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1 Corinzi capitolo 13. Torniamo a quel capitolo meraviglioso nello studio delle qualità dell’amore. Noi tutti siamo stati veramente benedetti da questo studio, io in modo particolare sono stato benedetto, e so che molti di voi hanno condiviso la vostra benedizione per quanto riguarda questo capitolo. E son certo che questa mattina continuerà, spero, nel mentre guarderemo di nuovo dal versetto 4 al 7, seppur non lo finiremo tutto ma faremo qualche passo in più da dove siamo rimasti l’ultima volta.

Il capitolo 13 di 1 Corinzi è un ritratto dell’amore, e ne emerge come un ritratto di Gesù Cristo perché Egli è amore. Ed ho riflettuto sul fatto che qui c’è un ritratto di Cristo, e l’unica cosa che Gesù Cristo desidera è che la Sua chiesa sia un gran numero di ristampe. Gli piacerebbe riprodurre il Suo ritratto in noi stessi, e quindi nel mentre stiamo guardando al capitolo 13, ed in modo particolare i versetti dal 4 al 7, che trattano delle qualità dell’amore, e nel mentre in esso vedremo il ritratto di Cristo, Egli sta di fatto guardando a noi, per vedere se quel ritratto è di fatto ristampato e riprodotto in noi.

Ora, quello che sta facendo qui, l’apostolo Paolo, è indicare ai Corinzi cos’è l’amore. E come abbiamo visto l’ultima volta, l’amore è qualcosa che non si può definire filosoficamente, è qualcosa che non si può descrivere ideologicamente, è qualcosa che si può solo descrivere nella sua funzione. Non si definisce l’amore, lo si descrive in azione. E così tutti questi, dal versetto 4 al 7, sono verbi che descrivono com’è che l’amore agisce piuttosto che usando degli aggettivi che lo descrivono in termini di definizione. E qui Paolo ci sta dando quella che dev’essere, biblicamente, la descrizione più grande, più estesa e più ampia dell’amore che sia mai stata scritta per ispirazione dello Spirito Santo. È tremendamente ed intensamente pratica. E anche se è un ritratto di Gesù Cristo, il che gli conferisce una caratteristica più elevata, allo stesso tempo è una presentazione concreta di quello che Cristo vuole riprodurre in noi nella vita quotidiana.

Ora, abbiamo anche compreso – giusto come pensiero preliminare – abbiamo compreso che Paolo sta presentando un ritratto dell’amore in contrasto con il comportamento dei Corinzi del tempo. Perchè essi erano l’opposto di tutto questo e quindi avevano bisogno di sentirsi dire cos’è l’amore perché non cel’avevano e quindi tutto ciò è presentato in opposizione a ciò che erano – e, temo, che sia così anche per quanto riguarda noi stessi, molto spesso. E quindi che Paolo sta dicendo è questo: “L’amore è molto paziente” – iniziando dal versetto 4 – dice che soffre a lungo, ma ciò che sta dicendo è che l’amore è molto paziente ma noi siamo per lo più impazienti.

E poi dice: “L’amore è molto gentile”, ma noi siamo frequentemente scortesi. “L’amore non conosce gelosia”, e lo dice sullo sfondo del fatto che dobbiamo, in un certo senso, ammettere che molto spesso siamo gelosi. “L’amore non si mette in mostra”, ma noi siamo orgogliosi. “L’amore non è mai scortese”, ma noi siamo spesso scortesi e maleducati. “L’amore non è mai egoista”, ma noi per lo più siamo egocentrici. “L’amore non si irrita mai”, ma noi molto spesso siamo di cattivo umore. “L’amore non è mai rancoroso”, ma noi sembriamo cercare offese, torti e ne prendiamo nota. “L’amore non gioisce mai quando qualcun altro sbaglia”, ma spesso proviamo una gioia per segreta il fallimento altrui. “L’amore si rallegra della bontà ed è sempre lento a esporre e desideroso di credere il meglio”, ma noi spesso siamo pronti a giudicare. Quindi, questo, di fatto è spesso l’approccio che sta prendendo. Sta dando tutti i positivi dell’amore contro i negativi dell’assemblea dei Corinzi, ed i Corinzi non sono meglio di noi nella carne, e quindi spesso, vedremo proprio queste cose nella nostra carne.

Quando l’uomo fu creato, fu creato a immagine di Dio, e l’amore era suo per possesso. E tutte queste caratteristiche gli appartenevano. Ma quando la caduta venne, tutto fu perso. Quando l’immagine di Dio fu deturpata, l’amore fu deturpato e così l’uomo è senza amore. L’uomo non rigenerato è senza amore e l’uomo cristiano, che funziona nella carne, è senza amore. E così Paolo dettaglia cosa deve essere l’amore. E come abbiamo visto nella seconda sezione del capitolo, che abbiamo chiamato, “Le perfezioni dell’amore”, dal versetto 4 al 7, abbiamo detto che ci sono 15 qualità dell’amore in azione ed abbiamo cominciato a guardarle. Paolo ha discusso nei primi tre versetti della “Prominenza dell’amore”, ed ora discute le “Perfezioni dell’amore”, ed elenca queste 15 qualità dell’amore che sono molto pratiche, molto semplici, molto dirette, e molto necessarie per il credente.

Ora, l’ultima volta abbiamo considerato le prime tre, vi ricordate? Versetto 4: “L’amore è paziente”. E vi abbiamo detto che letteralmente significa che l’amore è paziente con le persone. Non ha uno spirito di ritorsione. È assolutamente e totalmente perdonante. In secondo luogo, abbiamo ricordato che l’amore è benevolo ed abbiamo affermato che la parola letterale lì è “utile”. L’amore è utile. In altre parole, l’amore usa se stesso per aiutare il prossimo, e quella è la gentilezza. In terzo luogo, abbiamo appreso che l’amore non è invidioso, l’amore non invidia. L’invidia, abbiamo detto, si manifesta in due modi: Superficialmente, ovvero, desidera di aver quello che ha qualcun altro; e più profondamente, nel fatto che desidera che l’altra persona non abbia quello che ha. Deriva letteralmente da una parola che significa “bollire” ed è il bollore interiore che nasce quando vuoi ciò che altri hanno al punto da desiderare che nemmeno loro cel’abbiano.

Ed ora arriviamo, in quarto luogo, alla prossima delle qualità dell’amore ed a quella con cui vogliamo iniziare questa mattina: “L’amore non si vanta”. Dice: “L’amore non si vanta”. L’amore non è vanaglorioso, che forse è un po’ più semplice da capire. E notereste che è seguito da un’altra affermazione, “non si gonfia”. Ora, queste potrebbero sembrar sinonimi o paralleli, ma non lo sono, son diversi. La prima affermazione rappresenta la verbalizzazione dell’orgoglio, il parlar stesso dell’orgoglio, l’azione dell’orgoglio. La seconda, l’atteggiamento dell’orgoglio, la presunzione che si trova all’interno. La parola che ci dice che l’amore non si vanta deriva letteralmente da una parola che indica una radice che significa “sacco di vento”. Ora la parola è questa – questo è il verbalizzare la cosa, un sacco di vento, aria calda che esce dalla bocca dell’orgoglioso, del presuntuoso.

E per inciso, è una parola unica in quanto viene usata solo in questo versetto in tutto il Nuovo Testamento. L’amore non è un sacco di vento. L’amore non spara sempre dalla bocca per gonfiare le sue realizzazioni. L’amore non parla arrogantemente, con chiacchiere infondate, progettate per farmi apparire meglio di voi. è un problema anche per me. E questo tipo di problema del... Sapete, essere un millantatore – e tutti noi abbiamo sofferto di questo... in un modo o nell’altro; voglio dire, non sto parlando solo da un contesto biblico, l’ho vissuto nella mia stessa vita e l’orgoglio volersi vantare, son certo che mi è di tentazione forse anche di più di quanto lo sia per altre persone. E quindi quello che vi sto dicendo nasce proprio più dal di dentro che dalla Scrittura, ma vantarsi è in realtà uno sforzo per far sentir male le altre persone per qualcosa che voi siete o avete, per cui, in questo senso, è l’opposto dell’invidia. Notate nel versetto 4 che dice: “L’amore non invidia”, poi lo capovolge e dice che l’amore non si vanta. L’invidia è voler qualcosa che altri hanno ed il vanto è far desiderare ad altri ciò che tu hai.

Ora, sapete come funziona, no? Qualcuno sta raccontando una storia meravigliosa di una qualche realizzazione e voi state ascoltando e morendo dalla voglia così che potete dire: “Beh, se pensate che quello sia qualcosa, lasciate che vi racconti cosa ho fatto io”, e via che partite... Ed una terza persona interviene ed a quel punto non v’interessa più la cosa... ma l’idea del vantarsi è quella di far si che l’altra persona pensi che voi siate superiori di lui; e credetemi questo è l’opposto dell’amore, perchè l’amore dice: “Voglio che tu ti senta superiore, son disposto a prender il ruolo di servo qui”... l’amore non si vanta mai. L’amore non suona mai la propria tromba. E diciamolo chiaramente, a nessuno piacciono davvero persone così, perché sono persone senza amore. Sapete, quando avete qualcuno così intorno a voi, non volete avere comunione con lui, volete andarvene – o vorreste che lo facesse lui.

Sapete, il problema dei Corinzi a questo punto era che erano un gruppo di esibizionisti spirituali... è proprio così! Erano totalmente irrispettosi gli uni degli altri; cercavano costantemente l’attenzione pubblica, ognuno lottava per il comando. Non c’erano nemmeno – per quanto ne sappiamo, non c’è nemmeno una menzione in tutta la lettera ai Corinzi di un anziano. Non avevano nemmeno dei leader. Per quanto ne sappiamo, nessuno aveva responsabilità. Paolo alla fine dice: “Volete dire ai profeti di fare qualcosa al riguardo?” Non sappiamo nemmeno che tipo di organizzazione avessero, ma era un caos totale. Lasciate che vi mostri 14:26 di 1 Corinzi, “Com’è dunque”, dice, “quando vi radunate, com’è che, quando vi radunate, ognuno ha un salmo, ognuno ha una dottrina, ognuno ha una lingua, ognuno ha una rivelazione, ognuno ha un’interpretazione?” Che tipo di caos è mai questo?

Se questa mattina tutti coloro che hanno il dono dell’insegnamento, improvvisamente, tutti voi cominciaste a insegnare, vi alzaste in piedi, “Ho alcuni punti che vorrei condividere”, “Beh, ho un punto che vorrei presentare”, e poi alcuni decidessero di cantare un assolo, ci fossero quattro o cinque assoli, qualcuno iniziasse in estatico borbottio, alcune persone gridassero interpretazioni verso quelli che parlano in borbottii – ecco, quello sarebbe tipico di un’assemblea corinzia. E un non credente entrerebbe e penserebbe che sono veramente pazzi – ed avrebbe ragione.

Sapete, abbiamo un problema nella chiesa perché ci sono troppe persone che vogliono fare troppe cose. Il Dr. Criswell ebbe una grande idea, disse che aveva così tante persone nella sua chiesa che volevano cantare assoli che c’erano solo due modi per poter accomodare tutti: farli cantare tutti insieme contemporaneamente, oppure, disse, quello che decisero di fare fu che due volte all’anno avrebbero organizzato una serata di testimonianze e tutti quelli che volevano cantare si potevano metter in fila e per un’intera domenica sera li avrebbe fatti passare uno dopo l’altro, ed ognuno poteva cantare una strofa di quello che volevano ed avrebbero continuato per la giornata... E disse, così facendo, tutti potevano farlo in una sola domenica sera.

Ma nella chiesa di Corinto, era un caso intero del fatto che tutti volevano esibirsi, spiritualmente parlando, e tutti volevano fare la loro parte. E così c’era vanto, una continua lotta per l’attenzione pubblica. Ebbene, sapete, il vantarsi è veramente orientato a ferire il prossimo. Non so se ci avete mai pensato, però se ci pensate su, è proprio così. È fatto per ferire, esiste per farvi risaltare e far sembrare il prossimo inferiori, ed è molto facile farlo. Sapete, voi – io sono tentato a volte e devo stare molto attento a questo perché è molto facile, quando mi ritrovo a parlare con certe persone, e specialmente se sono pastori, sapete, cari uomini di Dio che stanno servendo fedelmente il Signore, e qualcuno arriva come me o qualcun altro a cui Dio ha dato il privilegio molto raro di poter presiedere una chiesa che è molto grande e molto complessa con molti ministeri, e queste povere persone si sentono già, in qualche modo, come se fossero dei fallimenti perchè oggi c’è così tanta propaganda che dice che se non è grande, non è buono. E non c’è una bugia più grande al mondo di questa, voglio dire, se è... sapete cosa prova il successo? Il successo – punto. Nient’altro.

Ci sono cose empie che sono grandi, sapete, diciamo: “Oh, 4.000 persone nella chiesa”. “Sì, beh, ieri ero al Colosseo e c’erano 92.000 persone che guardavano altra gente correre dietro ad un pezzo di maiale”, grande non significa niente. Non significa assolutamente nulla. Ma è molto facile, a volte, quando ci si ritrova in una posizione del genere, aver questa tentazione di far sentire gli altri inferiori. E tutti noi abbiamo un punto nella nostra vita nel quale possiamo farlo perchè quasi tutti hanno almeno una cosa che fanno piuttosto bene, qualunque essa sia, una volta che la trovate potete farlo sapere a tutti. E sapete cosa succede? Non è altro che cieco egocentrismo. È il desiderio di farsi invidiare. È un peccato perché è la cosa sbagliata da fare, ed è un doppio peccato perché porta gelosia ed anche quello è un peccato, portar il fratello ad inciampare.

Non c’è posto per il vantarsi. Mi ricordo quando ero al mio primo anno di seminario e stavo cercando di orientare la mia vita e m’imbattei in un libro di Trumbull su alcuni principi dell’evangelismo e disse – e non me lo dimenticherò mai, l’ho solo letto una volta ma mi è rimasto impresso per tutti questi anni, ma in quel libro disse: “Feci un voto a Dio che cambiò la mia vita”, e così volli sapere quale fosse, quindi continuai a leggere e disse: “Questo fu il voto”, disse: “Dio, se mi darai la forza, ogni volta che avrò l’opportunità di presentare l’argomento di una conversazione, sarà sempre Gesù Cristo”, “Dio, se mi darai la forza, ogni volta che avrò l’opportunità di introdurre l’argomento di una conversazione, sarà sempre Gesù Cristo”.

Ascoltate, quando voi ed io apriamo la bocca, chi dovrebbe uscire? Gesù Cristo, non noi. Imparate a farlo e quello vi porterà sempre più lontano dal parlare di voi stessi. Sapete, si sentono spesso persone – io sento persone anche tra pastori – ed oratori radiofonici e personalità televisive e così via... cristiani! Che non fanno altro che parlare di se stessi e di ciò che loro hanno fatto e di ciò che loro hanno realizzato. E questo è molto intimidatorio.

C.S. Lewis disse, e credo avesse ragione, disse: “Questo è il male supremo. Questo è il peccato più grande, è il vizio essenziale, il vizio al centro stesso dell’uomo”, e non dovrebbe esserci posto per esso. E sapete, se guardaste al modello di Gesù Cristo, se qualcuno aveva qualcosa di cui vantarsi, era Lui, ma non lo fece mai, non lo fece mai. È incredibile se studiate il Vangelo di Giovanni, nel libro che presenta la Sua divinità, quante volte si ritira e quasi rinnega ogni cosa. Ascoltate a quello che dice, in Giovanni 12:49: “Poiché io non ho parlato da me stesso”, ora, ascoltatemi, quanti tra noi potrebbero dire una cosa simile? Quanti di noi potrebbero arrivare alla fine di una giornata intera e dire: “Dio, non ho parlato di me stesso”? Dovrebbe essere così. Dovrebbe essere così. In realtà non c’è molto da dire, francamente, solo l’amore può salvarci dal mettere in mostra la nostra conoscenza o dal mettere in mostra la nostra abilità o la nostra istruzione o i nostri doni o noi stessi, in modo tale da risultar esser degli stolti, quando in realtà viene a galla il fatto che non siamo niente, che non siamo niente.

Ora, dietro al vantarsi – notate di nuovo il versetto 4 – alle spalle del vantarsi c’è la radice. L’amore non si vanta, non si gonfia. L’amore non è presuntuoso. Vi ho detto l’ultima volta che vi avevo ricordato del Mascagni, il grande compositore che scrisse l’opera e la dedicò a se stesso, ebbene, mi son annotato quale fosse la dedica che scrisse nell’opera e disse questo: “A me stesso, con distinta stima ed inalterabile soddisfazione”, ve lo dico questo è un commentario sulla miseria dell’anima dell’uomo. Vedete, qui si va più in profondità della bocca, c’è il vanto, l’aria calda, il parlare a vanvera e poi c’è la presunzione profonda. E quando Paolo disse ai Corinzi: “L’amore non si gonfia”, stava davvero dicendo loro che non avevano amore perché, credetemi, erano gonfi di orgoglio.

Ragazzi, si vedevano come dei luminari spirituali. Erano arrivati! Ed è così facile assumere quell’atteggiamento. La pensavano così per quanto riguardava la loro dottrina, pensavano di avere tutte le risposte. Al capitolo 4 versetto – penso sia il 18, dice: “E voi siete gonfi e pensate che io non verrò da voi”. “Beh, ma perché mai Paolo dovrebbe venire, abbiamo già tutto? Sappiamo tutto. Non ha nulla da dirci. Abbiamo avuto Paolo ed abbiamo avuto Apollo ed abbiamo avuto Cefa e tutti questi insegnanti, e che ci serve ancora? Non verrà mai da queste parti”.

Erano gonfi del loro sapere e del loro presunto stato spirituale. Ascoltate al capitolo 4 versetto 6: “Ora, fratelli, ho applicato queste cose, per esempio, a me stesso e ad Apollo per amore vostro” – in altre parole, “Sto usando me ed Apollo come illustrazione” – “affinché impariate in noi – come illustrazioni – a non oltrepassare ciò che è scritto, e che nessuno di voi si insuperbisca a favore dell’uno contro l’altro”. Sta dicendo: “Fareste meglio a darvi una valutazione biblica e non andare oltre ed è meglio che smettiate di gonfiarvi”. In qualunque modo potessero gonfiarsi, spiritualmente, intellettualmente, fisicamente, in qualunque modo... Al versetto 7, dice: “Chi vi distingue dagli altri?” Chi? Dio? “E che cos’avete che non vi è stato dato? E se l’avete ricevuto, perchè vi vantate come se non l’avesse ricevuto?” “Ma nonostante il fatto che non avete nulla di cui vantarvi, nonostante il fatto che avete ricevuto tutto come dono da Dio, nonostante il fatto che è Dio a farvi diversi, continuate a pensare qualcosa di più di voi stessi di quanto dovreste”, e poi al versetto 8 diventa più sarcastico e dice: “Ora siete sazi, ora siete ricchi, avete regnato come re senza di noi”, ah, non siete forse qualcosa? Roba da fuoriclasse.

Vedete, è sarcastico, però poi dice: “Magari regnaste veramente! Magari fosse vero”. E poi dice: “Infatti, penso che Dio abbia posto noi apostoli per ultimi”, e diventa ancora più sarcastico, dice: “Noi siamo gli ultimi e voi siete i grandi”. Versetto 10: “Noi siamo gli stolti e voi i saggi. Noi siamo i deboli e voi i forti, voi siete onorati e noi disprezzati”, erano lì che si vantavano del loro presunto stato spirituale e la verità dei fatti era che si trovavano in una grossa, grossa carnalità. Guardate al capitolo 5 versetto 1, “Si ode dappertutto” – era conoscenza comune – “che c’è, tra voi, porneia”, da cui ricaviamo la parola pornografia, indicativa del peccato sessuale, “Comunemente vi è peccato sessuale tra voi, e di tipo tale che non si trova neanche tra i pagani: che uno ha la moglie di suo padre” – incesto. E qual è il vostro atteggiamento verso di questa? Versetto 2: “E voi siete” – cosa? – “gonfi”. “Siete persino orgogliosi delle vostre imprese sessuali”, i Corinzi macho.

Guardate al capitolo 8 versetto 1, “Ora, quanto alle cose sacrificate agli idoli”, sappiamo – sappiamo tutti di avere conoscenza, tutti comprendiamo la realtà sulla carne offerta agli idoli, ma la conoscenza gonfia; l’amore edifica”. Erano gonfi della loro conoscenza biblica. Erano gonfi delle loro imprese sessuali. Erano gonfi del loro presunto stato spirituale. Erano gonfi per i certi insegnanti che seguivano. Erano egocentrici e presuntuosi riguardo ai doni spirituali che avevano, e li usavano per dominare e imporsi sugli altri, e avevano quest’arroganza interiore che generava la bocca piena d’aria calda. E c’era un’intera congregazione di persone così. L’amore non si gonfia. Sapete perché? Perché la presunzione dice: “Sono meglio di te”, e l’amore dice l’opposto, non è vero? La presunzione dice: “Voglio che tutti conoscano tutto di me”, e l’amore dice: “Vorrei poter conoscere tutto di te”.

William Carey fu uno dei più grandi missionari che siano mai vissuti. Fu uno dei più grandi linguisti che il mondo abbia mai conosciuto, cristiano o non cristiano. William Carey tradusse parti della Bibbia in non meno di 34 lingue diverse. E William Carey iniziò la sua vita come un calzolaio, un riparatore di scarpe. Quando arrivò in India come missionario, fu immediatamente disprezzato da tutti perché l’India, per secoli, era stata chiusa in un sistema di caste molto, molto rigido. E non ricevette assolutamente alcun rispetto. Una volta, ad una cena, un presuntuoso che si trovava lì presente – e sento dire che spesso succede a certe cene – ma a quella cena particolare c’era un presuntuoso, ed aveva l’intenzione di umiliarlo a causa della sua bassa condizione sociale. E quindi, affinché tutti potessero sentire, disse: “Suppongo, signor Carey, che un tempo ha lavorato come calzolaio?” “Oh no, vostra signoria”, disse William Carey, “non come calzolaio, solo come un riparatore di scarpe”, non volle nemmeno dire che faceva le scarpe, disse che si limitava a ripararle. Qualcuno disse che i camion vuoti fanno più rumore.

I Proverbi ci dicono – e non voglio nemmeno entrar troppo in questa discussione, ma i Proverbi ci dicono tantissimo sull’orgoglio, sul vantarsi e tutto il resto; ma lasciate che vi legga alcune delle cose che troviamo nei Proverbi. Non c’è bisogno che mi seguiate... Proverbi 8:13 dice: “Il timore del Signore è odiare il male, l’orgoglio e l’arroganza”, perché quello è quello che odia il Signore. Proverbi 11:2, “Quando viene l’orgoglio, viene l’infamia”. Capitolo 13 versetto 10: “Solo dall’orgoglio viene la contesa”, mamma se è proprio così? Tutto quello che l’orgoglio fa è generare contese. Tutto ciò che fa è iniziare litigi, è tutto ciò che fa. L’umiltà non ha mai dato inizio ad un litigio. Le persone umili non hanno nulla per cui litigare, danno... Le persone orgogliose litigano, iniziano contese. Proverbi 16:18, “L’orgoglio precede la rovina e lo spirito altero precede la caduta”, e questo ci fa notare che le persone orgogliose sono sempre le più ignoranti di tutte, perché nel loro orgoglio e nel loro compiacimento non comprendono ciò che le attende. Ed in Proverbi 29:23, ci viene detto che “L’orgoglio dell’uomo lo abbassa”, “l’orgoglio dell’uomo lo abbasserà”.

Sapete, l’amore non è presuntuoso; l’amore è generoso, giusto? Giovanni Battista arrivò, e lui era l’eroe, era il grande profeta, era lì nel deserto, e le moltitudini andavano da lui giorno dopo giorno, una quantità enorme di persone, ed un giorno si alzò, guardò a Gesù Cristo e disse: “Egli deve crescere e” – cosa? – “io diminuire”, “Prima vi dimenticate di Giovanni Battista, meglio è per me”.

Ora, cos’è che vedete in tutto questo? Vedete questo: che l’amore è l’unica speranza per i Corinzi. Ed è di fatto la nostra unica speranza. Un amore che è superiore all’eloquenza, alla comprensione spirituale, alla conoscenza, alla fede, alla carità ed al martirio; l’amore che è paziente e benigno. L’amore è l’unica forza nel mondo che può salvarci dalla stupida arroganza del vanto e dal lasciarci andare al sarcasmo dell’invidia, l’amore non è mai geloso, dice Paolo, e l’amore non si mette mai in mostra.

Ed in sesto luogo, passiamo all’altra, “l’amore non si comporta in modo sconveniente”, “l’amore non si comporta in modo sconveniente”. E questa è una cosa così pratica. Il verbo qui significa “comportarsi in maniera indecorosa”, brutte maniere, maleducazione. E potreste dire: “Beh, ma sembra un po’ una cosetta da nulla, no? Vuoi forse dirci che tutto questo è collegato all’agape, il grande concetto dell’amor divino?” Sì. Ascoltatemi: brutte maniere e maleducazione comunicano questo: “Non ti amo perché non m’interessa minimamente cosa ti disturba. Farò ciò che voglio, che ti piaccia o no”.

Quando ero un bambino piccolo, mia madre mi diceva sempre – me lo diceva sempre – “Non fare rumore mentre bevi la minestra”. Ed io pensavo: “Ma a chi importa se faccio rumore quando bevo la minestra?” E poi, una volta, mangiai con qualcuno che faceva rumore mentre beveva la minestra. Non riuscì nemmeno a godermi la mia zuppa... mentre la beveva così, e lì mi resi conto che non fare rumore con la minestra non aveva nulla a che fare con il tener puliti i miei vestiti, ma aveva a che fare con quanto gli altri potevano godersi il tempo a tavola. Perché vedete, è una piccola cosa che dice: “Ascolta, la tua felicità conta per me, quindi voglio fare ciò che ti rende felice”.

Sapete, conoscevo una coppia che si sposò ed ottennero un annullamento sulla base del fatto che lui era maleducato con sua moglie? Ed era la cosa più strana che avevo mai sentito. Sapete cosa? Andò in tribunale ed affermò che – e questo è un po’ volgare da dire, ma devo dirvelo – andò a dire che lui ruttava continuamente. E potreste dire: “È forse uno scherzo”. Non è uno scherzo, le conoscevo! Ed il giudice disse, in sostanza, il giudice concesse l’annullamento sulla base del fatto che era evidente che l’uomo non amava la donna, altrimenti sarebbe stato più rispettoso verso di lei invece di ruttare ogni volta. E lei ottenne quell’annullamento. Ora, per alcuni di voi che stanno cercando una via d’uscita, eccola qui, iniziate a ruttare.

E l’idea qui è questa: che egli ha un comportamento indisciplinato. È una persona, un uomo o una donna, che non ha la capacità di disciplinare il proprio comportamento tenendo conto del prossimo... non è altro che maleducato, fuori luogo, prepotente e totalmente egocentrico. E questa – non potrebbe essere una definizione migliore dei Corinzi. Erano così maleducati, per esempio, che arrivavano al banchetto e si mangiavano tutto il cibo prima che arrivassero gli altri, esageravano. Erano come maiali con il mangiare ed il loro comportamento alla Cena del Signore era così brutto che si ubriacavano, continuavano a bere dal calice. Le donne avevano oltrepassato i limiti della decenza femminile davanti a Dio si toglievano il velo ed usurpavano il ruolo dell’uomo nella chiesa, e quindi dice: “Non vi state comportando in modo decoroso”, ed il comportamento indisciplinato e maleducato dei glossolali corinzi era arrivato al punto da essere l’antitesi dell’amore. Tutti urlavano, tutti parlavano, tutti che cercavano di mettersi in mostra e nessuno considerava il prossimo e quando fate una cosa del genere, non dimostrate l’amore. L’amore non si comporta mai in modo sconveniente, perché l’amore è sempre perso nel considerare com’è che una certa cosa possa influenzare qualcun altro.

Il nostro caro Signore fu così straordinario nell’incarnare questa virtù, voglio solo ricordarvi di un episodio della Sua vita, guardate a Luca 7. È un episodio bellissimo ed è una situazione in cui il Signore ha protetto una donna dalla maleducazione, Luca 7:36: “Uno dei Farisei Lo pregò di mangiare con lui”, un Fariseo di nome Simone invitò Gesù a cena a casa sua, e c’erano altre persone lì, e così andò, “Entrò nella casa del Fariseo e si mise a tavola. Ed ecco una donna della città venne, ed era una peccatrice” – senza dubbio una prostituta – “quando seppe che Gesù stava mangiando nella casa del Fariseo, portò un vaso di alabastro pieno di olio”, che sarebbe stato estremamente costoso, “Entrò nella casa dove stava mangiando”, il che deve aver imposto una situazione piuttosto interessante, “e si mise ai Suoi piedi, dietro di lui, piangendo, e cominciò a lavargli i piedi con le sue lacrime e li asciugava con i capelli del suo capo, e gli baciava i piedi e li ungeva con l’olio”, mamma, una scena bellissima, non è vero?

C’era lì una prostituta, che piangeva, gli asciugava i piedi e li ungeva con l’olio... “Ora, quando il Fariseo che L’aveva invitato vide la scena, disse dentro di sé”, ebbe una sorta di conversazione mentale, un piccolo soliloquio, e disse: “Quest’uomo, se fosse stato un profeta” – non aveva ancora formulato la sua convinzione sull’identità di Cristo, ma disse: “se lo fosse stato, avrebbe saputo che sorta di donna è colei che Lo tocca, una peccatrice!” Ora, se quest’uomo fosse stato autentico, non starebbe accadendo, “E Gesù, rispondendo, gli disse” – non è interessante? Non aveva nemmeno aperto la bocca e Gesù rispose al suo pensiero, “‘Simone, ho qualcosa da dirti’, ed egli disse, ‘Maestro, dì pure’”, ipocrita... Non aveva nemmeno ancora deciso se fosse il Maestro o meno.

“Disse: ‘Un creditore aveva due debitori; l’uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. E non avendo essi di che pagare, condonò il debito a entrambi. Dimmi dunque: chi di loro l’amerà di più?’ Simone rispose e disse: ‘Suppongo colui al quale egli ha condonato di più’. Ed Egli gli disse: ‘Hai giudicato rettamente’. E volgendosi verso la donna, disse a Simone” – indicando la donna, disse a Simone – “‘Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non Mi hai dato dell’acqua per i mei piedi, ma lei Mi ha lavato i piedi con le sue lacrime e li ha asciugati con i capelli del suo capo. Tu non Mi hai baciato ma lei, da quando è entrata non ha cessato di baciarmi i piedi. Il Mio capo con olio tu non l’hai unto, ma lei ha unto i Miei piedi con olio pregiato. Perciò ti dico: i suoi peccati, che sono molti, sono perdonati, perché ha amato molto; ma colui al quale poco è perdonato, ama poco”.

E mamma se c’è qualcosa di sarcastico in quella risposta ah? “a lei disse: ‘I tuoi peccati ti sono perdonati’. E quelli che erano a tavola con Lui cominciarono a dire tra loro: ‘Chi è costui che perdona anche i peccati?’ Ed Egli disse alla donna: ‘La tua fede ti ha salvata, và in pace’”.

Cos’è che ci insegna questa storia? Ci sta semplicemente mostrando una cosa molto semplice. Qui c’era una donna che entrò nella casa del Fariseo, la cui prima reazione sarebbe stata molto sconveniente ed arrogante, l’avrebbe disprezzata e gli avrebbe detto: “Cosa ci fai qui, donna sporca, vile, peccatrice? Fuori!” E Gesù la protesse da quel disprezzo, dall’arroganza, dalla maleducazione e dall’indifferenza del Fariseo, Gesù amò la donna, perdonò la donna, e la redense. E Barclay ha ragione quando traduce la frase in questo modo: “L’amore non si comporta senza grazia”, l’amore è pieno di grazia, non è mai maleducato. E non si tratta solo di essere maleducati verso i credenti, ma l’amore non è mai maleducato nemmeno verso i non credenti. Ho visto cristiani che non fumano esser così maleducati verso non credenti che fumano tanto da non aver mai più l’occasione di comunicar loro qualcosa sul conto di Cristo.

Sapete, possiamo arrivare al punto in cui abbiamo tutta la dottrina e tutte le risposte, e diventiamo queste teste dure teologiche e perdiamo la grazia, e perdiamo il nostro fascino verso persone che non sono dove siamo noi. E questo non è giusto. Possiamo chiudere fuori tutto il mondo tranne i nostri quattro angoli ed il nostro piccolo gruppetto, “Chiudi la porta, noi quattro, nessun altro”, e non c’è grazia, non c’è gentilezza, c’è solo maleducazione. Sapete, una delle cose per cui credo che il cristianesimo molto spesso debba pagare il prezzo è semplicemente la pura maleducazione verso i non credenti. Spesso siamo molto maleducati ed insensibili verso le persone.

Ho sentito un predicatore la scorsa settimana quando ero a casa, ho ascoltato a tutti i programmi televisivi la scorsa settimana. E c’era quest’uomo che stava predicando un’invettiva contro gli empi che li ha massacrati da cima a fondo in maniera così totalmente anti-biblica, che li ha fatti apparire per ciò che non erano, e pensai: “Non ho mai sentito un uomo essere più maleducato verso non credenti di quest’uomo”, era proprio il Fariseo che avrebbe preso quella donna, lì in Luca e l’avrebbe buttata fuori dalla porta, ma Gesù non era così, non è vero? Sapete, è – l’amore non si comporta in modo sconveniente. Ed un buon posto per cominciare a praticarlo è a casa.

Ebbene, l’amore può salvarci dal sarcastico disprezzo dell’invidia e dalla ridicola arroganza del vanto. L’amore può salvarci dalla tendenza interiore ad essere così gonfi della nostra importanza da essere maleducati verso tutti gli altri e dalla tendenza da comportarci senza grazia, come se disprezzassimo gli altri ed i loro sentimenti.

Settimo – e vi darò anche questo, “L’amore non cerca il proprio interesse”, “l’amore non cerca il proprio interesse. È l’opposto dell’egoismo. L’amore non è interessato alle proprie cose. L’amore è interessato alle cose altrui. Lenski, il grande commentatore, disse questo: “Cura l’egoismo ed così ripianterai il Giardino dell’Eden”, ed aveva ragione.

Io direi che nel ritratto dell’amore, “l’amore non cerca il proprio interesse” sono gli occhi. Sono occhi altruisti. Le finestre dell’anima mostrano che l’anima è disinteressata, ed i Corinzi erano egoisti. Oh, quanto lo erano, erano egoisti nei doni spirituali infatti – sapete una cosa? Se guardaste al capitolo 14 versetto 4, li vedreste che Paolo gli parla dell’uso del dono delle lingue, e dice: “Colui che parla in una lingua edifica sé stesso”. Ed al versetto 12 dice: “Cercate di abbondare per l’edificazione della chiesa” – non di voi stessi. Persino nell’ambito dei doni spirituali, qualcosa che era buono, l’avevano stravolto per renderlo egoista. Invece di usare i loro doni per gli altri, usavano i loro doni per edificarsi da soli, ma l’amore è libero da tutto quello, l’amore non si concentra mai su sé stesso.

Ci fu una storia interessante raccontata da Fulton Oursler alcuni anni fa. Disse che un autista in uniforme si avvicinò in auto ad un cimitero, e c’era un ministro che si prendeva cura del cimitero, ed uscì – comunque, uscì verso l’auto – mi confondo sempre con queste cose – uscì verso l’auto, e l’autista si avvicinò e disse: “La signora è troppo malata per camminare. Le dispiacerebbe camminare con me?”

Ad aspettare in auto c’era una donna fragile, anziana, i cui occhi infossati non potevano nascondere una ferita profonda e duratura, “Sono la signora Tal dei Tali”, disse debolmente. “Ogni settimana negli ultimi due anni vi ho inviato una banconota da cinque dollari per posta”, “Ah sì, per i fiori”, ricordò lui, “Sì, da deporre sulla tomba del mio caro. Sono venuta oggi”, confidò a bassa voce, “perché i medici mi hanno detto che mi restano solo poche settimane da vivere e non andrò oltre, e comunque, non c’è nulla per cui vivere, quindi volevo fare un’ultima visita alla tomba”.

Il custode la fissò incerto, dice Oursler, e poi con un sorriso amaro disse: “Sa, signora, mi dispiace davvero che abbia continuato a mandare i soldi per i fiori”. “Dispiace?” “Sì, perché i fiori durano poco e nessuno li vede mai comunque”, “Si rende conto di ciò che sta dicendo?” chiese lei. “Oh sì, lo so. Vede, faccio parte di un’associazione di visitatori”, disse. “Ospedali statali, manicomi, persone in posti del genere, e loro adorano i fiori e possono vederli ed annusarli, signora. Ci sono persone vive in posti del genere”.

La donna restò in silenzio per un momento e poi, senza dire una parola, fece cenno all’autista di andare via. Alcuni mesi dopo, il custode fu stupito nel ricevere un’altra visita, doppiamente stupito perché stavolta era la donna a guidare l’auto, “Porto io stessa i fiori alle persone”, disse con un sorriso cordiale, “negli ospedali. Aveva ragione. Li rende felici e rende felice anche me, ed i medici non sanno cosa mi stia facendo guarire, ma io lo so. Ora ho qualcun altro per cui vivere”.

Bene, credo che Gesù stesse dicendo qualcosa del genere quando disse: “Portate” – cosa? – “i pesi gli uni degli altri”. Aver qualcuno per cui vivere, Gesù lo fece, “Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per” – cosa? – “servire e dare la Sua vita come riscatto per molti”. L’amore non cerca mai il proprio interesse. L’amore cerca sempre quello altrui, sapete, questo è il punto chiave dell’intero concetto dell’amore. È altruismo, dovete esser pazienti verso le persone, dovete esser gentili con le persone, non potete esser gelosi, o arrabbiati. Non potete esser turbati, non potete lasciarvi provocare... dovete esser molto tolleranti, molto generosi. Dovete esser molto pieni di grazia verso il prossimo, senza esser maleducati perchè tutto questo significa che siete altruisti.

Lasciate che vi dia l’ultima per questa volta, la numero otto, ed è qualcosa che ho appena menzionato: “L’amore non si irrita”. L’amore non si irrita. Dalla parola greca, otteniamo la nostra parola italiana “parossismo”, che si riferisce ad uno scoppio improvviso. L’amore non si turba. Vi capita mai di turbarvi? L’amore non si irrita mai. L’amore non è mai pronto a litigare. Ora potreste dire: “Ma aspetta un momento, che dire dell’indignazione retta?” Ebbene, va bene. Se state purificando il tempio, continuate pure, va bene; cioè, son certo che Martin Lutero era un po’ arrabbiato quando inchiodò le sue tesi alla porta della chiesa di Wittenberg, e ci sto... e sapete, non potete vivere la vita cristiana senza un po’ di collera qui e lì. Voglio dire, dovreste essere arrabbiati con Satana, dovreste essere arrabbiati con la carne, e dovreste essere arrabbiati con ciò che contamina il mondo di Dio e la verità di Dio, non è vero? E questo va bene, quella è indignazione giusta, e credo che ogni uomo di Dio cel’abbia.

Sapete, stavamo parlando di questo quando ero al Seminario di Dallas. E stavo parlando con alcuni studenti ed il Dr. Robinson mi disse – e sono d’accordo con lui – mi disse che non ha mai incontrato un ministro o un predicatore nella sua vita che fosse valido e che allo stesso tempo non fosse competitivo, che non fosse sempre in battaglia; ed io chiesi: “Beh, cosa intendi dire?” prima d’essere d’accordo con lui volevo sapere; e lui disse questo – e ne abbiamo parlato e sono completamente d’accordo – e mi userò come illustrazione, io sono molto competitivo, mi piace vincere, non mi piace perdere. Sono sempre stato così. Ho passato gran parte della mia vita perdendo, ma non mi è mai piaciuto, mi piace vincere. Sono competitivo. Dice: “Un predicatore che non è competitivo non sarà un buon predicatore della Parola di Dio settimana dopo settimana dopo settimana”. Sapete, anche un cane cieco ogni tanto inciampa; ed ogni tanto, chiunque può predicare uno o due buoni sermoni, per pura legge delle probabilità, prima o poi riesci a trovare qualcosa di vero e buono da dire; però per esser efficaci settimana dopo settimana dopo settimana dopo settimana, dovete essere combattivi.

Dovete essere competitivi. Voglio dire, dovete combattere contro l’orologio, dovete combattere contro la vostra ignoranza, dovete combattere contro le difficoltà del testo, dovete combattere contro le persone che cercano di sottrarre le vostre priorità, dovete combattere contro la vostra pigrizia, dovete combattere contro il vostro peccato – voglio dire, è una guerra. Ed ascoltatemi, la giornata della vittoria è la domenica, volete sapere perché mi entusiasmo? Perché la lotta è finita, amici, e ci è voluto molto tempo per mettere insieme tutta sta roba, quindi non sto sminuendo – non sto sminuendo il fatto che nella vita cristiana ci sia bisogno d’irritarsi per certe cose e di caricarsi un po’ per realizzare la volontà di Dio, ma ciò di cui sta parlando qui è che l’amore non si arrabbia con altre persone. L’amore non si irrita contro il prossimo, non si turba.

E la prossima volta che vi irritate a casa e vi arrabbiate, ricordatevi di questo: la ragione per cui siete arrabbiati è perché non amate la persona con cui siete arrabbiati. Perché quando vi siete arrabbiati, avete detto ciò che non avreste dovuto dire e l’avete ferita, e la ragione per cui l’avete ferita è perché volevate ferirla. E sapete una cosa? Avete deciso: “Voglio che le cose vadano come voglio io, e se tu non fai come voglio io, ti farò del male”, vedete, dite cose che non saranno mai dimenticate che lasciano cicatrici. Fate cose che feriscono e danneggiano. L’amore sopporta tutte le ferite. L’amore riceve tutte le ferite. L’amore soffre tutto senza irritazione e senza esasperazione – a meno che non stia difendendo Dio, ma quando si tratta del proprio io, l’amore sopporta.

Cosa succede quando un marito sbotta e si scaglia contro la moglie? Davvero la colpisce? Succede. La ama? No. No, non la ama. È più preoccupato del suo ego e di sé stesso che di qualsiasi altra cosa, e se lei lo contraddice, boom. Un bambino fa qualcosa, non vi piace, cosa succede a quel piccolo e fragile bambino che viene colpito? Cosa succede a quel bambino che viene sbattuto contro il muro perché ha fatto qualcosa che ha ostacolato ciò che voi pensavate di volere per voi stessi? Quella è rabbia. La rabbia è l’opposto dell’amore perché la rabbia dice: “Io conto così tanto che se fai qualcosa che non mi piace, te la faccio pagare”.

Non è facile gestire queste cose qui, però devo dirvelo, a meno che un cristiano non impari a gestirlo, non sperimenterà mai davvero l’amore. Potete dire a vostro marito che lo amate tutto il tempo, ma se tutto quello che fate è arrabbiarvi con lui, sarà difficile per lui crederci, molto difficile. Potreste dire ai vostri figli che li amate, ma se tutto quello che fate è urlare contro di loro, irritarvi con loro, turbarvi con loro, si chiederanno come mai non riescono mai a fare nulla che vi renda felici, e come mai, una volta tanto, non siete semplicemente felici che loro siano felici e infelici voi per cambiare. L’amore è l’unica cura per l’irritabilità, perché l’irritabilità, alla fine dei conti, è semplicemente egocentrismo.

Jonathan Edwards – concluderò con questo – terzo presidente dell’Università di Princeton, uno dei più grandi predicatori della storia, aveva una figlia con un carattere incontrollabile. Un giovane s’innamorò di sua figlia e venne da lui e, naturalmente, probabilmente il giovane non lo sapeva, perché, sapete, quando si corteggia è tutto cuori e fiori. Ma il giovane si innamorò e chiese di sposarla. Così venne e disse: “Dr. Edwards, vorrei sposare sua figlia”. “Non puoi”, fu la risposta secca di Jonathan Edwards, “Ma io la amo”, disse il giovane. “Non puoi averla comunque”, ripeté Edwards, “Ma lei mi ama”, replicò il giovane, “Non puoi averla comunque”. “Perché?” disse. “Perché non è degna di te”. “Ma”, disse, “è una cristiana, no?” “Sì”, rispose Edwards, “ma la grazia di Dio può vivere con persone con cui nessun altro potrebbe mai vivere”, come la signora che disse: “Perdo la calma, ma passa tutto in un minuto”, anche la bomba atomica.

Potremmo parlare a lungo di ciò che fa il carattere iracondo per distruggervi, ma il punto che Paolo sottolinea qui non è quello, è semplicemente questo: non è amore. Chiedetevi – siete cristiani, l’amore di Dio è stato sparso nei vostri cuori, Gesù è l’amore personificato, Paolo è un modello di amore. State seguendo quei modelli o siete cristiani come i Corinzi e vi vedete come l’opposto di tutte queste qualità? Preghiamo.

Grazie, Padre, ancora una volta questa mattina per averci ministrato, a me per primo. Ho ancora molta strada da fare con alcune di queste cose. Voglio che Tu mi aiuti a diventare l’uomo che Tu vuoi che io sia, a trattare mia moglie e la mia famiglia e i miei amici e il mio mondo, i miei vicini non salvati, come dovrebbero essere trattati, come Gesù li tratterebbe, totalmente con amore e altruismo. E prego questo per tutte queste care persone. Ti ringrazio per tutti coloro che sono venuti stamattina. Soddisfa i loro bisogni, Signore, in quel modo speciale che solo Tu puoi fare. Nel nome di Gesù, amen.

FINE

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