Questa mattina arriviamo a 1 Corinzi 13, e in realtà avevo intenzione di andare oltre, ma non siamo andati oltre nel primo servizio quindi ci fermeremo dove ci siamo fermati lì, giusto per mantenere la continuità. Ma questo tredicesimo capitolo, senza che debba davvero dirvi nulla, è un capitolo che riconoscete, e probabilmente, se siete cristiani da un certo periodo di tempo, avete anche un grande affetto e certamente provate anche un grande amore verso di esso a causa dell’enorme impatto che ha sulla cosa più grande di tutto il mondo, che è il tema dell’amore.
Alcuni hanno detto che questo deve essere la cosa più grande, più forte e più profonda che l’apostolo Paolo abbia mai scritto. È stato chiamato “l’inno dell’amore”. È stato definito un’interpretazione lirica del Sermon sul Monte; qualcun altro l’ha definito come, “Le Beatitudini messe in musica”. È un capitolo drammatico. Studiarlo è quasi come smontare un fiore... non son certo che, una volta a pezzi, il fiore sia ancora bello come prima, ma bisogna farlo per vedere l’intricata progettazione di Dio, e quindi ci comporteremo da botanici spirituali per alcune settimane e lo smonteremo un po’ per comprendere le bellezze che vi sono nascoste sotto la superficie.
Quello che è veramente emozionante di questo capitolo è che è come una ventata d’aria fresca, per così dire, che si trova proprio nel mezzo di questo libro. Un libro che, generalmente è così intensamente orientato a problematiche, è negativo... e Paolo attacca l’assemblea di Corinto a causa di tutta la cattiva condotta, l’immoralità ed i fallimenti presenti nelle loro vite nel conformarsi ai principi che Dio aveva dato per la loro benedizione. E tutte queste cose vengono un po’ accantonate nel mentre Paolo semplicemente vola, per così dire, nel capitolo 13, sulle ali dell’interpretazione e condivisione ispirata dallo Spirito Santo sull’amore.
Posso immaginare che l’amanuense di Paolo, o il suo segretario che stava scrivendo sotto dettatura, debba aver avuto un sussulto e si sia fermato a guardare Paolo in faccia, quando cominciò a dettare tredicesimo capitolo a causa del cambiamento drammatico perché è così diverso dal resto del libro. Ed è di fatto proprio un cambiamento tremendo di stile, è lirico, è retorico, è completamente diverso dal resto del libro. Stava arrancando attraverso problema dopo problema con ragionamenti profondi e argomentazioni ed avvertimenti attentamente formulati, ed all’improvviso prende il ritmo del capitolo 13 e comincia a cantare. È come una gemma preziosa incastonata in un castone... il castone va bene ed è bello, ma è la gemma che lo valorizza. E così è il tredicesimo capitolo di Corinzi, la gemma del castone di tutta la lettera.
Ma voglio aggiungere questo: che anche se questo particolare capitolo è stato trattato con un senso di unicità – e giustamente – e anche se è stato, tante volte estratto ed isolato e predicato come se fosse un’entità a sé, caduta dal cielo senza alcun legame con nient’altro, il vero potere del capitolo si trova quando lo si studia nel suo contesto. Questo capitolo, non potrei farvelo significare tanto quanto significa se, semplicemente lo estraessi e lo insegnassi in sé e per sè. Naturalmente, la penso così per quanto riguarda ogni capitolo della Bibbia, ma questo in modo particolare, perché penso che venga abusato in tal senso così frequentemente. La gente semplicemente lo estrae e lo insegna, e manca il suo potere perché il suo potere viene quando lo si collega con il resto del libro – in particolare con il capitolo 12 e il 14.
Vedete, si trova nel mezzo di una sezione sui doni spirituali – giusto? – 12, 13 e 14. Nel capitolo 12, discute della dotazione del dono, del ricevere il dono, del modo in cui Dio ha assemblato il dono nella chiesa e del modo in cui ha fuso tutto affinchè funzioni. Quindi il capitolo 12 è la dotazione dei doni; il capitolo 14, il corretto esercizio dei doni. Questo è come farlo, questo è come non farlo. E proprio in mezzo c’è la giusta energia o il giusto motivo o la giusta potenza o il giusto ambiente o l’atmosfera corretta in cui il dono opera – e sarebbe, l’amore. Quindi è tutto collegato e fa parte della via più eccellente.
Guardate al versetto 31. Dopo aver dato loro tutte le basi su come Dio ha posto i doni nella chiesa e su come devono essere contenti e non devono sentirsi inadeguati o gelosi o invidiosi se non hanno un dono appariscente, e su come, d’altro canto, se ce l’hanno non devono essere orgogliosi, egoisti ed auto-esaltanti. E dice: “Invece di accettare ciò che Dio vi ha dato, voi desiderate ardentemente i doni appariscenti”. Questa è la resa greca. È un indicativo, non un imperativo, “Voi continuate a desiderare ardentemente i doni appariscenti. Ma io vi mostro una” – cosa? – “via più eccellente”.
In altre parole, una via più eccellente del desiderare un dono appariscente è essere contenti di quello che già avete. Una via più eccellente del dominare su qualcuno perché avete il dono del parlare o dell’insegnare, o qualunque altro, o delle lingue. Una via più eccellente dell’essere orgogliosi è essere amorevoli, ed è di questo che parla nel capitolo 13 mentre descrive con linguaggio meraviglioso la via più eccellente, che è l’amore.
La chiesa di Corinto aveva i doni. La chiesa di Corinto aveva molte attività, molte cose in corso, ma senza amore non era eccellente; era contraffatta. Ed erano egoisti e auto-interessati ed operavano nella carne. E così, il capitolo 13 riassume la via più eccellente. Non conflitto nel corpo, non lotta, non ricerca personale, non orgoglio, nemmeno invidia, nemmeno gelosia, nessuna di queste cose ha posto, solo l’amore – solo l’amore.
Ora veramente, parlando dell’amore, si entra nel cuore stesso della visione paolina della vita spirituale. Perché l’amore è fondamentale. Potremmo passare settimane e settimane e settimane solo su questo argomento. Ma ciò che sta veramente dicendo qui è questo – e voglio che lo afferriate perché è il cuore di tutto: La vita veramente spirituale è l’unica vita in cui i doni spirituali possono veramente operare. Chiaro? E la vita veramente spirituale non è controllata dai doni dello Spirito, è controllata dal frutto dello Spirito. E dovete capire quello che sto dicendo. Lasciate che mi ripeta... Qui c’erano i Corinzi con tutti i doni dello Spirito e nessuno dei frutti– e qual è il frutto dello Spirito? Galati 5:22, qual è il primo? Amore – gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo. Se non avete il frutto dello Spirito, allora i doni dello Spirito funzionano nella carne. È un processo semplice.
Il credente cammina secondo lo Spirito, lo Spirito produce il frutto dello Spirito, dal frutto dello Spirito scaturiscono i doni dello Spirito che operano nella potenza dello Spirito. E così è, quindi, che se non abbiamo la manifestazione del frutto dello Spirito, se l’amore non è manifestato – e forse l’amore è il frutto e le altre parole descrivono semplicemente l’amore nelle sue dimensioni – l’amore è certamente il più grande secondo 13:13 dove dice “il più grande di questi è l’amore” – se non c’è amore, allora ciò che ne viene fuori e ciò che viene fatto è fatto senza il frutto dello Spirito, e se è fatto senza il frutto dello Spirito, è fatto senza lo Spirito. È nella carne, è carnale, è carnale, è contraffatto.
E così eccoli qui, i Corinzi, avevano i doni dello Spirito e stanno facendo le loro cose nella carne, senza il frutto dello Spirito, e Paolo dice: “Quando tutto è finito, non avete nulla”. Lasciate che vi legga i primi tre versetti del capitolo 13. Ascoltate – e cambiate la parola “sebbene” con “se” – eán qui in greco si traduce meglio con “se” e si legge così: “Se avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare i monti, ma non avessi amore, non sarei nulla. Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore, non mi gioverebbe – cosa? – a niente”.
Sta dicendo, tutti i doni dello Spirito e tutte le attività non significano nulla senza il frutto, che è l’amore. L’amore deve essere la forza trainante, l’amore deve essere il motivo, l’amore deve essere il cuore di qualsiasi cosa nella vita del credente. Vedete, è possibile aver i doni dello Spirito. Non è solo possibile, è veramente vero che abbiamo i doni dello Spirito, ed è possibile avere i doni dello Spirito senza spiritualità. Vedete, avere un dono spirituale non vi rende spirituali. Possono funzionare nella vostra energia naturale, nella carne, come se li contraffaceste, oppure possono funzionare nella potenza dello Spirito. E senza il frutto dello Spirito, è nella carne.
Così c’erano i Corinzi ed erano là che profetizzano, sono là che parlano in lingue, sono là che presumibilmente guariscono le persone, sono là a fare tutte le loro cose. Il problema è che non c’è amore, il che significa che non c’è frutto dello Spirito, il che significa che lo Spirito non sta operando, il che significa che è la carne ad operare, il che significa che è contraffatto. È una cosa tremendamente importante, credo, per noi oggi capire che Dio non vuole che facciamo le nostre cose con la nostra potenza, e credo che questo lo sappiamo, ma vediamo com’è che Paolo sviluppa il tutto qui.
L’amore è la via più eccellente. Ora, parlando della parola “amore”, penso che sia meglio definirla perché il nostro mondo non ha la minima idea di cosa significhi la parola “amore”. È una parola che nella nostra epoca grida per una definizione. Ora, lasciate che vi dia solamente alcuni pensieri. La parola, incidentalmente, in greco è “agape”, che è il concetto più grandioso dell’amore, è il livello più elevato dell’amore, è l’amore che è associato a Dio stesso. E questo è il termine, ma la domanda è: cosa significa?
Ebbene, lasciate che vi dica cos’è che non significa. La parola “amore” come appare nella Parola di Dio non si riferisce mai all’amore romantico o sessuale. I Greci hanno una parola per quello, ma non è questa parola. E la parola che hanno per quello non appare mai nel Nuovo Testamento. Per esempio, quando dice in Efesini 5: “Mariti, amate le vostre mogli”, non sta parlando di romanticismo. Eppure, quante prediche avete sentito o quanti libri avete letto dove uno dice: “Mariti, amate le vostre mogli”, e poi dà quattro illustrazioni su come aprire la portiera della macchina per lei o comprarle fiori e sentire quel vecchio romanticismo e, sapete, esser completamente per la donna e tutta quella roba lì? Però, non è di questo che sta parlando. Non sta parlando di romanticismo, né di sesso, né di tutto quello, c’è un’altra parola per quello.
E un’altra cosa. “Amore” nella Bibbia non significa mai amore emozionale. Non sta parlando di una sensazione di formicolio. Non sta parlando di sentimentalismo. Non sta dicendo che il più grande di questi è la sentimentalità. Anche quello non è amore scritturale. Ed in terzo luogo, la parola “amore” così come appare non significa mai “uno spirito amichevole di tolleranza e fratellanza verso gli altri a prescindere dalle convinzioni”. In altre parole, l’amore ecumenico. Alcuni dicono: “Beh, non importa in cosa crede qualcuno. Finché c’è un po’ di terreno comune, dobbiamo solo amarli tutti”.
Recentemente c’è stato un certo incontro di preghiera e alcune persone erano lì di religioni e fedi non cristiane, e qualcuno chiese al direttore – che era un cristiano – su quale base si erano riuniti e lui disse: “Oh, sulla base dell’amore”. “Ma non credono nemmeno alla verità del vangelo”. “No, non siamo d’accordo su quello, ma siamo d’accordo nella preghiera, tutti preghiamo, e quello è il nostro terreno comune”. Anche se non preghiamo alla stessa persona, immagino che vada bene. Ma vedete, quel tipo di spirito amichevole di tolleranza e fratellanza senza alcuna considerazione per la convinzione o la dottrina non è ciò di cui parla la Bibbia.
Ed aggiungerò una terza cosa. Non si riferisce alla carità, e sfortunatamente, per via dell’introduzione del termine latino nella vecchia Diodati, ci siamo ritrovati con “amore” tradotto con “carità”. Questo si può trovare dappertutto nella vecchia versione autorizzata, “carità”, però non sta parlando di dare la vostra moneta al Fondo Unito, non è quella la spinta fondamentale del capitolo o del termine stesso.
Quindi, se non è romantico, sessuale, emozionale, né uno spirito amichevole di tolleranza ecumenica, né di carità, che cos’è? Che cos’è quindi quest’amore? Cos’è? Bene, lasciate che ve lo mostri biblicamente. Aprite la vostra Bibbia a Giovanni capitolo 3 versetto 16. Son certo ce ve lo ricordiate, Giovanni 3:16. Ora osservate un po’ come funziona. Ora, vedete se qualcuna di queste altre definizioni si adatta al messaggio, “Poiché Dio ha tanto amato il mondo” che provò un certo formicolio verso di esso? Che provò un brivido lungo la schiena? Che così ebbe uno spirito amichevole di tolleranza e fratellanza, a prescindere da ciò in cui credevano? Che ha dato al Fondo Unito? No, “Dio ha tanto amato il mondo che ha” – cosa? – “dato il suo unigenito Figlio”.
Cos’è l’amore? L’amore è un atto di sacrificio personale. L’amore non è un sentimento, e biblicamente, lo si può vedere più e più e più volte ancora: l’amore è un atto di sacrificio personale. Non esiste agape senza azione. Non esiste agape come sentimento, o come emozione, o come sensazione, è un atto. E la sensazione potrebbe esserci come potrebbe non esserci, ma l’azione c’è sempre. Andate giù fino a Giovanni 13, il tredicesimo capitolo e vedrete la stessa cosa, e potete confermarlo anche da soli se vi dedicare a ricercare questi versetti nella vostra Bibbia, son certo che vedrete che è sempre così, ma qui in Giovanni 13:1, Gesù s’incontra con i Suoi discepoli per l’ultima volta – e questo capitolo l’abbiamo già studiato ma dice, Giovanni lo dice, “Gesù, avendo amato i Suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine”. Letteralmente, in greco, li amò “fino alla perfezione”, li amò fino ai limiti dell’amore, li amò fino in fondo, quanto più l’amore potesse arrivare.
Ora dunque, in risposta all’amare totalmente ed amare puramente e amare fino al limite, cosa fa? Bene, al versetto 4, si alza da tavola, depone le sue vesti, prende un asciugamano, se lo cinge, versa dell’acqua in un catino, e comincia a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui era cinto. Li amò ed il Suo amore si tradusse in azione. Cosa fece? Lavò i loro piedi sporchi mentre loro stavano seduti a discutere su chi fosse il più grande nel regno e chi avrebbe avuto il posto vicino a Gesù nel millennio, e non erano minimamente disposti a lavarsi i piedi l’un l’altro. Gesù si chinò e lo fece, e li amò.
Ora andate al versetto 34, e vedrete che la cosa colpisce davvero nel segno. Alla fine dello stesso capitolo, Egli dice: “Un nuovo comandamento vi do: che vi amiate gli uni gli altri”. Come? “Così come io vi ho amato”. Ora, com’è che li aveva appena amati? Lavando i loro piedi. Vedete, è la stessa cosa che Egli chiede a noi. L’amore è un atto di sacrificio personale. È un atto di dono sacrificale, è lavare i piedi, è dare il proprio Figlio.
Andate a Giovanni 15, versetto 9, e lo vedrete di nuovo: “Così come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Dimorate nel mio amore”. “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi”, Come li aveva amati? Venendo nel mondo a morire per loro. Ora il versetto 10: “Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore”, in altre parole, l’amore verso Dio è l’atto di sacrificio personale della mia volontà per fare la Sua volontà. Ecco cos’è. È un atto di sacrificio personale.
Andate giù al versetto 13 – qui c’è l’esempio supremo. “Nessuno ha amore più grande di questo”, in altre parole, ecco la definizione più grande dell’amore che sia mai stata data, ed è questa. Volete che qualcuno vi dia la definizione dell’amore? Eccola qui, questa è la più grande che sia mai stata data, “Che uno deponga la sua” – cosa? – “la sua vita per i suoi amici”. La definizione più grande dell’amore è un atto di supremo sacrificio personale. È sempre così nella Scrittura. Appare sempre così. Se andate in Giovanni, nel Vangelo di Giovanni, lo vedete al capitolo 21. Non ci prenderemo il tempo. Ma lì vedete la stessa cosa con Pietro, “Mi ami, Pietro? Allora seguimi, e ti costerà la vita”. Se andate a 1 Giovanni, capitolo 4, versetti da 8 a 11, Dio ci ha amati. Come facciamo a spaerlo? Perché ha dato il Suo Figlio a morire per noi, “per essere propiziazione per i nostri peccati”, in altre parole, l’amore di Dio è dimostrato in un atto di sacrificio personale; così anche il nostro.
Ora, quando parliamo d’amore, è di questo che stiamo parlando. È l’atto di sacrificio personale, è umiltà. È dire che voglio soddisfare il tuo bisogno, che voglio fare ciò che Dio vuole che io faccia. Non c’è ricerca di sé in questo. Non c’è orgoglio. Non c’è egoismo. Non c’è auto-glorificazione. Non c’è vanità lì presente. Ma sapete, possiamo esercitare i nostri doni con orgoglio per diventare famosi. Io potrei predicare per diventar famoso o cercare di diventarlo... potrebbe anche non funzionare molto bene... Potrei predicare per fama o successo, gloria o prestigio. Potrei predicare per esser accettato. Potrei – e voi potreste fare lo stesso. Potreste esercitare i vostri doni per la pressione dei pari... tutti lo stanno facendo e vi sembra logico unirvi e fare lo stesso. Potreste esercitare qualunque dono abbiate per liberarvi dall’obbligazione divina che vi infastidisce e così facendo potete pagare il vostro debito a Dio. Potete esercitare i vostri doni così che qualcuno vi possa battere la mano sulla spalla spirituale e vi dica quanto siete grandi... Anch’io posso fare lo stesso!
In altre parole, ci sono una miriade di altre ragioni o motivi che potremmo avere, seppur ce n’è solo uno che è legittimo. Ministro perché lo faccio per il sacrificio di me stesso alla volontà di Dio e per il sacrificio della mia vita per i bisogni dei miei fratelli e sorelle. Questa è l’unica ragione legittima. Nient’altro conta. E qualsiasi altra cosa equivale a zero. Non siete nulla, non siete nulla, non siete nulla. Non siete altro che rumore, un gong che rimbomba e un cembalo che tintinna.
Quindi... è di questo che sta parlando. Ora torniamo a 1 Corinzi 13, se non ci siete ancora, e ora quando chiama queste persone ad amare, sta dicendo: “Dimenticatevi!” Quando disse ai Filippesi: “Abbiate lo stesso amore”, lo definì poi così: “Ciascuno guardi anche agli altri, non solo a sé stesso”. Siate come Cristo che non considerò come un tesoro da trattenere l’essere uguale a Dio, ma si svuotò, divenne uomo, si umiliò, e morì per noi. Questo è amore. L’amore è l’atto dell’umiltà nel servizio e dell’sacrificio personale. E, ragazzi, questa è la cosa di cui la chiesa di Corinto aveva bisogno, credetemi, ne avevano bisogno. Ah, non avevano un problema dottrinale. Vi rendete conto che non menziona nemmeno una dottrina di rilevanza fino ad arrivare al quindicesimo capitolo, quando parla della risurrezione? Ma fino a quel momento, non doveva correggerli come fece con i Colossesi e i Galati riguardo alla loro dottrina. Quelle persone avevano la dottrina, semplicemente non avevano amore.
Ora, mentre guardiamo a questo capitolo in termini di amore, vedremo alcune cose molto toccanti. Il capitolo si divide in quattro parti, e guarderemo a queste quattro parti nelle settimane a venire. La prominenza dell’amore, le proprietà dell’amore, la permanenza dell’amore, e la preminenza dell’amore. La prominenza dell’amore, la troviamo nei versetti dall’1 al 3; le proprietà dell’amore, nei versetti dal 4 al 7; la permanenza dell’amore, nei versetti da 8 a 12, e il 13, quella bellissima affermazione sulla preminenza dell’amore. Ma per oggi, cominceremo semplicemente a guardare alla prominenza dell’amore, e lui inizia cercando di mostrare quanto sia importante l’amore e come i Corinzi stiano sprecando il loro tempo. Ricordate la chiesa di Efeso? Ricordate cosa disse alla chiesa di Efeso? “Avete questo, avete questo e fate questo e fate questo e fate quest’altro, ma ho qualcosa contro di voi... avete lasciato il vostro” – cosa? – “il vostro primo amore”.
Avete tutta quell’attività senza alcun amore e tutto è praticamente inutile e la chiesa di Efeso è stata così rimossa dalla faccia della terra, non è vero? Mai più sostituita. E non ce n’è una lì ancora oggi. Il candelabro è stato rimosso. Ora, voglio che teniate a mente che mentre studiamo questi tre versetti nelle prossime due settimane, ricordate che Paolo sta usando l’iperbole. Per fare il suo punto, esagera. E spinge tutto al suo limite estremo. Per esempio, dice: “Se potessi parlare con la lingua degli uomini e degli angeli” – se conoscessi la lingua degli angeli – “non avrebbe importanza senza amore”, e dice: “Se avessi tutti i misteri e tutta la conoscenza e tutta la fede e distribuissi tutti i miei beni e dessi il mio corpo” – in altre parole, tutto è estremo, è spinto al limite per dimostrare il suo punto, che non importa cosa facciate, non importa cosa sappiate, non importa quanto lontano possiamo andare, se l’amore non è il motivo di base, tutto è nulla.
Ora però guardiamo a ciò che dice. E nel vostro schema lì, vi ho dato un intero elenco di cose e siamo arrivati solo alla prima. La prima è questa, nella prima piccola sezione, versetti da 1 a 3: le lingue senza amore non sono nulla. Le lingue senza amore non sono nulla. Ora, il versetto 1 dice: “Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli ma non avessi amore, sarei come un bronzo risonante o un cembalo tintinnante”. Ora, questo ci presenta – qualcuno mi ha detto dopo il primo servizio: “Perché parli delle persone carismatiche? Perché parli di quel movimento?” Ebbene, il motivo per cui ne parlo è perché è in questo versetto che dobbiamo parlare del dono delle lingue. E così, cercheremo di parlarne da un punto di vista biblico, non giusto per sollevare la questione per combattere contro un movimento. Mi sentirei molto male se ciò che traeste da questo sermone fosse che noi abbiamo ragione e c’è un movimento intorno che ha torto. Ciò che voglio che traiate da questo messaggio è ciò che Dio sta cercando di dirvi qui riguardo al modo in cui funzionate all’interno del corpo di Cristo, questa è la chiave. Ma tratteremo anche altri argomenti in modo che possiate capire ciò che viene detto e abbiate risposte per coloro che potrebbero cercare di confondervi.
Va bene, detto tutto questo – che probabilmente non ha troppo senso per voi ma ha senso per me e mi fa sentir meglio, ma versetto 1... Iniziamo dal versetto 1, va bene? “Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli”. Notate che Paolo lo mette in prima persona, ed è una buona cosa da fare quando si è insegnanti così da identificarsi come uno che è anche un peccatore, salvato per grazia, e capace di cadere in qualsiasi peccato in cui chiunque altro potrebbe cadere. Paolo dice: “Io, proprio come voi, potrei farlo senza amore”. Io potrei farlo senza amore. Potrei usare il mio dono delle lingue. E incidentalmente, lui aveva quel dono secondo il capitolo 14 versetto 18. Disse: “Ringrazio il mio Dio che parlo in lingue più di tutti voi”. Così disse: “Anch’io potrei cadere in questo, potrei avere le lingue degli uomini e persino parlare la lingua degli angeli, e se non avessi amore, sarei un bronzo risonante e un cembalo tintinnante”.
Ora, notate la frase “parlare le lingue degli uomini e degli angeli”, in primo luogo, mi piace tradurre la parola lì con “linguaggi” e non “lingue” nel senso tradizionale, perché questo genera una confusione che può essere eliminata molto velocemente. La parola è quella per linguaggi, quindi la traduciamo così. Il dono delle lingue, ovvero, linguaggi. Ora, dice “con le lingue degli uomini e degli angeli”, ora, dobbiamo fermarci qui per un minuto. Abbiamo visto ogni dono spirituale tranne questo, ma ora dovremo trattarlo perché stiamo entrando nei capitoli 13 e 14, e non volevo parlare di questo dono e creare un problema quando non era necessario, ma ora che siamo qui, dobbiamo approfondirlo, quindi voglio che pensiamo insieme a questo argomento ed ovviamente non potremo coprire tutto oggi, e ci saranno alcuni punti lasciati in sospeso, e se rimarrete con noi fino alla fine del capitolo 14, non avrete nemmeno bisogno di fare domande perché cercheremo di coprire tutto. Ma guardiamo semplicemente insieme a questa idea delle lingue degli uomini.
Cosa significa parlare le lingue degli uomini? Cos’è il dono delle lingue? Abbiamo visto tutti gli altri doni, ora guarderemo brevemente a questo, lo tratteremo in grande dettaglio nel quattordicesimo capitolo. Ma lasciatemi dire questo per stamattina: il Nuovo Testamento è estremamente chiaro su cosa fosse questo dono. Non c’è alcun dubbio al riguardo, non penso, nella mia mente non ce n’è, e penso che studiando la Parola di Dio, troverete che è relativamente semplice determinare cosa fosse questo dono. Non è così difficile. Lasciate che vi porti alla sua prima occorrenza in Atti capitolo 2 e vediamo cos’è e otteniamo una definizione di base. Atti capitolo 2.
Ora, nel versetto 1 di Atti 2, troviamo che era arrivato il grande giorno della Pentecoste, un grande periodo di tempo successivo alla Pasqua, un tempo di festa, un tempo in cui Gerusalemme era piena di persone che erano venute in pellegrinaggio per le festività varie “E quando giunse il giorno della Pentecoste, erano tutti insieme concordi nello stesso luogo”. I 120 erano radunati, in attesa della promessa del Padre, che era l’arrivo dello Spirito Santo, e la chiesa stava per nascere e sapete cosa accadde, “Venne un suono dal cielo come un vento impetuoso che soffiava e riempì tutta la casa dove erano seduti e apparvero loro lingue divise come di fuoco, una sorta di cosa che apparve sopra, posandosi su ciascuno degli individui, somigliando a una lingua di fuoco – non necessariamente fuoco reale ma apparendo come fuoco, nella similitudine del fuoco – “e tutti furono riempiti dello Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro d’esprimersi”.
Qui, lo Spirito Santo discende. Lo Spirito Santo battezza i credenti nel corpo, lo Spirito Santo entra nelle vite dei credenti, lo Spirito Santo riempie i credenti e per dare prova di ciò, avvenne un meraviglioso miracolo cominciarono a parlare in lingue – sotto l’ispirazione dello Spirito Santo. Ora, dice: “altre lingue”. La parola “lingue” qui è glōssa, è la parola per lingua. È la parola greca normale, normativa per lingue, linguaggi. Parlano altre lingue. Ora, ci sono alcune persone oggi che dicono che il dono delle lingue è un balbettio estatico, è un linguaggio di preghiera. Ho anche sentito molti dire che è la propria lingua privata, si riceve la propria lingua, la propria lingua privata. Ma guardiamo dentro questa cosa e vediamo se è in effetti vero oppure no. “Cominciarono a parlare con altre lingue”. Ora, cos’è? È un balbettio oppure no? Beh, è facile scoprirlo, basta continuare a leggere, “Ora, dimoravano in Gerusalemme Giudei, uomini devoti da ogni nazione sotto il cielo, e quando questo fu divulgato, la moltitudine si radunò e fu stupita perché ognuno li udiva parlare nella propria lingua”. Non c’è alcun dubbio sul fatto che si trattasse di lingue. Dev’essere così. Ognuno li udiva nella propria lingua. Rimasero stupiti e si meravigliarono e dissero: “Ecco, non sono galilei tutti costoro che parlano?” Ora, la Galilea era, sapete, era come – quelli erano come se fossero dei contadini, sapete, i bifolchi che vivevano in Galilea, cioè, non erano collegati alle cose raffinate di Gerusalemme, e come potevano i Galilei essere linguisti? Voglio dire, non ci sono nemmeno scuole per imparare certe cose. Quindi erano semplicemente stupiti ed ognuno li udiva nella propria lingua o idioma – versetto 8 – e poi li elenca. Quali lingue parlavano? Prima comincia dall’oriente con i Parti, i Medi, gli Elamiti e gli abitanti della Mesopotamia. Poi va a occidente fino alla Giudea e va anche a nord fino alla Cappadocia, al Ponto, all’Asia, alla Frigia e alla Panfilia e all’Egitto. E poi va al sud, nelle parti della Libia, Cirene. E poi diventa più generale, a Roma e Cretesi e Arabi, “e tutti parlavano nelle nostre lingue le meravigliose opere di Dio”.
Beh, vi dice persino cosa fossero, erano lingue. Che lingue erano? Erano le lingue dei Parti, dei Medi, degli Elamiti, dei Mesopotamici, dei Giudei, dei Cappadoci, e via dicendo – lingue. Questo dev’essere quello che sta dicendo. “Li udiamo” – versetto 11 – “nelle nostre lingue”. Cosa stavano dicendo? Stavano proclamando le opere meravigliose di Dio. Lasciate che vi chieda questo: come avrebbero saputo che stavano pronunciando le meravigliose opere di Dio se non fosse stato detto loro nella loro lingua? Non avrebbero potuto sapere di cosa si trattasse, il fatto che sapessero cos’era, il fatto che riconobbero la loro propria lingua, erano lingue. Non erano balbettii vari, non erano linguaggi estatici. Non erano lì ognuno con la loro cosetta privata che facevano nel loro armadio privato, no, erano lingue – lingue umane autentiche. Ora, voglio mostrarvi che il dono delle lingue è sempre stato lingue vere e mai nient’altro. Perché questo è un punto importante da comprendere, perché è quello che dice la Bibbia. Ora, potrei probabilmente darvi qualcosa come 20 o 25 ragioni per cui si parla sempre di lingue, ma non abbiamo tempo per vederle tutte, quindi ve ne darò 10, brevemente, va bene?
Prima di tutto, la parola glōssa. La parola glōssa, da cui otteniamo glossolalia, che è una parola che c’è anche in Italiano, è una parola che si riferisce sempre a linguaggi umani. Biblicamente significa sempre lingue umane. Nel Nuovo Testamento, sì. Nell’Antico Testamento, nella versione greca dell’Antico Testamento, cioè nella Settanta, il suo significato è sempre in riferimento ad una lingua “normale, autentica umana”, e solamente due volte nella Settanta la parola glōssa appare quando non si riferisce a lingue umane normali, ed in quelle due volte – in Isaia 29:24 ed in Isaia 32:4 – non si riferisce a linguaggi estatici o a balbettii pagani, si riferisce semplicemente ad un balbettare o ad uno stentare. Ma la norma, tranne in quelle due occasioni, è quella di un linguaggio umano intelligente e normale. Questo è il modo in cui compare in Atti capitolo 2 – glōssa – perché questo è il suo significato normale.
Inoltre, la parola dialektō, da cui otteniamo la parola intaliana “dialetto”, appare anche in Atti 2:6 e 8. Lì avete la parola “dialetto”. Alcuni udivano nella loro propria lingua; altri in un dialetto, che è un sottogruppo di una lingua. Quindi parlavano lingue e dialetti il che è molto chiaro. Queste classificazioni non sarebbero mai usate se si trattasse di balbettio o linguaggio estatico o una specie di parlar confuso spirituale o del tipo di linguaggio pagano che era comune nei culti pagani. Ma invece erano lingue e dialetti normali conosciuti dalle persone che ascoltavano. E poi si sentono persone che dicono: “Beh sì, siamo d’accordo su questo nel libro di Atti, ma più avanti cambia”. No, non cambia. Se guardate ad Atti capitolo 10 versetto 44 e seguenti lì, “Lo Spirito Santo cadde su coloro che ascoltavano la Parola e i circoncisi che avevano creduto furono stupiti, quanti erano venuti con Pietro, perché anche sui Gentili era stato effuso il dono dello Spirito Santo, poiché li udivano parlare con” – cosa? – “lingue”, ora, non potete dire: “Beh, ormai è diventato balbettio”. No. Sono lingue, è la stessa parola.
Inoltre, guardate al capitolo 11 versetto 15: Pietro, riferendo a Gerusalemme, dice questo riguardo a quell’episodio che ho appena letto, dice: “Mentre cominciavo a parlare nella casa di Cornelio” – nel capitolo 10 – “lo Spirito Santo discese su di loro come su di noi al principio e mi ricordai la parola del Signore che disse: Giovanni battezzava con acqua ma voi sareste battezzati con lo Spirito Santo, poiché, dunque, Dio ha dato loro” – cosa? cosa? – “lo stesso dono”. Ha dato loro cosa? “Lo stesso dono”. Pietro disse: “Hanno ricevuto la stessa cosa che abbiamo ricevuto noi”. Cosa abbiamo ricevuto noi? Lingue. Cosa hanno ricevuto loro? Lingue. Doveva essere lo stesso; era la stessa cosa. E continua ad essere così per tutto il tempo.
Così, quando arrivate al capitolo 19 di Atti trovate una situazione simile, e di nuovo si può tradurre “lingue”, questo è il punto. Capitolo 19 versetto 6: “E quando Paolo impose loro le mani, lo Spirito Santo venne su di loro e parlarono in lingue”. Lo stesso termine significa la stessa cosa nello stesso libro. Non c’è motivo di pensare che significhi balbettii insignificanti. Così, in tutto il libro di Atti, c’è una totale coerenza per quanto riguarda il fatto che parlavano lingua umana normale. E il punto era, vedete, una volta che ciò accadde a Gerusalemme, i Giudei dissero: “Abbiamo ricevuto lo Spirito Santo in questa cosa meravigliosa”. Ebbene, Dio disse: “Questo non è nulla, anche i Gentili l’hanno ricevuto”, e così preparò la chiesa. E quello non è nulla, capitolo 19, anche i discepoli di Giovanni Battista lo ricevettero. E il Signore stava dando a tutti i gruppi la stessa esperienza per unire tutta la chiesa in un’unica unità. E dev’essere la stessa cosa.
Va bene, lasciate che vi dia un altro motivo per cui credo che si tratti sempre di lingue. In 1 Corinzi 12 versetto 10, vedete questa parola, alla fine del versetto 10, vedete lì “genē glōssōn”, generi di lingue? E poi c’è: “a un altro l’interpretazione delle lingue”, lo vedete? Hermēneuō, per voi studenti di greco, significa “traduzione”. Significa semplicemente “traduzione”. Quindi, notate – seguitemi ok? – egli diede i generi di lingue e a un altro la traduzione delle lingue. Questa è la parola greca normativa per traduzione, per tradurre. Non può riferirsi a balbettii, quindi, perché non si può tradurre un balbettio. Non è una lingua. E quindi ciò che la gente oggi ha fatto è dire “il dono dell’interpretazione” e cercano d’interpretare il balbettio di qualcuno, ma la parola greca significa traduzione, e tradurre significa prendere qualcosa in una lingua e metterla nel suo equivalente in una lingua conosciuta. E non si possono tradurre balbettii insignificanti. Quindi, la stessa parola che viene usata richiede che si tratti di una lingua.
Per di più, la parola nel capitolo 14, “sconosciuta” – la vedete? Sconosciuta qui e sconosciuta lì, è nel versetto 2 e continua, sconosciuta, sconosciuta – è sempre in corsivo e sapete cosa significa? Significa che è stata aggiunta dai nostri amici del comitato della traduzione Diodati o Nuova Riveduta, ai quali non siamo riconoscenti per quell’atto particolare... Ma l’hanno aggiunta, perché non si trova nell’originale.
Ora, però voglio che notiate anche che in 1 Corinzi 12:10, avete “generi di lingue”, “generi di lingue”, “generi di lingue”. La parola “generi” è fondamentalmente la parola genos da cui otteniamo “genere” o “genus”, e “genus” si riferisce una famiglia o un gruppo o una razza o una nazione. Non potete dire che ci sono generi e razze e classi e gruppi e famiglie di balbettii insignificanti, di discorsi estatici. Non esistono classificazioni. Ma ci sono famiglie linguistiche, vero? Qualcuno di voi che conosce la linguistica sa che esistono famiglie linguistiche. Ci sono lingue nazionali, lingue razziali. Quindi combacia il tutto e quindi dev’essere una lingua.
In 1 Corinzi 14:21, un altro motivo per cui sappiamo che si tratta di lingue, “Nella legge è scritto: con uomini di altre lingue e con altre labbra parlerò a questo popolo, ma neanche così mi ascolteranno”, ora, Isaia predisse tutto questo. Isaia 28:11-12, Isaia predisse che uomini di altre lingue avrebbero parlato a Israele. Sapete chi adempié quella profezia? Gli Assiri. Sapete cosa parlavano? L’assiro. Quindi la profezia faceva riferimento a una lingue conosciute, l’assiro parlato dagli Assiri. E quello è lo standard normativo. Egli dice: “Questa è la cosa che sta succedendo oggi nella legittimità delle lingue. È un’altra lingua parlata al popolo”. Ed era normale che fosse una lingua, dato che l’esempio era quello di una vera lingua.
Guardate al versetto 7 del capitolo 14. “Anche le cose senza vita”, dice, “come i flauti o le arpe, se non danno suoni distinti, come si riconoscerà ciò che si suona col flauto o con l’arpa? E se la tromba dà un suono incerto, chi si preparerà per la battaglia?” Riuscite a immaginare la cavalleria americana pronta a combattere gli indiani e un tizio esce e soffia qualche nota a caso? Non saprebbero cosa fare. Deve essere “da-ta-ta-da”, o qualunque cosa facessero. Sapete, “Salite sui cavalli, ragazzi”, insomma. Loro sapevano cosa significava. Doveva essere il segnale giusto. Se uno usciva la mattina e suonava qualche nota a suo piacimento, nessuno avrebbe saputo cosa stava succedendo. Non può – deve avere struttura, deve aver un certo formato, deve esser distinto.
E questo è il punto che egli sta facendo. I linguaggi hanno distinzioni strutturali distinguibili, non possono esser balbettii pagani. E come vi ho detto prima, quello che era successo era che i Corinzi avevano tradotto le estasi e il balbettio e il parlare in queste strane lingue estatiche che non erano lingue, li avevano portati nella loro chiesa e avevano contraffatto il vero dono delle lingue con questa estasi che li faceva sballare e trasformava il loro culto in un’orgia.
Guardate al versetto 23 del capitolo 14 e questo è un altro punto molto rilevante e lo tratteremo in modo più dettagliato in futuro, ma dice: “Se tutta la chiesa si raduna in un solo luogo e tutti parlano in lingue, e entra qualcuno che è ignorante o non credente, non dirà forse che siete pazzi?” In altre parole, dice che se avete tutta questa isteria incontrollata, se ognuno fa la sua esibizione, avrete dei problemi perché i non credenti penseranno che siete fuori di testa. Non avrà alcun effetto su di loro. Perché? Ora ascoltate. L’elemento di stupore – e lo tratteremo in dettaglio più avanti – ma l’elemento di stupore per i Giudei non cristiani che assistevano ai loro culti dipendeva dal fatto che ciò che veniva detto era pronunciato con delle vere lingue che poi venivano tradotta miracolosamente, in modo che la vedessero come un segno da parte di Dio.
In altre parole, l’efficacia del segno delle lingue dipendeva dalla sua differenza rispetto al balbettio estatico a cui erano così abituati. Quindi doveva essere che in un’assemblea corinzia, la cosa genuina fosse una vera lingua con una vera traduzione, e quello era il miracolo. Se tutto ciò che udivano era rumore, non avrebbero potuto dire altro che “Ah... non è altro che la solita vecchia isteria pagana”, quindi si tratta di un’abilità donata dallo Spirito per parlare una lingua straniera. Ora sapete cos’era il dono, ed ora credo sia appropriato fermarsi qui per quanto riguarda la definizione.
Ora, quando portate questo ai giorni nostri, gente, e prendete questo come il modello di ciò che è la lingua come dono, e lo confrontate con ciò che accade al giorno d’oggi, avete dei problemi. Perché, sapete, ho letto libri negli ultimi mesi, libri – e vi dicono come ottenere la vostra propria lingua di preghiera e potete averne una che non è come quella di nessun altro o, se volete, potete condividerne una con qualcun altro mentre state imparando finché non sviluppate la vostra e via dicendo e via dicendo, ed è estatico e balbettante e non ha struttura e non ha grammatica e non è una lingua... Capite, il problema è che semplicemente non combacia, non combacia affatto. William Samarin, Ph.D. in linguistica e professore di linguistica all’Università di Toronto, dice questo: “Nel corso di cinque anni, ho partecipato a riunioni in Italia, Olanda, Giamaica, Canada e Stati Uniti; ho osservato pentecostali tradizionali e neo-pentecostali; sono stato in piccoli incontri in case private così come in grandi raduni pubblici; ho visto ambienti culturali differenti come quelli dei portoricani del Bronx, i manipolatori di serpenti degli Appalachi, i Molocani russi a Los Angeles”, eccetera. “Ho intervistato parlanti in lingue e registrato e analizzato innumerevoli campioni di lingue. In ogni caso, la glossolalia si rivela essere un nonsenso linguistico. Nonostante le somiglianze superficiali, la glossolalia non è fondamentalmente una lingua”, fine citazione.
Ora, questo è un uomo che ha investito del tempo in questo studio, e ce ne sono molti altri di cui potremmo parlare, e ciò che dicono è che quello che sentiamo al giorno d’oggi non è lingua, ed io dico: se non è lingua, allora non è ciò che la Bibbia dice che è il dono. È semplicemente così. E vorrei anche aggiungere rapidamente che, anche se ogni tanto si trattasse di una lingua, fareste meglio a stare attenti perché i demoni sono multilingue e ci sono molti falsi.
Ora, la domanda che sempre viene fuori – e questo ci riporta al nostro versetto, che probabilmente dovremmo affrontare prima di concludere – 1 Corinzi capitolo 13 versetto 1, ma questo ci riporta lì, ma questa è la domanda che viene fuori, e mentre parlo con amore, credetemi, questa è una preoccupazione – non che voi dobbiate opprimere qualcuno o sentirvi superiori, ma che comprendiamo questi principi perché questa è la verità di Dio. E merita una comprensione chiara... Ma al versetto 1, quello che dicono è: oh, sì, accetteremo questo. Quelle sono le lingue degli uomini, ma che dire delle lingue degli angeli? Infatti qui dice: “Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli”, vedete, c’è una lingua angelica. Si può andare oltre l’umano e ottenere quella angelica, e quella è la lingua devozionale privata, è la vostra lingua angelica, quindi ci sono entrambe.
Bene, lasciate che risponda velocemente perché il tempo non ci permette di andare troppo oltre, ma lasciate che risponda molto brevemente. Cosa sta dicendo? Prima di tutto, se volete rendere qui il parlare angelico normativo per il dono delle lingue, dovete costruirlo su questo versetto perché non si trova da nessun’altra parte in tutta la Bibbia. Non c’è alcun precedente da nessuna parte. Non c’è alcuna menzione altrove. Infatti, ogni volta che un angelo ha comunicato con un uomo, ha comunicato in lingua umana normale. L’unica – l’unico tipo di linguaggio di cui sappiamo, a parte del linguaggio umano, è il linguaggio tra lo Spirito Santo ed il Padre, registrato in Romani 8 e si tratta di “gemiti, che non possono essere – cosa? – espressi”, una lingua silenziosa.
E voi potreste dire: “beh, ma pensi forse che gli angeli parlino lingue silenziose?” Beh, ma gli angeli sono – cosa? – spiriti ministri. E gli spiriti non hanno bocche e nemmeno corde vocali. Quindi dite: “Allora cosa hanno? Antenne che mandano segnali come le formiche oppure” – non so cos’abbiano, ma hanno quello che hanno. Non si può nemmeno trovare una cosa come la lingua angelica. Ebbene, dite – “Allora cosa sta dicendo Paolo?” Tutto ciò che dovete capire è questo: non sta necessariamente affermando una realtà di fatto. Questa è parte della sua iperbole, è parte della sua esagerazione, è parte del suo spingere tutto al limite. E noterete anche che, nel resto del testo, se avete a portata di mano il greco – e alcuni di voi ce l’hanno – per gli altri, non preoccupatevene, no? Se avete tutto quel materiale allora non avrete bisogno di me, e mi ritroverei disoccupato! Ma comunque, per coloro di voi che lo fanno, noterete che ci sono verbi al congiuntivo che appaiono nei versetti 2 e 3. E il congiuntivo, quando viene usato, indica la situazione improbabile o la situazione ipotetica, per dirla meglio.
E quindi è – è una cosa ipotetica, la sta portando ai suoi limiti più estremi. Per esempio, dice nel versetto 2: “Se comprendessi tutti i misteri”, è possibile? È possibile che Paolo comprenda tutti i misteri? Tutto ciò che è mai stato rivelato da Dio? No. “E se avessi tutta la conoscenza”. È possibile che egli abbia – la conoscenza di ogni singolo fatto dell’universo? Beh, è assurdo. “E se avessi tutta la fede così da dire: ‘Sposta questa montagna’ e si spostasse” – ascoltate, se Paolo avesse avuto quella fede, non si sarebbe ammalato scalando le montagne da Panfilia a Frigia, credetemi. Avrebbe semplicemente detto, “Permesso?” Capite? No.
Non aveva tutta la fede, tutta la conoscenza, o tutti i misteri e, miei cari, se non li aveva lui, io ne sono molto lontano. Capite, il punto è che sta parlando in termini estremi. Sta facendo esempi ipotetici, e ciò che sta davvero dicendo è semplice. Non sta dicendo che possiate parlare la lingua degli angeli più di quanto possiate avere tutti i misteri, tutta la conoscenza o tutta la fede. Non potete. Quelle vanno oltre i vostri limiti. Ma sta dicendo che anche se poteste, non varrebbero nulla senza amore. Perché, se potessi – se conoscessi tutte le lingue umane e potessi parlare la lingua degli angeli, senza amore non significherebbe nulla.
Quindi, questo è il suo punto, sta semplicemente dicendo che questo dono, usato senz’amore è rumore! È solo rumore! È nella carne. E quindi qual’è scopo del dono delle lingue? Voi potreste chiedere: “John, qual era lo scopo del dono?” Lo vedremo nel capitolo 14, ma il suo scopo è molto semplice: Era un segno, era un segno per Israele. L’unica volta in cui ha mai avuto qualche significato per un cristiano è stato quando è stato tradotto, era l’unica volta. E quindi, le persone, come potreste mai andare – in un angoletto a parlare senza senso, in primo luogo? Quello non è mica il dono, ed in secondo luogo, se non lo traducete, non può aver alcuna edificazione, eppure le persone lo fanno e dicono che quello li edifica, li fortifica, che è il loro devozionale... ma in che modo? Come? Quello non è il dono giusto secondo la definizione biblica e non ha neanche alcuna traduzione; quindi, non sapete nemmeno quello che state dicendo... è un segno.
Quindi vedete, non è per edificazione personale o devozione, come vedremo, è un segno per Israele. Lo vedremo nel capitolo 14. Ed è un segno del fatto che Dio si sta allontanando da loro verso la chiesa, i Gentili. Quindi non importa se avete il dono delle lingue, non importa quanto lontano possa arrivare, anche se poteste parlare la lingua degli angeli, senza amore – guardate la fine del versetto 1 – senza amore siete “bronzo risonante ed un cembalo tintinnante”.
Volete sentire qualcosa d’interessante? Stavo leggendo tre libri diversi sulla storia dell’epoca, cercando di scoprire cosa stava succedendo nel culto pagano di quei tempi, e sapete cosa ho trovato? È molto affascinante. Nei riti di Cibele e Dionisio, che erano molto comuni in quella parte del mondo, due delle loro false divinità, ma nel culto di Cibele e Dionisio, c’era il “parlare in lingue estatiche – ascoltate qui – accompagnato da cembali tintinnanti, gong fragorosi e trombe assordanti”, incredibile! Sorprendente! Sta dicendo questo: “Quando cercate di usare i vostri doni spirituali nella carne, non importa quanto bravi siate a farlo, non importa quanto lontano arrivi, se l’amore non è il motivo, è un rito pagano, tutto qui”, non è niente di diverso, non è diverso. È solo paganesimo, puro e semplice. Niente di meglio.
A meno che i doni non siano esercitati nella potenza dello Spirito, attraverso il frutto dello Spirito, nell’energia dello Spirito, in accordo con la Parola di Dio scritta dallo Spirito, non è altro che un frastuono pagano, rumore, gong che suonano, cembali che tintinnano, trombe che strepitano. È solo paganesimo. Tutto ciò che avete è paganesimo entro le mura della chiesa.
Ora, gente, queste sono parole forti, vero? Lasciate che lo porti alla sua conclusione logica e poi concludo. Il miglior discorso della terra, il miglior oratore, la persona più dotata senza amore non è altro che frastuono. E potremmo uscire andare a ministrare, ma se lo facciamo nella carne, separati dallo Spirito e dall’amore che lo Spirito genera, è assolutamente nulla, non significa nulla, è solo paganesimo con terminologia cristiana. E non – non possiamo sederci a condannare persone che fanno parte di un movimento con cui non siamo d’accordo e dire che sono loro i pagani, perché temo che a volte siamo noi quelli altrettanto pagani, mentre usiamo i nostri doni nella carne, che Dio ci aiuti a non farlo. È semplice. Torniamo indietro, camminiamo nello Spirito, Lui produce frutto, da quel frutto nasce il ministero dei doni con la benedizione di Dio. Bene, preghiamo.
Ti ringraziamo, Padre, ancora questa mattina per una Parola chiara per noi e, Padre, mentre parliamo di questo stamattina, possa essere una realtà nelle nostre vite che abbiamo amore. Insegnaci ad amare. Insegnaci ad avvicinarci tanto a Te, a toccarti così da vicino che il Tuo amore ci trasformi e si trasferisca a noi. Aiutaci ad amare come Tu ami. Aiutaci a vedere le persone come Tu le vedi. Aiutaci a piangere come Tu hai pianto. Aiutaci ad avere cuori spezzati come il Tuo cuore è stato spezzato. E, Padre, preghiamo di poter toccare le persone con amore, di poter essere obbedienti a Te perché Ti amiamo. Di poter fare sacrifici di noi stessi e della nostra volontà per Te e per gli altri. Che, Dio, il servizio che rendiamo non sia solo rumore, non sia solo paganesimo, ma sia veramente l’opera dello Spirito nella potenza dello Spirito per la gloria del Figlio. Preghiamo nel Suo nome benedetto. Amen.
FINE
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