Ho intitolato questo messaggio: “I Cristiani sono rivoluzionari sociali?” “I cristiani sono rivoluzionari sociali?” Molto è stato detto in passato sulla natura rivoluzionaria del cristianesimo, e molto è stato stampato sulla rivoluzione cristiana, e ci sono state molte discussioni sulle implicazioni sociali del cristianesimo, e se il cristianesimo abbia peso contro lo status sociale e le istituzioni sociali, e che tipo di peso porta, se ne porta alcuno? Quale attivismo sociale è giustificato biblicamente, eccetera, eccetera? Ma questo semplice passo, non difficile da capire una volta che lo si vede davvero, dal versetto 17 al 24, ci aiuterà a concentrarci sulle priorità dell’esperienza cristiana, in particolare per quanto riguarda le questioni sociali. Ora, la Parola di Dio parla con autorità su quasi ogni argomento che possiamo immaginare, almeno se non in modo particolare, in modo generale. E nel mentre abbiamo osservato 1 Corinzi, siamo stati resi consapevoli del fatto che già solo nei primi sette capitoli molte, moltissime aree pratiche della vita sono state toccate da questa lettera.
Ora, nel settimo capitolo abbiamo notato che Paolo sta scrivendo sulla questione del matrimonio. La Bibbia ha molto da dire su questo argomento particolare. Parla delle persone single e del loro comportamento. Parla degli sposati e del loro comportamento. Parla dei divorziati. Parla delle vedove. Ha molto da dire su ciò che è richiesto all’interno di un matrimonio, quali siano gli standard di Dio per la vita del marito, della moglie, dei figli, c’è molto nella Parola di Dio sul tema del matrimonio, e parte di ciò che è nella Parola di Dio è contenuto qui nel settimo capitolo di Corinzi. Ora, i Corinzi stavano avendo problemi, come abbiamo visto negli ultimi due messaggi, con il concetto del matrimonio. Il problema nasceva fondamentalmente dal fatto che quando le persone diventavano cristiane, c’era una certa pressione su di loro affinché si conformassero a una certa visione del matrimonio.
Per esempio, eri una persona single e venivi salvata nella città di Corinto e ti univi all’assemblea dei Corinzi. C’erano alcuni Giudei ben intenzionati che credevano, perchè il Giudaismo ortodosso ha sempre creduto in questo, ma credevano che essere single era sfidare la legge di Dio. Dio aveva detto di moltiplicarsi, di riempire la terra, e se non l’avessi fatto, avresti distrutto la discendenza di Dio, e così facendo, i Giudei dicevano: “Dovevi sposarti, specialmente una volta diventato cristiano”, e quindi c’era una pressione tremenda su coloro che non erano sposati, alcuni dei quali avevano ricevuto il dono dello Spirito Santo del carisma del celibato o del dono di grazia per poter rimanere single. Dio voleva che rimanessero single, ma i Giudei li caricavano pesantemente affinché si sposassero.
Dall’altro lato, c’era un tipo di atteggiamento ascetico che era un retaggio della filosofia pagana, ed alcuni dei Gentili stavano entrando a far parte della chiesa e stavano dicendo: “Il matrimonio non è la cosa giusta, esser single lo è, perché altrimenti potresti rimanere ascetico, totalmente devoto a Dio, senza aver alcuno degli impedimenti che il matrimonio porta. E quindi se sei già sposato, quello che dovresti veramente fare è divorziarti e lasciare il matrimonio”, ed andava anche oltre – “specialmente se per caso sei sposato con un non credente, lascialo sicuramente perché ti contaminerà a te, e se hai figli, contaminerà anche i tuoi figli dandoti figli ‘mezzosangue’, contaminati”. Questi erano gli elementi di confusione nella situazione corinzia per quanto riguardava il matrimonio. E così alcuni dicevano che tutti dovevano sposarsi; altri dicevano che tutti dovevano tornare ad essere single affinché potessero esser tutti totalmente devoti a Dio. E ci sarebbe stato un alto livello di spiritualità nella mente del Giudeo collegato al matrimonio, ed un alto livello di spiritualità nella mente del filosofo Gentile collegato al rimanere single; e così Paolo doveva affrontare quelle questioni. E così facendo scrive il settimo capitolo in risposta a quella lotta precisa. Alcuni stavano mettendo in discussione il matrimonio ed altri stavano mettendo in discussione il diritto di rimanere single.
Ora, abbiamo già visto cosa ha da dire Paolo ai single, agli sposati, e a coloro che sono sposati con non credenti. E ora, mentre guardiamo al versetto 17, Paolo prende queste cose particolari che ha detto e ne trae un principio generale. Ed è molto interessante, è molto semplice, ed è molto ripetitivo; quindi, sono sicuro che andrete via da qui comprendendo il principio di base. La cosa difficile sarà dove metterle in pratica, e per quello lo Spirito Santo dovrà operare in voi, però Paolo prende i particolari che ha dato e ne fa una regola generale dal versetto 17 al 24. Ora, ecco il principio generale, ve lo enuncerò con chiarezza e poi vedremo come si sviluppa: “I cristiani non dovrebbero essere preoccupati di cambiare le loro circostanze esteriori”, “i cristiani non dovrebbero essere ossessionati dal cambiare le loro circostanze esteriori”, ora, questo è il principio di base. La vita cristiana non è una questione sociale. Non è una rivoluzione sociale, è una rigenerazione spirituale. Non c’è motivo di dire: “Ora che sei cristiano; devi smettere di essere single. Ora che sei cristiano; devi sciogliere il tuo matrimonio ed essere celibe. Ora che sei cristiano; lascia il coniuge non salvato o ti contamini. Ora che sei cristiano e schiavo; esci da quella schiavitù. Il cristianesimo non può essere compatibile con la schiavitù. Sei libero; dì al tuo padrone di andare a quel paese, e vattene”.
Vedete, il cristianesimo non è mai stato progettato per essere un distruttore di relazioni sociali, e questo era il messaggio di Paolo. E quello che stava accadendo nella chiesa di Corinto era questo: stavano entrando e usando il loro cristianesimo come giustificazione per ogni sorta di cambiamento sociale. Stavano lasciando mariti e mogli, i single venivano forzati a sposarsi quando avevano il dono del celibato, che Dio aveva concesso loro per scopi unici di ministero. Gli schiavi si irritavano sotto il ruolo di schiavitù e stavano dicevano: “Esigo di essere libero. Dopo tutto, siamo uguali, uno in Cristo” – Galati 3:28, “Non c’è né maschio né femmina, schiavo né libero, ma tutti sono uno in Cristo”, e tutto questo atteggiamento reazionario sociale avrebbe potuto distruggere la testimonianza dell’assemblea corinzia – avrebbe potuto distruggerla – perché se qualcuno avesse iniziato a vedere il cristianesimo come una rivoluzione sociale, avrebbero represso la rivoluzione, e allora si sarebbe persa l’opportunità di essere esposti alla realtà del cristianesimo, che è una vita trasformata, non una riforma sociale.
Quindi quello che Paolo sta dicendo è: “Non trasformate il cristianesimo in una questione sociale. Assicuratevi che tutti capiscano che si tratta di rigenerazione spirituale, e che può esistere in qualsiasi tipo di situazione sociale”, ora, questo è il contenuto di base di questi versetti, non c’è alcun dubbio nella mia mente, e certamente nella mente di chiunque studi la Bibbia, che il cristianesimo deve aver avuto un effetto profondo sulla società. Il fatto di miracoli, segni e prodigi, l’insegnamento sull’uguaglianza dei sessi e tra schiavi e liberi, la tremenda preoccupazione per la seconda venuta di Gesù Cristo, l’idea del giudizio imminente, l’idea della beatitudine eterna in cielo, il disprezzo per ogni ricchezza terrena – questi erano fattori molto, molto difficili da comprendere per il mondo, e sono sicuro che abbiano avuto un effetto profondo.
E in mezzo a quest’effetto – che penso in quel punto sia stato legittimo – avrebbe potuto avere un effetto ulteriore che sarebbe stato illegittimo. Era già abbastanza che il mondo fosse confuso, senza confonderlo ulteriormente trasformando il cristianesimo non solo in teologia ma in questione sociale, e così lo Spirito di Dio vuole assicurarsi che il mondo mantenga sempre la prospettiva corretta. Sì, ci sono segni e prodigi; sì, c’è una preoccupazione per il cielo e per le cose eterne ed un disprezzo per le cose terrene; sì, c’è la venuta del Signore Gesù – per il cristiano, è un bene, per il non cristiano, è un male. Sì, tutte queste cose sono vere, ma manteniamole a livello spirituale, e non trasformiamo il cristianesimo in una giustificazione per rovesciare il governo. Perché quando facciamo quello, allora diventiamo come ogni altra rivoluzione, e la distintività si perde.
Ora, Paolo vuole mostrare in questo passo che essere cristiani non significa dover creare caos scuotendo le istituzioni nelle quali vivete. Il punto è questo: la relazione con Cristo è compatibile con qualsiasi stato sociale. Potete esser single, sposati, vedovi, divorziati, potete essere schiavi, uomini liberi. Potete essere Giudei. Potete essere Gentili. Potete essere uomini. Potete essere donne. Potete vivere in qualsiasi tipo di società, democrazia o anarchia totale, o potete vivere in una dittatura. Potete essere ovunque, dagli Stati Uniti a Cuba, alla Cina Comunista, a qualsiasi posto nel mondo, e il cristianesimo è compatibile con qualsiasi stato sociale. Perché? Perché è una cosa interiore, non esteriore. E Paolo sta dicendo: “Corinzi, per favore, lasciate che il mondo mantenga la prospettiva corretta non usando il cristianesimo come giustificazione per travisare la verità”. Non importa cosa siete. Non importa in quale società vi troviate, termini dell’identità di base del cristianesimo. Il vangelo non è un elemento che rivoluziona e disorganizza immediatamente la società.
Per esempio, se una moglie diventasse cristiana, cosa dovrebbe essere? Una moglie migliore, giusto? Se un marito diventasse cristiano, cosa dovrebbe essere? Un marito migliore – 1 Corinzi 7 parla di queste due cose. Se avete un amico che diventa cristiano, cosa dovrebbe essere immediatamente per voi? Un amico migliore. Se c’è uno schiavo che diventa cristiano, cosa dovrebbe essere? Uno schiavo migliore. Un padrone che diventa cristiano? Un padrone migliore. Un cittadino che diventa cristiano, cosa dovrebbe diventare? Un cittadino migliore. Non un reazionario sociale. Ora, questo è ripetutamente affermato nel Nuovo Testamento. Ora, però per accertarmi di non essere frainteso, lasciate che aggiunga questa nota: Non sto dicendo che il cristianesimo non abbia nulla a che fare con l’attivismo sociale. Sento che la Bibbia è molto chiara sul fatto che dobbiamo soddisfare i bisogni delle persone; che dobbiamo fasciare i feriti, che dobbiamo sfamare gli affamati, che dobbiamo vestire i nudi, che dobbiamo ospitare i soli e gli emarginati. La Bibbia è molto chiara sul fatto che dobbiamo fare del bene a tutti, specialmente a quelli della famiglia della fede. C’è una sorta di responsabilità sociale che il cristianesimo ha, che i cristiani dovrebbero cercare la giustizia in una società attraverso i mezzi che quella società fornisce; che il cristianesimo dovrebbe cercare ciò che è giusto e onesto, e che il cristianesimo dovrebbe proclamare la verità di Dio contro una società ingiusta ed empia, ma il cuore pulsante del cristianesimo, con tutte le sue profonde ramificazioni sociali, è comunque questo: è una rigenerazione spirituale, e persone spiritualmente trasformate cambieranno la società non come la dinamite, ma come il lievito; non facendola esplodere, ma diffondendo la potenza del cristianesimo attraverso le vite trasformate delle persone all’interno di quella società.
E quindi lo direi così: il cristianesimo interferisce indirettamente, non direttamente, con le istituzioni sociali. Il cristianesimo è stato in realtà la causa di grandi cambiamenti sociali nella storia, ma non esplodendo le società, bensì lievitandole – cioè penetrandole alla radice. Paolo rivela la verità divina che il cristianesimo non deve mai diventare una situazione sociale superficiale, è sempre compatibile con qualsiasi circostanza terrena, in qualsiasi società. Col tempo, mentre cresce, i semi di pietà, di giustizia e di rettitudine, eccetera... cominceranno ad avere effetto sulla società nella quale cresce. Io credo che in qualsiasi posizione nella società una persona si possa trovare, essa possa diventare cristiana, e possa essere un buon cristiano.
Penso alla Russia. Alcune persone pensano che sarebbe impossibile essere cristiani in Russia. Sapete che la chiesa cristiana in Russia sta crescendo a passi da gigante? Vi ho detto che nel giro di settimane, o mesi al massimo, trasmetteremo in Russia, ed i messaggi che vi diamo qui ora vengono tradotti in russo, 1 e 2 Pietro, per essere trasmessi in Russia. E la stima degli ascoltatori che stanno udendo la Parola che vi entra è tra i 14 e i 20 milioni di persone, che stanno ascoltando ad una stazione radio completamente cristiana con – non so – qualcosa come un mezzo milione di watt che trasmette i messaggi, e che è così potente che il governo russo non può permettersi di fermarla o bloccarla. È fuori dal paese, e apparentemente non possono permettersi l’attrezzatura per disturbarla. E Dio può avere qualcosa a che fare con tutto questo, ma il punto è che ci sono persone che stanno ascoltando la Parola. E dicevano: “Sai, dobbiamo ottenere delle cassette, e le tradurremo in russo e porteremo le cassette in Russia”. E io ho detto: “Beh, come possiamo farlo?” “Oh, tutto ciò che dobbiamo fare è portare una cassetta e poi i cristiani hanno modo di duplicare le registrazioni ed hanno modo di distribuirle ovunque”, il governo può avere a che fare con la chiesa organizzata, ma non può fare nulla per spegnere la vita di Dio che Dio sta piantando nei cuori delle persone. E mi è stato detto che in qualsiasi momento in cui viene predicata la Parola di Dio, si stima che circa 14 milioni di persone stiano ascoltando la Parola di Dio in Russia.
Potete essere cristiani in qualsiasi società, perché il cristianesimo è una relazione spirituale con il Dio vivente, ed ha poco o nulla a che fare con lo stato sociale. Ora, questo è il principio che Paolo vuole trasmettere qui, perché vuole che i Corinzi sappiano che essere cristiani non è motivo per iniziare a cambiare ogni tipo di relazione sociale. Il principio lo enuncia al versetto 17, al versetto 20 ed al versetto 24 lo ripete tre volte—lo stesso principio—e poi tra questi tre momenti, lo illustra. Quindi, punto uno è il principio, poi l’illustrazione, due, poi di nuovo il principio, poi l’illustrazione e infine il principio alla fine. Ora, notate mentre andiamo avanti, iniziamo con il principio, prima di tutto, al versetto 17, e le parole “Dio” e “il Signore” nei manoscritti dovrebbero essere invertite, quindi dovrebbe leggersi così: “Solo” – ed è probabilmente un modo migliore per iniziare il versetto – “Solo come il Signore ha distribuito a ciascun uomo, come Dio ha chiamato ognuno, così cammini, e così ordino in tutte le chiese”. Ora, in qualunque situazione vi troviate quando Dio vi ha chiamato, rimaneteci. Non create una rivoluzione sociale. Qualunque cosa Dio vi abbia assegnato, restate su quel percorso. Ciascuno cammini nel corso scelto che Dio gli ha dato.
La conversione non significa che le persone single che hanno il dono del celibato debbano sposarsi. Non significa che le persone sposate debbano rompere il loro matrimonio; non significa affatto questo. Non significa che se siete sposati con un non credente dobbiate abbandonarlo; no, per niente. Rimanete dove siete. Se siete schiavi, rimanete schiavi. Se siete Giudei, rimanete Giudei. Se siete Gentili, rimanete Gentili. Rimanete dove siete, questo è il principio generale. La cosa normale è quella di mantenere il vostro stato sociale. Ora, tengo a precisare, non significa che se siete stati salvati a 13 anni ed eravate single, dovete rimanere single per il resto della vostra vita, non significa questo. È un principio generale, non una legge assoluta. Più avanti, vedrete come funziona. Cioè, lo dice anche nel capitolo 7, ricordate? Che se siete sposati, rimanete sposati. Ma poi è stata data un’eccezione – se un non credente vuole andarsene, lasciatelo andare. Quindi c’è un principio generale che ha eccezioni. Qui c’è un’altra eccezione. Dio dice: “Rimanete come siete”. Questa è la regola generale. Ora, se siete schiavi, rimanete schiavi, ma, se la libertà arriva, prendetela. Solo non siate ossessionati da quel problema. Non dobbiamo creare sconvolgimenti sociali.
Perché? Versetto 15, tornando indietro e ricordando questo principio. Lo abbiamo visto l’ultima volta. La fine del versetto 15: “Dio ci ha chiamati a” – a cosa? A cosa ci ha chiamati? “Alla pace”, qualunque cosa facciamo nel mondo dovrebbe avere come effetto finale cosa? La pace. Ora dite: “Beh, i cristiani in Russia avrebbero dovuto rovesciare la società russa”. Perché? Quale giustificazione biblica c’è per un’altra rivoluzione cristiana come la rivoluzione bolscevica che ha portato il comunismo? Si può essere cristiani all’interno di una società comunista, e quando Dio sarà pronto a cambiare quella società, le radici del cristianesimo che si diffondono attraverso quella società potrebbero portare alla sua caduta, però se il cristianesimo diventa una questione sociale, allora sapete cosa avete? Avete esattamente quello che sta succedendo in Irlanda, e nessuno capisce quello che sta succedendo, e tutta la testimonianza del cristianesimo è completamente distrutta, capite, perché lì il cristianesimo non è altro che una questione sociale. Meglio che la chiesa lieviti la società piuttosto che prenda le armi; quello non fa altro che confondere le cose. Dio ci ha chiamati a cosa? Alla pace; rimanete dove siete. Qualunque sia la situazione in cui vi trovate, rimanete lì. “Beati quelli che si adoperano per la pace”, ha detto Gesù.
In Romani 12:18 è scritto: “Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini”. In Romani 14:19, “Cerchiamo dunque le cose che contribuiscono alla pace”. In 2 Corinzi 13:11, “Vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi”. Ebrei 12:14: “Perseguite la pace con tutti”. In Giacomo: “La sapienza che viene dall’alto prima è pura, poi pacifica; mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialità né ipocrisia”, se state esemplificando e comunicando la sapienza che proviene dall’alto, la sapienza divina, essa è prima di tutto pura, poi pacifica, e il frutto della giustizia viene seminato in pace. Se volete davvero portare giustizia in un mondo, sarà seminata attraverso cosa? La pace – la pace, da parte di coloro che operano la pace.
In 2 Timoteo capitolo 2, Paolo dice a Timoteo: “Ora, Timoteo, sii un uomo di pace, e mantieni quell’atteggiamento di pace”, e c’è una ragione per quello, dice questo: “Correggendo con mansuetudine quelli che si oppongono, se mai Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità, e tornino in sé, sfuggendo al laccio del diavolo”, in altre parole: “Timoteo, se sei pacifico, paziente, mite e longanime, Dio userà ciò per portare le persone alla conoscenza della verità e liberarle da Satana”. Il modo per evangelizzare il mondo non è attraverso la rivoluzione sociale, ma è attraverso la rigenerazione spirituale. Quindi sta dicendo: “Se dividete tutte le istituzioni sociali in due e create caos, non aiuterete affatto la causa”.
Ora, notate il versetto diciassette per alcuni particolari, “Soltanto, ciascuno cammini come il Signore gli ha distribuito”. Il verbo greco per “distribuito” significa “assegnare a ciascuno la propria parte di qualcosa”. Se siete schiavi, chi è che vi ha assegnato quella posizione? Chi è? È il Signore. Se siete una moglie, chi vi ha assegnato quella posizione? È il Signore. Marito, persona single, qualunque sia la vostra condizione, ricordate questo: qualunque cosa il Signore vi abbia assegnato, in qualunque modo Dio vi abbia chiamati, così continuate a camminare. Se siete schiavi? Lo sapevate che Dio vi ha messo in quella posizione prima di salvarvi, e vi ha salvati in quella posizione per usarvi in quella posizione? Se siete single? Dio vi aveva fatti single prima di salvarvi. Se siete sposati? Dio vi ha assegnato una condizione matrimoniale e vi ha salvati in essa per usarvi in essa. Dio lo sapeva. Dio vi ha salvati in una certa situazione; per ora rimanete in quella situazione – sposati, non sposati, matrimoni misti, circoncisi, schiavi, liberi – qualunque sia, il vostro stato di vita è dato a voi dal Signore. Ora, è una cosa interessante da realizzare, gente. Il tipo di lavoro che avete ed il tipo di condizione matrimoniale che avete è collegato al piano di Dio, anche prima che foste stati salvati. E quando il Signore vi ha redenti in quella condizione, vi ha redenti in essa per usarvi in essa, almeno per il momento. Non siate insoddisfatti. Non dite: “Oh, ora che sono cristiano non posso più fare questo”.
Ora, non sto parlando, non so, se gestite un bordello, o se contrabbandate whisky da uno stato all’altro o qualcosa del genere, quello è un altro discorso, perché è illegale ed immorale, ma quando stiamo parlando di cose che sono semplicemente relazioni sociali che non hanno valore morale, Dio non si aspetta che improvvisamente, solo perché siete cristiani, non si aspetta che vi ritiriate da tutto. Dio vi ha lì per una ragione. Vi aveva lì prima ancora di salvarvi, vi ha salvati mentre eravate lì, e quindi è semplice: rimanete così! Qualunque situazione sociale vi troviate, Dio può operare e il cristianesimo può essere compatibile con essa, quindi rimanete dove siete. Non facciamo del cristianesimo il sovvertimento dell’intera società. “Mostriamo alle persone nel mondo”, dice Paolo, “che il cristianesimo dà solidità alla società, che dà solidità alla vita, non che è caotico. Non vogliamo che donne lascino i loro mariti non credenti per trovare bei mariti cristiani solo perché ora sono cristiane e pensano di non poter vivere con un uomo non salvato, no; rimanete lì”, e così cammini.
Ora, dopo aver enunciato il principio, lo illustra. Ora guardate i versetti 18 e 19. Questa è un’illustrazione affascinante, credetemi, quando l’ho letta per la prima volta non l’ho davvero capita, “Qualcuno è stato chiamato essendo circonciso?” Qualcuno di voi – la parola “chiamato” significa salvato. “Qualcuno di voi è stato salvato mentre era circonciso?” Ora, una persona circoncisa è cosa? È un Giudeo. Bene, qualcuno di voi è stato salvato quando era Giudeo? Ebbene, certo, moltissimi, e quindi? “Non si faccia diventare incirconciso”, dite: “Beh, che possibilità ha di quello”, cioè, è quello che ho detto quando l’ho letto per la prima volta. Beh, è proprio bello – “non osare diventare incirconciso”. “Oh, non ti preoccupare, non lo farò, non lo farò”, sembra un po’ irrilevante.
Sapete, ho fatto qualche ricerca su questo, perché ho pensato che se è nella Bibbia deve avere un significato. E anche se sembra un po’ difficile, sapete che c’è stato un periodo nella storia di Israele, tra la fine dell’Antico Testamento, Esdra e Neemia, e l’inizio del Nuovo, l’arrivo di Giovanni Battista, c’è stato un periodo di 400 anni, e durante quel periodo, i Greci governavano in Israele, e c’era un uomo lì di nome Antioco che regnava. Ci fu una reazione interessante al suo dominio; alcune persone si ribellarono contro di lui. I Maccabei, Giuda Maccabeo ed i suoi figli, che erano dei Giudei, molto zelanti, patriottici e nazionalisti, iniziarono la rivoluzione dei Maccabei, si ribellarono contro Antioco.
Dall’altro lato, c’erano alcuni Giudei che volevano andare d’accordo con il sistema greco, perché volevano ottenere favore, prestigio sociale e status sociale, e la storia di Giuda Maccabeo e della sua rivoluzione è contenuta in tre libri, 1, 2 e 3 Maccabei. Ora, quei tre libri appaiono nei libri Apocrifi, che sarebbero parte della parte non biblica della Bibbia cattolica, per esempio, alcuni di voi forse conoscono quella parte centrale che ha Esdra, Bel e il Drago, e tutto il resto lì dentro.
Ebbene, 1, 2, e 3 Maccabei raccontano la storia di quella rivolta maccabea durante quegli anni inter-testamentali. Non sono libri biblici, ma contengono una storia interessante. E ci dicono, nel primo capitolo di 1 Maccabei, dal versetto 11 al 16 circa, che c’erano Giudei rinnegati che volevano identificarsi con i Greci. E così si sottoposero addirittura a un’operazione chirurgica per cercare di rimuovere i segni della circoncisione, “per poter andare alla palestra”, dice Giuseppe Flavio, “ed apparire come incirconcisi”. E potremmo chiedere: “Ma perché mai lo avrebbero fatto?” Beh, è ovvio perché lo avrebbero fatto. Lo avrebbero fatto per identificarsi con i Greci, per ottenere status sociale. Quindi sapete cosa dice Paolo: “Ascoltate, se siete stati salvati da Giudei, non fate quello”. E voi potreste dire: “Perché no?” Ve lo dico io. Un Giudeo viene a Cristo. Viene salvato. Chi è la persona più probabile che potrebbe poi condurre a Cristo? Un altro Giudeo, giusto? E pure qualcuno della sua stessa famiglia.
Quindi, se un Giudeo viene a Cristo e rinnega immediatamente il suo Giudaismo, vuole diventare incirconciso e identificarsi totalmente con la cultura dei Gentili, cosa diranno i suoi amici giudei? Lo chiamerebbero come? Un bestemmiatore, un apostata, indegno del cielo. Rimuovere il segno del patto sarebbe impensabile, e si alienerebbe immediatamente dal campo di raccolta in cui sarebbe più capace di mietere, capite? Quindi Paolo dice: “Non fatelo!” C’erano alcuni Gentili nella chiesa che dicevano: “Ora che sei cristiano, se vuoi davvero raggiungere la società gentile, dovrai smettere, sai, con la cosa ebraica, e di certo non puoi venire con me alla spa qui in fondo, e tutti se ne accorgeranno e dovrete fare qualcosa al riguardo, amico; altrimenti non raggiungerai queste persone”, e quindi dice: “Ascolta, resta come sei, perché nel tuo sforzo di raggiungere quelle persone, probabilmente non ci riuscirai comunque, e ti alienerai dalle persone che Dio intende che tu raggiunga, il tuo stesso popolo”, ognuno di noi ha un campo di raccolta. Non c’è motivo di alienare tutti i Giudei che sentono fortemente il loro essere giudei.
Penso che una delle cose un po’ entusiasmanti di oggi sia questa: vediamo persone che oggi sono Giudei, vengono salvati, e non rinnegano il loro essere giudei. Mantengono il loro essere giudei, e questo dà loro accesso alla comunità giudaica, vero? Hanno una porta aperta, forse, verso amici e parenti, quando mantengono qualcosa della fede e dell’amore per l’eredità ebraica; anche se l’hanno vista adempiuta nel Messia, non c’è alcuna ragione di pensare che debbano rinnegare tutta quella eredità. Rinnegare tutto e diventare un Gentile li alienerebbe dal campo di raccolta nel quale Dio darebbe loro più frutto.
Ora, Paolo lo rovescia nella parte successiva del versetto 18 e dice: “Qualcuno è stato chiamato nell’in-circoncisione?” Siete stati salvati quando eravate Gentili? “Non si faccia circoncidere”, ora, sapete di cosa tratta questa storia, vero? Alcuni Gentili venivano a Cristo e cosa dicevano i Giudei? “Oh, è così bello che tu sia venuto a Cristo, ma ascolta, se vuoi entrare nelle cose davvero grandi del Regno, devi fare questa operazione”, ora, non credo che fosse com’era in Galazia. In Galazia stavano dicendo ai cristiani che dovevano circoncidersi per essere salvati. Penso che qui stessero cercando di mostrare loro che dovevano farlo per ricevere la piena benedizione. E credo questo perché Paolo sarebbe stato molto più deciso qui se fosse stato un problema di salvezza, come in Galazia. Ma penso che i Giudei qui stessero dicendo: “Dovresti identificarti con il popolo di Dio – dovresti identificarti con il popolo del patto, e faremo semplicemente questa piccola operazione”. E sapete una cosa? I Gentili disprezzavano la circoncisione ed i Giudei come popolo spregevole. Credevano veramente che i Giudei fossero un popolo di bassa classe, disprezzato; ora, identificarsi con i Giudei avrebbe quindi alienato un Gentile da cosa? Da tutto il suo popolo. E capite, allora si sarebbe alienato dal campo di raccolta che Dio aveva progettato per lui. Capite il punto? Dio dice: “Rimanete lì dove siete; e vi ho lì per la ragione per cui vi ho lì, per raggiungere quelle persone. Non preoccupatevi del vostro stato sociale. Non importa”.
Guardate il versetto 19; è piuttosto chiaro. “La circoncisione è nulla e l’incirconcisione è nulla”. Nessuna delle due ha importanza, “però l’osservanza dei comandamenti di Dio”. L’unica questione è una questione morale, una questione spirituale, non esterna. Non importa quale operazione abbiate fatto o non abbiate fatto. E non ha senso – per qualcosa che non importa – non ha senso che vi alieniate da tutti i vostri amici e da tutta la vostra famiglia, non ha senso. Potrei dire molto sulla parola “ubbidienza”, che è il cuore di tutto, non è vero? La cosa che conta nel versetto 19 è l’osservanza dei comandamenti di Dio. Concentratevi su ciò che è importante. Non enfatizzate le cose minori. Non impantantanatevi negli aspetti esteriori, superficiali. Ricordate che la questione è l’ubbidienza.
E va bene così, dopo aver enunciato il principio e averlo illustrato, ora lo enuncia di nuovo. E se pensate che sia ripetitivo, avete ragione. Ogni volta che Dio dice qualcosa, è importante. Ogni volta che fa dire qualcosa tre volte al Suo profeta o al Suo apostolo, è tanto più importante, versetto 20: “Ciascuno rimanga nella condizione in cui era quando fu chiamato”, che ciascuno resti nella stessa situazione in cui si trovava quando è stato salvato. È precisamente ciò che sta dicendo. Concentratevi sullo spirituale, enfatizzate il cristianesimo, non le circostanze sociali. I cristiani devono essere occupati con le cose spirituali.
Sapete, viviamo in una democrazia ed è entusiasmante, ma non dubito che ci siano cristiani altrettanto maturi quanto noi, altrettanto devoti a Gesù Cristo, e che forse riceveranno una ricompensa molto maggiore della nostra, vivendo in paesi dove c’è oppressione totale, perché il cristianesimo è compatibile con qualsiasi situazione sociale. E la preoccupazione di Paolo qui è che i cristiani capiscano che il compito primario è quello di essere cristiani, non di focalizzarsi su circostanze esteriori, che sono relativamente o totalmente irrilevanti. Non lasciate mai che le cose esteriori diventino di primaria importanza. Mmm stai forse dicendo che questo significa che non possiamo mai fare progressi? No. Non sta dicendo questo. Non sta dicendo che non potete ricevere una promozione, avanzare nel vostro lavoro o nella vostra istruzione, o cercare una vita migliore, o cercare di aumentare il vostro reddito, o ottenere un lavoro migliore, o cambiare impiego. No. Ma ciò che sta dicendo è: non sconvolgete l’equilibrio sociale nel nome di Cristo. In altre parole, nessuno dovrebbe desiderare di cambiare il proprio status nella vita semplicemente perché è cristiano, come se il cristianesimo fosse incompatibile con certi tipi di posizioni sociali, non lo è, è compatibile con qualsiasi cosa. Si adatta bene ad ogni uomo o donna in qualsiasi situazione nella vita, fintanto che quella persona capisce che la cosa fondamentale è osservare i comandamenti del Signore. L’ubbidienza è possibile in qualsiasi situazione. Ora, potreste pagare un prezzo più alto in alcune situazioni rispetto ad altre, ma è possibile. Vedete, quando il Signore vi ha salvati, non vi ha salvati per cambiare il vostro status terreno; vi ha salvati per cambiare la vostra anima, il vostro destino eterno.
Ora lo illustrerà di nuovo. Guardate dal versetto 21 al 23, e questa è la seconda illustrazione, ed è una buona illustrazione, perché è un’illustrazione tratta dalla schiavitù. “Sei stato chiamato essendo schiavo?” Doulos, uno schiavo legato. Siete stati salvati come schiavi, non preoccupatevene. “Non te ne curare”, è un idioma greco, significa “non importa”. Non ha importanza. Se siete stati chiamati come schiavi, non importa. Dite: “John, la Bibbia dice forse che la schiavitù non ha importanza?” No, no, la Bibbia non dice che la schiavitù non ha importanza. La Bibbia dice che se siete stati salvati come schiavi, non preoccupatevene, potete essere cristiani anche da schiavi, non è vero? Potete essere cristiani in qualsiasi condizione sociale. Non sto parlando di cose morali, ma di cose sociali. Paolo non approva la schiavitù; sta semplicemente dicendo che la schiavitù non è un ostacolo alla vita cristiana. Sapete, in Efesini capitolo 6, Paolo ha alcune parole per gli schiavi. E sapete cosa dice loro? Non dice: “Ora che siete cristiani, andate dal vostro padrone e ditegli, ‘Ascolta, amico, tu ed io siamo uguali; quindi, oggi farò ciò che vuoi tu, e domani tu farai ciò che voglio io, e troveremo un accordo’”, no!
Dice: “Se siete schiavi” – versetto 5 di Efesini 6 – “ubbidite ai vostri padroni secondo la carne, con timore e tremore, nella semplicità del vostro cuore, come a Cristo”, rimanete buoni schiavi, dategli tutto ciò che vuole. Servitelo con tutto il vostro cuore come se fosse Gesù Cristo in carne. Dategli tutto ciò che vi chiede, “Non servendo solo quando siete sotto i loro occhi”, sapete cos’è il “servizio ad occhio”? È lavorare quando il capo guarda. Oh, lo sappiamo bene. “Non servendo solo quando siete sotto i loro occhi come per piacere agli uomini, ma come servi di Cristo, facendo la volontà di Dio di cuore”. Ehi, state facendo la volontà di Dio. Se siete schiavi, sapete perché lo siete? Perché è la volontà di Dio che siate schiavi. Vi ha salvati come schiavi, è lì che vi ha messi. Va bene così, e qualunque cosa facciate, il Signore vi ricompenserà; servite il Signore in quella posizione, Colossesi 3:22-24 dice esattamente la stessa cosa. Potreste chiedere: “Va bene, ma la Bibbia quindi approva la schiavitù?” No. Ma non approva neanche che i cristiani creino una rivoluzione sociale per abbatterla, perché questo distorcerebbe completamente il senso del cristianesimo.
E potremmo chiedere: “Beh, come possiamo cambiare la schiavitù?” Sapevate che la concentrazione di giustizia che c’era nel cristianesimo è diventata realmente il catalizzatore che ha portato infine all’abolizione della schiavitù nel mondo? Il cristianesimo ha portato lì e la cosa importante, vedete, è servire Dio, e uno schiavo non dovrebbe preoccuparsi del fatto di essere schiavo, dovrebbe semplicemente servire Dio. E mentre questo genere di vita giusta comincia a penetrare e diffondersi, avverrà il crollo di un sistema di schiavitù. Ora, se il Signore tarda, se il Signore tarda, credo che i semi del cristianesimo, anche in una nazione come la Russia, porteranno al crollo di quella nazione. Io ci credo, e credo che possa accadere più velocemente di quanto molti di noi potrebbero pensare, no, la cosa importante è servire Dio, e Dio, attraverso la vita giusta di molti, realizzerà i Suoi propositi sociali nel mondo.
Quindi, se siete schiavi, siate buoni schiavi. Se siete padroni, siate buoni padroni. Se siete mogli, siate buone – quello che è... Quindi dice: “Se siete schiavi, non preoccupatevene”. Una cosa che Paolo non voleva era una massa di schiavi cristiani in rivolta. Potete immaginare una rivoluzione cristiana? Non funzionerebbe. Sapete, è quello che si aspettavano che Gesù facesse quando è venuto nel mondo. Ricordate? Si aspettavano che Gesù venisse come il Messia e rovesciasse Roma. Allora il cristianesimo sarebbe passato alla storia come un movimento politico, non è vero? Gesù però disse: “No, non è proprio quello. È un cambiamento interiore”. La schiavitù va bene se Dio vi ha chiamati in quella condizione. E dentro lo schema della giustizia cristiana, come lievito che si muove nella società, è incorporata la dissoluzione del male in quella società, man mano che il cristianesimo penetra.
Notate quello che dice al versetto 21, alla fine del versetto, “Se puoi diventare libero, usane piuttosto”. Ma non sto dicendo che dovete per forza restare schiavi. Ora, alcune persone usano questo passo, lo girano in modo da dire che anche se vi viene offerta la libertà, rifiutatela, “Ragazzi, se siete stati salvati schiavi, siete schiavi, no, no”, io credo che quello che sta dicendo qui è: se siete stati salvati come schiavi, allora non preoccupatevene, ma se arriva la libertà, afferratela. E sapete, a Roma esisteva questa possibilità. In effetti, molti padroni tenevano da parte un fondo, e ci mettevano dentro del denaro regolarmente finché, alla fine, l’uomo poteva comprarsi la libertà; quindi, la definizione non era necessariamente oppressiva. In alcuni casi c’erano padroni crudeli, ma si poteva essere schiavi e la cosa poteva essere tollerabile. Non preoccupatevene. Ma se arriva la libertà, usatela. E quello significa semplicemente che Dio ve la sta dando e vi sta portando da un’altra parte.
C’è una buona illustrazione di questo fatto qui nel piccolo libro di Filemone. Filemone è un libretto interessante, subito dopo Tito e prima della lettera agli Ebrei. E Filemone era un cristiano a Colosse. Aveva uno schiavo, tra schiavi. Probabilmente era un uomo molto ricco, ed uno dei suoi schiavi si chiamava Onesimo. E Onesimo decise che voleva la sua libertà, così rubò alcune cose dalla casa di Filemone, fece i bagagli, e corse via e se ne andò a Roma – e quello che sperava era perdersi nella folla di Roma. E mentre si mescolava tra la gente a Roma, incontrò un uomo molto interessante di nome Paolo, il che diede inizio ad una trasformazione molto drammatica nella sua vita. Al versetto 10, Paolo dice: “Ti prego per mio figlio Onesimo, che ho generato nelle mie catene”, ora, non sappiamo come; Paolo era senza dubbio prigioniero qui, e in qualche modo entrò in contatto con Onesimo e lo condusse a Cristo. Onesimo divenne cristiano, e oh, Paolo lo amava. Al versetto 11 dice: “Questo era utile, e mi stava davvero a cuore, ed era importante per me”, ma un giorno, Paolo ed Onesimo si misero a parlare seriamente, e Onesimo disse: “Ehi, Paolo, devo dirti una cosa. Non so com’è che la prenderai, ma sono uno schiavo fuggiasco”.
Beh, quello certamente deve aver colpito molto Paolo. Cosa avrebbe fatto? “Chi è il tuo padrone?” “Beh, è Filemone, sai, un cristiano laggiù a Colosse”, il che peggiorava solo le cose. “Oh”. Beh, cosa poteva fare Paolo? “Guarda, la schiavitù è un’istituzione marcia comunque. Rilassati, ti tengo qui e nessuno lo saprà mai”, quella era un’opzione, “ti nascondiamo”. L’altra sarebbe stata: “Ti mando indietro con una lettera che dice a Filemone cosa penso di lui come padrone”. E Filemone, sarebbe potuto essere: “Caro Filemone, lascia liberi tutti i tuoi schiavi, la schiavitù è un’istituzione marcia”. Oppure, Paolo avrebbe potuto semplicemente dire: “No, secondo questa società, abbiamo uno status sociale di padroni e schiavi. Sei uno schiavo, hai disobbedito alle regole della società; devi tornare indietro e rimediare”, ed è quello che fece. E mandò Onesimo indietro con una lettera, e sapete cosa dice la lettera? “Ehi, Filemone, sta arrivando il tuo schiavo, e per me è stato davvero prezioso, l’ho condotto a Gesù Cristo, lo accetteresti come un fratello? Lo riprenderesti con favore come tuo buon schiavo? Penso che ti servirà meglio di quanto ti abbia mai servito”, ed Onesimo parte con la lettera. E sapete, rischiava molto, perché gli schiavi in quei giorni, per essere fuggitivi, potevano essere uccisi, o al meglio potevano essere marchiati sulla fronte. Mettevano una grande “F” sulla testa, per “fugitivus”, che significava “fuggitivo”. Quindi avrebbe potuto pagare un prezzo molto alto, ma Onesimo, ora nei legami di Cristo, torna indietro e consegna la lettera, e la tradizione dice che Filemone lo accolse a braccia aperte e furono accettati come fratelli, anche se continuò a essere un suo servitore e schiavo.
Ora, in tutta la lettera a Filemone, Paolo non dice nulla riguardo alla schiavitù. Non la condanna, non dice a Filemone di liberare Onesimo. Accetta semplicemente lo stato sociale in cui si trovava Onesimo, e sapeva che poteva tornare ed essere schiavo senza che ciò avesse alcun effetto sulla sua vita cristiana. Ora, alcune persone hanno criticato Paolo per non aver attaccato il sistema della schiavitù, ma il punto è questo, amici: se il cristianesimo avesse incoraggiato la fine della schiavitù, allora il cristianesimo sarebbe stato visto come una rivoluzione politica, e i cristiani sarebbero stati uccisi in una rivoluzione. Ed aggiungerei un’altra cosa: Se gli schiavi cristiani avessero cominciato a sconvolgere la società, allora la questione principale sarebbe stata persa, la questione della fede in Gesù Cristo. Ora, voi sapete cos’è successo in America. Ogni volta che il cristianesimo, tra virgolette, si lega ad un movimento sociale, il messaggio del cristianesimo si perde completamente. Dato ciò che è la fede cristiana, l’emancipazione è destinata ad accadere, ma il tempo non era ancora maturo, e quindi Paolo dice: “Non preoccupatevi del vostro stato terreno. Non preoccupatevi di una situazione che è superficiale. La questione principale è interna”.
Ora, guardiamo al versetto 22, e qui egli presenta un paradosso molto interessante, che non è totalmente comprensibile se lo si porta all’estremo, ma nella sua semplicità, è molto chiaro, “Colui che è stato chiamato nel Signore essendo servo è un liberto del Signore”, "colui che è stato chiamato nel Signore mentre – colui che è stato salvato mentre era schiavo è in realtà un liberto del Signore”, capite questo? Voglio dire, che importa se siete schiavi umanamente o fisicamente se siete stati liberati dal peccato, liberati da Satana, liberati dall’inferno, liberati dalla maledizione della legge? Cosa importa se dovete servire qualcun altro? In realtà siete un uomo libero di Dio. E d’altra parte, dice: “Similmente, colui che è stato chiamato essendo libero” – in altre parole, qualcuno che viene salvato mentre è un uomo libero – “diventa uno schiavo di Cristo”. Sta semplicemente dicendo: “Potreste essere schiavi fisicamente, ma siete uomini liberi spiritualmente, e potreste essere uomini liberi fisicamente, ma siete schiavi spiritualmente”, in altre parole, mostra semplicemente il fatto che nulla importa veramente in superficie. Non importa se siete legati fisicamente o liberi; importa solo che siete sia legati che liberi spiritualmente, nel paradosso del cristianesimo, capite quel paradosso? Che, come cristiani, siete servi di Gesù Cristo; eppure come cristiani siete liberi dalla legge, dal peccato, da Satana, dall’inferno, dalla maledizione, capite quel paradosso? È quello che sta dicendo, Cristo vi ha completamente liberati per essere Suoi servi, e non preoccupatevi della situazione superficiale nella quale vi trovate.
Ora, fa anche un passo in più al versetto 23, e dice: “Siete stati comprati a prezzo; non diventate schiavi degli uomini”, non consideratevi mai più come schiavi. Potreste essere schiavi fisicamente, ma non andate in giro dicendo: “Oh, devo liberarmi dalla schiavitù”, ascoltate, non siete veramente schiavi degli uomini. Se per caso siete uno schiavo cristiano, lo siete perché Dio vi ha lì, e vi ha comprati a prezzo e siete Suoi schiavi, Suoi servi. Ed è quello che vi ho letto prima in Efesini 6, che quando servite il vostro padrone, fatelo di cuore come per chi? Per il Signore, perché state veramente servendo Dio. Dovreste ubbidire al vostro datore di lavoro come se fosse Gesù Cristo incarnato, questo è il punto. Se sono uno schiavo, il mio servizio è per Dio. Se sono libero, il mio servizio è per Dio. Non importa, mi ha comprato a prezzo. Qual era il prezzo? 1 Pietro 1:18-19 ci dice che il prezzo era il sangue prezioso di Gesù Cristo, come di un agnello senza difetto e senza macchia. Siete veramente servi di Dio, e non preoccupatevi delle cose esteriori.
E poi ripete il principio al versetto 24, “Fratelli, ciascuno rimanga presso Dio nella condizione in cui era quando fu chiamato”, comunque sia che siete stati chiamati, comunque siate stati messi da parte, qualunque stato di vita vi sia stato assegnato dalla sovranità divina di Dio, mantenetela, restateci. Dio vi ha lì per una ragione. E la conversione non è un segnale per far si che l’uomo lasci il suo lavoro, che lasci sua moglie, che automaticamente si agiti e voglia sposarsi, no. Tutta la vita appartiene a Dio, siamo tutti Suoi servi. Egli ci pone in posizioni diverse, e dobbiamo servirLo in quelle posizioni. Concentriamoci sul servizio spirituale, concentriamoci sull’ubbidienza, e lasciamo che la questione sociale si risolva da sé, mentre il lievito della giustizia permea la società e porta cambiamento. E così Paolo dice ai Corinzi: “Non fate del vostro cristianesimo la causa dell’odio del mondo”, se il mondo deve rifiutare, assicuratevi che stia rifiutando con la conoscenza di Gesù Cristo, non che lo stia rifiutando per timore che stiate facendo una mossa politica contro la loro società.
Preghiamo insieme. Padre, mentre abbiamo condiviso in questi brevi momenti, e ora il nostro tempo è finito, riconosciamo che Tu hai ripetuto ancora e ancora questo principio, e tuttavia facciamo fatica, tutti noi, nei nostri cuori, ad applicarlo alle nostre vite. Per alcuni, l’applicazione può essere molto chiara; può esserci qui qualcuno che è single, e che sente persino che tale situazione sia un dono da parte tua, e potrebbe essere sotto pressione per sposarsi. Che non sia così, Padre, che egli si aspetti una benedizione maggiore nel matrimonio. Potrebbero esserci alcuni che sono sposati, Padre, e poiché forse sono sposati con una persona non credente, potrebbero essere sotto pressione per lasciare quella persona, e di non rimanere. Padre, che capiscano che il loro cristianesimo non è una ragione per andarsene. Potrebbero esserci alcuni che hanno un certo impiego, e sentono che, ora che sono cristiani, non possono trovarsi sotto qualcuno, o non possono sopportare la posizione di servitù che hanno; che comprendano che anche come schiavi possono essere cristiani tanto buoni quanto chiunque sia in una posizione di autorità.
E, Padre, forse ci sono persino alcuni che vorrebbero rinunciare alla loro identità giudaica, o magari anche il contrario; preghiamo, Signore, che non sia così, ma che siano riconoscenti per qualsiasi stato abbiano avuto, etnicamente o nazionalmente, in passato, che permetta loro di raggiungere le persone che fanno parte della loro vita e della loro eredità. Padre, aiutaci a comprendere che, come disse Paolo, “Ho imparato ad essere contento nello stato in cui mi trovo”, questa è la regola che dovrebbe governare le nostre vite. E quando un cambiamento arriverà, quando arriverà la libertà, possiamo usarla anche quella. Quando per i single arriverà il matrimonio, allora sarà qualcosa che Dio ha in mente, e potremo usarlo anch’esso. Ma, Padre, che possiamo sempre dare priorità alle cose principali, non alle esteriorità, ma alle cose che riguardano l’ubbidienza ai Tuoi comandamenti e la custodia della Tua verità, affinché il mondo possa essere condotto al ravvedimento e alla conoscenza della verità nel vedere questa verità in noi. Preghiamo nel nome di Cristo. Amen.
FINE
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