Questa mattina, come ormai sapete, torniamo al nostro studio del capitolo 13 della Prima Lettera ai Corinzi, e vi incoraggio a prendere la vostra Bibbia ed a seguirmi a quel capitolo, 1 Corinzi capitolo 13, così tanto è stato detto su questo e se non avete letto nulla a riguardo, vi suggerirei di leggere un libretto intitolato “Il più grande di questi è l’amore” – credo sia il titolo – di Henry Drummond, che tratta il tredicesimo capitolo, oppure qualsiasi altro libro che ne parla, e ci sono moltissime risorse disponibili perché si può dire tanto su questo capitolo, tanto nel senso di collegarlo alla vita cristiana in ogni tipo di dimensione. E tuttavia, la nostra intenzione questa mattina è quella d’affrontarlo principalmente nel contesto del libro della 1 Lettera ai Corinzi, e questo è stato il nostro accento sin dall’inizio e lo sarà anche nel mentre proseguiremo.
Ora, stiamo parlando dell’amore, e l’amore è un argomento importante di cui parlare. Voglio rivedere brevemente alcune delle cose che abbiamo detto per aiutarvi a comprender meglio l’uso del termine “amore”. Sfortunatamente, in italiano abbiamo questa unica parola, “amore”, che però significa tantissime cose... diciamo di amare la nostra macchina, nostra moglie, il nostro cane, un certo vestito nuovo, e ovviamente con tutte quelle intendiamo cose diverse, giusto? Sfortunatamente, la lingua italiana non è d’aiuto perchè usa sempre lo stesso termine, però i greci non avevano questo problema... o meglio “forse” intendete cose diverse... vedo che alcuni qui hanno espressioni strane sul volto... Forse perchè amate il vostro cane, il vostro vestito, la vostra macchina e vostro marito nello stesso modo, non lo so.
Ma la lingua italiana ha una sola parola, mentre la lingua greca ha molte parole, il che elimina la confusione. Infatti, le parole greche che sono tradotte con “amore” in italiano non hanno assolutamente alcuna connessione tra loro tanto che le persone non le avrebbero nemmeno collegate. La ragione per la uqale noi le colleghiamo è che la parola italiana è la stessa. Ma i greci parlavano, ad esempio, dell’amore erotico, che è l’amore che conosciamo come quello dell’attrazione fisica tra l’uomo e la donna da un punto di vista sessuale. Ed avevano, hanno una parola per quello che non è collegata alla parola “amore”.
C’è un’altra parola greca che si riferisce all’affetto romantico o all’amicizia, quel tipo d’affetto caloroso ed identificazione personale che nasce quando due persone diventano molto vicine, senza alcuna attrazione sessuale e quella è una parola totalmente diversa – completamente scollegata da quella precedente. Ma la parola che viene usata qui in greco, la parola agape, è una parola che significa semplicemente “l’atto più elevato di sacrificio personale”, ed è una parola che indica il massimo atto di sacrificio personale per il bene di qualcun altro. Infatti, si potrebbe facilmente tradurre: “Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli ma non avessi uno spirito di auto-sacrificio, non sarei nulla”. Ora, questa sarebbe l’essenza del significato della parola “amore” così com’è presente in greco. E penso che lo spirito del significato sia indicato proprio dal nostro Signore Gesù quando disse questo: “Amate i vostri nemici”.
Ora, cosa intendeva dire? E di fatto continuò spiegando cosa intendeva, “Fate del bene a quelli che vi perseguitano”. Quella è l’essenza del tipo di amore più alto. È un atto di sacrificio personale, un servizio verso qualcuno che non vi ama necessariamente da un punto di vista emotivo. Amare i vostri nemici non significa provate una certa attrazione sessuale verso di loro, non significa, provate un certo romanticismo verso di loro, non significa, ricercate una relazione meravigliosa, calorosa e felice con loro, di fatto, l’opposto, tutte queste sono impossibilità. Ciò che significa è compiere un atto di sacrificio personale in loro favore, amare i vostri nemici, o come disse Gesù, “Fate del bene a quelli che vi perseguitano”. Inoltre, disse, “affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli”.
In altre parole, amate i vostri nemici come Dio ha amato i Suoi nemici. E com’è che Dio ha amato Dio i Suoi nemici? Dio ha amato i Suoi nemici abbastanza da morire al loro posto. Eravamo tutti Suoi nemici. Leggete Efesini 2. Eravamo tutti nemici, eravamo tutti alienati da Dio. E quindi l’amore è un atto di sacrificio personale verso persone che sono nemici, perché Dio ha stabilito il modello per quel tipo di amore, non è un tipo d’emozione, ma è un atto di sacrificio personale.
Ora, questo è esattamente il tipo di cosa che Paolo sta sottolineando in 1 Corinzi 13. Non importa com’è che sia una certa persona, non importa come si comporti, non importa come si relazioni a voi stessi, cercate sempre il suo bene più elevato. E questo è quello che ha fatto Dio. Così come Dio manda la sua pioggia sui giusti e gli ingiusti, così voi dovete riversare atti di servizio auto-sacrificante sui meritevoli e sui non meritevoli allo stesso modo. Ora, dovete ricordare che questo non è legato all’emozione ma alla volontà. Non è un atto dell’emozione, è un atto della volontà. Amare qualcuno in termini di un atto di sacrificio personale non è un sentimento, ma è una determinazione che prendete nella vostra mente che quella è la cosa giusta e che quello è quello che farete.
Voi potreste dire: “Ma, John, come si può mai arrivare al punto in cui si ha quel tipo di volontà, in cui si è davvero disposti ad entrare nella vita di qualcuno che sia meritevole o immeritevole, qualcuno a cui tenete o qualcuno a cui non tenete, e compiere un atto di servizio auto-sacrificante per lui? Come si può mai arrivare a quel punto?” Ebbene, per prima cosa, non potete semplicemente forzarlo. Non potete svegliarvi al mattino e dire: “Beh, per tre giorni ero irritato ed è passato un po’ troppo tempo, per cui ora amerò. Oggi amerò, amerò tutti”, e poi guardate al piccolo poster che avete appeso che dice: “L’amore non verrà mai meno”, se leggete alcuni versetti della Bibbia, ed uscite ed amate. No, non potete farlo. Non funziona affatto così.
E quindi potreste dire: “Ma quindi, da dov’è che viene tutto?” Ebbene, l’abbiamo già detto la scorsa volta, e voglio solo ricordarvelo, ma quando camminate nello Spirito – e camminare nello Spirito significa affidare la vostra vita al Suo controllo, confessare il vostro peccato, permettere allo Spirito di Dio di governare i vostri pensieri – ma nel mentre lo Spirito di Dio vi controlla, produce frutto, ed il frutto dello Spirito è l’amore, e l’amore verrà solo in quel modo. Quindi l’approccio non è in una determinazione auto-giustificatrice della vostra mente; l’approccio è semplicemente quello d’arrendersi allo Spirito di Dio, “Spirito Santo, controllami, oggi. Prendi in mano la mia vita, vivi attraverso di me così che il frutto dell’amore sarà manifesto in me”.
Ora, è proprio a questo punto che entriamo nel quadro della chiesa di Corinto. La chiesa di Corinto non stava camminando nello Spirito. La chiesa di Corinto non era sottomessa allo Spirito. La chiesa di Corinto non era sotto il controllo dello Spirito Santo. Erano egoisti, calcolatori, volontarismi, motivati da sé stessi, facevano tutto il possibile per promuovere i propri fini. Ognuno faceva la propria cosa per il proprio bene senza preoccuparsi di nessun altro. Non importava cosa stavano facendo gli altri e non importava di cosa avesse bisogno il prossimo. Ognuno pensava solo per sè e quello era il motto della chiesa di Corinto. Non c’era amore. Non stavano camminando nello Spirito, c’era alcun amore e quindi tutto ciò che facevano manifestava quell’antagonismo, quella ribellione, quella discordia, disunità e disarmonia.
Ora, è proprio a questo punto che Paolo parla loro nel capitolo 13 e dice: “L’unica cosa che terrà unita la vostra assemblea è l’amore. L’unico modo in cui i doni spirituali potranno funzionare è tramite l’amore. L’unico modo per uscire da questa invidia e gelosia da un lato e dall’orgoglio e vanagloria dall’altro lato è l’amore. L’amore è la chiave per l’unità che dipingerà il ritratto di Cristo affinché il mondo possa vedere com’è davvero”.
Vi ricordo soltanto che, sapete: prendete, ad esempio, la nostra chiesa, Grace. Se dipendessimo, per la nostra unità e per la nostra testimonianza visibile al mondo, se dipendessimo dal fatto che siamo tutti d’accordo su tutto, saremmo nei guai, non è vero? Perché, qualunque cosa faremo o facciamo, ci sarà sempre qualcuno che non è o non sarà d’accordo, vero? Questo è un dato di fatto. Ora, alcuni di voi potrebbero dire: “Beh, non sono d’accordo con il modo in cui state facendo questa cosa qui in quel posto..”. oppure: “Beh, non sono d’accordo con questa situazione qui”, oppure: “Beh, non mi piace dove si raduna la mia classe”, oppure: “Beh, non sono d’accordo con la decisione degli anziani in questo merito”, oppure: “Beh, non sono d’accordo.... Beh, avrei voluto che avessero messo quella colonna lì e quel palo là”, e “Perché queste cose non sono più alte?” e “Perché hanno piantato l’albero qui?” Sapete, c’è sempre questo genere di cose.
Voglio dire, ci sono persone che non sono d’accordo – vorrei tanto mostrarvi la mia posta. Ci son persone che son sempre in disaccordo con me. Ogni domenica, scendo le scale, e voglio scendere in fretta perché qualcuno potrebbe dire qualcosa e farmi inciampare, capite, perché so che succederà! Riceviamo un sacco di lettere – alcune anche buone, che conserviamo, però non tutti sono d’accordo, capite? E sappiamo che non tutti sono d’accordo, ma quello non è il punto. Non potremmo mai far sì che tutti siano d’accordo su ogni piccola cosa. Ma sapete cosa vogliamo fare? Vogliamo che tutti amino biblicamente, così che, il fatto che siano d’accordo o meno, diventi irrilevante. Ciò che hanno più a cuore è assicurarsi di sacrificare la propria opinione per il bene dell’unità del corpo, capite? Quindi non si tratta d’essere d’accordo su tutto o meno.
Non sono sempre d’accordo con ogni piccola cosa che succede nella vita di ciascuno, ma a volte devo fare un passo indietro e dire: “Penso che il Signore stia guidando la cosa in una certa direzione, e sono ben disposto, con amore, ad acconsentire a qualcun altro”, questo è lo spirito dell’unità. Non sarà mai sulla base dell’accordo, ma l’accordo può essere superato dall’amore, e questo è il punto che sta enfatizzando qui. I Corinzi avevano troppi scontri in corso. Non c’era modo di farli pensare tutti allo stesso modo, di far si che fossero tutti d’accordo sulla stessa cosa, di avere ogni piccolissima cosa nella stessa scatola. Non avrebbe mai funzionato. L’unico modo per ottenere questo fatto qui in una chiesa è mettere qualcuno al pulpito che non è altro che un dittatore assoluto e che scacci via tutti quelli che non sono d’accordo con lui e così facendo non c’è più la chiesa. E a quel punto non si ha una chiesa, si ha solo un dittatore assoluto e un branco di anatroccoli di gomma che gracchiano insieme a lui. Tutto qui. E questa non è vera unità. La vera unità nascerà da tutte quelle persone, con tutte le loro idee e ideali diversi, che sono volenterose e amorevoli nel sacrificare la propria volontà per il bene dell’unità dei credenti.
Ora, i Corinzi non conoscevano nemmeno il significato di tutto ciò perché stavano cercando di fare tutto per sé stessi. Riuscite a immaginare com’era? Nessun era mai d’accordo, tutti cercavano i doni più vistosi, tutti cercavano di ricevere la gloria, tutti cercavano di guidare il gruppo, tutti cercavano di essere i grandi spirituali, ed era solo un caos totale, era tutto un caos. Così Paolo si ferma in mezzo a tutto questo e dice: “Ora, lasciate che vi parli dell’amore”. Dice: “Non importa cosa fate, non fa alcuna differenza quanti talenti abbiate, è irrilevante quali siano i vostri doni, è ininfluente quanto possiate sembrare grandi, la vostra popolarità è assolutamente irrilevante. Non importa quanto potere abbiate su altri. Se non siete motivati e guidati dalla realtà di un amore che si sacrifica, che si prende cura, che serve, siete uno zero spiritualmente, uno zero. Nemmeno un uno, uno zero. Non contate. Non portate alcun contributo. Se l’amore non è il contributo principale della vostra vita, non portate alcun contributo”.
Ora, cos’è che dice però nello specifico? In questo capitolo, dice quattro cose sull’amore. Parla della preminenza dell’amore, delle proprietà dell’amore, della permanenza dell’amore, e della supremazia dell’amore – devono essere ricordate. Queste quattro aree, dovete comprenderle. L’amore deve essere preminente. Dovete comprenderne le proprietà. L’amore è permanente, supera ogni cosa. E l’amore è supremo sopra ogni cosa – dovete capirlo. Questa è la suddivisione del capitolo.
Ora, stiamo studiando il primo punto: La preminenza dell’amore, nei primi tre versetti. Lasciate che ve li rilegga: “Se” – al posto di “quando” – “Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi amore, sarei come un bronzo risonante o un cembalo squillante. E se avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e se avessi tutta la fede, così da spostare i monti, ma non avessi amore, non sarei nulla. E se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, e se dessi il mio corpo per essere arso, ma non avessi amore, non mi gioverebbe a nulla”, ecco qui, l’amore è preminente, senza di esso: zero, zero, zero – solo rumore.
Ora la scorsa volta, abbiamo guardato al versetto 1 ed abbiamo considerato il primo punto che vi ho dato sul vostro piccolo schema nel bollettino: le lingue senza amore non sono nulla. Le lingue senza amore non sono nulla. Abbiamo visto che non importa se avete, nella situazione dei Corinzi, il dono delle lingue. Non importa di fatto se anche riusciste a parlare la lingua degli angeli, ricordate? Non importa se non c’è amore. L’eloquenza è qualcosa di desiderabile. Stare davanti e parlare è una cosa importante. E affermare di avere la voce di un angelo, di parlare come gli angeli! Non conta nulla! Se non c’è amore, è rumore assoluto. È un baccano pagano. Ora, sapete, l’eloquenza è un qualcosa di desiderabile. E se prendessimo semplicemente il punto che sta facendo qui e lo spingiamo ai suoi limiti estremi, ciò che sta veramente dicendo è che il miglior discorso sulla terra ed il miglior discorso in cielo non contano a nulla se non c’è amore.
Sapete, tutti vogliono essere eloquenti, tutti quelli che parlano. Sapete – e sentite dire: “Oh, è così eloquente, sa parlare e influenzare”. Dicevano di Jonathan Edwards che, quando finiva di predicare, le persone erano stese a terra, gridando a Dio per misericordia, mamma... Immaginate! Una tale reazione del genere. Quando andiamo al seminario, cercano di insegnarci come parlare con eloquenza. Non funziona con tutti noi. E si preoccupano della dizione e di tutto il resto. Ricordo che il mio primo compito fu quello di dover vendere alla classe della carta igienica. Si poteva scegliere qualsiasi cosa, non so perché mi toccò quello, ma comunque, dovevo venderla alla classe, solo per farti – e loro potevano urlare, gridare, lanciarti oggetti e fischiare – cercavano di farti uscire da te stesso. Alcuni ragazzi che vanno al seminario per diventare predicatori, non riescono – stanno lì fermi e fanno: “Uh”, sapete, non riescono a superarlo, capite, e ci sono alcuni di noi che salgono direttamente sulla scrivania e gridano loro contro e lanciano i rotoli e tutto il resto, capite. E, sapete, “Forza – ora lo capirai”. Questo è ciò che cercano di farti fare, vogliono che tu abbia una buona dizione, così impari strane frasette da dire e, sapete, sei come Demostene con la bocca piena di sassi, cercando di parlare – quest’eloquenza è molto importante.
Ma anche se potessi parlare come un angelo e non avessi amore, non conterebbe. Saper parlare e convincere le persone e catturare le loro menti e catturare i loro cuori ed orientare la loro volontà verso un certo comportamento è un potere tremendo. Ma non conta a nulla. Saper “suonare” il pubblico come un maestro suona un pianoforte, iniziare a muoverlo verso l’ispirazione, la calma, al risveglio, alla persuasione, alla convinzione – è un’arte che alcuni uomini hanno padroneggiato. Ma se non hanno amore, non conta a nulla. E nel caso dei Corinzi, avevano trasformato il dono delle lingue in un’estasi carnale, un’attività completamente pagana, e Paolo dice: “Non conta. L’avete sprecato”.
Ora, questo lo porta al secondo punto della lista, versetto 2: la profezia senza amore non è nulla, “E se” – o “anche se” – “ho il dono della profezia e comprendo tutti i misteri e tutta la conoscenza, e se ho tutta la fede in modo da trasportare i monti, ma non ho amore, non sono nulla”. La profezia senza amore è nulla. Questo va anche oltre – oltre il dono delle lingue, saper parlare con eloquenza, saper parlare con la voce degli angeli, avere il dono della profezia, che è il dono supremo. Se leggete il capitolo 14, vedrete che la profezia è esaltata come il più grande dei doni. Perché? Perché è la proclamazione della verità di Dio nel linguaggio del popolo, ed il popolo ascolta e capisce.
Ed io credo che la profezia abbia due aspetti: l’aspetto della rivelazione nella Bibbia, quando il profeta parlava la rivelazione di Dio, e quello della ripetizione, quando ripeteva la rivelazione di Dio. Voglio che sappiate che vi comunico la rivelazione di Dio, ma non per la prima volta. La ripeto semplicemente come la leggo nella Bibbia. E se studiaste, per esempio, i sermoni di Pietro, i sermoni di Paolo e il sermone di Stefano, vedrete che a volte parlavano di verità nuove e a volte citavano verità antiche. Quindi, nell’elemento della profezia, c’è sia la rivelazione e la ripetizione.
Ma anche se avessi la capacità di pronunciare la Parola di Dio per la prima volta, o se avessi quel potere di proclamare la verità antica con forza e significato e dinamica e drammaticità ma non avessi amore, non è nulla. La parola “profezia” significa “parlare davanti a qualcuno”, e sta parlando delle persone con la proclamazione pubblica, le persone che possono alzarsi e predicare la verità di Dio con eloquenza e drammaticità. Immaginate che dono! Il potere di dichiarare le cose di Dio, il potere di interpretare la vita, il potere di portare la Parola del cielo sulla terra, il potere d’attirare l’eternità nel tempo – un dono tremendo, il dono della proclamazione, ma senza amore non conta a nulla, è zero.
In Efesini 4:15, una piccola frase che Paolo dice è qualcosa che mi è sempre rimasta impressa. È questa: “Ma dicendo la verità” – come? – “con amore”. “Ma dicendo la verità con amore”, quello è l’equilibrio. Ho sempre pensato che ci sono due grandi nemici di un predicatore, due grandi nemici: Il primo nemico è l’allontanamento dalla verità, e il secondo è l’indifferenza verso le persone. Due grandi nemici: allontanamento dalla verità, indifferenza verso le persone. Ci sono molte persone che sono squilibrate. Ci sono persone che hanno un grande amore per la gente ma non danno mai loro la verità. Non si preparano mai con diligenza per dar loro la verità. Ci sono persone che danno la verità ma non si curano affatto delle persone e si deve sempre combattere per mantenere l’equilibrio.
A volte, nel ministero, ti metti a studiare ed è il momento di studiare per poter dare loro la verità, ma all’improvviso ti rendi conto che c’è una persona nella tua congregazione che ha un bisogno, e quindi sei diviso tra il fermarti per compiere un atto di sacrificio personale o continuare a studiare. Mi concentrerò sulla predicazione o sulle persone? Non è facile, perché la predicazione è un atto d’amore verso le persone. Ma questo è l’equilibrio delle priorità con cui lotti.
Temo, purtroppo, che ci siano molti predicatori che rinunciano a entrambe le cose, che in nome dell’amore per le persone annacquano così tanto ciò che dicono che non è davvero il tipo d’amore di cui le persone hanno bisogno, perché è amore senza verità, e sapete cosa succede? Quel tipo d’amore non li protegge dall’errore. D’altra parte, ci sono persone che decidono di scegliere solo la verità e non amano le persone, e le persone sono presto convinte che Dio probabilmente non le ama più di quanto le ami il predicatore. E quindi ci deve essere un equilibrio.
Ci sono predicatori senza amore. Ci sono predicatori che hanno un solo obiettivo, come disse Albert Barnes nel suo vecchio commentario: “Hanno un solo obiettivo, non pascere il gregge, ma di tosarlo”. Non amano le persone, sono lì per fama per potere, prestigio, per guadagno personale o per diventare qualcuno e si vendono al miglior offerente, ed è vero – triste, ma vero. Lasciate che ve ne mostri uno, Numeri 24; pensavate che stessi per leggervi un articolo, non è vero? Numeri 24, e ci sono ancora molti di questo tipo in giro, è incredibile, potete – per me è incredibile come... sapete, ho concluso che la maggior parte dei cristiani non sanno chi è buono e chi non lo è, veramente, non lo sanno! Basta pensare a quante persone continuano a sostenere programmi radio e televisivi e quello vi proverà la cosa. Non sanno chi è valido e chi non lo è, e credo che sia così perchè in molti modi non son istruiti al riguardo.
Numeri 24:15, e questo parla di Balaam, figlio di Beor. Numeri 24:15, “Allora Balaam pronunziò il suo oracolo e disse:
«Cosí dice Balaam, figlio di Beor; cosí dice l'uomo che ha l'occhio aperto, cosí dice colui che ode le parole di Dio,
che conosce la scienza dell'Altissimo, che contempla la visione dell'Onnipotente, colui che si prostra e a cui si aprono gli occhi”, ora, questa è la descrizione di Balaam. Voglio dire, aveva di fatto ricevuto qualcosa di grande qui, e dice al versetto 17 – ecco qui la profezia – “Io lo vedo, ma non ora”. Qualcosa che deve ancora venire. “Lo contemplo, ma non da vicino”, ci vorrà del tempo. “Una stella spunterà da Giacobbe, uno scettro sorgerà da Israele”. Chi è? Bè, senza dubbio il compimento ultimo di quella profezia è il Messia. Lo scettro è collegato con Genesi 49:10 ed è il Messia. Ascoltatemi qui c’è un uomo a cui fu dato il meraviglioso e impareggiabile privilegio di predire il Messia, “Mamma”, potremmo dire: “fantastico! Quel Balaam dev’essere stato straordinario”, no, non era nulla. E voi potreste chiedere: “Perché?”
Il versetto 1 del capitolo 25 dice, nella seconda riga, che il popolo cominciò a “fornicare con le figlie di Moab”. Ora, il profeta aveva detto loro del Messia e la prossima cosa che leggiamo è che il popolo “fornicava con le figlie di Moab”. Potremmo dire: “Bè, ma non è che possiamo proprio dar la colpa a Balaam, poveretto. Probabilmente non l’hanno ascoltato”, no, guardate a Numeri 31 perchè voglio mostrarvi qualcosa, questo è il commentario su Balaam. Tutta questa fornicazione era una brutta notizia. Ed il versetto 16 di Numeri 31 dice: “Ecco, esse” – cioè queste donne, le moabite – “fecero peccare i figli d’Israele” – notate – “per consiglio di” – di chi? – “di Balaam”. Ora... aspettate un momento. Balaam, che conosceva la verità e proclamò la verità – lo stesso uomo, ma non amava il popolo. I Moabiti vennero e dissero: “Ehi, Balaam, quanto vuoi per corrompere il popolo d’Israele?” E lo comprarono, ed egli indusse i figli d’Israele a fornicare con le moabite.
Guardate al versetto 8, alla fine del versetto (cap. 31): “E Balaam, figlio di Beor, lo” – cosa fecero? – “uccisero con la spada”. Volete sapere una cosa? Nel corso della storia riconosciamo l’asina di Balaam come più accettabile nel ministero di quanto non lo sia stato Balaam stesso, non è vero? Sapete il perché? Perché era un profeta che disse la verità ma non amava il popolo, giusto? Vedete, ci dev’essere tutto questo. Ci deve essere quell’amore genuino, quella sincera preoccupazione per il popolo. Ma non c’era, Balaam ne fece commercio, lo trasformò in odio; essi peccarono, e ciò gli costò la vita.
Matteo 7:21 attira l’attenzione su un altro elemento dello stesso concetto. Matteo 7:21 dice, “Non chiunque mi dice: ‘Signore, Signore’ entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”. Poi il versetto 22. Matteo 7:22 dice: “Molti mi diranno in quel giorno: ‘Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato nel tuo nome?’” “Ehi, ti ricordi di noi?” E Lui dirà loro, nel versetto 23: “Io non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi operatori d’iniquità”. Falsi profeti. Dire la verità senz’amore non è nulla, è falso, è vuoto. Sapete, potete anche riportare la cosa nel vostro contesto, potreste non aver il dono della predicazione ma avete la stessa responsabilità. Amate veramente le persone a cui parlate di Cristo? Le amate veramente? Compiete atti di sacrificio personale per loro? Io credo che, a meno che non lo facciate, non abbiate veramente il diritto di dir loro la verità.
Ricordo che una volta una giovane venne da me con le lacrime agli occhi dopo che avevo predicato e mi disse: “Ho una classe della scuola domenicale qui nel gruppo di Atti”, e disse: “Pensavo di amare quelle bambine, ma”, disse, “ora so che non le amo veramente perché non ho mai fatto alcun sacrificio per loro”, questo è il punto. Amate le persone a cui predicate? Amate le persone a cui insegnate? Le amate abbastanza da compiere sacrifici personali? Vedete, il potere alle spalle del messaggio è la motivazione, altrimenti il messaggio è vuoto, e la motivazione è l’amore di Dio nei nostri cuori cosparso all’esterno. Il potere del messaggio non è il vocabolario, non è l’arguzia, non è la dizione; è il cuore amorevole dell’uomo che ha il messaggio, o della donna che ha il messaggio. Quanto amate? Senza amore, l’eloquenza è come il paragone tra un organo melodioso ed una sirena stridente. Non c’è musica in una sirena stridente, e questa, quella è l’eloquenza senza amore. La lingua senza amore è un serpente, sibila e colpisce ed avvelena con il suo veleno. Solo l’amore le dà dolcezza e tenerezza.
Lasciate che vi mostri un esempio in Geremia. Geremia capitolo 1. Geremia capitolo 1. Che uomo straordinario fu. Che ministero difficile ebbe. Geremia 1 versetto 5: “Prima che ti formassi nel grembo, io ti ho conosciuto. Prima che tu uscissi dal grembo, ti ho consacrato. Ti ho stabilito profeta delle nazioni”, voglio dire, non ebbe nemmeno scelta. Le persone che faticano con la sovranità di Dio dovrebbero studiare l’argomento della chiamata dei profeti da parte di Dio. Tutti furono chiamati allo stesso modo, Isaia, Paolo, Pietro, tutti quelli che proclamavano, anche i discepoli. Gesù camminava lungo la spiaggia e diceva loro cosa fare, e fu lo stesso con lui. “Allora io dissi” – versetto 6 – “‘Ah, Signore, Dio, ecco, io non so parlare, sono un ragazzo’”. Ho una brutta voce, la mia dizione è pessima e la mia mente non è molto acuta. Sono piuttosto infantile nella comprensione. Ma il Signore disse: “Non dire: ‘Sono un ragazzo,’ perché andrai da tutti coloro a cui ti manderò e tutto ciò che ti comanderò, lo dirai”. Mamma sembra meraviglioso, no? Sarebbe stato bello se il Signore mi avesse detto una cosa del genere, “Niente studio, niente preparazione, vai, apri la bocca, e io ci metterò tutto dentro”, mamma se sarebbe stato fantastico.
Ed a questo punto Geremia probabilmente si sentiva abbastanza bene al riguardo e poi il versetto 8 dice: “Non temere davanti a loro”, ora, quello si che mi fermerebbe un attimo, no? “in che senso?” Bè, si arrabbieranno quando parlerai loro e saranno molto ostili, “Ma non temere, perché io sono con te per liberarti”, ah, ora sapeva che tutta la sua vita sarà una continua liberazione da situazioni difficili, “Poi il Signore stese la mano e mi toccò la bocca, e il Signore mi disse: ‘Ecco, ho messo le mie parole nella tua bocca’” Che affermazione meravigliosa! “Vedi, oggi ti ho stabilito sopra le nazioni e sopra i regni per sradicare, per demolire, per distruggere, per abbattere, per edificare e per piantare”, ascoltate, probabilmente questo è il versetto più potente della Bibbia sul potere della predicazione. La predicazione è la capacità di governare nazioni e regni, di sradicare, di abbattere, distruggere, demolire, edificare e piantare. La predicazione è un potere tremendo.
E l’avrai, Geremia. Versetto 16: “Io pronuncerò i miei giudizi contro di loro, a causa della loro malvagità”, e poi dice al versetto 17: “Va bene, vestiti e và, e dì loro tutto ciò che ti comanderò, e non lasciarti intimidire dai loro volti” – di nuovo, dice – “affinché io non ti confonda davanti a loro”. Se cominci a dubitare e ad aver paura, ti farò sfigurare, “Io ti ho reso una città fortificata, una colonna di ferro, e mura di bronzo”, sarai qualcosa di saldo; non potranno nemmeno scalfirti. Ora, potete immaginarvi e mettervi in quella situazione, ed a questo punto potreste dire: “Ragazzi, gliene dirò quattro, terrò saldo il mio terreno, sarò una colonna di ferro, non mi importerà di nulla” – sapete... però guardate Geremia. Eccolo qui, una colonna di ferro, un muro di bronzo, una città fortificata.
E voglio che vediate il suo spirito, capitolo 4 versetto 19. Ora, era già nel ministero per quattro capitoli, e comincia a... comincia a ricevere un po’ di reazioni e quindi cominciamo a capire un po’ di più del suo atteggiamento, versetto 19: “Il mio dolore, il mio dolore! Mi torco di doglia! Le pareti del mio cuore! Il mio cuore mi batte forte”, e non sono un cardiologo, quindi non cercherò di definire questo, ma qualcosa non andava. Il suo cuore batteva più forte del normale, “non posso tacere, perché l’anima mia ode il suono della tromba, l’allarme di guerra”. Sta dicendo: “Sarete deportati, sarete distrutti, sta per venire una guerra, i Babilonesi stanno arrivando ed io non lo sopporto, mi fa correre il cuore, fa piangere la mia anima”. Sì, vedete? Amava il suo popolo. Gli importava davvero.
Guardate al capitolo 8 versetto 18: “Quando cercavo conforto per lenire il mio dolore, il mio cuore era abbattuto in me”, si sentiva come se stesse per avere un attacco di cuore. Tale era l’ansia. Il cuore perdeva colpi, e dice: “Non lo sopporto, il grido della figlia del mio popolo”, versetto 20: “La mietitura è passata, l’estate è finita”. E notate questo: non dice, “Voi non siete salvati”, dice cosa? Perché dice “noi”? Perché s’identifica totalmente col dolore del suo popolo, era salvato, ma non riusciva a separarsi – questa è l’empatia. “Noi non siamo salvati, per la ferita della figlia del mio popolo sono ferito anch’io. Sono nero, e la costernazione mi ha preso, e non c’è balsamo in Galaad, non c’è medico che possa curarmi”, ora, vedete? Stava soffrendo.
Guardate al capitolo 9 versetto 1: “Oh, se la mia testa fosse piena d’acqua e i miei occhi una fonte di lacrime, piangerei giorno e notte gli uccisi della figlia del mio popolo!” Un uomo col cuore spezzato, un uomo con le lacrime, un uomo che si prendeva cura, un uomo che amava – e potete continuare fino al capitolo 23 ed oltre, e troverete episodio dopo episodio delle lacrime di Geremia, è il profeta piangente.
L’apostolo Paolo non era diverso. In Atti 20:19, Paolo disse: “Ho servito con lacrime”, in Romani, pianse per Israele. In 2 Corinzi, pianse per i cristiani carnali. In Atti 20, pianse per l’influenza dei falsi insegnanti. Pianse lungo tutto il suo ministero perché gli importava. Aveva quell’equilibrio, come Geremia aveva quell’equilibrio, che Balaam non aveva: della verità e dell’amore che devono essere presenti. E usare il dono della profezia senza un amore profondo per Dio, un amore profondo per la Sua Parola, un amore profondo per il Suo popolo – farlo per gloria personale, fama, successo, orgoglio o indifferenza – significa essere uno zero agli occhi di Dio, qualunque cosa si sia agli occhi del mondo.
Terzo punto – le lingue senza amore non sono nulla; la profezia senza amore non è nulla. Ora torniamo a 1 Corinzi 13: la conoscenza senza amore non è nulla. E questo è un crescendo. Ha iniziato con il parlare, collegato alle lingue, poi si è spinto oltre la cosa con le profezie ed ora va ancora più in là ed include tutta la conoscenza. “Se comprendessi tutti i misteri e tutta la scienza, ma non avessi amore, non sarei nulla”, che cosa significa comprendere tutti i misteri? Cos’è un mistero? Un mistero è – e quel termine, incidentalmente parlando, lasciate che mi fermi un attimo per aiutarvi a capirlo – ma quel termine è usato oltre 30 volte nella Scrittura. Ora ascoltatemi: non è mai usato in modo casuale, è sempre usato in modo tecnico. Ed il suo uso tecnico è: un mistero è una verità divina rivelata nel Nuovo Testamento, in sostanza. Rivelata nel Nuovo Testamento. Qualcosa di nascosto nel passato ed ora rivelato. E potete scorrere il Nuovo Testamento intero per trovare tutti i misteri. Il mistero della pietà; Dio nella carne; il mistero di Cristo in noi; il mistero dei Giudei e dei Gentili, che son un uomo nuovo (Efesini 3); il mistero dell’iniquità, che è già all’opera.
Ci sono molte cose chiamate “mistero”, non si riferisce a qualcosa che è nascosto, si riferisce a qualcosa che era nascosto e che ora è stato rivelato. E noi siamo coloro che conoscono quei sacri segreti di Dio e vengono chiamati in Matteo 13:11 i “misteri del regno di Dio che sono stati nascosti ai savi e rivelati a chi? “ai piccoli”, a noi. E ci sono molti versetti che trattano quest’argomento, ma il mistero è un sacro segreto di Dio che è collegato al Suo piano redentivo ed al suo piano finale per la storia.
Dio ha certe verità redentive che ci ha rivelato. Ora, ce ne sono altre che non ha rivelato. Ma supponiamo che conosciate ogni singolo segreto nella mente di Dio, tutti i misteri, tutta la verità redentiva, che non solo conosciate ogni fatto redentivo, ma che possiate correlare perfettamente ogni verità redentiva. Che se conosceste ogni singolo fatto sul proposito finale di Dio per il tempo e per l’eternità e poteste collegare ogni fatto insieme e se aveste tutto questo ed, in più, se aveste tutta la conoscenza – e la parola gnosis si riferisce a “tutti i fatti che si possono accertare tramite un’indagine”, quindi non solo che conosciate ogni singolo segreto relativo alla redenzione ed al piano di Dio per i secoli, ma se conosceste ogni singolo fatto esistente nell’universo, tipo: quanti granelli di sabbia ci sono su Marte; ogni fatto, ogni singolo fatto nell’universo, ogni mistero nella mente di Dio connesso con la redenzione nella storia del dominio di Dio sull’uomo – se conosceste tutto questo e non avreste amore, sareste cosa? “Bè”, potremmo dire, “saremmo almeno un due o un tre..”. No, saresti uno zero. Nemmeno un uno, perché? Perché l’amore è importante.
Beh, la cosa mi sconvolge un pochino. I superlativi qui sono incredibili! E, naturalmente, non potete sapere tutto, ed è per questo che usa ean col congiuntivo, è ipotetico, ma anche se lo sapeste, sareste uno zero. E mi stupisce sempre che ci siano persone che pensano che, visto che sanno tutto, non hanno alcuna responsabilità di amare nessuno. E ci sono persone che hanno tutta la dottrina sistematizzata, e tutta la dottrina catalogata, ed hanno tutte le risposte, ma non amano nessuno. E sapete cosa sono agli occhi di Dio? Sono cosa? Sono zero, sono dei grandi zeri. Non significano nulla. L’amore è superiore all’eccellenza intellettuale. E ne sono davvero grato... Avete mai sentito qualcuno che ha ricevuto un dottorato in amore? Li chiamiamo “dottori” per la loro eccellenza intellettuale. Vedete, il nostro sistema di valori non è come dovrebbe essere, vero? La comprensione spirituale, l’intuizione delle Scritture, il risultato intellettuale, senza amore, non è altro che arroganza spirituale, tutto qui. È fariseismo e condiscendenza. Vedete, la conoscenza senza l’amore uccide, è come la lettera senza lo spirito. La conoscenza senza l’amore è brutta. La conoscenza con l’amore è bellissima, la conoscenza senza l’amore è impotente, e la conoscenza con l’amore è potente.
1 Corinzi 8:1, Paolo l’aveva già accennato ai Corinzi quando gli disse, ascoltate qui – “La conoscenza fa crescere l’orgoglio”, e lo disse così: “La conoscenza gonfia, ma l’amore edifica”. La conoscenza gonfia, l’amore edifica. Se dovete scegliere tra imparare ad amare o imparare dei fatti, imparate ad amare. La Bibbia lo sottolinea più e più volte. Oh, è importante conoscere, non possiamo sminuire la conoscenza, per niente affatto. Dio non vuole un gruppo d’ignoranti amorevoli. Si amerebbero fino a cadere in ogni sorta d’errore – certamente. Amerebbero così tanto da non fare alcuna distinzione tra chi ha ragione e chi ha torto, tra chi è salvato e chi non lo è, e rovinerebbero tutto. La conoscenza è necessaria. Per questo la Bibbia parla d’amore con conoscenza.
Filippesi 1:9, “E prego che il vostro amore abbondi sempre più in conoscenza”, vedete? Non potete separare le due cose; dovete tenerle in perfetto equilibrio. E penso che qui alla nostra chiesa, Grace, dobbiamo mantenere quell’equilibrio, perché sarebbe facile sbilanciarsi sul lato della conoscenza e restare leggeri sul lato dell’amore. Se dovete scegliere tra venire ad una lezione o ad un servizio per imparare qualcosa e, lungo la strada, aiutare qualcuno che ha appena bucato una gomma, fermatevi e cambiate la gomma. L’amore è meglio della conoscenza.
Quarto, dice non solo lingue, profezia, misteri e conoscenza – collegandoli come uno – ma dice: “Anche se avessi tutta la fede in modo da muover le montagne, ma non avessi amore, non sono nulla”, ora, il concetto di fede può prendere moltissime direzioni, e voglio mostrarvi velocemente cosa sta dicendo qui. Sta enfatizzando il dono della fede, e il dono della fede non è la fede salvifica, è quel tipo di fede che si esprime nella preghiera e che libera la potenza di Dio. Capite? È quello, è Matteo 17:20, e non c’è bisogno che lo cerchiate, lasciate che ve lo legga velocemente perchè ce ne sono un paio qui che voglio leggervi, ma Matteo 17:20 dice: “Gesù disse: ‘A causa della vostra incredulità; in verità vi dico che se avete fede quanto un granello di senape, direte a questo monte: “Spostati da qui a là”, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile’”. Va bene? Gesù disse: “Dovete avere la fede per credere a Dio nella preghiera e così potrete spostare i monti”. Ora, molte persone si confondono con quel versetto perchè dicono: “Oh, non ho mai visto nessuno farlo”, ma... quello non è il punto.
Dio non vuole che le persone vadano in giro a spostare monti; ciò creerebbe un sacco di problemi, non possiamo mica comportarci così, quello non è il punto! Non è un qualcosa di letterale. Sapete, l’altro passo in Matteo 21 dice: “potrete dire a questo monte” – il monte degli Ulivi – “‘Sii rimosso e và nel mare’”. Bè ma Gesù non vuole mica che qualcuno butti il monte degli Ulivi giù a 1.200 metri nel Mar Morto... quello... quello non farebbe altro che rovinare la Seconda Venuta! Non è questo il punto. Il punto è che ci sono persone che hanno il dono della fede, ed il dono della fede è la capacità di credere a Dio continuamente senza arrendersi, quando il resto di noi ha già mollato la presa dicendo: “Oh, Dio, ti sei sbagliato con questa cosa. Che sta succedendo, Dio?” e cominciano a dubitare. Invece c’è quell’altro che rimane fermo come una roccia e dice: “No! Dio è ancora sul trono. Sto solo aspettando che liberi la Sua potenza e sto pregando e gli sto chiedendo di farlo..”. Capite? È come quella persona che resta come una roccia in ogni prova mentre il resto si sfalda, quello è il dono della fede. E quella persona aspetta ed aspetta con fiducia finché la potenza di Dio si manifesta e poi si comincia a capire perché ha fatto ciò che ha fatto. Sono quelle persone che pregano e pregano e pregano.
È un tipo di fiducia in Dio che non si arrende mai ed è una fiducia ininterrotta, che mantiene contatto vitale con Dio, in attesa della Sua potenza, mentre molti di noi hanno già mollato da tempo. E quella è la fede che può spostare i monti – non monti letterali; è un’analogia. Non vuole che la gente vada in giro a spostar montagne a destra e sinistra, sarebbe ridicola come cosa, e non servirebbe a nulla. E se leggeste Zaccaria 4, trovereste che lì c’è un’affermazione interessante, lasciate che ve la citi, in Zaccaria 4:7, dice: “Chi sei tu, o gran monte?” In altre parole, disse: “Non per potenza né per forza, ma per il mio Spirito, dice il Signore” – nel versetto 6 – “Chi sei tu, o gran monte?” e non sta parlando di un vero monte, sta dicendo: “Quando ho la potenza di Dio, quale monte può restare in piedi davanti a essa?” Questa è la capacità di credere che Dio faccia ciò che la maggior parte delle persone non si aspetterebbero nemmeno di vedere.
Quindi vedete sta dicendo: “Ascoltate, se avesse tutta la fede del mondo, se non dubitaste mai, se credeste a Dio – senza mai aver un’ombra di dubbio, mai una domanda. Sareste una roccia, e correreste fino ai confini della fede, così che nulla vi sembrerà mai impossibile e nulla vi farà mai sorgere quesiti in mente e nulla vi porterà mai a dubitare, non vacillereste mai in nulla, e non mettereste mai Dio in discussione – però senza amore sareste cosa? – “un nulla”, il che è incredibile! Sta togliendo le basi sotto i piedi di tutti.
Quindi, il succo di tutto è che non importa quali doni abbiate, non importa quanto siate eloquenti, non importa cosa conoscete, non importa cosa credete – potreste essere un cristiano celebre, un teologo, un missionario, un pastore, un insegnante, un autore, uno studioso – se non avete l’agape di Dio come forza trainante nella vostra vita, siete un nulla. È piuttosto semplice. Controllate la vostra motivazione.
Velocemente, gli ultimi due nel versetto 3, e sono semplici, mi limiterò a menzionarli, ma anche la benevolenza senza l’amore è nulla. E questo è il rovescio della medaglia gente, l’amore è sacrificio personale, ma non tutto il sacrificio personale è amore, mi avete capito? Oh, ci sono molti mormoni che fanno sacrifici. Ci sono molti buddisti che si bruciano da soli. Ci sono molte persone che fanno un sacco di cose strane per delle religioni in cui credono veramente e non lo fanno per amore, lo fanno per cosa? Per timore, e per giustizia personale. Potete farlo per molte ragioni. L’amore è sacrificio personale, ma poi capovolge la cosa e dice: “Il sacrificio non è necessariamente amore”, quindi assicuratevi che lo sia.
Quindi, “seppur io distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri e dessi il mio corpo per essere arso, ma non avessi amore, non mi gioverebbe a nulla”, potrei dare tutti i miei beni per sfamare i poveri. E questa è una delle cose più interessati. La parola “nutrire” qui, il verbo psōmizō, ha una forma sostantiva, psōmion, che significa “boccone”. E l’idea qui è quella di un uomo che sta letteralmente distribuendo la sua ricchezza un boccone alla volta. In altre parole, l’atto estremo di benevolenza: non sta semplicemente scrivendo l’assegno per il fondo finanziario, ma sta andando in giro e sta dando via ogni singolo boccone a sua disposizione. Quindi anche se io fossi coinvolto nell’atto stesso di carità e compissi ogni dono personalmente, e distribuissi piccole porzioni a moltitudini di persone, non conterebbe nulla se non avessi amore, se lo facessi per dovere, se lo facessi per legalismo, se lo facessi per placare la mia coscienza, se lo facessi per ricevere riconoscimento, come fecero Anania e Saffira, se lo facessi per pressione sociale – non varrebbe nulla.
Quando venite in chiesa e date, perché lo fate? Vi sentite obbligati? Pensate di dover dare per ottenere il favore di Dio? Volete forse placare la coscienza per il peccato che avete commesso questa settimana, e quindi date tanto questa settimana così Dio riequilibrerà la bilancia? Cercate forse il riconoscimento da parte di chi vi sta attorno? Dite a tutti quanto? Vi sentite a disagio se non date e non potete parlarne la prossima volta che il gruppo si raduna? Per una qualsiasi di queste ragioni, siete uno zero.
Ora, questo mi colpisce tanto quanto colpisce voi. Qual è l’unica motivazione per il donare? L’amore. Per questo dobbiamo farlo in segreto, in privato. Non importa quanto siate generosi, se non c’è amore. Il fariseo dice: “Io do la decima, e ti ringrazio perché non sono come questo pubblicano, do la decima su tutto ciò che possiedo”, e così via. E Gesù disse loro: “Non sei altro che uno zero”. Disse: “Quello è l’uomo che tornò a casa giustificato”, giusto? Quindi la benevolenza senza amore non è nulla.
Infine, il martirio senz’amore non è nulla. Potreste perfino essere martiri. Il versetto 3 dice: “E se dessi il mio corpo per essere arso, ma non avessi amore, non mi gioverebbe a nulla”. Ora – c’è una discussione interessante su cosa significhi dare il proprio corpo per essere arso. Alcuni pensano che significhi diventare schiavo. A quei tempi, quando si diventava schiavi, si veniva marchiati con un ferro caldo che bruciava la carne. Alcuni dicono che Paolo sta dicendo: “Anche se diventassi schiavo, non conterebbe nulla”. È possibile. Ma seguendo la linea generale del discorso di Paolo, sembrerebbe che l’apice di ciò che vuole dire è che anche se dessi la mia vita per essere arso, ciò non conterebbe a nulla.
Ora, l’obiezione è che alcuni dicono che non c’era alcun precedente per quel genere di cose perchè in genere, in quei giorni non succedeva. Ebbene, quello è vero. All’epoca di Paolo non c’erano persecuzioni in cui si bruciavano i cristiani vivi; quello venne dopo, quando i cristiani vennero arsi vivi. Ma ci sono vari modi d’interpretarlo: Uno, potrebbe riferirsi al fuoco che sarebbe venuto. E potrebbe – per rivelazione dello Spirito Santo – aver previsto quei tanti cristiani che sarebbero morti arsi per motivi sbagliati. Sapete, una delle cose interessanti dei primi martiri della chiesa è che molti svilupparono il “complesso del martire”, e desideravano morire da martiri per diventare famosi come altri cristiani morti da martiri. Forse Paolo lo stava anticipando nella mente dello Spirito.
C’è anche un’altra possibilità. Alcuni in passato avevano dato la vita per essere arsi: Sadrac, Mesac e Abed-Nego, sebbene Dio li aveva salvati, erano disposti. Ma anche, più interessantemente, proprio vicino a Corinto, nella città di Atene, c’era una tomba chiamata “la tomba dell’Indiano” dove c’era un certo indiano che proprio in quel luogo, si era dato fuoco ed era morto bruciato dopo aver scritto il suo epitaffio e quindi vi costruirono un monumento che disse questo: “Zarmanochegas, un indiano di Bargosa, secondo i costumi tradizionali degli indiani, si è reso immortale e giace qui”, quindi lì c’era un tizio che si bruciò vivo per ottenere una sorta d’immortalità religiosa, quindi forse, è proprio il caso che Paolo avesse quello in mente, ma in ogni caso,
Che fosse l’atto supremo di diventare schiavo o l’atto estremo di morire bruciato, morire da martire – senza amore, non vale nulla. Potete essere un martire cristiano nel secondo secolo, potete essere un kamikaze, potete essere un buddista che si dà fuoco, potete essere un missionario – cosa ho detto? – potete essere un missionario... cos’è che ho detto? Ecco che se ne va la mia eloquenza... ma potreste esser missionari lì mangiati da cannibali; non importerebbe a nulla se la motivazione non è l’amore. E non credo sia cinico ricordare che molti cristiani dei primi secoli cercarono di morire bruciati per esser famosi come martiri, e non credo sia cinico dire che atti che appaiono come sacrifici esteriori sono in realtà prodotti dell’orgoglio – penso che sia vero. E parte di tutto questo è proprio questo: lingue, profezia, conoscenza, benevolenza, martirio – non significano nulla senza amore. Ed ai Corinzi – non importava ciò che facevano. Non importava ciò che facevano senza amore.
Non importa ciò che fai tu e ciò che faccio io, è tutto un nulla, uno zero, infatti, interessante notare che: il versetto 1 dice che la persona senza amore non produce nulla di valore, solo rumore. Il versetto 2 dice che la persona senza amore non ha valore di per sé: “Io non sono nulla”. Il versetto 3 dice che la persona senza amore non riceve nulla di valore: “Non mi giova a nulla”. Solo un grande nulla. Vita meno amore uguale zero. Ed è per questo che – come abbiamo visto brevemente la volta scorsa in Apocalisse capitolo 2 – ci viene detto questo: “Alla chiesa di Efeso: conosco le tue opere, il tuo lavoro, la tua pazienza, e come non puoi sopportare i malvagi; hai messo alla prova quelli che si dicono apostoli e non lo sono, li hai trovati bugiardi; hai sopportato, hai avuto pazienza per amore del mio nome, e non ti sei stancato”. Hanno lavorato duramente. Avevano la dottrina giusta. “Ma ho qualcosa contro di te, perché hai lasciato” – cosa? – “il tuo primo amore”. E sapete cosa ha fatto? Ha rimosso il candelabro, e la chiesa è morta, e non è mai più esistita da allora. La chiesa di Grace può essere nella stessa situazione, se non ha amore. E anche tu come persona.
Preghiamo.
Ti ringraziamo, Padre, ancora una volta per la Tua Parola chiara, forte, diretta e così benefica. Dobbiamo conoscerla, Signore, affinché possiamo entrare nella benedizione finale con Te. Dobbiamo seguire i principi che ci hai dato per conoscere la benedizione che ci hai promesso. Preghiamo di poter veramente conoscere l’amore di Cristo, sparso nei nostri cuori, mentre ci arrendiamo allo Spirito, e che venga prodotto come frutto. Che possiamo toccare le vite degli altri, e che tutto ciò che facciamo sia fatto affinché il nostro amore abbondi sempre più nella conoscenza, per la Tua lode, nel nome di Cristo. Amen.
FINE
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