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Adoriamo sempre insieme il Signore ricercando la Sua Parola. Uno degli elementi dell’adorazione è essere certi di conoscere il Dio che adoriamo, di ascoltarLo parlare, ed è per questo che ci rivolgiamo ancora una volta alla Sua Parola questa mattina. E mentre riflettevo questa stagione e sul messaggio che lo Spirito di Dio avrebbe posto nei nostri cuori, ho pensato che forse dovremmo guardare sia al Nuovo Testamento per vedere il compimento del Gesù miracoloso che all’Antico per vedere il mistero dei profeti mentre parlavano di Colui che doveva venire.

Quando i profeti scrissero del Messia, scrissero la Parola di Dio. Come ci viene detto in Luca 3:2 riguardo a Giovanni Battista: “La parola di Dio venne su di lui”. Come è detto di tanti profeti antichi: “E la parola del Signore venne a loro ed essi dissero”, essi scrissero la Parola di Dio e gran parte della Parola di Dio riguardava il Messia che doveva venire, l’unto che doveva venire, il Cristo che doveva venire, il Re che doveva venire ed il Salvatore che doveva venire. E mentre scrivevano, erano in qualche modo sconcertati dalle stesse cose che scrivevano. Mi vengono in mente le parole di Pietro in 1 Pietro capitolo 1, dove dice: “I profeti indagarono diligentemente sulle stesse cose che scrivevano”, per cercare di capire quale persona o quale tempo o quali circostanze avrebbero potuto realizzare tutte quelle profezie riguardanti la sofferenza e la gloria di Colui che doveva venire, visto che si trattava davvero di mistero. Si trattava di contraddizioni apparenti; da un lato erano dichiarazioni sulla Sua gloria e dall’altro sulla Sua sofferenza, che sembravano inconciliabili, e da molto di ciò erano sconcertati.

Ed anche le persone alle quali Gesù parlava erano ugualmente sconcertate. Alcuni dicevano: è il Cristo, altri dicevano: “no, è un profeta”. Ed altri ancora dicevano: “ma può un profeta venire dalla Galilea?” Altri ancora dicevano: “è Geremia”, ed altri dicevano: “è Elia”, ed altri dicevano: “è un qualche altro profeta pre-messianico, ma non può essere il Messia perché non tutto sembra combaciare”. Ed i discepoli stessi, confusi, si domandavano: “può veramente esser questo il Messia? Dov’è il Regno? Dov’è la Gloria? Dov’è la Potenza? E Giovanni Battista, Giovanni Battista tra tutti, trovò la cosa molto, molto difficile da comprendere.

Seguitemi per un momento a Matteo capitolo 11 come punto di partenza. Giovanni Battista era il precursore di Gesù Cristo. Fu colui che un giorno si alzò e disse: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”, ed indicò Gesù Cristo dicendo: “Questo è Lui”, e disse: “Seguite Lui, non me, poiché egli deve crescere ed io diminuire”, è tempo che io svanisca; è arrivato. Però all’improvviso troviamo Giovanni Battista in prigione, al capitolo 11 di Matteo, ed il versetto 2 dice che quando Giovanni ebbe udito delle opere di Cristo, mentre era in prigione, mandò due dei suoi discepoli a dirgli: “Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo aspettarne un altro?”

Ed ecco Giovanni, che inizialmente era così sicuro, ora così incerto, “Sei tu colui?” E noi diciamo: Devi saperlo, Giovanni! Tu eri il suo araldo. Devi saperlo; tu lo indicasti dicendo: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”. Devi saperlo, Giovanni, tu lo battezzasti, e una voce dal cielo disse: “Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto”. Dovevi saperlo, Giovanni, perché lo Spirito Santo mandò una colomba. Devi sapere chi è. Ma Giovanni sta lottando perché è sconcertato. Egli aveva supposto una cosa, e l’aveva detta in Matteo 3: “Quando egli verrà, avrà il suo ventilabro in mano e separerà la pula dal grano, e la pula sarà bruciata con fuoco inestinguibile”. Disse che Egli vi avrebbe battezzati con fuoco. Egli verrà con giudizio. Verrà con furore. Verrà come un fuoco consumante per inghiottire gli empi e gli increduli nelle fiamme, e poi per stabilire il Regno per i giusti.

Ma ora Giovanni non riesce a capire cosa sia andato storto. Dov’è il fuoco? Dov’è la distruzione? Dov’è l’ira? Dov’è il Regno? Egli, infatti, più di tutti, avrebbe dovuto essere esaltato — ora invece è prigioniero a Macheronte, un’antica fortezza erodiana, un luogo cupo e desolato a est del Mar Morto, in una regione aspra e devastante. E là si trova, prigioniero, mentre Gesù va in giro mite e mansueto, guarendo i malati e amando la gente, e si chiede: dov’è il tuono, dov’è la vendetta, dov’è l’ira, dov’è il Regno? Non riesce a risolverlo nella sua mente, quindi è confuso e manda i suoi discepoli a chiedere: “Sei davvero tu il Messia?”

Vedete, senza la piena rivelazione del Nuovo Testamento, c’era un enorme mistero su chi sarebbe stato costui, e il mistero nasceva proprio dalle affermazioni tanto diverse e apparentemente contraddittorie fatte su di lui. E sono d’accordo: ci sono cose su Gesù che possono sconcertare. Il mondo oggi è ancora, in qualche modo, sconcertato da Gesù. Coloro che non comprendono e non credono con tutto il cuore alla verità del Nuovo Testamento rimangono immersi in un incredibile mistero riguardo a Gesù Cristo, e come risultato di ciò sono sorte miriadi di favole, racconti fantastici e fantasie su di Lui. Ho letto recentemente un articolo nella rivista The Canadian Motorist — non proprio una delle vostre tre migliori riviste, non so nemmeno dove l’abbia trovata. Ma comunque, c’era un articolo interessante: parlava di un nuovo libro intitolato Jesus Died in Kashmir.

Ora, se conoscete la geografia, il Kashmir è una piccola regione tra l’India e il Pakistan, e il libro sostiene che Gesù morì in Kashmir; è scritto da un uomo di nome Faber-Kaiser. Il libro comincia dicendo che oggi nel mondo vive un uomo che sarebbe il figlio di Gesù Cristo — l’unico discendente vivente rintracciabile di Gesù, ancora in vita. Il suo nome sarebbe Sahibzada Basharat Saleem, e secondo l’autore egli discenderebbe da Gesù stesso. L’autore del libro ne è certo, ma Sahibzada non ne è del tutto convinto. Tuttavia, è molto entusiasta, nel caso fosse vero. Non è sicuro di cosa questo gli darebbe diritto, ma è certo che dev’essergli valso qualcosa, essendo il figlio di Gesù Cristo.

Ora, il presupposto di tutto ciò — e vi confesso che a quel punto dell’articolo ero ormai catturato, per dirla con moderazione — è che Gesù avrebbe visitato il Kashmir tra i dodici e i ventinove anni, un periodo conveniente perché il Nuovo Testamento tace sulla sua vita in quegli anni. E così, secondo il libro, quando il Nuovo Testamento tace, è perché Egli andò in Kashmir, dove dai dodici ai ventinove anni avrebbe studiato il Buddhismo e sarebbe diventato un lama, un sacerdote buddista. Notano anche che questo non può essere provato, perché — dicono — i britannici rubarono tutte le prove per preservare il cristianesimo. Gesù, dunque, avrebbe trascorso dai dodici ai ventinove anni diventando un lama buddista. Aveva idee così diverse e uniche che fu cacciato dal Kashmir, poi dall’India, poi dall’Iran, continuando a spostarsi verso ovest fino ad arrivare in Israele.

All’età di ventinove anni sarebbe approdato in Palestina, dove avrebbe esercitato il suo ministero. Non morì mai sulla croce, non risuscitò mai dai morti — queste, dice il libro, sono favole senza alcuna prova storica. Fu crocifisso, sì, ma solo ferito alle mani, e le ferite poi si rimarginarono. Fu tolto dalla croce, prese con sé Maria — sua madre — e Tommaso, e i tre andarono in India. La ragione, dice il libro, è che stavano cercando le tribù perdute d’Israele, che ovviamente si trovavano in India. Quando arrivarono in Pakistan, si fermarono lì: Maria morì in Pakistan e fu sepolta. Si crede che Maria sia sepolta a trenta miglia da Rawalpindi, e in effetti a Rawalpindi esiste una tomba segnata come “La tomba di Maria, Madre di Gesù”, venerata come tale dalla popolazione locale.

Tommaso andò nell’India del Sud e morì — nessuno sa dove, e a nessuno sembra importare davvero. Gesù invece, secondo questa leggenda, rimase solo: si sposò, ebbe figli, visse fino a ottantasei anni, e fu sepolto nella cripta di Rozabal a Srinagar, in Kashmir. Ancora oggi la gente crede che quella sia la sua tomba. Viaggiò anche in Afghanistan e in altri luoghi, e gli fu dato un nome: Shahzada Nabi Hazrat Yuza Asaf — Yuza essendo l’equivalente di Gesù. Non so se lo sapete, ma il Corano parla di lui e dice: “Noi — cioè Dio, che parla al plurale — non permettemmo che Cristo morisse sulla croce, ma lo elevammo e lo portammo in un luogo pieno di bellezza naturale, giardini, laghi, fiumi, fiori e frutti”. E, a proposito, centinaia di libri sono stati scritti per abbellire questa incredibile favola.

Ora, probabilmente esistono un centinaio di altre fantasie su Gesù. Non c’è dubbio che Egli sia una figura misteriosa. Ma non è misterioso solo per il mondo degli increduli — e l’esistenza di simili leggende è indicativa sia del mistero di Gesù, sia dell’incredulità dei loro cuori induriti — però c’è una certa quantità di mistero persino riguardo a Gesù nell’Antico Testamento, e questo è ciò che lo rende così affascinante. Ci sono cose che sembrano molto difficili da risolvere — sì, in effetti, impossibili da risolvere. Se si guardasse solo all’Antico Testamento, senza alcuna informazione del Nuovo, senza conoscere Gesù Cristo o sapere nulla di Lui, si leggerebbero certi passi riguardanti il Messia e si direbbe: “Nessuno potrebbe adempiere a tutto questo. Questi uomini si sono sbagliati. C’è totale e assoluta incoerenza nell’Antico Testamento. Non c’è modo che tutte queste cose possano realizzarsi in un solo uomo. È semplicemente troppo inverosimile”. Bene, guardiamo ad alcune di esse e incontriamo il misterioso Gesù dell’Antico Testamento.

Per darvi l’idea che vogliamo cogliere, mentre percorriamo questi pensieri: la ragione per cui c’è mistero legato a Gesù Cristo nell’Antico Testamento è l’apparente conflitto tra le profezie. Per esempio: in un passo è detto che Egli è il Re che viene; in un altro è descritto come un uomo di dolori, familiare con la sofferenza. In un passo è visto con tutti i santi; in un altro è presentato come solo. In uno è adorato, amato, onorato e venerato; in un altro è solo e rifiutato. Da un lato Egli è il Re della Gloria, il Re del Cielo, il Salvatore eterno, il Desiderio di tutte le nazioni, la Meraviglia delle meraviglie, la Bellezza tra le bellezze. In un altro passo, invece, “non vi è in Lui bellezza tale da attrarci”, ed è un servo. È insanguinato, è crocifisso, è persino morto. E come può essere?

Come possono mai avverarsi tutte queste cose confuse e contraddittorie? Non c’è da meravigliarsi che Giovanni fosse confuso. Non c’è da meravigliarsi che i discepoli fossero sconcertati. Non c’è da meravigliarsi che la gente non riuscisse a decidersi su chi fosse veramente quest’Uomo. Mistero. Ma voi e io abbiamo un privilegio. In Matteo capitolo 13 — alcuni mesi fa vi parlai di questo passo — al versetto 17 è scritto: “In verità vi dico che molti profeti e giusti hanno desiderato vedere le cose che voi vedete e non le hanno viste, e udire le cose che voi udite e non le hanno udite”. E al versetto 16: “Beati i vostri occhi perché vedono, e i vostri orecchi perché odono”. Ascoltate, fratelli: noi siamo in grado di vedere ciò che loro non poterono vedere. Siamo in grado di comprendere ciò che loro non poterono comprendere. Siamo in grado di riconoscere e risolvere ciò che loro non avrebbero mai potuto immaginare che potesse essere spiegato. Sono misteri. Vediamo se non possiamo ricevere un po’ di aiuto.

Torniamo a Isaia capitolo 7, e io selezionerò una manciata di misteri per mostrarvi come essi siano risolti in Gesù Cristo. In Isaia 7:14 leggiamo questo, e il Nuovo Testamento ci dice che andava oltre Acaz, l’uomo del tempo in cui fu scritto. Andava oltre qualsiasi bambino che sarebbe nato nella sua famiglia e si estendeva lungo la storia fino ad avere connotazioni che trovano il loro pieno significato solo nel Messia. Dice al versetto 14: “Perciò il Signore stesso vi darà un segno. Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio e gli porrà nome Immanuel”. Ora, questa è un’affermazione meravigliosa nel suo pieno significato neotestamentario. Il Signore stesso, di sua propria volontà — non richiesto, non cercato, non sollecitato — ci diede un segno, e un segno punta a qualcosa. E il segno, in questo caso, in relazione ad Acaz, indicava qualcosa di molto al di là di lui. La vergine concepirà e partorirà un figlio. Almah, uguale, vergine, e mi pare che in tutti gli altri versetti dell’Antico Testamento che fanno riferimento alla vergine — e persino la Settanta lo conferma — e certamente l’uso di questo passo nel Nuovo Testamento sottolineerebbe la natura verginale di questa giovane donna.

Una vergine concepisce e partorisce un figlio. Non è insolito che una ragazza abbia un bambino. Non è insolito che nasca un figlio umano, ma è molto insolito che egli sia chiamato “Dio con noi”, e ancora più insolito che egli sia Dio con noi. Sebbene questo bambino potesse essere stato chiamato “Dio con noi”, ne sarebbe venuto un altro, nato da una vergine, che sarebbe stato “Dio con noi”. Un bambino umano e, tuttavia, una realtà divina: ed ecco allora il mistero di Dio e dell’uomo. Come può qualcuno essere Dio e uomo? Come può esserci un bambino che è figlio di un essere umano e che, allo stesso tempo, è “Dio con noi”? Guardate Isaia 9: “Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato”. Non così insolito. Non così strano. Anche questa è una profezia messianica, la cui parte iniziale fu persino citata da Gesù stesso dicendo che era venuto per adempierla. Non è così insolito che nasca un bambino. Non è così insolito che sia dato un figlio. Succede continuamente. Ma “il governo sulle sue spalle”, forse — forse egli deve essere un sovrano, “Il suo nome sarà chiamato Consigliere ammirabile”, forse — forse egli è un meraviglioso consigliere, “Il Dio potente? Il Padre dell’eternità?” Mistero. Come puoi avere un bambino “Dio con noi”? Come puoi avere un bambino “il Dio potente, il Padre dell’eternità”? Come può nascere nel tempo uno che è Padre per sempre? Il paradosso è chiaro. Il mistero è evidente: un bambino nato uomo eppure Dio; un figlio dato nel tempo che è il Padre dell’eternità stessa.

Come può essere che una donna generi un bambino che ha creato la donna? Non c’è da meravigliarsi che fossero confusi. Non c’è da meravigliarsi che ci fosse mistero. Beati voi, perché potete udire ciò che loro non poterono udire e vedere ciò che loro non poterono vedere. Guardate Luca 1: “Nel sesto mese l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città di Galilea, chiamata Nazaret” — versetto 26 — “a una vergine fidanzata a un uomo di nome Giuseppe, della casa di Davide, e il nome della vergine era Maria. E l’angelo, entrato da lei, disse: ‘Salve, tu che sei molto favorita. Il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne.’ Quando ella lo vide, fu turbata per il suo dire e considerava in sé che tipo di saluto fosse questo. E l’angelo le disse: ‘Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio, ed ecco, tu concepirai nel tuo grembo e partorirai un figlio.’” Non così insolito che una donna abbia un figlio, “‘E gli porrai nome Gesù. Egli sarà grande.’” Non così insolito. Ci sono state altre grandi persone, “‘E sarà chiamato Figlio dell’Altissimo.’”

Ora, aspettate un momento: questo è insolito. Chi è l’Altissimo? Dio. Il Figlio di Dio, “E il Signore gli darà il trono di Davide, suo padre, ed egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno”. Sì, egli sarà grande. Sarà un re per sempre, un re eterno, e il Figlio dell’Altissimo, che è Dio, “E il suo regno non avrà fine”. Disse Maria all’angelo: “Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?” Sono una vergine. Come posso avere un figlio? L’angelo rispose e le disse: “Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti adombrerà; perciò anche quel santo essere che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio”. Come può un bambino essere uomo e Dio? Come può essere? Il mistero è irrisolto nell’Antico Testamento, risolto proprio qui. Da un lato il bambino è un uomo, nato da Maria. Dall’altro, il bambino è Dio, nato da Dio, poiché Maria non conobbe uomo. Non vi era padre terreno. Dio era il Padre celeste. Dio mise la divinità nella carne umana, provveduta attraverso il grembo di Maria.

Il mistero è risolto. Egli era pienamente Dio, pienamente uomo. Gesù, Dio in carne umana. Pensateci su: L’Antico Testamento diceva che egli sarebbe stato il seme della donna. Daniele 7:13 diceva che sarebbe stato il Figlio dell’uomo. Poi il Salmo 2:7 diceva che sarebbe stato il Figlio di Dio. Poi Genesi 22:18 diceva che sarebbe stato il seme di Abraamo. Come può essere il seme di una donna? Una donna non ha seme. Come può essere il Figlio dell’uomo e il Figlio di Dio? Come può essere prodotto da Abraamo, prodotto da Davide e prodotto da Dio? Un sorprendente complesso di profezie: come può Dio essere uomo e l’uomo essere Dio e, allo stesso tempo, essere il Figlio dell’uomo e il Figlio di Dio? Come può uno essere Figlio dell’uomo e tuttavia non avere un padre umano, e come può essere il seme di una donna quando la donna non ha seme? Non c’è da meravigliarsi che i profeti fossero sconcertati.

Eppure Gesù era tutte queste cose. Egli era Dio. Egli era uomo. Egli era il seme della donna. Egli era il Figlio dell’uomo. Egli era della linea di Abraamo. Egli era della linea di Davide. E tuttavia egli era il Figlio di Dio. Ebrei 1 dice: “Dio, in questi ultimi giorni, ha parlato per mezzo del Figlio Suo”, l’impronta esatta della sua sostanza. Di chi è Figlio? Figlio di Dio, Figlio di Maria: e così si risolve il mistero. Lasciate che vi mostri un altro mistero. Genesi 49, versetto 10; Genesi 49, versetto 10. Interessante.

Questa è un’altra profezia messianica, “Lo scettro” — cioè il diritto di regnare, l’autorità di regnare, il diritto di essere Re — “non sarà rimosso da Giuda”. In altre parole, di tutti i figli di Giacobbe, di tutte le tribù, la linea messianica procederà attraverso Giuda, “Lo scettro non sarà rimosso da Giuda, né il legislatore di tra i suoi piedi”. Questa è un’espressione molto eloquente riguardo alla progenie o discendenza — che “esce di tra i piedi” di una donna —, così che i figli nati dalla linea di Giuda manterranno il regno, l’autorità e il potere di dare la legge. Ci sarà sempre il dominio residente in Giuda finché, dice, “venga Silo”. Silo significa “colui al quale appartiene” o “colui al quale spetta il diritto”, ed è un’indicazione messianica. Fino a quando verrà il Messia, e allora il radunarsi dei popoli sarà a Lui nel Regno glorioso, fino ad allora lo scettro non si allontanerà mai da Giuda. In altre parole, Giuda manterrà la linea reale. Giuda sarà il seme reale progressivo. Quella, tra le dodici tribù, è la tribù da cui verrà il Messia: Giuda. Ma, sapete, qualunque ebreo che lo leggesse sarebbe stato immediatamente portato a ricordare ciò che era stato affermato nel capitolo 38 dello stesso libro, Genesi. Guardate indietro, Genesi 38. Qui troviamo un episodio che coinvolge Giuda — Giuda, colui che deve produrre il seme messianico. Il versetto 24 è da dove riprenderemo, in Genesi capitolo 38: “Avvenne circa tre mesi dopo” — e vedremo tra un momento “che cosa” — “che fu riferito a Giuda dicendo: ‘Tamar, tua nuora, ha fornicato e inoltre è incinta per fornicazione.’”

Ora, questa è una notizia portata a un suocero riguardo alla moglie di uno dei suoi figli: tua nuora ha fatto la prostituta, si è prostituita, è rimasta incinta di qualcun altro. E Giuda fu indignato. E Giuda disse, al versetto 24: “Conducetela fuori e sia bruciata”. Secondo Deuteronomio 22:20-24, quando qualcuno commetteva adulterio doveva essere lapidato. Perché il rogo? Se guardate Levitico 20:14 e 21:9, troverete lì un’indicazione: quando l’adulterio è eccessivo e i delitti sono eccessivi, ci deve essere il rogo. E così egli ricorre all’estremo della legge e dice: bruciatela per fornicazione. Versetto 25: “E quando fu condotta fuori, essa disse a suo suocero” — colui che l’aveva condannata — “dicendo: ‘Dell’uomo a cui appartengono queste cose io sono incinta.’ E disse: ‘Riconosci, ti prego, di chi sono queste: il sigillo, i braccialetti e il bastone.’” Vedete, l’uomo aveva lasciato dietro di sé alcuni effetti personali, ed ella li manda a Giuda. Il versetto 26 dice: “E Giuda riconobbe quelle” — sapete di chi erano? Erano sue. Erano di Giuda. Era stato lui. Egli aveva commesso adulterio con la moglie di suo figlio e l’aveva fatta rimanere incinta. E disse, al versetto 26: “Ella è stata più giusta di me, perché non l’ho data a Scela, mio figlio”, e non la conobbe più, “E avvenne che al tempo in cui essa partorì, ecco, due gemelli erano nel suo grembo. E avvenne che, mentre partoriva, uno mise fuori la mano”. Il primo piccolo iniziò a uscire e tese fuori la mano. E poiché era davvero importante chi nascesse per primo in quei giorni, perché si ereditava il diritto della famiglia, gli legarono un piccolo filo rosso alla mano, giusto per assicurarsi che, quando li avessero tirati fuori entrambi, non sbagliassero chi fosse chi.

Ma sapete cosa accadde? Dice che tirò fuori la mano e la ritrasse, e l’altro uscì per primo. Uno era Fares e l’altro Zarah: due figli nati a Tamar da Giuda. Ora, volete sapere qualcosa? Se Genesi 49 è vera, allora il Messia sarà un figlio “bastardo”, perché da questa linea, da Tamar, procede la linea reale di Giuda; e il Messia dovrebbe essere il figlio del legittimo bambino dell’adulterio? Potete capire, solo leggendo Genesi, come alcuni sarebbero stati sconcertati: uno che deve venire per essere re e che nasce in una linea illegittima. C’è un aiuto per questo problema in Deuteronomio 23 versetto 2, e quando ricevete regolamenti qui dati riguardo al comportamento e alla vita, le leggi di Dio, tra esse leggete questo: Deuteronomio 23:2: “Un bastardo non entrerà nella congregazione del Signore”. È giusto: non c’è posto, “Fino alla sua decima generazione non entrerà nella congregazione del Signore”. Quante generazioni ci vollero per purificarla? Ce ne vollero dieci, vero? Dieci generazioni e la linea fu purificata. Così Giuda iniziò una linea reale, ma non c’era una persona in quella linea che potesse regnare finché quella linea non fosse stata purgata.

Seguitemi per un momento a Matteo capitolo 1 versetto 3. Comincia con Abraamo, Isacco, Giacobbe e Giuda, dando la genealogia di Cristo. Al versetto 3: “Giuda generò Fares e Zarah da Tamar”. Eccoli, quei due figli illegittimi, e poi la linea prosegue attraverso Fares. Fares generò Esrom. Esrom generò Aram. Aram generò Aminadab. Aminadab generò Naasson. Naasson generò Salmon. Salmon generò Booz da Rachab. Booz generò Obed da Ruth. Obed generò Iesse, e Iesse generò chi? Davide. Sapete quanti ne conta da Tamar? Dieci. E così la linea è purgata e Davide ha diritto al trono reale. La linea è purgata in Davide — la Bibbia ce lo dice — per sempre e per sempre. Gesù è Re non solo dalla linea di Giuda, ma dalla linea di chi? Di Davide. Torniamo al versetto 1: “Il libro della genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide”, perché lì c’è la ricostituzione del diritto reale di regnare. Com’è meraviglioso, non è vero? Che Dio risolve il mistero in Genesi.

Lasciate che ve ne mostri un altro. Michea capitolo cinque. Risalite di circa mezza dozzina di libri dalla fine dell’Antico Testamento e troverete Michea. Michea ci dice dove sarebbe nato il Messia. È meraviglioso. Versetto 2 di Michea 5: “Ma tu, Betlemme Efrata, sebbene tu sia piccola fra le migliaia di Giuda” — sebbene tu sia davvero un villaggio insignificante — “da te, comunque, mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele”. Il dominatore viene da te. Quale dominatore? Oh, questo è meraviglioso: “colui le cui origini sono dall’antichità, dai giorni eterni”. Ora, questo è incredibile. Qui si torna al paradosso Dio/uomo. Michea deve essere rimasto a girare su sé stesso sulle punte dei piedi quando lo udì. Come, al mondo, puoi avere un bambino nato a Betlemme che è in giro dall’eternità passata? Ma l’Eterno nato in questo villaggio oscuro e insignificante di Betlemme che, oso dire, non sarebbe stato sulla mappa se non fosse stato per questo unico grande evento: Betlemme.

Voi potreste dire: bene, questo è facile. Sappiamo tutti che ciò si è avverato. Giusto. Ma ciò che è così sconcertante è che si torna a Osea capitolo 11, e qui è presentato Israele. E racchiuso nei lombi della nazione c’era il Messia che sarebbe venuto da quella nazione; e come Israele era davvero un figlio di Dio, così lo era Gesù Cristo, il Figlio, e quindi il paragone è evidente. In Osea 11:1: “Quando Israele era fanciullo, allora io lo amai e chiamai mio figlio fuori dall’Egitto”. Ora, questo ha implicazioni messianiche molto profonde. Come Israele fu chiamato fuori dall’Egitto, nella sua infanzia, così sarà il Messia. Questo è il modo in cui gli scrittori del Nuovo Testamento vedono il passo. Non sappiamo tutto ciò che essi possano aver compreso a quel punto nel tempo, ma qui si dice che il Figlio sarà chiamato fuori dall’Egitto. Quindi, in una profezia egli viene a Betlemme e, in un’altra, è l’Egitto.

E se ciò non fosse abbastanza grave, guardate Isaia capitolo 11. E questa ci dice ancora qualcosa di lui. Dice: “Uscirà un germoglio” — o un pollone — “dal tronco di Iesse”, un ramo che cresce dalle sue radici. Ora, qui avete germoglio (choter) e ramo (netser). E questa è, di nuovo, una predizione messianica. Versetto 2: “Lo Spirito del Signore riposerà su di lui”, e poi descrive il Regno e il millennio, e così via, che egli porterà. Dunque, dice che, quando viene, egli sarà un netser: un netser, un germoglio. Il primo significato di questa profezia è il titolo di “Ramo” dato al Messia. Ma il secondo — e quello che apparentemente lo scrittore del Nuovo Testamento vede anche in questo, e possiamo supporre che altri lo vedessero — suggerisce che Gesù sarebbe stato netser, e ciò può alludere alla sua residenza d’infanzia a Nazaret, così che egli è un “germoglio” dalla città dei germogli. Quindi, da un lato avete Betlemme; poi avete l’Egitto, e poi avete la città dei germogli — Nazaret. Come può essere tutte queste cose? E potete capire gli antichi profeti che cercavano diligentemente nelle Scritture chiedendosi da dove sarebbe venuto. È Betlemme? È Nazaret? È l’Egitto? E la complessità di tutte queste profezie rende impossibile che esse possano essere contraffatte.

Andate a Matteo capitolo 2: “E ancora dico: beati i vostri occhi per ciò che vedono e i vostri orecchi per ciò che odono, ciò che quelli non poterono vedere né udire”. Versetto 1 di Matteo 2: “Or Gesù nacque in Betlemme” — Betlemme di Giudea — “ai giorni del re Erode” — ecco la prima. Versetto 5: “Ed essi gli dissero: In Betlemme di Giudea, poiché così è scritto dal profeta: ‘E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei affatto la minima fra i principi di Giuda, poiché da te uscirà un governatore che pascerà il mio popolo Israele.’” Lì, naturalmente, c’è un’allusione alla stessa profezia di Michea. Betlemme è il luogo, e Betlemme fu il luogo. Ma c’è di più. Guardate il versetto 13: “Ed essi, essendo partiti, ecco, un angelo del Signore apparve a Giuseppe” — in sogno — “dicendo: ‘Alzati, prendi il bambino e sua madre e fuggi in Egitto; e resta là finché non te lo dirò, perché Erode cercherà il bambino per distruggerlo.’” Gesù divenne un profugo. Vai in Egitto.

Quando egli si alzò prese di notte il bambino e sua madre e partì verso l’Egitto, e fu là fino alla morte di Erode, affinché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta, dicendo: “Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio”. Ed egli adempie quell’elemento di profezia: andò in Egitto. E poi la terza parte, versetto 23: “E venne ad abitare in una città chiamata Nazaret, affinché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: ‘Sarà chiamato Nazareno.’” Un germoglio, una radice, un ramo: qualcuno disprezzato. Niente di molto spettacolare. Perché non si stabilì in Giudea? Perché non si stabilì a Gerusalemme? Perché Nazaret? Perché è ciò che dissero i profeti. E, in un impeto d’ira poco prima della sua morte, il re Erode aveva cambiato il suo testamento — cosa che fece molto spesso — e mise Archelao, che era il peggiore dei suoi figli viventi, a governare in Giudea al posto di Antipa, che fu assegnato alla Galilea e alla Perea. Quella era una buona ragione per salire là. Giuseppe aveva paura di stabilirsi sotto Archelao, perché Archelao una volta uccise 3.000 Giudei a Gerusalemme. Era crudele oltre ogni credere e fu infine, a proposito, deposto e sostituito dagli stessi Romani.

Ebbene, se Erode non avesse cambiato il suo testamento, forse Gesù non sarebbe mai andato a Nazaret; ma ci andò. Gesù adempì ogni profezia. Come poteva una sola persona essere tutte queste cose? Egli lo fu.

Lasciate che vi dia un’altra profezia — penso una molto interessante. Volgetevi a Geremia capitolo 22 e notate l’ulteriore conflitto, un mistero difficile da comprendere guardando l’Antico Testamento. In Geremia 22, versetto 29: “O terra, terra, terra, ascolta la parola del Signore”. Dio sta per parlare — e parla — a Ieconia, il re, “Scrivete quest’uomo come senza figli, un uomo che non prospererà nei suoi giorni, poiché nessuno della sua discendenza prospererà sedendo sul trono di Davide e regnando più in Giuda”. Ora, la linea messianica da Giuda a Davide fluisce da Davide a Ieconia — talvolta chiamato Conia — ed egli fu malvagio, infedele, e Dio lo maledisse. Disse: “Scrivete l’uomo senza figli”. Ciò non significa che non ebbe figli — sappiamo che ne ebbe (1 Cronache 3 ce ne parla) — ma prosegue dicendo che nessuno della sua discendenza prospererà, siederà sul trono di Davide e regnerà in Giuda. E ascoltatemi: questo tizio è nella linea messianica. Così il profeta dice: “So che il Messia viene dalla linea di Giuda”. Ma come può farlo quando la linea di Giuda è corrotta fino al caso di Tamar? Come può essere quella una linea pura? Poi è purificata alla decima generazione con Davide e torna sulla pista. Sì, verrà dai lombi di Davide e fluirà da Davide… e si arriva a Ieconia, e all’improvviso Dio dice una cosa su questo tale: nessuno che esca dai suoi lombi sarà re in Israele. E Voi potreste dire: questa è la fine. È finita.

Il Messia doveva essere un re. Doveva ereditare il trono. Doveva seguire la linea reale, però quando arrivate a Ieconia, è finita. E volete sapere qualcosa di interessante? Non ci sono stati re da Ieconia in poi. Non ce ne sono stati: egli fu l’ultimo. Da lui in avanti, in Israele non ci furono più re. Quella profezia si è avverata: non ce ne sono stati; non ce ne saranno mai che escano dai suoi lombi. Mai. Guardate Matteo capitolo 1. Lasciate che vi mostri qualcosa di assolutamente affascinante. Al versetto 6 arriviamo a Davide; poi vengono Salomone, Roboamo, Abia, Asa, Giosafat... scende attraverso questi re, fino al versetto 11: “Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia”. Quella fu la fine della monarchia. Egli fu l’ultimo re, e nessun re uscì mai dai suoi lombi a causa della sua malvagità. Così tutti quelli che vennero dopo di lui — Sealtiel, Zorobabele, Abiud, Eliakim, Azor, Sadoc, e così via — non regnarono mai sul trono. Avevano il diritto, ma non regnarono mai perché c’era la maledizione.

E arrivate al versetto 16: “Giacobbe generò Giuseppe”. Sapete qualcosa di Giuseppe? Se non ci fosse stata la maledizione su Ieconia e se la Palestina non fosse stata occupata dai Romani, indovinate chi sarebbe stato il re d’Israele. Chi sarebbe stato? Giuseppe. Egli sarebbe stato il re. Ma non poteva essere re: non poteva, perché, in quel senso, era toccato dalla maledizione. Vedete il dilemma, vero? Non c’è re, ma il diritto di regnare è lì.

Il diritto legale di regnare è lì — solo che, se esci dai lombi di Ieconia, non puoi prendere lo scettro. Hmm… come avremo un re da questa faccenda? Ve lo dico io come. Luca capitolo 3: vedete come il Nuovo Testamento risolve questo mistero. La linea regale venne da Davide attraverso suo figlio Salomone, giusto? Lo abbiamo appena visto. Guardate questa linea: Luca 3:31 — Melea, Menna, Mattata — “che era figlio di Natan, che era figlio di Davide”. Questa è la genealogia di Maria. Ora ascoltate: Davide ebbe più di un figlio. La linea reale, il diritto al trono, venne attraverso Salomone. Il sangue reale venne anche attraverso un altro suo figlio, Natan. Maria era discendente di Natan: dunque portava sangue reale ma non il diritto al trono. Giuseppe aveva il diritto al trono, ma non poteva prenderlo perché il suo seme era sotto la maledizione. Come risolverete questo? Tornate a Matteo capitolo 1 e guardate. Versetto 16: “E Giacobbe generò Giuseppe” — ascoltate — “il marito di Maria”, non il padre di Gesù, giusto? “Il marito di Maria, dalla quale nacque Gesù, chiamato Cristo”.

Ascoltate: sapete come il mistero è stato risolto? Se Gesù fosse nato dal seme di Giuseppe, non avrebbe mai potuto prendere il trono. Poiché Giuseppe non era suo padre fisico, Egli non fu toccato dalla maledizione; ma, poiché Giuseppe era suo padre legale, Gesù ereditò il diritto al trono senza la maledizione di Ieconia, e ricevette il sangue reale da Maria. Nessuno avrebbe potuto architettarlo se non Dio. La gente dice: “Non so se la nascita verginale sia importante”. Allora siete stolti, perché lascereste la Bibbia con misteri che non possono essere risolti.

Posso darvi un altro? Daniele capitolo 2, versetto 34. Daniele vede una visione di tutti gli imperi del mondo e, nel mezzo della visione, all’improvviso inizia un grande evento, al versetto 34: “Una pietra staccata senza mano colpì l’immagine sui piedi di ferro e di argilla e li frantumò. Allora il ferro, l’argilla, il bronzo, l’argento e l’oro furono tutti frantumati insieme e divennero come la pula delle aie d’estate; e il vento li portò via, e non si trovò più alcun luogo per essi. E la pietra che aveva colpito l’immagine divenne un gran monte e riempì tutta la terra”. Ciò che Daniele vede è questa grande immagine di tutti gli imperi del mondo; e quando stanno lì in tutta la loro gloria, arriva questa pietra, “staccata senza mani”. Non è un essere umano, non è opera di fonti umane per quanto riguarda l’evento: è una pietra staccata senza mani. Nessun uomo ha a che fare con questo. È rappresentativa di Gesù Cristo: Egli viene nella sua gloria, frantuma l’immagine — cioè distrugge i regni degli uomini — la sua persona riempie la terra e diventa un intero monte.

Questa è un’immagine della seconda venuta di Gesù Cristo. Egli viene come un glorioso conquistatore: una pietra di trionfo, una pietra di vittoria, una pietra che percuote, che schiaccia, che devasta, una pietra di giudizio. E così, quando cercavano un Messia, vedevano una pietra che schiaccia. Ascoltate ciò che disse Isaia, capitolo 8, versetto 14: “Egli sarà un santuario, ma anche una pietra d’inciampo e una roccia di scandalo per le due case d’Israele, un laccio e una trappola per gli abitanti di Gerusalemme. E molti di loro inciamperanno, cadranno, si spezzeranno, saranno presi nel laccio e catturati”. Ed ecco un’ulteriore immagine della pietra: è una pietra d’inciampo, una roccia di scandalo, una pietra che schiaccia e percuote di giudizio.

Ma poi andiamo oltre nella profezia di Isaia, capitolo 28, versetto 16. Ascoltate: “Ecco, io pongo in Sion una pietra come fondamento, una pietra provata, una pietra angolare preziosa, un solido fondamento; chi crede non sarà confuso né svergognato”. E ora, all’improvviso, non è più solo una pietra d’inciampo, una roccia di scandalo, una pietra che schiaccia e percuote di giudizio: è una pietra preziosa, una pietra angolare, una pietra provata, un fondamento sicuro. Mistero. Nel Salmo 118:22 si dice che è una pietra rifiutata — “la pietra che i costruttori hanno rifiutato è divenuta testata d’angolo” — quella che buttarono via, dicendo “non la mettiamo nel nostro edificio, non va bene”, divenne il fondamento di tutto.

E il mistero, nella mente del lettore, dev’essere: come può una sola persona essere tutti questi tipi di pietre — una pietra preziosa, una pietra angolare, una pietra cara, una pietra provata, un fondamento sicuro — e, allo stesso tempo, una pietra che percuote, che spezza, che schiaccia; una roccia di scandalo e una pietra d’inciampo? Come può tutto questo essere? Di nuovo: beati i vostri occhi per ciò che vedono e i vostri orecchi per ciò che odono. Pietro lo risolve in 1 Pietro capitolo 2 — e può essere risolto solo in Gesù Cristo. Egli dice, al versetto 6: “Ecco, io pongo in Sion una pietra angolare, eletta e preziosa; e chi crede in lui non sarà confuso”. E cita il profeta d’un tempo: “Per voi dunque che credete, egli è prezioso; ma per quelli che sono disobbedienti, la pietra che i costruttori hanno disprezzato è divenuta testata d’angolo… e pietra d’inciampo e roccia di scandalo”. Mette insieme tutte quelle profezie (con l’eccezione di quella di Daniele) e dice: se credete, egli è una pietra angolare preziosa; se rifiutate, egli è una pietra che schiaccia, che percuote, che fa inciampare. E il mistero è risolto.

Non è facile comprendere Gesù Cristo se lo fate da soli. Ecco perché non potete leggere l’Antico Testamento senza il Nuovo, o resterete sconcertati. Ecco perché non potete leggere né l’uno né l’altro senza la mente istruttiva dello Spirito di Dio, perché la mente umana non può percepire la realtà di Cristo. Posso portarvi solo un’altra cosa, e la accennerò soltanto. Genesi 49 disse che Giuda era un leone e che il Messia sarebbe venuto da Giuda, e dunque il Messia sarebbe stato un leone: feroce, potente e mortale. L’ultimo profeta dell’Antico Testamento fu Giovanni Battista. Benché si scriva di lui nel Nuovo Testamento, è davvero l’ultimo dei profeti dell’Antico Testamento. Quando venne, non disse che il Messia fosse un leone: indicò il Messia e disse che Egli è che cosa? Egli è un agnello.

Giovanni 1:36: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”. Come può essere un leone e un agnello? Come può essere un leone che lacera — feroce, terribile, mortale — e un agnello mite e gentile? Come può essere, da un lato, un leone che lacera e, dall’altro, un agnello? Ebbene, lo è. L’Apocalisse lo vede così al capitolo 5. Dice: “Non piangere; il Leone della tribù di Giuda, il rampollo di Davide, ha vinto per aprire il libro e scioglierne i sette sigilli. E io guardai, ed ecco: in mezzo al trono e alle quattro creature viventi e in mezzo agli anziani stava un Agnello”. Chiamano un leone, ottengono un agnello. Voi potreste dire: come può essere? Prospettiva. Per coloro che rifiutano Gesù Cristo, Egli è un leone. Per coloro che Lo accettano, Egli è un agnello.

Il Natale non ha bisogno di essere misterioso. Non dobbiamo seguire qualche inimmaginabile mistificazione su Gesù. Gesù lo disse così: “Investigate le Scritture” — giusto, Giovanni 5:39 — “perché in esse pensate di avere la vita eterna; ed esse sono quelle che testimoniano di me”. Ogni mistero nell’Antico Testamento è sciolto e rivelato nel vivente Signore Gesù Cristo. E, diletti, credo davvero che una delle più grandi prove convalidanti del cristianesimo sia l’armonizzazione delle profezie contraddittorie e paradossali dell’Antico Testamento, che trovano totale risoluzione in Gesù Cristo. Non potrebbero mai essere contraffatte. Ed Egli è Colui che disse di essere: il Cristo di Dio, il Salvatore del mondo. Preghiamo.

Padre nostro, riconosciamo che le nostre menti non sono in grado di risolvere neppure la verità che Tu ci hai dato, se non prendiamo entrambi i Testamenti ed essere istruiti dallo Spirito di Dio. Grazie, Padre, perché Tu hai posto tali profezie da sconcertare persino i santi, affinché anche i benintenzionati non potessero mai contraffarle — per non parlare dei critici e degli increduli. Grazie perché le credenziali del Messia sono così divine, così ultraterrene, così soprannaturali, che ogni evento, circostanza ed elemento sono così totalmente controllati dalla Tua sovranità che non c’è altra spiegazione se non che Gesù Cristo è tutto in tutti, tutto ciò che è stato promesso: il Salvatore sofferente e il Re glorioso.

E quando comprendiamo come tutto si armonizza in Lui — la Sua nascita, la Sua vita senza peccato, la Sua morte, la Sua risurrezione, la Sua ascensione, la Sua intercessione e il Suo prossimo ritorno — sappiamo di tenere nelle nostre mani la stessa Parola di Dio. Padre, è la nostra preghiera che ciascuno di noi pieghi il ginocchio a Gesù Cristo, il Cristo vivente, che nacque in adempimento di tutte le parole dei profeti e che, a suo tempo, porterà ogni cosa a compimento e adempirà ogni parola detta di Lui. Padre, Ti chiediamo che ogni cuore sia aperto a Cristo: prima, per conoscerLo come Salvatore e Signore; poi, per camminare in obbedienza, sottomissione e amore alla Sua Parola. Mentre i vostri capi sono chinati, in un momento finale, se non conoscete Gesù Cristo state sfidando la verità di Dio. State agendo indipendentemente dalla più grande realtà rivelata nella storia del mondo.

Non c’è nulla per cui vi sia un’evidenza pari da paragonare alla verità che Gesù è Dio in carne umana, il Salvatore che è venuto per morire e risorgere, perdonare il vostro peccato, darvi la vita eterna. Credetelo: solo uno stolto non lo farebbe. E, se è vero e Gli avete dato la vostra vita e avete ricevuto la Sua salvezza, allora camminate in gioiosa obbedienza e sottomissione al Suo santo proposito.

FINE

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