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Anche stasera continuiamo con la nostra serie sul modello di Dio per la famiglia, in particolare sul conto dei figli. Aprite la vostra Bibbia, se volete, in Efesini capitolo 6, Efesini capitolo 6. La famiglia, come abbiamo detto per tutta questa serie, è il centro critico della società. La famiglia è il vivaio delle competenze economiche, delle abilità sociali, della moralità, dell’etica, dei valori, degli atteggiamenti verso il lavoro, la fede in Dio, ed in qualsiasi altra cosa. Quando le cose vanno bene nella famiglia, la vita vale la pena di essere vissuta. Quando non vanno bene nella famiglia, la vita va in pezzi.

E chiaramente, nel nostro tempo, e nel nostro paese, la vita si sta disgregando. I figli sono in gran parte coloro che vengono devastati da questa disintegrazione. Senza amore adeguato, senza disciplina adeguata, stiamo crescendo, o per meglio dire, non stiamo accudendo, una generazione di figli turbati, arrabbiati, amareggiati. Sono stati abbandonati dai loro padri assorbiti dalla carriera e dalle loro madri lavoratrici. I genitori sono diventati egoisti, occupati con le proprie attività. Vogliono solo che i figli non intralcino. I figli sono lasciati a se stessi, spesso lasciati nel caos del divorzio, a volte nati fuori dal matrimonio. Tutte queste cose li colpiscono tragicamente.

La criminalità è in aumento a causa di questa generazione non amata, arrabbiata, ed indisciplinata. Giovani egocentrici, egoisti, ostili, spinti da una lussuria incontrollata che aumenta man mano che questa generazione di figli ribelli cresce. E contro questa tendenza si erge la Parola di Dio, così chiara su come crescere un figlio responsabile e fedele. E di fatto non è davvero così difficile. In realtà, possiamo comprendere chiaramente il piano, è solo una questione di essere fedeli nel metterlo in pratica.

Posso riassumere tutto ciò che dovete sapere sull’educazione dei vostri figli, tutto ciò che dovete sapere sulla genitorialità, in sole due frasi. Prima di tutto: insegnate loro la verità su Dio e sulla Sua legge continuamente. Questa è la prima frase. Insegnate loro la verità su Dio e sulla Sua legge continuamente. Ora, questa frase riassume molte cose nella Scrittura, ma ne rappresenta l’essenza. Insegnate loro la verità su Dio e sulla Sua legge continuamente. Seconda frase: esigete che obbediscano a quella legge e puniteli fisicamente parlando quando non lo fanno. Esigete che obbediscano a quella legge e puniteli fisicamente quando non lo fanno.

Queste due frasi riassumono ciò che la Bibbia insegna sull’educazione dei figli. Insegnate loro la verità su Dio e sulla Sua legge continuamente; esigete che obbediscano a quella legge e puniteli fisicamente quando non lo fanno. Ricordiamo cosa dice nei Proverbi: “La stoltezza è legata al cuore del fanciullo, ma la verga della correzione l’allontanerà da lui”, ma la verga della correzione non l’allontanerà da lui se egli non capisce perché viene corretto. E lo capirà se comprenderà la legge che ha violato.

Come abbiamo visto l’ultima volta, i figli combattono contro la maledizione dentro di loro; combattono contro il sistema del mondo attorno a loro, e al giorno d’oggi, naturalmente, combattono anche le dissoluzioni degli ultimi giorni che si abbattono su di loro. Non devono quindi essere lasciati a se stessi, ma devono essere aiutati a svilupparsi come persone timorate di Dio. Ed il capitolo 6 di Efesini ci offre il modello. In effetti, si rivolge prima di tutto ai figli. E dice: “Figli, ubbidite ai vostri genitori nel Signore, perché ciò è giusto. Onora tuo padre e tua madre” – che è il primo comandamento con promessa – “affinché tu stia bene e abbia lunga vita sulla terra”, e poi si rivolge ai genitori: “E voi, padri – e questo certamente comprende la responsabilità genitoriale sia del padre che della madre – “non provocate ad ira i vostri figli, ma allevateli nella disciplina e nell’istruzione del Signore”.

In altre parole, istruiteli riguardo sul conto del Signore e disciplinateli affinché obbediscano a quell’istruzione, è molto chiaro. Questo è il modello. Il vostro obiettivo sono figli ubbidienti e che onorano il padre e la madre. A loro è promessa la benedizione. Ora stiamo ancora parlando della responsabilità dei figli, ed è questa: ubbidire ai genitori e onorarli. In realtà, questo è l’ambito di tutta la loro responsabilità. Sono sotto l’autorità dei genitori. E sono chiamati alla sottomissione ed al rispetto. Ma i figli devono essere istruiti a farlo. Devono essere disciplinati, devono essere indotti all’ubbidienza, devono essere indotti al rispetto.

Ora, quando c’è un’area impropria o assente nella loro vita in merito a questo insegnamento, quando c’è un grande elemento mancante nella loro vita, ed è questo... potete dare loro delle cose, potete dare loro dei giocattoli, potete offrire un ambiente felice, una casa confortevole, ma se quest’area della loro vita manca, non impareranno mai l’autocontrollo. E se non imparano l’autocontrollo, sono su una strada veloce verso la reiezione e son diretti alla dannazione.

Vedete, i figli sono carenti in quattro aree. E potete trovare queste aree semplicemente ricordando Luca 2:52, dove si dice sul conto del nostro Signore Gesù: “E Gesù cresceva in sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini”. Gesù, da bambino, crebbe e crebbe in quattro aree. In sapienza e statura, ciò significa che cresceva mentalmente e fisicamente. In grazia davanti a Dio e agli uomini, ciò significa che cresceva spiritualmente e socialmente. Queste sono le quattro categorie in cui i figli sono carenti.

Sono carenti mentalmente. Ciò significa che hanno conoscenza e saggezza limitate. Sono carenti fisicamente perchè hanno forza limitata. Sono carenti socialmente parlando, sono egoisti ed orgogliosi. Sapete, vogliono ciò che vogliono quando lo vogliono e si mettono spesso in mostra. E sono carenti spiritualmente, perché sono peccatori e non conoscono Dio personalmente. I genitori devono quindi creare un ambiente ed un contesto che richieda loro di svilupparsi in queste aree. Mentalmente vogliamo stimolarli a conoscere la verità di Dio. Fisicamente vogliamo nutrirli affinché possano crescere. Socialmente vogliamo insegnare loro l’umiltà, l’amore per gli altri ed essere servitori. Spiritualmente vogliamo confrontare il loro peccato e portarli al ravvedimento e alla fede in Gesù Cristo. Questo è il compito della genitorialità. È insegnar loro chi è Dio e qual è la Sua legge in ogni momento e far sì che obbediscano a quella legge disciplinandoli quando disubbidiscono. Ora, francamente, questo modello dà risultati meravigliosi, risultati straordinari, e non avete bisogno di essere dottori in filosofia per capirlo.

Bisogna essere dottori in filosofia per capire come controllare quei figli che non sono stati educati in questo modo. Ed è esattamente ciò che abbiamo oggi. Abbiamo un intero mondo di psicologi, sociologi e psichiatri che cercano di capire come controllare una generazione di figli fuori controllo, perché non sono stati cresciuti secondo i principi della Scrittura. Abbiamo un’intera generazione di figli disobbedienti nella nostra nazione, che sono orgogliosi, egocentrici ed indulgenti verso i propri impulsi e desideri.

Genitori che sono stati programmati per non sculacciarli, perché ciò è stato riclassificato come abuso sui minori, genitori che in realtà non sanno quale sistema morale insegnare loro, genitori troppo occupati per occuparsene, ora cercano di gestire questi figli che sono arrabbiati perché non ricevono l’amore, l’affetto e l’attenzione di cui hanno bisogno, e che sono fuori controllo perché non è stato loro insegnato l’autocontrollo. I genitori stanno ora cercando di gestire questi figli nei modi più spaventosi. La scorsa settimana ho preso una copia della rivista Newsweek dove l’articolo principale era un articolo sul Ritalin, un farmaco che oggi viene somministrato ai bambini. E voglio leggervi alcune parti di questo articolo perché voglio mostrarvi a quali estremi arrivano i genitori per cercare di controllare i loro figli quando non vogliono farlo secondo i parametri di Dio.

Ecco come inizia l’articolo: “È un’altra mattina di somministrazione farmaci alla Winnebago Elementary School, nel sobborgo di classe media di Bloomingdale, vicino Chicago. Tre segnali sonori si sentirono esattamente attraverso l'altoparlante sono alle 11:45. Il preside Mark Waggener apre un armadietto chiuso a chiave e ne estrae un enorme contenitore Tupperware pieno di flaconi di prescrizioni. Quasi una dozzina di studenti corrono in ufficio per prendere il loro Ritalin, un farmaco che calma gli agitati stimolando il cervello. Questi bambini, di tutte le età, per lo più maschi, sono stati diagnosticati con ADHD, ovvero Disturbo da Deficit di Attenzione ed Iperattività, un complesso disturbo neurologico che toglie i freni al cervello e fa deragliare la concentrazione”.

“Dieci anni fa, Waggener, il preside, ricorda solo due studenti della Winnebago in fila per il Ritalin. Non sa quanti altri la prendano a casa o da soli, ‘Non ci sono radiografie, né esami del sangue, né TAC per determinare chi ha bisogno di questo farmaco. E diagnosticare l’ADHD resta più un’arte che una scienza. Non ci sono studi definitivi a lungo termine che rassicurino i genitori sul fatto che questo stimolante non stia causando qualche danno nascosto al loro bambino’”.

“‘Ci vuole tempo per i genitori e gli insegnanti per sedersi e parlare con i bambini’, dice la dottoressa Sharon Collins, pediatra a Cedar Rapids, Iowa, dove si stima che l’8% dei bambini assuma Ritalin, ‘Ci vuole meno tempo per dare a un bambino una pillola’”. Credo che veda la realtà. Ci vuole molto tempo per educare, molto meno per dargli la pillola. Ma trasformare un figlio disobbediente, un figlio che manca di autocontrollo, magari un figlio arrabbiato perché non è stato curato adeguatamente, trasformarlo in un tossicodipendente, è forse la soluzione?

“Alcuni studenti prendono le pillole a rilascio controllato prima di andare a scuola. Altri prendono le dosi in orari diversi. L’orologio da jogging di un ragazzo è impostato per suonare alle 10:00 e alle 14:00 per ricordargli di prendere il Ritalin. Come molti amministratori, Waggener non sa cosa pensarne. I medici stanno forse semplicemente individuando più frequentemente questo disturbo invalidante?” In altre parole, perché adesso e non qualche anno fa? “La nostra cultura è forse diventata così accelerata da aver perso la pazienza con le esigenze dell’educazione dei figli? L’ADHD è diventato… e questo è interessante… il principale disturbo psichiatrico infantile americano. Gli esperti credono che oltre due milioni di bambini soffrano di questo disturbo”.

“Secondo una stima dell’Istituto Nazionale per la salute mentale, (National Institute of Mental Health), si ritiene che circa uno studente per ogni classe ne sia affetto. Dal 1990, il dottor Daniel Safer dell’università della medicina di Johns Hopkins calcolò che il numero di bambini che assumono Ritalin sia cresciuto di due volte e mezzo. Tra i 38 milioni di bambini di età compresa tra 5 e 14 anni, riferisce, 1,3 milioni lo assumono regolarmente. Le vendite del farmaco lo scorso anno hanno superato i 350 milioni di dollari”, “Questa è, senza dubbio, una realtà americana. Il tasso di uso di Ritalin negli Stati Uniti è almeno cinque volte superiore rispetto al resto del mondo. In alcuni quartieri più benestanti è così comune che è emerso un mini mercato nero in alcuni parchi giochi e campus, e la ‘vitamina R’, come viene chiamata, si vende a 3 fino a 15 dollari per pillola. Alcuni ragazzi ora la schiacciano e la sniffano per avere uno sballo economico e relativamente lieve”.

Ora, il Ritalin, tra l’altro, è il nome commerciale del farmaco noto come metilfenidato. Tecnicamente, è uno stimolante che sembra aumentare il livello di dopamina nel lobo frontale del cervello, dove si regola l’attenzione e l’impulsività, “È un farmaco potente, tanto che l’amministrazione d’imposta medicinale degli Stati Uniti l’ha classificata come sostanza controllata di Classe II, nella stessa categoria della cocaina. I gruppi di genitori stanno ora facendo pressioni per allentare le restrizioni sul Ritalin per evitare le visite mensili dal medico per ottenere una nuova prescrizione. La DEA gli si oppone, arrivando lo scorso mese a chiedere l’aiuto dell’International Narcotics Control Board”. Quello di cui stiamo parlando qui è trasformare i figli in tossicodipendenti affinché i genitori possano continuare la propria vita.

“I medici, anche se pensano di aver trovato il trattamento, non fingono di comprendere pienamente il disturbo. Per ora, gli scienziati sanno che l’ADHD non è il risultato di danni cerebrali, non è il risultato di una dieta sbagliata” – ascoltate qui – “e sono sicuri che non sia il risultato di una cattiva genitorialità”, sapete cos’è la cattiva genitorialità? Sculacciare il proprio figlio. “Il dottor James Swanson, psicologo all’Università della California, Irvine, crede che potrebbe essere il risultato di qualcosa andato storto”, ora, questa sì che è una diagnosi scientifica, “Potrebbe essere il risultato di qualcosa andato storto. In gravidanza, da uno stress fetale all’alcol, all’esposizione al piombo nell’utero”, tra l’altro, tutte queste cose potrebbero essere misurate... “Il dottor Lawrence Greenberg, specialista dell’ADHD in Minnesota, stima che fino a un quarto dei neonati prematuri sopravvissuti possa avere l’ADHD”, di nuovo, una generalizzazione vaga. “Altri ricercatori invece incolpano l’ereditarietà. Dicono che lo si prende dai genitori”, ci stanno arrivando vicino. Il dottor Russell Barkley, ricercatore sull’ADHD presso l’Università del Massachusetts, riporta che quasi la metà dei bambini con ADHD ha un genitore, e più di un terzo ha un fratello, con lo stesso disturbo”, sapete cosa significa? Se provenite da una famiglia fuori controllo, è probabile che siate anche voi fuori controllo. Se i vostri genitori non hanno autocontrollo, è probabile che non lo abbiate neanche voi. Trasformare figli indisciplinati in tossicodipendenti è qualcosa di spaventoso.

I bambini di solito prendono dai cinque ai dieci milligrammi tre volte al giorno per essere al massimo durante le ore di scuola. Spesso fanno delle “pause dai farmaci” nei fine settimana e ogni pochi mesi. Dove porta tutto questo? Ecco un’illustrazione. Peter Briger, un ragazzino di sette anni. Peter “ha provato diversi farmaci ed altrettanti ambienti scolastici diversi negli ultimi sei mesi. Il Ritalin non ha funzionato. Il Cylert” – un altro farmaco – “non è stato affatto migliore. Ora, l’imipramina, un antidepressivo, potrebbe causare problemi respiratori. Sembra calmarlo. Ma senza un’attenzione speciale da parte degli insegnanti, non ha ancora dimostrato molta concentrazione”, quanto è rivelatore questa cosa qui? Senza un’attenzione speciale, ha difficoltà a concentrarsi. E con l’attenzione speciale cosa fa? “Peter passa metà della sua giornata nella PS 191 di Manhattan, in una classe con più di 20 bambini di seconda elementare. In una giornata tipo, recentemente, si è seduto sopra il banco, è andato alla fontanella e si è colpito la testa con un raccoglitore ad anelli... I suoi quaderni erano pieni di scarabocchi, decorati qua e là con compiti a metà”. Mamma, sembra la descrizione di ogni mio quaderno. Ricordo una volta che stavo in piedi sopra il banco nel mezzo della seconda elementare a Rockwood, Pennsylvania, quando l’insegnante entrò in classe... pensavo che sarebbe stata via più a lungo,“Ha perso così tanto tempo”, dice Millie Morales – ascoltate qui – “la zia che si prende cura di Peter da quando sua madre è morta e suo padre è finito in prigione”, qual è il problema di Peter? Non ha una madre e non ha un padre e nessuno si prende cura di lui, e non riesce a concentrarsi se qualcuno non gli presta attenzione, questa non è mica una malattia. L’articolo conclude dicendo: “Per i ricercatori, è una classica situazione del tipo ‘paga ora o paga di più dopo’, gli studi indicano che – ascoltate qui – coloro che hanno l’ADHD non trattato hanno più probabilità di diventare alcolisti, fumatori o tossicodipendenti rispetto alla popolazione generale”. Certamente, persone indisciplinate senza autocontrollo hanno più probabilità di comportarsi in quel modo. “Più di un terzo abbandona la scuola”. Ovviamente. “E circa un decimo degli adulti con ADHD tenta il suicidio”. Quello che avete è un bambino disfunzionale, antisociale, non amato, arrabbiato, turbato, indisciplinato, privo di autocontrollo, che diventa quel tipo d’adulto. Una formula per il disastro. Ora nel caso vogliate consultare la lista diagnostica, vi do un elenco di controllo: “I professionisti basano la loro diagnosi dell’ADHD sulle seguenti linee guida”. E ne danno una lunga serie, forse ce ne sono una ventina, e dicono che se ve ne si applicano sei, ce l’avete. Potete scegliere le vostre sei.

“Primo: presta poca attenzione ai dettagli. Fa errori di distrazione. Ha un’attenzione breve. Non ascolta quando gli si parla. Non segue le istruzioni. Non porta a termine i compiti. Ha difficoltà a organizzarsi. Evita compiti che richiedono impegno prolungato. Perde le cose. Si distrae facilmente. Dimentica le cose durante la giornata. Si agita. Si dimena sul sedile. Si alza quando dovrebbe restare seduto. Corre da per tutto. Si arrampica in modo eccessivo. Ha difficoltà a giocare in silenzio. Si comporta come se fosse spinto da un motore. Parla molto. E risponde prima che la domanda sia finita”, sapete chi stanno descrivendo? Tutti i nostri figli. Non prendetemi in giro, questi sono tutti i miei figli. Tutti i miei nipoti, sono io. Non ho mica una malattia. Ogni bambino è così se non gli si insegna l’autocontrollo. Ogni pagella che ho ricevuto nei primi anni, ed ora vi sto raccontando i miei segreti più profondi, gente... Ogni pagella che ricevevo da piccolo nei primi anni di scuola diceva sempre la stessa cosa: “Johnny non presta attenzione. Johnny parla troppo. Johnny non sta seduto. Johnny giocherella e fa rumori con la matita. Johnny manca di autocontrollo. Johnny non fa del suo meglio”, ed ogni volta che portavo a casa un biglietto del genere, venivo sculacciato.

Avevo tante cose in testa e non riuscivo a concentrarmi su una sola cosa perché ero impegnato con molte cose. Dio mi ha fatto in un certo modo, mi ha progettato per poter gestire molte cose insieme. E questa è la mia vita adesso e sono grato che i miei genitori non mi abbiano trasformato in un tossicodipendente. Non avevo una malattia o un disturbo, ero semplicemente io. I miei genitori avevano una grande sfida: insegnarmi l’autocontrollo, perché avevo così tanta energia mentale e fisica. Ho ancora molta energia, anche adesso. E potete solo immaginare com’ero prima dei dodici anni. Ero un razzo che andava in ogni direzione. I miei genitori hanno lavorato duramente per tenermi a freno. Sono così grato che si siano presi la briga di farlo, così che Dio potesse usare le capacità che mi ha dato. Mi hanno amato e mi hanno sculacciato. Mi hanno insegnato la verità di Dio continuamente, con l’istruzione e con l’esempio. E quando non vi aderivo, mi disciplinavano. E così ho imparato l’autocontrollo.

È una situazione tristissima nella nostra società. Tutti questi psicologi e psichiatri che vanno in giro cercando di risolvere un problema che può essere risolto solo in una casa dove regna la Parola di Dio. Non c’è altra via. E noi siamo chiamati, come genitori, ad insegnare ai nostri figli a obbedirci. E non solo perché abbiamo un’agenda personale, ma perché rappresentiamo la verità di Dio. E la nostra morale, la nostra etica, i nostri valori e le nostre verità appartengono a Dio, e li stiamo trasmettendo, “Figli, ubbidite ai vostri genitori nel Signore, perché questo è giusto”.

“Ubbidite ai vostri genitori nel Signore”, cosa significa? Per amore del Signore, perché i vostri genitori vi stanno insegnando le cose che sono preziose per il Signore. Figli, dovreste ubbidire ai vostri genitori volentieri. Dovreste ubbidire ai vostri genitori incondizionatamente. Dovreste ubbidire ai vostri genitori con gioia e gratitudine, perché vi stanno insegnando la verità di Dio. E tutti questi sforzi che vediamo nella nostra cultura, tutti questi sforzi per liberare i figli dall’autorità genitoriale e liberarli dalla punizione fisica, sono disastrosi e violano la legge di Dio. L’anno scorso... o forse qualche anno fa ormai... ho letto quelle statistiche che risalivano a qualche anno fa. Ma queste ultime che ho visto dicevano che otto milioni di bambini all’anno aggrediscono i propri genitori. Un articolo dell’Agenda dell’istruzione (Journal of Education), e cito: “Un’insegnante frustrata ha dato le dimissioni con il seguente commento. ‘Nelle nostre scuole pubbliche oggi gli insegnanti hanno paura dei presidi, i presidi hanno paura dei sovrintendenti, i sovrintendenti hanno paura dei membri del consiglio, i membri del consiglio hanno paura dei genitori, i genitori hanno paura dei figli e i figli non hanno paura di nessuno’”.

Uno straniero nel nostro paese ha detto che la cosa che lo ha colpito di più dell’America è il modo in cui i genitori obbediscono ai figli. Quanto è tragico, “Figli, ubbidite ai vostri genitori nel Signore” e perché? Cosa dice? Questo “è giusto”. “Questo è giusto”. Chi è che lo dice? Dove sono le prove psicologiche? Dio dice che è giusto. E voi saprete che è giusto guardando al disastro di questa società quando i figli non lo fanno. Dio ha detto di farlo, Dio ha detto che è giusto e Lui ha scritto il libro su ciò che è giusto. A proposito, una forma di quella parola “giusto”, dikaios, appare 185 volte solo nel Nuovo Testamento. Dio ha stabilito ciò che è giusto. Ed, ovviamente, questo è un componente fondamentale del problema che oggi i genitori hanno: non sanno cosa sia giusto. Non esiste alcuno standard morale. E come abbiamo visto, quando questi genitori passano attraverso l’educazione universitaria, viene loro insegnato, di fatto, che non esiste un “giusto”. E quindi come puoi insegnare ai vostri figli cos’è giusto se non esiste un “giusto”? Tutto quello che potete provare a fare è impedire che vi infastidiscano. E per molte persone, il modo più semplice per farlo è drogarli.

Dio ha stabilito cosa è giusto, e senza di Dio non potete sapere cosa è giusto. Neemia 9:13 dice: “Dio ha dato statuti giusti, leggi veritiere e buoni comandamenti”. Il Salmo 19:8 dice: “I precetti del Signore sono giusti”. Il Salmo 119:75 dice: “I giudizi del Signore sono giusti”. Versetto 128: “Stimo retti tutti i tuoi precetti in ogni cosa”. Ed Osea 14:9 dice che “Le vie del Signore sono giuste”, Romani 7 dice: “La legge del Signore è perfetta” – e Paolo aggiunge – “santa, giusta e buona”. E l’unico modo per crescere bene i vostri figli è crescerli secondo la Parola di Dio. Quindi insegniamo ai nostri figli ciò che è giusto. Li chiamiamo all’ubbidienza come se stessero ubbidendo al Signore, perché stiamo trasmettendo loro la Sua Parola, la Sua volontà.

Non lo facciamo solo con l’istruzione verbale. Non lo facciamo solamente leggendo loro. Lo facciamo con l’esempio, vivendo noi stessi nell’ubbidienza a Dio. E, ovviamente, se cercate di insegnarlo senza viverlo, la confusione è devastante. Ma insegniamo loro a ubbidire. Insegniamo loro ad ubbidire perché è giusto. E, vedete, abbiamo un rapporto insolito con i nostri figli. Ascoltate a questi pensieri. Il rapporto del bambino... e ne abbiamo avuto un’illustrazione concreta, queste vite preziose qui stasera... il rapporto del bambino con Dio è mediato attraverso i genitori. È così che Dio l’ha progettato.

Il bambino ad un certo punto crescerà e si allontanerà dai genitori per arrivare a un rapporto diretto con Dio tramite Cristo, ma finché quel bambino è piccolo, il suo rapporto con Dio passa attraverso di voi. Quando un bambino disubbidisce ai genitori, sta, di fatto, disubbidendo a Dio. Quando un giovane rinnega i suoi genitori, sta rinnegando Dio. Questo è tremendamente serio. Ed ecco perché l’Antico Testamento dice: “Quando un figlio fa questo, mettilo a morte”; allo stesso modo, un figlio che combatte contro le sue tendenze ribelli naturali e si sottomette ai genitori, si sta sottomettendo a Dio. E questo porta a benedizioni meravigliose. Diteglielo ai vostri figli. Diteglielo. Non dite solo: “Voglio che mi ubbidiate perché ve l’ho detto e sono stanco di ripeterlo”. Dite loro: “Voglio che mi ubbidiate perché, ubbidendo a me, state ubbidendo a Dio, e ubbidire a Dio significa essere benedetti”, e dite loro: “Ubbiditemi, perché se non mi ubbidite, state mancando di rispetto a Dio, la cui volontà io vi sto insegnando. E se disubbidite a Dio, attirerete su di voi un serio giudizio, una correzione”, è un concetto potente.

I figli devono capire che il modo in cui rispondono a voi è il modo in cui rispondono a Dio stesso. Devono capire le implicazioni della loro disubbidienza, perché il loro rapporto con Dio – che è un rapporto speciale, definito almeno in un passo che abbiamo letto stasera, Marco 10, dove Gesù ha preso quei piccoli, li ha toccati e benedetti – è un rapporto mediato attraverso voi, i genitori. Devono capirlo. Devono sapere che la loro responsabilità ultima è verso Dio, ma la manifestano attraverso l’ubbidienza verso di voi. E questo, dal vostro punto di vista come genitori, toglie l’arbitrarietà di mezzo, non è vero? Non potete semplicemente sparare comandi ai vostri figli, a meno che non siano fondati su un principio biblico.

Mi viene in mente la storia di Absalom, in 2 Samuele dal 13 al 18, la storia di un figlio ribelle. Suo padre, Davide, naturalmente, non era affatto un padre perfetto. Aveva fallito nel disciplinare suo figlio. Aveva fallito nel disciplinarlo e quindi cosa ottenne? Un figlio ribelle. Né sua madre né suo padre gli hanno insegnato l’autocontrollo. Il fratellastro di Absalom, Amnon, ha seguito il cattivo esempio di suo padre Davide; parlo del peccato di Davide con Betsabea. Davide fece quello, e così Amnon, suo figlio, seguì l’esempio di suo padre e stuprò Tamar, la sorella di Absalom — 2 Samuele 11 e 13. E Davide non fece nulla al riguardo; Davide non fece nulla.

Ad Absalom non piacque che suo fratellastro stuprò sua sorella. Così lo uccise... ed anche quello lo imparò da suo padre, che aveva fatto uccidere Uria, l’Hittita. Alla fine dei conti, Davide agì, ma per paura di Absalom. Non per preoccupazione paterna, ma per paura, e lo esiliò e ciononostante, lui si rifiutò di affrontare la situazione finché non fu costretto a farlo. Davide fu un padre debole ed inefficace, ed Absalom aveva ragioni per esser ostile, fuori controllo ed arrabbiato. Ma, nonostante quello, Absalom avrebbe dovuto sottomettersi a Davide. Avrebbe dovuto fare ciò che era giusto e non lo fece. E quindi, nonostante era un fallito come padre, Dio uccise Absalom, proprio come aveva detto che avrebbe fatto con i figli ribelli. Stiamo parlando di una questione molto seria: insegnare l’ubbidienza ai figli.

Guardate anche il versetto 2, la responsabilità di insegnare ai vostri figli il rispetto: “Onora tuo padre e tua madre, che è il primo comandamento con promessa: affinché tu stia bene e abbia lunga vita sulla terra”, qui non si tratta solamente d’azione in termini d’ubbidienza, ma anche di atteggiamento, del rispetto insito nell’onorare. Esodo 20:12, “Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano lunghi nel paese che il Signore tuo Dio ti dà”, fin dai comandamenti, dice: “onora tuo padre e tua madre”. Non solo ubbidienza esteriore, ma ubbidienza interiore, basata sul rispetto, sulla riverenza e sull’onore. Non un’ubbidienza egoista, non un’ubbidienza amara, non un’ubbidienza riluttante, risentita o timorosa, ma un’ubbidienza amorevole e rispettosa.

La parola “onora”, qui, dal verbo timaō, significa attribuire con grande valore, considerare prezioso. Valutate vostro padre e vostra madre, attribuite loro un grande valore. In altre parole, rendetevi conto di quanto siano preziosi per voi. Figli, comprendete che tesoro immenso siano i vostri genitori. Questo è il primo comandamento con una promessa. È il quinto dei Dieci Comandamenti, in Esodo 20. Ma è il primo comandamento che riguarda le relazioni umane. I primi quattro riguardano la nostra relazione con Dio, e lì ci sono promesse, però questo è il primo dei comandamenti che tratta le relazioni tra le persone e, tra questi, il primo è con promessa. E la promessa è? “Affinché tu stia bene e abbia lunga vita sulla terra”.

Volete una vita felice? Volete una vita piena? Ubbidite ai vostri genitori. I vostri figli devono saperlo. I vostri figli devono essere istruiti in questo. Non trattenetevela, e potreste dire: “Beh, ma... potrebbe... potremmo spaventarli così”, va bene, se è bilanciato con la sicurezza, l’affetto e l’amore che date loro nel nome del Signore capiranno. Tuttavia, però, è assolutamente essenziale che lo sappiano. Che sappiamo che Dio promette benedizione e lunga vita a coloro che Gli ubbidiscono. E che questa ubbidienza si manifesta attraverso l’ubbidienza ai genitori stessi, e voi potreste dire: “Ma perché questo comandamento è proprio quello con promessa? Tra tutti i comandamenti che riguardano le relazioni umane, perché è così importante?” Perché, miei cari, questo si trova al cuore di tutte le relazioni. Questo è il centro della famiglia. È il cuore della famiglia; quindi, è anche il cuore della chiesa, e dunque è il cuore della società, entrambe formate da famiglie. Una generazione di figli indisciplinati, irrispettosi, ribelli, disubbidienti che distruggerà famiglie, chiese, e nazioni. E quando avete un figlio disubbidiente e irrispettoso, è una tragedia in molti modi, è un dolore terribile.

Ascoltate a quello che dice il libro dei Proverbi, “Il figlio stolto è la tristezza di sua madre, amarezza per colei che lo ha partorito”. Alcune di voi donne lo sanno bene, lo conoscete bene. Non solo è un dolore per la madre, ma ascoltate cosa dice riguardo al padre: “Colui che genera uno stolto lo fa per il suo dispiacere”. Il padre dello stolto non ha gioia. Proverbi 19 dice: “È una calamità per suo padre”. “E colui che assale suo padre, e scaccia sua madre, è un figlio vergognoso e disonorante”. È un dolore per la madre, un dolore per il padre, una vergogna per i genitori, un’umiliazione per tutta la famiglia, un disagio per la chiesa ed un peso per la società. Tutto comincia da lì, tutta la pienezza delle relazioni comincia proprio lì. E vi riporto a Deuteronomio 21:18–21: “Se un uomo ha un figlio ostinato e ribelle che non ubbidisce alla voce di suo padre né alla voce di sua madre, e che, pur castigato, non dà loro ascolto, allora suo padre e sua madre lo prenderanno, lo condurranno dagli anziani della sua città, alla porta del luogo dove abita, e diranno agli anziani della città: ‘Questo nostro figlio è ostinato e ribelle, non ubbidisce alla nostra voce, è un ingordo e un ubriacone’”, a questo punto potete capire che è per lo meno un adolescente, ed “Allora tutti gli uomini della sua città lo lapideranno, ed egli morirà”.

Ucciderlo? Perché? Perché l’infezione di quel peccato nella nazione è devastante, un’infezione che anche oggi stiamo vivendo. Così, dice Deuteronomio 21:21, “Estirperai il male di mezzo a te, e tutto Israele lo udrà e ne avrà timore”, vedete, Dio sapeva che la conservazione di quella nazione dipendeva dal processo educativo della famiglia, dall’ubbidienza dei figli. Credo di avere il tempo per menzionarvi questo stasera. Andate in 1 Corinzi capitolo 7, e lasciatemi fare una piccola digressione perché c’è una questione lì che potreste incontrare e che vi potrebbe confondere. Qualcuno potrebbe dire: “Beh, i figli devono ubbidire ai genitori”, e poi arriva a questo passo e magari potrebbe esserne un po’ confuso, ma lasciate che vi legga dal versetto 36 al 38 con un paio di osservazioni. 1 Corinzi 7:36, “Se qualcuno pensa di comportarsi indecorosamente verso la propria figlia vergine, se ella è ormai in età da marito, e se così deve essere, faccia quello che vuole: non pecca; la lasci sposare, ma colui che è fermo in cuor suo, e non è costretto, ma è libero nella sua volontà, e ha deciso in cuor suo di conservare la propria figlia vergine, fa bene. Così, chi dà la propria figlia in matrimonio fa bene; e chi non la dà in matrimonio farà meglio”.

Ora, qui sembra esserci un conflitto. Il padre che vuole che sua figlia vergine resti single, e una figlia vergine che vuole sposarsi, e il versetto 36 dice al padre: “Lascia che si sposi”. Quindi sorge la domanda: “Aspetta un momento, è libera di contraddire la volontà del padre e fare quello che vuole?” In questa situazione, lasciate che vi spieghi il contesto. Nella cultura ebraica, i genitori – ed in particolare i padri – avevano un ruolo unico e dominante nel decidere chi i figli avrebbero sposato. Era la decisione del padre, come dovrebbe essere, e ovviamente lo dico con un pizzico d’ironia...

Ma il fatto è che la stessa usanza prevaleva anche in molte altre società ed includeva certamente anche quella romana. Infatti, alcuni storici... se avete mai letto qualcosa sulla storia di Roma... alcuni storici attribuiscono il declino di Roma, in parte, all’indebolimento della famiglia, e dicono che la famiglia cominciò ad indebolirsi quando i genitori smisero di organizzare i matrimoni. Ai tempi del Nuovo Testamento, il matrimonio combinato era la norma. Ora, alla luce di questo insegnamento sui vantaggi della condizione dei celibi, che è il tema del capitolo 7 della prima lettera ai Corinzi, voi avete imparato che essere single può essere vantaggioso perchè potevate servire il Signore e onorare il Signore e non eravate distratti dal matrimonio e dalla famiglia, ed era una cosa meravigliosa essere single per il Signore. E così alcuni padri ben intenzionati che erano venuti a Cristo ed erano tutti entusiasti della prospettiva di servire il Signore avevano dedicato le loro giovani figlie al Signore affinché rimanessero single, una sorta di consacrazione come vergini permanenti.

Ma quando le figlie raggiunsero l’età da marito, avevano un’idea diversa. Alcune di loro volevano sposarsi, ed i loro padri si trovarono in un dilemma. Dovevano rompere il voto che avevano fatto per la loro figlia? È probabile che molte di queste ragazze non avessero il dono del celibato e stessero lottando con il loro naturale desiderio verso l’uomo. Volevano sposarsi, il loro desiderio era quello di sposarsi, ma desideravano anche compiacere il padre e compiacere il Signore. E così il problema fu sollevato a Paolo nella lettera ai Corinzi. Paolo dice semplicemente questo: “se la figlia vuole sposarsi, che si sposi”. “Se deve essere così – versetto 36 – siete liberi di lasciarla sposare”. Va bene, avevate buone intenzioni quando avete fatto quella promessa, ma se ha bisogno di sposarsi, lasciatela sposare. Ma i versetti 37 e 38 parlano della ragazza che in realtà non ha bisogno di sposarsi. E voi, come padri, potete restare fermi, non siete obbligati, non siete sotto costrizione, versetto 37, il che significa che non avete vostra figlia che vi tira per i pantaloni dicendo: “Per favore, papà, liberami da questa cosa, voglio sposarmi”. Quindi, in entrambi i casi, qualunque sia il desiderio del cuore di vostra figlia riguardo al matrimonio, è accettabile dinnanzi a Dio.

Voglio menzionare questo passo solo perché so che alcune persone l’hanno citato dicendo: “Sì, so che dobbiamo obbedire e onorare i nostri genitori, ma potrebbe arrivare il momento in cui abbiamo bisogno di qualcosa che potrebbe essere contro la volontà dei nostri genitori, e sentiamo che è giusto per noi. Che cosa dovremmo fare?” E qui troviamo l’illustrazione perfetta. Quando raggiungete quell’età, se deve essere così, che sia così. Ed a quel punto potete anche cedere al desiderio del vostro figlio, e certamente questo è illustrativo anche di altri casi. Non credo che i genitori debbano avere per tutta la vita del figlio una sorta di potere dispotico, una sorta d’autorità e di controllo autocratico su di lui. Quando però essi esprimono i loro bisogni all’interno del quadro dei propositi di Dio, siamo liberi di lasciarli seguire quei bisogni e desideri del cuore.

Torniamo allora a Efesini e concludiamo il nostro discorso qui. Ricordate che ho usato quella parola la scorsa settimana, spero che l’abbiate colta. Versetto 3: “Affinché tu stia bene e abbia lunga vita sulla terra”, questo è straordinario. Dice due cose. Ci sarà una qualità e una quantità di vita, “Affinché tu stia bene” – questa è la qualità della vita. Vita piena, ricca, gioiosa, felice, pacifica, gratificante, una benedizione qualitativa generale. Ed io ci credo veramente, amici miei. Sono convinto che è esattamente ciò che dice la Scrittura. Guardo alla mia vita ed è benedetta, benedetta e abbondantemente benedetta, e guardo alla vita di Patricia e alla vita dei nostri figli, e credo che in larga misura, ovviamente, questo sia legato all’obbedienza. Questo è l’adempimento della promessa di Dio. Non solo qualità, ma anche quantità di vita. La vita, dice qui, sarà lunga sulla terra.

Cosa significa questo? Beh, credo che si possa interpretare in tre modi meravigliosi. Primo, fisicamente parlando. Credo che vivrete una vita piena. Non penso che la vostra vita sarà accorciata come lo sono le vite accorciate dal peccato, dalla disobbedienza. Vivrete la vita piena che Dio ha pianificato. Secondo, vivrete una vita millenaria. Se seguite i vostri genitori nella fede in Gesù Cristo, tornerete per mille anni sulla terra ed infine vivrete anche nel nuovo cielo e nella nuova terra eterna. Il piano è chiaro. Figli, obbedite, figli, onorate. E Dio vi benedirà e vi farà vivere una vita piena e ricca. L’alternativa è tragica.

Concludo con questo, “Il bambino nacque il 12 novembre 1934. Nato da Kathleen Maddox, sedicenne. Fu registrato nei registri come Senza-Nome Maddox. Era un classico bambino abusato, abbandonato dalla madre per giorni interi durante i primi anni di vita. Nel 1939 sua madre fu arrestata per rapina a mano armata e condannata a cinque anni di carcere. Quando tornò, Senza-Nome aveva otto anni. La sua vita divenne una lunga sequenza di alberghi fatiscenti e zii brutali che andavano a vivere con sua madre e bevevano pesantemente.

Quando aveva dodici anni, sua madre cercò di affidarlo a una famiglia adottiva. Ma poiché non ce n’era una disponibile, fu mandato alla Gibault Home for Boys in Indiana. Fu la prima di una lunga serie di istituti progressivamente più restrittivi. Dopo dieci mesi alla Gibault, scappò ma fu rifiutato dalla madre. Da lì iniziò una vita criminale. A tredici anni fu arrestato per rapina a mano armata e condannato a un istituto da cui fuggì. A sedici anni aveva già una lunga serie di crimini alle spalle. Infine, in un carcere federale fu aggredito sessualmente e stuprato. A diciassette anni puntò una lametta alla gola di un altro detenuto e lo violentò. Fu trasferito di nuovo e classificato come pericoloso, con un lungo passato di attività violente. Alla fine, all’età di trentatré anni, fu rilasciato dalla prigione di Terminal Island in California contro la sua volontà. Era diventato ossessionato dal satanismo. Disse ai suoi carcerieri che la prigione era la sua unica casa. Senza-Nome Maddox è meglio conosciuto come Charles Manson”, il tenero bambino di qualcuno divenne un mostro. Il peggior caso possibile. Lo scenario migliore ci è dato dalle verità della Scrittura. “Insegnate a vostro figlio chi è Dio e qual è la Sua legge in ogni momento. Fatelo conformare a quella legge e, quando non lo fa, punitelo” e fatelo in un ambiente permeato dalla dolcezza dell’amore di Cristo, e i vostri figli saranno la vostra gioia.

Padre, Ti ringraziamo per l’istruzione che ci dai, così pratica, che tocca ogni aspetto della vita. Signore, Ti ringraziamo ancora per genitori meravigliosi, genitori timorati di Dio, figli preziosi, nipoti. Signore, Ti ringraziamo per l’arricchimento delle nostre vite, per aver reso le nostre famiglie dei rifugi di gioia e dolcezza. Ti ringraziamo, o Signore, Ti ringraziamo per averci salvati, per averci insegnato queste cose affinché le nostre case potessero essere luoghi così felici, luoghi così meravigliosi.

Signore, questa chiesa è piena di famiglie forti, famiglie felici, famiglie appagate perché hanno seguito la Tua verità. Signore, fa’ che possiamo continuare a essere fedeli. Fa’ che i nostri figli siano fedeli affinché possiamo allevare una generazione timorata di Dio e godere della benedizione, godere della qualità e quantità, lunghi anni di relazioni d’amore che ci portano un tale compimento. Benedici i nostri figli, benedici tutti questi piccoli preziosi che abbiamo dedicato stasera, e tutti gli altri che fanno parte delle nostre vite, tutti i figli preziosi. E fa’ che possiamo tutti essere fedeli nel portarli a Te, affinché Tu possa veramente benedirli con la grazia di Cristo, nel cui nome preghiamo. Amen.

FINE

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