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Anche questa sera abbiamo il privilegio di guardare al quinto capitolo di Matteo nel nostro studio e, l’ultima volta abbiamo cominciato ad esaminare i versetti dal 27 al 30; e questa sera continueremo in preparazione per la Cena del Signore al termine del nostro incontro.

Matteo capitolo 5 dal 27 al 30, permettetemi di leggerli mentre voi potete seguire, “Voi avete udito che fu detto: “Non commettere adulterio”. Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. Se dunque il tuo occhio destro ti fa cadere in peccato, cavalo e gettalo via da te; poiché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che vada nella geenna tutto il tuo corpo. E se la tua mano destra ti fa cadere in peccato, tagliala e gettala via da te; poiché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che vada nella geenna tutto il tuo corpo”.

Ovviamente, qui il nostro Signore sta parlando del peccato; ed è proprio questo il tema del Suo messaggio dal versetto 21 al versetto 48 del capitolo 5, è un messaggio sulla definizione divina del peccato. In Numeri 32:23 ci viene detto: “e sappiate che il vostro peccato vi ritroverà”, qualche tempo fa, il New York Times pubblicò il seguente articolo, “Il ladro era sicuro che la chiesa fosse un nascondiglio sicuro. Appena entrato, scorse una corda che saliva fino alla soffitta. Vi si arrampicò, solo per sentire la campana della chiesa suonare e rivelare dove si trovava. A Città del Messico, un uomo strappò la borsa ad una donna e corse a nascondersi in un portone, che si scoprì era il portone della stazione di polizia, dove fu interrogato ed in seguito identificato dalla sua vittima. Mentre rubava in un grande magazzino di Rochester, nello Stato di New York, un uomo prese una sveglia e si diresse verso l’uscita più vicina. La sveglia, nascosta sotto il cappotto, si mise a suonare prima che riuscisse ad uscire dal negozio, facendo accorrere gli investigatori.

“Un canadese, al quale era stata rubata dall’automobile un’autoradio su misura, mise un annuncio sul giornale locale per cercare un’autoradio su misura. La prima persona a contattarlo in risposta all’annuncio fu il ladro. Un borseggiatore di Glasgow ricevette una condanna a 60 giorni di prigione dopo aver tentato la fortuna su un battello da escursione che trasportava 20 agenti di polizia con le loro mogli. La polizia di Palo Alto arrestò un sospetto mentre se ne stava in un ufficio postale ad ammirare il manifesto con il quale era ricercato”, “Sappiate che il vostro peccato vi ritroverà”. Il peccato devasta la vita.

In questo particolare passo di Matteo capitolo 5, il peccato dei capi giudei e quello delle persone che ascoltavano Cristo vengono alla luce. Gesù smaschera la loro ipocrisia. Sono colti sul fatto. Sono intrappolati. Sono smascherati. Sono messi a nudo. Viene mostrato che sono esattamente ciò che sono: persone peccatrici. E ciò che il nostro Signore sta facendo precisamente in questo passo è dare loro un’immagine veritiera della loro peccaminosità. Egli rivela le cose che avevano nascosto così bene. Quella giustizia che avevano ritenuto di possedere, Egli la abbatte e li lascia completamente nudi e peccatori. In effetti, ciò che fa è rivelare la verità sul cuore peccaminoso dell’uomo, andando in profondità fino al vero problema.

Come abbiamo visto nel nostro studio di Matteo, gli uomini cercano inevitabilmente ed invariabilmente di inventare religioni fondate sui meriti umani. Gli uomini cercano di inventare sistemi di giustizia propria fondati sui loro stessi criteri. Cercano di inventare sistemi che li giustifichino, ed è precisamente ciò che aveva fatto il giudaismo del tempo di Gesù. Avevano sostituito la verità della rivelazione di Dio con il loro sistema, ed il loro sistema era un sistema di regole esteriori, un sistema di rituali esteriori, un sistema di comportamento che non teneva in alcun conto l’atteggiamento, le motivazioni o il cuore.

E poiché osservavano certe regole esteriori, poiché riuscivano ad adempiere certi rituali esteriori, si erano convinti che in questo modo fossero giusti. Ma questo era inadeguato, ed è per questo che Matteo 5:20 è la chiave, “Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete mai nel regno”. La vera giustizia va al di là di qualsiasi cosa voi possediate ora.

E così Gesù, nei versetti dal 21 al 48 del Sermone sul monte, distrugge il sistema della giustizia propria, abbattendo la loro presunta santità e rivelando il fatto che nei loro cuori erano peccatori miserabili, vili e malvagi; ed è il cuore ciò che conta per Dio. Non importa quanto religiosi apparissero esteriormente, il fatto è che interiormente erano peccatori. Egli presenta un criterio che non possono osservare e così li mette di fronte ad un problema di peccato per il quale non hanno alcun rimedio.

In Matteo 5:48, Egli dice: “Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli”. Questa è la giustizia che il Mio regno richiede. Ed ovviamente non potevano osservarla. Proprio qui sta la frustrazione. Non esiste alcun rimedio alla loro condizione di peccato. E naturalmente, da lì sono spinti verso una giustizia che non è la loro, una giustizia che, in effetti, viene offerta loro in Gesù Cristo.

E così, ciò che Egli sta realmente facendo qui, mentre presenta una definizione del peccato, è costringerli a vedere il loro bisogno di un Salvatore, sapendo perfettamente che offrirà Sé stesso come quel Salvatore. Devono riconoscere che in loro stessi non vi è alcuna risorsa per risolvere il problema del peccato. Hanno disperatamente bisogno di qualcuno che possa farlo, ed Egli è proprio quel qualcuno.

Ora, la chiave del modo in cui Egli affronta tutto questo si trova nella duplice espressione che usa: “Voi avete udito, ma Io vi dico”. E con questa espressione Egli mette a confronto il loro sistema con la verità. Mette a confronto la loro definizione del peccato con la definizione del peccato data da Dio. Mette a confronto il loro criterio con un criterio divino. Il sistema rabbinico tradizionale diceva che soltanto ciò che è esteriore ha importanza. Se non uccidete e non commettete adulterio, siete a posto.

Gesù disse: “Ma Io vi dico che, se siete adirati o anche soltanto ci pensate, siete altrettanto colpevoli, perché Dio è interessato a ciò che è dentro”. E così contrappone la propria autorità e il criterio stabilito da Dio al sistema che si erano costruiti nella mente.

Ora, ricorderete che la settimana scorsa abbiamo avuto un messaggio molto importante, e sono stato entusiasta della risposta che ha ricevuto. Ma vi abbiamo mostrato che nell’Antico Testamento—non soltanto nel Nuovo—Dio si è sempre interessato ad un rapporto del cuore; che il punto è sempre stato amare il Signore vostro Dio ed il vostro prossimo come voi stessi; che si è sempre trattato di un rapporto, e che i dieci comandamenti e la legge mosaica erano soltanto un mezzo per regolare un rapporto d’amore. Dio si è sempre interessato al cuore.

Ed è proprio questo che avviene in questo particolare sermone, mentre Gesù va dritto ai loro cuori e mette a nudo la malvagia, vile peccaminosità che si trova dietro la facciata della loro attività religiosa. Il Salmo 119:96 dice: “Il tuo comandamento ha una portata immensa”. Ed il comandamento di Dio aveva una portata molto più ampia di quanto pensassero. Essi lo avevano ristretto soltanto a ciò che era esteriore, mentre il nostro Signore lo porta fin dentro ciò che è interiore.

Ora, permettetemi di ricordarvi questo. Gesù cominciò il Suo sermone con un messaggio sulla beatitudine: beati, beati, beati, beati, dai versetti 3 al 12. Però, affinché una persona possa conoscere quella beatitudine—e, tra parentesi, questo è un buon modo di presentare il vangelo: si comincia con la promessa della beatitudine—ma affinché possiate conoscere quella beatitudine, dovete conoscere la corretta definizione del peccato, perché il peccato ostacola la benedizione, ed il peccato deve essere affrontato e rimosso. E così, dalla beatitudine ad una dottrina del peccato, ecco, il Signore compie una transizione. E come ho detto, al versetto 21 Egli comincia a parlare del peccato.

Ora, prima di esaminare il passo stesso, permettetemi di dire semplicemente, in termini generali, che da questo impariamo quanto sia essenziale affrontare il peccato. Non potete predicare Cristo, non potete presentare il vangelo senza affrontare il peccato, senza dare una definizione del peccato, perché quella è la barriera. Quello è il punto. E se non comprendiamo correttamente il peccato—fate bene attenzione a questo—non comprenderemo nient’altro di ciò che Dio fa.

Per esempio, vi darò tre illustrazioni di questo. Se una persona non comprende la verità riguardo al peccato, non potrà mai comprendere la verità riguardo alla salvezza. Non potete comprendere il significato della salvezza se non comprendete il significato del peccato. Vedete, i farisei e gli scribi—ora fate bene attenzione a questo—avevano una visione del peccato talmente superficiale che riuscivano ad adattarla ad una visione superficiale della salvezza. Consideravano il peccato semplicemente una questione di ciò che facciamo; perciò la salvezza era una questione di ciò che facciamo. E così, con la loro definizione minima del peccato, rimaneva loro un requisito minimo per la salvezza, che poi presumevano di poter adempiere essi stessi.

Ora, se avessero visto il peccato come un problema profondamente radicato nel cuore, avrebbero saputo che cambiarlo era ben al di là delle loro capacità. Non avrebbero potuto farlo, se lo avessero compreso. E così, quanto più comprendiamo l’odiosità del peccato, tanto più comprendiamo il significato della salvezza. Quanto più profonda è la malattia, tanto più grande deve essere il rimedio. Questo è il punto. E finché le persone considerano il peccato in modo superficiale, finché considerano il peccato come qualcosa di minimo, finché prendono il peccato alla leggera, allora anche la salvezza diventa una cosa di poca importanza.

Ma quando comprendete, come sta dicendo il nostro Signore, che il peccato è qualcosa di odioso, che il peccato è qualcosa di profondo, che il peccato è qualcosa di così penetrante da permeare ogni fibra dell’essere umano e da risultare assolutamente impossibile da estirpare se non mediante un miracolo di Dio, allora comprenderete che soltanto Dio può portare la salvezza. Ed è proprio questo che il nostro Signore vuole che comprendano.

Non comprenderete mai il significato della croce. Non comprenderete mai perché Gesù dovette morire. Non comprenderete mai perché, pur avendo legioni di angeli che sarebbero potute venire in Suo aiuto, Egli non se ne servì mai. Non comprenderete mai perché disse: “Io devo adempiere ogni giustizia”. Non comprenderete mai che cosa significhi la Sua morte, finché non comprenderete quanto sia malvagio il peccato e quanto profondamente macchiato sia il cuore di ogni uomo, al punto che Egli dovette arrivare fino a quell’estremo per compiere la salvezza.

Qualcuno ha scritto: “Nessun altro era abbastanza giusto da pagare il prezzo del peccato; solo Lui poteva aprire la porta del cielo e farci entrare”. Il peccato è così potente e così profondo che soltanto Gesù Cristo può cambiarlo, soltanto Gesù Cristo può trasformarlo. Questo, in effetti, è il messaggio di Romani dal capitolo 3 al capitolo 6.

Un secondo pensiero. Se non comprendete la verità riguardo al peccato, non comprenderete mai il modo corretto di proclamarla—non soltanto la salvezza, ma anche la proclamazione. Ora, ciò che intendo dire è questo—ed è per me una grande preoccupazione, ed ho predicato su questo argomento di tanto in tanto—ma se non comprendete la profondità del peccato, allora non sapete come proclamare il vangelo.

Ora, ciò che abbiamo oggi nella nostra cultura cristiana sono presentazioni del vangelo molto superficiali. È quasi tutto ridotto ad un metodo. È quasi una promessa di felicità campata in aria. È quasi come dire: “Vi piacerebbe divertirvi ed essere felici?”. In molti casi è tutto estremamente superficiale—non sempre, ma in molti casi. Alcuni lo chiamano “fede facile”. Altri lo chiamano “grazia a buon mercato”. Persone che vanno in giro dicendo: “Venite a Gesù. Nascete di nuovo”. Appelli egocentrici, appelli emotivi, ogni genere di approccio superficiale all’evangelizzazione.

Ed io ritengo veramente che dietro a tutto questo vi sia l’incapacità di confrontarsi con la realtà dell’odiosità del peccato. Perché, se conosciamo la potenza del peccato, allora sappiamo che non basta dire a qualcuno: “Ebbene, perché non accetti semplicemente Gesù? Egli renderà felice la tua vita”. Non basta dire a qualcuno: “Non ti piacerebbe andare in cielo? E non ti piacerebbe essere felice ed avere pace, gioia e tutto il resto? Basta dire di sì, affermare di credere in Gesù e recitare una breve preghiera”. Vedete, se comprendessimo veramente quanto profondamente il cuore degli uomini sia macchiato dal peccato, se comprendessimo quanto sia potente la presa del peccato, tanto potente da gettare gli uomini in un inferno eterno, se comprendessimo questo, allora la nostra evangelizzazione sarebbe diretta, prima di tutto, maggiormente verso il carattere del peccato che conduce alla dannazione, prima di arrivare al punto di invitarli a prendere una decisione. Devono comprendere il problema.

Ed è per questo che, biblicamente parlando—e fate bene attenzione a questo—biblicamente parlando, l’evangelizzazione comincia sempre presentando la legge prima della grazia. Dovete predicare la legge. Dovete predicare il giudizio. Dovete predicare la condanna. E così Romani comincia in questo modo: “Poiché l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà ed ingiustizia degli uomini”. Paolo comincia condannando. Il capitolo 2 condanna di nuovo. Il capitolo 3 condanna di nuovo, affinché ogni bocca sia chiusa. E poi dice: la giustizia di Cristo è a vostra disposizione. E così deve esserci una predicazione del criterio divino. Deve esserci la predicazione di una legge santa. Deve esserci la predicazione di ciò che Dio dice essere giusto. E poi può esserci il messaggio di come arriviamo a conoscere quella relazione che rende possibile tutto questo.

Ed io credo che la nostra evangelizzazione debba mettere le persone di fronte alla santità di Dio. Deve rivelare le Sue richieste di una giustizia interiore, una giustizia del cuore. Credo che la nostra evangelizzazione debba concentrarsi sull’incapacità dell’uomo di soddisfare il criterio di Dio, e dobbiamo portare gli uomini alla disperazione, proprio come Gesù voleva portare alla disperazione i farisei, gli scribi e la moltitudine, affinché se ne stiano nel timore della condanna del giudizio, pronti ad essere gettati nell’inferno, e gridino invocando un Salvatore che possa liberarli da un problema troppo profondo perché possano affrontarlo da soli.

Ora, questo era l’approccio di Gesù. E come ho detto, era fondamentalmente concepito per portare gli uomini alla disperazione. Più di chiunque altro in tutta la Bibbia, Gesù predicò l’inferno. Predicò l’inferno. Le persone non amano neppure parlarne. Egli predicò che il peccato manda le persone in un inferno eterno, dove il verme non muore mai ed il fuoco non si spegne, dove vi è stridore di denti, pianto e lamento. Gesù lo predicò perché era da lì che tutto doveva cominciare.

E così l’evangelizzazione e la proclamazione devono cominciare dalla santità di Dio, posta a confronto con la peccaminosità dell’uomo, e poi dalle richieste di quel Dio santo. E l’uomo senza speranza e senza aiuto, che non può soddisfarle, viene quindi condotto all’inevitabilità della punizione, alla realtà ultima dell’inferno. E l’unica via di scampo è che qualcun altro intervenga e cambi il suo cuore vile. Ed a quel punto Gesù Cristo interviene per offrire la liberazione che soltanto Lui può dare.

Martyn Lloyd-Jones, il grande predicatore inglese, disse: “Potete avere una fede psicologica nel Signore Gesù Cristo, ma una fede vera vede in Lui Colui che ci libera dalla maledizione della legge. La vera evangelizzazione comincia in questo modo e, ovviamente, è prima di tutto una chiamata al ravvedimento”.

L’apostolo Paolo disse che dobbiamo chiamare gli uomini al ravvedimento verso Dio e poi alla fede nel nostro Signore Gesù Cristo. E ciò che Gesù sta dicendo a queste persone è: potreste non aver ucciso nessuno e potreste non aver commesso adulterio, ma nei vostri cuori siete stati adirati, e nei vostri cuori avete odiato, e nei vostri cuori avete desiderato con concupiscenza, e siete vili quanto un omicida e quanto un adultero. E nella disperazione vengono condotti a riconoscere il bisogno di un Salvatore che non possono trovare in sé stessi e che possa cambiare i loro cuori malvagi..

Gli uomini possono modificare il loro comportamento—credetemi, possono farlo. La pressione degli altri, l’orgoglio, tutte queste cose, la religiosità ostentata, il timore di essere respinti possono costringere le persone a comportarsi in un certo modo. Ma soltanto Dio può cambiare un cuore.

C’è un terzo pensiero che ho avuto a questo riguardo. Se non comprendiamo la verità riguardo al peccato, non potremo mai comprendere veramente la salvezza, non potremo mai comprendere veramente la proclamazione e non potremo mai comprendere veramente la santificazione. Se non comprendiamo il significato del peccato, non sappiamo che cosa significhi essere resi santi in Cristo, non è vero? Non comprendiamo la portata immensa della trasformazione. Non comprendete ciò che Dio vi ha resi in Cristo, se non sapete ciò che eravate. Non potete ringraziarLo e lodarLo per la gloria della trasformazione, se non sapete che cosa essa abbia comportato.

E non abbiamo sofferto soltanto a causa di un’evangelizzazione superficiale e cose simili, ma abbiamo sofferto a causa di concetti molto, molto superficiali della santità e della santificazione. Di solito funziona in questo modo. Pensiamo di essere santi a motivo delle cose che facciamo o che non facciamo. Così non andiamo in certi luoghi, non diciamo certe cose, non facciamo le cose che fa il mondo. E riteniamo che, poiché non diciamo o non facciamo certe cose, o non andiamo in certi luoghi, allora siamo a posto. In realtà, non è altro che giustizia propria mascherata. Dio non guarda tanto a ciò che facciamo, a ciò che diciamo o ai luoghi in cui andiamo—pur tenendo conto anche di questo—quanto a ciò che vi sta dietro: ciò che pensiamo nella mente e nel cuore.

Vi sono i pii, i compiaciuti di sé ed i presuntuosi, i quali pensano che, poiché non fanno certe cose e ne fanno altre, allora sono giustificati; e questo avviene perché non esaminano mai veramente il male che si trova nei loro cuori. Ed è proprio questo che il Signore Gesù costringe gli uomini a fare mentre predica questo grande sermone.

La santità—ascoltate—per Dio è sempre una questione di cuore. Proverbi 23:7: “Come un uomo pensa nel suo cuore”—che cosa?—”così egli è”. È lì che avviene la valutazione divina. Più avanti nel vangelo di Matteo, in Matteo 15:16, leggiamo questo: “E Gesù disse: Anche voi siete ancora privi d’intendimento?”. Non l’avete ancora capito? Non conoscete ancora il criterio di Dio? Non sapete dove si trova il vero problema?

“Non comprendete ancora”—Matteo 15:17—”che tutto ciò che entra nella bocca passa nello stomaco e viene poi espulso nella latrina?”. In altre parole, attraversa il processo di eliminazione, “Ma le cose che procedono dalla bocca vengono dal cuore, e sono quelle che contaminano l’uomo”. In altre parole, non è ciò che introducete dentro di voi a contaminarvi, è ciò che sale dal cuore e viene fuori, “Poiché dal cuore procedono pensieri malvagi, omicidi, adulteri, fornicazioni, furti, false testimonianze e bestemmie”. Dove hanno origine tutte queste cose? Nel cuore.

Ascoltate, prima ancora di uccidere, lo pensate nel vostro cuore; prima ancora di commettere adulterio, lo pensate nel vostro cuore; prima ancora di fornicare, lo pensate nel vostro cuore; prima ancora di rubare, lo pensate nel vostro cuore. È il cuore che vomita fuori l’immondizia che contamina l’uomo, perché “il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa e insanabilmente malvagio; chi lo può conoscere?”, disse Geremia. E così non è ciò che è esteriore, sta dicendo il nostro Signore, è il cuore. Ed Egli mette a nudo il cuore. Strappa via la facciata dei super-religiosi, i quali vorrebbero glorificare sé stessi come se fossero assolti, e mostra che l’unica cosa di cui Egli si interessa è il cuore.

E così, sia l’Antico Testamento che il Nuovo Testamento, come abbiamo visto la settimana scorsa, predicano la stessa Buona Notizia. L’uomo è un peccatore. Quel peccato si trova nel profondo del suo cuore, nella sua natura. L’uomo è incapace di cambiarlo. Dio interviene ed offre una relazione mediante la quale Egli, e soltanto Egli, cambierà il cuore di quell’uomo.

Era già chiaro in Ezechiele, non è vero? Dio disse: “Io vi darò un cuore nuovo. Toglierò il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne”. Un cuore nuovo è ciò di cui un uomo ha bisogno. Questo è ciò che Gesù vuole che coloro che ascoltano comprendano. Essi pensavano che, purché pulissero l’esterno del piatto e della coppa, tutto andasse bene. Gesù dice che dovete pulire l’interno. Questo è il punto. Vediamo come Egli affronta la questione mediante l’illustrazione dell’adulterio al versetto 27. Nel vostro schema noterete tre punti: l’atto, il desiderio e la liberazione. È molto semplice, molto chiaro.

Prima di tutto, l’atto, “Voi avete udito che fu detto: Non commettere adulterio”. L’espressione “dagli antichi” non si trova in tutti i manoscritti più antichi. In un certo senso è certamente appropriato che si trovi lì, perché viene usata altrove in questa stessa sezione, ma i manoscritti migliori la omettono, e così la ometteremo anche noi, “Voi avete udito che fu detto: Non commettere adulterio”. Ora, questo è l’atto. La legge di Dio diceva: “Non commettere adulterio”, Esodo 20:14. Nel Deuteronomio, dove abbiamo deutero nomos, la seconda legge, viene ripetuto in Deuteronomio 5:18: “Non commettere adulterio”. È molto chiaro. La Bibbia non lascia assolutamente alcun dubbio riguardo a questo particolare peccato. L’atto viene condannato. È un atto malvagio.

In Giobbe 31:9 viene detto: “Se il mio cuore è stato sedotto da una donna, o se ho spiato alla porta del mio prossimo, allora mia moglie macini per un altro ed altri si curvino su di lei. Poiché questo sarebbe un delitto infame, un’iniquità da punire per mezzo dei giudici. Poiché sarebbe un fuoco che consuma fino alla distruzione e sradicherebbe tutto il mio raccolto”.

Commettere adulterio è un delitto infame. È la manifestazione vile, malvagia e miserabile di un cuore vile. E la Bibbia è molto chiara al riguardo in Levitico 18 e Levitico 20. La pena poteva essere la morte. Era un crimine molto grave, che terminava con la morte di colui che lo commetteva. Vediamo dunque che l’atto è condannato da Dio.

Ora, noterete che nel nostro passo in Matteo furono i capi, la tradizione rabbinica, a dire: “Non commettere adulterio”. Avevano ragione. Non avevano torto. Non stiamo affatto insinuando questo. Stiamo soltanto dicendo che non andarono mai abbastanza lontano. Avevano ragione. Era una cosa malvagia. Dio disse veramente: “Non fatelo”. Era un crimine grave, e lo è ancora.

Ora, permettetemi di parlare per un momento della parola stessa, la parola “adulterio”. È una parola molto semplice. La radice significa questo: “Rapporto illecito con il coniuge di qualcun altro”. Questo è fondamentalmente il significato tecnico: un rapporto fisico e sessuale con il coniuge di qualcun altro.

Ma la maggior parte degli studiosi della Bibbia non lo considera soltanto un comandamento che proibisce di avere rapporti sessuali con il coniuge di qualcun altro, bensì lo intende anche in senso generale, perché la parola viene usata in modo generale anche in alcune altre fonti. Per esempio, in alcuni casi la parola significa “sedurre o violare una donna”. È un significato molto generale: una donna sposata o non sposata. In altri casi viene tradotta “commettere prostituzione”. E così, in generale, la parola è stata usata per parlare di qualsiasi tipo di rapporto sessuale illecito, e qualsiasi rapporto al di fuori del vincolo matrimoniale è illecito. Quindi, principalmente, si riferisce ad un rapporto sessuale che viola un matrimonio.

Ma io credo che possa—che lo spirito del comandamento si estenda oltre, fino ad includere qualsiasi tipo di comportamento sessuale illecito. E credo che l’ampiezza del suo significato sia indicata da ciò che il nostro Signore dice al versetto 28, dove afferma che “chiunque guarda una qualsiasi donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore”. E riguardo alla donna di cui parla qui, Egli non dice se sia sposata oppure no. È tanto ampio che chiunque desideri con concupiscenza qualsiasi donna ha commesso adulterio nel suo cuore. Quindi il Signore sta usando il termine nel modo più ampio possibile: chiunque e qualsiasi donna.

Ora, permettetemi di dirvi, fratelli, che questo è un peccato che oggi dilaga apertamente. È come se avessimo completamente voltato le spalle a ciò che Dio dice al riguardo. Qualcuno dovrebbe leggere Proverbi 5, 6 e 7 prima ancora di lasciarsi coinvolgere in una cosa simile. Proverbi 5, 6 e 7 parlano in modo estremamente diretto della devastazione causata dal peccato dell’adulterio e della fornicazione. È un peccato da stolti.

Guardate Davide ed i risultati. Guardate Sichem, che disonorò Dina e che in seguito fu massacrato. Guardate Absalom, che disonorò altri mediante peccati sessuali e finì appeso ad un albero. È un peccato da stolti. La Bibbia dice che vi mettete del fuoco in seno, “I fornicatori e gli adulteri”—Ebrei 13:4—”Dio li giudicherà”.

Il Nuovo Testamento ribadisce questo divieto con fermezza e in modo definitivo. 1 Corinzi capitolo 6 lo condanna. 2 Pietro capitolo 2 lo condanna. Apocalisse capitolo 2 lo condanna. Alla fine del libro dell’Apocalisse viene detto che i fornicatori e gli adulteri non entreranno neppure nel regno di Dio. È un crimine grave, odioso e vile.

E Gesù concorda con il loro giudizio sull’adulterio. Avevano una visione molto seria della cosa. In Giovanni, per esempio, al capitolo 8, i capi giudei avevano sorpreso una donna nell’atto stesso dell’adulterio. E “Gli dissero”—al versetto 4—”Maestro, questa donna è stata sorpresa in adulterio, nell’atto stesso”. Non so che cosa fosse accaduto all’uomo. Questo vi dà una piccola indicazione del loro doppio metro di giudizio. Ma trascinarono via quella donna, sorpresa nell’atto stesso dell’adulterio, “Ora Mosè, nella legge, ci ha comandato che tali donne siano lapidate; tu che ne dici?”.

Ebbene, erano legalisti intransigenti, e ritenevano di avere Mosè dalla loro parte. Ora, avevano il diritto di condannarla. E Gesù avrebbe dovuto essere d’accordo con loro e dire: “Lapidatela”, se non avesse avuto il potere di perdonarla. Ma quando Gesù la guardò e disse: “Va’ e non peccare più”, la lavò rendendola bianca come la neve appena caduta. E nel candore e nella purezza del dono della salvezza che Egli fece a quella donna, non rimaneva più alcun peccato per il quale dovesse essere lapidata.

Ma a parte di quello, avevano ragione. Mosè disse realmente, in Deuteronomio 22:22, che se li sorprendete mentre lo fanno, dovete lapidarli. Quindi avevano ragione. Consideravano l’atto esattamente come lo considerava Dio. La legge di Dio era molto chiara. E, fratelli, vi sto dicendo che non è cambiata. L’immoralità sessuale oggi, come in qualsiasi altra epoca, è altrettanto vile, altrettanto odiosa ed altrettanto malvagia di quanto lo fosse allora.

E non m’importa se siete fidanzati. Non m’importa se vi frequentate. Non m’importa se credete di amarvi. Non m’importa quale possa essere la situazione: al di fuori del vincolo di un matrimonio monogamo, un atto sessuale è un crimine odioso. Ed ai nostri giorni abbiamo bisogno di dirlo proprio in questi termini, perché le persone non lo credono.

Dunque, l’atto. Ma Gesù non ha finito con l’atto; al versetto 28 vuole parlare del desiderio. Questo è ciò che dice: “Ma Io vi dico”. In altre parole, siete arrivati fino a un certo punto, ma non siete andati abbastanza lontano. Vi siete fermati a ciò che è esteriore, “Io vi dico che chiunque”—chiunque—”guarda una donna”—qualsiasi donna—”per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore”.

Ora, questo è un versetto affascinante, e vi sono molte cose che voglio farvi vedere. Il Signore costringe coloro che si ritengono giusti a confrontarsi con il fatto che non sono santi. I farisei stanno dicendo: “Noi non facciamo questo. Noi non commettiamo quel peccato”. E Gesù li conduce direttamente dentro i loro cuori, come se il Salmo 66:18 diventasse realtà: “Se avessi serbato l’iniquità nel mio”—che cosa?—”cuore, il Signore non mi avrebbe ascoltato”. Dio esamina sempre il peccato del cuore. È ciò che si trova dentro a spezzare la relazione. E così Gesù dice: “Io Mi interesso di ciò che si trova dentro”.

Consideriamo i termini, “Ma Io”—ed è enfatico. Egō è presente, il pronome è presente, perché Egli sta dicendo: “Ora l’autorità sono Io. Finora avete riconosciuto l’autorità della tradizione rabbinica”. A volte essa era fedele a Mosè, altre volte non lo era. In questo caso era fedele a Mosè, ma nondimeno Egli si sta riferendo alla tradizione rabbinica, “Voi avete avuto quella, ma ora l’autorità sono Io”. E, tra parentesi, Egli disse questo con un’autorità tale che, quando ebbe terminato il sermone, essi rimasero sbalorditi, perché parlava con una tale autorità.

Io dico questo: pas ho, chiunque; “che guarda”, participio presente, “che continua a guardare”. Ora, fate bene attenzione a questo. Si tratta di un’azione continua, blepōn, uno stato continuativo. Vedete l’idea? Non è uno sguardo involontario ed accidentale. Non è di questo che sta parlando il nostro Signore. È il guardare intenzionale, ripetuto e pieno di concupiscenza. Non è affatto uno sguardo involontario. È qualcosa di intenzionale.

E, tra parentesi, voglio mostrarvi una cosa interessante riguardo a questo versetto. Ascoltate ciò che dice: “Chiunque guarda una donna per desiderarla”. Ora ascoltate questo. Egli non dice: “commette adulterio”. No. Non dice questo. Chiunque guarda una donna per desiderarla commette adulterio? No. Egli dice: “Chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio nel suo cuore”. Perché? Perché è il cuore vile ed adultero a produrre quello sguardo sfrenato, vedete? Il peccato è già avvenuto nel cuore. L’adulterio viene concepito, e così lo sguardo ne è la conseguenza.

Ecco perché, in questa vita, può accadere che qualcuno entri involontariamente nel vostro campo visivo e si presenti come una tentazione di Satana, o magari cerchi persino di attirare l’attenzione. Ed uno sguardo involontario significa che semplicemente resistete e vi voltate dall’altra parte. Ma quando vi soffermate su quello sguardo, lo coltivate e inseguite quel desiderio, è perché il vostro cuore concupiscente ed adultero stava cercando un oggetto, e voi date compimento alla fantasia che si trova già nel vostro cuore.

Ora, notate la parola “desiderare”. È molto utile osservare qui il greco, “Chiunque guarda una donna per desiderarla”. E viene usata una forma greca—per voi studenti di greco, pros to con l’infinito—e ogni volta che vedete questa costruzione indica uno scopo: “con lo scopo di desiderarla”. In altre parole, non è uno sguardo involontario. È uno sguardo intenzionale. Il cuore è pieno di adulterio e vuole trovare un oggetto al quale legare la fantasia.

Avviene quando cercate una donna da desiderare con concupiscenza, quando andate a vedere un film perché sapete che, una volta lì, vedrete ciò che nel vostro cuore desiderate vedere, ciò che soddisferà la vostra concupiscenza. Avviene quando passate da un canale all’altro della televisione per trovare qualcosa che alimenti la vostra concupiscenza. Avviene quando cercate l’oggetto. È lo scopo.

Quindi si potrebbe leggere così: “Sono Io a dirvi che chiunque continua a guardare una donna con l’intento di desiderarla sessualmente dimostra di aver già commesso adulterio nel suo cuore”. Il continuare a guardare rivela un cuore corrotto

E così, ciò che Gesù sta dicendo è questo: è il cuore ad essere il problema. Sapete, se avesse semplicemente detto: “Chiunque guarda una donna per desiderarla sta commettendo adulterio”, qualcuno avrebbe detto: “Ebbene, sapete, io mi stavo semplicemente facendo gli affari miei, ed ecco che lei è arrivata, ed era molto attraente e, e così via, e via dicendo, ed è semplicemente successo”. Non è di questo che sta parlando il Signore.

Egli sta dicendo: “Se questo accade, è perché nel vostro cuore vi è già un atteggiamento vile, concupiscente ed adultero”. E così vedete, è il cuore ad essere il problema. È il cuore che deve essere trasformato. Questo è ciò che Egli sta dicendo. È dal cuore che procedono pensieri malvagi, omicidi, adulteri e fornicazioni. Egli condanna il guardare una donna come un oggetto destinato a soddisfare un cuore adultero.

Permettetemi semplicemente di aggiungere questo. Essere tentati da un desiderio sessuale illecito non è peccato. La tentazione non è peccato; Satana può tentarvi. Satana può mettervi davanti qualcosa per tentarvi. Il peccato nasce da ciò che fate con quella tentazione. Se assecondate la tentazione, vi indugiate e alimentate quei pensieri malvagi, allora essa diventa peccato. Steyr dice: “Colui che al primo sguardo prova questo desiderio e poi, invece di voltarsi e ritirarsi dal peccato, continua a guardare per conservare ed accrescere il desiderio, commette il peccato”. Accade quando il desiderio viene alimentato.

In 2 Samuele 11, Davide sta camminando sul tetto, guarda dall’altra parte ed ecco Betsabea che, del tutto innocentemente, forse senza mai immaginare di poter essere vista dalla terrazza del re, forse sentendosi perfettamente al sicuro lassù, si sta lavando. E Davide, invece di voltarsi e tornare dove avrebbe dovuto essere, continua a guardare, ed a guardare, ed a guardare, finché dal suo cuore adultero nascono la concupiscenza e poi l’adulterio; ed alla fine tutto questo sfociò sia nell’atto stesso che nell’omicidio di suo marito.

Qualcuno ha detto: “Seminate un pensiero e raccoglierete un’azione. Seminate un’azione e raccoglierete un’abitudine. Seminate un’abitudine e raccoglierete un carattere. Seminate un carattere e raccoglierete un destino”. E tutto comincia quando seminate un pensiero.

Ora ascoltate, la Bibbia dice: “Tutto è puro per i puri. Ma per colui il cui cuore è contaminato, ogni cosa sarà contaminata”. Guarderà qualcosa di bello e ne farà qualcosa di brutto. Questo accade perché il suo cuore è contaminato. Ecco perché esiste la pornografia, fratelli. Ecco perché abbiamo libri sporchi, riviste sporche, film sporchi, musica sporca, programmi televisivi sporchi, barzellette sporche, storie sporche, parole sporche. Ecco perché abbiamo tutte queste cose: perché il cuore dell’uomo è così malvagio e l’uomo trova delle cose con cui alimentare il proprio cuore adultero.

Gesù sta dicendo che, se avete mai fatto questo, conoscete le profondità del peccato e sapete che soltanto una trasformazione interiore può fare la differenza. Arthur Pink, scrivendo molti anni fa, disse: “Per implicazione chiara e necessaria, Cristo qui proibì anche di usare qualsiasi altro nostro senso o membro per suscitare la concupiscenza. Se guardare con concupiscenza è un peccato tanto grave, allora coloro che si vestono e si espongono con il desiderio di essere guardate e desiderate, come Gezabele che si dipinse il viso, si acconciò il capo e si affacciò alla finestra, non sono meno colpevoli, ma forse lo sono ancora di più.

“In questa questione, troppo spesso non accade soltanto che gli uomini pecchino, ma anche che le donne li tentino a farlo. Quanto grande, dunque, deve essere la colpa della grande maggioranza delle signorine moderne, che cercano deliberatamente di suscitare le passioni sessuali dei nostri giovani. E quanto più grande ancora è la colpa della maggior parte delle loro madri, che permettono loro di diventare delle tentatrici lascive”.

Vale in entrambi i sensi. E credo che il nostro Signore qui, nella Sua illustrazione, stia parlando di un uomo che desidera una donna, ma dà per scontato che valga anche il contrario, che anche le donne desiderino gli uomini. Entrambe le cose sono sbagliate, come è sbagliato suscitare la concupiscenza mediante il modo in cui ci si veste. Sapete, a volte temo veramente l’arrivo dell’estate, a motivo della sconvenienza nel modo in cui le persone si vestono, perché non credo che questo favorisca l’adorazione del Signore. E questa cosa mi preoccupa sempre, e spero che preghiate a questo riguardo.

Non c’è da meravigliarsi che Giobbe abbia detto, in Giobbe 31: “Io avevo stretto un patto con i miei occhi”, “Io avevo stretto un patto con i miei occhi; come avrei dunque potuto fissare lo sguardo sopra una vergine?”. Sapete quale fosse il suo patto? Non guardare, non guardare. E fareste meglio a stringere un patto con i vostri occhi. Giobbe continuò dicendo: “Se il mio passo si è allontanato dalla via, se il mio cuore ha seguito i miei occhi e se qualche macchia si è attaccata alle mie mani, allora che io semini ed un altro mangi”. In altre parole, se infrango il patto stretto con i miei occhi, che io muoia di fame. Questo è ciò che sta dicendo. Giobbe riconosceva che il pensiero è padre dell’azione e che, se avesse concesso libertà ai suoi occhi, essi avrebbero alimentato il suo cuore adultero.

Salmo 119:37: “Distogli”—ed è una preghiera rivolta al Signore—”distogli i miei occhi dal contemplare la vanità”. E così ciò che il nostro Signore sta dicendo è che bisogna affrontare il cuore, perché il cuore è il punto centrale. Questo è il senso di tutto. Ora, cari, se siete credenti in Gesù Cristo, avete un cuore nuovo. Ma la carne, con il peccato che ancora dimora in noi, continua a rialzare il capo, non è vero? Satana viene a tentare. Spero che abbiate stretto un patto con i vostri occhi, voi che avete a disposizione le risorse per ottenere la vittoria.

Ma Gesù sta dicendo a questi farisei: “Il vostro problema è troppo profondo perché la vostra giustizia propria possa affrontarlo”. Poi fa un altro passo—e questo è l’ultimo punto. Ci affretteremo verso la conclusione. Ed è la liberazione. Come potete uscire da questa situazione? Dall’atto, al desiderio, alla liberazione. Guardate questo. È davvero affascinante, “Se il tuo occhio destro ti fa cadere in peccato, cavalo e gettalo via da te; poiché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che tutto il tuo corpo sia gettato nella geenna. E se la tua mano destra ti fa cadere in peccato, tagliala e gettala via da te; poiché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che tutto il tuo corpo sia gettato nella geenna”.

Ora, a primo acchitto, questo passo sembra, assolutamente incongruente. Se Egli sta dicendo che il problema è il cuore, perché dice: ‘Cavati l’occhio’? Le persone cieche non provano forse concupiscenza?”. Potete esserne certi. Se vi cavaste l’occhio destro ed aveste un cuore concupiscente, il vostro occhio sinistro si scatenerebbe nel tentativo di recuperare il tempo perduto dall’occhio destro. Se vi liberaste della mano destra ed aveste un cuore adultero, la vostra mano sinistra sarebbe più occupata delle altre due messe insieme, nel tentativo di compensare.

Il punto è che Gesù non sta dicendo che esiste un rimedio fisico per un problema del cuore. Questo distruggerebbe tutto il senso del Suo discorso. Ciò che sta dicendo è questo. Per un giudeo, l’occhio destro, il braccio destro e la gamba destra simboleggiavano la facoltà più preziosa di una persona. La destra simboleggiava sempre il migliore dei due lati. Ed Egli sta semplicemente dicendo: “Non vi è nulla di troppo prezioso da eliminare dalla vostra vita, se alimenta i desideri adulteri del vostro cuore”. Questo è ciò che sta dicendo. Se significa liberarvi del vostro bene più prezioso, allora liberatevene, anche se si tratta del vostro occhio destro o del vostro braccio destro.

Matteo 18:7: “Guai al mondo a causa degli scandali! Poiché è necessario che vengano degli scandali, ma guai a quell’uomo per mezzo del quale viene lo scandalo! Se la tua mano ti fa cadere in peccato, tagliala e gettala via da te; è meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, piuttosto che avere due mani ed essere gettato nel fuoco eterno. E se il tuo occhio ti fa cadere in peccato, cavalo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, piuttosto che avere due occhi ed essere gettato nel fuoco della geenna”.

Tutto ciò che Egli sta realmente dicendo è che qualsiasi cosa induca un uomo a rimanere nel proprio peccato ed alimenti il cuore adultero ed il cuore malvagio deve essere eliminata, anche se è la cosa più preziosa che possedete. Alcune persone vengono e dicono: “Ebbene, sto lasciando mia moglie”. Perché? “Perché ho trovato un’altra donna. Siamo innamorati. Oh, lei significa tutto per me”. Tronca quella relazione. Allontanati da lei. Stai alimentando la tua concupiscenza e condannando la tua anima. Ciò che il nostro Signore sta dicendo è che nulla è prezioso, se compromette il vostro destino eterno.

Il peccato deve essere affrontato in modo radicale. Paolo dice: “Tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù”. E così Gesù richiede un’azione immediata. Diagnostica il problema e dice: “Cavalo. Tagliala. Eliminalo, qualunque cosa sia nella vostra vita, qualunque cosa sia. Qualunque cosa alimenti quel cuore concupiscente, qualunque cosa alimenti quel pensiero adultero, liberatevene”.

Se andate al cinema e guardate qualcosa che produce questo effetto, non andateci. Liberatevene. Se avete questo problema con il televisore, liberatevene. Se leggete cose di questo genere, liberatevene. Se avete delle riviste sparse in giro con immagini di quel tipo, gettatele nella spazzatura, bruciatele, liberatevene.

Egli non sta realmente parlando di qualcosa di fisico. Lo sappiamo. Egli sa che tagliarvi la mano destra non cambierà un cuore adultero. Cavarvi l’occhio destro non cambierà un cuore adultero. Ma ciò che sta dicendo è: prendete la cosa più preziosa che possedete, il vostro braccio destro, il vostro occhio destro, se necessario, e liberatevene, se vi è d’intralcio e vi conduce al peccato.

Alcune persone fraintesero queste parole. Vi furono uomini che desideravano liberarsi dal problema della concupiscenza e così fecero cose strane al proprio corpo. Alcuni di loro erano soliti andare nel deserto egiziano e decidevano di vivere completamente soli, pensando soltanto a Dio. L’esempio più famoso fu sant’Antonio. Decise di andare nel deserto d’Egitto per liberarsi dei sentimenti di concupiscenza che aveva nel cuore.

Visse come un eremita. Digiunava. Trascorreva giorni, e giorni, e giorni tenendosi sveglio per punire sé stesso, considerandolo un atto di giustizia. Torturava il proprio corpo. Ascoltate, sant’Antonio visse nel deserto per 35 anni. Per 35 anni, disse di aver combattuto ininterrottamente contro la tentazione. E questo è ciò che scrisse nella sua biografia: “Prima di tutto, il diavolo cercò di allontanarlo dalla disciplina, sussurrandogli il ricordo delle ricchezze, le preoccupazioni per sua sorella, le pretese dei parenti, l’amore per il denaro, l’amore per la gloria, i vari piaceri della tavola e gli altri agi della vita. E, alla fine, Satana mi tentò nell’ambito della virtù”.

Disse: “Nella battaglia, Satana lo tentava con pensieri impuri, ai quali egli si opponeva con le preghiere. Satana lo tentava con la concupiscenza, ed egli reagiva con altre preghiere, con la fede e con il digiuno”. Disse che una notte il diavolo assunse davanti a lui le sembianze di una donna e che imitò tutti gli atti che una donna avrebbe potuto compiere per sedurre sant’Antonio. E disse: “Per 35 anni attraversai tutto questo”.

Ed il punto della storia, fratelli, è questo. Potete essere completamente soli nel deserto egiziano senza che questo cambi minimamente il problema nel vostro cuore. Il semplice fatto è che, se Antonio avesse realmente fatto uso delle risorse messe a disposizione da Dio perché il suo cuore fosse trasformato, non avrebbe avuto bisogno di lasciare la città.

Notate brevemente la parola “scandalo”. Al versetto 29, “fa cadere in peccato”; al versetto 30, “fa cadere in peccato”: skandalon in greco. È una parola usata per indicare una trappola; letteralmente, il bastoncino dell’esca in una trappola. In una trappola mettevano un bastoncino con un’esca. L’animale arrivava, afferrava l’esca sul bastoncino e la trappola si chiudeva. Egli dice: “Se il vostro occhio destro è il bastoncino dell’esca che vi cattura nella trappola in cui viene soddisfatta la vostra concupiscenza adultera, allora cavatelo. Se la vostra mano destra è la trappola, allora tagliatela. Qualunque cosa vi sia nella vostra vita che susciti questi pensieri vili e malvagi, liberatevene”.

Ora, in tutto questo vi è una sorta di sottigliezza. Permettetemi di chiedervi questo. Potevano questi scribi e farisei liberarsi di tali problemi? Potevano farlo? Il fatto è che non potevano. Gesù stava di nuovo dando loro ancora una volta un criterio impossibile, una frustrazione che li porterà a dire: “Abbiamo provato e non possiamo farlo”. Il Signore ha detto: “Ebbene, è meglio per voi non avere né occhio né braccio, piuttosto che andare all’inferno. Dovreste dire insieme alla lucertola: ‘Meglio perdere la coda che la vita’”. Ed essi diranno: “Ma non possiamo. Non possiamo. Non sappiamo come ottenere questa liberazione”. E così arriveranno alla disperazione di dire: “Qualcuno deve farlo per noi. Dobbiamo avere un cuore nuovo ed una vita nuova”. Ed è precisamente questo che il Signore offre: “Un cuore rinnovato in ogni suo pensiero, colmato d’amore divino e sincero; perfetto e retto, puro e buono, Signore, del Tuo cuore riflesso e dono”. E così il Signore li costringe a vedere che hanno bisogno di una nuova natura.

Cari, se Gesù Cristo è entrato nella vostra vita, avete quella nuova natura. Avete quel cuore nuovo. E non avete bisogno di seguire gli impulsi della vostra concupiscenza. Potete conoscere la vittoria su tutto questo. Ringrazio Dio per questo. Potete stringere, come fece Giobbe, un patto con i vostri occhi. Come dice Colossesi 3: “Potete far morire le membra del vostro corpo che sono sulla terra”. Potete conoscere la vittoria. Ma un uomo senza Gesù Cristo ed una donna senza Gesù Cristo ne sono continuamente vittime.

Oh, quanto dovremmo essere riconoscenti che ciò che il Signore ci ha dato è una risorsa per la vittoria. Ringrazio Dio di avermi dato un cuore nuovo. Egli ha dato a voi che Lo conoscete un cuore nuovo, così che non siamo condannati a perdere continuamente questa battaglia. Non abbiamo mai bisogno di perdere, se ci appropriamo delle risorse che sono a nostra disposizione.

Voglio concludere leggendovi questo. Ho pensato che fosse davvero potente; ascoltatelo, “Durante il primo periodo della Guerra civile americana, una giovane donna di 22 anni morì nel pieno dell’inverno al Commercial Hospital di Cincinnati. Un tempo aveva posseduto quella invidiabile bellezza che hanno le giovani donne. Era stata molto corteggiata per il suo fascino. Il suo volto era incantevole, ma era diventata una prostituta. Molto istruita e dotata di modi raffinati, aveva trascorso nella vergogna la sua giovane vita e morì senza amici, emarginata dalla società e con il cuore spezzato.

“Fra i suoi effetti personali fu trovato, in forma manoscritta, il poema intitolato ‘La bella neve’. Il poema era stato scritto dalla ragazza prima di morire, per descrivere la sua vita. Fu portato al direttore del National Union e venne pubblicato la mattina successiva alla sua morte. Quando il poema apparve sul giornale, il corpo della ragazza non era ancora stato sepolto, ed il poeta americano Thomas Buchanan Reed fu così profondamente colpito dal commovente dolore del poema che seguì la salma fino al luogo del suo riposo finale”.

Ora, il poema è molto lungo, ma questa è una parte di ciò che diceva, “Oh, la neve, la bella neve, che riempie il cielo e la terra lieve; sopra le case, sopra la via, sopra la testa di chi passa e va via. Danza, volteggia, scivola piano, bella neve, non fa alcun danno. Vola a baciare la guancia gentile, si posa sulle labbra con gioco sottile. Bella neve dal cielo mandata, pura come un angelo, d’amore ammantata.

“Un tempo ero pura come la neve, ma caddi, caddi come un fiocco lieve, dal cielo all’inferno, caddi nella via, calpestata come sporca immondizia; caddi per essere schernita, sputata e percossa, implorando e maledicendo, dalla morte scossa, vendendo la mia anima a chiunque comprasse, vivendo di vergogna perché un boccone mi sfamasse, odiando i vivi e temendo chi è morto. Dio misericordioso, sono caduta così in basso, eppure un tempo ero come la bella neve.

“Un tempo ero bella come la bella neve, con occhi di cristallo ed un cuore che splendeva lieve. Un tempo ero amata per la mia innocente grazia, adulata e cercata per il fascino della mia faccia. Padre, madre, sorella e tutto quanto, Dio e me stessa ho perduto cadendo tanto. Il più misero infelice che passa tremante si terrà ben lontano perché io non gli venga accanto. Perché, fra tutto ciò che è sopra o intorno a me, lo so, non vi è nulla di puro come la bella neve.

“Com’è strano che questa bella neve cada sopra una peccatrice che andare non deve. Com’è strano che, quando la notte tornerà, neve e ghiaccio colpiscano la mia mente disperata. Svenuta, gelata, morente da sola, troppo malvagia per pregare, troppo debole per un lamento o una parola che si oda per le strade della città impazzita, folle di gioia per la neve che cade infinita. Giacere e morire nel mio terribile dolore, con la bella neve per letto e sudario finale”.

Qualche tempo dopo, un’altra mano aggiunse questa strofa “Indifeso e fragile come neve calpestata, peccatore, non disperare: Cristo si è abbassato per salvare l’anima nel peccato perduta e riportarla alla vita ed alla gioia voluta. Gemendo, sanguinando, morendo per te, il Crocifisso fu appeso al legno, maledizione divenne per te. Le Sue parole di misericordia scendono dolci al tuo udito: c’è misericordia per me? Darà ascolto al mio grido? Oh Dio, nel fiume che per i peccatori continua a scorrere, lavami, e più bianco della neve potrò essere”. Preghiamo.

Padre, Ti ringraziamo perché ci hai dato un cuore nuovo, perché non abbiamo bisogno di fare affidamento sulla nostra giustizia, ma possiamo confidare in Te. Noi non possiamo porre rimedio ai nostri cuori, Padre, ma Tu puoi farlo. Grazie per quel cuore nuovo. E, oh Signore, aiutaci a non permettere alla carne di pensare i suoi pensieri adulteri e di perseguire i suoi fini adulteri. Aiutaci ad essere puri nelle nostre azioni, nell’atto, e puri nei nostri pensieri, nel desiderio.

Aiutaci a fare qualsiasi passo sia necessario per cavare, tagliare e gettare via qualunque cosa possa condannare l’anima all’inferno o, nel caso di un credente, possa portarci sotto la disciplina ed il giudizio. Dio, rendici puri, più bianchi della neve. Custodisci i nostri pensieri, proteggi i nostri occhi e fa’ che i nostri cuori siano pieni di pensieri rivolti a Te; Te lo chiediamo per la Tua lode.

FINE

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