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Per il nostro studio di questa mattina, siamo di nuovo nel libro di 1 Corinzi, dove ormai ci troviamo da molti mesi, e nel tredicesimo capitolo di 1 Corinzi ci troviamo di nuovo a parlare delle perfezioni dell’amore, e la risposta che ho ricevuto da molti di voi è stata davvero, davvero gratificante, e so che molti di voi sono stati veramente benedetti. E Dio ha toccato le vostre vite, e c’è stata molta, molta risposta a questa comprensione dell’amore che lo Spirito Santo ha condiviso con noi, quindi sono entusiasta di continuare a condividere l’argomento con voi questa mattina.

Ora, nel mentre guardiamo di nuovo alla nostra sezione di studio, il capitolo 13 dal versetto 4 al 7, “Le perfezioni dell’amore”, se posso, questa mattina voglio introdurla ed affrontarla da un punto di vista negativo. Il peccato ha degli effetti. Dubito che nessuno qui si prenderebbe anche solo la briga di discutere il fatto che non sia vero. Lo sappiamo che è così, e lo sappiamo in virtù della nostra comprensione della Scrittura e delle nostre circostanze; e riconosciamo che quando il peccato è presente nelle nostre vite ci sono delle conseguenze. Quindi riconosciamo che la Bibbia parla delle conseguenze del peccato. E suppongo che potremmo suddividere le sue conseguenze nelle due categorie più ovvie. Prima di tutto, il peccato ha un grande effetto sull’anima dell’uomo o della donna. Influisce sulla nostra relazione con Dio. E veramente, quando pecchiamo, o viviamo in uno stato di peccato non confessato, rinunciamo alla benedizione. Ci tiriamo fuori dal luogo nel quale siamo benedetti da Dio e ci sottoponiamo ad una certa perdita di gioia, così che si verifica una certa malattia dell’anima. C’è un languore dell’anima quando il credente si trova nel peccato, ma in secondo luogo, il peccato ha anche un effetto piuttosto drammatico sul corpo. Il peccato porta anche, come conseguenza, dolori e malattie.

Ed una buona illustrazione di questo fatto qui, sarebbe Davide. In 2 Samuele capitolo 12, abbiamo il resoconto di un peccato piuttosto terribile. Davide violò Betsabea e poi secondariamente si assicurò che suo marito si trovasse in una posizione tale da perdere la vita, il che era di fatto equivalente all’omicidio. Quindi non era solamente coinvolto nell’immoralità ma anche nell’omicidio. E come risultato di tutto ciò, c’era un figlio di Dio che stava intrattenendo una situazione peccaminosa, e non solo soffrì la malattia dell’anima che ne seguì, la terribile piaga sulla sua anima, il senso di alienazione da Dio e l’ansia di quel peccato nel rendersi conto che aveva rinunciato al luogo della benedizione; ma vi fu anche un impatto piuttosto drammatico sul suo stesso corpo. E se guardassimo solo per un momento al Salmo 32, vedremmo com’è che Davide reagì alla malattia fisica che derivò dal suo peccato.

Nel Salmo 32 versetto 2 e seguenti – o in realtà dal versetto 1 e seguenti, inizia a parlare del suo peccato e di quanto sarebbe meraviglioso se potesse liberarsene. E gli effetti del suo peccato che menziona nei versetti 3 e 4 sono nell’ambito fisico. Dice: “Quando ho taciuto” – cioè, “quando non ho riconosciuto il mio peccato, quando non l’ho confessato, quando non l’ho affrontato davanti a Dio, le mie ossa invecchiarono tra i miei lamenti tutto il giorno”, c’era di fatto, dolore fisico, conseguenze fisiche, il dolore delle sue ossa, dolore fisico profondo. E poi nel versetto 4: “Giorno e notte la mano di Dio gravava su di me, il mio vigore si è inaridito come per arsura estiva”, i succhi vitali si iniziarono a prosciugarsi, certe cose iniziarono a prender luogo nel suo stesso sangue. Un certo numero di cose iniziarono a prender luogo nella secrezione di varie ghiandole. I fluidi che agevolano i muscoli forse iniziarono a non funzionare correttamente, così che si creò una certa tensione nei suoi muscoli, e quello è di fatto il significato dall’ebraico, di quel concetto del “vigore”. E quindi qui vediamo che c’è un impatto fisico tremendamente grande come risultato del peccato di Davide.

Ora, ciò ci porta a questa conclusione ovvia. Per il cristiano, per il figlio di Dio, il peccato costituisce anche un certo trauma emotivo. Nessun dubbio su questo. Crea ansia emotiva. Crea alienazione emotiva dall’unico ancoraggio che il cristiano possiede. E come risultato di quel trauma emotivo, può risultare una malattia debilitante e persino una malattia fatale. Il centro emotivo del cervello è un tronco da cui partono fibre, fibre nervose, verso ogni organo del corpo, e a causa di tale connessione intricata con il cervello, il tumulto nel centro emotivo del cervello può generare impulsi che possono causare un numero qualsiasi di problemi fisiologici. Infatti, i medici ci dicono che di solito questi problemi vengono generati lungo tre linee, fisicamente. Uno, il centro emotivo provoca un cambiamento nella quantità di sangue che scorre verso un determinato organo, il che può diventare debilitante per quell’organo. Due, il trauma emotivo può generare un effetto sulla secrezione di certe ghiandole, che anch’esso può influenzare le funzioni corporee. E in terzo luogo, il cambiamento della tensione di certi muscoli.

Così quello che vediamo, allora, nel peccato è un effetto duplice; è spirituale e fisico. Il peccato può influenzare il corpo. Ti fa ammalare. In Proverbi 15:17, si dice: “È meglio un piatto di verdura con amore”. E questa è una concessione enorme. Voglio dire, da ragazzo, non ho mai pensato che fosse buono mangiare verdura – non ne sono ancora troppo convinto, ma comunque – Davide – o Salomone dice, “È meglio un piatto di verdura con amore che un bue ingrassato con odio”. In altre parole, un bue ingrassato è il vitello grasso. Prendi un bue, lo metti nel recinto, e lo ingrassi per la macellazione – filetto mignon in italiano moderno. È meglio avere cavolfiore con amore che filetto mignon con odio. In altre parole, la malattia che può risultare dall’ansia del cuore che il peccato crea ti fa stare male, così che non riesci a goderti neanche il miglior dei pasti. Di nuovo, ribadendo l’elemento fisico nel peccato.

Quindi quando Paolo scrive ai Corinzi e dice loro di amare e dice loro che l’amore è la cosa di cui hanno bisogno, non è solo per la guarigione dell’anima ma senza dubbio aveva grande conseguenza anche per il corpo. Lasciate che vi mostri perché lo dico. Guardate indietro al capitolo 11 di 1 Corinzi. Al capitolo 11 e al versetto 29, in riferimento al modo in cui stavano partecipando alla cena del Signore, in un modo che era decisamente peccaminoso, Paolo dice in 11:29: “Poiché chi mangia e beve indegnamente” – in modo indegno – “mangia e beve un giudizio” – o castigo – “contro se stesso, non discernendo il corpo del Signore”. In altre parole, se mangiate in questo modo, riceverete un castigo, “Per questa ragione, molti tra voi sono infermi e malati, e molti sono morti”.

Ora, non è tanto, penso, l’idea che ogni volta che qualcuno faceva questo, Dio scendeva e lo uccideva miracolosamente o gli dava una malattia soprannaturale. Ma ciò che succede qui è che nell’assemblea dei Corinzi c’era un gran numero di persone che vivevano nel peccato. E la peccaminosità ha delle ramificazioni fisiche. Così che quando l’apostolo Paolo, al capitolo 13, sta dicendo loro, “Amatevi gli uni gli altri”, non sta semplicemente dicendo, “Questa è una questione dell’anima”, sta dicendo, “Questa è anche una questione del corpo”. Per la salute della vostra assemblea, per la salute del vostro corpo, per la salute di tutte queste cose, avete bisogno di amare.

Ora ricordate – e questo è il punto chiave che voglio usare per collegare ciò che ho appena detto con le cose che sto per dire – ricordate, tutto il peccato è una violazione dell’amore – tutto – tutto. Quindi egli sta semplicemente dicendo: “State peccando, quindi siete malati spiritualmente, quindi siete malati fisicamente, e qui c’è la risposta: amate, e tutte queste cose spariranno”. Voi dite: “Beh, John, cosa intendi dire che l’amore eliminerà tutto il peccato?” Guardate Matteo capitolo 22. Matteo 22 versetto 34: “I farisei, udito che Egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si radunarono insieme”. Cercavano sempre di dimostrarsi migliori dei sadducei. Pensavano che se i sadducei fossero stati messi a tacere da Gesù, allora sarebbero intervenuti loro per mettere a tacere Gesù e avrebbero guadagnato un po’ di vantaggio nella loro società, così si avvicinarono e spinsero un particolare dottore della legge a fare una domanda a Gesù: “Maestro, qual è il gran comandamento nella legge, quello più significativo?”

Ovviamente, avevano l’idea che si dovesse osservare la legge per essere salvati, ma erano abbastanza intelligenti da capire che in quel modo nessuno si sarebbe salvato, perché nessuno può osservare la legge. Quindi decisero – almeno alcuni di loro – che se si potesse trovare solo una buona legge e osservare quella, si sarebbe stati a posto. E così stavano semplicemente dicendo: “Qual è quella legge?” E Gesù disse: “Eccola. Amerai” – qual è la parola successiva? – “Amerai”. E qui ci viene introdotto il concetto di amore in relazione alla legge. “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente. Questo è il primo e il grande comandamento. E il secondo, simile a questo, è: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti”, ora ascoltate, se amate il Signore vostro Dio con tutto il vostro cuore, anima, mente e forza, se amate correttamente il vostro prossimo come voi stessi, non peccherete mai, perché non farete nulla per violare Dio, non farete nulla per violare il vostro prossimo. Questo risolve la questione. L’amore, quindi, adempie tutto.

In Romani capitolo 13 – parola familiare al versetto 8. Dice di amarvi gli uni gli altri; chi ama l’altro ha adempiuto la legge. Dice: “Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non-dire falsa testimonianza, non desiderare”, e se c’è qualche altro comandamento, può essere brevemente riassunto in questa sola affermazione: “Amerai il tuo prossimo come te stesso, l’amore non fa alcun male al prossimo; quindi, l’amore è l’adempimento della legge”. Non avete bisogno di un comandamento che dica: “Non uccidere il tuo prossimo” se amate il vostro prossimo. Non avete bisogno di un comandamento che dica: “Non desiderare” se amate la persona che possiede ciò che voi non avete. Vedete dunque, entrambi questi passi dicono questo: per semplificare tutta la vita, amate Dio, amate il vostro prossimo, e non dovrete preoccuparvi di nient’altro.

Ora, i Corinzi erano ugualmente senza amore. Come Davide, avevano scelto di violarsi l’un l’altro – erano privi d’amore. E la loro mancanza d’amore era in realtà l’ingrediente comune in ogni peccato. Per esempio, abbiamo iniziato nel libro di 1 Corinzi e abbiamo cominciato a leggere delle loro divisioni e fazioni. E il motivo per cui si combattevano tra di loro era la mancanza d’amore. Si erano divisi in partiti per questioni filosofiche. Erano caduti in piccoli gruppi spirituali in base a diversi maestri umani. E c’era frizione, ansia, carnalità, contesa e divisione perché non c’era amore. La loro mancanza d’amore si vede anche nel fatto che commettevano immoralità e si violavano sessualmente l’un l’altro. La loro mancanza d’amore si vede nel brutto tipo di orgoglio e presunzione che Paolo affronta nel capitolo 4, quando dice che siete tutto tranne che servi, pensate di essere qualcosa di grande. Erano innamorati piuttosto di loro stessi che di Dio e degli altri.

La loro mancanza d’amore si vede nelle cause legali. Si facevano continuamente causa a vicenda. Il motivo per cui lo facevano era perché non c’era amore. Il motivo per cui c’erano problemi nelle case, capitolo 7, era la mancanza d’amore. Il motivo per cui calpestavano il collo dei cristiani più deboli nei capitoli dall’8 al 10 era semplicemente una mancanza d’amore. Il motivo per cui violavano la cena del Signore, era perché erano indifferenti all’amore, erano indifferenti alla comunione e alla fraternità reciproca, erano indifferenti a Dio e a Suo Figlio. Il motivo per cui si comportavano come porci ai banchetti dell’amore era perché non si amavano abbastanza da lasciare del cibo per coloro che non avevano nulla.

Vedete, la mancanza d’amore caratterizzava alla radice ogni singolo peccato che commettevano. E così, quando Paolo arriva a questo punto, sta davvero dicendo che l’amore è la risposta a tutto. Vi porterà interezza spirituale e vi porterà interezza fisica. E posso promettervelo, è una cosa entusiasmante da dire, ma se la vostra vita è piena d’amore, sarete sani spiritualmente e le probabilità sono, a meno che Dio non abbia uno scopo molto, molto specifico per voi, la promessa è che sarete sani fisicamente. Ed è per questo che la Bibbia ci chiama ad amare ancora e ancora e ancora. Non c’è cristianesimo senza amore, non c’è chiesa senza amore, non c’è ministero senza amore.

1 Timoteo 1:5 è un versetto che dovremmo ricordare. Dice così: “Il fine del comandamento” – in altre parole, il motivo, l’obiettivo, la somma di tutto, il punto di tutto, il fine del comandamento – “è l’amore che viene da un cuore puro”. 1 Timoteo 1:5: “Il fine del comandamento è l’amore che viene da un cuore puro”. Dio sta cercando di portarci ad amare. In 1 Corinzi 16:14 – arriveremo a questo versetto in futuro durante lo studio – dice così: “Ogni vostra cosa sia fatta con amore”. Ogni vostra cosa sia fatta con amore. Una teologia corretta non è un sostituto dell’amore. L’attivismo e il servizio non sono un sostituto dell’amore. L’affetto selettivo – cioè, l’attrazione verso certe persone – non è un sostituto dell’amore diffuso. L’immaturità, l’ignoranza non sono un sostituto e non sono una scusa per non amare. 1 Tessalonicesi 4:9 dice che non avete bisogno d’essere istruiti sull’amore perché Dio vi ha insegnato ad amare. Romani 5:5 dice che Egli ha messo il Suo amore nei vostri cuori.

Dio vuole che i cristiani siano felici. Dio vuole che i cristiani siano sani nella loro anima. Dio vuole che conosciate cosa significhi essere benedetti e non sentire il Suo castigo, anche nell’ambito della malattia fisica che deriva dal trauma del peccato volontario. E la vera chiave di tutto ciò è imparare ad amare. Questa è la realtà indispensabile per il cristiano. Dio è amore, e se Dio deve essere visto in noi, sarà quando anche noi saremo amore.

Ora, è così importante che amiamo che il Nuovo Testamento continua insistentemente a martellare su questo punto. Per esempio, Colossesi 3:14 dice: “Rivestitevi dell’amore”. 1 Corinzi 14:1 dice: “Procurate l’amore”. Filippesi 1:9 dice: “Abbondate nell’amore”. Ebrei 13:1 dice: “Perseverate nell’amore”. 1 Tessalonicesi 3:12 dice: “Cresciate nell’amore”. 1 Pietro 4:8 dice: “Siate ferventi nell’amore”. Filippesi 2:2 dice: “Siate concordi nell’amore”. Ebrei 10:24 dice: “Stimolatevi all’amore”. 2 Corinzi 8:8 dice: “Siate sinceri nell’amore”, e così via. Questo è sempre stato il culmine della vita. È il culmine della pienezza per il cristiano. E il cristiano sano, felice, positivo, radioso, utile è colui che ama.

Voi dite: “Oh, è fantastico, John, ma come funziona? Come agisce l’amore?” Bene, guardate di nuovo questi versetti, 1 Corinzi 13:4-7, e vedremo. Ho cercato di dire per tutto il tempo che l’amore non è un’emozione, e spero che lo stiate comprendendo, ma l’amore è azione. E qui ci ha dato l’amore in azione, esprimendo il comportamento dell’amore. Abbiamo studiato i primi 11. Stamattina guarderemo solo gli ultimi quattro, e questa è la perfezione dell’amore. I primi tre versetti, abbiamo discusso della prominenza dell’amore; i versetti da 4 a 7, delle perfezioni dell’amore; i versetti da 8 a 12, della permanenza dell’amore; il versetto 13, della preminenza dell’amore. Arriveremo a questi due prossimamente.Ora, vi ricordate i primi 11 che descrivono l’amore? Se dobbiamo amare, dovremmo sapere cosa significa amare. Permettetemi di ripassarli molto brevemente. Versetto 4, “L’amore è paziente”. Abbiamo scoperto che questo significa che l’amore è paziente con le persone. “L’amore è benigno”. Questo significa che è utile agli altri, il suo privilegio più alto è servire. E forse questi due sono il titolo e gli altri 13 sono una sorta di sottotitoli dell’amore. Terzo, “L’amore non invidia”. Non è mai geloso. Non desidera nulla se non dare. “L’amore non si vanta”. Cioè, non è vanaglorioso. Non parla sempre per far sentire inferiori gli altri. “L’amore non si gonfia”. Cioè, interiormente non ha un’opinione esagerata di sé. Sesto, “L’amore non si comporta in modo indecoroso”. Non agisce mai egoisticamente nel comportamento. Considera ciò che è essenziale per la felicità degli altri.

“L’amore non cerca il proprio interesse”. Questo è davvero il punto centrale di tutto. L’amore è totalmente disinteressato. È l’opposto assoluto dell’egocentrismo. Ottavo, “L’amore non si irrita”. E questo significa che l’amore non si sconvolge, non si irrita né si adira. Nono, “L’amore non tiene conto del male”. Abbiamo visto che era un termine contabile. L’amore non tiene registri dei torti subiti, perdona e dimentica. Non trasforma i torti in ricordi. Decimo, “L’amore non si compiace dell’ingiustizia”. L’amore non prova piacere nell’udire o nel ripetere l’ingiustizia. Non è mai felice del peccato, né proprio né altrui, perché il peccato ferisce Dio e certamente ferisce chi lo commette e coloro contro cui è commesso. Undicesimo – fine del versetto 6 – “L’amore si compiace della verità”. L’amore gioisce quando la verità è vissuta, e l’amore gioisce quando la verità è insegnata.

Va bene, questi sono gli undici di cui abbiamo parlato. Ora arriva il crescendo al versetto 7 – guardatelo. Questi sono gli ultimi quattro elementi dell’amore, ed è come se Paolo stesse veramente volando ora mentre li elenca, e in un certo senso raccolgono anche alcuni degli altri, mentre culmina in un crescendo di definizione dell’amore. “L’amore tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”. Poi conclude dicendo: “L’amore non verrà mai meno”.

Ora, guardiamo a questi quattro del versetto 7. Sono iperboli; cioè, sono affermazioni esagerate. L’amore tutto copre – tutte le cose – tutte le cose – tutte le cose – quattro volte. Dobbiamo capire che quando dice “tutte le cose”, non intende “tutte le cose” in senso universale. L’amore certamente deve fare delle distinzioni. Dobbiamo provare gli spiriti per vedere se sono da Dio. Non crediamo al diavolo, vero? Non significa tutte le cose in senso generale, totale, universale. Ciò che significa è tutte le cose entro i limiti dei confini biblici appropriati, della discriminazione cristiana appropriata, della sensibilità cristiana appropriata. Tutte le cose che rientrano nel quadro divino.

Ora, questi quattro sono in ascesa, e passiamo da uno all’altro e sono probabilmente più strettamente legati di tutti gli altri 11. Vanno davvero insieme. Ora, guardate mentre procediamo. Guardiamo il primo. Numero 12 dei 15, “L’amore tutto copre”. Ora, questa è una parola tremenda, e voglio che vediate la profondità di essa. È una verità gloriosa. La parola “coprire”, sebbene sia usata con varie sfumature di significato nel Nuovo Testamento, significa principalmente “coprire con silenzio”. Coprire con silenzio. O, se volete una sola parola, “sopprimere”. Sopprimere. Questo è il significato di base. Non significa che l’amore sopporta qualsiasi cosa e che l’amore possa essere calpestato perché non ha dignità, ma ciò che significa è che l’amore, per riguardo e rispetto e sincera preoccupazione per il vero valore di un’altra persona, farà tutto il possibile per coprire e sopprimere il peccato di quella persona. Il vero amore è riluttante a trascinare uno scandalo davanti a chiunque. Quando dice che “tutto copre”, non è nel senso di “Oh, sopporterò ancora un po’” o “Resisterò a questa prova”, significa che è incline a coprire la bruttezza nella vita di qualcun altro.

Sapete, potete illustrare il fatto che questo è un comportamento umano normale guardando voi stessi e i vostri figli. È normale per la depravazione voler scoprire il male di tutti. Non c’è dubbio su questo. Andate all’edicola e guardate le ultime riviste. Vere Confessioni. I segreti del Signor Tal dei Tali, il matrimonio segreto di Tizio e Caio. E tutti i libri. Vi dico, le librerie sono piene di rivelazioni. Vedete, la depravazione cerca sempre di trovare lo scheletro nell’armadio di qualcun altro perché dà un senso di giustizia personale – sempre.

I vostri figli sono una buona illustrazione – anche i miei, così capite che sono sulla vostra stessa lunghezza d’onda. Vengono al mondo depravati, e una delle prime manifestazioni della loro depravazione è l’entusiasmo con cui vogliono denunciare i loro fratelli e sorelle. E quella è una delle cose che deve esser corretta nella loro vita. I nostri arrivano e dicono: “Sai cosa sta facendo Matt?” Ed io rispondo: “Non so cosa sta facendo e non mi interessa”, e questo è uno dei modi che uso per affrontare la cosa, e poi quando se ne vanno, vado a vedere cos’è che sta facendo.

Uno di loro scende le scale correndo: “Tizio sta saltando sul letto”, sapete, è tipico, perché? Perché la depravazione cerca sempre di scoprire qualcun altro per guadagnare un senso di rispetto di sé e di giustizia ed apparire meglio ai vostri occhi. Sapete, è un po’ triste, ma alcune persone non superano mai la cosa; alcune persone passano tutta la loro vita a fare le spie. Sapete, diffido sempre delle persone sposate che non fanno altro che parlare degli errori e dei difetti e dei peccati del loro partner. Mi chiedo se conoscano davvero il significato dell’amore, perché l’amore getta una coperta sopra i difetti altrui, questo è il significato della parola stessa. Ed i Corinzi non ne conoscevano il significato, esponevano chiunque. Capitolo 6, se qualcuno gli avesse offeso, lo avrebbero trascinato in tribunale e lo citavano pubblicamente davanti al giudice pagano, però l’amore getta un mantello gentile sopra i difetti, le debolezze ed i peccati altrui.

1 Pietro 4:8, Pietro lo esprime così – ed è bellissimo – disse: “L’amore copre una” – cosa? – “moltitudine di peccati”. L’amore è una grande coperta enorme che corre in giro gettandosi sopra le colpe delle persone, non esponendole. Proverbi 10:12 dice: “L’odio provoca litigi, ma l’amore copre ogni peccato”. Avete mai notato quanto ignorate facilmente i difetti di coloro che amate? Pensate alla persona che amate di più, e quella persona fa qualcosa di sbagliato, “Ah, beh, c’è così tanto di buono in lei. Voglio dire, tutti si sbagliano”, ora però pensate alla persona che non vi piace più di tanto – non pensateci troppo a lungo perchè sarebbe un peccato. O immaginate che ci sia qualcuno che non vi piaccia – è meglio – e quella persona fa qualcosa di sbagliato e voi lo apprezzate, non è vero? Perché in fondo lo desideravate, però l’amore scarta i peccati di colui che ama, e verso colui che non ama, gli si avventa, non è vero? L’amore ammonisce, sì, e l’amore esorta e l’amore rimprovera e disciplina, ma l’amore copre, non espone.

Bellissima caratteristica dell’amore – lasciate che vi dia una buona illustrazione di questa cosa qui, la migliore che mi viene in mente: la croce di Gesù Cristo. L’amore ha una qualità redentiva. Sapete, Dio ci ha amati. Dio non se nè stato lì seduto in cielo dicendo, nella Sua stessa Trinità: “Sapete, quegli esseri umani sono ripugnanti. Che ne pensate di loro?” “Oh, sì, soprattutto quel MacArthur. È proprio messo male”, e non hanno avuto una discussione eterna sul nostro conto, non siamo oggetto di pettegolezzo celeste, e non è confortante saperlo? Egli è la copertura per il nostro peccato. Vedete, Dio non è dedicato ad esporre. In definitiva, è dedicato a coprire. Invece di sedere lì nel risentimento e negli spettegolezzi con la Trinità stessa e gli angeli presenti per quanto riguarda i peccati degli esseri uomini, Dio è venuto sulla croce, ha gettato un mantello sul peccato dell’uomo ed ha portato il loro peccato nel Suo stesso corpo. Ora, lasciate che vi dica qualcosa sull’amore. L’amore getta un mantello sul peccato perché l’amore ha un elemento redentivo. L’amore cerca sempre la redenzione. L’amore vuole redimere, vuole riscattare. L’amore non è giudicante, l’amore non è condannante, l’amore è redentivo.

Ascoltate questo: “Egli ha portato le nostre sofferenze, ha sopportato i nostri dolori. È stato trafitto per le nostre trasgressioni. È stato schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo per la nostra pace è stato su di Lui”, Isaia 53, questo è amore. Ora, lasciate che vi dica qualcos’altro, l’amore in realtà va persino oltre il gettar la coperta. L’amore è così empatico che sente il dolore. L’amore sopporta anche l’agonia. L’amore la sopporta, l’amore sente il dolore quando un fratello o una sorella pecca ed io amo quella persona, ne soffro. Non voglio esporla. Sono disposto a portare quel dolore, e poi l’amore redime e perdona. Il carattere redentivo dell’amore è disposto a gettare una coperta sul peccato, a sentire il dolore di quel peccato, e lasciate che mi spinga anche ad un terzo passo: è persino disposto a prendersi la conseguenza di quel peccato, il vero amore lo è. Sulla croce, Dio non si è limitato a gettare il mantello sul peccato, non si è solo sentito in simpatia, ma ha fatto cosa? Ha portato i nostri peccati sul Suo corpo. Il vero amore non è mai veloce nello sfruttare o nell’esporre o nel compiacersi o nel condannare, getta una coperta sul peccato, ne porta il peso, prende persino la colpa e la punizione stessa.

Ai tempi di Cromwell, un soldato era stato condannato a morte. Doveva morire al suono della campana del coprifuoco. Era promesso sposo con una bellissima ragazza. La ragazza supplicò il giudice. Con lacrime, supplicò Cromwell di risparmiargli la vita, tutto invano. Tutti i preparativi erano fatti per l’esecuzione. La città attendeva il segnale della campana del coprifuoco. Il sagrestano, che era vecchio e sordo, si lanciò contro la corda, come faceva ormai da anni, la tirò e la tirò e la tirò, non sapendo che nessun suono ne fuoriusciva. La ragazza era salita in cima al campanile, aveva afferrato e tenuto ferma la lingua della grande campana rischiando la vita, e mentre la suonava, veniva sbattuta contro i lati, ma la campana rimase silenziosa. Alla fine, la campana cessò di muoversi, e lei riuscì a tornare al bordo e scese, ferita e sanguinante. Cromwell stava aspettando, e tutti stavano aspettando al luogo dell’esecuzione, e lui voleva sapere perché la campana non aveva suonato.

E la ragazza arrivò e raccontò la storia, ed un poeta la registrò per l’eternità, e questo è ciò che disse:« Ai suoi piedi raccontò la storia, mostrò le mani con lividi e gloria; e il dolce volto, ancora segnato dal dolore che l’aveva sfregiato, mosse pietà nel cuore severo, velò gli occhi d’un lampo sincero. «Va’, il tuo amore è salvo, ormai. Stasera il coprifuoco non suonerà», disse Cromwell, senza guai.”

Ecco qualcuno che era disposto ad andare dove l’amore va. Gettare un mantello sul peccato, provare compassione per il peccato, e prendere la punizione per il peccato – quello di qualcun altro. Questo è amore redentivo. È sempre, sempre la qualità dell’amore, che l’amore sopprime il peccato altrui, simpatizza con il peccato altrui, soffre per il peccato altrui, se può. Fino a che punto sopportate il dolore per coprire il peccato di qualcuno? È una domanda legittima. Copriamo veramente il male altrui? L’amore si, l’amore si, sopporta ogni cosa. E c’è un secondo punto, continuiamo ancora un pochino.

Numero 13 versetto 7: “L’amore non solo copre tutto, ma l’amore” – cosa? – “tutto crede”. Questo è meraviglioso. L’amore tutto copre e poi l’amore tutto crede. Invece di sospettare, invece d’essere desideroso di denunciare colui che ha sbagliato... invece di dire: “Oh, beh, probabilmente ha avuto quello che si meritava, probabilmente doveva andare così” e “Ormai ha fatto troppa strada, non cambierà mai”, l’amore crede il meglio. Vede l’errore, vede la debolezza, getta un mantello di silenzio sulla debolezza, sopprime il peccato, e poi crede al meglio.

L’amore non continua con cinismo. L’amore non procede sospettoso, diffidente verso tutto e tutti. E sospettoso del fatto che ogni volta che qualcuno fa qualcosa di sbagliato – “Ah, ecco, lo sapevo! Era marcio fin dall’inizio”, l’amore non è cinico e sospettoso, l’amore crede sempre nel meglio. Sapete, credo che questo sia visibile in modo particolare, nel cuore di una madre. A volte un figlio, una figlia, si allontana dal Signore. Siamo stati in Ohio con alcune care persone che ci hanno accompagnato ad una conferenza, e ci hanno raccontato di una figlia che si è allontanata ed è stata grande fonte di dolore. E riconoscevano i suoi peccati, riconoscevano i difetti, riconoscevano tutti i problemi, ma avevano gettato un mantello d’amore su di lei perché ci tenevano profondamente, e dicevano: “Tornerà. Crediamo con tutto il nostro cuore che tornerà al Signore”.

Sapete perché ci credevano? Perché la amavano, e l’amore deve crederci. L’amore deve crederlo perché tiene troppo per non crederlo. E ciò che l’amore desidera così fortemente, si trasforma in fede, non è vero? Quella madre e quel padre vogliono così tanto che quella figlia torni, e la amano così tanto, che il loro desiderio diventa una convinzione, e vedete, la spinta dell’amore è così forte, però quando qualcuno sbaglia e voi dite: “Ah, ecco che ha finalmente rivelato il suo vero carattere”, dimostra che non lo amate veramente, perché l’amore non lascia andare così. C’è la moglie del marito che da 25, 30 anni non è mai venuto a Cristo, e lei dice: “Un giorno verrà”, e sapete, quando dice così, cosa? Che lo ama, ed il suo amore per lui le fa desiderare che venga, e il suo desiderio è così forte che diventa fede che lo farà.

Sì, l’amore vede l’errore e l’amore vede la debolezza e l’amore lo rimprovera e l’amore lo affronta, ma non per esporlo. L’amore getta un mantello sopra di esso. E se dovete commettere un errore sul carattere di qualcuno, fatevi un favore, e al Signore e a tutti gli altri: sbagliate dalla parte dell’amore. Commettete l’errore di aver avuto troppa fiducia, di averci creduto. Una delle cose che abbiamo cercato d’integrare nel nostro ministero qui è il fatto che tutto il nostro staff, la collaborazione, gli anziani, tutto è basato su una cosa: crediamo in voi. Crediamo che siate totalmente dedicati a Cristo. Crediamo che siate diligenti. Crediamo che siate il tipo migliore di persone e su questa base vi diamo fiducia. E se qualcuno, di tanto in tanto, non mantiene quella fiducia, va bene, sbagliamo dalla parte dell’amore, e questo è un modo per essere sani e felici. E la maggior parte delle volte, questo mette le persone sotto un’enfasi tale che le spinge a dare il meglio di sé.

I Corinzi, invece, erano ansiosi di sospettare, d’essere cinici, di credere il peggio, assumere che nessuno dicesse mai la verità. Come gli amici di Giobbe: “Sappiamo qual è il tuo problema, Giobbe. Sei malvagio. Sei marcio, Giobbe. Accettalo, confessa. È per questo che hai tutti quei problemi”, e Giobbe ascoltò tutto quel chiacchiericcio più a lungo di quanto chiunque avrebbe potuto. Sapeva nel suo cuore che non era così, e alla fine c’è una dichiarazione – credo sia al 21:27: “Ecco, io conosco i vostri pensieri e i disegni che tramate contro di me”. Dice: “Sapete, ne ho abbastanza di voi, tutto quello che fate è pensare male di me”. E cos’è che dimostra? Che non lo amavano, perché se l’avessero amato, avrebbero detto: “Ma è un uomo buono. Oh, si, forse ha sbagliato qua e là, forse ha peccato, ma è buono tuttavia. C’è qualcosa di redimibile in lui. Non capisco perché” – ma non era questo il loro pensiero.

Guardate a questo passo, Matteo 9. Notate – volete sapere cos’è che i Farisei pensavano di Gesù? Questa è probabilmente l’indicazione più chiara che potrete mai trovare. Gesù aveva incontrato un uomo paralitico, in Matteo 9, e vide che era un grande credente, e disse: “Figlio, i tuoi peccati ti sono perdonati”, gli diede la salvezza, e senza dubbio anche la guarigione fisica. Ed alcuni scribi dissero tra di loro: “Costui bestemmia”. Ora, questo è interessante. Gesù guarisce un uomo e dice: “Ti siano perdonati i peccati”, e loro dicono – dentro di sé, non ad alta voce – “Costui bestemmia!” Ma perché lo dissero? Beh, perché avevano una predisposizione a creder che fosse malvagio. E potreste dire: “È male perdonare i peccati?” No, “È male guarire i malato?” No, ma loro erano predisposti a credere che lui fosse malvagio, così che qualunque cosa facesse doveva essere empia, erano cinici e sospettosi. Ed amo il versetto successivo: “Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: ‘Perché pensate male nei vostri cuori?’” Mamma se dev’esser stato qualcosa sentir quello, no? Non lo dissero nemmeno ad alta voce, lui rispose a quello che stavano pensando. Disse: “Perché pensate male nei vostri cuori?” Questa era l’accusa contro gli scribi.

Avevano un atteggiamento malvagio verso di Gesù, il che era la prova evidente che non lo amavano, perché se lo avessero amato, avrebbero pensato il meglio di Lui. Quando amate qualcuno, pensate il meglio, ed anche quando qualcosa va storto, pensate il meglio. Io dico a mia moglie più e più volte: “Tesoro, so che i nostri figli verranno fuori alla grande. So che cresceranno benissimo. Credo che saranno i migliori quando saranno adulti”, e sapete perché lo penso? Devo pensarlo. Lo credo. Lo credo perché lo desidero. Lo desidero perché li amo, ed è così che funziona l’amore.

Però, vedete, nel caso dell’odio, anche quando non trovavano alcuna colpa in Lui, continuavano a cercarla, perché odiavano. Se iniziate ad odiare qualcuno, inizierete a trovare difetti. Se iniziate ad amare, inizierete a coprire, è la differenza. L’amore è un rifugio di fiducia per coloro che sono dubitati da tutti gli altri, quindi l’amore crede. E non appena qualcuno vuole rimettersi in sesto, ecco che l’amore è espresso in Galati 6:1, l’amore è pronto a restaurare il fratello caduto.

Per darvi un’illustrazione dell’amore, pensate semplicemente a Gesù ed ai discepoli. Francamente, non erano un granché. Quelli più conosciuti nel Nuovo Testamento – Pietro, Giacomo e Giovanni – erano peccatori. Pietro era notoriamente debole nella fede, cadeva continuamente. Giacomo e Giovanni avevano un problema d’orgoglio ed una sorta di falsa spiritualità. Mandarono la madre a chiedere se potevano aver posti d’onore nel Regno. Ora, gli altri però, e non sappiamo praticamente nulla al riguardo, ma sappiamo che anche loro erano peccatori. Gesù avrebbe potuto grattarsi la testa e dire: “Padre, non so cosa dirti, ma sta faccenda non funzionerà mica, ho 12 perdenti. Se pensi che dovrei tornare in cielo e lasciar tutto nelle loro mani, son disposto a farlo ma non credo funzionerà”, però sapete, Gesù conosceva i peccati dei discepoli meglio di chiunque altro eppure credeva il meglio di ognuno di loro, non è vero?

E disse: “Possono farcela”. E diede loro l’incarico, li mandò nel mondo a compierlo e loro lo fecero. Sapete cosa penso? Tendo a pensare che potete tirar fuori il meglio dalle persone in cui credete di più. Egli credeva il meglio di loro e fondò il Suo piano intero su quella base, e loro lo portarono a compimento, e potreste dire: “Ma John, che succede se getti un mantello sul loro peccato e poi dici: ‘Ma credo che ci sia del buono lì, e l’amore è redentivo e si sistemerà tutto e torneranno, lo credo,’” e poi però non succede? E senti che la tua fede comincia a vacillare e dici: ‘Beh, pensavo che sarebbero tornati’”, magari avete detto proprio questo di quel figlio o figlia ribelle: “Beh, pensavo che sarebbe tornato, ma sono passati 15 anni”, o che dire di quel marito: “Pensavo che l’avrebbe fatto, ma, insomma, non so più, non so se ci credo ancora”, quindi cos’è che fa l’amore?

Il terzo elemento elencato nel versetto 7: “L’amore” – cosa? – “spera ogni cosa”. La speranza è la corda lunga, il filo lungo da cui non si scollegano mai, è lunga. E voi potete dire: “Finché la grazia di Dio è operativa, il fallimento umano non è mai definitivo”, e la cosa a cui ritorno sempre è la promessa: “C’è forse qualcosa che è troppo difficile per Dio?” Ripenso a qualche anno fa, ad alcune persone che abbiamo disciplinato nella chiesa, avevano situazioni molto peccaminose e se ne sono andati. C’era un grande desiderio nel mio cuore, per amore, di gettare un mantello sul loro peccato e non parlarne più né discuterlo, se non con chi pregava. E poi c’era un grande desiderio nel mio cuore di credere che qualcosa sarebbe cambiato, che sarebbero tornati, che sarebbero ritornati. L’ho creduto e creduto. E suppongo che forse in un paio di casi ora, la mia fede si sia un po’ affievolita, e sapete cosa faccio ora? Spero. Lo spero. Ed è come se fossero là fuori su una corda lunga, e ogni tanto quella corda tira il mio cuore e io prego per loro, ci spero. E continuo a sperare.

Vedete, l’amore è irrimediabilmente – ottimista. Non smette mai di sperare. Vi dite: “Dio è ancora Dio, può farlo, ed io devo sperare in questo”, l’amore si rifiuta di accettare il fallimento come finale. Dio non lo accettò da Israele, Gesù non lo accettò da Pietro, e Paolo non lo accettò dai Corinzi. “Non tollererò che il fallimento sia la fine”, e molte mogli amorevoli son rimaste aggrappate a loro marito solamente su quella corda della speranza. E molti genitori verso il proprio figlio, e molti amici verso altri amici, semplicemente aggrappati alla speranza. Quando tutta la vostra fede si annebbia, dovete aggrapparvi alla speranza. Ma sapete, cos’è che c’è di così sorprendente? Che a volte prendiamo le peggiori decisioni proprio in quel momento e pensiamo che siano le migliori. Non rinunciate alla speranza. L’amore non lo fa.

Voi potreste dire: “Beh, ho perso completamente la fiducia in loro, sono fuori strada, non c’è più speranza, rinuncio”, l’amore no.

È come andare in un villaggio ai piedi del Cervino in Svizzera e sentire la gente dire: “È il più bello – devi vedere il Cervino in giornata di sole”, e quando arrivate c’è la nebbia. E quindi vi sedete a terra e dite: “Bugiardi, non c’è nessun Cervino. Sono qui e non c’è”, e così nel momento più nebbioso pensate di poter prendere il giudizio più chiaro e limpido, però l’amore non si comporta così. Quando tutta la fede si oscura e si annebbia, l’amore si aggrappa comunque alla speranza. Quando il dubbio e la disperazione rubano la fede, l’amore ha ancora speranza. C’è un cane in un aeroporto di una grande città, ed è lì ormai da più di cinque anni. Qualcuno me ne ha parlato questa settimana. Il suo padrone e lui stavano viaggiando, andando da qualche parte, ed il padrone è salito sull’aereo senza di lui, ed è rimasto lì per oltre cinque anni, lì che lo aspetta nello stesso angolo. Le persone all’aeroporto gli danno acqua e cibo ogni giorno – e lui spera che se l’amore di un cane verso il suo padrone – qualunque tipo di amore esso sia – se l’attaccamento del cane al padrone può permettere quel tipo di speranza fedele, certamente l’amore potrebbe produrla in noi, se amassimo davvero. L’amore, vedete, non scappa, non abbandona, non fugge appena viene commesso il primo errore, il primo peccato. L’amore aspetta ed aspetta. E ci sono abbastanza promesse nella Bibbia per far funzionare la speranza.

Voi dite: “Ma John, se sopporti ogni cosa e credi ogni cosa e speri, e la corda si allunga sempre di più e sempre più lontano e stai semplicemente perdendo la speranza, allora cosa succede?” Va bene, allora l’ultimo punto, versetto 7: “L’amore sopporta ogni cosa”. Quando ha sopportato, ha creduto, ha sperato ed è ancora deluso, resta comunque. Perché il versetto successivo dice: “L’amore non” – cosa? – “verrà mai meno”, il che riassume tutto. Non muore mai, non può esser ucciso. Ora, il termine qui, “l’amore sopporta” al versetto 7, il quindicesimo nella lista, è un termine militare, e si riferisce all’essere posizionati in mezzo alla battaglia, in una situazione molto violenta. Non significa che l’amore può gestire piccoli fastidi, no, no... Significa che l’amore rimane lì contro un’opposizione incredibile eppure, continua ad amare.

È Stefano che giace a terra mentre la sua vita viene schiacciata dalle pietre e dice: “Padre, non imputar loro questo peccato”, voleva gettare un mantello sui peccati del suo popolo. Credeva, sperava, perciò predicava con la convinzione che alcuni avrebbero ascoltato, e sperava che sarebbero venuti a Cristo. E quando la fede era finita e la speranza era terminata, tutto quello che gli rimase era la persistenza e la schiacciarono, e mentre gli stavano togliendo la vita, egli si ritrovava lì, pronto a sopportare la cosa, perchè li amava, e quindi disse: “Non imputar loro questo peccato, Padre”.

Proprio come Gesù, Gesù sulla croce, che sopporta, getta un mantello sui loro peccati, crede, sapendo che là fuori c’erano coloro che avrebbero creduto ed alla fine continuò a sopportare seppur c’erano coloro che gli sputavano addosso quando lui disse: “Padre” – cosa? – “perdonali”, vedete, l’amore non muore mai. Non si può uccidere. Non fallisce mai. Anche quando l’amore per quel figlio ribelle durò anno dopo anno dopo anno e restituì odio, amarezza e rifiuto, non smetter mai di amare; sopporta. Questo è il crescendo dell’amore. L’amore sopporta tutte le ferite ed i dolori – che è ciò che Paolo ha detto in questo versetto – e sopporta i peccati e le delusioni. E li copre tutti con una coperta di silenzio, e poi prova compassione, poi ha empatia redentiva e sopporta persino il dolore, se riesce; e dopo aver sopportato, crede. L’amore continua a credere il meglio, il meglio assoluto. Non è mai cinico e non è mai sospettoso, nonostante il modo in cui è stato ferito.

E quando la fiducia dell’amore viene tradita, allora l’amore si volge alla speranza, perché Dio è comunque Dio e continua a regnare e può fare qualsiasi cosa. Ed anche quando la speranza si affievolisce e sembra perduta, l’amore sopporta. Sopporta anche il dolore profondo che sembra così definitivo con una fiducia trionfante che il Dio che dà la pace ai Suoi figli rimane comunque sul trono. Vedete, l’amore non è mai sopraffatto. Tiene troppo per rinunciare e così morirà prendendosi cura, morirà ricevendo sputi e dirà comunque: “Perdonali”, questo è amore.

Ma tragicamente, nella chiesa di Corinto, non c’era amore. Erano come la chiesa di cui parlò Reinhold Niebuhr quando disse che la chiesa era come l’arca di Noè. Se non fosse per la tempesta di fuori, non potremmo sopportare la puzza all’interno, e così era anche per i Corinzi, ma non è quello che Dio li voleva. Egli vuole che siamo caratterizzati dall’amore, vuole che la chiesa sia una comunità d’amore. Vuole vedere queste cose in azione.

Bene, voi potreste dire: “John, ora so che l’amore è importante. È importante per il fatto che porta completezza spirituale e completezza fisica. È importante perché è una caratteristica del nostro Signore Gesù Cristo e noi dobbiamo manifestarlo. Ed ora vedo cos’è, vedo cosa fa e come si comporta, ma come posso io farlo funzionare nella mia vita? Voglio dire, come posso cominciare a vederlo nella mia vita?” Lasciate che vi dia cinque cose, e concluderò con questo – e mi limiterò ad elencarle, ora queste sono le cinque chiavi per poter amare. Ora, se mettete in moto queste cose qui, sperimenterete questo tipo d’amore.

Numero uno, riconoscete che è un comandamento. Riconoscete che è un comandamento. Riconoscete che amare è comandato, che non è qualcosa che si può scegliere, che non è un’opzione. Riconoscete che vi è stato comandato da Dio il fatto che dobbiate amare. Quindi non stiamo parlando di qualcosa di capriccioso, ma di qualcosa di assoluto. Romani 13 dall’ 8 al 10, è un assoluto, vi è comandato d’amare; in secondo luogo, riconoscete il fatto che avete già il potere. Riconoscete il fatto che avete già il potere, Romani 5:5, “L’amore di Cristo è stato sparso nei vostri cuori”, non è solo un comandamento, ma è un comandamento possibile perché già avete il potere.

Terzo, riconoscete che è la norma. Riconoscete che questa è solamente l’attività cristiana normale, di base, fondamentale. 1 Giovanni capitolo 4 dal 7 al 10, ci dice che Dio è amore e così dobbiamo esserlo anche noi. È la norma. Quindi riconoscete che è comandato, è possibile, ed è normale. Quarto, riconoscete che è l’opera dello Spirito. Così che non cercate di generarlo artificialmente in forma prefabbricata, Galati 5:22, “Il frutto dello Spirito è amore”, quindi riconoscete che è l’opera dello Spirito.

Ora, quando arrivate veramente al punto essenziale ed avete riconosciuto che è un comandamento, che avete preso un impegno, “va bene Signore, so che è un comando”... e magari oggi vi mettete in ginocchio ad un certo punto e dite: “Dio, mi impegno ad amare”. Secondo: “Dio, riconosco che sono in grado di amare”. “Dio, riconosco che è normale amare”, e “Dio, riconosco che sono capace di amare normalmente per adempiere ai tuoi comandamenti solamente nell’energia dello Spirito”. E poi il quinto: pratica. Tutto qui. Pratica. Lo sapevate che perfino Gesù imparò l’ubbidienza, dice la Bibbia? Praticate. Iniziate a casa vostra, mettete in pratica tutte queste 15 caratteristiche, ed il mondo ci guarderà e dirà ciò che Dio vuole che dicano: “Oh, come si amano l’un l’altro”, e quello esalterà Cristo, preghiamo.

Padre, ti ringraziamo di nuovo questa mattina per averci amati. E preghiamo che possiamo amarci l’un l’altro allo stesso modo in cui Tu ci hai amati. Se c’è qualcuno qui che non ha sperimentato il Tuo amore perché non conosce il Figlio, possa questo essere il giorno in cui verrà a conoscerLo. Se ci sono cristiani qui presenti che non amano come dovrebbero amare, possa essere questo il momento in cui si impegnano ad amare, perché sono capaci, perché è normale, nell’energia dello Spirito. Possano cominciare oggi a praticarlo, e possano tutti gli altri tra noi continuare a farlo ogni giorno, affinché possiamo conoscere la pienezza della benedizione, affinché possiamo conoscere la vittoria sul peccato, perché amare significa escludere il peccato, e vivere così da poter dare gloria a Te. E ti ringrazieremo per il nostro tempo insieme oggi, nel nome di Cristo, che amiamo, che ci ama, e per il quale ci amiamo gli uni gli altri. Amen.

FINE

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