e certamente Giacomo era così vicino a Giovanni che entrò in quella intimità.

Ora, quando guardate la Bibbia in termini di episodi, Giacomo appare più come una silhouette che come una fotografia, e quindi bisogna farsi un’immagine senza avere tutti i dettagli di ciò che potrebbe essere accaduto. Ma penso che il modo migliore di considerare Giacomo sia guardare al nome che il Signore diede a lui e a suo fratello Giovanni. In Marco 3:17 Gesù diede loro un nome: li chiamò Boanerghes, che significa figli del tuono, figli del tuono. Se Giacomo è il leader, e questo è indicato dal fatto che appare per primo, allora era un figlio del tuono. Doveva essere un uomo appassionato, zelante, fervente, dagli occhi di fuoco, ambizioso, aggressivo. Per darvi un esempio classico del perché, negli Atti Erode decise di perseguitare la chiesa e il primo che prese fu Giacomo, e gli fece tagliare la testa, e poi prese Pietro e lo mise in prigione. Il che indica che Pietro non era un problema grande quanto Giacomo. Voglio dire, quando catturi Giacomo e Pietro, e uccidi Giacomo e lasci vivere Pietro, questo dice qualcosa sul tipo di uomo che Giacomo doveva essere. Uomo forte, uomo zelante; forse era il corrispettivo neotestamentario di Ieu, che disse: “Venite a vedere il mio zelo per il Signore”, e poi sradicò la casa di Acab e spazzò via dal paese tutti i culti di Baal. Questo uomo si faceva nemici in fretta. Quattordici anni ed era morto. Voglio dire, fu il primo discepolo a essere martirizzato. Se ne liberarono in fretta. Era un individuo tuonante. E doveva nutrire il suo zelo ogni giorno da Colui che disse: “Lo zelo della tua casa mi consuma”. Voglio dire, posso immaginarlo quando il Signore prende una frusta, sapete… “Fallò, Signore, fallò!” sapete… “Dagliene!” Solo zelo, capite.

Lo zelo è una grande virtù. Ami qualcuno che è aggressivo, pieno di energia e desideroso di portare a termine il lavoro. Ma molto spesso insieme allo zelo arriva una mancanza di saggezza. E a volte tende a sparare parole e colpi prima ancora di aver davvero riflettuto sulla cosa. Dite: può Dio usare qualcuno così? Ebbene sì, infatti lo fece.

Ci sono diversi episodi che spiccano, e vi mostrerò dove Giacomo è menzionato e come agisce. Luca 9, Luca 9 versetto 51: “Or avvenne che, compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in gloria”, è tempo di muoversi verso la settimana della Passione, “egli prese la ferma decisione di andare a Gerusalemme. E mandò dei messaggeri davanti a sé”. I messaggeri stanno ora andando in Samaria per preparare la via, “ed entrarono in un villaggio di Samaria per preparargli alloggio”. Volevano che i Samaritani udissero il messaggio: Cristo stava arrivando; il Messia stava arrivando, “Ma essi non lo ricevettero, perché era chiaramente diretto verso Gerusalemme”. Ascoltate, i Samaritani odiavano semplicemente i Giudei e Gerusalemme. Avevano il loro proprio luogo di culto, il monte Gherizim. Probabilmente cacciarono quei messaggeri con maledizioni e pietre. Probabilmente scagliarono pietre contro di loro. E così i messaggeri tornano e dicono che non Ti riceveranno in quel tale villaggio. E poi, nel versetto 54, incontriamo i figli del tuono: “Quando i suoi discepoli Giacomo e Giovanni videro questo, dissero: “Signore, vuoi che diciamo che scenda fuoco dal cielo e li consumi, come fece Elia?”“ Signore, bruciamoli, bruciamoli. Che cuore missionario straordinario. Prendi tutti i non salvati e consumali, Signore, proprio come fece Elia.

Vedete, si può capire chi fossero gli eroi di Giacomo, “Ma Gesù si voltò e li sgridò e disse: “Voi non sapete di quale spirito siete”“. Questo non è lo spirito per ora. Lo spirito di Elia non si applica adesso. Questo non è un tempo di giudizio su una nazione empia ed eretica. Questo è il tempo della proclamazione di un nuovo patto. Siete fuori sintonia, ragazzi. Voglio dire, il vostro carattere di fondo viene fuori, bruciamoli; non è questa l’idea, “Perché il Figlio dell’uomo non è venuto per distruggere la vita degli uomini, ma per salvarli”. Così andarono semplicemente in un altro villaggio. Gesù li rimproverò severamente. Erano ostili. Erano intolleranti. Giacomo aveva così tanto zelo e così poca sensibilità. Voglio dire, che tipo di evangelista avrebbe potuto essere? E tuttavia devo ammettere che c’è un tocco di nobiltà in tutto questo. Sono contento che si sia adirato quando il Signore fu disonorato. Mi sarebbe dispiaciuto vederlo passare senza alcuna reazione. Era zelante. Era esplosivo. Era fervente. Era appassionato. Voglio dire, non stava semplicemente lì a guardare che succedesse.

Guardate un altro episodio in Matteo 20. Molto spesso le persone zelanti sono anche persone ambiziose. Sono molto orientate agli obiettivi, molto orientate al compito. E così questo è l’episodio che abbiamo considerato un paio di settimane fa in riferimento ai discepoli in generale, ma ve lo ricordo, “Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedeo con i suoi figli”, e loro le trotterellano dietro aggrappati alla veste, e volevano qualcosa, loro e.., “E così ella disse al Signore: “Concedi che questi miei due figli siedano, uno alla tua destra e l’altro alla tua sinistra, nel tuo Regno”“. Metteresti i miei ragazzi sui due troni accanto a Te? Voglio dire, l’implicazione è: Ti è chiaro che sono il meglio del gruppo, non è vero? Una madre, giusto? I miei figli sono dotati. Non è evidente? Voglio dire, lo vediamo io e Zebedeo. Voglio dire, e sono loro quelli che hanno lo zelo. Direte: e Pietro? Ascoltate, Pietro aveva molto zelo ma aveva anche qualche problema. Voglio dire, avrebbe rinnegato e si sarebbe tirato indietro. Giacomo non sembra avere avuto lo stesso problema. Pietro vacillava qua e là, ma Giacomo sembra proprio risoluto, voglio dire, fu morto in 14 anni. Voglio dire, se ne liberarono in fretta. Non cedette affatto. Non tergiversò. Non scese a compromessi. E, Mamma, si poteva vedere la sua ambizione. Io vado fino in fondo per il Regno, amico, e non solo fino al Regno, ma fino alla destra del trono.

E Gesù disse: “Voi non sapete neppure quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?” Oh certo che possiamo. Va bene, lo berrete. E nel versetto 24 si raggiunge il culmine e scoppia la discussione su chi avrebbe ottenuto che cosa nel Regno. Cominciarono tutti a discutere. E Gesù fece una piccola lezione su che cosa sia la vera leadership.

Ma erano ambiziosi. Giacomo era ambizioso. Fu una cosa terribile da fare, suscitare lo spirito di rivalità, reclamare onore dal Signore. Quelli che erano stati persecutori dei Samaritani ora sono ambiziosi, in cerca di se stessi, cacciatori di posti, in cerca del favore del Signore come se Egli fosse qualche sovrano dispotico che potesse distribuire il suo patrocinio secondo un qualche principio di favoritismo. Stavano sminuendo Cristo e il Suo Regno. Bene, Giacomo aveva zelo, aveva grande fervore e conosceva il particolare interesse del Signore per lui; era nel gruppo interno. Sentiva di dover ricevere una ricompensa pari a tutte le sue capacità. E il Signore gli ricordò: avrai una ricompensa, Giacomo, ma non sarà quella che pensi. Prima di ricevere il tuo trono, riceverai un calice, e lo berrai fino in fondo. E il calice è la sofferenza, perché la via verso il trono è sempre la via della croce. E Giacomo, come ho detto, 14 anni dopo ricevette la sua richiesta. Voleva una corona; Gesù gli diede un calice. Voleva potere; Gesù gli diede servizio. Voleva regnare; Gesù gli diede la tomba di un martire.

Guardate l’unico episodio nella Bibbia in cui appare da solo, Atti 12, “Or in quel tempo il re Erode mise mano ad alcuni della chiesa per maltrattarli”. E quando Erode volle attaccare la chiesa, andò dritto al personaggio principale, “e fece morire di spada Giacomo, fratello di Giovanni”. È lui che vai a prendere per primo, e mise Pietro in prigione. E a quanto pare non pensò nemmeno a Pietro finché non gli fu detto che questo avrebbe fatto piacere ai Giudei. Era Giacomo che voleva: il figlio del tuono. Era pieno di zelo. Era pieno di ambizione. Era pieno di sentimenti forti e intolleranti. Non gli piacevano le cose al di fuori della sua simpatia. E Cristo dovette imbrigliare tutto questo e trasformarlo in qualcosa di utile, e farne una colonna nella chiesa. Che tipo di persone usa Dio? Bene, usa i grandi leader come Pietro. Usa le persone tranquille, fedeli, oscure, dietro le quinte, come Andrea. E può usare anche le persone sfacciate, coraggiose, ambiziose, zelanti, a volte prive d’amore, insensibili, egoiste, come Giacomo. Perché Cristo portò il suo temperamento sotto controllo. Mise un freno alla sua lingua. Diresse il suo zelo. E gli insegnò a non cercare vendetta e a non desiderare onore per se stesso. E alla fine Giacomo arrivò al punto di essere disposto a morire per Gesù. Così entrambi i fratelli bevvero il calice. Per Giovanni, il calice fu una lunga vita di rifiuto e una morte in esilio. Per Giacomo, fu una breve fiamma e il martirio.

Anni fa i Romani avevano una moneta, e sulla moneta c’era un bue. E il bue guardava un altare e un aratro. E sotto il bue c’era scritto: “Pronto per entrambi”. Ed è così nel servizio per Cristo, ed è così che fu per i figli del tuono. C’è il momento del sacrificio drammatico sull’altare; quello fu Giacomo. E c’è il lungo solco dell’aratro; quello fu Giovanni. Ma entrambi bevvero il calice. Giacomo dovette imparare la sensibilità. Dovette imparare a calmare la sua ambizione, ma lo fece, e Dio lo usò.

Sapete, una mancanza di sensibilità può distruggere un ministero. Ci sono molte persone che cercano di servire Cristo e sono totalmente insensibili alle loro congregazioni, alle loro famiglie, alle persone che hanno intorno. Uno di questi uomini era un pastore norvegese. La sua storia è molto interessante. Aveva un motto; il suo motto era: “Tutto o niente”. Tutto o niente. E andava in giro a predicare e a lanciare fulmini, e a far tuonare minacce su tutti. Era severo, forte, potente, inflessibile e insensibile. Voglio dire, dicevano che la gente della sua chiesa nemmeno gli voleva bene perché lui non voleva bene a loro. Era così ambizioso. Voleva far avanzare il Regno. Voleva sostenere il livello di Dio. Ed era semplicemente cieco verso chiunque altro. La cosa arrivò perfino alla sua stessa famiglia. E aveva una figlioletta, una bambina piccolissima, che era malata. E il medico disse: dovete portarla fuori dal freddo della Norvegia, in un clima più caldo, perché possa recuperare le forze, altrimenti morirà. Al che lui rispose: “Tutto o niente”. E rimase. E lei morì. E quando morì, la madre era così sconvolta, così distrutta, non trovando alcun amore in suo marito ma avendo riversato tutto il suo amore su quella piccola vita, che rimaneva seduta per ore su una sedia tenendo in braccio i vestitini della bambina e accarezzandoli, nutrendo il suo cuore affamato con quelle vesti vuote.

Questo non andò avanti per molti giorni prima che suo marito le togliesse tutto dalle mani e lo desse a una donna povera per strada. Ma sua moglie aveva nascosto sotto di sé una piccola cuffietta che teneva come ultimo segno di ricordo. Lui la trovò e diede via anche quella, e le fece un discorso sul tutto o niente. E nel giro di alcuni mesi morì di dolore.

Che stupida insensibilità. Una cosa del genere, se non viene addolcita, è soltanto tragica. Si può essere insensibili alle persone che si hanno intorno in un modo tragico. Penso a Billy Sunday, il grande evangelista; tutti i suoi figli morirono nell’incredulità, tutti quanti. Totalmente insensibile a quelli che gli stavano intorno mentre stava conquistando il mondo. Ci sono molti pastori, ed evangelisti, e cristiani che non stanno neppure ascoltando ciò che accade nella loro stessa casa e tra le persone che hanno intorno, che sono così orientati al compito da perdere di vista le persone. Lo zelo unito all’insensibilità è così crudele. E Giacomo dovette essere raffinato. Voglio dire, doveva passare dal punto in cui diceva: “Bruciali, Signore; se non collaborano, bruciali”, al punto in cui gli importava veramente.

Ora, se dovete costringermi in un angolo e chiedermi di scegliere, prenderò un uomo dal cuore ardente, acceso, intollerante, appassionato, entusiasta, con un potenziale di fallimento, piuttosto che un uomo freddo, accomodante, tiepido, di quelli dei quali suo fratello Giovanni disse che Dio li vomiterebbe dalla Sua bocca. Datemi un cuore di fuoco, datemi un cuore ardente, perché queste persone metteranno il mondo a fuoco; ma datemene uno con sensibilità.

Che tipo di uomini usa Dio? Che tipo di donne usa Dio? Che tipo di persone rientrano nel piano? Persone dinamiche come Pietro, leader che possono trascinare tutti a farlo. Persone umili come Andrea che lo fanno semplicemente, in silenzio, dietro le quinte. E Giacomo, che in realtà non hanno bisogno che siano gli altri a farlo, lo fanno semplicemente con zelo e passione. Direte: vuoi dire che il Signore può usare tutti questi tipi di persone? Non bisogna nascere con un’aureola? Non bisogna stare su una vetrata? Si può semplicemente essere una persona normale? Sì, queste sono persone molto comuni, perché Egli può trasformare tutti, in quello che vuole.

Infine, l’ultimo personaggio, e non ci soffermeremo molto su di lui, lo vedremo. Interseca tutta la storia lungo il Nuovo Testamento per il fatto che scrisse il vangelo di Giovanni, 1, 2 e 3 Giovanni e l’Apocalisse. Ma voglio almeno farvi incontrare brevemente Giovanni, suo fratello, il fratello di Giacomo.

Ora, lasciate che aggiunga subito questo: pensiamo a Giovanni, e immaginiamo qualche tipo mite, delicato, pallido, effeminato, sdraiato lì con la testa sulla spalla di Gesù, che guarda in su con uno sguardo da colomba, con due braccine magre, sapete. E avete completamente sbagliato, amici, se è questo che pensate. Era in tutti quegli episodi riguardanti Giacomo che vi ho appena letto. Ed era uno dei figli del tuono. Era intollerante: bruciali, Signore. Era ambizioso: voglio il posto alla Tua destra e alla Tua sinistra. Era zelante, era esplosivo, ma penso non proprio quanto Giacomo. Giacomo sembra essere quello predominante, e Giovanni sembra avere anche un altro lato. Voglio dire, almeno Giovanni è durato. Visse fino quasi all’anno 100. Sopravvisse a tutti. Ma era esplosivo anche lui.

Ora, è interessante notare che l’unica volta in cui appare da solo per nome, sapete che cosa sta facendo? È arrabbiato con qualcuno. Esatto, Giovanni. Con chi è arrabbiato? Con un uomo che stava scacciando demòni, in Marco 9. Perché era arrabbiato? Disse a Gesù: “C’è un uomo che scaccia demòni e non è nel nostro gruppo”. Non è nel nostro gruppo, “Gli ho proibito di farlo”. Gli ho detto: senti, amico, calmati. Non sei nel nostro gruppo. Era settario. Voglio dire, era ristretto di mente.

Un paio di settimane fa è stata fatta una serie in una scuola del nostro paese. E il titolo della serie era “L’eresia del MacArthurismo”. Così venni a saperlo e chiesi a qualcuno: “Qual è l’eresia?” E mi dissero: “Beh, hanno chiesto alla fonte coinvolta e hanno detto che era questa: non siete membri del loro gruppo, quindi dovete per forza essere nel torto”. E questo era il succo. Beh, è una visione strana. Dovrebbero leggere Marco 9, 9:39 e 40, dove Giovanni dice: “Signore, gli ho detto di smettere perché non era nel nostro gruppo”. Ora, un momento, questa è rigidità, questa è ristrettezza; questa è una ridicola intolleranza. Ebbene, questo era Giovanni.

Ma sapete una cosa? Questo divenne una forza del suo carattere. Perché aveva anche una straordinaria capacità di amare. E fatemi vedere un uomo che ha una grande capacità di amare, ma nessun senso della verità, nessun limite, nessuna guida, nessuna convinzione forte, e vi mostrerò un disastro di tolleranza e sentimentalismo. Così Dio sapeva che la più grande fonte di insegnamento sull’amore nel Nuovo Testamento, per quanto riguarda un autore umano, avrebbe dovuto essere un uomo che fosse anche forte e inflessibile, altrimenti il suo amore lo avrebbe portato sulla strada del sentimentalismo. E se doveva dire la verità con amore, doveva essere tanto impegnato nella verità quanto nell’amore.

E così trovate due cose che spiccano nella vita di Giovanni: la parola amore e la parola testimonianza. Ottanta volte usa la parola amore. Più di settanta volte usa la parola testimonianza in una forma o nell’altra. Era sempre il testimone della verità e sempre il maestro dell’amore. E così è la personificazione del dire la verità con amore. È così bello che il suo amore fosse controllato dalla sua testimonianza, dalla sua verità. Era un cercatore di verità. Voleva conoscere la verità. Era uno scopritore. Era un visionario. Fu lui che per primo riconobbe il Signore sulla riva del mare di Galilea. Fu a lui che Dio rivelò il futuro nell’Apocalisse. Era il veggente, il visionario, il cercatore della verità. Il motivo per cui stava appoggiato al petto di Cristo non era una qualche molle, nauseante forma di sentimentalismo; ciò che era, era che il suo cuore aveva letteralmente fame della verità, oltre che di un profondo affetto per Cristo. Voleva raccogliere ogni parola che usciva dalle labbra del suo Signore, oltre a riscaldarsi alla luce del Suo amore.

Così divenne un uomo d’amore, ma un uomo il cui amore era controllato dalla verità. E quel controllo nacque da quello straordinario zelo che aveva nella sua personalità, da quella passione, da quella forza, da quel carattere ardente. E nel caso pensiate che non sia così, provate a leggere 1, 2 e 3 Giovanni e vedete come denuncia quelli che sono anticristo, e quelli che si alzano nella chiesa per torcere e pervertire. È saldo, è forte. Leggete il vangelo di Giovanni e vedete come mette il popolo di Dio di fronte al popolo di Satana, i redenti di fronte ai perduti. Come parla del giudizio dei giusti e degli ingiusti. Quell’uomo sapeva bene dove erano tracciate le linee, e il suo amore non è mai sentimentalismo.

Ma è caratterizzato dall’amore. Negli altri vangeli non si vede molto di lui se non quando è con Giacomo, come vi ho mostrato, o nell’elenco del gruppo. Ma dove emerge è nel suo stesso vangelo, e appare nel suo vangelo diverse volte, sempre nello stesso modo. Come? Ascoltate, Giovanni 13:23: “Uno dei suoi discepoli, quello che Gesù amava, stava a tavola reclinato sul petto di Gesù”. Quello che Gesù amava, il discepolo che Gesù amava, questo è Giovanni. Non usa mai il proprio nome. Chiama se stesso il discepolo che Gesù amava. Ora, ascoltate, quell’uomo aveva un cuore d’amore, e un uomo che ha un cuore d’amore comprende l’amore e ha una grande capacità di dare e ricevere amore. Le persone che possono amare profondamente possono essere amate profondamente perché comprendono. E Giovanni letteralmente ricevette l’amore di Cristo e riversò l’amore di Cristo, così si chiamò il discepolo che Gesù amava. Era l’unico modo in cui si definiva.

Nel capitolo 19 e al versetto 26 appare di nuovo, “Gesù dunque, vedendo sua madre e lì accanto il discepolo che egli amava”. Lo stesso discepolo che Gesù amava. Capitolo 20 versetto 2: “Allora corre e va da Simon Pietro”, è Maria Maddalena che lo fa, “e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava”. Capitolo 21 versetto 7, la stessa cosa: “Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro”. Versetto 20: “Pietro, voltatosi, vide venire dietro quel discepolo che Gesù amava”. Versetto 24: “Questo è il discepolo che rende testimonianza di queste cose”. È il discepolo che Gesù amava ad avere scritto il vangelo di Giovanni, è questo che dice. Era letteralmente stupito che Gesù lo amasse. E non era un sentimentalismo morboso, non era che dicesse: “Oh, io sono così meraviglioso, il Signore mi ama così tanto, voglio solo farvi sapere che sono il discepolo che Lui amava”. No, no, no. Era esattamente il contrario: io, quello che voleva bruciare tutti i Samaritani; io, quello che voleva che Gesù mi desse un posto che nemmeno meritavo; io sono uno che Egli ama. È una celebrazione della grazia.

Gesù non dovette mai chiedere a Giovanni se Lo amasse, ma dovette chiederlo a Pietro. Gesù non dovette mai chiedere a Giovanni di seguirLo, ma dovette chiederlo a Pietro. E quando si trattò di distribuire i compiti, disse a Pietro: “Pasci le mie pecore”. Disse a Giovanni: “Prenditi cura di mia madre”. C’era qualcosa di speciale in Giovanni. La tradizione ci dice che Giovanni non lasciò mai la città di Gerusalemme finché Maria, la madre di Gesù, non morì, perché mantenne il suo voto al Signore.

Così Giovanni era un figlio del tuono, ma era un uomo tenero e amorevole che non avrebbe mai compromesso le proprie convinzioni. Insegnò sull’amore. Potete riassumere la teologia di Giovanni sull’amore in dieci affermazioni. Insegnò che Dio è un Dio d’amore. Insegnò che Dio amava il Suo Figlio, che Dio amava i discepoli, che Dio ama tutti gli uomini, che Dio è amato da Cristo, che Cristo amava i discepoli in generale, che Cristo amava i singoli individui, che Cristo si aspettava che tutti gli uomini Lo amassero, che Cristo insegnò che dobbiamo amarci gli uni gli altri e che Cristo sottolineò che l’amore è l’adempimento di tutta la legge. E questi temi attraversano tutti i suoi scritti.

E potete vedere anche la verità lì. Sentite la parola testimonianza ancora, e ancora, e ancora, e ancora, mentre egli afferma la testimonianza, la testimonianza, la testimonianza della verità. Parla della testimonianza di Giovanni Battista, della testimonianza della Scrittura, della testimonianza del Padre, della testimonianza di Cristo, della testimonianza dei miracoli, della testimonianza dello Spirito Santo e della testimonianza degli apostoli. Sempre a parlare di verità, a dire la verità con amore. E così il Signore può usare quel tipo di uomo. L’uomo con un grande amore. Ci sono i Giacomo che vivono la loro vita di passione, zelo, fervore, fuoco, scintille che volano ovunque. E ci sono i Giovanni che sanno imbrigliare la verità nell’amore. E dureranno e attireranno le persone a Cristo. E Dio usa ogni tipo di persona, un amante ardente il cui amore era una devozione appassionata alla verità. Visse fino a diventare vecchio, ma fu sempre il figlio del tuono.

Lasciate che concluda con questo. Allora, che tipo di persone usa Dio? Che tipo di persone attira nella Sua intimità? Chi sono questi santi delle vetrate? Che cosa bisogna essere per essere davvero vicini a Gesù? Pensate a questo: quando Dio venne nel mondo e camminò in questo mondo, Dio, il Dio dell’universo, il Dio vivente, eterno, onnipotente, santo, quando camminò in questo mondo, scelse quattro persone per essere vicine a Lui, quattro uomini per essere vicini a Lui, quattro uomini per essere i Suoi intimi. Uno era dinamico, forte, audace, un leader come Pietro, uno che prendeva l’iniziativa, che iniziava le cose, che pianificava, che elaborava strategie, che affrontava, che chiamava le persone a Cristo. E molto spesso sbagliava. Un altro era umile, mite, discreto; Andrea, che non vedeva le folle ma vedeva gli individui nella folla. E mentre non attirava mai una moltitudine, continuava a portare persone a Gesù. E poi scelse un uomo zelante, appassionato, inflessibile, all’inizio insensibile, ambizioso, che poteva vedere un obiettivo e andare verso di esso con tutte le sue forze fino a morire nel processo, Giacomo. E poi c’era Giovanni, sensibile, amorevole, credente, intimo, altrettanto cercatore della verità, che diceva la verità con amore e così attirava le persone a sè.

E li rese pescatori di uomini, nonostante ciò che erano. Pietro fu infine crocifisso a testa in giù su sua richiesta, rimanendo incrollabile nella sua fede in Cristo. Andrea, la tradizione ci dice che ebbe il privilegio di predicare in una provincia dove la moglie del governatore ricevette Gesù Cristo come suo Salvatore, e il governatore fu così indignato che pretese che sua moglie rinnegasse Cristo, e quando lei non lo fece crocifisse Andrea. La tradizione dice che lo crocifisse su una X; per questo la X è il simbolo di Andrea. Una croce a forma di X, e la tradizione racconta che rimase su quella croce per due giorni. E mentre rimase vivo per tutti quei due giorni, predicò senza cessare il vangelo di Cristo nel mezzo della sua agonia, continuando a cercare di portare persone a Gesù. La tradizione racconta che Giacomo, mentre veniva condotto per essere decapitato dalla spada romana, aveva accanto la guardia che lo aveva custodito; e quella guardia rimase così colpita dal suo coraggio, dalla sua fermezza e dal suo zelo che si pentì del suo peccato, cadde ai piedi dell’apostolo e chiese se l’apostolo lo avrebbe perdonato per la parte che aveva avuto nei maltrattamenti subiti da Giacomo. A quel punto Giacomo lo sollevò, lo abbracciò, lo baciò e disse: “Pace, figlio mio, pace a te e perdono per le tue colpe”. E la tradizione dice che immediatamente quell’ufficiale confessò pubblicamente la sua fede in Cristo e fu quindi decapitato insieme a Giacomo. Giovanni, esiliato nell’isola di Patmos dopo una lunga vita, morì intorno al 98 d.C. durante il regno di Traiano. E coloro che lo conoscevano meglio dicevano che l’eco di una frase costante era il loro ricordo di Giovanni. E questa era la frase: “Figlioli miei, amatevi gli uni gli altri”. Che gruppo. Persone comuni, con tutte le lotte, tutte le forze e tutte le debolezze di uomini come noi. Eppure, nella potenza di Cristo furono trasformati.

Che tipo di persone usa Dio? Qualsiasi tipo. Ascoltate questo ora: non è ciò che siete, ma ciò che siete disposti a diventare che è la questione. Vedete? I pescatori della Galilea divennero davvero pescatori di uomini su scala vastissima, e con l’aiuto di Dio raccolsero molte anime nella chiesa. In un certo senso, stanno ancora gettando le loro reti nel mare del mondo. E attraverso la testimonianza che diedero a Gesù nel vangelo e nelle epistole, stanno portando moltitudini a diventare discepoli di Colui tra i cui primi seguaci ebbero il felice privilegio di essere annoverati. Ascoltate, Cristo può prendere una persona molto comune e farne un apostolo molto straordinario. Siete disponibili per questo? Preghiamo.

Padre, Ti ringraziamo per uno sguardo a questi cari uomini: Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni. Quanto sono speciali, non per ciò che erano ma per ciò che erano disposti a diventare. Ci vediamo in loro, e questo ci dà speranza che Tu possa farci diventare ciò che vuoi che siamo e usarci. Ti preghiamo, Signore, che possiamo essere disponibili per essere discepolati. Nel nome di Cristo e per la Sua gloria, amen.

FINE

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