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Vorrei che chinassimo il capo in preghiera e chiedessimo al Signore di benedire in modo particolare il nostro studio.

Padre, adesso, veniamo veramente a Te, perché non ci raduneremmo per ricevere la sapienza dell’uomo. Non ci raduneremmo per farci solleticare le orecchie, per sentire qualcosa che assecondi i nostri gusti, ma vogliamo che sia Tu a parlarci. Apri la Parola affinché possiamo comprenderla. Arricchisci i nostri cuori. Riempici della verità che può rispondere ad ogni bisogno. Arricchiscici mediante il Tuo Spirito mentre impariamo questa sera. Preghiamo che non udremo voce d'uomo, ma che possiamo udire te, e Ti ringrazieremo, nel nome di Cristo, Amen.

Nel nostro studio stiamo guardando Matteo capitolo 5. Per questa sera, considereremo il brano che va dal versetto 27 al 30, Matteo 5:27-30; e mentre lo state cercando e vi state preparando per il nostro studio, lasciate che vi dica che nel quinto capitolo di Matteo il nostro Signore rispose alla domanda che era in primo piano nella mente delle persone che avevano visto i Suoi miracoli, delle persone che avevano udito qualcosa di quello che aveva detto, e che si stavano veramente chiedendo se Egli fosse il Messia. Erano curiosi di sapere se questo operatore di miracoli fosse di fatto Colui che avrebbe portato il regno di Dio.

C’erano certi elementi nell’insegnamento, nella vita e nel ministero di Gesù che facevano loro pensare che Egli potesse essere il Messia, e quindi erano perplessi. Volevano sapere se lo fosse. Volevano anche sapere quali fossero i Suoi standard per il Suo regno. Erano curiosi di sapere che, se Egli era il Messia, avrebbe dovuto corrispondere piuttosto bene a quello che disse Mosè; e quindi erano curiosi riguardo al come Egli considerava le cose della legge di Dio, le cose di Mosè.

Ora Gesù riassunse il Suo messaggio rivolto a loro in Matteo 5:17-20. Disse: “Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io non sono venuto per abolire, ma per adempiere. Perché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà in alcun modo, finché tutto sia adempiuto. Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti, e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma chi li avrà messi in pratica e insegnati, quello sarà chiamato grande nel regno dei cieli”.

In altre parole, quello che stava dicendo era questo: “Io sono il Messia, e il Mio messaggio è lo stesso messaggio che Mosè vi diede, non è diverso in alcun modo. Non lo cambierei. Non lo abolirei. Non lo altererei. Sono venuto per adempierlo”.

Poi fece un passo ulteriore. Disse che gli standard per il Mio regno devono superare gli standard secondo i quali voi state vivendo adesso, versetto 20. “Io vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli”.

Ora, quello era lo standard fondamentale che Gesù diede, che Egli richiedeva per il Suo regno: una giustizia superiore a quella degli scribi e dei farisei. E, tra l’altro, loro erano le persone più giuste nella società giudaica. E quindi Egli sta dicendo: “Quello che Io chiedo è più di quello che loro chiedevano, ma non più di quello che Mosè chiedeva, e non diverso da Mosè. Io non sono venuto ad alterare la legge, o a cambiare la legge, ma ad adempiere la legge, e la legge in sé stessa richiede più di quello che voi state dando adesso. È uno standard più alto”.

Per quanto ne sapeva il popolo, gli scribi e i farisei erano i più giusti, e quindi questa era per loro una parola molto difficile da comprendere. Non capivano come Egli potesse richiedere una giustizia più alta di quella degli scribi e dei farisei e, nello stesso tempo, accettare ancora la legge mosaica. Perché pensavano che gli scribi e i farisei vivessero la legge di Mosè fino in fondo. E quindi la loro domanda è: se Tu credi in Mosè — la domanda nelle loro menti — e Tu credi nella legge di Mosè, come puoi richiedere uno standard più grande di quello degli scribi e dei farisei, che ci insegnano la legge di Mosè?

E come abbiamo imparato nelle scorse settimane, il fatto è che, sebbene gli scribi e i farisei sedessero sulla cattedra di Mosè, e sebbene affermassero di essere i sostenitori della legge di Mosè, la verità era che loro stessi avevano abbassato la legge di Mosè secondo il loro proprio disegno, e non stavano neppure osservando quello che Dio aveva inteso originariamente. E quindi Gesù viene per riportare lo standard là dove era al principio.

Ora, questo è difficile da comprendere per il popolo, e quindi, punto per punto, il Signore percorre i versetti dal 21 al 48 dando loro illustrazioni di come gli scribi e i farisei, e anche il popolo, mancassero il bersaglio in ogni aspetto dello standard assoluto di Dio. Egli vuole che vedano che il popolo non stava vivendo all’altezza dello standard di Dio. Avevano abbassato lo standard, ed Egli vuole riportarlo a dove dovrebbe essere veramente.

E in effetti, come sapete se siete stati con noi, quello che Egli fa qui è distruggere ogni sistema di auto-giustizia. Vedete, quello che l’uomo tende a fare è questo, se non vuole venire a Dio nel modo stabilito da Dio: crea il proprio dio. Crea il proprio sistema religioso. Dice: “Questo è ciò che è richiesto. Questo è ciò che realizzerò; quindi, quando lo faccio, sono giustificato”. Trascina la legge di Dio giù fino a qualcosa che può fare, lo fa, e poi convince sé stesso di essere a posto.

Tipico oggi, una situazione sarebbe quella in cui affrontate un uomo: “Ehm, che cosa farai quando morirai?” “Beh, spero di andare in cielo”. “Beh, su quale base andresti in cielo?” “Beh, sono una persona abbastanza perbene, e dopotutto, se sono stato abbastanza buono per tutta la mia vita, certamente Dio mi porterà in cielo”.

In altre parole, inventi il tipo di dio che vuoi, con il tipo di standard che puoi osservare, lo osservi, e poi giustifichi te stesso. E quello che diciamo oggi a una persona così è: “Sai, non è così che stanno le cose. Lo standard di Dio è troppo alto. Tu non puoi osservarlo. E questo è esattamente quello che Gesù sta dicendo”. Gli scribi e i farisei inventarono uno standard più basso di quello divino, capirono come poterlo osservare, lo osservarono meglio che potevano, e quindi si convinsero di essere giusti. E Gesù dice: “Neanche per sogno. Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete mai nel Mio regno”. E questa non è una violazione di Mosè. Questo non è aggiungere a Mosè. Questo non è cambiare la legge di Mosè. Questo è semplicemente ribadire dove Mosè l’aveva posta al principio. Riportiamola là dove deve stare. E questo è veramente quello che Egli sta facendo in tutto il quinto capitolo.

E mentre arriviamo ai versetti dal 27 al 30, Egli sta dando un’altra illustrazione di come il popolo avesse abbassato la legge di Mosè, e di come Egli debba rialzarla di nuovo per distruggere la loro auto-giustizia. E quello che Egli fa in tutto questo capitolo è mettere a confronto la giustizia che pensavano di avere con il vero standard divino. E così, letteralmente, Egli spoglia completamente tutti gli uomini e tutte le donne, spiritualmente parlando, davanti a Dio. Non rimane loro più alcuna pretesa di auto-giustizia.

Ora guardiamo l’illustrazione nei versetti dal 27 al 30. Abbiamo già visto quella sull’omicidio. Ecco quella sull’adulterio. Versetto 27. “Voi avete udito che fu detto—” la frase lì “dagli antichi,” che è in alcune delle vostre versioni, non si trova in tutti i manoscritti. Ma probabilmente viene ripresa perché è usata così frequentemente nel capitolo. In realtà si legge: “Voi avete udito che fu detto”. Ma, naturalmente, Egli fa riferimento ai loro insegnanti tradizionali, “gli antichi”, gli anziani che avevano insegnato loro. Quindi potete metterlo in corsivo, suppongo, perché Egli fa effettivamente riferimento a quello.

Ma Egli dice: “Voi avete udito che fu detto: Non commettere adulterio”. Questo è ciò che la vostra tradizione vi ha insegnato. Questo è ciò che hanno detto i rabbini. Questo è ciò che hanno detto gli scribi e i farisei. E vi è stato detto che questo è lo standard di Dio. Se semplicemente non commettete adulterio, siete giusti.

“Ma—” versetto 28 “—Io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore”. In altre parole, Gesù dice che il loro standard è troppo basso. Rimettiamolo là dove Dio intendeva che fosse. Dio non è mai stato realmente preoccupato solo dell’atto, ma ancora di più dell’atteggiamento dietro l’atto.

E nel versetto 29, Egli dà loro una soluzione: “Se il tuo occhio destro ti è occasione di peccato, cavalo e gettalo via da te; perché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, e non che tutto il tuo corpo sia gettato nella Geenna. E se la tua mano destra ti è occasione di peccato, tagliala e gettala via da te; perché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, e non che tutto il tuo corpo sia gettato nella Geenna”.

In altre parole, stai molto meglio a tagliarti il braccio o a cavarti l’occhio, se esso ti porta al peccato. E il peccato non è semplicemente quello che fai, è quello che senti e pensi nel tuo cuore. E quindi il secondo esempio che il nostro Signore usa è l’esempio dell’adulterio. E in realtà Egli sta dicendo a una persona auto-giusta: non puoi dire che, siccome non l’hai fatto, allora sei a posto. Se l’hai mai pensato, sei nel torto. Se hai mai concupito, se hai mai desiderato commettere questo peccato, sei un peccatore, e non sei giusto, e non puoi rivendicare giustizia.

Proprio come prima, nei versetti 21 e 22, loro dicevano: “Non uccidere”. Ma Gesù disse: “Chiunque si adira contro suo fratello è in pericolo della Geenna”. Io vi sto dicendo che non è soltanto questione di compiere l’omicidio, è questione di ciò che senti nel tuo cuore. E qui Egli sta dicendo esattamente la stessa cosa, solo usando un’altra illustrazione.

Nei versetti 21 e 22 la Sua illustrazione era il sesto comandamento. E qui, nei versetti 27 e 28, la Sua illustrazione è il settimo comandamento. Ora, il principio sottostante al sesto comandamento, “Non uccidere”, è la sacralità della vita. Il principio sottostante al settimo comandamento, “Non commettere adulterio”, è la sacralità dell’unità fondamentale della vita, il matrimonio. E quindi Egli sceglie queste due illustrazioni: “Non uccidere”, che parla della santità della vita; “Non commettere adulterio”, che parla della santità del matrimonio.

Egli dice che non siete giusti davanti a Dio se vi siete mai adirati o se avete mai avuto un pensiero di adulterio. E quello che sta cercando di fare è mostrare loro quanto fossero veramente peccatori, indipendentemente dall’apparenza esteriore del loro comportamento. E quindi la Sua preoccupazione qui è la santità del matrimonio.

Nei versetti dal 27 al 30, Egli tratta lo spirito del matrimonio, e nei versetti 31 e 32, la legge del matrimonio. Lo spirito del matrimonio e la legge del matrimonio. E questa sera cominceremo a guardare lo spirito del matrimonio, mentre vediamo i Suoi commenti sul peccato del concupire e del commettere adulterio nel proprio cuore.

Lasciatemi dire ancora una parola sulle due illustrazioni con cui Egli comincia. L’ira e il sesso sono due cose molto potenti. Esse arrivano veramente molto in profondità nell’esperienza umana. Illustrano in modo appropriato la peccaminosità dell’uomo. Di fatto, dubito che ci siano due illustrazioni più adatte di queste due per colpirci davvero fino al centro stesso del nostro essere. Tutti abbiamo sperimentato le tentazioni dell’ira e della concupiscenza, cose molto comuni, e arrivano in profondità nella peccaminosità fondamentale dell’uomo.

E quei Giudei che sedevano sul pendio della collina in Galilea, proprio come noi che siamo radunati qui questa sera, ascoltando il Signore Gesù Cristo che li metteva di fronte alla loro ira e alla loro concupiscenza nei loro cuori, avrebbero dovuto ammettere, in virtù della loro stessa coscienza, che erano davvero peccatori; e il fatto che non avessero mai ucciso nessuno, e il fatto che non avessero mai effettivamente compiuto l’atto dell’adulterio, non li scagionava dalla peccaminosità del peccato che regnava nei loro cuori.

Gesù vuole andare diritto al cuore dell’uomo e mostrare loro che, qualunque cosa abbiano fatto, non possono rientrare nel Suo regno. E quindi Gesù stabilisce uno standard elevato. Il solo fatto che Egli dica che chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore è un’affermazione tremenda per qualcuno che vive nella nostra società oggi, quando le tentazioni sono così vaste.

La tentazione è sempre esistita; non importava se una donna fosse coperta dalla testa ai piedi con una lunga veste, come in Oriente a quel tempo, e avesse un velo sul volto. La tentazione sarebbe stata comunque presente, mentre Satana si sarebbe fatto avanti. E ci sarebbero sempre state quelle cose che il diavolo avrebbe usato per generare concupiscenza, e sulle quali la carne si sarebbe gettata per dare inizio alla tentazione. Ma mi sembra che nella società in cui viviamo le tentazioni siano molto più dilaganti, e molto più visibili, e molto più comuni tutt’intorno a noi a causa della società senza virtù in cui viviamo.

Mi stupisce che perfino la chiesa che chiama sé stessa la Chiesa di Gesù Cristo assecondi le persone nell’area del sesso. Ho letto oggi nel Los Angeles Times un articolo di due pagine sul nuovo sforzo nella Chiesa metodista di insegnare il sesso. E continuava raccontando di una di queste lezioni sessuali — ciò che chiamano sesso, credo che la chiamassero “classe di attività sessuale” o qualcosa del genere — dove tutti erano nudi e si rotolavano su un letto, tutto nel nome dell’istruire le persone su questa questione.

L’articolo continuava parlando di come la Chiesa metodista avesse deciso di dover cambiare qualcosa in questo ambito, e così aveva nominato certi insegnanti di sesso, che andavano in giro dando a tutti istruzioni sul sesso. Francamente, fratelli, questo è ridicolo.

Io credo che il sesso nel matrimonio, nella bellezza con cui Dio lo ha progettato, fosse inteso per essere una scoperta molto personale, non qualcosa affisso dappertutto sui cartelloni pubblicitari, e insegnato in classi e presentato nei libri. Penso che sia qualcosa di molto privato, qualcosa di molto speciale, qualcosa di molto unico; e penso che il fatto che noi lo assecondiamo, e lo propaghiamo, e lo vendiamo, e lo insegniamo, e ne parliamo incessantemente dappertutto, tutto questo non fa altro che suscitare risposte malvagie dal cuore di uomini malvagi e donne malvagie. Non fa nulla per aiutare la situazione.

Troviamo seminari espliciti sul sesso e libri espliciti sul sesso in tutta la gamma possibile. Persone che predicano continuamente sull’argomento, e parlano dell’argomento, e sostengono questo e quello; e ho sentito il tipo più strano di consulenza, presumibilmente proveniente da uomini di Dio, che mi lascia semplicemente sbalordito.

Ho sentito un uomo, che è un ministro e che rappresenta una comunità cristiana, andare in giro dicendo che le coppie dovrebbero fare la doccia insieme prima di sposarsi, così sapranno in che cosa si stanno mettendo. Quel tipo di consiglio è esattamente proprio la cosa che Gesù sta dicendo qui che è così sbagliata, e non è altro che una manifestazione di peccaminosità. Una persona che dà quel tipo di consiglio ha un problema, e non è poi così difficile capire quale sia.

Non credo che, nella storia del mondo occidentale dalla morte del paganesimo greco e romano, abbiamo mai visto l’indulgenza sfrenata verso la passione sessuale così incoraggiata, e così suscitata, e così lodata come la vediamo oggi. Potrebbe interessarvi sapere che questa settimana l’American Civil Liberties Union, che abbraccia ogni sorta di cause per i diritti civili, sta ora facendo causa per rimuovere le restrizioni sui film vietati ai minori, così che i bambini possano assistervi, perché ritengono che questo sia l’Anno del Bambino, e i bambini abbiano diritti come tutti gli altri.

Non passerà molto tempo prima che dobbiate prendere il vostro televisore e, francamente, sfondarlo con un calcio. I mass media attirano con il sesso per vendere i loro prodotti, e rendono affascinante il piacere illecito. I crimini sessuali sono ai massimi storici. Il divorzio, l’infedeltà e la perversione vengono lodati. Sono oggetto di umorismo nella nostra società. La filosofia del piacere prima di tutto è dilagante. L’edonismo è in pieno vigore. Il matrimonio monogamico è minacciato. La fedeltà viene derisa, e ridicolizzata, e schernita.

E potremmo passare ore e ore semplicemente a illustrarlo, ma non è necessario. Voi sapete che è tutto intorno a voi. Io devo evitare perfino di guardare un espositore di riviste; non andrei—non vado nemmeno più a comprare una rivista, perché non voglio neppure bombardare la mia mente con quello che c’è lì, già solo sulla copertina, figuriamoci il contenuto all’interno.

Una nuova moralità è stata adottata, con l’etica della situazione che dice che ciò che è giusto è relativo, e che qualunque cosa ti faccia sentire bene dovresti farla, purché non faccia male a nessun altro. E tutta la nostra società è letteralmente impazzita per il sesso. È semplicemente che siamo così ossessionati dal sesso da essere oltre ogni immaginazione.

C. S. Lewis ha una grande illustrazione. Dice che si può radunare un grande pubblico per uno spogliarello, cioè per guardare una ragazza spogliarsi su un palco. E dice: se questo non indica quanto sia distorta la nostra visione del sesso e la nostra visione della femminilità, immaginatelo in questo modo. Supponete di andare in un paese dove si possa riempire un teatro portando sul palco un piatto coperto, e poi sollevando lentamente il coperchio così da lasciare che tutti vedano, e poco prima che le luci si spengano lì dentro ci sia una braciola di montone o un pezzo di pancetta. Non pensereste che qualcosa sia andato storto nel loro appetito per il cibo? Ora, perché dovremmo pensare che sia diverso nella nostra società quando andiamo fuori di testa perché qualcuno si toglie i vestiti? La filosofia di Playboy non è altro che una mentalità da braciola di montone. È una perversione.

C’è qualcosa che non va in noi. C’è qualcosa in profondità dentro di noi che è sbagliato, e nella nostra società viene assecondato e sfruttato. Hugh Hefner arriva e dice: “Perché agitarsi tanto per il sesso? È soltanto una necessità biologica come mangiare, bere e dormire”. Questo non è nuovo. Quel tipo di filosofia viene direttamente dal passato, direttamente dal paganesimo greco e romano.

In 1 Corinzi 6:13, l’apostolo Paolo ribadisce quella filosofia mentre affronta i Corinzi riguardo alla loro ossessione per questa cosa malvagia del sesso. Ed ecco quello che dicevano. 1 Corinzi 6:13: “I cibi sono per il ventre, e il ventre per i cibi”. Ora, quella era una piccola frase che dicevano. Qualcuno arrivava e diceva: “Beh, sapete, non dovreste fare quello. È male”. E loro dicevano: “Beh, i cibi sono per il ventre, e il ventre per i cibi”. Quello che intendono è: è soltanto biologia. Era una specie di piccolo proverbio che usavano.

Beh, il sesso è soltanto una cosa biologica, tutto qui. “I cibi sono per il ventre, e il ventre per i cibi”. È solo biologia, tutto qui, come mangiare, dormire e bere. Beh, dice: “Dio distruggerà sia questi che quello. Perché il corpo non è per la fornicazione, ma per il Signore; e il Signore per il corpo”. Il corpo non è soltanto biologico. È spirituale e appartiene a Dio, dice ai Corinzi. Non potete semplicemente consegnare il vostro corpo e dire: “È soltanto biologia”.

Questa è la filosofia della braciola di montone. Questa è la filosofia di Playboy. Non potete farlo. “Il corpo non è per la fornicazione, il corpo è per il Signore; e il Signore per il corpo. Non sapete—” dice il versetto 15 “—che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderei io le membra di Cristo per farne membra di una meretrice?” O di una prostituta — e questo è chiunque abbia rapporti sessuali illeciti — farei io questo?

“Non sapete che chi si unisce a una meretrice diventa un solo corpo con lei? E chi si unisce al Signore è uno spirito solo con Lui”. Quindi se andate da una meretrice, se entrate in una situazione adulterina, unite il Signore a quel peccato.

Non è semplicemente “cibo per il corpo, e il corpo per il cibo”, e nel versetto 18 egli dice: “Fuggite la fornicazione”. Porneia, comportamento sessuale malvagio. La visione secondo cui il sesso è soltanto un impulso biologico, e bisogna godersela e viverla fino in fondo; l’etica della situazione, non essere frenato, non essere inibito, divertiti con chi vuoi, tanto è solo biologia comunque; quella filosofia ha letteralmente annegato la nostra società in un mare di perversione sessuale.

Ci ha bombardati con una raffica di propaganda che sta mandando in frantumi le case, distruggendo le famiglie, rovinando le vite individuali, distruggendo la capacità di un individuo di fare ciò che è giusto, a meno che egli non si sia completamente consacrato a Gesù Cristo; e tutto ciò semplicemente deprava la società a un ritmo rapido. Le relazioni sono state sostituite dalle perversioni. La premura è stata sostituita dalla concupiscenza. L’amore è stato sostituito dalla libidine. È così che stanno le cose nella nostra società.

E d’altra parte, ogni volta che parlate di sesso, non avete soltanto le persone che si sporgono sulla sedia perché è il loro argomento preferito, ma avete anche le persone che afferrano la Bibbia e si dirigono verso la porta. Sono piuttosto pudiche al riguardo, e questa è la visione vittoriana. Sapete, vogliono andare così lontano nella direzione opposta che dicono che il sesso è vergognoso, è depravato, è meno che santo.

E, tra l’altro, questo si fa anche oggi ed è stato fatto in passato. Questa non è la risposta. Non potete andare all’estremo di dire che è biologia. Non potete andare all’altro estremo, dicendo che la castrazione, o qualunque mutilazione, risolverà il problema. Non lo risolverà. E l’una è una perversione tanto quanto l’altra, perché Dio ha meravigliosamente progettato questo come parte della vita umana.

In 1 Corinzi 7:3 l’apostolo Paolo discute qualcosa di questo. Dice: “Il marito renda alla moglie ciò che le è dovuto;” — e sta parlando del rapporto fisico — “e ugualmente anche la moglie al marito. La moglie non ha potestà sul proprio corpo, ma il marito; e ugualmente anche il marito non ha potestà sul proprio corpo, ma la moglie. Non privatevi l’uno dell’altro, se non di comune accordo per un tempo, per dedicarvi alla preghiera; e poi tornate di nuovo insieme, affinché Satana non vi tenti a motivo della vostra mancanza di autocontrollo”.

In altre parole, egli dice che avete ogni diritto e ogni responsabilità di dare il vostro corpo l’uno all’altra nel compimento del desiderio sessuale. Questo è all’interno del matrimonio, il disegno di Dio.

Nel Libro dei Proverbi, Dio tratta la stessa cosa, 5:15: “Bevi l’acqua della tua cisterna, e l’acqua corrente del tuo pozzo”. In altre parole, goditi la condizione matrimoniale. Sta’ lontano dalla meretrice, dalla donna straniera di cui ha parlato prima nel capitolo 5, che ti distruggerà. “Bevi dalla tua cisterna, l’acqua corrente dal tuo pozzo. Si disperdano forse le tue fonti al di fuori, e i tuoi ruscelli d’acqua per le strade? Siano soltanto per te, e non per gli stranieri con te”. Non dare la tua discendenza a una straniera. “Sia benedetta la tua fonte, e rallegrati con la moglie della tua giovinezza. Sia ella come la cerva amata” — o il capriolo — “e come la gazzella graziosa; i suoi seni ti soddisfino in ogni tempo, e sii sempre rapito dal suo amore”. Ora, Dio ha progettato questo, un rapporto fisico, e lo ha santificato e benedetto.

Nel Cantico dei Cantici Dio va avanti, e avanti, in quella meravigliosa lettera, e in quel modo rivelato e ispirato, per dirci la bellezza dell’amore umano in una condizione matrimoniale. E quindi è così: questo è puro e giusto, ma il nostro mondo ne ha fatto una braciola di montone. Siamo entrati in una sorta di perversione distorta, disincantata e libidinosa.

E questo, naturalmente, fa appello al cuore degli uomini peccatori e malvagi. E quindi, mentre arriviamo a questo brano nei versetti 27 e seguenti, è una parola molto appropriata per la società in cui viviamo, e abbiamo bisogno di vedere quello che Gesù sta dicendo.

Ora, i farisei avevano il loro proprio punto di vista, versetto 27: “Non commettere adulterio”. E poiché non facevano quello, pensavano di essere giusti. Pensavano che sarebbero entrati direttamente nel regno e avrebbero avuto i posti principali. Forse voi siete così. Forse dite a voi stessi: “Non sono poi così male. Non sono mai stato infedele a mia moglie. Non ho mai commesso adulterio. Non ho mai fatto quel tipo di cosa”.

Ma Gesù dice che se hai mai guardato una donna per desiderarla, l’hai fatto nel tuo cuore, e questo basta per dannarti all’inferno per sempre. Questa è l’implicazione dei versetti 29 e 30. Quindi qui la vostra fiducia in voi stessi viene frantumata, vedete? Il sistema esteriore della legge non sarà sufficiente, perché Dio mira all’atteggiamento. E vedete, quello che Gesù vuole fare è mostrare loro che non possono aiutare se stessi. Vedete, potevano occuparsi dell’esterno, certo. Potevano non commettere adulterio, ma non potevano fare nulla con l’interno. E quindi Gesù li colpisce là dove sono impotenti, senza speranza, senza forza, il che dovrebbe spingerli, nella disperazione, verso Dio, l’unico che può cambiare il cuore. Volevano disperatamente credere di essere a posto. Gesù mostra loro che non lo erano.

Ora, tenendo presente questo, voglio divagare per un minuto e trattare alcune cose, e la prossima settimana torneremo ai dettagli specifici del brano. Ma notate l’inizio dei versetti 27 e 28. Gli inizi, di nuovo, mi hanno spinto in questa direzione, e penso che lo troverete utile. Gesù comincia: “Voi avete udito”. Poi, versetto 28: “Ma Io vi dico”. Ora, questo contrasto è tremendamente importante, e questa sera vi darò una lezione in una sorta di teologia biblica complessiva, quindi voglio che afferriate questo, perché risponderà a molte delle vostre domande.

“Voi avete udito — ma Io vi dico”. Questa è la stessa formula, versetto 21: “Voi avete udito”, versetto 22: “Ma Io vi dico”. Versetto 31: “Fu detto”, versetto 32: “Ma Io vi dico”. Versetto 33: “Voi avete udito”, versetto 34: “Ma Io vi dico”. È così per tutto questo brano. Indica il loro fraintendimento della legge di Dio. “Voi avete udito” — dai rabbini, dai tradizionalisti, dagli scribi e dai farisei, da quelli che interpretavano la legge. “Ma Io vi sto dicendo” — la verità della legge. Quello che avete non è giusto. Non è sufficiente. Essi hanno ridotto la legge di Dio a un semplice fatto esteriore, e non vi hanno dato tutta la storia. Vi hanno detto che non dovete commettere adulterio e basta, siete a posto. Ma Io vi sto dicendo che c’è di più in questo che soltanto quello.

Ora vedete di nuovo, dico quello che ho detto all’inizio. Potete sempre inventare un sistema all’altezza del quale riuscite a vivere, e poi convincervi di essere giusti. Loro potevano evitare di commettere adulterio, ma non potevano fare nulla riguardo alla loro vita segreta. E quindi mancarono completamente il punto dell’Antico Testamento. Quando Dio disse: “Non uccidere”, quando Dio disse: “Non commettere adulterio”, quando Dio diede qualunque altro precetto nell’Antico Testamento, stava parlando di molto più dell’atto in sé, ed è questo che Gesù vuole che comprendano.

Ora lasciate che vi mostri cosa intendo. Restate con me su questo. La rivelazione fondamentale del messaggio di Dio all’uomo venne attraverso Mosè, d’accordo? Di fatto, il Pentateuco, i cinque libri di Mosè, sono fondamentalmente il cuore, il centro, il nucleo dell’Antico Testamento. I profeti e gli scritti che seguono gli scritti mosaici sono semplicemente spiegazioni, commentari, elaborazioni di ciò che è contenuto nella legge di Mosè.

Molte, molte volte, mentre leggete i profeti, trovate i profeti che accusano il popolo perché non osservava la legge di Mosè. Trovate i profeti che tornano indietro e dicono: “Mosè vi disse”. Oppure: “Avete dimenticato quello che disse Mosè? Avete dimenticato quello che Dio fece al tempo di Mosè?” In altre parole, il Pentateuco stabilisce il passo. Lì trovate il vangelo di Mosè, il vangelo di Dio dato attraverso Mosè. Il resto dell’Antico Testamento elabora il Pentateuco. Elabora quella legge di Dio, quell’insieme di standard che Dio stabilì attraverso Mosè.

Ora, tutta la cosa procede in questo modo, allora. Dio dà le definizioni fondamentali di ciò che Egli richiede attraverso Mosè. Le elabora nella legge e nei profeti. Le porta a compimento in Gesù Cristo, così che Cristo viene non per cambiare qualcosa, ma per chiarire la questione che la legge, il vangelo di Mosè, non è cambiata.

Ora, l’essenza o il cuore del vangelo di Mosè si trova nel Libro del Deuteronomio. Ora guardiamolo insieme. Deuteronomio è il quinto e ultimo dei cinque libri di Mosè, e in questo libro abbiamo un riassunto della legge di Dio. Io credo — non so se siete d’accordo con me su questo, ma restate con me e forse lo sarete — io credo che Deuteronomio sia il libro più importante dell’Antico Testamento.

“Deuteronomio” viene da due parole greche, deutero che significa “secondo” e nomos che significa “legge”. È la “seconda legge”. È la reiterazione della legge data da Dio. È la sintesi. Quando il libro del Deuteronomio si apre, il popolo è pronto a entrare nella terra promessa. Sta per entrare in Canaan. È stato liberato dalla schiavitù in Egitto. È il popolo di Dio. È stato identificato come popolo di Dio e ora prenderà la sua terra. Prenderà possesso della terra che Dio gli ha dato.

Ora, mentre entrano nella terra, Dio ricorda loro tutto ciò che devono sapere. E così qui abbiamo il riassunto di tutto il vangelo di Mosè, di tutti gli standard per vivere nel regno di Dio. Sono qui, nel Libro del Deuteronomio. Di fatto, perfino i dieci comandamenti sono ripetuti nel quinto capitolo del Deuteronomio.

Lo sapevate questo? Sapevate che Gesù citò il Deuteronomio più di quanto citò qualsiasi altro libro dell’Antico Testamento? E sapevate questo? Gli scrittori del Nuovo Testamento citano il Deuteronomio più di quanto citino qualsiasi altro libro dell’Antico Testamento. Quindi è un libro cruciale. È il riassunto di tutto l’Antico Testamento, perché tutto ciò che viene dopo Deuteronomio commenta il Pentateuco, e Deuteronomio è il riassunto del Pentateuco. Quindi è veramente la chiave, il punto culminante dell’Antico Testamento.

Ora, tra l’altro, io credo che il riassunto dell’intero Antico Testamento, di fatto, credo che il riassunto dell’intera Bibbia sia in Deuteronomio 6:5: “Amerai il Signore, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza”. Questo è il culmine di tutta la Bibbia. Altrove in Deuteronomio dice: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Ora lì avete il compimento di tutta la verità di Dio.

Di fatto Gesù disse: “Amerai il Signore, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, anima, mente e forza. E il tuo prossimo come te stesso. Da questi dipendono tutta la legge e i profeti”. La legge è ciò che viene prima di Deuteronomio, i profeti ciò che viene dopo, e l’intera cosa fa perno proprio qui.

Ora dunque ascoltate. Voglio che ascoltiate questo, davvero cruciale. Quando andiamo all’Antico Testamento, troviamo che la chiave è nel Pentateuco. Quando guardiamo al Pentateuco, la chiave è in Deuteronomio. Quando guardiamo a Deuteronomio, la chiave è in 6:5: “Amerai il Signore”. Ora ascoltatemi. L’Antico Testamento non costruisce una relazione sulla legge. Costruisce una relazione su che cosa? Sull’amore.

E le persone non capiscono questo. Pensano che l’economia dell’Antico Testamento fosse un’economia di legge. Non lo è. È un’economia d’amore. È una relazione ciò che Dio cerca. L’amore è la chiave per una relazione con Dio, e lungo tutto Deuteronomio Dio continua a dire: “Voglio che Mi amiate. Voglio che Mi amiate. Voglio che Mi amiate. Voglio un impegno del cuore. Voglio una devozione del cuore. Voglio un tipo di affetto genuino per Me, con tutto il cuore”.

Ora ascoltate. Mosè, in tutto il Deuteronomio — e se avessimo tempo lo percorreremmo tutto, e potete farlo voi stessi — ancora, e ancora, e ancora, dice al popolo mentre entra nel paese: “Dovete amare il Signore, dovete amare il Signore, dovete amare il Signore”. Perché? Perché è un rapporto d’amore che Dio ha sempre cercato con l’uomo, sempre.

Ora lasciate che vi dica qualcosa che vi aiuterà. Prima ancora che Dio desse la legge come noi la conosciamo, i dieci comandamenti, il decalogo, e tutti gli altri statuti e comandamenti — ascoltate questo — prima ancora che Dio facesse tutto questo, Egli stabilì un rapporto con Israele. Prima amò Israele. Beh, lo vedremo più avanti nel capitolo 10, ma Egli prima amò Israele.

E poiché amò Israele, chiamò Israele fuori dall’Egitto. Salvò Israele. Redense Israele. E fu solo dopo il rapporto d’amore e la redenzione che diede loro la legge. Capite? La legge non era la causa del rapporto. Era il risultato di esso. È il rapporto ciò che Dio cercava. Dovete capire questo, e ci costruirò sopra, quindi spero che lo stiate afferrando.

L’amore di Dio era stato manifestato alle generazioni precedenti quando furono liberate dall’Egitto, e quando furono liberate dall’Egitto, Dio le aveva redente. Dio le aveva salvate, per così dire. Dio le aveva rese il Suo popolo. E poiché avevano un rapporto, Egli poi disse: “Ecco come dovete vivere”.

E quindi il Nuovo Testamento dice la stessa cosa: il vangelo di Mosè, il vangelo di Gesù, il vangelo di Paolo, il vangelo di Pietro, il vangelo di Giacomo e il vangelo di Giovanni sono tutti identici. Noi Lo amiamo perché Egli ci ha prima che cosa? Amati. Dio amò Israele. È così che tutto ebbe inizio. Dio amò noi. È così che tutto ebbe inizio. Prima abbiamo avuto un rapporto d’amore, e poi abbiamo avuto una risposta di obbedienza alla Sua legge.

Guardate con me adesso il decimo capitolo del Deuteronomio e vi mostrerò questo. L’ho letto questa mattina nel culto. Lo riprenderò di nuovo. E ciò che Mosè sta dicendo è: “Va bene, popolo, state per entrare nel paese. State per entrare nel paese e voglio che ricordiate questa sola cosa: ‘Ama il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza’”.

Ora, quello che vi sto dicendo, fratelli, è che è l’atteggiamento ciò che Dio ha sempre cercato. Ascoltatemi. Non è che Dio volesse che osservassero un mucchio di leggi esteriori. È che Dio voleva che Lo amassero interiormente. Ed è per questo che Gesù dice che non è questione del fatto che non uccidete, e non è questione del fatto che non commettete adulterio. La questione è ciò che c’è nel vostro cuore, capite?

È sempre stato così. Questa non è una cosa soltanto del Nuovo Testamento. Guardate 10:12. “E ora, Israele, che cosa richiede da te il Signore tuo Dio?” Che cosa vuole Dio da te? E potreste dire: “Beh, caspita, è meglio che mettiamo bene in ordine quei dieci comandamenti”. Beh, non è da lì che comincia. “Temere il Signore tuo Dio, camminare in tutte le sue vie, amarlo, e servire il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima”. E poi: “Osservare i comandamenti del Signore e i suoi statuti, che oggi ti comando per il tuo bene?”

Questo non è diverso dai vangeli. Questo non è diverso da Paolo. È esattamente ciò che dice il Nuovo Testamento. Amate Dio e fate ciò che Egli dice. Perché, persino 1 Giovanni ci dice che se dite di amare Dio e non osservate i Suoi comandamenti, siete bugiardi, giusto? Ma prima viene l’amore, e poi l’obbedienza. È un rapporto, ed è di questo che Egli parla lungo tutto questo brano.

Al versetto 19, Egli aggiunge la seconda dimensione. Non solo amare Dio, ma: “Amate dunque lo straniero, perché foste stranieri nel paese d’Egitto”. E quindi questa è la somma di tutto. “Ama il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza, e ama il tuo prossimo come te stesso”.

“Temi il Signore” — versetto 20 — “servilo, tieniti stretto a Lui”. Amo questo. 11:1, ascoltatelo: “Amerai dunque il Signore tuo Dio, e osserverai sempre il suo incarico, i suoi statuti, i suoi decreti e i suoi comandamenti”. Vedete? È amore. È l’amore ciò che Egli cerca. La chiave è il versetto 16. “Circoncidete dunque il prepuzio del vostro” — che cosa? — “del vostro cuore”. Il vostro cuore. Questo è ciò che Egli cerca. Egli ha sempre cercato un rapporto del cuore, ha sempre cercato un atteggiamento del cuore. Mai, mai fu soddisfatto di qualcosa di esteriore. Era amore dal cuore.

Quindi la somma di tutto nei primi undici — nei primi undici o nei primi dieci e undici — capitoli del Deuteronomio, potete vedere che la somma di questi primi undici capitoli è questa: amate Dio e amate il vostro prossimo. Questo è ciò che Dio richiede da voi. Ed è esattamente ciò che Gesù disse nel Nuovo Testamento. È esattamente ciò che dicono le epistole: amate il Signore, amatelo in modo da essere obbedienti, amatevi gli uni gli altri, amatevi gli uni gli altri. È lo stesso messaggio, nulla di diverso.

E poi in Deuteronomio capitoli dal 12 al 26, quella grande sezione successiva, non avete bisogno di seguire, ascoltate soltanto. In Deuteronomio dal 12 al 26, Mosè interpreta e applica questi due principi fondamentali. Poi prende il principio dell’amare Dio e il principio dell’amare il prossimo e li applica a ogni situazione quotidiana, a ogni tipo di questione della vita, a tutto ciò che accade nella vita. Fa questo fino al capitolo 26.

Ora, alla fine, quando arriva al capitolo 26, decide che, avendo detto tutto questo, avendo detto che la chiave è amare Dio e amare il prossimo, e avendo dato loro statuti che fanno sì che questo si applichi a ogni tipo di situazione della vita, statuti che mostrano come ciascuna di queste cose sia applicabile nella vita, avendo fatto questo, decide che terrà un grande culto di consacrazione.

Così Mosè raduna tutti nel capitolo 26, ed essi confessano i loro peccati, e dedicano le loro vite, e riaffermano il loro amore per Dio, e rinnovano il loro impegno del cuore verso il Signore. E il capitolo 26 è un tempo in cui i loro cuori vengono dati al Signore, un tempo di grande lode, un tempo di adorazione, un tempo in cui riconoscono che Dio sarà servito dai loro cuori.

E quindi saranno obbedienti, 26:16 — questa è la chiave. “Oggi il Signore tuo Dio ti comanda di mettere in pratica questi statuti e questi decreti; tu dunque li osserverai e li metterai in pratica con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima”. Vedete? È quel cuore che Egli cercava, e quella era la somma di tutto.

Va bene, capitolo 27, sapete che cosa accade? Mosè dice loro: “Guardate, quando entrerete nel paese, voglio che voi — Giosuè vi porterà nel paese, io non posso farlo”. Aveva peccato, e quindi non poté entrare. Dice: “Giosuè vi porterà nel paese, e quando arriverete là voglio che facciate prima questo. Quando arriverete nel paese, radunatevi di nuovo tutti insieme e rinnovate questo stesso impegno: che amerete il Signore e vi amerete gli uni gli altri. Rinnovatelo quando entrerete nel paese”.

Poi nel capitolo 28 dice loro: “Ora avete due scelte, due scelte. Potete essere benedetti o potete essere maledetti. Guardatelo, 28:3: “Benedetto”, versetto 4: “Benedetto”, versetto 5: “Benedetto”, versetto 6: “Benedetto”. Scendete al versetto 16: “Maledetto”, versetto 17: “Maledetto”, versetto 18: “Maledetto”, versetto 19: “Maledetto”. Sta offrendo loro due opzioni.

Quello che sta dicendo è questo. Entrate nel paese. Scegliete di amare il Signore vostro Dio con tutto il vostro cuore. Entrate nel paese, scegliete di amare il vostro prossimo, sarete — che cosa? Benedetti. Entrate nel paese, scegliete di non amare il Signore vostro Dio, scegliete di non amare il vostro prossimo, sarete — che cosa? Maledetti. Quindi sta offrendo loro queste due possibilità: la via della benedizione e la via della maledizione. E questo prosegue per tutto il capitolo 28.

E poi, nel capitolo 29, egli fa appello a loro perché prendano una decisione. Li chiama a prendere una decisione, a prendere un impegno, a scegliere ciò che faranno. E questo va dal capitolo 29 al capitolo 30. E riprendiamolo da 30:11.

“Poiché questo comandamento che oggi ti comando non è troppo difficile per te, né è lontano da te. Non è in cielo, perché tu dica: Chi salirà per noi in cielo e ce lo porterà, affinché lo possiamo udire e mettere in pratica? Né è al di là del mare, perché tu dica: Chi passerà per noi al di là del mare e ce lo porterà, affinché lo possiamo udire e mettere in pratica? Ma la parola è molto vicina a te, nella tua bocca e nel tuo cuore, affinché tu la metta in pratica”.

In altre parole, avete una scelta da fare e l’informazione è lì. Avete abbastanza informazione per fare una scelta. Potete scegliere la benedizione, potete scegliere la maledizione. Potete scegliere di amare Dio con tutto il vostro cuore e il vostro prossimo come voi stessi, oppure di non farlo.

Ma non lamentatevi dicendo che non avevate l’informazione. Non venite a dirmi che non l’avevate mai avuta a disposizione. È qui. “Vedi” — versetto 15 — “io” — dice — “ho posto oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male”. Vi ho dato la scelta. State entrando nel paese, fate la scelta. “Poiché io oggi ti comando” — versetto 16 — “di amare il Signore tuo Dio, di camminare nelle sue vie, di osservare i suoi comandamenti, i suoi statuti e i suoi decreti, affinché tu viva e ti moltiplichi; e il Signore tuo Dio ti benedirà nel paese in cui vai per prenderne possesso. Ma se il tuo cuore si allontana, così che tu non ascolti, ma ti lasci trascinare via, e adori altri dèi e li servi, io oggi vi dichiaro che certamente perirete, e che non prolungherete i vostri giorni sul paese nel quale passi il Giordano per andare a prenderne possesso”.

E dice: “Io prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra” — che il verbale sia in cielo — “che io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, affinché tu viva, tu e la tua discendenza”. E qual è la scelta? “Che tu possa amare il Signore tuo Dio, che tu possa ubbidire alla sua voce, che tu possa tenerti stretto a Lui; perché Egli è la tua vita e la lunghezza dei tuoi giorni; affinché tu possa dimorare nel paese che il Signore giurò di dare ai tuoi padri, ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe”.

Ora, lì c’è la somma di tutto l’Antico Testamento. Amate Dio. Questa è la scelta. Dio ha sempre voluto un rapporto del cuore. Ascoltate, fratelli, qualcuno nell’Antico Testamento che osservava semplicemente in modo meccanico i dieci comandamenti non adempiva il piano di Dio. I dieci comandamenti furono dati soltanto per regolare un rapporto che era basato sull’amore, e se il rapporto d’amore non c’era, la regolamentazione non significava nulla. Questo è il punto. E gli ultimi capitoli del Deuteronomio, i capitoli dal 31 al 34, provvedono al trasferimento della guida da Mosè a Giosuè.

Ora, avendo detto tutto questo — e spero che siate rimasti con me su questo, perché è davvero importante — lasciate che dica questo. La centralità — e questa è la somma di tutto, se non afferrate questo perderete tutto il punto degli ultimi quindici minuti. Quindi voi che vi siete scollegati, ricollegatevi, va bene?

Il punto centrale in quello che stiamo imparando è questo. La centralità della preoccupazione di Dio è il cuore, vedete? Non sono le cose esteriori. Non lo fu mai con Mosè e non lo è con noi. Ma i farisei erano soddisfatti delle cose esteriori, e così avevano mancato il punto. Ecco perché Gesù disse: “Voi avete udito che fu detto — ma Io vi dico”. Voi state trafficando con l’esterno, e Dio è preoccupato dell’interno. È un rapporto d’amore quello che Dio vuole, e la legge soltanto lo regola, proprio come gli standard del Nuovo Testamento regolano un rapporto del nuovo patto con il Signore.

E così, quando arrivate al Nuovo Testamento nel Libro di Matteo, e arrivate di nuovo, come ho detto, a Matteo capitolo 22, sentite il nostro Signore ribadire la stessa cosa che viene fuori dal Deuteronomio. Egli dice questo. Qual è il primo e grande comandamento? “Ama il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente. Questo è il primo e grande comandamento”. Deuteronomio 6:5, “il secondo è simile a questo: Ama il tuo prossimo come te stesso”. Anche questo lo troviamo dappertutto nel Deuteronomio, ma più specificamente nel capitolo 10. Ed Egli dice: “Da questi comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti”.

Quello che Egli sta dicendo lì in Matteo 22 è questo. Non Mi importa quali siano le vostre funzioni, non Mi importa quali siano le vostre prestazioni; se non amate Dio e non amate il vostro prossimo, avete mancato il punto. Avete mancato il punto.

È per questo che Gesù poté dire al giovane ricco, sapete: “È meraviglioso che tu abbia osservato tutti i comandamenti fin dalla tua giovinezza, ma sai cosa non hai fatto?” In effetti ciò che gli disse è: “Va’, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri”. Perché? Perché non hai manifestato un giusto atteggiamento del cuore, perché non hai amato il tuo — che cosa? Il tuo prossimo. Vedete? Il che tradiva il fatto che, mentre c’era un comportamento esteriore, dentro non stava accadendo nulla. Era ipocrita. Quindi questo è lo standard divino interiore di Dio, che nessuno poteva osservare.

E sapete, lasciate che vi dica come funziona questo — ora restate con me e capirete meglio l’Antico Testamento. Nell’Antico Testamento, vedete, Dio pose questo standard: “Ama il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza, e ama il tuo prossimo come te stesso”. E le persone nell’Antico Testamento dicevano: “Questo è lo standard di Dio. Accidenti, noi non possiamo osservare quello standard”. Ed è esattamente ciò che Egli voleva che dicessero.

Voi potreste dire: “Ma se non puoi osservare lo standard, cosa succede?” Diventi colpevole, e vieni convinto di peccato, e cominci a sentirti peccatore. Beh, sapete una cosa? Dio non li lasciò semplicemente nel senso di convinzione. Non li lasciò semplicemente sconvolti dalla loro stessa peccaminosità. Non li lasciò semplicemente frustrati dal senso di colpa. Diede loro non solo gli standard, ma diede loro un sistema per affrontare la loro incapacità di osservarli.

Quale sistema era? Il sistema sacrificale. E il sistema sacrificale fu dato da Dio per dare all’uomo un modo di affrontare le proprie incapacità. Quando un uomo o una donna diceva: “Non posso osservare la legge di Dio e sono sopraffatto dal mio peccato”, Dio diceva: “Allora confessami il tuo peccato, e prova la genuinità di quella confessione con un atto di sacrificio”. E il sistema sacrificale non rendeva gli uomini giusti davanti a Dio. Indicava semplicemente che solo Dio poteva renderli giusti davanti a Lui. Indicava che avevano bisogno di un sacrificio. Indicava le loro incapacità.

E quindi ecco come andava nell’Antico Testamento. Dio diede uno standard, e lo standard era un rapporto d’amore. Gli uomini non potevano adempiere tutto ciò che quello standard richiedeva, e quindi erano colpevoli e convinti di peccato. E per affrontare questo, Dio provvide un sistema sacrificale. E il sistema sacrificale era esso stesso futile. Il sistema sacrificale non dava mai una pace duratura. Il sistema sacrificale non alleviava mai davvero la colpa.

E nella sua futilità, indicava il fatto che doveva esserci, un giorno, in qualche luogo, in qualche modo, un sacrificio pieno, e finale, e definitivo, che avrebbe una volta per tutte tolto questo peccato. Non vedete? Tutta la cosa indicava chi? Gesù Cristo. Perciò il vangelo di Mosè era il vangelo di Cristo. Mosè presenta uno standard di rapporto d’amore che un uomo, nel suo cuore malvagio, non può adempiere.

Convinto della sua incapacità di adempierlo, egli offre sacrifici da una contrizione, e questo è ciò che riempie il suo cuore. Ma perfino l’atto del sacrificio è futile, perché non finisce mai, e non realizza mai veramente nulla, e quindi tutto indica un giorno in cui quell’unico sacrificio finale deve essere offerto. E così è che, fin dal principio, tutto indica Gesù Cristo.

Gesù Cristo non è un ultimo arrivato rispetto agli standard d’Israele. Gesù Cristo è il frutto di tutto ciò che Mosè abbia mai insegnato. L’intera sequenza indica semplicemente un Salvatore, perché Egli è l’unico che poteva trattare con l’uomo nell’interiore. Tutto l’Antico Testamento serviva a frustrare l’uomo, a mostrargli la sua disperazione, a mostrargli che non poteva salvare sé stesso, qualunque cosa facesse, qualunque cosa facesse all’esterno, se il rapporto del cuore non era giusto, egli non era giusto.

Ma quando arrivate ai giorni di Gesù, avevano abbassato lo standard, avevano lasciato cadere tutta quella parte sul rapporto del cuore. Il fatto stesso che un uomo dovesse dirGli: “Qual è il primo e grande comandamento?” mostra quanto fossero scivolati in basso, giusto? Avevano dimenticato quale fosse. “Ascolta, Israele: il Signore nostro Dio è l’unico Signore; e amerai il Signore tuo Dio con tutto” — conoscevano quel versetto da secoli. Era scivolato via per loro propria scelta. Eliminarono la parte che non potevano osservare e si aggrapparono alle cose esteriori.

Ora Voi potreste dire: “John, come si inseriscono i dieci comandamenti?” È facile. I dieci comandamenti sono semplicemente un modo per regolare l’amore. Tutto qui. Esatto. Sapevate che i dieci comandamenti sono soltanto una definizione dell’amore? Voi potreste dire: “Oh, oh, oh. Io ho sentito dire che i dieci comandamenti sono legge. Non farai, non farai — questa è solo legge”. No, è amore. Sono semplicemente un modo per regolare l’amore. Volete che ve lo provi? È molto facile farlo.

Prima di tutto — ascoltate questo — la redenzione precedette il dono dei dieci comandamenti. Prima furono chiamati fuori dall’Egitto. Furono redenti. Furono costituiti come popolo di Dio. Egli pose il Suo amore su di loro. Pose il Suo affetto su di loro. Il rapporto venne prima, e poi venne il codice etico. Una volta stabilito il rapporto, furono esposti i principi di comportamento.

Ma non dimenticatelo mai. La redenzione precedette la legge, perché Dio è sempre preoccupato del rapporto. Il rapporto precedette la legge o i dieci comandamenti. Ora afferrate questo. La legge non stabilì il patto. L’amore stabilì il patto. La legge regolava semplicemente il comportamento all’interno di quel patto.

Per gli Israeliti che udirono Dio parlare sul monte Sinai, e udirono quel tuono, e videro quel dito fiammeggiante incidere la legge, c’era già un rapporto. La redenzione era già stata data, poiché erano stati liberati dall’Egitto. Avevano già un rapporto con il Signore. Avevano già una base razionale per la fede e per l’amore, e questo era semplicemente codificare i principi dell’amore. E quindi i dieci comandamenti non diventano altro che una lista di come amare Dio e come amare il prossimo.

Sapevate che i primi quattro comandamenti riguardano Dio, e gli ultimi sei comandamenti riguardano il vostro prossimo? I primi quattro vi dicono come amare Dio, e gli ultimi sei vi dicono come amare il vostro prossimo. Guardiamoli. Esodo capitolo 20, Esodo capitolo 20. E passerò attraverso questo piuttosto in fretta, perché voglio finire tra un minuto. In Esodo capitolo 20 — ora guardate, restate con me — troviamo l’elenco dei dieci comandamenti. E voglio che vediate come questi non siano altro che un’espressione dell’amore. Sono qualità dell’amore. Versetto 3, il primo: “Non avrai altri dèi davanti a Me”. Sapete cosa significa? L’amore è leale, tutto qui. L’amore è leale.

Se io dico a mia moglie: “Cara, ti amo”, e poi le dico: “Ho anche altre tre o quattro che amo pure”, quello non è il tipo di amore che le interessa. L’amore è leale. Questo è tutto ciò che Egli sta dicendo qui. L’amore è leale verso di Lui. Non avere altri dèi davanti a Lui. Non dite: “Oh, caspita, quanto sono arrabbiato di avere soltanto quell’unico Dio mentre tutti gli altri nel mondo ne hanno un mucchio”. No, no.

C’erano alcune persone che adoravano un solo Dio perché ritenevano che fosse giusto farlo. Ci sono altre persone che adoravano un solo Dio perché Lo amavano così tanto da essere leali. Io non adoro soltanto il Signore perché sto cercando di adempiere qualche obbligo legale. Io adoro l’unico Dio perché Egli è l’unico che amo, giusto? L’amore è leale.

In secondo luogo, l’amore è fedele. Versetto 4 — e questa è la misura fino alla quale arriva la lealtà. “Non ti farai alcuna immagine scolpita, né alcuna somiglianza di ciò che è lassù nel cielo, o quaggiù sulla terra, o nelle acque sotto la terra; non ti prostrerai davanti a loro e non le servirai; perché Io, il Signore tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisco l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che Mi odiano, e uso misericordia verso migliaia di quelli che Mi amano e osservano i Miei comandamenti”.

Lo vedete lì? Di nuovo è amore. In altre parole, il punto è che l’amore sarà fedele. L’amore non si farà immagini scolpite. L’amore non se ne andrà a fare una riproduzione scolpita di qualche non-dio. L’amore è leale, e la sua lealtà si estende nel futuro senza fine, e così diventa fedeltà. Verso Dio, quindi, se amiamo il Signore nostro Dio con tutto il nostro cuore, anima, mente e forza, ameremo solo Lui. Se amiamo il Signore nostro Dio, Lo ameremo fedelmente.

In terzo luogo, il comandamento successivo dice che l’amore è riverente, versetto 7. “Non prenderai il nome del Signore tuo Dio invano; perché il Signore non terrà per innocente chi prende il Suo nome invano”. Ascoltate. Se amate il Signore, prenderete il Suo nome invano? Se amate il Signore vostro Dio con tutto il vostro cuore, anima, mente e forza, maledireste il Suo nome? No. Quindi vedete, l’amore è leale, e la lealtà dell’amore si estende nella fedeltà, e l’amore è riverente. Questo è tutto ciò che Egli sta realmente dicendo.

E poi ce n’è un quarto relativo a Dio, nei versetti dall’8 all’11. “Ricordati del giorno del sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai tutta la tua opera; ma il settimo giorno è il sabato del Signore tuo Dio; in esso non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né lo straniero che è dentro le tue porte; perché in sei giorni il Signore fece il cielo e la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e si riposò il settimo giorno; perciò il Signore benedisse il giorno del sabato e lo santificò”.

Sapete che cosa dice questo? L’amore è messo da parte, separato. Sapete una cosa? Se amo qualcuno totalmente, sono messo da parte soltanto per quella persona, giusto? Se dico che amo il Signore mio Dio con tutto il mio cuore, anima, mente e forza, ma poi prendo l’unico giorno che dovrei trascorrere adorandoLo e vado a fare qualcos’altro, questo non dice molto del mio amore, vero? Quindi tutto ciò che Egli sta dicendo qui — ed è così semplice, fratelli — è che l’amore è leale, l’amore è fedele, l’amore è riverente, e l’amore è messo da parte. L’amore si separa totalmente per il suo oggetto.

Sapete, uomini, quando amate una ragazza, alla fine un giorno andate da lei e dite: “Voglio che tu sia mia moglie”. Che cosa state dicendo realmente? State dicendo: “Ti amo così tanto che voglio semplicemente separare me stesso per te, tutto qui. Non mi interessa nessun’altra donna. Non mi interessa nessun altro rapporto. Sei tu che conti”. Questo è amore. Quindi vedete, questo non è qualche codice legalistico di cose esteriori. È semplicemente un modo per definire l’amore, l’amore verso Dio.

Ora, gli ultimi sei trattano dell’amare il vostro prossimo, tutto qui. Versetto 12, per esempio. L’amore è rispettoso. “Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che il Signore tuo Dio ti dà”. Se amate il vostro prossimo, il vostro primo prossimo, qual è il primo prossimo che toccherete nella vostra vita? I genitori, giusto? Venite al mondo e i vostri primi prossimi, immediatamente, sono i vostri genitori. E la Bibbia dice semplicemente: “amateli”, e “amateli” significa “rispettateli e onorateli”, tutto qui. L’amore è rispettoso. L’amore non è mai senza legge, mai disordinato, sempre rispettoso. E prima di tutto, verso la prima categoria di prossimi, la famiglia.

E poi verso le persone, l’amore non è soltanto rispettoso, ma è umano, versetto 13. “Non uccidere”. Ascoltate, se amate qualcuno, lo ucciderete? No. Se amate qualcuno, non lo uccidete. Se amate il vostro prossimo, non lo uccidete. Ecco perché Paolo dice: “L’amore è l’adempimento di tutta la legge”. Se amate il Signore vostro Dio, sarete leali. Se amate il Signore vostro Dio, sarete fedeli. Se amate il Signore vostro Dio, sarete riverenti. Se amate il Signore vostro Dio, sarete messi da parte per Lui. Se amate le altre persone, sarete rispettosi. Se amate le altre persone, sarete umani, non toglierete loro la vita.

Poi Egli dice: “Non commettere adulterio”. Ascoltate, se amate davvero qualcuno non farete questo, perché ciò che Egli sta dicendo è che l’amore è puro. È rispettoso, umano, ed è puro. L’amore non contamina. Se amate qualcuno — e io l’ho visto così spesso — un ragazzo dice a una ragazza: “Ti amo”, e poi cerca di portarla a letto quando lei non è sua moglie. Quello non è amore.

L’amore cerca la purezza. Non dite a vostra moglie che la amate e poi andate a mettervi con qualcun’altra. Voi non amate vostra moglie. State mentendo. Il punto è che l’amore è puro. Non contamina. Esalta soltanto e mantiene puro. Inoltre, Egli dice che l’amore è altruista. Versetto 15. “Non rubare”. Che cosa significa? Significa che, se amate qualcuno, prenderete ciò che ha? No, non prenderete ciò che ha. Non ruberete a qualcuno se lo amate. L’amore è altruista.

L’amore è veritiero, versetto 16. “Non renderai falsa testimonianza contro il tuo prossimo”. Direte menzogne sulle persone se le amate? Andrete in giro a diffondere pettegolezzi sporchi sulle persone? Direte cose che non sono vere in un tribunale? Farete tutto quello che potete per dire falsità se amate le persone? Certo che no.

Infine, l’amore verso le persone non è soltanto rispettoso, umano, puro, altruista e veritiero, ma è contento. Quando amate veramente le persone, siete contenti, e quindi “non desiderate la loro casa, non desiderate la loro moglie, non desiderate il loro servo, la loro serva, il loro bue, il loro asino, o qualsiasi altra cosa che appartenga loro”. Perché? Perché le amate e siete contenti che ce l’abbiano.

Ora, vedete il punto dei dieci comandamenti? Sono semplicemente una regolamentazione dell’amore, tutto qui. Una volta che Dio stabilì un rapporto con il popolo, essi uscirono prima dall’Egitto, il rapporto era lì. La legge era soltanto un modo per definire come funzionava quell’amore. Ed era duplice: verso Dio e verso il prossimo. Questo è l’epitome dell’Antico Testamento nel Libro del Deuteronomio. Questo è il vangelo di Mosè, e non è diverso da ciò che Gesù disse, e non è diverso da ciò che insegnano le epistole del Nuovo Testamento.

Vedete il punto? Tutta la legge è amare Dio e amare il prossimo. E questo si esprime verso Dio nell’essere leali, fedeli, riverenti e messi da parte. Si esprime verso il prossimo nel rispettare l’autorità stabilita da Dio, nel rispettare la vita fatta a Sua immagine, nell’essere puri, altruisti, veritieri e contenti.

E, cari, lasciate che vi dica qualcosa. Ognuna di quelle cose è un atteggiamento del cuore, non è vero? Ognuna. “Non uccidere” e “Non commettere adulterio” sono affermazioni molto più profonde e più ampie di quanto gli scribi e i farisei abbiano mai permesso, vedete? Erano semplicemente affermazioni che regolavano un atteggiamento del cuore.

E la cosa triste che accadde in Israele fu che gli Israeliti cominciarono a concentrarsi soltanto sull’esterno, si concentrarono soltanto sul rituale, si concentrarono soltanto sulla loro osservanza religiosa, si concentrarono soltanto sull’esterno, così che la moralità diventò una questione di ciò che fai, invece che un rapporto d’amore. E mancarono tutta la cosa.

Ora, se capite quello che vi ho appena detto negli ultimi trenta minuti, o quaranta minuti, o cinquanta minuti — non so neppure da quanto tempo sto parlando. Ma se capite questo, allora capite lo sfondo del sermone sul monte, vedete? Capite quello che Gesù sta dicendo. Quindi in Matteo 5:21, quando Egli dice: “Voi avete udito che fu detto dagli antichi: Non uccidere; e chiunque ucciderà sarà sottoposto al giudizio”. Loro si fermavano lì. Dicevano semplicemente: “Non uccidere e sei a posto”. “Ma Io vi dico: se siete adirati contro vostro fratello, siete in pericolo della Geenna”. Perché? Perché non amate vostro fratello, ed è questa la cosa che conta davanti a Dio.

E nel versetto 27: “Avete udito che fu detto: Non commettere adulterio; ma Io vi dico che se desiderate nel vostro cuore siete colpevoli”. Perché? Perché il vostro atteggiamento verso il vostro fratello è sbagliato. Non siete puri, e state desiderando qualcosa che non è vostro.

Ora questo è tutto lo sfondo. E così il nostro Signore li porta giù, in profondità, alla questione del cuore, e dice: “Questa è la questione per Me”. La loro tradizione aveva oscurato il messaggio originale e lo aveva corrotto. Cristo voleva ribadirlo. Ora, quando Egli dà qui la legge agli scribi e ai farisei, quale sarà la loro reazione? Diranno la stessa cosa che avrebbero detto i Giudei antichi: “Non possiamo osservare quella legge. Non si può fare. Non possiamo farlo. Non siamo così buoni. Non possiamo amare così tutto il tempo. Abbiamo bisogno di aiuto. Non possiamo mantenere il Tuo standard, Dio”. Ed è esattamente ciò che Egli vuole che dicano.

Nell’Antico Testamento, quando non potevano mantenerlo, andavano direttamente al sistema sacrificale, giusto? E, alla fine, il sistema sacrificale giunse al suo compimento in Gesù Cristo, che fu immolato come l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, e del quale lo scrittore agli Ebrei dice: “Con un’unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati”.

Lo scrittore agli Ebrei disse: “Egli fece ciò che il sangue di tori e di capri non poteva mai fare, togliere il peccato”. Ed è per questo, cari, che dopo che Gesù morì sulla croce e pagò la pena finale, Gesù portò il giudizio sulla città di Gerusalemme. I soldati romani scesero, dopo circa trent’anni o giù di lì, nella città di Gerusalemme, e distrussero letteralmente la città. Distrussero il tempio, che a quel punto aveva comunque già avuto il velo squarciato in due, perché il sistema sacrificale era finito quando Gesù morì.

Ma nel 70 d.C. entrarono e distrussero letteralmente il tempio, cancellarono la città di Gerusalemme. E da quel tempo fino a questa stessa ora, nel 1979, non c’è mai più stato un sistema sacrificale in Israele da allora. Perché? Perché era finito, perché ciò a cui esso indicava era arrivato. Era arrivato in Gesù Cristo. Ed era il sacrificio definitivo di Gesù Cristo che tolse il peccato che tutto il sistema dei sacrifici non poteva mai togliere, ma al quale semplicemente indicava.

Voi potreste dire: “Beh, allora come sarebbe stata salvata quella persona nell’Antico Testamento?” Perché l’efficacia della morte di Cristo, in questo periodo di tempo in cui Egli morì, andò avanti fino a noi e indietro fino a loro. E se essi credettero a Dio quando vissero, e se guardarono avanti al fatto che Dio avrebbe tolto il loro peccato mediante la Sua potenza, e se sapevano di non poterlo fare da soli e credevano in Dio per un sacrificio che lo avrebbe fatto, allora Egli applicò a loro il sacrificio di Cristo, benché non lo avesse ancora neppure offerto.

E noi? Noi siamo da questa parte, e benché Cristo sia morto duemila anni fa, il Suo sacrificio viene applicato a noi oggi se crediamo e Lo accettiamo. E così Gesù vuole costringerci alla frustrazione e all’incapacità di osservare l’alta ed eccelsa legge di Dio, e farci correre per misericordia a Gesù Cristo, l’unico che può concederci una giustizia che non possiamo ottenere da soli.

In 2 Corinzi 5:21, Paolo lo riassume con queste parole: “Poiché Egli ha fatto essere peccato Colui che non conobbe peccato” — chi è? Cristo — “affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in Lui”. In altre parole, noi non potevamo essere giusti perché eravamo peccatori, ma Egli divenne peccato affinché noi potessimo diventare giusti. Egli portò i nostri peccati per renderci giusti.

E quindi, cari, vi sto dicendo questo. Le parole di questo patto che cementavano il rapporto nell’Antico Testamento non erano legalistiche. I dieci comandamenti non erano neppure legalistici. Portavano semplicemente alla luce uno standard secondo il quale un rapporto d’amore con Dio e con il prossimo poteva esistere. E doveva esserci prima il rapporto, altrimenti tutta l’osservanza della legge che avveniva non significava assolutamente nulla.

Sapete una cosa? Ci sono persone oggi nella nostra società che vivono secondo l’etica del Nuovo Testamento, lo sapevate? Sono buoni padri, buone madri, brave persone, buoni vicini, danno in beneficenza, vanno in chiesa, non uccidono le persone, non commettono adulterio, osservano la legge esteriore. Alcuni di loro vanno sotto il nome di “mormoni”. E ce ne sono molti altri. Ma sapete che cosa? Non hanno il rapporto, quindi la legge non significa nulla, perché non è l’espressione dell’amore.

L’atteggiamento interiore, vi sto dicendo, è sempre stato la questione per Dio, sia che siate nell’Antico o nel Nuovo Testamento. Ed è per questo che Gesù può dire: “Non sono venuto ad abolire i profeti. Non sono venuto a mettere da parte Mosè. Non sono venuto a cambiare una sola cosa, ma solo a rimetterla là dove deve stare. E se non salite a quel livello, che è più alto di quello degli scribi e dei farisei, non entrerete mai, in nessuna circostanza, nel Mio regno”.

E naturalmente ci rendiamo conto che non possiamo, e questo ci spinge a Cristo. Quindi Mosè stava spingendo le persone a Gesù, proprio come Cristo le stava spingendo a Sé stesso. Infatti in Luca 16:15, ai farisei che erano così avari nei loro cuori, Gesù disse: “Voi siete quelli” — ascoltate questo, è magnifico — “Voi siete quelli che giustificate voi stessi davanti agli uomini; ma Dio conosce i vostri cuori”. Non è bello? E poi dice: “Perché ciò che è altamente stimato fra gli uomini è abominazione davanti a Dio”. È un’abominazione per Dio osservare una legge esteriore senza un rapporto del cuore. Dio conosce i vostri cuori. La legge e i profeti, nulla è cambiato, è ancora il cuore.

Quindi il nostro Signore ridefinisce semplicemente lo standard originale, e nel farlo definisce la giustizia e il peccato nei veri termini biblici. E questo è così importante. Ciò che Gesù sta realmente facendo è predicare sul peccato. E la prossima settimana introdurrò il nostro studio continuo di questo brano sull’adulterio mostrandovi perché Gesù sottolinea la dottrina del peccato. Vi do un indizio. Se non capite il peccato, non capirete mai nient’altro nella Scrittura. Gesù dedica una quantità enorme di tempo ad affrontare il problema del peccato.

Ascoltate, quando la memoria di John Newton era quasi svanita ed egli era un uomo anziano, quel grande santo di Dio non poteva più predicare. Aveva dimenticato così tante cose che non riusciva a portare avanti una conversazione. Ma disse questo. Disse: “Sembra che ci siano solo due cose che riesco a ricordare. Una è che io sono un grande peccatore, e la seconda è che Gesù Cristo è un Salvatore più grande”. Questa è la questione. Questo è ciò che Gesù voleva che i farisei vedessero. Questo è ciò che vuole che vediate voi. Voi eravate peccatori così grandi che non potevate espiare il vostro peccato. Egli lo fece per voi.

Questa settimana ho letto di un bambino che fu morso da un serpente velenoso. E la madre era lì quando il bambino fu morso, e la madre fu semplicemente colpita dall’amore per il bambino, e così pose le sue labbra sulla ferita per succhiare fuori il veleno. Riuscì a farlo e salvò la vita del bambino. Ma aveva un piccolo taglio sul labbro. Il veleno entrò in lei ed ella morì.

Così è con Gesù Cristo, che ha prosciugato da noi, per così dire, il veleno del serpente e, facendo questo, è morto al nostro posto. Noi siamo grandi peccatori. Ma Egli è un grande Salvatore, amen? Preghiamo.

Ti ringraziamo, Padre, ancora per la comunione di cui abbiamo goduto questa sera. Per averci dato comprensione della Tua preziosa Parola. Aiutaci a sapere che è un rapporto quello che Tu vuoi, non un insieme di regole. Un rapporto che noi non potremmo mai mantenere con le nostre proprie forze, e quindi corriamo a Gesù Cristo per la grazia e la misericordia, il perdono e la giustizia che Lui solo può dare.

Grazie per una grazia che è più grande di tutto il nostro peccato, per un amore che va oltre noi, per purificarci e mondarci, per vedere qualcosa di buono oltre il male, qualcosa di redimibile. Grazie, Signore, per il rapporto che hai stabilito. Grazie per averci dato standard secondo i quali quel rapporto d’amore deve funzionare.

Fa’ che possiamo camminare nelle Tue vie, osservare i Tuoi statuti, ubbidire ai Tuoi comandamenti, e così mostrare al mondo che Ti amiamo, e che amiamo anche il nostro prossimo. E Signore, se ci sono alcuni nella nostra congregazione questa sera che non sono mai venuti a Gesù Cristo, che hanno confidato nella loro propria giustizia, confidato nella loro propria forza, preghiamo che Tu li liberi da quell’illusione, mostra loro che nella disperazione devono correre a Gesù Cristo, l’unico che può lavare via il peccato e la colpa che sono troppo profondi perché essi possano mai affrontarli da soli.

E così, Padre, Ti ringraziamo per ciò che farai e hai fatto per tutti quelli che credono. Nel nome di Cristo, amen.

FINE

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