Matteo capitolo 5 versetto 4 dice: “Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati”, in uno dei grandi Salmi di Davide, egli recita la profondità del dolore che il cuore conosce nelle delusioni e nei dispiaceri della vita. E poi - questo è il Salmo 55 - grida e dice: “Oh, avessi ali come di colomba, per volar via e trovare riposo! Ecco, fuggirei lontano, andrei ad abitare nel deserto; m’affretterei a ripararmi dal vento impetuoso e dalla tempesta»“, fine della citazione.
Ebbene, Davide ripete un grido che, su per giù, è uscito dalle labbra di tutti. Quando ci s’imbatte in afflizioni, quando ci si scontra con delle delusioni, quando ci scontriamo con delle tragedie o con dello scoraggiamento, si dice, come Davide, ‘o se solo potessi scappare, se potessi volare via e riposare’, Davide fa eco al grido dell’umanità decaduta, un grido di libertà, un grido di desiderio alla ricerca di ali, per volare via ed allontanarsi dal dolore, dalla tristezza, dall’angoscia.
Chiunque ha mai vissuto questo tipo di situazioni sa cosa significa anelare il conforto in una vita di dolore, di tristezza, di delusione o di amarezza. Tutti noi abbiamo desiderato scappare, guardare altrove, fuggire dal dolore verso quel luogo di conforto che è sempre così nascosto e così sfuggente. E quanto più profonda è la tristezza, la delusione e il dolore, tanto più sfuggente diventa quel luogo di conforto. E credo che questo sia il paradosso di questa beatitudine, perché qui dice: ‘Felici sono i tristi’, non abbiamo mai pensato che fosse così. Consolati sono coloro che son afflitti, e questo è contrario a tutto ciò che conosciamo.
La struttura intera della nostra vita, la ricerca sfrenata del piacere, la mentalità da parco di divertimenti, la mania dell’intrattenimento, la costante ricerca del brivido, il denaro, l’energia, il tempo e l’entusiasmo spesi per viverla tutta sono espressione del desiderio del mondo di evitare il lutto, e di evitare il dolore e di evitare la tristezza, ma Gesù disse: “Felici sono i tristi. Felici coloro che son afflitti’,
infatti, Gesù ha anche detto in Luca 6:25, “Guai a voi che ridete, perché il vostro riso diventerà pianto”, quello si che è diverso, ‘Guai a voi che ridete? Perché sarete afflitti e piangerete?’ “Felici son gli afflitti, perchè saranno consolati?” Proprio il contrario della filosofia di questo mondo. Un nuovo approccio alla vita, ed è proprio quello che Gesù sta facendo, non è vero? Nel Sermone sul Monte? Sta offrendo un nuovo approccio alla vita. Condanna le risate e la felicità apparente del mondo, e pronuncia benedizione, felicità, gioia, pace e conforto per coloro che piangono.
E voi direste: ‘Beh, John, che cosa significa mai tutto questo?’ Rispondiamo prima di tutto a questa domanda. E questa sera l’idea è quella di rispodnere a quattro domande. Innanzitutto, cosa significa “beati o felici, makarios, quelli che sono afflitti”? In che senso è così? Parliamone.
Nella lingua greca ci sono nove verbi diversi usati nel Nuovo Testamento in riferimento al dolore. Questo è il più forte di tutti, questo è il più grave. Ma il fatto stesso che ci sono nove verbi diversi in una lingua per esprimere il concetto del dolore è un’indicazione abbastanza buona del fatto che si tratta di un modo di vivere, che è parte integrante della vita. In effetti, l’intera storia dell’uomo è la storia delle lacrime e del dolore e, tra l’altro, ne abbiamo avuto molto, ma non abbiamo avuto nulla di simile a ciò che sta per accadere.
Nel ventiquattresimo capitolo di Matteo, nel versetto 4, “Gesú rispose loro: «Guardate che nessuno vi seduca, poiché molti verranno nel mio nome, dicendo: “Io sono il Cristo”. E ne sedurranno molti. Voi udrete parlare di guerre e di rumori di guerre; guardate di non turbarvi, infatti bisogna che questo avvenga, ma non sarà ancora la fine. Perché insorgerà nazione contro nazione e regno contro regno; ci saranno carestie e terremoti in vari luoghi”
Ora se sapete qualcosa di Matteo 24, sapete che Gesù si sta riferendo ad un periodo che si presenterà alla fine delle epoche. E nel versetto successivo continua dicendo: “Tutti questi sono altro che l’inizio dei dolori”, non avete ancora visto niente! La storia dell’uomo è una storia di dolore, è una storia di lacrime, è una storia di dolore e di lutti, e l’uomo ne ha solo visto l’inizio.
Ora di che tipo di afflizione sta parlando Gesù? Che cosa intende dire quando dice: “Beati sono gli afflitti?” Che tipo di benedizione è disponibile e che tipo di afflizione? Beh, la Bibbia parla di un sacco di afflizioni. Ci sono tantissime afflizioni, permettetemi di condividerne un paio con voi.
Prima di tutto, c’è quello che si potrebbe definire come dolore generale, il dolore della vita, una sorta di dolore appropriato, per così dire, un tipo di dolore che è accettabile, che è normale. Il pianto ed il lutto in questo senso fanno parte della vita, e di fatto sono un dono di Dio, lo sapevate? Lo sapevate che la capacità di piangere è un dono di Dio? Il dolore e l’angoscia che abbiamo avvelenerebbero il sistema emotivo interiore se non potessero essere rilasciate in lacrime, se non potessero essere rilasciate nel dolore.
Vedete, il pianto e l’afflizione sono come il rilascio di una valvola a pressione che fa uscire tutto quello che si trova nel sistema così che non avvelena il carattere emotivo di una persona, è un dono di Dio, rilascia il dolore, permette il processo di guarigione, e quando il dolore rimane interiore, e quando il rimorso rimane interiore, o quando il dolore e l’afflizione rimangono all’interno, non fanno altro che avvelenare le emozioni. Piangere è molto naturale, è molto naturale. Abraamo pianse quando sua moglie morì, ed aveva tutto il diritto di farlo, è così che affrontò il dolore interiore, si manifestò con lacrime e afflizione.
Nel Salmo 42 dal versetto 1 al 3, sentiamo il Salmista in lutto e dice questo: “Come il cervo, anela dietro ai ruscelli d’acqua, così l’anima mia anela dietro a te, o Dio. La mia anima ha sete di Dio, del Dio vivente. Quando verrò e mi presenterò di fronte a Dio? Le mie lacrime son state il mio cibo giorno e notte, nel mentre mi continuano a dire, ‘dov’è il tuo Dio?’
In altre parole, la tristezza ed il dolore dell’assenza di Dio si sono sprigionate nel cuore del Salmista tramite le lacrime che scendevano sulle sue guance e, vedete, stava soffrendo di solitudine e la solitudine è un motivo sufficiente per piangere, è abbastanza per piangere. E anche per un figlio di Dio che, a un certo punto della sua vita, può sentirsi solo ed estraneo a Dio, le lacrime sono un modo molto normale di affrontare quel tipo di dolore.
In 2 Timoteo capitolo 1 dal versetto 3 al 4, Paolo disse a Timoteo: “ Ringrazio Dio, che servo come già i miei antenati con pura coscienza, ricordandomi regolarmente – Timoteo – di te nelle mie preghiere giorno e notte”, ascoltate a questo, “ripenso alle tue lacrime e desidero intensamente vederti”, Timoteo stava piangendo a causa dello scoraggiamento terribile e la sconfitta. Anch io ho versato alcune lacrime, a volte di solitudine, altre volte di scoraggiamento e di sconfitta, è normale.
Nel nono capitolo di Geremia, il profeta che era stato chiamato da Dio a predicare a Israele sul conto di un giudizio imminente, venne e predicò con lacrime. E disse questo in Geremia 9:1, ascoltate, “Oh, fosse la mia testa piena d’acqua,
e i miei occhi una fonte di lacrime! Io piangerei giorno e notte gli uccisi della figlia del mio popolo!” Il salmista pianse perché si sentiva solo. Timoteo pianse perché era scoraggiato, e Geremia pianse perché vide che il giudizio di Dio stava per cadere sul popolo che tanto amava. Era deluso, deluso, tragicamente deluso, e ne aveva così tanta dentro di se che avrebbe voluto che la sua testa fosse stata un fiume da poterla far uscire.
Nel capitolo 20 di Atti, l’apostolo Paolo s’incontrò con gli anziani di Efeso e parlò delle sue lacrime al versetto 31. “Perciò vegliate, ricordandovi che per tre anni, notte e giorno, non ho cessato di ammonire ciascuno con lacrime”, il salmista aveva lacrime di solitudine; Timoteo aveva lacrime di scoraggiamento; Geremia di delusione. Paolo aveva lacrime di preoccupazione, lacrime d’interesse, lacrime di ansietà.
In Marco capitolo 9, un padre portò a Gesù il figlio posseduto da un demone e le lacrime scorrevano sulle guance del padre mentre diceva: “Se puoi! Ogni cosa è possibile per chi crede». Subito il padre del bambino esclamò: «Io credo; vieni in aiuto alla mia incredulit໓. Che tipo di lacrime erano? Erano lacrime di un amore sincero nei confronti di un figlio. Voleva vedere suo figlio liberato dal demone.
Qualcosa di simile al Salmo 126, versetto 5, “Quelli che seminano con lacrime, mieteranno con canti di gioia. Se ne va piangendo colui che porta il seme da spargere, ma tornerà con canti di gioia quando porterà i suoi covoni”. Amore sincero, e nel Salmo 126 l’amore dice che è quell’amore sincero per i perduti che ci porta a piangere.
In Luca capitolo 7 versetto 37, una donna si presentò nella casa dei farisei, dove Gesù era coricato e si stava riposando, e portò una scatola d’alabastro – vi ricordate la storia. Luca ci racconta che la donna si fermò ai suoi piedi piangendo, e lacrimò sui suoi piedi, e poi li lavò con i suoi capelli. E quando il fariseo chiese: “Gesù, perchè mai permetteresti ad una donna sporca e peccatrice come questa di toccarti?” Gesù gli diede una piccola lezione sul fatto che coloro che son stati perdonati son molto riconoscenti, che tipo di lacrime erano? Erano lacrime di devozione, lacrime di adorazione, lacrime di gratitudine sincera.
A volte le persone piangono quando sono grate. A volte piangono per amore sincero. A volte piangono per preoccupazione. A volte piangono per delusione, a volte per scoraggiamento, a volte per solitudine e a volte semplicemente per amore. L’amore fa piangere.
Il nostro Signore pianse alla tomba di Lazzaro perché lo amava e ne aveva compassione. Pianse sulla città di Gerusalemme perché l’amava e ne aveva compassione. Maria Maddalena pianse perché Gesù era morto e quelle erano lacrime di dolore di morte, ed è molto normale, e quello è un meccanismo fornito da Dio per liberare quel dolore terribile che c’è nel cuore. Non c’è niente di sbagliato!
E quindi in un certo senso, il lutto è umano, normale, e può anche essere una benedizione perchè ci libera da queste cose. È come se le lacrime fossero un dono di Dio per liberarci dal dolore, e c’è un tempo preciso per quello, Ecclesiaste, capitolo 3: “Un tempo per nascere, un tempo per morire, un tempo per ridere, un tempo per piangere”
Ma oltre a quello c’è un altro tipo di pianto che è diverso, che non è appropriato, che è inappropriano o illecito. Ovvero, quando un uomo piange perché non riesce a soddisfare la sua brama, è quando ha lacrime a causa di un desiderio empio insoddisfatto. Queste sono le lacrime di Ammon. Vi ricordate che Ammon, in 2 Samuele 13, pianse e si lamentò fino ad ammalarsi per il desiderio di contaminare sessualmente sua sorella Tamar.
Lo stesso fu per Acab si mise a piangere. Voleva la vigna di Nabot e la desiderava così tanto che si legge in 1 Re 21:4 che si “sdraiò sul letto, distolse la faccia e non mangiò più” era in lutto perchè voleva qualcosa che non gli apparteneva, e quello è un tipo d’afflizione illecita, sbagliata!
E poi, a volte, c’è anche il lutto, l’afflizione folle di coloro che non riescono a lasciare andare qualcuno. E questo lo si vede spesso quando qualcuno muore e le persone cadono in disperazione. E lo stesso vale anche per cristiani. Recentemente ho sentito parlare di un caso del genere, di un tizio che, nel nostro modo di dire, aveva perso la testa a causa della perdita di una compagna che era andata a stare con Gesù Cristo, puro egoismo. Il dolore deprimente di coloro che son così egoisti da non poter nemmeno gioire dell’esaltazione di coloro che dicono di amare così profondamente.
Ora c’è un altro tipo di dolore illecito, quello esagerato a causa del senso di colpa, sapete, ci sono alcune persone che diventano super dispiaciute e super addolorate quasi come per espiare il proprio peccato. Una buona illustrazione biblica di questo fenomeno è Davide. Vi ricordate che Absalom aveva cercato di detronizzare suo padre. Potete leggere i capitoli dal 15 a 20 di 2 Samuele per rinfrescare la storia intera, perchè io ve la presenterò come un’illustrazione breve, ma
Absalom cercò di detronizzare suo padre, era orgoglioso, egoista. E gli piacevano particolarmente i suoi capelli. Ed Absalom complottò contro Davide, per detronizzarlo, e lo cacciò dalla città, cacciò suo padre da Gerusalemme. Si impadronì del palazzo e progettò un colpo di stato che avrebbe spazzato via le forze di Davide, e quindi si tenne una battaglia, e sfortunatamente per Absalom, la sua parte perse e fu ucciso.
Davide disse ai suoi soldati: “Ora, quando inizia la battaglia...” disse Davide in 18:5 di 2 Samuele, “ Per amor mio, trattate con riguardo il giovane Absalom!»“ Andateci piano! E loro: ‘Cioè, andarci piano con un uomo vile, peccatore, malvagio, e ribelle?” ‘Si, andateci piano’, e quando gli fu detto a Davide che Absalom era morto, Egli disse: “Oh figlio mio, Absalom, figlio mio, Absalom, figlio mio, oh se a Dio sarebbe piaciuto che io fossi morto per te, figlio mio, figlio mio!”
Ora il suo amore era ammirevole, la sua idea stupida. Chi è che vuole Absalom al comando d’Israele? La nazione aveva bisogno di Davide, non di un uomo peccaminoso, orgoglioso ed egoista come Absalom. Perché era così addolorato? Perché Davide era pieno di sensi di colpa per essere stato un padre così terribile ed il suo dolore era una sorta di catarsi per lavare la propria anima dai suoi fallimenti evidenti. Non ho dubbi sul fatto che la morte di Absalom fosse parte del pagamento per il suo peccato con Betsabea.
Vi ricordate, se tornate indietro a 2 Samuele 12, Dio disse a Davide: “Pagherai quattro volte per questo peccato. Così come è vero che il Signore vive” – disse – l’uomo che ha fatto questo morirà di certo. Egli lo restituirà quattro volte”, e ci furono quattro grandi tragedie che colpirono Davide: la morte del bambino nato da Betsabea, la violazione peccaminosa di sua figlia, Tamar; Amnon, suo figlio fu ucciso ed Absalom fu massacrato.
Ed il lutto nei confronti di Absalom era una sorta d’espiazione. In 2 Samuele 19 ci viene detto che i soldati si vergognavano del fatto che avevno vinto perchè Davide era così triste. E Joab disse: “Sento che se Absalom fosse vissuto e tutti noi fossimo morti, la cosa ti sarebbe compiaciuta di più”, vedete il punto? Lì c’è un tipo di lutto improprio.
Alcuni hanno detto: ‘Beh, in generale, questa beatitudine è vera, no? Quando si piange ci si sente molto meglio. Il dolore è in grado di edificarti e rafforzarti e, sai, si scrivono anche poesie su questo: vi ricordate la vecchia poesia? ‘Ho camminato per un miglio accanto ad il piacer; ed anche s’esso parlò per il sentier nulla di savio mi lasciò in tutto ciò che raccontò; Ho camminato per un miglio accanto ad il Dolor; e non una parola pronunciò; ma, oh! Quanto imparai quando camminai con il dolor’.
È una poesia bellissima, gli arabi dicevano: “Tutto sole fa il deserto”, il dolore c’insegna molto, è un bel sentimento, ma sta parlando di questo... non sta parlando del dolore del mondo, che sia lecito o meno, non sta parlando di quello, no, sta parlando di un afflizione pia, che è molto diversa.
E voglio che guardiate a 2 Corinzi capitolo 7 e voglio che vediate la differenza. In 2 Corinzi capitolo 7 al versetto 10, l’apostolo Paolo ci aiuta a capir questo concetto, e dice questo: “Perché la tristezza secondo Dio – ora questa non è la tristezza del mondo – la tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che porta alla salvezza, ma la trsitezza del mondo produce la morte”.
Ascoltate, potete piangere a dirotto per i vostri problemi e potete piangere quanto volete per la vostra solitudine, per lo scoraggiamento, per la delusione e persino con un amore sincero, ma potete piangere quanto volete, per tutto quello che volete e potete piangere a dirotto per i vostri desideri insoddisfatti, ma alla fine, tutto quel dolore mondano non vi porterà vita.
C’è solamente un tipo di dolore che porta alla vita, ed è l’afflizione pia, che porta al - cosa? – al ravvedimento. E quindi concludiamo che si sta parlando di cosa? Di tristezza, afflizione sul peccato, quello è il problema, è afflizione pia, afflizione per conto del peccato. L’afflizione del mondo è inutile, porta alla morte, mentre il dolore pio porta al ravvedimento, che porta alla salvezza e a sua volta la consolazione. Questa è l’idea di fondo. Questa è la chiave. Il dolore pio è legato al ravvedimento ed il ravvedimento è legato al peccato.
Il problema, miei cari, tornate indietro, Matteo 5 versetto 4, il problema qui non è quello di sentirsi dispiaciuti perché ci si sente soli, non è essere dispiaciuti perché si è scoraggiati, o delusi, o perché si ha un amore sincero, o perché qualcuno è morto, non è esser afflitti perchè non si ha ottenuto ciò che si vuole, non è esser tristi perchè ci si sente in colpa, è esser afflitti perchè si sa di esser peccatori, quello è il problema.
Qui non sta parlando di afflizione per conto di circostanze, circostanze umane, ma del peccato, afflizione sul peccato. Vi ricordate il versetto tre? Dove sono iniziate le beatitudini? “Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli”, cosa significa essere poveri in spirito? Ve l’ho detto, è il senso di fallimento spirituale, è quello che ci dice che “nella nostra carne non abita – cosa? – alcuna cosa buona”, è quello.
E quella è la parte intellettuale, mentre il versetto 4 è la parte emotiva. Visto che la mente è convinta di essere fallita spiritualmente parlando, allora l’emozione prende il sopravvento e si è afflitti su quella bancarotta. Queste sono le persone del Regno. Povertà di spirito è il riconoscimento che non abbiamo nulla, e che non siamo nulla e che non possiamo fare nulla, e si traduce nell’assumere la posizione di un mendicante accovacciato e rannicchiato, che non ha aluna risorsa, e nessuna capacità di aiutarsi.
E ciò che sta dicendo – che il nostro Signore sta dicendo nel versetto 3 è: “Felice è l’uomo che spiritualmente è assolutamente indigente, che non è altro che un mendicante che deve implorare misericordia e grazia”, perché è quel tipo di uomo che riceve il regno di Dio, il regno dei cieli.
Quindi, gente, cos’è che stiamo dicendo? Ascoltate: l’ingresso al regno inizia con un senso d’impotenza e di povertà spirituale. Inizia con un senso di fallimento dell’anima, è lì che inizia il tutto. Finchè viviamo su questa terra non entreremo mai a far parte del Regno di Dio senza aver un senso personale di bancarotta spirituale. E se siamon figli del regno non perderemo mai quel senso, ma nella carne non dimora alcun bene. Finché viviamo, dobbiamo avere lo stesso senso di povertà spirituale. Se non c’era all’inizio, non sei un cristiano. Se non c’è adesso, la tua salvezza è discutibile, perché fa parte delle persone del regno.
George McDonald, nella Sua esposizione del sermon sul monte, parla di questo principio e dice: ‘i poveri, i mendicanti in spirito, gli umili di cuore, coloro che non hanno ambizioni, gli altruisti, coloro che non disprezzano mai gli uomini e non cercano mai la lode personale, gli umili che non ricercano mai d’esser ammirati in sè stessi e quindi non possono cercare d’esser ammirati da altri, gli uomini che si danno, sono gli uomini liberi del regno, sono i cittadini della nuova Gerusalemme; gli uomini che sono consapevoli della propria povertà, non coloro che sono poveri d’amici, o d’influenza, o di requisiti, o in senso finanziario, ma coloro che sono poveri di spirito, che sanno di essere delle povere creature che non sanno come compiacersi da sè e non desiderano nulla che li faccia pensare altamente di sè stessi, coloro che sanno che hanno bisogno di molto per rendere la loro vita degna di essere vissuta, per rendere la loro esistenza un qualcosa di buono e per renderli adatti a vivere. Questi umili sono i poveri che il Signore chiama beati. McDonald dice: ‘Quando un uomo dice: ‘Sono basso e privo di valore’, allora la porta del regno comincia ad aprirsi”, fine della citazione.
Questa povertà di spirito, miei cari, nel versetto 3 porterà alll’afflizione del versetto 4, la vera afflizione per il peccato. Solo il mendicante può dire: ‘Guai a me perché sono disfatto’, solo il mendicante può dire: ‘Allontanati da me, perché sono un peccatore, o Signore’, guardate Davide. Dopo il suo peccato terribile con Betsabea, dopo che era riuscito a fare in modo che Uria, suo marito, fosse ucciso, non solo vide quanto era povero, non solo vide che era assolutamente senza speranza, che sua madre l’aveva concepito nel peccato, Salmo 51, ma pianse così profondamente da strappare la sua anima nel profondo.
Guardate Giobbe, Giobbe aveva tutto! Sapete quanto era ricco? Era così ricco che nel capitolo 29 al versetto 6 dice che ‘lavò la sua porta di casa con il burro’, quella si che è ricchezza. E rende anche la soglia di casa molto scivolosa. Giobbe aveva tutto! Ma l’uomo non è mai stato veramente uomo fino a quando, nel 42° capitolo, dopo che Dio l’appiattì, per fargli riconoscere che non aveva nulla, e lì disse: ‘Ho sentito parlare di te con l’udito dell’orecchio. Ma ora il mio occhio ti vede’, ed in risposta, ‘Aborrisco me stesso e mi ravvedo in polvere e cenere’, chiunque riceva l’immagine vera di chi siamo in relazione a Dio ha la stessa reazione. Questa è l’unica via per il Regno, bisogna strisciarci dentro.
La parola “afflizione” in questo versetto è la più forte di tutte, è riservata al lutto per i morti, al lamento appassionato verso la perdita di qualcuno che è amato profondamente. Nella Septuaginta è usato in riferimento al dolore di Giacobbe quando credette che Giuseppe, suo figlio, fosse morto (Genesi 37). È usato anche nei Vangeli, in Marco, per esempio, nel capitolo 16 al versetto 10: ‘Ed ella andò – e questa, ovviamente, è la vicenda subito dopo la morte di Cristo – andò e disse a quelli che erano stati con lui che ne furono afflitti e piansero”, è la stessa parola, è la parola più forte che si possa usare per descrivere il lutto che si prova alla morte di qualcuno che si ama grandemente. La troviamo in Apocalisse 18, quando il sistema malvagio sarà afflitto per la morte del suo commercio nella distruzione della grande Babilonia al tempo della tribolazione.
Ora permettetemi di dire un’altra parola sul concetto stesso di questa parola, la parola trasmette l’idea di un’agonia interiore profonda, non semplicemente di un lamento esteriore. C’è un’altra parola greca che ha a che fare con il semplice gridare in lamento, questa però si riferisce ad un dolore profondo nell’interiore. Lo vediamo con Davide, se tornate al Salmo 32, lasciate che vi legga un paio di versetti,
Salmo 32 versetto 3, “Finché ho taciuto, le mie ossa si
Consumavano, tra i lamenti che facevo tutto il giorno”, sapete, quando Davide non confessò il suo peccato a Dio, quello lo lacerò, lo divorò dall’interno, “Poiché giorno e notte la tua mano si appesantiva su di me, il mio vigore – o la mia vita – inaridiva, il sangue, tutti i liquidi, e la saliva, e tutto ciò che aveva dentro, era come per arsura d’estate.” Tutta la sua persona era stravolta. E poi dice: “ Davanti a te ho ammesso il mio peccato, non ho taciuto la mia iniquità. Ho detto: «Confesserò le mie trasgressioni al Signore», e tu hai perdonato l’iniquità del mio peccato”. Nel Salmo 51, riflettendo sullo stesso peccato, quello commesso con Betsabea, dice: “Abbi pietà di me, o Dio, per la tua bontà; nella tua grande misericordia cancella i miei misfatti. Lavami da tutte le mie iniquità
e purificami dal mio peccato; poiché riconosco le mie colpe,
il mio peccato è sempre davanti a me”, non riesco a togliermelo dagli occhi, e non riesco a togliermelo dalla mente.
Versetto 10: “ O Dio, crea in me un cuore puro e rinnova dentro di me uno spirito ben saldo. Non respingermi dalla tua presenza e non togliermi il tuo santo Spirito. Rendimi la gioia della tua salvezza e uno spirito volenteroso mi sostenga”, ascoltate, quando fu contrito dal suo peccato e lo confessò, fu ripulito, un atteggiamento completamente diverso.
E sapete cosa disse nel Salmo 32? Quando buttò tutto fuori? Disse: ‘Beato, felice! Felice è l’uomo che piange, perché felice è colui la cui trasgressione è perdonata, il cui peccato è coperto! Felice è l’uomo a cui il Signore non imputa l’iniquità”, sapete perché gli afflitti son felici? Perché coloro che son afflitti sul peccato sono gli unici che sono - cosa? - perdonati. Il resto del mondo deve vivere all’infinito, con quella colpa senza alcun sollievo.
Miei cari, lasciatemi dire questo, la felicità non si trova nel lutto, si trova in quello che Dio offre in risposta ad esso. Se, come cristiano, cerchi di tenere del peccato nella tua vita e cerchi d’imbottigliarlo, vedrai quanto ti rovinerà. Se lo confessi, invece sperimenterai la libertà e la gioia che derivano dal perdono.
Ascoltate, Davide aveva sperimentato le lacrime della solitudine; Davide aveva sperimentato le lacrime del rifiuto. Aveva sperimentato le lacrime della frustrazione, dello scoraggiamento e della delusione. Aveva sperimentato le lacrime della sconfitta; aveva persino sperimentato le lacrime illecite del proprio senso di colpa, quando cercò di espiare il proprio peccato, ma nulla aveva mai spezzato il cuore di Davide come il suo stesso peccato. Allora Dio lo consolò e gli disse: “Felice è l’uomo la cui trasgressione è perdonata”.
Felici sono i tristi, sapete cosa dice il mondo? ‘Impacchetta i tuoi problemi nella tua borsetta e sorridi, sorridi, sorridi...” E la Bibbia dice: “Piangi, piangi, piangi”.
Guardate al capitolo 4 di Giacomo. Non c’e n’è mai abbastanza di questo, gente, nella nostra vita, non c’e nè mai abbastanza. Giacomo 4:8 dice questo, e voglio che lo sentiate per bene, “Avvicinatevi a Dio, ed egli si avvicinerà a voi. Pulite le vostre mani, o peccatori; e purificate i vostri cuori, o doppi d’animo!” Ora ascoltate al versetto 9, “Siate afflitti, fate cordoglio e piangete! Sia il vostro riso convertito in lutto, e la vostra allegria in tristezza! Umiliatevi davanti al Signore, ed Egli v’innalzerà”.
Ascoltate, non mi viene in mente un commento più importante per il cristianesimo dei nostri giorni che ‘piangete’, invece di ‘ridere’. Mi addolora il cuore vedere le frivolezze, le sciocchezze e le stupidaggini che si fanno nel nome del cristianesimo. Ho una parola per quelle persone, la mia parola è questa: “Siate afflitti, fate cordoglio e piangete! Sia il vostro riso convertito in lutto, e la vostra allegria in tristezza!”
Ascoltate, nessuno è mai entrato a far parte del regno di Dio senza esser afflitto per il proprio peccato, e non puoi dimostrarmi o dimostrare a nessun altro che sei un cristiano, se nel corso della tua vita non hai sperimentato questo stesso senso di afflizione nei confronti del peccato della tua vita.
Ora non mi dispiace essere felice perché sono stato perdonato, ma non posso godere di questa felicità finché non ho affrontato il peccato. Un figlio di Dio è una persona costantemente distrutta dal peccato. Sapete mi è difficile essere felice, veramente, è difficile, ero più felice di quanto lo sia adesso, so troppo per essere felice.
Ezechiele ha detto questo - Ezechiele 21, “La spada, la spada è aguzza; essa è anche affilata... dovremmo dunque rallegrarci?”. Sta dicendo: ‘Dovremmo forse ridere e scherzare? La spada è aguzza e affilata”, in altre parole: ‘Dio è pronto a emettere il giudizio eterno. Di cosa stiamo ridendo? Non è mica uno scherzo’.
In Isaia al capitolo 22 versetto 12 vediamo un’altro commento su questa stessa linea, “Il Signore, Dio degli eserciti, vi chiama in questo giorno a piangere, a fare lamento, a radervi il capo, a indossare il sacco”, all’arrivo a Gerusalemme stava presentando un’immagine di giudizio e disse: ‘dovreste piangere’, e poi al versetto 13: “Ed ecco – che cosa vide? – gioia che tutto è gioia, tutto è festa! Si ammazzano buoi, si scannano pecore, si mangia carne, si beve vino. – c’era una festa gigantesca e poi dice: - «Mangiamo e beviamo, poiché domani morremo!» Ma il Signore degli eserciti me l’ha rivelato chiaramente: «No, questa iniquità non la potrete espiare che con la vostra morte»“.
Perché? Perché finché ci ci ridete sopra non riconoscerete mai la sua purificazione, vedete il punto? Ridete forse quando vedete del male? Ridete quando il male viene rappresentato in televisione? Ridete quando sentite parlare di qualcuno che fa qualcosa di male? Ridete a barzellette che parlano d’empietà? Sono cose che fanno ridere?
Proverbi 2:14 dice che alcuni “si compiacciono delle perversità del malvagio”, 2 Tessalonicesi 2:12 usa la frasetta “compiaciuti nell’iniquità”, lo fate voi? Sapete, gente credo davvero che la Chiesa odierna abbia sviluppato un senso del peccato difettoso, una dottrina difettosa del peccato. Pensiamo - così tante persone pensano - che la vita cristiana sia uno scherzo, che la chiesa sia qualcosa di cui ci si può prendere gioco, di cui ci si può ridere.
E ci sono persone che si sono poste come se fossero una sorta di critici della Chiesa che fanno satira come se fosse uno scherzo, come se fosse qualcosa su cui ridere. Passano tutto il tempo a pensare a modi divertenti per commentare sul cristianesimo. Mettiamo in scena la frivolezza cristiana, e non sono contrario al divertimento, lo sapete bene, penso che l’Antico Testamento sia abbastanza chiaro quando dice: “Un cuore allegro fa bene come una medicina”, ma, sapete, siamo così sbilanciati che abbiamo perso questo senso, non è vero?
La gente dice: ‘Ohhh questo movimento carismatico è il più grande risveglio che abbia mai visto’, ascoltate, non ho mai visto così tanta frivolezza e stupidità in tutta la mia vita, e quello è ben lontano dall’afflizione. La convinzione del peccato deve precedere e seguire la conversione, quello è il cammino verso la beatitudine.
Sapete, è incredibile. Alcuni cristiani passano tutta la vita a cercare di trovare la felicità, e vanno in terapia e leggono libri a riguardo, ‘Il segreto cristiano per una vita felice’, e cercano di trovare tutte queste opzioni, quando in realtà quello che dovrebbero fare è ‘piangere’, perchè quella è la strada per la vera felicità.
Ora quando si è in bancarotta spirituale e si dei peccatori, si può reagire in modi diversi. In primo luogo, si può negare l’evidenza, come facevano i farisei, e si può mettere su una facciata falsa e vivere una vita intera d’inganni, per far credere a tutti di esser veramente perfetti. Oppure, quando ci si trova davanti alla realtà della propria bancarotta spirituale, lo si può ammettere e si può provare a cambiare da soli, dicendo: ‘Ragazzi, è meglio cambiare le cose, rimboccarsi le maniche e diventare una persona migliore’, un aggiustamento morale. Oppure, si può ammetterlo e poi si può entrare in una disperazione tale da finire con l’impiccarsi, come fece Giuda, non ce la fece proprio. Si sa di esser peccatori e non si riesce a far nulla a riguardo.
Un giovane della nostra chiesa, che era qui da quando sono arrivato, due giorni fa - no ieri - ha preso una pistola e si è ucciso, abbiamo trovato il suo corpo morto. Sapeva di essere un peccatore, ne son certo, non riuscì a gestire la cosa, la disperazione era così profonda che si tolse la vita. Quindi, si può rinnegare, si può metter su una facciata, si può riconoscere e cercare di cambiarsi da soli, si può riconoscere e si può sprofondare nella disperazione, oppure si può ammettere e si può andare a Dio per ricevere grazia e misericordia, e l’ultima opzione è quella giusta.
Cos’è che fece il figliol prodigo? Era lì fuori a mangiare la sbobba dei maiali? Rinnegò la sua situazione? No, sto bene, non è poi così male, ce la posso fare. Oppure lo ammise e disse: ‘Beh, mi farò strada da solo... nella fattoria? Dimostrerò a tutti che posso farcela!’ Oppure lo riconobbe però per la disperazione sprofondò ed annegò? No. Fece la cosa giusto, lo riconobbe e tornò al padre, alla fonde di grazia e misericordia, fu afflitto.
La salvezza viene per ravvedimento, viene per afflizione e Dio lo richiede. Ho la sensazione, gente, che ci siano moltissime persone in questo mondo che pensano di essere cristiane, ma che non sono venute a Cristo con uno spirito di bancarotta, in lutto verso il proprio peccato, e questo è l’unico modo per entrare. E se non è così nella vostra vita in questo momento, mi chiedo se è vero che siete mai stati salvati.
Sapete, è sorprendente quando qualcuno dice a qualcun altro, specialemnte negli ambienti cristiani, per la maggior parte si chiede: “Sei un cristiano?” la risposta è spesso, “Sì”, come fai a saperelo? La maggior parte delle volte, la risposta è: “Beh, mi ricordo quando mi son presentanto”, oppure, “Mi ricordo quando ho dat...” In altre parole, la base completa della loro certezza dell’essere cristiani si basa sul passato. No, il Nuovo Testamento non s’interessa mai di quello.
Il Nuovo Testamento non parla mai di una decisione. Il Nuovo Testamento non parla mai di camminare giù al pulpito, non parla mai di firmare una carta, non parla mai d’incontrarti con un consulente che ti dice che sei un cristiano. Tutto quello che dice è che sei un cristiano se c’è prova presente, vedete il punto? Il punto è sempre quello.
Ed in 2 Corinzi 12:21: “e che al mio arrivo il mio Dio abbia di nuovo a umiliarmi davanti a voi, e io debba piangere per molti di quelli che hanno peccato precedentemente, e non si sono ravveduti dell’impurità, della fornicazione e della dissolutezza a cui si erano dati”, il caro Paolo sta dicendo: ‘se non piangete voi, allora piangerò io per voi’. Dio esige il ravvedimento. Esige una presa di coscienza del proprio peccato. Ora non sto parlando di crogiolarsi nell’autocommiserazione. Sto parlando di un ravvedimento genuino e se non conoscete la differenza allora avete un problema.
A proposito, in 2 Corinzi 2:7 dice che non dobbiamo lasciare che qualcuno sia inghiottito da troppa tristezza. E già cen’è troppo di questo. Inoltre, a volte può anche portare ad un senso di superiorità spirituale, del tipo, ‘son più santo di te’, come la bambina che, vedendo il somaro con il muso lungo, e disse ‘o certamente quello deve essere un cristaino molto spirituale’, la felicità si trova nella vera afflizione’, “tu, Dio, non disprezzi un cuore abbattuto e umiliato”, Salmo 51.
Posso spingermi oltre? Io credo questo. Credo che abbiamo pianto in povertà spirituale per il nostro peccato quando siamo entrati nel regno e continuiamo a farlo per tutto il resto della nostra vita. Romani capitolo 7 - e l’ho già accennato questa mattina ma voglio che lo vediate - Romani 7. La gente pensa che questa sia una cosa che è successa a Paolo una volta nella sua vita e che, una volta arrivato a Romani 8, non abbia avuto più problemi, non è vero!
In Romani 7:15 dice: “Poiché, ciò che faccio, io non lo capisco: infatti non faccio quello che voglio”, e nel versetto 17 dice: “ma è il peccato che abita in me”, e continua a parlarne e dice: “Difatti, io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene; poiché in me si trova il volere”, versetto 18, e “ma il modo di compiere il bene, no”, e continua al versetto 20, “Il peccato che abita in me”, e dice: “Quando voglio fare il bene, la legge è presente. Io mi diletto della legge di Dio nell’uomo interiore, ma vedo un’altra legge nelle mie membra che lotta contro la legge della mia mente e mi porta in cattività alla legge del peccato, che è nelle mie membra”.
In altre parole, la rettitudine ed il peccato sono in lotta, “Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?” In altre parole, questo era uno stile di vita vero e proprio, non era semplicemente una tantum. Beh, dice nel versetto 25: “Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesú Cristo, nostro Signore”, e le persone dicono: ‘Eccolo lì! La vittoria!’, ma non leggono il resto del versetto, “Così dunque io con la mente servo la legge di Dio, ma con la carne la legge del peccato”, cioè solo perché sapeva dov’era la vittoria, non significava che fosse finita una volta per tutte. Era una lotta quotidiana, finché non vide Gesù faccia a faccia, la lotta contro il peccato era uno stile di vita, non cambia mai.
Ascoltate, guardate al versetto 23 del capitolo 8, dice: “E non solo essa... – non solo il gemito della creazione, ma guardate qui - ma anche noi, che abbiamo le primizie dello Spirito, gemiamo dentro di noi, aspettando l’adozione, la redenzione del nostro corpo”, ascoltate. Non è solo la creazione a gemere, anch’io sono stanco di questa lotta. Sono stanco di questo peccato, voglio sollievo.
Non c’è da stupirsi che abbia detto: “Molto meglio è partire e stare con Cristo”, non c’è da stupirsi che abbia detto in 2 Corinzi 5: “Perciò in questa tenda gemiamo, desiderando intensamente di essere rivestiti della nostra abitazione celeste”, ascoltate, miei cari, riceviamo la salvezza essendo in bancarotta spirituale e vivendo nell’afflizione per il nostro peccato, ed è così che viviamo per il resto della nostra vita. Saremo sempre arrabbiati contro il nostro peccato.
Sapete che Giovanni, in 1 Giovanni, offre delle evidenze del carattere di un cristiano, ed una è questa: “Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci”, e quello che significa nel contesto è questo: ‘Se confessiamo continuamente i nostri peccati, diamo prova di essere coloro che son stati perdonati’, in altre parole, i perdonati, i sudditi del regno, i figli del re, i figli di Dio, sono caratterizzati da una confessione del peccato costante.
Mi ricordo che una volta un ragazzo mi disse: «Oh mamma son stato liberato!» Era uno studente dell’UCLA, disse: «Son stato liberato! Qualcuno mi ha appena reinterpretato 1 Giovanni 1:9 e ora so che non devo confessare il mio peccato, fantastico!» Ed io gli chiesi: «Quand è che l’hai scoperto?», gli chiesi, e lui disse: «Oh, qualche mese fa», «Fantastico». E gli dissi: «Voglio farti una domanda, lo confessi?», e lui disse: «Te l’ho appena detto, non devo mica farlo».
Ed io gli dissi: «So quello che hai detto, ma lo confessi mai?», e lui rispose: «Sì! Ed è quello che mi dà fastidio!», ed io dissi: «È una cosa buona», e dissi: «Qualunque sia quella cosetta che hai imparato, sei stato conquistato dalla nuova natura, che è caratteristica di ogni credente, confesserà il proprio peccato».
A proposito, tornando a Matteo capitolo 5, il verbo qui è al presente, penthountes, azione continua, “coloro che sono continuamente afflitti sono quelli che vengono continuamente consolati”, Lutero, nelle sue 95 Tesi, disse che tutta la nostra vita è un atto continuo di ravvedimento e contrizione. Davide lo gridò pure nel Salmo 38, “Poiché le mie iniquità sorpassano
il mio capo; son come un grave carico, troppo pesante per me”, è uno stile di vita, come realtà confrontiamo il nostro peccato per tutto il corso della nostra vita.
Sapete una cosa? In tutto il Nuovo Testamento troviamo così tanto su Gesù, ma una cosa che non lo vediamo mai fare in tutto il Nuovo Testamento, è ridere, non ha mai riso. Oh, non so se abbia riso o meno, ma non è registrato, ed mi è difficile immaginare che avesse molto su cui ridere. Aveva fame, era arrabbiato, assetato ma non rise mai, e quello è parte integrante delle emozioni umane... ma dice che pianse. Era un uomo di dolore che conosceva il dolore.
Credo che l’abbiamo abbandonato. Siamo stati risucchiati in un mondo d’intrattenimento, alla ricerca del brivido, del piacere, un mondo di sciocchezze, di commedia e di buffonate varie, alcuni cercano anche di esercitare il loro mestiere in chiesa. Lo sapete che l’altra sera è stato presentato un uomo in un programma televisivo cristiano come il comico cristiano numero uno? Chi ne ha bisogno? Ecco cosa significa. Lo capite non è vero? Capite cosa significa esser afflitti sul proprio peccato?
Qual è il risultato? Seconda domanda. Queste saranno più brevi. E non ho neanche detto tutto quello che volevo dire su quel punto. Vi rendete conto che non fate altro che ricevere la punta dell’iceberg, settimana dopo settimana, e vivere con quella frustrazione è difficile. Qual è il risultato del lutto? Ci si può chiedere: ‘che ci guadagno? Son lì in afflizione, mi lamento, mi deprimo, mi dispiaccio per il mio peccato, che ci guadagno?” Conforto, conforto. A proposito, come ho detto prima, coloro che son in afflitto non son benedetti perchè son afflitti, son benedetti perchè saranno consolati. Se non sei afflitto non sarai consolato, cercheresti solamente di nascondere quel senso di colpa e non farà altro che divorarti. Nell’afflizione del mondo non c’è felicità perchè non c’è conforto.
Oh tra l’altro, qui usa il pronome enfatico autoi, che significa ‘beati son coloro che continuano ad esser afflitti, perché solamente loro saranno consolati”, solo coloro che son in afflitto conosceranno il conforto di Dio. Solamente coloro che saranno afflitti per il peccato sapranno cosa significa avere le lacrime asciugate dalla mano amorevole di Gesù Cristo. Loro saranno consolati, parakaleō da cui deriva il paraclēta, colui che fu chiamato per venire ad aiutare, così come lo chiamò Gesù, il consolatore.
A proposito, la Bibbia ci dice che Dio è un consolatore, il Salmo 30 versetto 5, il Salmo 50 versetto 15, Isaia 55 versetti 6 e 7, Michea 7 dal versetto 18 al 20 e via dicendo... parlano del conforto che Dio ci offre. Ci aiuta, ci soccorre, ascolta il nostro grido, soddisfa il nostro bisogno, è sempre lì a supplicare, ammonire, consolare, simpatizzare, incoraggiare, rafforzare, perdonare, ripristinare, e tutto quello si aggiunge al conforto.
Quando la nostra afflizione sale al trono di Dio, il suo conforto insuperabile ed impareggiabile discende da Lui per mezzo di Cristo giù fino a noi, “Dio è un Dio di ogni consolazione”, dice la Bibbia. E sapete chi è il consolatore? Il primo consolatore era Gesù, perchè disse: “Quando me ne me ne andrò, manderò un altro - cosa? – consolatore”, lui era il primo. Dio, il Dio di ogni consolazione; Cristo, il primo Paracleto, che venne ad aiutarci, e poi lo Spirito Santo che proseguì l’opera. Dio è un Dio di consolazione. Cristo è un Cristo di consolazione e conforto, e lo Spirito Santo è uno Spirito di conforto.
E, miei cari, io non credo che si tratti di una cosa completamente futura, non credo che stia dicendo: ‘Beh, gente, tirate avanti, perché sarete consolati nel regno”, non credo che stia dicendo quello. No credo che la connessione qui – e se volete potete studiarlo nel dettaglio dal greco ma l’implicazione è che la consolazione va di pari passo con l’afflizione. Finché continuiamo ad esser afflitti, continueremo ad esser consolati, è il concetto dell’adesso.
O c’è un aspetto finale, certamente, c’è un aspetto finale quando arriveremo tutti al regno eterno. Apocalisse 21:4 dice: “E Dio asciugherà - cosa? – tutte le lacrime dai loro occhi, e non ci sarà più tristezza, né pianto, né dolore, perché le cose di prima sono passate”, quello è futuro, ma c’è anche un tempo presente.
Lo Spirito è un consolatore. Quando Cristo era sulla terra Lui stesso era il consolatore. A proposito, la parola di Dio è un consolatore, lo sapevate? La Bibbia è un consolatore. Romani capitolo 15 versetto 4 lo dice: “Poiché tutto ciò che fu scritto nel passato, fu scritto per nostra istruzione, affinché mediante la pazienza – e ascoltate a questa frase - e la consolazione che ci provengono dalle Scritture”, perchè fu scritta? Per consolarci, perchè ci dice dell’amore di Dio, e ci dice del suo perdono, e ci dice del del suo aiuto, e ci dice del del suo incoraggiamento, della sua presenza e di tutte quelle cose.
Quindi diremmo che l’opera soggettiva dello Spirito Santo ci conforta e anche la Scrittura ci conforta. E vi dirò un’altra cosa: ci confortiamo anche a vicenda, non è vero? Amo sentire le parole dell’apostolo Paolo quando disse: “Sono stato consolato all’arrivo di... tal dei tali”, mentre affrontiamo il nostro peccato, Dio ci conforta con l’opera interiore dello Spirito, con l’opera della Parola, e con il ministero di altri credenti.
E quando siamo confortati, siamo felici. La felicità arriva a coloro che son tristi. Non perchè son tristi, ma perchè la loro tristezza li porta al conforto. Amo quello che disse Gesù in Matteo 11:28: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo”, sapete una cosa? Non verrete mai a cercare il riposo a meno ch non riconoscete di avere un fardello, giusto? A meno che non siate carichi, a meno che non sentiate il peso del vostro peccato, a meno che non vi stia piegando la schiena e vi stia appesantendo, e solo allora verrete e troverete riposo. E così facendo Egli toglie il carico e vi offre il Suo giogo che è dolce ed il suo fardello che è leggero.
Ascoltate. Portare sulle spalle le norme di Dio ed i comandamenti di Cristo è un dolce fardello rispetto al peso della mia peccaminosità, conforto. Conforto fintanto che rimaniamo in afflizione e confessiamo il nostro peccato, miei cari è tutto lì, ascoltatemi adesso. Nel mentre confessate il vostro peccato giorno dopo giorno, giorno dopo giorno davanti al Signore, egli vi dà conforto, vi dà conforto. Ed in quel conforto c’è la felicità e solo allora potete sorridere, potete ridere, e gioire.
Voi potreste dire: ‘Beh, ora so cosa significa, è piangere sul mio peccato, conosco il risultato, sarò confortato e nel conforto avrò anche la felicità”, permettetemi di farvi una terza domanda: Come posso diventare uno di quelli? Come posso esser in afflizione? Ora queste sono le ultime due domande di conclusione sulle quali voglio che riflettiate, ok? Come puoi diventare un afflitto? Innanzitutto sbarazzandoti degli ostacoli, eliminando gli ostacoli.
Potreste chiedere: ‘John, cosa vuoi dire?’ Ah, voglio dire che la maggior parte di noi ha degli ostacoli che gli impediscono di vedere il proprio peccato. E tu diresti: ‘... Beh, ma...’ Mi riferisco alle cose che rendono il nostro cuore duro. Sono le cose che ci portano ad ignorare i nostri sentimenti. Sono le cose che ci fanno resistere allo Spirito, che ci rendono insensibili. Un cuore di pietra non piange, è privo di grazia. L’aratro di Dio non può spezzarlo. Accumula ira su ira per il giorno dell’ira. Sbarazzatevi degli ostacoli, dovete liberarvene, sbarazzatevi di quel cuore di pietra, e voi potreste chiedere: ‘Beh, ma quali sono quelle cose che rendono il cuore di pietra?’ Lasciate che vi offra una lista veloce.
Questi sono gli ostacoli che non ci permettono di esser afflitti, queste sono le cose che rendono il nostro cuore di pietra. Numero uno: l’amore per il peccato. Ascoltate, se amate il vostro peccato, congelerete il vostro cuore nell’impenitenza. Se amate il peccato, pietrificherete il vostro cuore. Secondo: la disperazione, la disperazione. Sapete cosa dice la disperazione? Dio non può perdonarmi. Sottovaluta il potere di Dio. Minimizza il sangue di Cristo. Svaluta la grazia di Dio, e abbassa Dio in prospettiva alla realtà di chi è veramente.
Geremia 18:12, “ Ma costoro dicono: “Non c’è alcuna speranza! E dunque, cammineremo seguendo i nostri pensieri, agiremo secondo la caparbietà del nostro cuore malvagio”, in altre parole, Dio non può fare nulla per noi, siamo al di là della speranza, e quindi continuamo così. Quella è la voce della disperazione e la disperazione nasconde la misericordia dietro all’ignoranza. Nasconde la grazia dietro al dubbio. Ascoltate. Non m’interessa quanto sia grave, non mi interessa quanto sia malvagio. La grazia di Dio può raggiungerti, può cambiarti. Uno degli ostacoli all’afflizione è l’amore per il peccato, l’altro è la disperazione che vuole nascondere la misericordia di Dio dietro la nube della morte.
In terzo luogo: l’arroganza. Un altro ostacolo al lutto è l’arroganza. E questa dice: ‘Beh, non sono poi così male. Non mi conosci se pensi che dovrei rattristarmi per quello che sono, non sono così male. Anzi, son piuttosto bravo’, questo è come un medico stolto che tratta una malattia mortale come se fosse un raffreddore. Ascoltate, se Gesù Cristo ha riversato il suo sangue ed è morto sulla croce per il tuo peccato, sei proprio male, cattivo... sei veramente malvagio, e lo sono anch’io.
E comunque, se pensate di non essere malvagi abbastanza, siete peggio del resto, perché quello è il peccato peggiore di tutti. Quindi l’amore per il peccato, la disperazione e la presunzione sono ostacoli, così come la presunzione, numero quattro. Sapete cos’è la presunzione? È grazia a buon mercato.
‘Beh, sai, una volta ho accettato Gesù nel mio cuore, ho fatto il patto, sono andato all’altare, sono stato battezzato. Di cosa dovrei mai preoccuparmi? Posso fare quello che voglio e andrà tutto bene. Non ho bisogno di confessare il mio peccato. Di arrabbiarmi di questa cosa o quell’altra,’ sai un po’ come il tizio che questa mattina ha detto: ‘no, non devi cambiare nulla, basta che vieni a Gesù e andrà tutto bene’, poi con il tempo di pulirai’.
Isaia 55:7 dice: “L’empio abbandoni la sua via e ritorni al Signore ed egli avrà misericordia di lui e lo perdonerà abbondantemente.’ E se l’empio non abbandona la sua via, ci sono abbastanza ragioni di credere che non è mai stato perdonato, vedete il punto? Non presumete mai! Non esiste la grazia a buon mercato. Non c’è alcuna licenza. Quindi amore per il peccato, disperazione, arroganza, presunzione.
Numero cinque: Un’altro ostacolo all’afflizione è la procrastinazione. Beh, devo farlo... Uno di questi giorni dovrò guardare per bene il mio peccato e darmi una regolata. Volete sapere una cosa? Potrebbe essere troppo tardi. Giacomo 4:14 dice: “Non sapete che la vostra vita è un vapore che appare per poco tempo e poi svanisce?”.
E prima d’iniziare a parlare di domani, è meglio rendersi conto che potrebbe non esserci, non siate degli stolti, ascoltate prima si affronta la malattia, prima arriva il conforto e con esso la beatitudine. E se non la si affronta in tempo, si passerà un’eternità senza Dio. Non rimandate la cosa.
Beh, quali sono gli ostacoli? L’amore per il peccato, la disperazione, la superbia, la presunzione, la procrastinazione. Ne aggiungo un altra: ridere, ridere. Voi potreste chiedere: “Cosa vuoi dire?” Voglio dire, ci sono persone che non vogliono affrontare la vita in modo realistico. Vogliono solamente ridere tutto il tempo, è tutto una grande festa e fintanto che riescono a sostenere la festa non dovranno mai affrontare i problemi.
Ascoltate qui, Amos 6:5. Parla di questo popolo empio e dice – di fatto è un vero e proprio scempio – “Guai a coloro che improvvisano al suono della cetra, che si inventano strumenti musicali come Davide; e bevono il vino in ampie coppe” - in altre parole, un bicchiere non bastava, dovevano bere direttamente dalla coppa - e si ungono con gli oli piú pregiati,
ma non si addolorano per la rovina di Giuseppe. Perciò ora andranno in esilio alla testa dei deportati”, stolti... stolti che ridono senza alcuna ragione. Non c’è posto per le sciocchezze, non c’è motivo. Dovrebbero essere addolorati.
Anche in Giobbe 30:31 viene indicato questo ostacolo, “La mia cetra non dà piú che accenti di lutto, e la mia zampogna voce di pianto”, in altre parole, il nostro mondo va matto per le feste e la musica. Sapete, una delle prime cose che Dio farà quando tutto cadrà alla tribolazione? Spegnerà tutta la musica. Lo sapevate? Apocalisse 18, tutta la musica cesserà? Le persone dovranno presentarsi di fronte alla realtà. Spegnere la radio di tanto in tanto ti può aiutare a capire cosa sta veramente succedendo dentro di voi.
Ebbene, l’amore per il peccato, la disperazione, la presunzione, la procrastinazione, la risata per le sciocchezze sono tutti ostacoli. Voi potreste chiedere: ‘Beh, John, com’è che ci si può sbarazzare degli ostacoli?’ Beh, un modo è guardando alla croce. Se state giocando con tutte queste cosettine allora non state capendo il significato della croce, non state comprendendo cos’è che fece Cristo. Se vedeste Cristo morente, per voi, se quello non vi spezza il vostro cuore di pietra, non so cosa lo farebbe. Cristina Rosetti scrisse questo, ‘Sono forse una pietra e non una pecora che possa trovarmi, o Cristo, sotto la tua croce, a contare goccia a goccia la lenta perdita del tuo sangue, e senza piangere trovarmi? Non così fu per quelle donne amate, che con grand dolor piansero; non fu così per il Pietro caduto che pianse amaramente; non fu così nemmen per il ladron; non fu così per il sol, la luna che si nascosero e lasciaron il ciel, un orrore di gran tenebre in pieno mezzogiorno - io, solo io. Eppure non m’arrendo, ma cerca le Tue pecore, oh vero Pastor del gregge; più grande di Mosè, voltati e guarda ancora una volta e colpisci la roccia’,
ascoltate, se trovate degli ostacoli, guardate la croce, guardatela bene, e vedete quanto avete bisogno di Gesù Cristo, quanto avete bisogno di affrontare il vostro peccato. Guardate quanto gli costò. Quindi, prima di tutto rimuovete gli ostacoli. In secondo luogo, studiate il peccato nelle Scritture. Studiatelo! Davide disse: “Il mio peccato è sempre davanti a me”, studiate Davide, studiate Isaia che disse: “Guai a me, perché sono un uomo impuro. Ed abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure”, studiate Geremia, che pianse sul peccato. Studiate Pietro che disse: ‘Allontanati da me che sono un peccatore’, studiate Paolo che disse: “Sono il primo dei peccatori’, ed ascoltateli conversare della loro peccaminosità. E poi, dopo esservi confrontati con i più grandi mai vissuti, cercate di convincervi che non siete peccatori.
Il peccato calpesta le leggi di Dio. Il peccato offende il suo amore. Addolora il suo spirito. Disprezza la sua benedizione. Il peccato ci colpisce in modo drastico. Ci denuda, ci rende impuri. Ci ruba la veste e la corona. Rovina la nostra gloria. Ci lascia in stracci sporchi e vesti immonde. Fatti a immagine e somiglianza di Dio, diventiamo come bestie che periscono. Eliminate gli ostacoli e studiate il peccato.
In terzo luogo, pregate per avere un cuore contrito. Dopo tutto, solo Dio può farlo e non rifiuterà coloro che lo chiedono veramente. Quindi... che cosa significa? Significa piangere per il proprio peccato. Quali sono i risultati? Conforto e felicità. Come faccio ad esser afflitto? Rimuovendo gli ostacoli, studiando le Scritture e pregando.
In conclusione, come posso sapere se sono davvero in afflizione? Come faccio a sapere se son veramente arrivato? È molto semplice, siete pronti? Chiedetevi se siete sensibili al peccato, lo sei? Come reagisci al peccato? Lo deridi? Lo lasci passare? Ne trai piacere? Alcuni di voi son così. Alcuni di voi ci vivono, in ogni tipo di peccato, e non lo affrontate mai. Forse, forse è un peccato d’immoralità; forse è un peccato lavorativo; forse è disonestà; forse è la mancanza di preghiera; forse è l’incapacità di pensare positivamente, di essere amorevoli; forse è... chi lo sa? Ma come ci reagite?
Ne siete afflitti? Permettetemi di andare oltre. Credo che se sei davvero afflitto, non lo sarai solamente verso il tuo peccato, ma anche verso i peccati del mondo. Sapete, vedo Geremia che pianse e disse: ‘Oh, se la mia testa fosse una fontana d’acqua, piangerei e piangerei’, e potremmo dire: ‘Geremia! Perchè vuoi piangere?’ ‘Voglio piangere per questo popolo. Questi sono dei peccatori e son dannati, e saranno giudicati’, la pensate così del peccato di altri?
Gesù, seduto in cima al monte, vide Gerusalemme e ci viene detto che pianse. E disse: ‘Oh Gerusalemme, Gerusalemme, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto!’, Non pianse per se stesso, pianse per loro. Vedete Ezechiele, e dovete vederlo piangere al capitolo 9. Potreste guardare tutto il capitolo 9 e 10, ma nel 9:4,Il Signore gli disse: “«Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme, e fà un segno sulla fronte degli uomini che sospirano e gemono per tutte le abominazioni che si commettono in mezzo a lei»“, andate a cercare coloro che piangono, andate a cercare coloro che tsanno piangendo per i loro fratelli e sorelle.
Nel Salmo 119, quel lungo Salmo, al versetto 136, “Fiumi di lacrime mi scendono dagli occhi, perché la tua legge non è osservata”, dice il Salmista, piangete anche voi così? È il vostro cuore letteralmente spezzato quando il cuore di Dio è spezzato? Dite con Davide nel Salmo 69: “Lo zelo per la tua casa mi ha divorato ed i rimproveri che ricadono su di te ricadono anche su di me”, io piango quando piangi tu.
Lamentazioni 1:16, Geremia dice: “Per queste cose io piango. Il mio occhio, il mio occhio si riempie d’acqua quando vedo il popolo di Dio allontanarsi da Lui”, voglio dire, piangete veramente sul vostro peccato e sui peccati di coloro che vi circondano? Se saresti afflitto lo faresti. Ora io non sto parlando di una deturpazione esteriore del volto, come fecero i farisei di Matteo 6, che si sistemavano esteriormente, ma non piansero mai interiormente.
Non sto parlando del falso lutto di Saulo in 1 Samuele 15, che disse: “Ho peccato!” e poi sussurrò a Samuele: “Ma onorami davanti al popolo, così non mi rovinerò la reputazione”, non sto parlando di quello.
Siete sensibili al peccato? Ed il secondo modo per sapere se siete afflitti è: hai un senso del perdono di Dio? Conosci la gioia nella tua vita? Conoscete la vera pace, la vera felicità, il vero conforto che deriva da una vita perdonata, pulita e purificata? Spero che tu sia afflitto, perché voglio che sia confortato, perché voglio che sia felice, e lo stesso vale per Dio. Preghiamo.
Padre, ti ringraziamo tanto per il grande tempo trascorso nella tua Parola questa sera. Come sono ricche, profonde e soddisfacenti queste grandi verità. Benedici ogni vita qui presente. Signore, aiutami ad essere una persona afflitta. Voglio essere il tipo di persona che tu vuoi che io sia. Voglio soffrire quando tu soffri. Voglio esser sensibile al mio peccato. E oh Dio, voglio avere il tuo cuore per il peccato che c’è nel mondo, per i peccati tra i fratelli, per i peccati di coloro che non nominano neanche il tuo nome. Oh che io possa essere sempre addolorato verso il peccato.
Non permettere mai che mi raffreddi o che diventi calloso da non essere più sensibile. Aiutami a combattere per il tuo onore con grande zelo per difendere il tuo standard retto. E quando lo infrangerò o quando qualcun altro lo infrangerà, fa si che il mio cuore sia in angoscia, perché allora e solo allora conoscerò il grande conforto e la felicità che tu offri.
E Signore, se c’è qualcuno qui stasera che non è mai stato spezzato sulla realtà del proprio peccato, che non è mai arrivato alla bancarotta dello spirito dimostrata dall’afflizione, preghiamo che questa sera possa essere quella sera, e che in quel lutto arrivino all’unico che può consolarli, il Signore Gesù Cristo che è morto pagando la pena del loro peccato.
E per coloro di noi che sono cristiani, Padre, per coloro che forse si son dimenticati come relazionarsi nei confronti del proprio peccato, che forse siamo diventati un po’ insensibili ed il mondo ci ha risucchiato nei suoi schemi e ci siamo dimenticati quanto sia veramente malvagio, e non ne siamo più afflitti, oh Dio, rinnova in noi uno spirito retto, in modo che possiamo percepire ciò che Tu percepisci.
Soddisfa ogni bisogno, Padre, ovunque ci troviamo. E qualunque sia il carattere della nostra relazione con te, portaci in quel posto dove vuoi che siamo. Nel nome di Cristo ti preghiamo. Amen.
FINE
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