Questa mattina continueremo la nostra serie che abbiamo iniziato sul movimento Carismatico e visto che non posso terminare questo tema particolare questa mattina e non sarò in grado di farlo nemmeno la prossima Domenica del Signore e quella successiva è la Domenica delle Palme e quella dopo è Pasqua. Non voglio aspettare quattro settimane per finire la seconda metà di questo sermone e quindi lo terminerò stasera e questa è una porzione molto vitale del nostro studio quindi vi voglio incoraggiare a tornare questa sera per ricevere la seconda metà e spero che la prima metà vi interessi abbastanza che vorrete essere qui per la seconda.
Per via d’introduzione lasciatemi dire questo: Paolo diede a Timoteo una definizione molto basilare del ministero in 2 Timoteo capitolo 4 al versetto 2, Quello che Paolo ha detto era questo, “predica la parola, insisti in ogni occasione favorevole e sfavorevole” e poi voglio che notiate queste prossime due parole “convinci, rimprovera, esorta con ogni tipo di insegnamento e pazienza”, notate l’aspetto del convincere e rimproverare con la dottrina. Il ministero non è solo positivo, è anche negativo. Non penso che ci piaccia sempre ammettere la cosa ma è vero, è proprio come crescere un bambino. Non è tutto positivo, ci sono anche tanti aspetti negativi. E la stessa cosa è vera nel crescere figli spirituali o nel servizio di chiesa, l’aspetto negativo del ministero è anche sua parte essenziale. Deve esserci convinzione, rimprovero ed il tutto deve esser fatto sulla base di una sana dottrina Biblica, e questo è essenzialmente quello che ci stiamo sforzando di fare nel nostro studio, di ricordarci che ci sono cose nella chiesa che non superano il test della vera dottrina Biblica e quindi vogliamo richiamare la vostra attenzione e quella di coloro che sono caduti in quegli errori.
Negli Atti degli Apostoli al capitolo 20 versetto 29 l’apostolo Paolo sta parlando agli anziani dell’assemblea di Efeso e li avverte in questa maniera: “Io so che dopo la mia partenza si introdurranno fra di voi lupi rapaci, i quali non risparmieranno il gregge”, queste sono persone esteriori, lupi esterni, con false informazioni esterne, false guide, e poi dice: “e anche tra voi stessi sorgeranno uomini”, e quello si riferisce all’interiore: “uomini che insegneranno cose perverse per trascinarsi dietro i discepoli. Perciò vegliate, ricordandovi che per tre anni, notte e giorno, non ho cessato di ammonire ciascuno con lacrime. E ora, vi affido a Dio e alla Parola della sua grazia, la quale può edificarvi”.
In altre parole, Paolo sta dicendo che sa che ci saranno false dottrine provenienti dall’esterno, sa che ci saranno false dottrine che sorgeranno dall’interno e quindi per tre anni, non ha fatto altro che avvertirli con lacrime. Il ministero non è tutto positivo, è anche negativo ma il negativo ha sempre un aspetto positivo in mente. Il tutto potrebbe riassumersi per bene nella dichiarazione dell’apostolo Paolo in Efesini 4:15 quando disse, “dobbiamo pronunciare la verità nell'amore”, non è sbagliato, non è disamorevole dire ciò che è vero dalla parola di Dio. Quindi ci stiamo sforzando di proclamare la verità in amore su questa questione affinché possiamo richiamare l’attenzione dei credenti in Cristo alla parola di Dio, e la cosa ha due propositi: quello d’aiutare coloro che potrebbero essere caduti in questi errori, affinchè li vedano; e quello d’aiutare anche voi, che magari non ne siete ancora caduti con l’intento che non lo facciate. Quindi, è un ministero d’amore quello di richiamare le persone alla verità della parola di Dio.
E voglio mostrarvi un passaggio interessante del quale Rich Thompson ed io stavamo parlando questa settimana e si trova in Proverbi capitolo 27. Penso che abbia un certo peso sull’approccio che stiamo prendendo in questa serie, anche se non è direttamente pertinente al soggetto ma credo che troverete uno o due pensieri tratti da questo testo molto utili che credo potranno mettere in prospettiva alcune delle nostre riflessioni. Oggi c’è un’idea comune che se ci si azzarda a parlare contro qualcosa si è disamorevoli e che di fatto, le persone amorevoli rimangono sempre in silenzio e c’è l’idea che se si vuole mostrare veramente l’amore non si creerebbero problemi, ma voglio che notiate qualcosa qui nel versetto 5 di Proverbi 27. “Meglio è la riprensione aperta che l’amore nascosto”, abbastanza chiaro, non è vero? “Meglio è la riprensione aperta che l’amore nascosto”.
Ora, supponiamo che la riprensione aperta provenga da un nemico e sembra proprio che quello sia il caso di questo testo grazie al contrasto dei due versetti. Visto che contrasta, nel versetto 6, l’idea di un amico e di un nemico, è possibile che anche quello era nella sua mente quando scrisse il versetto 5. Quindi, dice che la riprensione aperta di un nemico è migliore dell’amore nascosto di qualcuno che si dichiara amico, se il contrasto si estendesse anche a quel versetto. Ma il principio è chiaro, la riprensione aperta è meglio dell’amore nascosto. E penso che potremmo addirittura dire che la riprensione aperta di un nemico è meglio dell’amore nascosto di un amico. In altre parole, un nemico ti serve meglio quando ti dice la verità rispetto ad un amico che ti ama ma non lo fa.
Ora il versetto 6 lo segue, “Fedeli sono le ferite di un amico”, giusto? “I baci di un nemico sono ingannevoli”. “Fedeli sono le ferite di un amico”. Ora voglio darvi un piccolo pensiero veloce qui, ok? Ci sono quattro tipi di relazioni in quel versetto e ve le metterò nell’ordine che è indicato qui: Amore aperto, e quello si troverebbe all’inizio del versetto 6 dove c’è un amico che ti ama abbastanza da dirti la verità, l’amore aperto; la seconda relazione è quella della riprensione aperta, versetto 5, “Meglio è la riprensione aperta”. In altre parole, anche un nemico che dice la verità è migliore del terzo, che è amore chiuso, amore nascosto, alla fine del versetto 5 ed il peggiore di tutti è la riprensione chiusa, un nemico che non è disposto a dirti la verità. Quindi, la cosa migliore è un amico che dice la verità. La cosa migliore successiva è un nemico che dice la verità. L’aspetto successivo migliore è quello di un amico che non dice la verità e la cosa peggiore è il nemico che non dice la verità, ma avete notato che i due aspetti migliori sono quelli che dicono la verità? Questo è il punto ed è questo che sto cercando di fare, di dirvi la verità come indicato dalla parola di Dio, ed essere accusati di non essere amorevoli penso che sia, da un punto di vista Biblico, l’opposto di quello che Dio sta dicendo qui.
In Levitico capitolo 19 - non c’è bisogno che lo cerchiate, ma dice questo: “Non odierai – penso sia il versetto 17 o il 18 – ma dice: “non odierai nel tuo cuore il tuo compatriota”. “Non dovrai odiare il tuo compatriota nel tuo cuore. Potrai certamente riprendere il tuo prossimo ma non dovrai incorrere in peccato a causa sua. Dovrai amare il tuo prossimo come te stesso”, quindi, non odi il prossimo, lo puoi riprendere ma non far si che la cosa degeneri in odio perché lo devi amare. Quindi, il punto della sommatoria è che la riprensione amorevole è quello che Dio ricerca e l’amore riprende veramente. Se ami tuo figlio cosa fai? Lo riprendi, lo disciplini, è lo stesso.
Quindi, ancora questa mattina, mentre affrontiamo il pensiero di quali siano gli errori del movimento Carismatico, lo facciamo con un senso di riprensione Biblica che è sempre espressa in amore. Ora, abbiamo esaminato diversi elementi del movimento che abbiamo pensato valesse la pena discutere: la questione della rivelazione, la questione dell’interpretazione e l’ultima volta, la questione dell’unicità apostolica. Questa mattina arriviamo ad una quarta, la questione della transizione storica; la questione della transizione storica. Sono lieto di dire che ho ricevuto un impegno da un editore di pubblicare questo materiale in un libro e se Dio vuole e tutto andrà bene lo riceverete entro gennaio. Ci sono altri che pensano che questi temi siano Biblici e che devono essere pubblicati.
Ma la questione della transizione storica è molto importante. L’insegnamento Carismatico trova il suo nucleo nel Libro degli Atti ed il Libro degli Atti è un libro di transizione storica. Quindi, quando parlo della questione della transizione storica, sto andando immediatamente al Libro di Atti e se volete potete andarci adesso stesso. Il secondo capitolo è un buon posto per fermarsi un secondo, Atti 2, ora troverete che questo sarà un altro di quei messaggi che vi farà pensare, ma sapete cos’è che mi entusiasma tanto? In questi ultimi paio di giorni ero a Seattle, son andato li venerdì e son tornato subito, ho parlato un tre o quattro volte ad un gruppo di pastori e quello che mi entusiasma veramente è che tutti mi chiedono la stessa cosa, “Come fai a parlare per così tanto tempo ed insegnare teologia e le persone continuano a venire?” Ed io rispondo dicendo: “Non ne ho la più pallida idea, ma è così! È entusiasmante!” Davvero, sono entusiasta che abbiate questo tipo di appetito per le cose della parola di Dio, è davvero una sfida personale, e credetemi, sta diventando sempre di più una sfida per i cuori dei pastori di tutta l’America sapere che ci sono luoghi in questo paese dove le persone stanno davvero insegnando le profondità di Dio che lo Spirito vuole rivelare al Suo popolo e le persone le stanno davvero divorando, è eccitante come cosa, e quindi dico questo perché siete meravigliosi vi amo e voglio che sappiate queste cose.
Atti capitolo 2 versetto 4 è il punto di partenza nella discussione della transizione storica, dice questo: “Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, - o in altri idiomi, letteralmente – così come lo Spirito dava loro di esprimersi”. Ora questo è un versetto molto famoso al giorno d’oggi a causa delle implicazioni che ha avuto nel movimento Pentecostale e Carismatico. E voglio che sappiate che questa è la verità fondamentale del Nuovo Testamento per il Pentecostale o il Carismatico, questo è il punto! Atti 2:4 è la base, è la pietra miliare, la rampa di lancio, è la base operativa, il quartier generale. Qui è dove inizia tutto, “furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, così come lo Spirito dava loro di esprimersi”.
Ora, i Pentecostali ed i Carismatici insegnano e questo è vero solo dal 1900 ma è da qui che proviene la loro dottrina. Insegnano che il cristiano riceve lo Spirito Santo limitatamente alla conversione, lo riceve meno di pienamente. Però poi, più avanti, in un momento successivo in un’esperienza successiva il cristiano riceve la pienezza dello Spirito e quello lo chiamano “essere battezzati con lo Spirito”, ora, quando questa seconda cosa, quest’evento successivo si verifica la persona viene soprannaturalmente ed esperienzialmente ed in piena coscienza sommersa ed immersa nella potenza dello Spirito di Dio. Questa occasione è accompagnata dal parlare in lingue e risulta in una potenza che può anche fare del miracoloso. Ora questa è la dottrina di base, distintiva del Carismatismo. La dottrina che dice che siamo salvati qui e riceviamo lo Spirito limitatamente, però successivamente in un qualche intervallo di tempofuturo nella vita, e di fatto per alcuni non succede mai perché non arrivano mai a quel battesimo, però coloro che lo ricercano lo ricevono e sarà accompagnato dal parlare in lingue e dal rilascio di una certa potenza che si estende persino al miracoloso.
Nel numero di Pentecoste, il numero 34 del dicembre del 1955 il che vi dice che questa è una dottrina vecchia, che ha già almeno 20 anni, lì Donald Gee che è un leader Pentecostale ha detto, “Qual è la cosa unica che rende il movimento Pentecostale un’entità definitivamente diversa? È il battesimo nello Spirito Santo con la prova iniziale del parlare in altre lingue così come dato dallo Spirito”, fine della citazione. In altre parole, sta dicendo che la dottrina della salvezza qui e del successivo battesimo dello Spirito con lingue è la definizione definitiva del Pentecostalismo. E questo viene ripetuto al giorno d’oggi in tutto quello che scrivono. Ed io vorrei che la consid lo pensassi in termini della dottrina della subsequenza. Salvezza qui e successivamente alla salvezza o in un momento successivo il battesimo dello Spirito.
Bruner dice nella sua Teologia dello Spirito Santo, “I Pentecostali credono che lo Spirito abbia battezzato ogni credente in Cristo ma che Cristo non abbia ancora battezzato ogni credente nello Spirito”, fine della citazione, e dicono che quello è qualcosa che il cristiano deve ricercare. Ora Bruner riassume l’intera questione in questo paragrafo, cito: “Le caratteristiche più importanti della comprensione pentecostale del battesimo dello Spirito sono: uno, che l’evento è solitamente distinto da e successivo alla nuova nascita; due, che è inizialmente evidenziato dal segno del parlare in altre lingue; e tre, che deve essere ricercato con serietà”, fine della citazione. Quindi, i tre elementi della dottrina Pentecostale o Carismatica sono: uno, il battesimo dello Spirito è successivo alla nuova nascita, ovvero, in un momento successivo; due, che la sua prova è il parlare in lingue; tre, che i suoi requisiti sono il fatto che bisogna ricercarlo. Quindi potremmo dire: successione, evidenza e requisito riassumono questa dottrina specifica.
Ora sapete che in altre aree teologiche non sono così distinti, però in questa si e naturalmente l’idea è che una volta che quello accade le ramificazioni sono tutte miracolose. Ora la dottrina del battesimo dello Spirito come discusso da loro, l’abbiamo vista in grande dettaglio nella nostra registrazione su 1 Corinzi 12 e 13 e quindi se volete aver un po’ una comprensione totale di quello che la Bibbia sta dicendo, voglio invitarvi ad andare ad ascoltarle, però ora vogliamo occuparci con la loro posizione, con la loro comprensione della cosa, con l’obbiettivo di mostrarvi com’è che provano a sostenere la cosa e quali difficoltà devono risolvere nell’intento.
C’è solamente una fonte per questa dottrina pentecostale della successione, dell’evidenza e dei requisiti, il Libro degli Atti. L’insegnamento del battesimo dello Spirito Santo in 1 Corinzi capitolo 12, versetto 13 non gli serve perchè non si relaziona affatto con quello che dicono; il battesimo dello Spirito che si verifica in 1 Corinzi 12 dice semplicemente: “Lo Spirito battezza ogni credente nel corpo di Cristo al momento della salvezza”, non c’è alcun indicazione del fatto che bisogna ricercarlo, non c’è alcuna successione, prova o requisito da imporre. Quindi non possono usare quel testo. Inoltre, non possono neanche usare 1 Corinzi 14 per discutere l’idea della successione, della prova e dei requisiti perchè non c’è assolutamente nulla nella lettera intera che dica nulla sul com’è che il cristiano riceva lo Spirito Santo o la Sua potenza, descrive solo gli abusi di tali doni spirituali. Quindi l’unico posto rimasto per sostenere questa dottrina di successione, evidenza e requisito che arriva più avanti accompagnata con le lingue e che deve essere ricercata è il Libro di Atti, ed è lì che tentano di stabilire la cosa; e loro sono i primi ad ammetterlo e si può trovare nei loro stessi scritti che Atti è l’unico posto dove questo può essere sostenuto.
E voi potreste chiedere: “Beh, MacArthur, per l’amore del cielo, cos’è che non va con Atti?” Beh, non c’è nulla che non va con Atti, ma voglio portarvi lì per vedere se in effetti ci sono, perchè quello è l’unico posto che hanno perchè sia i vangeli che le epistole non hanno tali resoconti, quindi Atti è molto cruciale per loro tanto che, francamente, hanno basato l’intero movimento sul Libro di Atti ed hanno concluso questo: ora ascoltate, ok? Hanno concluso... e questa è la conclusione di base. Studiando il Libro di Atti hanno concluso che: uno, che in Atti 2 la ricezione dello Spirito è avvenuta ma le persone erano state salvate molto tempo prima, quindi quella è la successione, che si è manifestata con le lingue, e quella è la prova, l’evidenza; però l’unico ingrediente che manca è che non ci sono alcuni pre-requisiti. Non riescono a trovarli da nessuna parte in Atti. Poi vanno ad Atti 8 e dicono che in Atti 8 hanno ricevuto lo Spirito Santo e lì c’è la prova, le lingue.
Ma quello che è interessante e ovviamente erano stati salvati prima sotto Filippo e quindi dicono: “Guarda! Atti 2 ci sono delle persone salvate, probabilmente erano state salvate – e di questo ne parleremo stasera – ma probabilmente erano state salvate prima ma furono battezzate nello Spirito più avanti”. In Atti 8 sono stati salvati prima ma non furono battezzati fino a più tardi. Quindi dicono questa è la dottrina della successione! Poi vanno al capitolo 10 e dicono, “Vedi? Quando lo Spirito di Dio discese su Cornelio ed egli fu battezzato dallo Spirito si verificarono le lingue, eccolo lì di nuovo. E poi in Atti 19 i discepoli di Giovanni il Battista arrivarono, furono battezzati dallo Spirito e si verificarono le lingue”, quindi dicono: “abbiamo la successione e la prova”.
Ora, lasciate che vi mostri qualcosa d’interessante, pensate con me, va bene? Volete sapere una cosa interessante? Prendiamo quelle quattro cose: Atti 2, 8, 10 e 19. In Atti 2 ed 8 c’è la successione, proprio così, è lì. In Atti 10, non c’è nessuna successione, furono battezzati non appena credettero; In Atti 19, nessuna successione, furono battezzati non appena credettero, emm... quindi dire che è normativo che tutti i cristiani abbiamo quella successione d’eventi non può nemmeno esser difeso dal Libro di Atti perchè quello è solamente vero in Atti 2 ed 8, ma non in Atti 10 e 19. E quindi dicono che d’altra parte però c’era una certa prova, evidenza: parlarono in lingue. Volete sapere qualcos’altro d’interessante però? Parlarono in lingue in Atti 2, 10, 19 e non c’è nessun resoconto del fatto che parlarono in lingue in Atti 8. In terzo luogo, per quanto riguarda i requisiti non ricercarono il dono nel 2, nell’8, nel 10 e nel 19, quindi quella non è altro che congettura pura.
Ora cosa sto cercando di dire? Sto dicendo che dire che il Libro di Atti presenta il modello normale per la ricezione dello Spirito non è nemmeno coerente nel Libro stesso, figuriamoci dire che dovrebbe essere così per ogni cristiano, che dovremmo tutti essere salvati ad un certo punto e poi battezzati più avanti per poi parlare in lingue. Ascolta, questo è così estraneo alla teologia cristiana che non è stato nemmeno inventato fino al 1900. Dobbiamo forse credere che tutta la chiesa per 1800 anni non abbia mai sperimentato la potenza dello Spirito Santo? Odierei pensare che questo fosse vero per Martin Lutero ed i riformatori che stessero camminando nella carne o senza la pienezza della potenza dello Spirito. Penso che forse dovremmo tornare indietro e studiare un po’ meglio la storia.
Ma vedete, è – questo è essenzialmente quello che stanno dicendo. Spero che capiate dove voglio arrivare. Stanno dicendo che la successione, le prove ed i requisiti che vediamo nel libro di Atti siano la norma per ogni cristiano di oggi, quando in realtà non c’è nemmeno una vera coerenza di quelle cose nel Libro di Atti stesso. E quello è vero perchè dal capitolo 2 fino alla fine del libro ci sono transizioni perchè allora le cose stavano continuamente cambiando.
Ora c’è un errore maggiore in questa dottrina basata sull’interpretazione errata del Libro di Atti. Ora, se capite questo – gente – qualcuno ha detto che se riesci ad infilarti questo in testa cel’hai veramente, ma se riusciste a capire questo... fondamentalmente... se riusciste a capire questo e ad ottenere una buona comprensione del come interpretare il Libro di Atti, riuscirete davvero a star fermi su terreno solido, e l’idea è che io vi aiuti a capirlo entro questa mattina e questa sera. Ora, è vero che i cristiani di Pentecoste, al capitolo 2, i Samaritani, al capitolo 8, i Gentili, al capitolo 10 hanno ricevuto lo Spirito e le lingue hanno seguito, così come nel capitolo 19. È vero che in alcuni casi è stato così ed in altri è stato anche un qualcosa di successivo, ma ciò non significa necessariamente che perché quello sia accaduto una volta nella storia, debba diventare lo standard, il modello e l’assoluto per ogni cristiano che sia mai vissuto.
In effetti aggiungerei questo, nessuno dei passaggi, 2, 8, 10 o 19 che trattano questo fatto qui, nessuno di loro esprime mai alcun un comando che tale esperienza debba essere comune a tutti; nessuno di loro afferma mai che sia stato un qualcosa di normale e nessuno suggerisce mai l’idea che debba essere ricercato, questi resoconti storici vengono presentati senza alcun commento editoriale, e sarebbe stato il posto perfetto per lo Spirito Santo d’interporre una cosa, qualcosa come: “E così saranno le cose”, oppure, “E così dovrebbe essere con tutti voi nelle ere a venire”, ma non dice mai nulla del genere. Piuttosto ogni incidente è registrato, senza alcuna applicazione, senza commento editoriale, e la narrativa continuò.
Ora la chiave di tutto è capire la questione della transizione storica. Il Libro di Atti è un libro di transizione. Voglio dire lo è veramente e credo che quando avremo finito vedrete un po’ cosa intendo dire. Per esempio, il periodo dell’Antico Testamento cede il passo al Nuovo Testamento; l’antico patto svanisce, arriva il nuovo patto. Passiamo dalla sinagoga alla chiesa, dalla legge alla grazia, dai santi dell’Antico Testamento ai santi del Nuovo Testamento, da un corpo di credenti ebrei al corpo della chiesa: ebrei e gentili. Il muro di mezzo è stato abbattuto, Efesini 2, e c’è un uomo nuovo il che comporta una certa transizione e l’unica cosa che si può trarre fuori da Atti in quanto dottrina assoluta è quello che poi viene confermato dottrinalmente altrove nella Scrittura.
Ora lasciatemi illustrare questa cosa. Sappiamo che questo è stato un periodo unico. L’abbiamo visto nell’ultimo studio, vero? Quando abbiamo discusso l’unicità apostolica. Ma permettetemi di darvi alcune illustrazioni della natura transitoria del Libro di Atti, girate al terzo capitolo. Ora voglio mostrarvi l’importanza del terzo capitolo e per fare questo voglio solo che mi ascoltiate per un minuto e voglio ricordarvi alcune cose che risalgono a Giovanni il Battista, va bene? Giovanni il Battista arrivò sulla scena. La voce di uno che grida nel deserto, giusto? L’annuncitore del Messia. E Giovanni il Battista aveva un messaggio semplice e breve, faceva così: “Ravvedetevi, perché – cosa? – il Regno è alle porte”, ok?
Giovanni stava dicendo agli ebrei ed infatti in quei giorni la Bibbia dice che era venuto solo per le pecore perdute di cosa? Della casa d’Israele; bene quindi questo è l’arrivo del Messia dei Giudei e stava arrivando, e Giovanni era il suo precursore e stava dicendo: “Ravvedetevi perché il regno dei cieli è alle porte!”, È imminente, è ora, sta per arrivare, si sta preparando! Sta preparando un popolo per il Signore! Ed alcune persone, quelle messianiche, quelle che avevano la grande aspettativa e speranza messianica affluivano al Giordano dove Giovanni stava predicando e venivano battezzati in un simbolo Giudeo di purificazione nel mentre stavano preparando i loro cuori per l’arrivo del Messia che avrebbe instaurato il suo regno. Erano il vero residuo, il popolo del regno, e si stavano preparando.
E Giovanni stava dicendo: “Il regno sta arrivando” e le persone s’identificava con quel messaggio e si stavano ravvedendo e gli s’identificavano con una purificazione del cuore tramite il battesimo nella consuetudine ebraica del lavaggio/purificazione, e lui stava preparando un popolo per il regno e poi il re venne. E qual era il messaggio di Gesù? “Ravvedetevi perché il regno è vicino”, stesso messaggio! Leggete il Libro di Matteo, i primi 11 capitoli, lì vediamo che il re stava offrendo il regno ad Israele, questo si trattava del regno dei Giudei! E poi nel capitolo 12 tutto ad un tratto c’è una reiezione terribile e non appena quel rigetto si cristallizza in Matteo 12, in Matteo 13 c’è l’introduzione della chiesa, e tutto d’un tratto c’è un grande cambiamento, un cambiamento drammatico! Capitolo 16, Gesù si presenta e dice: “Ed io edificherò la mia chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno su di essa”, qualcosa stava cambiando. Israele stava per esser messa da parte e la chiesa stava per uscire.
Nonsi parla più del regno d’Israele perchè Israele fu rifiutato, IIsraele fu messo da parte ed ora c’era qualcosa di nuovo, la chiesa. E sapete cos’è che succede finalmente? Gli ebrei arrivarono persino a gridare: “Crocifiggilo, crocifiggilo! Non vogliamo che quest’uomo – cosa? – Regni su di noi”, non volevano il re, non lo ricevettero, e la storia era finita. Dopo che egli risorse dai morti, ascese al cielo e fondò la sua chiesa. La questione d’Israele era morta. La chiesa era nata.
Ma quello è tutto piuttosto brusco, non è vero? Israele, bang, è tutto finito? E la chiesa? È nata. Sì, sembra un po’ troppo brusca come cosa e se guardate Atti 3 vi mostrerò qualcosa che è davvero sorprendente e per me e non ho mai visto nessuno trattarlo in questo modo in questo contesto ma per me è una delle illustrazioni più grafiche che abbia mai visto della natura transitoria del Libro di Atti. Versetto 12, ora ricordatevi ok? Questo è dopo la Pentecoste. La chiesa era nata. La chiesa stava fiorendo, 3.000 membri furono aggiunti alla chiesa il tutto stava procedendo. La Pasqua era stata trasformata nella comunione, era una nuova alba, un nuovo giorno, una nuova era. Lo Spirito era lì presente, ma guardate qui!
Questo suona un po’ come qualcosa uscito dal capitolo 8 di Matteo. Sembra che stiamo tornando indietro, “Pietro, visto ciò, parlò al popolo, dicendo: «Uomini d'Israele, perché vi meravigliate di questo?” e quella è la guarigione dello zoppo. “Perché fissate gli occhi su di noi, come se per la nostra propria potenza o pietà avessimo fatto camminare quest'uomo? Il Dio di Abraamo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri”, fermiamoci qui, “Ehi Pietro, cosa stai facendo?” “Beh, sto predicando un sermone a Israele”, “Beh, Israele è un argomento morto”, oh? Non penso che Pietro la pensasse così. Guardate al versetto 17, “Ed ora, fratelli – ora chi erano i fratelli di Pietro? Gli Ebrei! Guardate al versetto 25, “Voi siete i figli dei profeti e del patto che Dio fece con i vostri padri, dicendo ad Abraamo: “Nella tua discendenza tutte le nazioni della terra saranno benedette”,
E la cosa incredibile qui è che Pietro si sta rivolgendo alla nazione d’Israele. Perché si sta rivolgendo ad Israele in quanto Israele, distinta dalla chiesa se la chiesa è già nata e l’unico modo in cui un Giudeo potrebbe mai far parte del regno di Dio sarebbe quello di far parte della chiesa di Dio? Cos’è quest unicità d’Israele? Facciamo un passo in più, guardate al 13, Atti 3:13, lì presenta Gesù a Israele, “Il Dio di Abraamo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesú, che voi metteste nelle mani di Pilato e rinnegaste davanti a lui, mentre egli aveva giudicato di liberarlo. Ma voi rinnegaste il Santo, il Giusto e chiedeste che vi fosse concesso un omicida; e uccideste il Principe della vita, che Dio ha risuscitato dai morti. Di questo noi siamo testimoni”.
Ora, cosa sta dicendo? Sta dicendo, “Vi presento Gesù, colui che avete ucciso, egli è il figlio di Dio. È il Santo. È il Giusto, egli è il Principe della Vita. È colui che Dio ha risuscitato dai morti e noi ne siamo testimoni”, sta dicendo, “Ehi gente, voglio presentarvi il vostro Messia, il vostro Dio”. Sta presentando di nuovo il re ad Israele.
E si spinge oltre nel versetto 17 e qui gli dice che anche se avevano rifiutato e crocifisso il loro stesso messia, ascoltate, non avevano perso l’opportunità di ricevere il regno, questo è incredibile: “Ora, fratelli, io so che lo faceste per ignoranza, come pure i vostri capi. Ma ciò che Dio aveva preannunziato per bocca di tutti i profeti, cioè, che il suo Cristo avrebbe sofferto, egli lo ha adempiuto in questa maniera. Ravvedetevi dunque e convertitevi, perché i vostri peccati siano cancellati e affinché vengano dalla presenza del Signore dei tempi di ristoro e che egli mandi il Cristo che vi è stato predestinato, cioè Gesú, che il cielo deve tenere accolto fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose; di cui Dio ha parlato fin dall'antichità per bocca dei suoi santi profeti.”.
Ora lasciate che vi mostrari due cose da questo testo. Dice: “Ravvedetevi e verrà il regno”, versetto 19, “Ravvedetevi dunque, i vostri peccati siano cancellati, vengano i tempi di ristoro”, versetto 21, “i tempi della restaurazione di tutte le cose”, e questi sono termini del regali. Ascoltate, Pietro sta dicendo a tutti gli effetti: “C’è ancora l’opportunità di ricevere il regno, ma dovete ravvedervi! Verranno i tempi di ristoro. Gesù, il Messia sarà mandato – versetto 20 – egli manderà Gesù, il Messia”. Cristo non è altro che la parola greca per “Messia”, “Meshua”, “Potete avere il vostro Messia. Potete ricevere il vostro regno se vi ravvedete” e riconferma l’offerta facendo riferimento a Mosè nel versetto 22 e dice: “Questo è il compimento della promessa mosaica che Dio avrebbe suscitato un profeta come me. A lui ascolterete”.
E Pietro conclude la cosa nel versetto 25 dicendo, “Eppure, nonostante quello che avete fatto, siete comunque figli dei profeti e figli del patto”. Ora non è incredibile? È una porzione incredibile no? Sapete cosa sta succedendo? In Atti 2 la chiesa è nata ed in Atti 3 Pietro offre ancora il regno ad Israele e potremmo chiederci: “Qual è il fatto, MacArthur?” Beh, c’è una sovrapposizione nel Libro di Atti, tutto lì. E Dio, nella sua grazia meravigliosa voleva che il mondo fosse certo di di un fatto, che la nascita della chiesa non significava la fine dell’amore di Dio verso Israele, tutto lì. Quindi c’è una nuova offerta, anche dopo la nascita della chiesa, giusto per riaffermare il punto.
Ma sapete cos’è che mi pare così interessante? Questo non è norma per il resto dell’epoca della chiesa, non è normale, non è il messaggio normativo del resto dell’epoca della chiesa. Infatti, se leggete Romani scoprirete che Paolo dice pure che: “Israele è stato messo da parte e per questo tempo nuovi rami sono stati – cosa? – Innestati” e se leggete Apocalisse noterete che molte cose che devono accadere prima dell’arrivo del regno, non è vero? E non verrà mai, secondo Romani 11, fino a quando la pienezza dei Gentili non sarà completata. Quindi non possiamo ancora offrire il regno ad Israele perché la chiesa deve adempiersi; il rapimento deve accadere; la tribolazione deve succedere e la seconda venuta deve accadere e poi ci sarà il regno.
Ma vedete, il punto è questo, gente: Atti non ci sta insegnando la normativa di ogni cristiano per l’era della chiesa, ci sta solo dicendo cosa è accaduto storicamente nella transizione, capite il punto? Molto importante. Se volete sapere cos’è normativo, allora dovete leggere le epistole.
Ascoltatemi bene, la teologia della transizione si trova nel Libro di Ebrei. La storia della transizione si trova nel Libro di Atti. IL risultato della transizione si trova nelle epistole ed una volta che la transizione finì, le epistole stabilirono la norma per le chiese e questo è un aspetto molto importante da capire.
E quindi qui c’è un’offerta straordinaria di ristauro del regno ad Israele, ed è lì perchè c’è una sovrapposizione. L’Antico sta svanendo piuttosto che finendo bruscamente, c’è stata una certa sovrapposizione. L’autore di Ebrei ci da la teologia. Dice che Mosè, Davide, Giosuè e tutti i sacerdoti erano terminati e che c’è l’istaurazione di un nuovo sommo sacerdote, Cristo, e questo si trova in Ebrei 10. E la legge è terminata ma ora c’è la grazia; e le norme e leggi sono svanite ed ora c’è lo spirito dimorante, Ebrei 7, 8. Ed Israele, il popolo di Dio, cede il passo alla chiesa, e quello si trova nel capitolo 10 versetti 24 e 25. E l’antico sistema sacrificale cedette il passo all’unica offerta finale, 10:14. Vedete, la teologia transizionale si trova in Ebrei. La storia transizionale in Atti ed il risultato di tutto è definito e chiarito nelle epistole.
Quindi quando andate al Libro di Atti, ora ascoltatemi, è storia che ha la teologia come un corollario limitato. Non vuole insegnare, in ogni pagina, cose assolute per tutto il corso di storia della storia. Vedete, un Carismatico oggi non avrebbe alcun motivo d’accettare le lingue senza però andare in giro ad offrire di nuovo il regno ad Israele e dire che se Israele, a livello nazionale, si ravvedirebbe e ritornerebbe a Gesù Cristo, riceverebbe il regno; ma non funziona così, non è vero? Sappiamo come si volgeranno a Cristo e non sarà perché la chiesa gli offrira quell’opportunità. Sarà durante la tribolazione, Zaccaria disse addirittura: “Quando guarderanno a colui che hanno trafitto”, e non succederà neanche fino alla seconda metà della tribolazione - voglio dire, sappiamo quando succederà e non è normativo per oggi, offire il regno ad Israele.
Quindi voglio che capiate che questo è un libro di storia transizionale con della teologia che funge da corollario limitato e l’unica teologia che potete trarre da qui è quella che è implicita e sostenuta altrove nelle Scritture. C’è davvero tantissima teologia in questo libro, che è sia riaffermata, che amplificata o elucidata, ma parte di essa è fondata su storia transizionale e non la si può rendere un punto assoluto, positivo per tutta l’epoca della chiesa. Vedete, Atti è così importante come transizione perché la transizione è stata molto dura. E se Dio avesse semplicemente tagliato via Israele e tagliato via tutto senza fare cose speciali per collegare le cose insieme, tutto sarebbe stato devastante per Israele.
È già abbastanza brutto vedere com’è che il “cristianesimo” ha trattato gli ebrei nel corso della storia e Dio ha anticipato tutto e sapeva che doveva assicurarsi di non trattarli allo stesso modo. Quindi lo sapevate che in tutto il Libro di Atti la chiesa ed Israele sono così strettamente intrecciati che il governo romano pensava che il cristianesimo fosse una setta del giudaismo? Ed in un certo senso Dio voleva che fosse così perché c’è una connessione intrinseca.
Mamma, sapete passare dal giudaismo al cristianesimo non era cosa da poco; se eri Giudeo, quello era un modo di vivere, cioè, assolutamene, il giudaismo non era una religione, era un’eredità, una cultura, una vita, un amore, un punto di orgoglio, un’istituzione divina, un senso d’identità. Una città Giudea, non importa quanto fosse in prossimità ad un popolo gentile, aveva un’identità insolita ed unica. Non si può entrare in una città o in un villaggio Giudeo senza pensare di trovarsi in un altro mondo, è vero ancora al giorno d’oggi se andaste nella sezione ortodossa di Gerusalemme! Credetemi, specialmente se ci andate nel giorno del Sabato. Qualcuno vi potrebbe anche tirare dietro delle pietre. Le strade e gli edifici e la disposizione delle case e le regole per la vita municipale e religiosa, i modi di fare ed i costumi della gente, la casa e la famiglia, tutto era in netto contrasto con ogni altra società. C’era prova ovunque, così come c’è ancora in molti cuori di molti ebrei che la loro non è una religione, non è un credo, non è un mucchio di leggi ma è un modo di vivere.
Al tempo di Cristo, alla legge dell’Antico Testamento erano state aggiunte cerimonie, rituali, costumi, regole, codici e un sacco di cose che non finivano mai ed ogni giorno, ogni momento, ed ogni atto della vita erano circoscritti e prescritti o dalle scritture, dalla città o dalla Mishnah o da detti rabbinici. C’era una cultura, una politica, una società unica, una religione ed erano tutte un unico blocco. Il tutto era costantemente propagato da procedure indelebili di insegnamento ai bambini perché la chiave di tutto era Deuteronomio 6:4-6, la Shema dove gli era stato istruito d’insegnare tutto ai loro figli.
Il popolo ebraico lotta con ogni fibra del loro essere per praticare tutto quello perché è così che pensano e pensavano di raggiungere il Paradiso. Sarebbe difficile disegnare un quadro più triste di quello del rabbino morente, Johanan ben Zakkai, l’ex presidente del Sinedrio, che visse al tempo della distruzione del tempio nel 70 d.C. vediamo nel Talmud che quando i suoi discepoli vennero da lui sul letto di morte scoppiò in lacrime. E naturalmente furono stupiti da tale dimostrazione e dissero, “Come può la luce d’Israele avere una tale paura della morte?”
Ed egli disse questo, cito: “Se ora dovessi essere portato davanti ad un re terreno che vive oggi e muore domani, la cui ira ed i cui legami non sono eterni e nemmeno la cui sentenza di morte è di morte eterna, che può essere placato con argomentazioni o forse comprato con denaro, dovrei tremare e piangere. Quante più ragioni ho quando sto per essere condotto davanti al Re dei re, il Santo, benedetto sia Lui che vive e rimane per sempre, le cui catene sono catene eterne e la cui sentenza di morte uccide per sempre, colui non posso placare con parole né corrompere con denaro e non solo quello ma davanti a me ci sono due vie: una verso il paradiso e l’altra verso l’inferno e non so quale delle due vie sarà la mia, quindi come posso dunque non versare lacrime?” Fine della citazione. Tutta la sua vita per quello? E poi la paura di non avercela fatta.
L’altro aspetto sarebbero le parole del Rabbino Yehudah che era chiamato Yehudah il Santo e quando morì alzò entrambe le sue mani verso il Cielo e dichiarò che, “Nessuna di quelle dita, le sue, ha mai infranto la legge di Dio”, un uomo ebbe timore e l’altro giustizia personale”, erano così legati.
E tutto d’un tratto in quel sistema di vita arriva qualcuno che dice, “Ehi voi tutti, è tutto finito!” Eh? “Tutto quello che dovete fare è credere nella via, Gesù Cristo”. Beh, quello sarebbe stato assolutamente devastante per un Giudeo, sarebbe stato uno shock culturale colossale e quindi non fu facile transizionare e se studiaste il Libro di Ebrei lo scoprireste, erano frustrati, perchè persino a Pietro fu detto di predicare ad un Gentile e lui andò in panico e Dio gli dovette dare la stessa visione tre volte di fila per dirgli di farlo. Ed alla fine lo fece ed era così scusante che disse al resto dei Giudei, “Dovevo farlo”, continuavo a ricevere la stessa visione ed il Signore continuava a dirmelo! Cos’altro potevo fare?” Disse, “Quando sono arrivato, hanno ricevuto la stessa cosa che abbiamo ricevuto noi!” I Gentili.
Beh, mamma se era una transizione difficile. Ebbene il Libro di Atti, vedete, ci dà quegli anni iniziali e Dio sapeva che sarebbe stata una transizione difficile. E quindi c’era quella sovrapposizione bellissima e semplice e per tutto il Libro di Atti vediamo l’accadere di quel tipo di transizione. Dov’è che si radunava la chiesa primitiva nei primi anni? Nel tempio, erano nel tempio ogni giorno. Predicavano nel tempio. Insegnavano nel tempio. Il capitolo 2 versetto 46 ci dice che erano nel tempio. Capitolo 3 versetto 1, “Erano nel tempio”. Capitolo 5 versetto 42, “Ed ogni giorno erano nel tempio”. Il capitolo 5 menziona nel versetto 12 che si riunivano nel portico di Salomone, che era una delle aree colonnate del tempio. Non ci fu una rottura immediata.
E lasciate che vi chieda questo: “Quando l’apostolo Paolo viaggiò più avanti dopo il 13° capitolo di Atti, quando andava nelle città dove andava prima? Alla sinagoga! Non fecero una rottura immediata. Non tracciarono una linea così chiara che gli ebrei pensarono che Dio gli aveva voltato le spalle. Paolo nel 19° capitolo di Atti, ben alla fine, nel 19° capitolo quando andò ad Efeso entrò nella sinagoga e li insegnò loro per tre mesi.
Questo è un libro di transizione. Questo è un libro in cui le cose stanno cambiando e ciò non ha implicazioni solo per Israele ma anche per ciò che è accaduto quando lo Spirito di Dio è venuto e poi per le lingue e le altre cose annesse, ci sono ragioni per quello e tali ragioni sono spiegate dalle transizioni, non che queste siano normative per la storia di ogni cristiano. E le vedremo tutte questa sera, guarderemo tutti quei testi questa sera: 2, 8, 10 e 19 e vi mostrerò come funziona il tutto.
Lasciatemi concludere facendovi guardare ad Atti 18. In Atti 18 versetto 18 abbiamo un’illustrazione bellissima di questa transizione, Atti 18:18. Paolo aveva appena superato un’esperienza molto difficile a Corinto, era lì già da un anno e mezzo ed alla fine gli ebrei l’attaccarono dice il versetto 12. Lo portarono davanti a Gallione e Gallione lo lasciò andare. Dio fu così misericordioso nel liberarlo.
“Quanto a Paolo, dopo essersi trattenuto ancora molti giorni, prese commiato dai fratelli e, dopo essersi fatto radere il capo a Cencrea, perché aveva fatto un voto”, ora Paolo parte e mentre era in viaggio si taglia i capelli a Cencrea. E potremmo chiedere: “Di cosa si tratta?” Fece un voto. “Che tipo di voto nelle Scritture si fa e dopo ci si deve tagliare i capelli?” Si chiamava voto di Nazireato, dalla parola ebraica nazir che significa votare o consacrarsi, ed era solitamente un voto fatto grazie ad un cuore grato. C’erano solamente pochi Nazirei a vita come Giovanni il Battista e Sansone, ma il voto di Nazireato così come prescritto in Numeri capitolo 6 versetti dall’1 all’8, il voto di Nazireato era un’espressione di ringraziamento e solitamente si faceva per 30 giorni, 60 giorni o 100 giorni e molto probabilmente Paolo aveva preso un voto di 30 giorni. Il che sarebbe stato abbastanza per andare da Corinto a Cencrea. E quindi alla fine dei 30 giorni si taglia i capelli perchè il suo voto era finito.
Ora cos’era quello? Quello era un modo Giudeo dell’Antico Testamento di esprimere ringraziamento a Dio. Si asteneva dal vino e certi tipi d’uva e bevande di un certo tipo e tutte quelle cose. In altre parole, ci si tagliava via dalle feste, dai banchetti e dalla dolce vita e ci si tirava indietro e ci si tagliava i capelli. Non preoccupandosi del proprio aspetto, della propria apparenza, ci si votava via e ci si consacrava a, un modo di fare bellissimo d’origine ebraica.
Alcuni di voi sembra che l’abbiano fatto e lo stiano facendo... ma non so esattamente se si tratta di quello, però comunque, va tutto bene, va tutto bene. E ci chiediamo: “Paolo, che stai facendo? Non sei un dispensazionalista? Paolo, non hai forse una Bibbia da studio Scofield”. Non fai parte dell’era a venire, fai parte di quest’era, non ti serve quella routine di Numeri 6”. Beh lasciate che vi chieda una domanda. Lasciate che vi chieda questo, se siamo disposti a rendere Atti normativo perché i Carismatici scelgono le lingue e non il voto di Nazireato? Nessuno dei due ci è comandato. Sono solo entrambi lì presenti. Vedete? È troppo arbitraria come cosa, c’è una ragione per la quale Paolo fece il voto era in transizione, faceva parte della sinagoga, del tempio, era un ebraico e non si può tagliar via tutto!
E vi dirò qualcos’altro, nel capitolo 21, potreste chiedere: “Beh, si sarà corretto più avanti”, e poi nel capitolo 21 ne fece un altro e poi altri quattro lo seguirono. No, questa è solo una transizione, è solo una transizione. E nella parte finale del capitolo 18 versetto 24, c’è persino, c’è un introduzione di un uomo chiamato Apollo. Ed anche Apollo era un uomo in transizione, era uno dei santi dell’Antico Testamento, eloquente, potente nella Scrittura, istruito nella via del Signore insegnava le cose di Gesù dice il testo greco. Ma conosceva solo il battesimo di Giovanni. Sapete cosa era? Aveva sentito Giovanni il Battista e Giovanni il Battista continuava a dire, “Gesù è il Messia”, ed Apollo era un grande predicatore dell’Antico Testamento che faceva eco al messaggio su Gesù ma non conosceva ancora il Vangelo perché non sapeva che Gesù era morto e risorto.
Quindi sapete cosa è successo, vero? Aquila e Priscilla lo portarono a casa loro e lo sistemarono, dandogli il messaggio completo. Qui avete un uomo in transizione. Questo è un libro di transizione. Tutto in esso è transizionale e non possiamo concludere che tutte le transizioni siano normali per ogni credente perchè non è così. E se lo fate in un punto, cosa vi limita dal farlo in un altro punto? Ora questo lo vedremo stasera. Ma i Carismatici vogliono prendere ciò che dicono Atti 8, 2, 10 e 19 come normativo? Cosa gli dà il diritto di prendere quelli e nient’altro? Questo è quello che vedremo stasera e cercheremo di risolvere. Preghiamo.
Grazie, nostro Padre, per la Tua Parola, che ci parla in modo così diretto, così puntigliosamente. Aiutaci ad amare veramente la Tua verità, a cercare le cose profonde, le cose ricche perché sappiamo che più in profondità andiamo più diventa ricco, più meravigliosa diventa la Tua natura, più coerente diventa la Tua mente, più emozionante diventa il Tuo piano mentre lo vediamo dispiegarsi nelle sue profondità. Aiutaci a non essere semplicistici nella nostra comprensione delle Scritture, ma a cercare le cose profonde. Grazie per queste care persone che lo fanno con così grande energia.
Padre, grazie per la nostra comunione. Riponi la Tua mano speciale di benedizione su ogni vita. Che ognuno di noi si inchini davanti a Colui che è Signore e Re nell’amore per servirLo per il resto dei nostri giorni nel modo chiaramente indicato nella Parola affinché Egli possa essere glorificato. Nel Suo nome preghiamo. Amen.
FINE
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