Come stiamo facendo in queste domeniche mattina ormai da parecchi mesi, vi invito ad andare al libro di Efesini; ed è stato uno studio ricco, profondo e meraviglioso, e lo sarà ancora, proprio nel mentre attraverseremo questi ultimi tre capitoli. Efesini, capitolo 4, ed il versetto 17 al 24, sarà il nostro testo per quello che vogliamo dirvi questa mattina — Efesini 4:17. Voglio leggervelo così da farvelo rimanere ben impresso in testa e voi potete seguire la lettura, e poi condivideremo insieme quello che insegna.
“Questo, dunque, io dico e attesto nel Signore: non comportatevi piú come si comportano i pagani nella vanità dei loro pensieri, con l'intelligenza ottenebrata, estranei alla vita di Dio, a motivo dell'ignoranza che è in loro, a motivo dell'indurimento del loro cuore. Essi, avendo perduto ogni sentimento, si sono abbandonati alla dissolutezza fino a commettere ogni specie di impurità con avidità insaziabile. Ma voi non è così che avete imparato a conoscere Cristo. Se pure gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti secondo la verità che è in Gesú, avete imparato per quanto concerne la vostra condotta di prima a spogliarvi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici; a essere invece rinnovati nello spirito della vostra mente e a rivestire l'uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità”.
Uno dei passi più meravigliosi di tutta la rivelazione di Dio si trova in 1 Giovanni, capitolo 5, versetti 4 e 5, e rappresenta un paragone molto appropriato con il nostro testo di questa mattina. Prima Giovanni 5:4 dice: “Poiché tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo, se non colui che crede che Gesù è il Figlio di Dio?”. Credere che Gesù è il Figlio di Dio, ed essere per mezzo di quella fede redenti, salvati, trasformati, significa diventare vincitori sul mondo. La parola “vincitore” significa semplicemente “conquistatore”; è la parola greca nikáō, da cui deriva anche il nome del missile Nike. Significa “conquistare”, “ottenere la vittoria”, “essere superiore”, “trionfare”.
E una delle realtà fondamentali della salvezza è proprio questa: trasforma un perdente in un vincitore; trasforma una vittima in un conquistatore; ci rende vincitori sul mondo — ed è così per definizione stessa. Ricordate le parole del nostro Signore, quando disse in Giovanni 16:33: “Nel mondo avrete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo”? In altre parole, quando entriamo in Gesù Cristo, entriamo anche nella Sua vittoria sul mondo. Noi ci eleviamo al di sopra del sistema, al di sopra dell’epoca malvagia, ci eleviamo al di sopra di Satana come conquistatori del diavolo stesso; ci eleviamo al di sopra della morte come coloro che possono gridare insieme a Paolo: “O morte, dov’è il tuo dardo?”. Ci eleviamo al di sopra del peccato mentre sentiamo riecheggiare le parole di Romani 6: “Il peccato non avrà più dominio su di voi”.
Ci eleviamo anche al di sopra del mondo, dell’intero sistema di Satana, come vincitori. E così, come cristiani, siamo stati innalzati al di sopra di questa epoca malvagia, siamo stati innalzati al di sopra del sistema di Satana. La nostra cittadinanza è nei cieli, e di conseguenza dobbiamo vivere come cittadini del cielo, dobbiamo vivere da vincitori. Paolo va persino oltre questo, e ci chiama non soltanto nike, “vincitori”, ma hupernike, “super-vincitori”, “più che vincitori”. E la vostra versione della Bibbia traduce questa parola con “più che vincitori”. È dunque fondamentale comprendere che la salvezza è una trasformazione vittoriosa; essa ci solleva al di sopra della banalità di questo mondo; moriamo al vecchio e risorgiamo al nuovo; e siamo risuscitati con Cristo per cercare le cose di lassù.
Noi siamo possessori di una novità di vita, possessori di una nuova natura. Abbiamo il potenziale per vivere un uomo nuovo, uno stile di vita nuovo, un nuovo cammino. È proprio questo il punto di Paolo. I capitoli da 1 a 3 descrivono la novità interiore, mentre i capitoli da 4 a 6 descrivono come quella novità debba manifestarsi esteriormente, ciò che deve accadere nel nostro vivere quotidiano — la nostra condotta, il nostro comportamento, il nostro modo di agire nella vita. E Paolo affronta questo tema proprio attraverso un contrasto — il contrasto, nei versetti dal 17 al 24, tra il vecchio e il nuovo; il vecchio uomo o il vecchio stile di vita, e il nuovo stile di vita; il vecchio cammino e il nuovo cammino. Noterete che al versetto 17 egli dice: “Questo, dunque, io dico e attesto nel Signore: non comportatevi più come si comportano gli altri pagani”.
Il vostro stile di vita deve essere diverso. Come cristiani, ci devono essere delle differenze. Voi siete stati, secondo il capitolo 2, “creati in Cristo Gesù per le buone opere, che Dio ha precedentemente preparato affinché camminiamo in esse”. Deve esserci una differenza rispetto alla vecchia via, rispetto al vecchio cammino, rispetto al vecchio uomo. Dio vi ha salvati per una vita nuova. Vi ha salvati per essere diversi, per essere trasformati. “Se uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, tutte le cose sono diventate nuove”. In 1 Giovanni, capitolo 5, ci viene detto che abbiamo vinto; al contrario, nello stesso capitolo 5 di 1 Giovanni, al versetto 19, si dice: “Tutto il mondo giace nel maligno”. C’è una grande differenza.
Il mondo come lo conosciamo è cullato da Satana; noi invece siamo stati innalzati fino alla presenza stessa di Dio. Noi non siamo come i pagani. Paolo descrive i pagani, o gli éthne, qui e in 1 Tessalonicesi 4:5, dicendo: “I pagani che non conoscono Dio”. Noi non siamo annoverati fra quelli che non conoscono Dio. Quando veniamo a Gesù Cristo, siamo diversi, siamo cambiati, e il nostro stile di vita deve essere all’altezza di quella nuova natura, di quella trasformazione. Questo è fondamentale, fratelli, per tutta la vita cristiana, e voi lo sapete. Lo avete sentito molte volte, e Paolo qui lo ribadisce, credo, in termini che forse non avevate mai considerato prima. Lasciate che vi mostri ciò che sta dicendo.
Egli descrive un vecchio modo di vivere e un nuovo modo di vivere, e dice: “Questo è il modo in cui dovete vivere, nel nuovo modo di vivere”. Mette a confronto un vecchio uomo e un uomo nuovo. Ora, il vecchio uomo e il nuovo uomo, in questo passo, non si riferiscono alla vostra natura. In alcuni passi della Bibbia il significato può essere ampliato fino a includere anche quello, ma qui Paolo sta parlando del vostro stile di vita, del vostro vecchio modo di vivere contrapposto al nuovo. Deve esserci una differenza enorme. Ora ricordate questo: la chiave della differenza è il modo in cui pensate. Ve lo ricordate dalla scorsa settimana? È il modo in cui pensate che fa la differenza; il vecchio stile di vita con un certo modo di pensare, il nuovo con un modo di pensare completamente diverso.
Ecco perché il versetto 23 dice che la salvezza richiede che siate rinnovati nello spirito della vostra mente. C’è un nuovo modo di pensare richiesto da una nuova creazione, e il Signore stesso comincia questo processo nella trasformazione della salvezza. Ora torniamo di nuovo al contrasto, come abbiamo iniziato a fare nel nostro ultimo studio insieme. I versetti dal 17 al 19 descrivono il vecchio cammino e il vecchio uomo; i versetti dal 20 al 24 descrivono il nuovo cammino e il nuovo uomo. Voglio fare solo una breve revisione. Ricorderete che nel capitolo 2, versetti da 1 a 3, ci viene detto che i peccatori camminano secondo il mondo, la carne e il diavolo. Funzionano secondo queste tre realtà. Ora qui vediamo un’illustrazione di come tutto questo si manifesti concretamente.
Voi camminate secondo il mondo, la carne e il diavolo, e questo è ciò che accadrà; e Paolo ci presenta quattro caratteristiche del pensiero e dello stile di vita pagano, quattro elementi fondati su un modo di pensare sbagliato. Il primo si trova al versetto 17, ed è la prima caratteristica di una persona non rigenerata, non salvata, che non conosce Dio. Prima di tutto, alla fine del versetto 17, “camminano nella vanità della loro mente”, e la prima caratteristica è quella che io ho chiamato vuoto egocentrico. L’uomo non rigenerato risolve tutto sulla base del proprio pensiero, della propria mente. La sua mente è il criterio ultimo; ciò che lui pensa, ciò che lui accetta, ciò con cui lui è d’accordo, è ciò che determina tutto. Il solo problema è che seguirà la propria mente fino al vuoto, perché essa è vanità, è inutile, è senza direzione, senza scopo, senza significato.
Il vuoto egocentrico è caratteristico della nostra epoca, è caratteristico dell’uomo non rigenerato — egli non sta andando da nessuna parte, pieno di rumore e furia, ma senza significare assolutamente nulla. Forse questo è ben espresso in una canzone di Jackson Browne, una rock star contemporanea, che riassume la vita in questo modo: “Mi comprerò una casa all’ombra di un’autostrada. Mi preparerò il pranzo e andrò a lavorare ogni giorno, e quando il sole della sera tramonterà poserò il mio corpo per dormire, e quando la luce del mattino entrerà dalla finestra, mi alzerò e rifarò tutto da capo”. È praticamente tutto qui. Una vita inutile prodotta da una mente vana e vuota. Se un uomo agisce sulla base di una mente che non possiede i pensieri di Dio, e tutto ciò che ha sono i propri pensieri, allora non andrà da nessuna parte; è inutile, vuota e vana.
Seconda cosa: dove c’è una mente inutile, vuota e vana, ci sarà ignoranza della verità, e questa è la seconda caratteristica di una persona senza Dio nel versetto 18. “La loro intelligenza è ottenebrata; sono estranei alla vita di Dio a motivo dell’ignoranza che è in loro e a motivo dell’indurimento del loro cuore”. Quella parola è “indurimento”. In altre parole, quando una persona dice: “Io vivrò e morirò sulla base della mia mente. Sarò il padrone del mio destino, sarò il capitano della mia anima, sarò colui che determina il proprio futuro”, potete essere certi che vivrà tutta la sua vita nell’ignoranza, perché l’uomo non ha alcuna risposta. Se egli si separa, come dice il versetto 18, dalla vita di Dio, se si aliena dalla vita di Dio, elimina qualsiasi possibilità di conoscere la verità.
E così la seconda cosa è un’oscurità volontaria; spiritualmente egli è morto, incapace di conoscere la verità. E vi abbiamo mostrato l’ultima volta che in questo versetto è implicito un pensiero terrificante: quando una persona sceglie deliberatamente di fondare tutto sulla propria mente, e diventa il proprio dio, e volta le spalle al vero Dio, arriva un momento in cui Dio semplicemente la lascia andare. L’Antico Testamento lo esprime così: Dio disse: “Efraim si è unito agli idoli; lascialo stare”. Romani 1 dice: “Dio li ha abbandonati”. Li ha lasciati andare. Se una persona sceglie questo, arriva un punto in cui Dio la lascia andare. Alla fine del libro dell’Apocalisse, capitolo 22, versetto 11: “Chi è ingiusto continui a essere ingiusto; chi è impuro continui a essere impuro”. Dio li lascia andare. Lascia che sia così. E dunque, per cominciare, una mente inutile ed egocentrica può soltanto produrre ignoranza, e un’ignoranza tale da precipitare profondamente nel peccato.
E questo ci porta alla terza cosa: la sfacciataggine, l’impudicizia; versetto 19: “Essi, avendo perduto ogni sentimento”. Possiamo fermarci già qui. Ascoltate — se vi separate dalla vita di Dio, perderete ogni sensibilità alla convinzione di peccato, perderete ogni sensibilità verso il peccato stesso, perderete il senso del rimorso, andrete oltre perfino il senso della vergogna. Quando desiderate vivere secondo la vostra mente, e vi separate dalla vita di Dio, allora vi separate anche dalla verità di Dio; e senza la verità non avete alcun criterio, non avete alcuna morale, e la vostra vita finirà inevitabilmente in una degenerazione senza vergogna.
Lo vediamo, vero, nella nostra società? Una società che vuole fare tutto a modo suo; e così facendo si separa da Dio, e una volta fatto questo non ha più alcun criterio morale, e allora la dissolutezza dilaga ovunque. Ed è esattamente ciò che abbiamo oggi; non esiste più una base morale. Il termine qui tradotto “avendo perduto ogni sentimento” significa “diventare insensibili”, “smettere di sentire dolore”, oppure “smettere di preoccuparsi”. L’unica cosa che sentono è il desiderio di sé stessi, quella è l’unica sensazione che rimane, e vogliono ottenere ciò che desiderano qualunque sia il prezzo. E poi succede un’altra cosa — quando decidete di vivere secondo il vostro criterio e la vostra mente, nella vanità della vostra mente, vi separate da Dio. Di conseguenza perdete ogni senso morale, ogni equilibrio morale, ogni senso di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato, e finite per fare ciò che è vergognoso.
E il risultato è che arrivate ad una quarta caratteristica, ed è una mente reprobata, una mente che smette di funzionare. Avete letteralmente cauterizzato la vostra coscienza. Avete bruciato la vostra mente, avete strappato via dal vostro cervello gli standard che Dio aveva posto lì, avete violato la coscienza fino al punto in cui la coscienza non è più in grado di funzionare. “Avendo perduto ogni sentimento”, dice il testo, “si sono abbandonati alla dissolutezza fino a commettere ogni specie di impurità con avidità insaziabile”. Ecco lo stile di vita umano; non è molto bello, vero? Un pensiero senza vergogna distruggerà la mente. Bene, adesso ripercorriamolo molto velocemente così che possiate comprenderlo.
Si comincia facendo le cose a modo proprio. Si pensano i propri pensieri e si determina il proprio destino. Ci si separa da Dio. Come risultato, si vivrà nell’ignoranza — questo è il versetto 18 — il cuore diventerà cieco; la mente diventerà cieca. E come risultato di quella cecità, non si conosce più alcuna moralità, e senza una moralità si diventa impudichi e indecenti. E vivendo abbastanza a lungo nell’impudicizia e nell’indecenza, si finisce per bruciare completamente ogni capacità di ragionare che ancora rimane, fino al punto in cui ci si abbandona totalmente alla dissolutezza e si pratica ogni impurità con avidità. In altre parole, non si riesce ad avere abbastanza malvagità nella propria vita; non si riesce a scavare abbastanza fango.
Una volta vidi un ristorante a Hollywood — ero andato laggiù un giorno — e si chiamava Filthy McNasty’s. Pensai: “Beh, questo descrive perfettamente tutta questa parte della città”. Ora, lasciate che consideriamo per un momento questa parola “dissolutezza”. “Dissolutezza” è la parola asélgeia, e ve ne ho parlato un po’ la settimana scorsa. Voglio solo approfondire ancora un po’. Probabilmente è la parola più brutta del Nuovo Testamento; è una parola sporca, vile, ed è usata molto spesso. Ecco l’essenza di asélgeia: è la persona nella cui anima dimora così tanto peccato, sotto un dominio così totale, che non le importa di ciò che dice la gente, non le importa di ciò che pensa la gente, non prova più alcuno shock, non ha alcun senso del pudore e assolutamente nessun senso della vergogna.
Ora, questa parola compare raramente da sola; di solito è associata ad altre parole. Infatti, lasciate che vi faccia qualche esempio. Tre volte asélgeia è collegata all’ubriachezza: in Galati 5:19, 1 Pietro 4:3 e Romani 13:13. In questi tre passi è collegata all’ubriachezza; è collegata ad una parola particolare, kōmos. Kōmos originariamente era una parola piuttosto innocua. Si riferiva a un gruppo di amici che accompagnavano un vincitore dei giochi sulla via del ritorno a casa, qualcosa come i suoi amici, i suoi compagni.
Ma col passare del tempo, mentre tornavano a casa ridendo, esultando e celebrando la vittoria, cominciarono a bere. E diventarono volgari, rumorosi, dediti alle gozzoviglie e alla sfrenatezza. E tutto degenerò in una specie di sfogo pubblico di pura autoindulgenza; letteralmente significa “baldoria nell’ubriachezza”. E la persona caratterizzata da asélgeia, la persona dissoluta, è qualcuno la cui autoindulgenza non conosce alcun limite pubblico. Non si trattiene affatto davanti agli altri. È collegata proprio a quel tipo di ubriachezza volgare e sfrenata.
In secondo luogo, quattro volte questa parola è collegata all’adulterio, alla lussuria e al peccato sessuale. In Marco 7:22, 2 Corinzi 12:21, Galati 5:19 e 2 Pietro 2:18, è associata al peccato sessuale, e in ogni caso si riferisce ad una persona che non ha più vergogna di un animale nel soddisfare i propri desideri sessuali. È qui che si colloca asélgeia; è quel tipo di dissolutezza che cerca soltanto il proprio appagamento, anche se in modo animalesco. Una persona dominata da asélgeia non ha più coscienza riguardo all’immoralità e alla gratificazione sessuale di quanta ne abbia un cane. Questa è la parola. Dunque, tre volte è collegata all’ubriachezza sfrenata e volgare, quattro volte è collegata a una forma degenerata di lussuria sessuale che non conosce differenza rispetto all’animale.
E tre volte — ecco il terzo uso — tre volte viene usata insieme alla parola pleonexía, ed è usata così anche qui. Pleonexía è la parola tradotta “avidità” in questo versetto, e per tre volte viene usata per descrivere una lussuria così incontrollabile che le persone non ne conoscono nemmeno i limiti. È il genere di cosa che dice: “Se non mi dai ciò che voglio, te lo prenderò con la forza”. Capite? È quell’avidità totalmente fuori controllo. Non è una piccola disposizione interiore isolata; è una brama malvagia e vile per ciò che è sbagliato, al punto da diventare pubblica, al punto da non avere più alcuna decenza, proprio come un animale. E non c’è assolutamente nessuna vergogna, ed è così avida da voler soddisfare sé stessa in un modo tale da non poter mai essere saziata.
È la follia dell’indecenza ubriaca, sessuale e violenta. È così che vivono i pagani. E sapete da dove viene tutto questo? Direte: “Beh, non tutti sono arrivati a quel punto”. Sì, ma nessuno nella società umana possiede dentro di sé le risorse per impedirsi di arrivare fino a quel punto. È soltanto per la grazia di Dio, che in generale si riversa sia sui giusti sia sugli ingiusti nella società, ed è per l’influenza preservatrice dello Spirito Santo, e per l’influenza preservatrice della chiesa nel mondo, che le persone non finiscono tutte sprofondate fino a quel livello.
Perché è lì che tutto conduce; si comincia con una mente egocentrica, pensando i propri pensieri. Ci si separa da Dio, e questo significa essere nell’ignoranza; e nella propria ignoranza non si possiede alcuna moralità, e così si comincia a vivere come animali. E una volta entrati nella lussuria, la lussuria è la cosa più devastante che esista, perché non conosce limiti e produce una soddisfazione sempre minore. Ed è proprio così: una lussuria senza vergogna, vile, violenta, illecita, ambiziosa e avida. Questo è il modo in cui vive il mondo. In Romani 1:29, la parola pleonexía, “avidità”, mostra il peccato di un mondo senza Dio che volta le spalle a Dio per soddisfare i propri desideri. In Luca 12:15, la parola pleonexía, “avidità”, è il peccato della persona che valuta la vita soltanto in termini materiali; non riesce mai ad avere abbastanza cose.
In 1 Tessalonicesi, capitoli 2 e 4, descrive una persona che usa la propria avidità per approfittarsi degli altri; è l’uomo a cui non importa nulla di come starà la donna dopo averla violentata; lo farà comunque. In Colossesi, capitolo 3, pleonexía viene identificata con l’idolatria, perché è l’avidità che porta ad adorare un idolo invece del vero Dio. E passo dopo passo, ancora e ancora, questa parola è collegata al male sessuale. È il desiderio di avere ciò che è illecito, il desiderio di avere ciò che è proibito, ed è il desiderio di averlo così intensamente da non avere più coscienza, né decenza, né alcun senso di vergogna, e da essere disposti a schiacciare e distruggere qualsiasi cosa e chiunque si frapponga sulla propria strada. Questo è uno stile di vita senza mente.
Direte: “Ma come fanno le persone ad arrivare a questo punto?” Nella nostra società ce ne sono dappertutto; ce ne sono moltissimi, credetemi, ovunque. E non esiste nulla che possa trattenere una persona non rigenerata dall’arrivare fino a quel limite, nulla dentro di sé, assolutamente nulla. E credetemi, sempre più persone arriveranno a questo estremo. Leggete la vostra Bibbia: “Gli uomini malvagi andranno” — come? — “di male in peggio” mentre ci avviciniamo al ritorno del Signore. Ci saranno sempre più persone così, specialmente dopo che la chiesa sarà tolta di mezzo, e l’influenza restrittiva verrà meno, e, come dice 2 Tessalonicesi, “colui che trattiene non tratterrà più”. Questa realtà diventerà un’inondazione totale della società umana, come se non lo fosse già.
Direte: “Come fanno le persone a diventare così?” Il versetto 19 dice: “si sono abbandonati”. Si abbandonano da soli a tutto questo. Ascoltate, ve l’ho detto la settimana scorsa. Lo ripeterò ancora, e poi ve lo illustrerò. È una questione di scelte volontarie e continue. Una scelta ripetuta abbastanza volte diventa un’abitudine, e un’abitudine produce una personalità, e una personalità produce un carattere, e un carattere produce un destino — è esattamente ciò che accade. È una serie di scelte. “Si sono abbandonati”. Il peccato è qualcosa di cui non potete dare la colpa a nessun altro se non a voi stessi. Fate ripetutamente scelte sbagliate; una scelta produce un’abitudine, e un’abitudine produce una personalità, e una personalità produce un carattere, e un carattere determina un destino.
Lasciate che ve lo illustri. La settimana scorsa, Bob Vernon, del Dipartimento di Polizia di Los Angeles, qui nella nostra chiesa, mi ha dato un libro intitolato The Criminal Personality, scritto da due ricercatori ebrei, Samuel Yochelson e Stanton Samenow. È diventato quasi come una Bibbia per chi lavora nelle forze dell’ordine, nell’analisi del comportamento criminale. È il risultato di quindici anni di studio clinico sui criminali; sono due volumi di oltre mille pagine. E la cosa che per me è più affascinante è che, per anni e anni e anni, la criminalità veniva spiegata sulla base dell’ambiente. La criminalità era il risultato di un comportamento indotto dalle circostanze — il tipo di posto in cui vivevi, o ciò che tua madre ti aveva fatto, o ciò che tuo padre ti aveva fatto. Ma dopo tutta la loro ricerca, questo è ciò che dicono — ed è molto interessante.
La tesi del libro è che il comportamento criminale è il risultato di un processo di pensiero distorto. “Come un uomo” — che cosa? — “pensa nel suo cuore” — che cosa? — “così egli è”. Infatti, in tre sezioni del volume 1, da pagina 251 a pagina 457 — oltre duecento pagine, tre intere sezioni — sono dedicate, cito, “agli errori di pensiero del criminale”. Ora, ascoltate — essi dicono, cito: “Abbandonando la ricerca della causa, e decidendo di non lavorare sui sentimenti, abbiamo indagato il modello di pensiero del criminale”, fine citazione. In altre parole, hanno detto: “Scopriamo come pensa un criminale”, ed è questo che ha aperto tutta la questione.
E questa fu la loro conclusione: è notevole, cito, “il criminale spesso ricava dalle sue attività durante le fasi non perseguibili lo stesso impatto che ricava dal crimine. I modelli di pensiero del criminale operano ovunque; non sono limitati al crimine”, fine citazione. In altre parole, dall’inizio alla fine di una personalità criminale, c’è un processo di pensiero che è fuori asse. Sapete che cos’è? È una mente reprobata. È semplicemente Romani 1, e loro lo stanno scoprendo solo adesso. È una questione di pensiero. Non è l’ambiente; è una mente reprobata; è una mente che non è più una mente.
Dei poliziotti mi hanno detto, volta dopo volta: “Non puoi prevedere ciò che farà un criminale”. Perché? Perché la normale capacità della mente non funziona in quel modo. Nel tentativo di spiegare la mente criminale, che Dio chiamerebbe una non-mente, una mente reprobata, i ricercatori dicono questo: “Le spiegazioni sociologiche sono risultate insoddisfacenti”. Non è una questione sociologica. Cito le loro parole: “L’idea che un uomo diventi criminale perché viene corrotto dal proprio ambiente si è dimostrata una spiegazione troppo debole”. Ora ascoltate questo — una dichiarazione scioccante: “Abbiamo indicato”, cito, “che i criminali provengono da un ampio spettro di famiglie, sia svantaggiate sia privilegiate; nello stesso quartiere, alcuni sono trasgressori, e la maggior parte non lo è”.
Ora ascoltate: “Non è l’ambiente a trasformare un uomo in criminale. È una serie di scelte che egli compie cominciando da un’età molto precoce” — esattamente. Volete sentire qualcosa di interessante? Dicono che, in alcuni casi, si può cominciare a individuarlo all’età di tre anni — scelte, scelte. Ascoltate, il cuore di un bambino è ribelle. Fareste bene a prendere la verga e scacciarla da lui, perché se non lo fate, nella mia mente non c’è alcun dubbio che Satana abbia selezionato certi esseri umani nella nostra società per cominciare presto quel processo di pensiero che li porterà a diventare i più reprobati di tutta la società, per trascinare l’intera società all’inferno. Fareste bene ad affrontare la cosa.
Essi continuano dicendo che forse la cosa più importante è che il materiale di questo capitolo ha dimostrato che un criminale non è una vittima delle circostanze. Egli compie delle scelte presto nella vita, indipendentemente dal suo status socioeconomico, dalla razza, dai genitori, dalle pratiche educative. Cambiare l’ambiente non cambia l’uomo; avete a che fare con una mente reprobata. Per me è così affascinante che, lungo il cammino, alcune persone arrivino a scoprire cose che Dio dice da secoli. I ricercatori hanno detto questo: alla fine il criminale decide che tutto è privo di valore. Il suo pensiero è illogico. Bene, il punto di tutto questo, fratelli, quello che sto cercando di mostrarvi, è che un uomo diventa ciò che è, una donna diventa ciò che è, attraverso una serie di processi di pensiero, di scelte che compie.
Direte: “Beh, come ha fatto quella persona a diventare così?” Ha fatto una scelta, e poi un’altra scelta per fare di nuovo la stessa cosa, ed è diventata un’abitudine, ed è diventata una personalità, ed è diventata un carattere, ed è un destino determinato. E a quel punto Dio dice: “Lasciateli andare” — una mente reprobata. E sapete cos’altro ho trovato interessante? La settimana scorsa vi ho detto che la parola “commettere” qui è la parola ergasía, che a volte viene usata per indicare un’attività, un mestiere. Non è interessante come queste persone siano così vili e così sporche da trasformare la sporcizia in un’attività commerciale — ne fanno un business. Praticano l’impurità; fanno dell’impurità un mestiere. E sono avidi; la usano per ottenere denaro.
Potrebbe interessarvi sapere che qualcuno mi ha dato un articolo della rivista Forbes, un articolo di apertura, intitolato “L’economia a luci rosse”, di James Cook, e l’ho trovato molto interessante. Vi dirò cosa diceva. “La pornografia non è più un’attività illegale. Il mercato della pornografia non è limitato ai pervertiti o ad altri storpi emotivi; al contrario, la parte più ampia del mercato è costituita da persone della classe media. In una società sempre più permissiva, coloro che amano la pornografia sono liberi di sguazzarci dentro”. Ora, ecco qualcosa che mi ha davvero scioccato; secondo il Dipartimento di Giustizia della California, i pornografi della nazione fanno affari per oltre 4 miliardi di dollari all’anno. Sapete che questo è più dell’industria cinematografica e dell’industria musicale messe insieme? Pornografia.
E tra l’altro, secondo un dipartimento di polizia della costa occidentale, quella è soltanto un terzo della vera attività; è più vicina ai 12 miliardi di dollari all’anno. Le riviste pornografiche vendono 16 milioni di copie al mese, e generano mezzo miliardo di dollari all’anno di entrate. I film per adulti — ascoltate questa. Quei film a tripla X e quei posticini strani dove mostrano quelle cose, 780 di quelle sale cinematografiche negli Stati Uniti che proiettano quelle schifezze; ascoltate questo — 2 milioni di persone alla settimana varcano la porta, a 3 dollari e 50 centesimi a testa, cioè quasi 400 milioni di dollari all’anno. Altri 100 milioni finiscono in quelli che vengono chiamati giocattoli sessuali, ma il giro più grande di tutti è quello delle piccole librerie dove si comprano libri sporchi e si guardano quei piccoli peep show, qualunque cosa siano. Uno di questi a New York incassa 10.000 dollari al giorno.
Il Dipartimento di Polizia di Los Angeles stima che nella nostra città vengano spesi annualmente 125 milioni di dollari in quei piccoli peep show e nelle librerie. È un business, fratelli; va oltre qualunque cosa potremmo mai immaginare. Al Goldstein, uno dei re della pornografia nel nostro paese, ha detto: “È un’attività ad alto rischio, ma i miei avvocati guadagnano quanto me. Le pressioni della legge non servono a nulla. Riduce solo un po’ il margine di profitto”. E proprio in mezzo a tutto questo c’è un uomo che afferma di essere nato di nuovo — non credeteci.
Ascoltate, fratelli — quella è la vecchia vita, ed è lì che andrà, ed è lì che è già andata, e voi lo vedete, e io lo vedo. Ma quella è la vecchia realtà. L’apostolo Paolo dice: Ehi, ascoltate — “voi”, versetto 17, “non comportatevi più come si comportano gli altri pagani”. Quella non è la nostra vita, quello non è il nostro stile di vita, quello non è il punto da cui veniamo. E vi dirò una cosa: se quando siete venuti a Gesù Cristo non avete riconosciuto che quella roba doveva essere tagliata via, allora non so se siete stati davvero salvati. Se vi state ancora aggrappando a quella cosa come a uno stile di vita, io metto in dubbio la vostra salvezza, perché Giacomo, capitolo 4, versetto 4, dice: “L’amicizia del mondo è inimicizia contro Dio. O adulteri e adultere, non sapete che se siete amici del mondo siete nemici di Dio?”
Se, quando siete venuti a Gesù Cristo, non avete operato un taglio consapevole con il sistema di questo mondo, io metto in dubbio che la vostra salvezza sia stata genuina; la metto in dubbio. Se non avete avuto un senso travolgente della vostra peccaminosità, tale da gridare a Dio per misericordia, e se non avete desiderato che il male che era nella vostra vita fosse lavato via, io metto in dubbio che siate cristiani. Prima Giovanni 2 dice: “Non amate il mondo, né le cose che sono nel mondo. Se qualcuno ama le cose del mondo, l’amore del Padre non è in lui”. Giusto? Non c’è. Ora, quando siete diventati cristiani, voi, se siete stati davvero salvati — e penso che ci siano molte persone che credono di esserlo e non lo sono, e ce ne sono alcune proprio in questa chiesa.
Ma se siete davvero venuti, e siete stati davvero salvati, allora avete consapevolmente reciso il legame con il mondo. Ora, il mondo continua a tornare e ogni tanto vi trascina nel suo ballo, ed è proprio di questo che Paolo sta parlando qui; non permettetegli di farlo. Ma quando siete diventati cristiani, avete dovuto rendervi conto di essere peccatori, e stavate rompendo con il mondo, e stavate creando una separazione dal sistema. Non potete essere persone immorali ed empie, e poi semplicemente venire ad accettare Gesù, e non cambiare mai il vostro stile di vita, e dirmi che quella è vera salvezza; non lo è. L’altra sera ho sentito un tale su PTL, e diceva: “È così meraviglioso”, diceva, “è così meraviglioso che non devi cambiare nulla dentro e non devi cambiare nulla fuori quando vieni a Gesù”.
Questa è una menzogna che viene dritta dall’inferno. Se pensate che quello sia un ministero, vi sbagliate; quello è diabolico. Quello manderà molte più persone sulla via larga che conduce alla perdizione di quante ne porterà mai sulla via stretta della salvezza. Ci dev’essere un cambiamento. Il mondo ha tutto il suo stile di vita, e non è il nostro. È così che vivono loro: vivono lasciando che sia la propria mente a dirgli cosa fare; vivono nell’ignoranza; vivono senza alcun senso di decenza; e vivono in una ricerca avida per soddisfare le proprie passioni — non noi. E quando siete venuti a Gesù Cristo, è proprio questo che avete riconosciuto; la vostra vita sarebbe stata diversa. Oh, non è sempre facile; ed è per questo che Paolo dice che non possiamo vivere così, non possiamo camminare così. Noi siamo diversi; quello non è il nostro stile di vita.
Guardate con me per un momento Atti 2:37, Atti 2:37. Pietro predicò un sermone. Voglio dire, predicò davvero un grande sermone nel giorno di Pentecoste, ed ebbe un effetto tremendo, la gente fu profondamente scossa. E il versetto 37 dice: “Udite queste cose, furono compunti nel cuore”. Erano sotto una fortissima convinzione di peccato, “e dissero a Pietro e agli altri apostoli: Fratelli, che dobbiamo fare?” In altre parole, come facciamo ad uscire dal disastro in cui ci troviamo? Si resero conto che dovevano fare qualcosa di diverso da ciò che stavano facendo, giusto? Nessuno è mai stato salvato senza rendersi conto che doveva fare qualcosa di diverso da ciò che stava facendo. Egli disse: “La prima cosa che dovete fare è ravvedervi”. Ascoltate, io credo con tutto il mio cuore che nessuno possa venire a Gesù Cristo senza ravvedersi.
La prima cosa che Gesù disse quando venne nel mondo fu: “Ravvedetevi, perché il regno è vicino”. Si comincia da lì. Paolo dice, in Atti 20, che egli “predicava il ravvedimento verso Dio e poi la fede nel Signore Gesù Cristo”. Ravvedimento. Egli dice: “Ravvedetevi”. Dovete fare una svolta consapevole lontano dal mondo, dal vostro peccato, dalle cose malvagie. Bene, guardate ora che cosa continua a dire: “Siate battezzati, ciascuno di voi, nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei peccati”. Vedete, il peccato è coinvolto in tutto questo; dovete riconoscerlo. E poi potreste dire: “Quello era tutto, bastava ravvedersi del passato e andare avanti”. No, versetto 40, ve lo siete perso?
“E con molte altre parole li scongiurava ed esortava”. Direte: “Che cosa diceva?” Vi dirò cosa penso dicesse. Diceva: “Vi dirò anche un’altra cosa. Dovete separarvi da questo mondo, dovete vedere un cambiamento nella vita che state vivendo, dovete voltare le spalle alla vostra peccaminosità, dovete camminare in santità”. Forse diede il messaggio di Giovanni: “Dovete essere persone che confessano il proprio peccato, dovete essere persone che amano i fratelli, dovete essere persone che non continuano nel peccato, se tutto questo è reale”. Ma continuava ad esortare, e continuava a testimoniare; diede molte più istruzioni. Non fu soltanto una piccola cosa veloce fatta lì per lì.
Per riassumere, disse questo: “Salvatevi da questa perversa generazione”. Ascoltate: nessuno viene salvato senza rendersi conto che si sta ravvedendo dal peccato personale e che sta operando una separazione fra sé stesso e la presente generazione. Capite il punto? Questo è fondamentale. E non potete venire a Cristo a condizioni diverse da queste. Se siete venuti a Gesù Cristo pensando che bastasse semplicemente credere, e che non fosse necessario confessare il vostro peccato e riconoscere ciò che esso era, e che non fosse necessario separarvi da questo mondo malvagio, allora vi siete persi il punto. Sapete, ci sono persone la cui vita non è cambiata minimamente da quando hanno presumibilmente creduto in Cristo.
Convivevano con qualcuno senza essere sposati, e continuano a conviverci. Vivevano nell’immoralità, e continuano a vivere nell’immoralità. Commettevano adulterio, e continuano a commettere adulterio. Commettevano fornicazione, e continuano a commettere fornicazione. E la mia Bibbia mi dice, in 1 Corinzi, che i fornicatori e gli adulteri non erediteranno il regno dei cieli, punto. Se quello è ancora il vostro stile di vita, io metto in dubbio la vostra salvezza. È questo che Paolo sta dicendo. Se siete stati davvero salvati, ehi, avete operato una rottura consapevole. Se siete stati davvero salvati, avete tagliato i ponti con il mondo. Ora, non tornerete indietro a vivere di nuovo in quel modo. È così che vivono loro, non è così che viviamo noi. Noi non camminiamo in quella maniera.
Ora, guardiamo quella seconda parte, il nuovo cammino, e questo richiederà solo un momento, perché abbiamo già preparato il terreno così da vedere il contrasto. Paolo vedeva il sistema pagano. Vedeva i cuori degli uomini pietrificati al punto da non essere più capaci di riconoscere il peccato. Li vedeva così dominati dal peccato che avevano perso ogni vergogna e ogni senso di decenza. Vedeva uomini talmente in balìa dei propri desideri da non preoccuparsi di chi distruggessero pur di essere soddisfatti. Vedeva menti reprobate, inutili, senza vergogna, senza verità, senza grazia. “Quello era il vecchio cammino”, dice, “lasciate che lo metta a confronto con il nuovo cammino”. Ancora una volta vi dico: noi siamo diversi, fratelli; dobbiamo essere diversi. Abbiamo un diverso tipo di mente, vedete. Non abbiamo più quel vecchio tipo di mente; abbiamo una mente diversa, ora pensiamo in modo diverso.
Pietro la chiama, in 2 Pietro 3:1, “una mente sincera” — che espressione meravigliosa, “una mente sincera” — una mente rinnovata, una mente trasformata (Romani 12). Ora, quali sono le caratteristiche di questa mente in contrasto con la vecchia? Bene, la vecchia — primo contrasto — era egocentrica e inutile; la nuova è cristocentrica e piena di scopo. Guardate il versetto 20: “Ma voi non è così che avete imparato a conoscere Cristo, se pure gli avete dato ascolto”. Ascoltate, la prima cosa che un cristiano sa fin dall’inizio è che non deve fare ciò che gli dice la propria mente. Egli impara Cristo. Cristo agisce attraverso di me. Cristo ama attraverso di me. Cristo serve attraverso di me. La vita che vivo non è mia, ma Cristo vive in me.
“Abbiate in voi la stessa mente che è stata anche in Cristo Gesù”, Filippesi 2:5. “Come io ho fatto a voi, così fate anche voi gli uni agli altri”. “Amatevi come Cristo ha amato noi”. “Se uno dice di dimorare in Cristo, deve camminare anch’egli come Lui camminò”. Noi camminiamo come Cristo, pensiamo come Cristo, amiamo come Cristo e serviamo come Cristo. Ricevo da Lui tutti i miei impulsi. Non ho imparato Cristo per camminare nella vanità della mia mente. Quando ho imparato Cristo, quando l’ho ascoltato e sono stato istruito da Lui, è stato per seguirLo. Così la prima grande differenza è questa: la persona non salvata cammina nella vanità della propria mente, mentre la persona salvata cammina secondo la mente di Cristo — una differenza enorme.
Posso davvero dirvi, dal profondo del mio cuore, che desidero più di ogni altra cosa nella mia vita fare ciò che Cristo vuole che io faccia. Vi sentite così anche voi? Voglio semplicemente che Lui operi attraverso di me. Gesù disse un giorno — a quelli che erano attorno a Lui nei Vangeli — disse: “Imparate da me”. “Sono stato crocifisso con Cristo; non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”. E per questo motivo la vita non è inutile; è piena di scopo. Dio ha un piano eterno per l’universo, e finché Cristo opera in me, Egli sta realizzando una parte della realtà di quel piano; tutto questo ha uno scopo. E così la mia vita conta: “Ora a colui che può fare infinitamente di più di ciò che domandiamo o pensiamo, secondo la potenza che opera in noi”. Questo sì che è avere uno scopo, vero? Non è inutilità.
Ascoltate, io non mi limito a comprarmi una casa all’ombra dell’autostrada, sdraiarmi la sera e alzarmi ogni giorno per rifare sempre la mia piccola routine. Non sto semplicemente girando in un ciclo. Ogni giorno per me è un’avventura straordinaria, perché mi trovo proprio nel mezzo del piano di Dio che si dispiega attraverso i secoli. Ho uno scopo nella vita. E così Paolo dice: la prima cosa è che avete uno scopo centrato su Cristo, non un vuoto centrato su voi stessi.
Seconda cosa: invece di essere ignoranti della verità, come loro nel versetto 18, voi conoscete la verità. Guardate il versetto 21: “Siete stati istruiti in lui secondo la verità che è in Gesù”. Sapete, quando date la vostra vita a Cristo e dite: “Cristo, Tu governa, Tu sei il Signore” — e tra l’altro, non potete diventare cristiani finché non riconoscete questo. Io credo che non ci sia modo di diventare cristiani senza riconoscere che Cristo è il Signore. E così, quando Gli date la vostra vita e dite: “Governa la mia vita”, allora vi sottomettete alla verità, e invece di essere ignoranti, conoscete la verità. Oh, la ricerca della verità, ciò che gli uomini inseguono — sapete, quella è la strada più battuta nella storia dell’umanità, cercare di trovare la verità. Le persone diventano ciniche. Pilato disse: “Che cos’è verità?”
Quest’estate vidi una signora a Lake Geneva, nel Wisconsin, che indossava una maglietta con scritto: “Ho abbandonato la mia ricerca della verità”. Devono esserci parecchie persone in quella categoria se qualcuno produce magliette del genere. Dev’esserci qualcuno a cui venderle. Ma quando siete diventati cristiani, e Cristo agisce attraverso di voi, e Cristo ama e serve attraverso di voi, allora conoscerete la verità. La verità è in Gesù. Seconda Corinzi 11:10 dice proprio questo. Dice: “Come la verità di Cristo è in me”. Oh, che pensiero meraviglioso. Paolo dice: “La verità di Cristo è in me”. Il capitolo 5 di 1 Giovanni, ancora una volta, e il versetto 20, si conclude con una parola straordinaria. “E noi sappiamo che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato intendimento affinché conosciamo Colui che è il vero; e noi siamo in Colui che è il vero, nel suo Figlio Gesù Cristo. Egli è il vero Dio e la vita eterna”.
E se tutta quella verità è in Lui — “Figlioli” — per amor del cielo — “guardatevi dagli idoli”. Di certo non c’è alcuna verità da trovare lì; è tutta in Lui. Così, prima di tutto, impariamo Cristo, e poi conosciamo la verità. In secondo luogo: la verità su Dio, la verità sull’uomo, la verità sul peccato, su Cristo, sulla creazione, sulla morte, sulla vita, sull’eternità, sulla storia, sulle relazioni, sulla salvezza, sulla felicità, sullo scopo, sul significato, sul cielo e sull’inferno, sulla fede, sulla grazia — conosciamo la verità su tutte queste cose. E poiché conosciamo la verità, e poiché Cristo pensa attraverso di noi, invece di essere senza vergogna, invece di non avere alcuna moralità, invece di non avere alcuna base per vivere, siamo sensibili al peccato.
Versetto 22 — siamo chiamati a “spogliarci, per quanto riguarda la condotta di prima, del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici”. Invece di non sapere cosa sia la corruzione, noi la percepiamo anche nelle dosi più piccole, non è vero? Non c’è nulla di più miserabile di un cristiano che vive nel peccato — persone terribili da avere attorno. Direte: “Come fai a saperlo?” Ci sono passato; è terribile. Vedete, noi sappiamo cosa significa essere corrotti. Sappiamo cosa significa vedere il risultato delle passioni ingannatrici. Siamo sensibili al peccato. Non c’è alcuna ostentazione dell’indecenza. C’è un profondo senso del peccato, ed è per questo che la beatitudine che studieremo stasera è così chiara per noi: “Beati quelli che fanno cordoglio, perché saranno consolati”. Vedete, i veri sudditi del regno sono coloro che fanno cordoglio per il proprio peccato. Non cercano di minimizzarlo.
Guardate 1 Giovanni: “Se diciamo di non avere peccato, inganniamo” — chi? — “noi stessi, e la verità non è in noi”. Se diciamo di non avere peccato, facciamo Dio bugiardo; ma se confessiamo il nostro peccato, allora diamo prova di essere coloro che vengono davvero perdonati, perché un vero cristiano riconoscerà il peccato e sarà sensibile ad esso. Paolo non fu mai così sensibile al peccato in tutta la sua vita come dopo essere diventato cristiano. “O miserabile uomo che sono! Chi mi libererà da questo corpo di morte?” Quella non fu una singola esperienza della sua vita; quello fu uno stile di vita finché visse. Poteva gridare: “O miserabile uomo che sono!” dal momento in cui fu salvato fino al momento in cui fu glorificato. Non fu un’esperienza isolata; quello era il suo modo di vivere. E così noi siamo sensibili al peccato; lo affrontiamo; lo trattiamo; ce ne spogliamo.
Ora lasciatemi andare al quarto punto. Voi imparate Cristo, e quando imparate Cristo, Egli vi riempie della Sua verità, e quando avete la Sua verità, avete una sensibilità morale, e così il peccato diventa qualcosa che odiate. E finché avete la verità di Cristo, e sapete ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, allora non avrete una mente reprobata ma una mente rinnovata. Versetto 23: “Siate rinnovati nello spirito della vostra mente” — è l’unica volta nel Nuovo Testamento in cui viene usato il verbo ananeoóō. Significa “creare di nuovo”, “rendere nuovo”. Quando diventate cristiani, Dio vi dà una mente nuova, ma dovete riempirla di cose nuove. Ecco perché Filippesi 4:8 dice: “Se vi è qualche virtù, se vi è qualche lode” — fate cosa? — “pensate a queste cose che sono pure, giuste, sante, di buona fama, oneste”.
E così abbiamo una mente rinnovata, non una mente reprobata. Quando lasciate che Cristo pensi attraverso di voi, avrete uno standard di verità. Quello standard di verità vi darà un giudizio sul peccato, e rinnoverà la vostra mente affinché diventi il tipo di mente che piace a Dio. Che tipo di mente? Versetto 24 — sarà una mente “creata nella giustizia e nella vera santità”. Invece di essere una mente reprobata, vile, dissoluta, avida e impura, sarà una mente piena di giustizia e una mente piena di santità; e quando questo è vero nella vostra mente, allora così vivrete. “Siate rinnovati nello spirito della vostra mente, e rivestite l’uomo nuovo” — la nuova mente; il nuovo modo di pensare che produce giustizia e santità.
E dunque qual è il messaggio di Paolo? Per riassumerlo è questo: versetto 22, “spogliatevi del vecchio uomo, quanto alla condotta di prima”; versetto 24, “rivestite l’uomo nuovo”. Ascoltate, quando siete venuti a Cristo, avete detto: “Sono un peccatore; rinuncio a tutto questo. Sono parte del mondo; rinuncio a tutto questo”. E ora che siete cristiani, non è terribile che Satana continui a mettervi davanti il mondo e il peccato, e che voi torniate indietro verso quelle cose? Egli dice: “Non fatelo. Spogliatevene. Spogliatevene e rivestitevi della giustizia e della vera santità”. E, tra l’altro, posso aggiungere questo mentre concludo? Non è qualcosa che fate una volta per sempre. È qualcosa che fate ogni giorno della vostra vita. Direste: “Qual è la mia risorsa?” Due cose, semplici.
Una è la Parola; una è la Parola. Perché la Parola di Dio — “Ogni Scrittura è ispirata da Dio ed è utile per” — guardate questo — “insegnare, riprendere, correggere”. Volete che la vostra vita venga corretta? Esporre voi stessi alla Parola di Dio. Vi aiuterà ad affrontare la vostra peccaminosità. Vi aiuterà ad affrontare le tracce del mondo che sono ancora in voi. La Parola di Dio vi convincerà, vi correggerà. E la seconda cosa è la preghiera. Se siamo coloro che confessano i propri peccati, allora siamo coloro che vengono perdonati. Lasciate che la Parola di Dio li metta in luce, e lasciate che la preghiera sia la catarsi che li purifica. Preghiamo.
Padre, Ti ringraziamo perché Tu non hai mai abbassato lo standard, ma ci hai dato lo Spirito, la Parola e la preghiera per poter raggiungere quello standard. Non vorremmo un Dio dagli standard mutevoli. Vogliamo un Dio immutabile, perché allora, e solo allora, possiamo fare affidamento su di Te. Ti ringraziamo perché possiamo farlo. Signore, Ti siamo così grati perché ci hai tirati fuori dal vecchio e ci hai dato il nuovo. Ci hai resi nuove creature nelle quali tutte le cose sono diventate nuove. Padre, Ti ringraziamo per la parola dell’apostolo Paolo: se siamo nuovi, allora dobbiamo vivere in modo nuovo. Dio, aiutaci a tagliare i legami con il vecchio. Noi non abbiamo nulla a che fare con tutto questo.
Infatti, leggendo la nostra Bibbia, è legittimo chiedersi — se quello è uno stile abituale di vita — se siamo davvero salvati. E potremmo trovarci sulla via larga che conduce alla perdizione, pensando per tutto il tempo di essere cristiani. Che tragica illusione. Perciò, Padre, aiutaci ad affrontare seriamente il fatto che siamo diversi, e a vivere di conseguenza. E Padre, mentre il mondo diventa sempre peggiore, fa’ che non ci lasciamo trascinare dal mondo; fa’ che la nostra bontà non sia mai relativa, ma sempre assoluta. Fa’ che la nostra giustizia e la nostra santità non siano mai relative, ma sempre assolute, per la Tua gloria, nel nome di Gesù. Amen.
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