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Questa mattina torniamo al capitolo 13 di 1 Corinzi, ed abbiamo già considerato i primi sette versetti nel nostro precedente studio di questo meraviglioso libro di 1 Corinzi, e questa mattina continueremo a studiare 1 Corinzi cominciando dal versetto 8. Ora, voglio premettere al nostro studio alcune cose che avranno un’incidenza sui prossimi mesi. Arrivando all'ottavo versetto di 1 Corinzi 13, entriamo in merito all'argomento delle lingue e della loro cessazione. E, proseguendo nel quattordicesimo capitolo, ci addentreremo nell'argomento ancora di più, perché è proprio il tema del quattordicesimo capitolo.

Ed io sono convinto che lo Spirito Santo ci abbia condotti nel regno, proprio come fece con Ester, per un tempo come questo, perché si tratta di un campo d'informazione e di studio di vitale importanza, che abbiamo veramente bisogno di comprendere bene. E voglio premettere la cosa dicendo che dovremo dedicare molto tempo a comprendere la Parola di Dio in relazione a questa questione particolare nella chiesa… nella chiesa nel suo insieme—dovrei dire—oggi, non soltanto qui, in modo specifico, a Grace Church, però so che molti di voi hanno parecchie domande che man mano affronteremo.

Però, per poterlo fare, dobbiamo prenderci il tempo necessario ed essere scrupolosi, perchè è difficile valutare l’ampiezza e la portata del movimento carismatico in alcun modo diverso se non dal percorrere attentamente la Parola di Dio nei passi che trattano questa questione, e quindi è proprio questo quello che vogliamo fare. Ora, tra il capitolo tredicesimo ed il quattordicesimo capitolo… e termineremo il capitolo 13 nel giro di poche domeniche… presenterò una serie speciale su: “Quali sono i problemi del movimento carismatico?”

Quindi, cercheremo dunque di affrontare l’argomento da un punto di vista teologico, da un punto di vista storico, oltre che da un punto di vista biblico—versetto per versetto—e spero che l’insieme di questo lavoro costituirà per voi, un fondamento solido per comprendere quello che sta succedendo al giorno d'oggi. Se oggi non risponderò a tutte le vostre domande, abbiate pazienza, perché prima o poi lo faremo, e se, arriveremo alla fine dello studio, e ci renderemo conto che ci sono ancora domande, dedicheremo un momento esclusivamente a rispondere a quelle domande.

Ora, andiamo al capitolo tredicesimo e guardiamo il versetto 8: “L’amore non viene mai meno; ma le profezie saranno abolite, le lingue cesseranno e la conoscenza svanirà. Poiché noi conosciamo in parte e profetizziamo in parte; ma quando sarà venuto ciò che è perfetto, allora ciò che è in parte sarà abolito.

“Quand’ero bambino, parlavo da bambino, comprendevo da bambino, ragionavo da bambino; ma quando sono diventato uomo, ho abbandonato le cose da bambino. Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte, ma allora conoscerò pienamente, come anch’io sono stato pienamente conosciuto. Ora dunque rimangono queste tre cose: fede, speranza e amore; ma la più grande di esse è l’amore”.

Oh, che parola meravigliosa! E noi che abbiamo conosciuto il Signore, l’abbiamo amata, ce ne siamo rallegrati e ne abbiamo goduto per molti anni. Essa parla in modo molto diretto alla chiesa di oggi, in senso generale, e credo che questo sia il punto principale che Paolo sta facendo qui. Anche se svilupperemo il discorso in relazione alla questione delle lingue, quello che Paolo sta realmente dicendo qui è che l’amore è l’unica cosa permanente.

Ora, nel nostro studio del capitolo 13, abbiamo visto che ci sono quattro diversi aspetti che egli tratta in questo capitolo. Il primo è la prominenza dell’amore, nei versetti da 1 a 3. E lì considera il fatto che qualsiasi cosa, senza amore, non è nulla; l’amore è preminente in ogni dono ed in ogni ministero. In secondo luogo, abbiamo le perfezioni dell’amore, e nei versetti da 4 a 7 egli ha esaminato tutte quelle qualità che compongono il ritratto dell’amore. Ed ora arriva, in terzo luogo, nei versetti da 8 a 12, alla permanenza dell’amore. Ed il capitolo 13, poi, si conclude con la preminenza dell’amore.

Ora, ci troviamo dunque a considerare la permanenza dell’amore. Notate l’affermazione con cui comincia il versetto 8: “L’amore non viene mai meno”. Ed è questa l’affermazione che, fondamentalmente, costituisce il tema di tutto il resto del capitolo. E tutto quello che segue commenta, precisa ed espone questa affermazione. L’amore non viene mai meno. L’amore dura.

Sapevate che la speranza avrà fine, perché la speranza si realizzerà? Allora non ci sarà più bisogno della speranza. La fede avrà fine, perché la fede diventerà realtà, e non avremo più bisogno della fede, perché avremo la visione. Ma l’amore non avrà mai fine; è l’unica cosa che continua per sempre. La Bibbia non dice che Dio è speranza, e la Bibbia non dice che Dio è fede. Ma la Bibbia dice che cosa? Che Dio è amore, e l’amore è eterno quanto Dio. Quindi, l’amore continuerà per sempre.

Ed è proprio questo quello che i Corinzi avevano bisogno di sentire, perché erano così impegnati a dividere la comunione a motivo di cose temporanee, dimenticando l’unica cosa che era eterna. La chiesa di Corinto si trovava in una città conosciuta come la fiera delle vanità del mondo: la città di Corinto. In quella città avevano ricevuto da Dio un’unica chiamata, e quella chiamata era quella di rappresentare il Signore Gesù Cristo, di manifestare il Suo carattere incomparabile attraverso la vita di quella moltitudine di credenti. Era una chiamata elevata; era una chiamata che poteva essere adempiuta soltanto se fossero stati sottomessi alla Sua volontà.

La città di Corinto era dominata dal materialismo, dall’antagonismo, dalla competizione, dall’egoismo, dall’odio, dall’immoralità sessuale e così via. Ed essi dovevano essere sale e dovevano essere luce. Ma non lo erano. E, come abbiamo visto studiando il libro di 1 Corinzi, la tragedia era che la città di Corinto aveva salato la chiesa. Lo spirito di Corinto aveva permeato la chiesa. Era evangelizzazione al contrario.

I cristiani di quella città erano diventati carnali, mondani, indulgenti, egoisti, litigiosi, vendicativi, orgogliosi e inclini al compromesso. Avevano assimilato praticamente tutto ciò che caratterizzava la loro società, arrivando persino a pervertire il loro stesso comportamento spirituale, trasformandolo in una sorta di religione pagana, distorcendo i doni spirituali e allontanandoli dallo Spirito, così da poter operare nella carne e sotto l’energia di Satana e delle sue schiere.

E quindi la lettera di Paolo rivolta a loro è una lettera correttiva. È forte, è ferma ed è diretta. E nel mezzo di essa, come un glorioso tramonto, l’apostolo Paolo porta al culmine i suoi pensieri riguardo al loro bisogno particolare, dicendo: “Ed ecco il punto più luminoso di tutti: l’amore”. Quella era l’unica grande cosa di cui avevano bisogno, l’unica grande cosa che mancava. In quel luogo non c’era un donarsi con spirito di sacrificio, né un lavarsi i piedi gli uni agli altri; non in quella chiesa.

Al contrario, i cristiani di quella chiesa nutrivano risentimento gli uni verso gli altri, litigavano gli uni con gli altri e si escludevano a vicenda dai loro piccoli gruppi privati. Si violavano sessualmente gli uni gli altri, si trascinavano in tribunale gli uni gli altri, si vantavano gli uni contro gli altri. Si privavano a vicenda nel matrimonio, divorziavano gli uni dagli altri, pervertivano il ruolo appropriato delle donne nella riunione della chiesa. Negavano il cibo ai poveri durante l’agape. Trasformavano la Cena del Signore in un’orgia di ubriachezza, si offendevano gli uni gli altri e combattevano gli uni contro gli altri per ottenere la preminenza nell’uso dei loro doni spirituali.

E tutte quelle cose erano la prova dell’assenza di quell’unica grande cosa di cui avevano così tanto bisogno: l’amore. E quindi Paolo scrive dell’amore. E la grande affermazione che fa qui, nei versetti da 8 a 12, è questa: “Fareste meglio a concentrarvi su ciò che conta, su ciò che è eterno, e cioè l’amore. Invece di essere così assorbiti dai doni spirituali, così preoccupati di ottenere la preminenza, così preoccupati di ricevere i doni più appariscenti, così preoccupati di ottenere il posto principale ed il riconoscimento maggiore, preoccupatevi dell’amore. Invece di essere amareggiati ed antagonisti perché il vostro dono non è quello che possiede qualcun altro, e di cercare vendetta nella vostra gelosia, cercate di amare. Perché l’amore non viene mai meno”.

Guardiamo i termini che troviamo all’inizio del versetto 8, tre parole. Tre parole in inglese e tre parole in greco: “L’amore non viene mai meno”. Ora comprendiamo che cosa sia l’amore, perché lo abbiamo definito. E non dedicherò altro tempo a definirlo nuovamente, ma se avete bisogno di una buona definizione dell’amore, leggete i versetti da 4 a 7. È proprio lì. L’amore non viene mai meno. La parola “venire meno” è una parola interessante nel greco. La traduzione comune di questa parola è “cadere”, letteralmente “cadere a terra”. Ma il suo significato contiene l’idea definitiva di cadere in decomposizione.

Viene usata per parlare di un fiore che appassisce e dal quale i petali cadono a terra. Potrebbe anche essere tradotta con “essere abolito”. L’amore non sarà mai abolito. Forse la traduzione più semplice sarebbe: l’amore non viene mai meno, l’amore non cade mai, l’amore non cade mai a terra appassendo. L’amore è un fiore nel quale non vi è alcun decadimento. L’amore non può mai cessare perché è sinonimo di Dio; non può mai cessare. Ed in Lui non esiste alcun decadimento.

La parola “mai” ci aiuta, perché nel greco è una parola che si riferisce al tempo e che ha a che fare proprio con il tempo. E quello che dice realmente è: “L’amore, in nessun momento, verrà mai meno”. Mai. Un giorno, infatti… credo che un giorno, quando arriveremo in cielo, l’amore sarà l’unica cosa che rimarrà. Non avremo più bisogno dell’insegnamento, perché conosceremo ogni cosa. Non avremo più bisogno della predicazione, perché avremo già risposto con ubbidienza ad ogni cosa. Non avremo bisogno che ci venga concessa sapienza. Non avremo bisogno che ci venga impartita altra conoscenza.

Non avremo bisogno che qualcuno ci sostenga, ci aiuti, ci rimproveri, ci esorti, ci incoraggi, preghi per noi o faccia qualsiasi altra cosa per noi, perché saremo proprio come Gesù Cristo. Ma l’unica cosa che rimarrà sarà l’amore, ed in una dimensione che non abbiamo mai neppure immaginato, saremo totalmente coinvolti nel carattere dell’amore di Dio, manifestato gli uni verso gli altri per sempre. E quindi egli dice ai Corinzi: “Dovreste comprendere bene ciò che rimarrà per sempre e smetterla di cavillare sulle cose che sono temporanee”.

Alcuni hanno frainteso l’affermazione “l’amore non viene mai meno”, e la sentite applicare in situazioni sbagliate. Per esempio, alcune persone pensano… alcune persone pensano che significhi che l’amore ha sempre successo, che basta amare e tutto si risolverà. L’amore vince sempre. Beh, non credo che sia questo quello che Paolo sta dicendo. Paolo entrò in molte città ed amò molte persone, e fu cacciato da quasi tutte quelle città. Ma credo che forse l’illustrazione migliore sia il Signore Gesù Cristo, il quale amò con un amore incomparabile, eppure il mondo rifiutò il Suo amore, respinse il Suo amore, disprezzò il Suo amore e si allontanò dalla Sua presenza, entrando nelle tenebre di una notte priva d’amore. Ed è sempre stato così.

Al giovane ricco fu concessa l’occasione di percepire, sentire e ricevere l’amore di Gesù Cristo, ma egli se ne allontanò. Dev’essere stata una grande delusione per Gesù. Immagino che la Sua più grande delusione in assoluto sia stata Giuda, il quale si crogiolò alla luce del sole dell’amore di Cristo per tre anni, per poi voltargli le spalle. E ce ne sono stati molti anche nell’ambito umano. Molti mariti hanno amato la propria moglie, e la moglie ha voltato le spalle al loro amore; e molte mogli hanno amato il proprio marito, ed egli ha fatto la stessa cosa. L’amore non vince sempre, in quel senso. Non sempre. Ma non è questo quello che Paolo sta dicendo.

Quello che Paolo sta dicendo è: “L’amore è eterno”, e l’amore, come qualità, continuerà per sempre. E quindi tanto vale renderci conto che è proprio lì che dobbiamo porre la nostra enfasi. È una grande parola per la chiesa, non è vero? È una grande parola. Sapete, se potessimo semplificare l’intera idea della chiesa, sarebbe questa.

Fate semplicemente in modo che tutti amino tutti, ed avete ottenuto tutto. Perché se tutti amano tutti, tutti serviranno tutti. E se tutti servono tutti con amore, Cristo sarà visibile nel mondo e non riusciremo a fermare il fiume di persone non credenti che verranno per scoprire che cosa sta succedendo. In effetti, potremmo licenziare tutto il personale se tutti amassero tutti. Ne sarei felice. Quindi, Paolo sta semplicemente dicendo: “L’amore è il punto fondamentale nella vita della chiesa”.

E sapete, mentre parliamo del movimento carismatico, lo stiamo affrontando da una prospettiva teologica e biblica, non da una prospettiva personale. E vi prego di comprendere che, anche se potrei non essere d’accordo con tutte le cose che stanno accadendo al giorno d’oggi, l’enfasi di 1 Corinzi 13 deve risuonare con forza nei nostri cuori, non è vero? Il nostro atteggiamento verso le persone che fanno parte della comunione di Cristo, e persino verso le persone che sono fuori da Cristo, deve essere un atteggiamento d’amore. Anche se vogliamo chiarire alcune questioni ed aiutarle a vedere alcune cose che forse non hanno considerato attentamente.

Ora, per sostenere qui il suo punto riguardo al fatto che l’amore è permanente, Paolo mette l’amore a confronto con tre doni. E stabilisce un contrasto molto chiaro per mostrare che i doni sono temporanei e l’amore è eterno, che i doni sono parziali e l’amore è completo, che i doni sono elementari e l’amore è maturo. Questi sono i tre punti. Se volete tenerli a mente, li affronteremo oggi e la prossima volta. I doni sono temporanei, i doni sono parziali, i doni sono elementari. Ed il pensiero opposto è che l’amore è eterno.

Guardiamo quel primo pensiero, cioè che i doni sono temporanei. E non andremo oltre questo punto. Uno oggi, e gli altri due la prossima volta. Guarderemo soltanto il versetto 8: “L’amore non viene mai meno; ma le profezie saranno abolite, le lingue cesseranno e la conoscenza svanirà”. Ora, egli dice che tre cose molto importanti cesseranno: la profezia, le lingue e la conoscenza. Sono tutte destinate ad un periodo limitato, in contrasto con l’amore. E, anche se l’amore è indispensabile nell’uso dei doni, esso durerà più a lungo dei doni.

Ora, il motivo per cui usa i doni per stabilire questo contrasto è perché erano la cosa maggiormente apprezzata nella chiesa di Corinto. I Corinzi erano orgogliosi. Cercavano il proprio interesse, erano egocentrici. Desideravano la preminenza. Desideravano… erano degli esibizionisti spirituali; desideravano stare sotto gli occhi della gente. E quindi, per loro, i doni erano la cosa più importante. Bastava potersi alzare e mettere in mostra la propria spiritualità manifestando il proprio dono. Beh, come poi risultò, i doni che manifestavano erano, per la maggior parte, contraffazioni carnali o sataniche. Ma, nondimeno, era proprio lì che ponevano l’enfasi.

Infatti, credo che sia molto interessante ricordare che, nell’intera lettera di 1 Corinzi, composta da sedici capitoli, non viene menzionato neppure una volta un anziano o un responsabile di quella chiesa. A quanto pare, non c’era nessuno che guidasse. Ed erano arrivati al punto in cui la loro intera concezione del culto della chiesa era: “Ci riuniremo semplicemente, lasceremo che lo Spirito Santo faccia quello che vuole e lasceremo che tutto accada”.

E, alla fine, nel capitolo quattordicesimo, l’apostolo Paolo grida e dice: “Vi prego, gli spiriti dei profeti siano sottoposti ai profeti. Ogni cosa sia fatta”—come?—”con decoro e con ordine”. Non si può funzionare in quel modo. Dio non ha mai inteso che la chiesa fosse un gruppo di persone che si riunisce e nel quale ciascuno fa tutto quello che gli passa per la testa. Ci devono essere struttura ed ordine. Dio è un Dio d’ordine.

E quindi, a Corinto, non c’era guida; non c’era ordine. Ed avevano deciso che bastava entrare, e poi cominciava una lotta per vedere chi riuscisse ad essere il più prominente. E quindi Paolo dice: “Questi doni che avete esaltato, queste manifestazioni indipendenti di una cosiddetta spiritualità, sono tutte soltanto temporanee, persino quelle autentiche, per non parlare di quelle false e contraffatte. Ma l’amore continuerà per sempre. L’amore è la via più eccellente”. Quella piccola espressione alla fine del capitolo 12, versetto 31: “La via più eccellente”.

Notate lì la parola “profezie” al plurale. Egli sta parlando del risultato del dono di profezia, cioè di molte profezie. E dice: “Ma le profezie saranno abolite”. Ora, questa parola indica, fondamentalmente, la capacità di proclamare pubblicamente la verità di Dio. Il dono di profezia—prophēmi—significa “parlare davanti”. Non significa parlare prima in termini di tempo, ma parlare davanti ad un pubblico. Il dono di prophēmi consisteva nel parlare davanti alle persone, nel proclamare.

E lo scopo del dono è indicato nel capitolo 14, versetto 3, come abbiamo visto quando lo abbiamo studiato alcuni mesi fa. Colui che profetizza parla agli uomini in tre modi: per edificazione, per esortazione e per consolazione. Parla per edificarli, per incoraggiarli ad un buon comportamento e per consolarli nelle difficoltà. Ora, questo è il dono di profezia.

Il secondo dono che egli menziona, ed un dono molto importante alla fine del versetto 8, è il dono della conoscenza. Viene chiamato “la parola di conoscenza”, perché era anch’esso un dono di parola, un altro dono che i Corinzi avrebbero celebrato come dono pubblico. Ed il dono della conoscenza era la capacità di osservare i fatti e di fare delle osservazioni, di trarre la verità spirituale dalla Parola di Dio, di comprendere. Sarebbe stato il dono dello studioso o dell’insegnante, ed essi lo avrebbero usato per ottenere preminenza e benedizione, e così avevano fatto. Ora, notate che egli dice che quei due doni “saranno aboliti”.

E poi ce n’è un terzo, e quel dono è il dono delle lingue, o degli idiomi. Ed useremo queste parole come sinonimi, affinché comprendiate che “lingue” è il termine moderno che viene usato, ma che il vero significato della parola è “un idioma”, una lingua. E noi crediamo che le lingue, come abbiamo cercato di dimostrarvi negli studi precedenti, fossero sempre lingue conosciute. Ed affronteremo la questione ancora più approfonditamente nel capitolo quattordicesimo. Quindi, il dono delle lingue, o degli idiomi, era la capacità di parlare una lingua straniera come segno. Dio aveva stabilito che questo fosse un dono-segno con degli scopi molto specifici, che discuteremo nel capitolo quattordicesimo.

Quindi Paolo sta dicendo che questi tre doni molto prominenti—la profezia, la conoscenza e le lingue—giungeranno alla fine. Ora, questo risulta chiaro da questo versetto. Anche se non sapessimo nient’altro del versetto 8, sappiamo questo: tutte e tre queste cose finiranno, giusto? Voglio dire, questo è chiaro. Ma la domanda è: quando? Questa è la domanda. Ed è la domanda alla quale voglio cercare di rispondere. Io so quando. Devo soltanto riuscire a far sì che siate tutti d’accordo con me. Quindi è quello che farò, spero.

Ora, i nostri fratelli e le nostre sorelle pentecostali e carismatici ci dicono che i doni non sono ancora mai cessati, quindi il “quando” è nel futuro, e cesseranno in futuro. Ed alcuni di loro dicono che questo avverrà quando verrà “ciò che è perfetto”, menzionato nel versetto 10. E ci dicono che anche questo è ancora nel futuro. Altri dicono—e l’ho sentito proprio questa settimana—un pastore ed insegnante biblico molto conosciuto ha detto che “tutti i doni sono già cessati, tutti quanti. Oggi non esistono doni spirituali”. Questo è l’altro estremo.

I carismatici dicono che sono tutti ancora in vigore; questa persona in particolare crede che siano tutti cessati. E poi ci sono alcuni che dicono: “Alcuni sono ancora in vigore ed altri sono cessati”. Qual è la posizione corretta? Beh, guardiamo la Bibbia e scopriamolo, perché essa ha il modo di rivelare questo genere di cose. Tra parentesi, potrei aggiungere che le persone carismatiche che dicono che tutti i doni sono ancora in vigore presentano spesso questa argomentazione. Dicono: “Non c’è un solo versetto nella Bibbia che dica che le lingue sono cessate. E siccome non c’è un solo versetto nella Bibbia che dica che le lingue sono cessate, per noi la questione è risolta: non sono cessate”.

Hanno ragione riguardo al fatto che non c’è un solo versetto che lo dica. Questo è vero. Ma volete sentire qualcosa d’interessante? Non c’è un solo versetto nella Bibbia che dica che Dio è tre in uno. Lo è? Sì. Quindi, quella non è un’argomentazione molto valida. Sostenere che qualcosa sia vero perché la Bibbia non dice che non lo è costituisce un’argomentazione debole. Ed anche sostenere che sia necessaria un’affermazione contenuta in un solo versetto per dimostrare un punto è un’argomentazione debole, perché nella Bibbia ci sono molte cose che ci vengono indicate dalla totalità della Scrittura, anziché da una singola affermazione specifica.

Per esempio, non potete prendere un singolo e semplice versetto della Bibbia e metterlo davanti ad un Testimone di Geova, nel quale sia scritto: “Gesù è al cento per cento Dio ed al cento per cento uomo, nello stesso momento, in un’unità indivisibile”. Ma questa è l’essenza dell’Uomo-Dio, non è vero? Però dobbiamo andare in molti passi diversi, trovando qua e là piccoli frammenti della teologia di Cristo, per mettere insieme il ritratto completo. Quindi, quella non è una buona argomentazione da usare. Dovrebbero avere qualche altra argomentazione, se vogliono difendere quel punto, e forse hanno altre argomentazioni. Quindi abbiamo, da una parte: “Sono tutti ancora in vigore; sono tutti cessati; alcuni sono ancora in vigore ed altri sono cessati”.

Beh, entriamo nel versetto 8. Sappiamo che prima o poi cesseranno tutti; saranno tutti resi inoperanti. Ora, voglio farvi notare… avete notato subito una cosa molto importante? L’apostolo Paolo e lo Spirito Santo fanno immediatamente una distinzione tra le lingue, da una parte, e la profezia e la conoscenza, dall’altra. Ed indicano qui, mediante le parole che vengono usate, che le lingue cesseranno in un momento diverso dalla profezia e dalla conoscenza; questo è un punto molto importante. Fin dall’inizio, guardando il versetto, viene indicato chiaramente che cesseranno, ma non nello stesso momento. E vi mostrerò perché dico questo.

Notate l’espressione: “Saranno abolite”. Riguardo alle profezie dice: “Saranno abolite”, oppure “saranno rese inoperanti”, o “saranno eliminate”, o qualunque altra espressione usi la vostra versione. È il primo verbo subito dopo la parola “profezie”. Poi, nell’ultima parte del versetto 8: “La conoscenza sarà abolita”. Svanirà, sarà resa inoperante, sarà abolita, terminerà, o qualunque altra espressione usi la vostra Bibbia. Questi due verbi, quello riferito alla profezia e quello riferito alla conoscenza, sono uguali nel greco. Ora, non perdetevi. Forse non conoscete molto il greco, ma continuate a seguirmi e comprenderete il punto che sto facendo.

Il verbo greco, per voi che studiate il greco, è katargeō. È il primo ed il terzo verbo. Viene usato in riferimento alla profezia ed alla conoscenza; non è il verbo usato nell’espressione “le lingue cesseranno”. Quello è un verbo completamente diverso. Ora, vedendo questo, comprendiamo immediatamente che, nella mente dello Spirito Santo, c’è uno scopo nel fare una distinzione tra quei termini, e vogliamo comprendere quale sia.

Katargeō significa “essere reso inoperante”. È una cosa molto, molto importante che dobbiamo comprendere. Essere reso inoperante. La profezia sarà abolita; la conoscenza sarà abolita. E, tra parentesi, in italiano vengono tradotte in modo diverso; nel greco sono uguali. Ma la parola usata in riferimento alle lingue, al centro del versetto—”le lingue cesseranno”—è una parola completamente diversa. È la parola pauō, P-A-U-O, se voleste renderla con caratteri italiani. E quella parola significa “fermarsi”. Tutto qui: “fermarsi”.

Quindi, la prima distinzione molto interessante nel versetto è la distinzione tra due tipi di parole greche, che ci dà un’impressione leggermente diversa di quello che lo Spirito di Dio sta dicendo riguardo alla profezia ed alla conoscenza, e di quello che sta dicendo riguardo alle lingue. E vorrei semplicemente aggiungere questo. La seconda cosa è che i verbi sono in diatesi diverse. Ora, la diatesi nella grammatica italiana… alcuni di voi devono tornare parecchio indietro con la memoria. Ricordate che ci sono due tipi di diatesi. Quali sono? Attiva e passiva, bene.

Il primo ed il terzo verbo, katargeō, usati in riferimento alla profezia ed alla conoscenza, sono passivi. Sono verbi passivi. Ora, il mio insegnante d’italiano mi disse che, quando in una frase c’è un verbo passivo, il soggetto… che cosa fa? Subisce l’azione. Quindi, qualcosa agisce sul soggetto per fermarlo.

Ora, notate di nuovo, e chiarirò la cosa. È un passivo, “Quanto alle profezie, saranno abolite”. In altre parole, qualcosa verrà e fermerà la profezia. È un verbo passivo. La profezia subirà l’azione di qualche altra forza che la fermerà. Lo stesso vale per la conoscenza. La conoscenza subirà l’azione di qualche altra forza che la fermerà. Ora, sappiamo persino che cosa sia quella forza.

Guardate il versetto 9: “Noi conosciamo in parte”, questa è la conoscenza; “e profetizziamo in parte”, questa è la profezia, “Ma quando sarà venuto ciò che è perfetto, allora ciò che è in parte sarà abolito”. Ed ecco di nuovo la stessa parola, katargeō. Che cos’è che verrà e fermerà la profezia e fermerà la conoscenza? Ciò che è perfetto, giusto. Lo dice, “Quando verrà ciò che è perfetto, fermerà la conoscenza e la profezia”.

Quindi sappiamo che cos’è; è ciò che è perfetto. Ora, che cos’è ciò che è perfetto? Alcuni dicono che sia la Bibbia, quando fu completata. Alcuni dicono che sia la maturazione della chiesa, alcuni dicono che sia il rapimento, alcuni dicono che sia la seconda venuta, alcuni dicono che sia la fine del millennio. La prossima settimana scopriremo quale di queste cose sia, perché ora non posso entrare nell’argomento. Non ne ho il tempo. Devo finire tutto questo prima del rapimento, perché allora saprete ogni cosa e non avrete più bisogno di me, capite.

Bene, 1 Corinzi 13. Ora, sappiamo dunque che la profezia… ed è molto interessante notare che nel versetto 9 compaiono soltanto la profezia e la conoscenza, mentre le lingue non compaiono più, perché soltanto la profezia e la conoscenza vengono fermate da ciò che è perfetto, capite. Ma notate la parola usata in riferimento alle lingue. Le lingue cesseranno. Questo non è un passivo. Infatti, il verbo è un verbo intransitivo. Non potrebbe neppure essere passivo. Non potrebbe… non c’è alcun modo. Quello di cui si sta parlando è che le lingue si fermeranno. E non è neppure attivo. Nel greco è alla diatesi media, e la diatesi media greca è riflessiva.

In italiano diremmo così. Attivo: “Io colpisco la palla”. Passivo: “La palla colpisce me”. Se avessimo una diatesi media, sarebbe così: “Io colpisco me stesso”. È riflessiva. E nel greco dà enfasi all’azione del soggetto. In realtà dice questo: “Le lingue cesseranno da sole”. Questo è il significato della diatesi media nel greco. Le lingue cesseranno da sole; è un’azione intensa compiuta dal soggetto.

Infatti, l’Antico Testamento greco, conosciuto come la Settanta, usa quindici volte la forma media di questo verbo, pauō. Ed ogni volta significa completarsi, fermarsi, essere terminato, essere compiuto, giungere alla fine. Ha una… ha un senso di definitività. Significa che è tutto; è finita, è terminata, è completa, è compiuta, è esaurita, è conclusa. E la forma media gli dà quel senso riflessivo: da sé. Finisce. Tutto qui.

Quindi la profezia e la conoscenza continueranno fino a quando verrà ciò che è perfetto e le fermerà, mentre le lingue cesseranno da sole. Questo è quello che dice la parola qui, quando guardiamo l’originale. Ora, è importante che facciamo un ulteriore passo. Le lingue cesseranno da sole. La domanda successiva qual è? Quando? Credetemi, non penso che sia difficile rispondere. E vorrei avere il tempo di trascorrere anche soltanto un’ora a ripercorrere la storia e ogni genere di… lasciate che vi aiuti brevemente a comprendere questo punto. Quando cesseranno?

Io credo questo, e lo dico dopo aver trascorso circa sette anni a studiare l’argomento, essendone ancora convinto, e dopo aver letto praticamente tutto ciò che è stato pubblicato da ogni parte su questa questione. E non lo dico per impressionarvi. Lo dico affinché comprendiate che ho cercato di esaminare tutto il campo e di essere imparziale. Lo dico dopo aver trascorso molte ore a discuterne con persone carismatiche, cercando di valutare la questione, stando in loro presenza e facendo tutto quello che mi era possibile fare.

Sono convinto, nella mia mente, al di là di ogni ragionevole dubbio, che le lingue siano cessate nell’epoca apostolica, che siano cessate 1.900 anni fa. E, secondo il significato di pauō ed il modo coerente in cui viene usato nel Nuovo Testamento e nell’Antico Testamento, significa che, una volta cessate, sono cessate definitivamente. Ora, voglio aiutarvi a sostenere questa conclusione, perché non posso semplicemente dirvela e poi pronunciare la benedizione finale. Però voglio fare tutto quello che posso per dimostrarla.

Può essere sostenuta in molti, molti modi. Vi darò soltanto alcune cose che vi saranno d’aiuto. Numero uno: il motivo per cui credo che questo sia vero è che le lingue erano un dono miracoloso, e l’epoca dei miracoli è terminata. Le lingue erano un dono miracoloso, e l’epoca dei miracoli è terminata. Ora, abbiamo già discusso questo argomento in passato e, se non avete le idee chiare riguardo ai miracoli e così via, procuratevi le registrazioni precedenti, per esempio quelle sui doni dei miracoli, delle guarigioni o su qualsiasi altra cosa del genere.

Non sto dicendo che Dio non faccia cose meravigliose. Non sto dicendo che Dio non guarisca. Non sto dicendo che Dio non agisca provvidenzialmente per mettere insieme delle cose che… umanamente parlando, sarebbero impossibili. Ma sto dicendo che, nella storia della redenzione di Dio, esiste una distinzione: ci sono stati dei periodi che erano epoche di miracoli, nei quali Dio, per uno scopo specifico, confermava la Sua Parola.

Ed è stato anche interessante per me notare che, in tutta la storia della redenzione, ci sono soltanto tre periodi fondamentali di miracoli. Il periodo da Mosè a Giosuè, il periodo di Elia ed Eliseo, ed il periodo di Cristo e degli apostoli. Ognuno di quei periodi di miracoli coprì all’incirca settant’anni, ognuno di essi. Ed i periodi intermedi sono epoche vastissime, vastissime, a volte dai cinquecento ai mille anni, durante le quali i miracoli semplicemente non avvenivano, oppure avvenivano con una sporadicità tale—uno qui e, trecento anni dopo, un altro là—che non potevano in alcun modo essere considerati la norma. Questo è stato, e continua ad essere, il modello stabilito da Dio.

E dice persino che i miracoli avvenuti… ascoltate questo… al tempo di Cristo e degli apostoli erano semplicemente degli assaggi, o delle anticipazioni, “delle potenze del mondo futuro”, Ebrei 6:5. Ed il “mondo futuro” non era l’epoca della chiesa. Che cos’era? Beh, era il regno. Quindi, quello che accadde fu che, in determinati momenti della storia della redenzione di Dio, Egli, per così dire, aprì un piccolo varco nel regno futuro e lasciò fuoriuscire qualcosa del suo carattere, e ci furono dei piccoli assaggi del regno. Ma non è mai stata intenzione di Dio disseminare miracoli senza freno lungo tutta la storia della redenzione, niente affatto.

E troverete, per esempio, nel Nuovo Testamento, che l’ultimo miracolo di cui abbiamo testimonianza avvenne intorno al 58 d.C. E, da quel momento fino al 96 d.C., quando Giovanni terminò l’Apocalisse, non viene riportato neppure un singolo miracolo. Ed i doni miracolosi, come le lingue, le guarigioni e cose del genere, vengono menzionati soltanto nel libro più antico, 1 Corinzi. E quando arriviamo ad Efesini, dove vengono discussi i doni, ed a Romani, dove vengono discussi i doni, libri scritti successivamente, non viene fatta assolutamente alcuna menzione di questi doni.

Quindi Dio, nel Suo meraviglioso disegno, aveva un’intenzione ed uno scopo per i miracoli. Ed essi facevano parte di un’epoca di miracoli nella quale Egli confermava la Sua Parola, chiamava Israele, offriva il regno ad Israele e dava loro un assaggio degli elementi del regno, il miracolo delle potenze del mondo futuro, permettendo loro di assaporare il regno. Ed è per questo che, in Ebrei 6, Egli dice: “Quando avete voltato le spalle al regno che avete assaporato, non c’è alcuna speranza per voi. È impossibile che siate di nuovo rinnovati al ravvedimento. Avete gustato le potenze del mondo futuro ed avete voltato le spalle a quelle cose”.

E quando Dio ebbe detto: “Avete voltato le spalle”, e Dio si rivolse da Israele ai Gentili, lo scopo di quei miracoli come segno per Israele era terminato. Ed è importante che comprendiamo alcune di queste cose. Vorrei semplicemente incoraggiarvi ad aprire con me, per un momento, Ebrei 2, e a sostenere una parte di questo pensiero con un testo che è molto, molto importante per il nostro ragionamento. Dice questo: “Come scamperemo noi?”

E qui lo scrittore di Ebrei sta scrivendo a persone che sono indecise. Sono persone ebree che sono giunte ad una conoscenza intellettuale di Cristo e stanno considerando seriamente se debbano o meno venire a Cristo, ma rimangono indecise. Ed egli dice loro: “Come scamperete”, o scamperemo. E, usando il “noi”, identifica collettivamente sé stesso con i suoi fratelli ebrei, “Se trascuriamo una così grande salvezza”, ora notate, “la quale, dopo essere stata inizialmente annunciata dal Signore?”

Ora, l’intera storia della salvezza fu esposta per la prima volta da Cristo, “Ma essa ci è stata confermata da quelli che l’avevano udito”. E chi erano? Erano gli apostoli che avevano udito Cristo, bene. Quindi fu confermata dagli apostoli. In che modo? “Dio stesso aggiungendo la Sua testimonianza mediante segni, prodigi, miracoli di ogni genere e doni dello Spirito Santo”. Ora, notate che lo scrittore di Ebrei usa il verbo al passato nel versetto 3: “È stata confermata”. Il Vangelo era già stato confermato; era già stato confermato mediante segni, prodigi, miracoli di ogni genere e doni dello Spirito.

Notate, c’erano determinati segni, prodigi, miracoli e doni che servivano esclusivamente a confermare il Vangelo, a dimostrare che era divino, ad accompagnarlo con dei miracoli affinché sapessero che proveniva da Dio. Quindi egli dice che “fu confermato”. Trovo interessante che egli non dica che il Vangelo, o le dottrine della salvezza, “ci vengono confermati mediante segni, prodigi e miracoli”, neppure al tempo in cui fu scritta la lettera agli Ebrei. È molto interessante. E siamo già intorno al 67 o al 68 d.C.

Già a quel tempo, lo scrittore di Ebrei considera i miracoli come qualcosa che apparteneva al passato, “Fu confermato, era già stato confermato”. È molto importante vedere che persino gli scrittori del Nuovo Testamento che scrissero più tardi consideravano tutto questo ambito dei segni e dei miracoli come qualcosa del passato. Ora, non dite che io non creda che Dio sia un Dio di miracoli. Credo che Dio possa fare tutto quello che vuole fare, e sono entusiasta di vederlo fare. Sto semplicemente dicendo che, quando sentite parlare continuamente di una montagna di miracoli dopo l’altra, questo non corrisponde al modello biblico, perché non siamo nel regno.

Ed aggiungerei un secondo pensiero. I miracoli, ed in particolare il miracolo delle lingue, costituivano un segno di giudizio per Israele a motivo dell’incredulità d’Israele. Guardate 1 Corinzi 14, versetto 21. In 1 Corinzi 14, versetto 21, dice: “Nella legge”. E, naturalmente, qui la legge si riferisce in senso generale alla Parola di Dio, e nello specifico cita un passo di Isaia: “Per mezzo di uomini d’altra lingua e mediante labbra straniere parlerò a questo popolo”.

Ora, la profezia era rivolta ad Israele. E Dio stava dicendo: “Israele, Io ti ho parlato con parole chiare, e tu non hai mai ascoltato le Mie parole chiare. Quindi, come segno che conferma la tua incredulità, comincerò a parlarti in una lingua che non sarai in grado di comprendere”. Il dono delle lingue, diletti, faceva parte dell’atto giudiziario di Dio, mediante il quale Egli diceva ad Israele: “Mi allontano da voi per rivolgermi alla chiesa”.

Egli aveva offerto loro il regno. Essi avevano rifiutato il regno, avevano rifiutato il Re, avevano messo a morte il Messia. E, come segno di giudizio, Egli parlò al Suo popolo mediante altre lingue ed altre labbra, il segno della violazione del patto da parte d’Israele. Ed entreremo in questo argomento in modo molto dettagliato nel capitolo quattordicesimo.

Ora, ascoltatemi, fratelli. Se è vero che le lingue avevano un significato primario per Israele… e, tra parentesi, il versetto 22 dice: “Le lingue non sono un segno per quelli che credono, ma per quelli che non credono”. Non furono mai destinate ai cristiani. Erano state destinate ad essere un segno di giudizio per Israele. Ed egli sta dicendo, ovviamente, questo: “Se, di fatto, il giudizio di Dio era già caduto su Israele, allora il dono delle lingue non ha più alcun significato”. Perché costituiva un avvertimento dell’atto giudiziario di Dio contro di loro.

E quando avvenne quell’atto? Nel 70 d.C., quando il tempio fu distrutto e Gerusalemme fu rasa al suolo. Un milione e centomila Giudei furono uccisi in un avvenimento terribile, terribile e tragico, per mano di Tito Vespasiano, il conquistatore romano che piombò sulla città, distrusse sia la città che il tempio e abbatté le mura. Ed il giudaismo, a tutti gli effetti, giunse alla fine. Ed il dono delle lingue, che era un segno per l’Israele incredulo dell’atto di Dio contro di loro, nel giudizio sulla loro incredulità, era giunto alla fine. Non era più necessario.

In terzo luogo, un’altra ragione per cui credo che il parlare in lingue sia scomparso è che era inferiore al dono di profezia. Ora, ascoltatemi. Le lingue avevano la capacità di edificare quando venivano interpretate. Ecco perché, nel capitolo 14, dice: “Interpretate sempre”, perché quando le lingue venivano interpretate potevano avere una certa capacità edificante. Senza interpretazione, costituivano un segno contro Israele.

Ma, per dare loro un certo significato nella chiesa, venivano interpretate, ed allora avevano una certa qualità edificante. Però quello non era il loro scopo principale; il loro scopo era relativo ad Israele. Ora, una volta che Israele era stato giudicato, lo scopo delle lingue come segno di giudizio era cessato. Ma allora alcuni diranno: “Però rimangono ancora come mezzo di edificazione”. Beh, questo non è necessario. È assolutamente inutile, perché c’è qualcosa di molto superiore alle lingue nell’edificare.

Capitolo 14, versetto 1. Che cosa dice? “Procacciate l’amore e desiderate ardentemente i doni spirituali, ma soprattutto che possiate”—che cosa?—”profetizzare”. Che cosa è dunque superiore alle lingue, come mezzo di edificazione? La profezia. Ed ora ascoltate, annotate questo piccolo schema, perché lo esamineremo nel capitolo quattordicesimo. L’intero capitolo 14 ha lo scopo di dimostrare la superiorità della profezia rispetto alle lingue.

I primi dodici versetti. Ascoltate questo, i primi dodici versetti: le lingue sono un mezzo di comunicazione inferiore. Dal versetto 13 al 19, le lingue sono un metodo di lode inferiore. Dal versetto 20 al versetto 25, le lingue sono un metodo di evangelizzazione inferiore. Il capitolo quattordicesimo vuole dimostrare che sono inferiori nella comunicazione, inferiori nella lode ed inferiori nell’evangelizzazione.

Ed è per questo che egli dice: “Preferirei pronunciare una sola parola in una lingua comprensibile piuttosto che”—e poi continua—”tutte queste parole in una lingua sconosciuta”. Ed è per questo che dice: “Cercate di profetizzare”. È un dono inferiore e, una volta venuti meno il suo scopo giudiziario nei confronti d’Israele ed il suo elemento di segno, non c’è alcun motivo di esaltare quel dono, perché non possiede alcuna funzione edificante permanente che non possa essere svolta meglio dalla profezia o dalla predicazione. Ed è questo il punto del capitolo 14.

Ed è questo il punto del capitolo 14. Bene, la quarta ragione per cui crediamo che le lingue siano cessate è che il parlare in lingue fu reso inutile quando il Nuovo Testamento fu completato. Fu reso inutile quando il Nuovo Testamento fu completato. Un’altra caratteristica del dono delle lingue era che, quando una persona parlava in lingue, riceveva una rivelazione da Dio, non è vero? Riceveva una rivelazione diretta. Diceva qualcosa, qualcuno la interpretava; era una rivelazione diretta.

Beh, lasciate che vi faccia una domanda. La rivelazione diretta da parte di Dio è cessata? Sì. E che cos’è? C’è forse qualcosa da aggiungere alla Scrittura oltre a questo? C’è forse qualcos’altro da aggiungere qui? Infatti Giovanni, che scrisse l’ultimo libro, mise nell’ultima pagina dell’ultimo libro della Bibbia queste parole: “Se qualcuno aggiunge qualcosa a questo libro, gli saranno aggiunte”—che cosa?—”le piaghe descritte in esso”.

Quindi, come fonte di rivelazione, cessò di avere qualsiasi significato. Persino la profezia, la conoscenza e la sapienza, in quanto doni di rivelazione, cessarono nel loro aspetto rivelatorio. Anche se continuano sotto un altro aspetto, e lo vedremo la prossima volta, quando entreremo un po’ più a fondo nell’argomento. Ma era qualcosa destinato all’infanzia della chiesa; Dio dava delle rivelazioni prima che la rivelazione fosse completata.

Ascoltate questo: “Dio, dopo aver anticamente parlato molte volte ed in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi giorni ha parlato a noi”—come?—”per mezzo del Figlio”. Negli ultimi giorni, la parola del Figlio. E questo è tutto, fratelli. E non dice: “Ed in futuro parlerà a noi per mezzo dei carismatici, o attraverso la chiesa”. No. Negli ultimi giorni, la parola del Figlio. La parola del Figlio è il Vangelo, e la parola del Figlio è il Nuovo Testamento.

Numero cinque, e vi ho già accennato prima. Credo che il parlare in lingue sia cessato perché viene menzionato soltanto nei libri più antichi. Trovo molto interessante che 1 Corinzi sia l’unica epistola nella quale compaia persino il dono delle lingue. E ce ne sono molte altre. Paolo scrisse almeno altre dodici epistole e non lo menzionò neppure una volta. Pietro non lo menzionò mai; Giacomo non lo menzionò mai; Giovanni non lo menzionò mai; Giuda non lo menzionò mai. È scomparso. È sparito.

E, anche se lungo tutta la storia il sogno mistico dell’uomo è sempre stato quello che Dio desse ad ogni individuo una rivelazione privata di Sé stesso, semplicemente non è così. Dio diede la Sua Parola e poi autenticò la Sua Parola. E questa è la fede che è stata trasmessa ai santi una volta per sempre. Una causa, una volta decisa, diletti, non viene mai riaperta. La rivelazione è terminata. Le lingue come rivelazione, le lingue come segno, le lingue come dono edificante hanno cessato di avere qualsiasi funzione.

Sesto, e qui voglio soffermarmi per alcuni minuti, perché questo è di vitale importanza. Non preoccupatevi dell’ora. Cominciamo tardi, finiamo tardi, hmm. Bene. D’accordo, ora ascoltate. Questo è importante. Mi sono posto questa domanda. La Bibbia dice che le lingue cesseranno. Ora, sappiamo che lo dice. Non possiamo… non c’è neppure da discutere. Quando sono cessate? Beh, abbiamo considerato tutti quei punti che vi ho appena dato, e avrei potuto darvene altrettanti, o perfino il doppio.

Ma la domanda successiva è: “Sono mai cessate?” Perché, se sono mai cessate, questo dimostra la questione, giusto? Sono mai cessate? Perché il termine pauō contiene un senso di definitività. Sono mai cessate? Questo è il sesto punto. Il parlare in lingue cessò storicamente. Trovo molto interessante il fatto… ora, ascoltate questo… che il primo risveglio delle lingue all’interno dei confini della chiesa evangelica di Gesù Cristo, dall’epoca apostolica in poi, avvenne nel 1901. Dove sono state per 1.800 anni? 1 Corinzi 13:8 non dice che cesseranno e poi ricominceranno. Dice che si fermeranno da sole, e quel termine contiene un senso definitivo di compimento. È finita. Il loro scopo è terminato. Si fermeranno. Questo è definitivo. Cessano, e sono cessate.

Infatti, se studiate la storia dei… dei padri della chiesa primitiva… per esempio, i padri apostolici erano i responsabili della chiesa che vissero immediatamente dopo l’epoca apostolica. Sapete che cosa c’è di tanto interessante riguardo a loro? Cleon Rogers dice: “È significativo che il dono delle lingue non venga mai menzionato, né vi si faccia allusione, né venga anche soltanto accennato in alcuno degli scritti dei padri apostolici”. La prima generazione dopo la chiesa primitiva, e non lo menzionano.

Clemente di Roma scrisse una lettera ai Corinzi nel 95 d.C. Accidenti, siamo proprio vicini all’epoca del Nuovo Testamento, perché alcuni credono che Giovanni abbia scritto l’Apocalisse nel 96 d.C. Quindi Clemente di Roma scrisse ai Corinzi e discusse tutti i loro problemi spirituali, senza neppure menzionare le lingue. Ed evidentemente erano cessate, e quando il vero dono cessò, cessò anche l’abuso che ne facevano, e nel 95 d.C. non costituiva neppure più una questione.

Giustino Martire, il grande padre della chiesa che visse dal 100 al 165 d.C., viaggiò per tutta la chiesa, scrisse molte opere in difesa del cristianesimo, e non menziona mai le lingue. Fece persino degli elenchi dei doni spirituali che non le includono. Origene, che visse dal 185 al 253 d.C., era un uomo di vastissime letture, uno studioso che, secondo alcuni, non aveva eguali. In tutti i suoi voluminosi scritti, che sono ancora disponibili, non ne fa alcuna menzione. Nella sua apologia contro Celso, sostiene esplicitamente che i segni dell’epoca apostolica erano temporanei, e dice: “Nessun cristiano contemporaneo esercita alcuno degli antichi doni”.

Crisostomo, forse il più grande di tutti gli antichi scrittori cristiani, che visse dal 347 al 407 d.C., fa un commento nella sua sezione su 1 Corinzi 12. Ecco che cosa dice: “Tutto questo passo è molto oscuro; ma l’oscurità è prodotta dalla nostra ignoranza dei fatti ai quali si fa riferimento e dalla loro cessazione, perché erano cose che allora avvenivano, ma che ora non avvengono più”. Crisostomo dice che queste cose non esistono neppure più, “Non riusciamo neppure a definirle; non comprendiamo neppure che cosa siano”.

Agostino, sant’Agostino, vissuto dal 354 al 430 d.C., nel suo commento ad Atti 2:4, dove si parla della Pentecoste, dello Spirito Santo e delle lingue, dice: “Nei tempi più antichi, lo Spirito Santo scese su quelli che credevano, ed essi parlarono in lingue. Questi erano segni adatti a quel tempo. Era infatti necessario che vi fosse quel segno dello Spirito Santo. Quella cosa avvenne come segno, e poi passò”.

Quindi, i più grandi teologi della chiesa antica la consideravano una pratica ormai lontana, e nel quarto o quinto secolo non comprendevano neppure più che cosa fosse. Ora, durante tutto quel periodo, ci furono soltanto due persone, per quanto ne sappiamo, che parlarono in lingue all’interno della chiesa. Una fu Montano, e Montano annunciò a tutti di essere lo Spirito Santo. Era un sacerdote pagano che si era convertito al cristianesimo; era accompagnato dappertutto da due sacerdotesse, che parlavano anch’esse con espressioni estatiche. E fu espulso dalla chiesa come eretico.

Egli credeva anche che Cristo sarebbe tornato presto, e cercò di diffondere l’idea che il motivo per cui le lingue erano tornate fosse che ci si trovava alla fine dell’epoca; esattamente la stessa cosa che sentiamo oggi. Esattamente. E Montano fu dichiarato eretico. Credeva che Cristo sarebbe presto venuto in Frigia, dove egli viveva, e vi avrebbe stabilito il regno, ponendone la sede centrale nella sua città. L’unico altro caso di lingue fu quello di un uomo di nome Tertulliano, e Tertulliano era un discepolo di Montano.

Ora, aggiungerò che durante quei periodi ci furono altre manifestazioni di lingue, e le troviamo tra le sacerdotesse di Delfi, nelle religioni pagane, e tra altri stregoni e quelli che vengono chiamati veggenti. Ma nel cristianesimo, assolutamente nessuna. La volta successiva in cui troviamo qualcosa del genere dopo Montano… e lui visse nel secondo secolo… fu tra quelli che venivano chiamati i sacerdoti delle Cévennes, intorno al 1685. Credevano di possedere il dono dell’espressione estatica. Ed erano uno strano gruppo in Francia.

Credevano che i loro bambini parlassero in un dialetto francese durante stati di estasi. E compivano incursioni notturne, operazioni militari e così via. Non furono più considerati un gruppo cristiano, perché nessuna delle loro profezie si avverò ed erano estremamente militanti. Rimasero ai margini del cristianesimo.

Poi ci furono i giansenisti, un gruppo di riformatori cattolici romani contrari alla Riforma. Intorno al 1731 tenevano riunioni notturne presso la tomba del loro capo e, a quanto si dice, vi si verificavano manifestazioni di linguaggio estatico. Non ne dubiterei. Poi ci furono gli Shakers. Il movimento degli Shakers nacque per opera di Madre Ann Lee. Madre Ann Lee visse dal 1736 al 1784, e considerava sé stessa l’equivalente femminile di Gesù Cristo.

Gesù Cristo era Dio in un corpo maschile, e lei era Dio in un corpo femminile. E fondò la comunità degli Shakers a Troy, nello Stato di New York, e ricevette da Dio una rivelazione secondo cui i rapporti sessuali erano peccaminosi, persino all’interno del matrimonio. Per mortificare la carne e resistere a quella tentazione, istituì inoltre la pratica

Il gruppo successivo fu quello degli irvingiani. Intorno al 1830, Edward Irving fondò un piccolo gruppo a Londra. Le loro rivelazioni contraddicevano la Scrittura, le loro profezie rimasero inadempiute, le loro presunte guarigioni furono seguite da morti… non la chiamerei proprio una guarigione, direi… vi furono voci d’immoralità e così via. Tutto questo restava al di fuori della Chiesa riconosciuta, in ambienti decisamente marginali.

La prima volta in cui il fenomeno entrò nella corrente principale fu nel 1901, al Bethel Bible College di Topeka, nel Kansas. Agnes Ozman ricevette il battesimo e parlò in lingue. Questo avvenne nell’ambito del Movimento di Santità del cristianesimo americano. Il fenomeno raggiunse Azusa Street, a Los Angeles, in California, nel 1906. E da lì nacquero le principali denominazioni pentecostali, delle quali fanno parte molti dei nostri fratelli e delle nostre sorelle in Cristo. Ed essi credono nella Parola di Dio e predicano la Parola di Dio, e per questo lodiamo il Signore. Ma quel movimento ebbe inizio lì. Poi, nel 1960, a Van Nuys, in California, ebbe inizio il moderno movimento carismatico, cioè il fenomeno delle lingue al di fuori delle principali denominazioni pentecostali.

Ora, vi faccio notare tutto questo semplicemente perché vi rendiate conto che non è un fenomeno che si sia protratto ininterrottamente nel corso della storia. E Paolo disse che sarebbe cessato, lo Spirito Santo disse che sarebbe cessato. Cessò, e non c’è alcun motivo di credere che sia ricomparso. E le persone mi dicono sempre: “John, se non è tornato, allora che cos’è quello che stiamo vedendo? Come lo spieghi?” Beh, ne parleremo la prossima volta.

Però, lasciate che dica questo in conclusione, e vi ringrazio per la vostra pazienza. Ma era importante affrontare a fondo questo argomento questa mattina. Lasciate che dica questo in conclusione. Ho alcuni cari amici che parlano in lingue, e continueranno ad essere miei amici. E continuerò ad amarli; probabilmente mi crea meno problemi il loro parlare in lingue che

Ma sento nel profondo del cuore che Dio mi ha chiamato a insegnare la Sua Parola e, quando mi accosto alla Sua P Devo insegnarla così com’è, e voglio semplicemente che loro, voi e tutti noi la comprendiamo. Sento risuonare tutto il resto del capitolo 13, che mi esorta ad amare, e io voglio amare. Ma devo amare restando fedele alla verità, e lo stesso vale per voi. Preghiamo.

Padre nostro, Ti ringraziamo davvero per i nostri fratelli e le nostre sorelle che Ti amano e si adoperano per E noi Ti lodiamo per loro. E se possiamo essere anche solo di qualche aiuto nel dissipare la confusione e chiarire alcuni aspetti della Parola su questo argomento, Te ne saremo molto grati, perché questa è la Tua Parola e abbiamo bisogno di comprenderla per la Tua gloria. Grazie, Padre, per la nostra comunione di questa mattina.

Mentre concludiamo, tenete ancora per un momento il capo chino e rinnoviamo il nostro impegno davanti al Esther ha cantato di questo in modo così meraviglioso questa mattina, ed il capitolo ne parla. Forse, inoltre, nel cuore di alcuni di voi c’è un vero bisogno di consacrare la vostra vita a Cristo, un vero bisogno di risolvere alcune questioni spirituali, di ottenere una vittoria spirituale. Non andatevene questa mattina finché ogni cosa non sarà davvero a posto tra voi e il Signore.

Padre, grazie per la nostra comunione. Non vediamo l’ora di ritrovarci questa sera, perché questa mattinata è stata davvero preziosa. Usaci durante questa giornata e riuniscici questa sera con grandi testimonianze di benedizione, nell’attesa di quello che farai ancora una volta questa sera. Grazie per ogni persona qui presente. Ti preghiamo di aiutarci a predicare la verità nell’amore; a Te daremo tutta la lode per ciò che essa compirà. Nel nome di Cristo, amen. Dio vi benedica.

FINE

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